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23 febbraio 2016

Croazia, Italia e Colombia accomunati da danni da carbone

Traduzione da bankwatch.org

Croazia, Italia e Colombia accomunati  da danni da carbone

I residenti vicino a Plomin nella Regione Istriana della Croazia sono da anni preoccupati per l'impatto sulla salute dell'inquinamento atmosferico   dalle unità centrali elettriche Plomin 1 e 2 esistenti e  per la prevista Plomin C.
Tuttavia, è molto meno noto che circa un quarto di carbone della Croazia proviene dalla Colombia, dove l'estrazione del carbone a cielo aperto mette in pericolo direttamente le comunità locali attraverso il reinsediamento, l'inquinamento e l'uso eccessivo delle risorse idriche.
Ad esempio, le  migliaia di tonnellate di carbone bruciato a Plomin nel corso degli ultimi 15 anni  sono arrivate dalla miniera di El Cerrejon nella regione di La Guajira in Colombia.
 Alla protesta della scorsa settimana, Danilo Urrea dal gruppo colombiano CENSAT-Agua Viva / Amis de la Terre Colombia ha parlato delle conseguenze disastrose dell' estrazione del carbone nella miniera.
Sotto l'apparenza di sviluppo, ha detto Urrea, in meno di 30 anni, le miniere di carbone e aziende agricole industriali hanno guadagnato il controllo delle principali risorse idriche a La Guajira, ed  hanno inquinato e impoverito. Le operazioni di estrazione a El Cerrejon usano 17 milioni di litri di acqua al giorno per liberare  dalla polvere di carbone  caduto dai camion  le strade, mentre l'abitante medio di La Guajira beve meno di un litro di acqua al giorno.
Di fronte a tale carenza d'acqua, le comunità locali non possono più coltivare il proprio cibo, e le  persone nella regione stanno  morendo a causa della mancanza di cibo e acqua.......
Considerando che le coltivazioni  delle comunità locali si basavano  sulle  ricche risorse idriche della regione, con l'agricoltura tradizionale, l'allevamento del bestiame e la pesca, Urrea vede El Cerrejon come responsabili della crisi e  per  l' impoverimento  dell' agricoltura  delle comunità locali, e  ne e' seguito un  conflitto tra i residenti e le imprese minerarie .
I paesi importatori di carbone  ne condividono  anche la responsabilità.
Insieme con la Croazia, l'Italia è uno di quei paesi. Ma in questo caso la storia può avere una estensione stimolante. Parlando all'evento, Antonio Tricarico di Re: Common ha parlato del caso unico della centrale di Vado Ligure, di proprietà di Tirreno Power, che  ha bruciato  carbone  fino al marzo 2014, quando un giudice ha ordinato la temporanea (ma  potrebbe... diventare permanente ) chiusura delle sue due  unità a carbone da 330 MW.
Dopo i gruppi locali hanno presentato il  caso   Italiano  dove  il pubblico ministero,dopo  un'indagine scrupolosa  ha  ufficializzato l' ipotesi di  reato  nei confronti di 86 persone, tra cui il direttore della centrale, così come  per alcuni i funzionari locali. L'indagine, che è stata  chiusa di recente,  mira a delineare  le responsabilità per  disastro ambientale e omicidio colposo   ed e' stato anche sostenuto che, nel caso di Vado Ligure, la pressione aziendale avrebbe influenzato le decisioni di funzionari pubblici. L'inizio del processo è atteso a breve.
Mladen Bastijanic, un attivista , ha sottolineato che l'Istria soffre anche di scarsità d'acqua. L'acqua di alta qualità proveniente  dalla sorgente Jama Bubic viene utilizzata per la centrale  di Plomin mentre  i residenti della vicina città di Labin   utilizzano  acqua di qualità molto più scadente     proveniente dalle sorgenti della valle Rasa, una situazione che ha descritto come "criminale".
Dusica Radojcic di  Green Istria ha sottolineato che l'apertura di Plomin C creerebbe la necessità di ancora maggiori volumi di carbone importato e che lo sviluppo basato sul carbone è semplicemente immorale.Il nuovo governo croato ha recentemente approvato una moratoria sulla costruzione di nuove centrali a carbone,e a   testimonianza  di cio'   sarebbe  necessario ritirarsi  definitivamente dal Plomin C, ha concluso.

