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12 gennaio 2021

Marco Grondacci : Le condizioni per impugnare i provvedimenti di VIA da parte dei residenti

 Tratto da Note di Grondacci

Le condizioni per impugnare i provvedimenti di VIA da parte dei residenti 

Il Consiglio di Stato con sentenza n° 839pubblicata il  28 dicembre 2020 (QUI), è nuovamente intervenuto per chiarire quanto i cittadini che vivono o hanno titolarità di beni immobiliari vicino a siti dove sono proposti progetti sottoposti a Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) sono legittimati ad impugnare il provvedimento finale di questo procedimento.

Il caso riguarda un impianto di biogas ma i principi affermati valgono per qualsiasi altro progetto sottoponibile a VIA. 

Chi contesta la legittimità ad impugnare dei cittadini nel caso in esame ha sostenuto che è: “mancata dimostrazione di un pregiudizio effettivo da parte dei ricorrenti: la stessa parte appellante, infatti, non contesta la sufficienza del criterio di collegamento (incentrato sulla residenza dei ricorrenti ovvero sulla titolarità in capo agli stessi di diritti di proprietà o attività imprenditoriali nell’area), ove accompagnato, appunto, alla prova di un effettivo pregiudizio di ordine ambientale”. 

Il Consiglio di Stato nella sentenza qui esaminata, nel confermare la sentenza del TAR appellata da chi contesta la legittimazione dei cittadini, afferma che la sentenza appellata si regga condivisibilmente, in ordine alla questione in esame, sul principio di prova fornito dai ricorrenti, come evidenziato dal giudice di primo grado, in ordine ai pregiudizi ambientali derivanti dall’impianto oggetto dell’impugnata autorizzazione: ciò in quanto l’esigenza di garantire il diritto costituzionale di azione a tutela del proprio interesse legittimo mal si concilia con la pretesa di uno standard probatorio di maggiore spessore, prossimo alla prova piena del pregiudizio, come assume la parte appellante.

A conforto della sue sposta conclusione il Consiglio di Stato cita recente giurisprudenza precedente ( Consiglio di Stato, Sez. IV, n. 4383 dell’8 luglio 2020 - QUI : progetto impianto di generazione elettrica tramite combustione di biogas),  che ha superato un orientamento più lontano nel tempo(Consiglio di Stato sez. IV 15 dicembre 2017 n. 5908  QUI e sez. V 16 aprile 2013 n. 2095)  secondo il quale la semplice vicinitas, ovvero l’essere proprietari di immobili nelle vicinanze di un impianto che si ritiene inquinante ovvero l’essere residenti nei pressi, non è sufficiente a fondare la legittimazione ad impugnare i provvedimenti che quell’impianto hanno assentito, dato che occorrerebbe dare la prova positiva di un danno che da esso deriverebbe. 

Di contro la sentenza 4383/2020 (ora confermata dalla sentenza 8393 qui esaminata) ha evidenziato che “tale orientamento è però superato nella giurisprudenza più recente - per tutte C.d.S. sez. VI 23 maggio 2019 n. 3386  QUI e 24 aprile 2019 n. 2645 QUI - secondo il quale uno stabile collegamento con un terreno vicino all’intervento di cui si tratta è sufficiente a fondare sia la legittimazione che l’interesse a ricorrere, senza dover allegare e provare uno specifico pregiudizio per effetto dell’attività intrapresa sul suolo limitrofo; nei casi decisi dalle sentenze citate, si trattava di un’attività edilizia, ma il principio a maggior ragione vale per la costruzione di un impianto termoelettrico, notoriamente fonte di possibile inquinamento acustico e dell’aria per tutta la durata del suo esercizio. Quanto si è detto vale anche per (…) l’ipotesi in cui un dato soggetto, come la ricorrente appellata indicata in quella sede, sia proprietario di un immobile nelle vicinanze, nella specie di un terreno, ma non lo usi per abitarci: è del tutto evidente che un impianto potenzialmente inquinante situato in prossimità di un terreno ne diminuisce il valore di mercato”.

07 ottobre 2018

Patrizia Gentilini Medico Isde - SVEGLIA RAGAZZI NON FATEVI INCANTARE: dobbiamo fare il COMPOSTAGGIO e NON la DIGESTIONE ANAEROBICA

