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03 giugno 2021

Al via il primo contenzioso climatico contro lo Stato italiano

Tratto da Isde  
Al via il primo contenzioso climatico contro lo Stato italiano: nella Giornata Mondiale dell’Ambiente arriva il “Giudizio Universale”



Duecento associazioni e cittadini fanno causa allo Stato chiedendo azioni concrete per contrastare l’emergenza climatica.
Sabato 5 giugno si terrà la presentazione della causa legale con la mobilitazione di cittadini e associazioni davanti a Montecitorio e un evento riservato alla stampa per presentare nei dettagli l’azione 
legale.

L’emergenza climatica desertifica i nostri suoli, brucia i nostri boschi, divora le nostre coste, rovina i nostri raccolti, rende più difficile la vita nelle nostre città, trasforma i nostri fiumi e le nostre montagne
in colate di fango. L’Italia è tristemente in cima alla classifica dei Paesi che hanno registrato più vittime climatiche: eppure, di fronte ad un quadro così allarmante, lo Stato italiano ha fatto ben poco per invertire la rotta.

Il 5 giugno, Giornata Mondiale dell’Ambiente, centinaia di cittadini, supportati da associazioni ambientaliste e istituzioni scientifiche, lanceranno il primo contenzioso climatico contro lo Stato italiano per l’inadeguatezza delle politiche climatiche nazionali.

La causa climatica è promossa nell’ambito della Campagna Giudizio Universale, coordinata dall’Associazione A Sud e a cui aderisce anche l’Associazione Medici per l’Ambiente, ISDE Italia.

L’azione legale sarà presentata da Piazza Montecitorio, per dare un forte segnale al Parlamento in vista della prossima 26a Conferenza delle Parti sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite (COP26).

09 maggio 2021

Manifestazione nazionale genitori tarantini su ex-ILVA: I medici ISDE in piazza per difendere il diritto alla Salute

 Tratto da Isde

Manifestazione nazionale genitori tarantini su ex-ILVA: I medici ISDE in piazza per difendere il diritto alla Salute. Dei bambini e delle bambine prima di tutto.


Isde Italia si associa e sostiene fermamente la delegazione di Isde Taranto che sarà presente in piazza Montecitorio, a Roma, il prossimo 13 maggio per riaffermare il diritto di vivere in un ambiente salubre unitamente al Comitato Cittadino per la Salute e l’Ambiente a Taranto, all’associazione Genitori Tarantini ETS, a Peacelink, a Comitato Quartiere Tamburi, a Donne Futuro per Taranto libera, a Liberiamo Taranto, a Lovely taranto, a Giustizia per Taranto, a Associazioni Miticoltori, a liberi cittadini.

Il 13 maggio è la data in cui è atteso il pronunciamento del Consiglio di Stato sul ricorso presentato da Arcelor Mittal contro la sentenza del 13 febbraio 2021 del TAR di Lecce che imponeva,  entro 60 giorni dalla pubblicazione,  lo spegnimento degli impianti siderurgici in quanto altamente inquinanti e fonte di grave pericolo per la salute dei cittadini.

Ormai numerosissimi sono gli studi scientifici che, dal 1998 a oggi, attestano che nella città di Taranto la salute dei cittadini è messa a serio rischio dall’inquinamento prodotto dalla più grande acciaieria d’ Europa.

Nello specifico, per la prima volta, la Magistratura ha riconosciuto un ruolo causale degli inquinanti emessi dall’impianto nell’insorgenza di un tumore cerebrale, a soli 3 mesi dalla nascita, in Lorenzo Zaratta, un bambino in seguito deceduto per tale patologia a 5 anni. Al concepimento la madre di Lorenzo lavorava nel quartiere Tamburi, area ambientale maggiormente esposta all’inquinamento ed è ormai ampiamente noto che gli agenti cancerogeni passano dalla madre al feto già durante la vita intrauterina, compreso i metalli pesanti riscontrati nei tessuti bioptici post-mortem del piccolo Lorenzo.

Ad oggi sono stati emessi ben 12 decreti “Salva-ILVA” per salvaguardare la produzione dell’acciaio mentre nulla è stato fatto per proteggere la salute della popolazione ed in particolare dei bambini: anzi! Lo Stato ha deciso di diventare “socio” di Arcerol Mittal con lo scopo di perpetuare la vita di una fabbrica ormai obsoleta, grande più della città e responsabile di gravissimi danni per la popolazione tarantina.

