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26 giugno 2015

LE NOTIZIE VIAGGIANO . SU MEDIAPART IN FRANCIA : Alcuni Leader ENGIE sospettati in Italia di "DISASTRO AMBIENTALE ".



LE NOTIZIE  VIAGGIANO

Tratto in traduzione simultanea da Mediapart

Alcuni Leader Engie sospettati in Italia di"disastro ambientale"


 | BY GIADA LINDGAARD

Engie, ex GDF-Suez, è messo in discussione dai giudici italiani per il "disastro ambientale" relativamente alla centrale a carbone di Vado Ligure sospettati ,secondo le competenze scientifiche, per la morte di diverse centinaia di persone.
Si tratta del primo  caso  in Europa e probabilmente nel mondo:   per la giustizia italiana  86 persone  sono sospettate di provocare un "disastro ambientale" partecipando al funzionamento della centrale a carbone di Vado Ligure, a nord dell'Italia, vicino a Genova,  centrale gestita da Tirreno Power, società controllata al 50% da Engie (ex GDF Suez).

 Tra questi, quattro dirigenti del gruppo francese sono direttamente sospettati: il vice presidente senior responsabile della produzione di gas per la Francia e l'Europa meridionale, il suo direttore delle vendite di energia per l'Italia e Presidente e CEO di GDF Suez Energia Italia, controllata al 100% di Engie.                     L'accusa del sospetto ... 


La seconda parte è tratta da gazdeschistesprovence.wordpress.com 
in traduzione simultanea 

Leader Engie sospettati in Italia di "disastro ambientale"


 Per la Procura di  Savona  sono sospettati di avere, come gli altri dirigenti e funzionari di Tirreno Power,  contribuito alla morte da 427 a 657 persone tra il 2000 e il 2007 a ​​causa di malattie cardiovascolari e respiratorie, dovute alle emissioni della centrale. Tra il 2005 e il 2010, 298-433 bambini hanno subito problemi respiratorie imputabili alla centrale a carbone , e tra i  2 161 e 2 223 adulti  avrebbero sviluppato malattie cardiovascolari e respiratorie, secondo lo studio   della Procura , reso  pubblico a metà giugno ( leggi qui). Il codice penale italiano punisce  il disastro ambientale  con una pena da  3 a 12 anni di carcere.

La centrale Tirreno a Vado Ligure, nel nord Italia.

La centrale Tirreno a Vado Ligure, nel nord Italia.

Queste   accuse sono basate su conoscenze scientifiche innovative. Mostrano  una relazione statisticamente significativa tra una maggiore esposizione alle sostanze inquinanti  provenienti dalla centrale di Vado Ligure e il  crescente "rischio per la salute", vale a dire la malattia e la morte in zone circostanti il ​​sito di generazione di energia, secondo l'accusa di Savona. Una mappa di esposizione all'inquinamento è  stato eseguita in base ad una doppia metodologia: un modello matematico della dispersione di biossido di zolfo (SO 2), dovuto esclusivamente alla centrale ; e il  BIO-ACCUMULO  nei licheni (molto sensibili all'inquinamento atmosferico)  dei marcatori specifici del carbone  quando presenti contemporaneamente (arsenico, piombo, selenio, cadmio e antimonio).

Uno studio epidemiologico è stato poi condotto su più di 156 000 persone che vivono in 23 comuni limitrofi.Mostra  una relazione statisticamente significativa tra una maggiore esposizione alle sostanze inquinanti provenienti  dalla centrale di Vado Ligure e il  crescente "rischio per la salute", vale a dire la malattia e la morte in zone circostanti il sito di generazione di energia, secondo l'accusa di Savona.

" Effetti sulla salute sono certamente attribuibili al funzionamento dell'impianto a carbone perché sono  scientificamente legati a questo tipo di patologie  e  a tali emissioni e non vi è alcuna valida spiegazione di una causa alternativa a questa catastrofe  per la salute, come il fumo, l'esposizione professionale o abitudini alimentari ", dice Matteo Ceruti a Mediapart, l'avvocato dei querelanti. 
Commissionato nel 1970, l'impianto di Vado Ligure si trova in una regione densamente popolata d'Italia, sulla costa ligure, il che spiega il gran numero di persone interessate dalle sue emissioni.


L'indagine preliminare Procura di Savona è completa.  Si apre  ora un periodo di colloqui al termine del quale il giudice per l'udienza preliminare potrebbe emettere un atto d'accusa per i sospettati, che si tradurrebbe in una causa legale. 
Nel mese di marzo 2014, il Giudice per le indagini preliminari ha chiesto la chiusura di due unità di generazione a carbone di Tirreno Power (le due unità a gas  funzionano ancora attualmente ) a causa del "disastro" per l' ambiente e per la salute che provocano. I gruppi a carbone  non sono stati autorizzati a riprendere la loro attività.