Tratto dalla pagina Facebook di Patrizia Gentilini  Medico Isde.
Ieri a Parma,  nella bellissima iniziativa  contro Sblocca Italia,  oltre a rivedere  tanti  amici da tutta Italia,   ho finalmente conosciuto di persona il Dott. Fabio Musmeci ,dell'ENEA e Presidente della Associazione Italiana Compostaggio, Associazione cui mi sono immediatamente iscritta! 
La relazione di Fabio Musmeci ha confermato tutto quanto già come ISDE avevamo scritto 4 anni fa nel nostro position Paper sul trattamento della Frazione Organica Rifiuti Urbani (FORSU). 
Se vogliamo recuperare materia (pratica da privilegiare rispetto al recupero di energia come dice la stessa UE) dobbiamo fare  il  COMPOSTAGGIO e NON la DIGESTIONE ANAEROBICA che produce  biogas!
 Basta con questo proliferare in tutto il paese di digestori in cui finisce di tutto e poi,come digestato, arriva nei campi, contaminandoli ulteriormente.  Il compostaggio NON gode degli incentivi di cui gode la digestione  anaerobica,ed è quindi la cenerentola quando si parla di trattamento dell'organico,   ma può essere fatto su piccola scala e  fornire un compost di qualità che ridà fertilità ai nostri suoli, sempre più carenti di materia organica. 
Aumentare la materia organica nel suolo sequestra CO2 e contribuisce in modo determinante a contrastare il riscaldamento globale. Basta con la favola che biogas, biometano, biomasse sono forme di energia rinnovabile e chi l'afferma - e purtroppo ci sono anche associazioni ambientaliste - non ve la racconta giusta e quindi...SVEGLIA RAGAZZI, non fatevi incantare! 




29 gennaio 2016

Aria malata ovunque nelle nostre città.......

Tratto da www.ilcaffe.

Aria malata ovunque nelle nostre città.......

Ma chi amministra, come si dice a Roma, amminestra: alla faccia della qualità dell’aria!
Spesso nell’aria che respiriamo le concentrazioni di inquinanti superano i limiti di legge. Lo documenta l’ultimo “Monitoraggio della Qualità dell’Aria” dell’Arpa Lazio, l’Agenzia Regionale di Protezione Ambientale, relativo al 2014 e parte del 2015. Si tratta del PM-10, un pulviscolo microscopico, del diossido di azoto e dell’ozono, due gas incolori e inodori. Sostanze particolarmente “pericolose e tossiche - spiega l’Arpa - per la salute umana e per l’ambiente”. Lo Stato ammette anche un numero di superamenti annui e giornalieri dei valori massimi, i cosiddetti “sforamenti legali”, ma in alcuni casi l'Arpa rileva superamenti anche di oltre il doppio. 

SOLO AUTO E CAMINI?
Ma chi sono i responsabili di tale inquinamento? A leggere il rapporto di Arpa Lazio sembra quasi un mistero. E sul suo sito internet, l'Agenzia  incaricata di vegliare e informarci su ambiente e salute pubblica spiega che la colpa è dei “processi di combustione e, nelle aree urbane, dei gas di scarico delle automobili e del riscaldamento domestico”. Tutto qui. Ma a ben vedere targhe alterne, interruzione del traffico, divieto di accensione dei camini e limitazione del riscaldamento domestico risultano provvedimenti insufficienti a garantire aria più pulita. Dunque c'è altro che ammorba l'aria. Perché si parla di "combustione" senza specificare se si tratta di fabbriche, inceneritori, fonderie, girarrosto? Costa poi tanto esplicitare che si tratta anche di inceneritori, centrali turbogas e a carbone e altri impianti che si fregiano del prefisso “bio”? L’Arpa Lazio non parla di acciaierie e raffinerie, che ci sono nel Lazio, né dello smaltimento dei rifiuti urbani.  Tutte attività considerate dalla comunità scientifica e dall'Unione europea tra i maggiori responsabili dell’inquinamento atmosferico. Silenzio pure sui cosiddetti “bio”gas e “bio”metano, raccontate anche come impianti a “bio”masse. Fabbriche che estraggono gas dall'immondizia, foraggiate dai sussidi statali, eredi dei nocivi ed antieconomici inceneritori e che stanno letteralmente conquistando i nostri territori soprattutto per accaparrarsi gli incentivi pubblici..... 

SI FA FINTA DI NULLA
Nascosti dietro un muro di silenzi, gli amministratori, certi dirigenti e i politici regionali e locali lasciano i soliti e ben noti monopolisti liberi di amministrare i nostri territori. Accade ad Anzio, Pomezia, Ardea, Aprilia e Latina, dove impianti a “bio”gas e “bio”metano spuntano in ogni dove in spregio del “principio di prossimità” dello smaltimento dei rifiuti imposto dalla legge, che impone di mettere gli impianti di trattamento vicino a dove vengono prodotti i rifiuti che trattano. Riceveranno infatti scarti d'ogni genere da ogni dove e persino da altre regioni. Nuove “fabbriche” che non porteranno alla comunità sviluppo e posti di lavoro, ma solo altro inquinamento. 
Ma chi amministra, come si dice a Roma, amminestra: alla faccia della qualità dell’aria!