Esprimiamo gratitudine alla Magistratura che in più di una occasione ha dimostrato di tutelare il valore supremo della salute ed auspichiamo che il Consiglio di Stato tenga in massima considerazione non solo l’urgenza di tutelare la salute dei tarantini, a cominciare dai bambini, ma anche  la formula dell’ Emergenza Climatica E = R x U non rispettata da questa industria a ciclo integrale.

Non possiamo rassegnarci che ancora una volta si anteponga la prosecuzione di una attività altamente inquinante e che nulla venga fatto a tutela  della salute.

 La città di Taranto è, di fatto, diventata ormai l’emblema  delle tante, troppe battaglie, in atto nel paese in difesa della salute e dell’ambiente  e ai medici ISDE  presenti a Roma il 13 si uniscono idealmente  tutti i colleghi ISDE d’ Italia.

Non è più tollerabile che i cittadini e soprattutto i bambini di Taranto-continuino ad essere i “Grandi Assenti” nell’agenda di chi ci governa.

 

PER INFORMAZIONI SULLA MOBILITAZIONE NAZIONALE, CLICCA QUA

15 aprile 2021

ISDE: Proposte per il PNRR di un gruppo di docenti, ricercatori ed esperti in ambiente e salute

 Tratto da Isde

Proposte per il PNRR di un gruppo di docenti, ricercatori ed esperti in ambiente e salute

ISDE Italia sostiene il gruppo di docenti, ricercatori e scienziati impegnati per un Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza più sostenibile e che risponda finalmente alle grandi sfide legate all’ambiente e alla salute


Dopo aver inviato una lettera al Presidente del Consiglio Prof. Draghi e ai Ministri competenti, lo stesso gruppo di docenti, ricercatori, scienziati e operatori impegnati nell’area tematica ambiente e salute ha deciso, infatti, di approfondire alcuni degli argomenti di principale interesse del PNRR.

La preoccupazione per gli effetti dei cambiamenti climatici, dagli sconvolgimenti degli ecosistemi alla pandemia che da un anno tentiamo con difficoltà di affrontare, ma anche la speranza che i risultati più robusti e significativi conseguiti dalla scienza negli anni recenti possano essere appropriatamente considerati nell’agenda del PNRR, hanno motivato la redazione di 12 schede tematiche.

Con questa ulteriore iniziativa, il gruppo desidera contribuire alla presa di decisioni basate su evidenze scientifiche, tese in generale ad evitare una ripartenza improntata a sottovalutazione delle cause sistemiche profonde che hanno portato alla pandemia da SARS-CoV-2. In accordo con quanto già pubblicato ben prima della pandemia, il gruppo crede che ci sia bisogno di un approccio “sindemico” per rivelare interazioni ambientali e sociali importanti per uscire dalla pandemia agendo sulle cause.


Il documento è stato presentato questa mattina, martedì 13 aprile, all’On.le Bruno Tabacci, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio del Governo Draghi, con delega alla programmazione e coordinamento economico.

CLICCA QUA PER LEGGERE IL DOCUMENTO COMPLETO 


31 marzo 2021

30 scienziati ed esperti di Ambiente e Salute scrivono a Draghi con valutazioni e proposte

Tratto da Isde

PNRR e pandemia: 30 scienziati ed esperti di Ambiente e Salute scrivono a Draghi con valutazioni e proposte

Egr. Prof. Draghi,

Al Presidente del Consiglio dei Ministri del Governo Italiano Prof. Mario Draghi

Desideriamo condividere con Lei e i Ministri impegnati qualche elemento di valutazione generale e avanzare raccomandazioni e suggerimenti sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Siamo un gruppo di docenti, ricercatori ed esperti afferenti a diverse discipline accomunate dalle finalità di protezione sia degli ecosistemi e dell’ambiente in cui viviamo sia della salute umana e degli organismi viventi. Stiamo seguendo e studiando la pandemia dal suo arrivo e siamo preoccupati per il presente e per il futuro. Per questo, oltre a contribuire allo studio dei fenomeni collegati alla pandemia, siamo interessati alle elaborazioni ed alle scelte per la ripresa economica e sociale.1

Siamo consapevoli della necessità di affrontare la sfida di una ripartenza che non sia basata sugli stessi modelli che hanno determinato la grave situazione in cui ci troviamo. Per imboccare una traiettoria diversa c’è bisogno di un cambio di paradigma del modello di sviluppo e di consumo oggi prevalente, ed è necessario che molte scelte siano fatte con immediatezza. Trattandosi di una profonda crisi sanitaria, sociale, economica, perfino esistenziale, un piano di ripresa post-pandemica deve necessariamente confrontarsi con una miriade di problemi, come illustrato dal Green Deal europeo. Osserviamo con grande interesse l’evoluzione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ed apprezziamo gli sforzi fatti in molte direzioni, seguendo le indicazioni di quello europeo.