Il gruppo Engie si rifiuta di commentare il procedimento giudiziario e ha detto di fidarsi  dei membri della  Tirreno Power del  rispetto delle leggi e degli standard ambientali. Il parere della Procura  Savona viene analizzato dai loro legali . Nel 2010 l'ex GDF è salito al 50% nella società Tirreno Power, a seguito della fusione con Suez.

La gravità di tali problematiche  non può lasciare indifferente lo stato francese, che detiene il 33,3% di Engie. Il tema è particolarmente sensibile, visto che  la Francia ospita il vertice di dicembre sul clima delle Nazioni Unite, COP 21 e  che Engie  fa parte delle imprese che finanziano l'organizzazione della manifestazione - gli "amici della clima ", nelle parole del ministro degli Esteri , Laurent Fabius.

Extrait du rapport de Greenpeace sur le danger du charbon pour la santé (DR).  
  Dal rapporto di Greenpeace sul pericolo del carbone per la salute .



La centrale a carbone di Vado Ligure "non è né la più grande né la più inquinante d'Italia, ma è la più nociva per gli abitanti perché si trova in  una zona  densamente popolata", spiega Andrea Boraschi responsabile Energia e clima di Greenpeace Italia, associati  nella denuncia contro Tirreno Power, con il WWF e Legambiente  Nazionali . L'Ong denuncia il comportamento del gestore dell'impianto che ha"costantemente cercato di risparmiare denaro,non investendo  in tecnologie per ridurre le emissioni." 


09 aprile 2013

1) ILVA DI TARANTO:LA CONSULTA respinge il ricorso dei giudici 2)BONELLI, A TARANTO E' STATA SOSPESA COSTITUZIONE.



 

Tratto da Il Corriere della sera

La legge salva-Ilva è costituzionale
la Consulta respinge ricorso dei giudici

Una lunga camera di Consiglio ha stabilito
che non c'è conflitto tra legislatore e magistratura

 TARANTO - Dopo una lunga camera di consiglio la Corte costituzionale ha respinto i ricorsi dei giudici di Taranto e ha stabilito che la legge «Salva Ilva» è conforme al dettato costituzionale. 

Vale a dire che non è stato rilevato un conflitto tra poteri dello Stato, cioè tra il legislatore e la magistratura. Questa decisione – che le cui motivazioni nel dettaglio si conosceranno quando sarà depositata la sentenza - è di estrema importanza: significa che la produzione di acciaio continuerà seguendo le prescrizioni fissate dall’Aia e contenute nel testo varato il 24 dicembre scorso, numero 231......

Leggi l'articolo integrale

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Tratto da Agenzia Parlamentare

ILVA: BONELLI, A TARANTO E' STATA SOSPESA COSTITUZIONE.

Roma, 09 apr - "A Taranto il governo Monti ha sospeso la Costituzione che per la prima volta nella storia della repubblica ha commissariato la magistratura che ha fatto il proprio dovere per difendere la salute dei cittadini che soffrono a causa dell'inquinamento". 
 Lo ha dichiarato il presidente dei Verdi Angelo Bonelli durante il sit-in dei cittadini di Taranto svoltosi oggi a Roma in Piazza Montecitorio. "Taranto è diventata per decreto una zona franca per gli inquinatori mentre ancora oggi nemmeno un centesimo è stato speso per difendere la salute e per dare risposte a quei cittadini che riempiono le corsie deglio ospedali - spiega il leader ecologista -. 
Ad oggi nemmeno un centesimo è stato speso per le bonifiche delle aree inquinate o per mettere in sicurezza la falda come imporrebbe la legge".
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Tratto da Il Blog del Comitato per Taranto

Poteri ancora più forti!

Ora possiamo affermare con 
certezza giuridica che Taranto 
è una città necessaria, 
mentre i tarantini no!
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Tratto da Ecologiae

Chomsky: “Cinque anni
al punto di non ritorno energetico”.


...Nella sua analisi del mondo contemporaneo e delle tensioni che lo animano Chomsky ha un occhio di riguardo per l’ambiente visto come punto nodale del presente e del futuro (prossimo) dell’umanità......


In questo sguardo ad ampio raggio sul nostro presente, Chomsky parla in maniera specifica di sopravvivenza della specie poiché

i rischi derivanti dal sistema finanziario possono essere sanati dal contribuente, ma nessuno accorrerà in aiuto se l’ambiente sarà distrutto.
E che l’ambiente debba essere distrutto sembra quasi un imperativo istituzionale. Leggi qui


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Tratto da La Repubblica Bari 

Ilva: 'chiudetela ci sta uccidendo', sit-in di fronte a Montecitorio

Roma, 9 apr. (Adnkronos) - Mentre la Corte Costituzionale vaglia in queste ore il decreto 'salva Ilva', un gruppo di tarantini si e' raccolto di fronte a Montecitorio.... 