19 febbraio 2016

Recommon:CENTRALE DI PLOMIN IN ISTRIA, L’ENNESIMO SCEMPIO A CARBONE

                      “Il costo del carbone?

 Le nostre vite”

Tratto da Re-common


CENTRALE DI PLOMIN IN ISTRIA, L’ENNESIMO SCEMPIO A CARBONE

La manifestazione davanti a Plomin.o
[di Antono Tricarico]
“Il costo del carbone? Le nostre vite”
Così recitava lo striscione issato ieri mattina dagli attivisti di Zelena Istria nel campo antistante la centrale termoelettrica a carbone di Plomin, in Istria. Tra le sagome nere che ricordavano i morti nelle miniere e nelle vicinanze delle centrali a carbone, gli attivisti croati hanno dato spazio ai racconti di Danilo Urrea, rappresentante di Censat/Friends of the Earth Colombia.
La polvere nera colombiana, estratta a caro prezzo per le popolazioni locali nelle regioni di La Guajira e del Cesar, arriva infatti anche a Plomin. Lo stesso carbone che Enel e altre società italiane continuano a importare per far funzionare le nostre centrali. Tutto ciò nonostante da anni gli attivisti colombiani ed europei abbiano reso pubblico quel che succede nell’inferno minerario del Paese sudamericano, chiedendo di porre fine a questa “relazione pericolosa”.

La centrale croata di Plomin dispone già di due gruppi a carbone, rispettivamente di 110 e 200 megawatt. Gli ambientalisti contestano la decisione del governo, datata 2012, di accordare il permesso per la costruzione di un terzo gruppo da ben 500 megawatt. Zelena Istria ha mosso un ricorso amministrativo contro la decisione perché il provvedimento violerebbe il piano di sviluppo regionale, che esclude la costruzione di nuovi impianti termoelettrici di grande taglia. Ma il tribunale amministrativo della regione non ha ritenuto ammissibile il caso.

Gli ambientalisti si sono poi rivolti alla Corte Costituzionale. Ma le grane per i proponenti del progetto (in misura paritaria la società elettrica pubblica HEP e la giapponese Marubeni) non sono finite qui. Le due compagnie hanno negoziato un accordo di acquisto dell’energia da parte della stessa HEP a prezzi molto vantaggiosi. Forse troppo, tant’è che il contratto è sotto esame da parte delle istituzioni comunitarie perché questi possibili aiuti di stato violerebbero le normative sulla concorrenza. La scorsa settimana il nuovo ministro dell’Ambiente croato ha espresso il suo sostegno a una moratoria sugli impianti a carbone. Un’affermazione inaspettata, ma da verificare, visto che la coalizione al governo non sembra avere la stessa opinione in merito.
Ormai non si contano le proteste e le denunce delle comunità locali che in Europa vivono intorno alle centrali a carbone. Voci che finalmente non cadono più nel vuoto, ma che iniziano ad essere raccolte da chi di dovere.
In Italia, per esempio, c’è il caso di Vado Ligure. ...... Gli esposti della popolazione locale alla magistratura di Savona sono stati raccolti nel 2009 e hanno avviato delle indagini senza precedenti. Nel marzo del 2014 si è proceduto al sequestro preventivo delle due unità a carbone...
 Secondo la pubblica accusa questi decessi sarebbero avvenuti fra il 2000 e il 2007 a causa di malattie respiratorie e cardiovascolari riconducibili esclusivamente alle emissioni di alcuni inquinanti specifici della centrale..... 
Nei prossimi mesi si deciderà se e quale processo inizierà a Savona.
A Plomin è stata rilanciata una nuova solidarietà lungo le vie del carbone a livello mondiale, per evitare che questo combustibile del passato porti nuove morti nel Sud come nel Nord globale. Una questione di giustizia, che nessuno può più ignorare.