La nostra principale preoccupazione è che vengano sottovalutate le conoscenze scientifiche acquisite sulle cause che hanno portato alla pandemia, che la configurano come sindemia2 e che forniscono indicazioni chiare sulle azioni da compiere per evitare altre pandemie. Dal mondo scientifico già in passato erano stati lanciati allarmi, così come oggi sono numerose le segnalazioni della comunità scientifica sui rischida virus sconosciuti e pronti a fare il salto di specie o da batteri favoriti dal cambiamento climatico. Siamo convinti della necessità di mettere in atto prima di tutto azioni di mitigazione, ma anche azioni di adattamento al cambiamento climatico, incamminandosi senza indugio e senza passaggi intermedi in un percorso accelerato per il contenimento delle emissioni di gas climalteranti. Siamo ugualmente convinti che l’approccio “one- health”, nella sua accezione di sforzi collaborativi a tutti i livelli per proteggeree promuovere la salute di persone, animali e ambiente, sia un concetto sistemico ed un riferimento fondamentale non solo per gli aspetti relativi alla riorganizzazione del servizio sanitario, ma per tutto il PNRR. Riteniamo che siano da valorizzare i recenti studi che stimano come i costi per ridurre il rischio di pandemie siano oltre 100 volte inferiori a quelli necessari per la risposta alle pandemie stesse; quelli per la gestione del COVID-19 erano già arrivati a 8-16 trilioni di dollari a livello globale a luglio 2020 e sono destinati a crescere in modo abnorme.

1 http://www.scienzainrete.it/articolo/come-mettere-fuoco-recovery-plan-secondo-gli-esperti/maria-grazia-petronio-et-al/2021-02-09

2Sindemia: l’insieme di problemi di salute, ambientali, sociali ed economici prodotti dall’interazione sinergica di due o più malattie trasmissibili e non

trasmissibili, caratterizzata da pesanti ripercussioni, in particolare sulle fasce di popolazione svantaggiata (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7515561/)

    

Nello specifico, riteniamo importante:

! indicare in modo chiaro ed esplicito che il principale obiettivo del Piano è quello della conservazione dei servizi eco-sistemici di supporto alla vita, dando priorità agli interventi di riduzione delle emissioni di gas clima alteranti, di abbattimento dell’inquinamento e di miglioramento della qualità dell’aria, dell’acqua e del suolo, secondo le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità;

! adottare normative efficaci per ridurre marcatamente le emissioni di inquinamento atmosferico che solo in Italia causa ogni anno decine di migliaia di morti premature e malattie; proporre alle istituzioni europee di adottare le linee guida per la qualità dell'aria definite dall'Organizzazione Mondiale della Sanità;

! adottare azioni che portino a co-benefici per il pianeta e la salute umana con trasporti sostenibili, aumento degli spostamenti a piedi ed in bicicletta, riduzione delle emissioni inquinanti e riduzione del consumo di carne.

! finanziare la creazione di nuove aree protette in accordo con la Strategia europea sulla biodiversità il cui obiettivo dichiarato è di arrivare a proteggere il 26% del territorio;

! adottare azioni che portino ad una riduzione delle emissioni di gas clima-alteranti di almeno il 5% l’anno a partire da subito, ed ambire ad una riduzione annua del 7.5% dal 2025 così da raggiungere l’obiettivo di zero-emissioni-nette entro il 2050, possibilmente prima;

! favorire in modo deciso ed accelerare il ricorso alle fonti rinnovabili di energia, in particolare eoliche e solari, senza facilitare passaggi intermedi verso il consumo di metano e di biomasse;

! promuovere lo sviluppo di filiere di idrogeno ‘verde’ per particolari scopi ben localizzati e non certo per il traffico veicolare privato (la rete di distribuzione dell’idrogeno è impensabile), evitando in modo assoluto di passare attraverso idrogeno ‘blue’ o ‘grigio’, essendo queste ultime tecnologie a cui sono associate emissioni importanti di gas climalteranti;

! intraprendere una decisa accelerazione del recupero e del riciclaggio di materie prime- seconde, della disincentivazione, fino alla dismissione, dell’uso di imballaggi e oggetti mono-uso in plastica e della restituzione ed il riuso del vetro vuoto;

! incentivare una nuova mobilità ponendo come obiettivo prioritario lo spostamento di quote definite (30% entro 3 anni) di mobilità privata verso la bicicletta/a piedi attraverso un Piano nazionale di mobilità lenta (urbana e turistica) che preveda la realizzazione di infrastrutture ciclo-pedonali e risolva i problemi di intermodalità che frenano la mobilità sostenibile;

! fermare da subito ogni trasformazione su suoli liberi di qualsiasi natura, prevedendo un programma di monitoraggio da parte di ISPRA, avviare subito un censimento del patrimonio edilizio dismesso, abbandonato e sottoutilizzato e indirizzare alla sola rigenerazione di questo le prossime richieste di trasformazione urbana;

! finanziare i progetti di bonifica dei siti inquinati di interesse nazionale (SIN) o accelerarne il completamento, privilegiando tecniche innovative di bonifica “in situ”.