Gridano .......contro le forze politiche e il governo rei di una "legge vergogna" che viola "ben 17 articoli della Costituzione riguardanti principi come il diritto alla salute, l'indipendenza della magistratura e l'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge".  

Per questo, chiedono che la fabbrica che "sta uccidendo" la citta' chiuda i battenti, "perche' i nostri bambini - racconta Simona, nascono col piombo nel sangue e il tumore e' un incubo con cui facciamo i conti ogni giorno". 
 "Lotteremo fino a quando - hanno scritto su uno striscione che promette battaglia - l'Ilva non chiudera'". 
"Noi non siamo ambientalisti - puntualizza Simona, ma quella fabbrica inquina e non e' in alcuno modo ecocompatibile. 
Vogliamo alternative per la nostra citta'. Abbiamo l'Ilva, discariche, inceneritori e fabbriche su fabbriche - spiega - abbiamo gia' dato abbastanza per il Pil del Paese, morti compresi.
 Vogliamo un'altra economia, fatta di turismo, agricoltura, industrie verdi....... 


Leggi l'articolo integrale su Repubblica Bari 
09 aprile 2013

01 agosto 2012

COMUNICATO STAMPA :Taranto deve scegliere tra la vita e l'ILVA

Tratto da Ecoblog

Taranto deve scegliere tra la vita e l'ILVA


Fabio Matacchiera, presidente del Fondo Antidiossina Taranto Onlus, da anni prima voce della protesta contro l’inquinamento ambientale dell’ILVA, interviene con un comunicato sulla difficile scelta a cui sono chiamati i giudici del Tribunale del Riesame e i cittadini tutti:
 è il momento di scegliere tra la vita e la morte. 
Tra il futuro di Taranto e l’ILVA così com’era, così com’è, così come la descrivono le pagine del provvedimento che ha messo i sigilli virtuali a sei reparti: un’azienda che finge di rispettare le regole di giorno e si macchia dei peggiori crimini ambientali di notte.
I timori dei lavoratori che difendono il loro posto di lavoro sono fondati e condivisibili, non si può negare la loro sofferenza ma non si può nemmeno chiudere gli occhi sul dolore di decine di famiglie, segnate dal cancro, ieri vi abbiamo raccontato il calvario di Peppino Corisi, ennesimo morto del Rione Tamburi.
 Non si può ignorare la sofferenza di altri lavoratori: i mitilicoltori e gli allevatori che hanno già pagato un duro prezzo per l’inquinamento ambientale, non trovando più da vivere in quello che prima era un settore fiorente a Taranto.
Scrive Matacchiera:
È arrivato il momento di riscrivere la storia di Taranto; i giudici adesso hanno nelle loro mani il futuro della città e noi siamo ben consapevoli della difficoltà delle loro scelte. […]
Ribadiamo, pertanto, il nostro sostegno alla magistratura che ha ordinato il sequestro dell’area a caldo dell’Ilva di Taranto, perché incompatibile con la città e con la salute dei suoi abitanti.
Tale decisione non è stata presa sulla base di “indizi” ma di “prove” (come ha sottolineato il Procuratore della Repubblica) che sono emerse durante l’incidente probatorio, in contraddittorio con gli esperti dell’azienda. 

 Prove schiaccianti e inequivocabili, contenute nelle due perizie commissionate ad esperti di indiscutibile professionalità.
 
Non si può più barattare la salute con il lavoro, prosegue Matacchiera. 
 Ogni mese l’inquinamento a Taranto miete almeno due vittime. Una morte fatale per gli abitanti, un destino tragicamente immutato. Come immutate sono le condizioni di lavoro nello stabilimento, le sue emissioni… su questa staticità cosa ci sarà da riesaminare? 

Gli impianti che generano fumi sono gli stessi, le distanze dalla città sono le stesse, le problematiche ambientali e sanitarie non sono affatto mutate. Il pericolo rimane intatto. Sarà obbligo del Governo assistere le famiglie dei lavoratori e garantire un piano straordinario di interventi, impiegando le maestranze ILVA in una urgente e improcrastinabile azione di risanamento ambientale, previsto per legge.

 Chi ha generato questo disastro ambientale e umano deve pagare.
Da ora in poi a Taranto si lavorerà per vivere, non più per morire!

Ce lo auguriamo perché non può e non deve esistere distinzione tra una sofferenza degna di rispetto ed una sofferenza di serie B, finita nel dimenticatoio da troppi anni ormai… anche perché a Taranto soffrono tutti ed è da questo dolore forte, condiviso, che stringe la città in una morsa, che deve nascere la voglia di ribellarsi insieme ai padroni dell’aria, 
a chi ha ipotecato il futuro della città per comprare morte.