! offrire vantaggi economici per le coltivazioni e gli allevamenti sostenibili e a filiera corta e per la riconversione degli allevamenti e l’agricoltura intensivi ed a forte impatto sull’ambiente e sulla sicurezza alimentare, e cogliere tutte le opportunità offerte dal Green Deal e dalla PAC per una transizione agro-ecologica reale, a partire dal Piano Strategico Nazionale di prossima definizione;

! evitare forme di turismo insostenibili e di massa, incompatibili con la fragilità e la delicatezza dei numerosi piccoli borghi, delle aree protette, dei beni naturalistici e delle


opere artistiche e archeologiche sparse sul territorio. Il turismo è innanzitutto cultura,

rispetto per storia e paesaggio: dentro questo perimetro va sviluppata impresa sostenibile;

! istituzionalizzare l’approccio OneHealth attraverso un piano generale di riorganizzazione e di integrazione delle attività relative alla protezione dell’ambiente e della salute umana e animale che preveda ad ogni livello istituzionale ed organizzativo il pieno coinvolgimento delle articolazioni centrali e periferiche del Servizio Sanitario Nazionale e del Sistema

Nazionale della Protezione Ambientale;

! accompagnare gli interventi di rafforzamento della rete dei servizi sanitari territoriali,

con una chiara definizione degli obiettivi di prevenzione primaria e di assistenza alla persona orientati al Chronic Care Model, ridefinendo in primo luogo il rapporto dei medici di medicina generale con il SSN ed il loro percorso formativo;

! abbinare gli interventi di ammodernamento delle apparecchiature sanitarie con progetti di contenimento dell’eccesso di prestazioni inappropriate, che rappresentano una delle voci più rilevanti degli sprechi, pari al 20-30% della spesa sanitaria complessiva;

! riorientare l'istruzione formale ed informale a tutti i livelli, dalle scuole primarie all’Università, con programmi, didattica e strumenti finalizzati a comprendere, prevenire e mitigare i rischi ambientali e sanitari, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile 2030 delle Nazioni Unite e favorendo l’approccio sistemico e transdisciplinare alla ricerca e alla didattica;

! orientare la riorganizzazione dei sistemi informativi (da non confondere con i programmi informatici) sulla base della conoscenza, per setting, delle vere esigenze dei cittadini e di

una stratificazione epidemiologica. Non riteniamo accettabile un approccio informatico/digitale su un quadro di dati astratti e decontestualizzati (i cosiddetti big data) affidato a imprese di gestione dei sistemi digitalizzati.

! finanziare percorsi di ricerca e innovazione per materiali primari e secondari e di prodotti sicuri e non tossici, per ridurre l’impatto delle miscele chimiche tossiche nei prodotti di consumo, tra cui materiali a contatto con gli alimenti, giocattoli, articoli per l'infanzia, cosmetici, detergenti, mobili e tessuti;

Sulla base delle evidenze scientifiche non abbiamo dubbi che il problema numero uno presente e futuro sia il cambiamento climatico e confidiamo che il PNRR assuma questo orientamento anche nella ripartizione dei finanziamenti. Il Piano Nazionale di Adattamento al Cambiamento Climatico ed il Piano per la Sostenibilità rappresentano, altresì, strumenti indispensabili per stabilire il contesto in cui il PNRR deve operare.

Riteniamo che debba essere affrontata radicalmente la fragilità dell’amministrazione pubblica, risultato di disinvestimento e dequalificazione del personale e delle strutture che si protrae da tanti anni. Il miglior piano per il futuro del Paese dovrebbe partire da un convinto e robusto investimento culturale e di qualificazione del comparto pubblico avviandolo a ruoli di maggior autonomia e protagonismo, persi in anni e anni di esternalizzazione di competenze e funzioni. Diversamente la maggior parte delle azioni previste nel Piano saranno ad alto rischio di spreco non trovando nel comparto pubblico quel supporto di coordinamento, indirizzo e vigilanza necessario.

Affinché il PNRR possa evolvere nelle direzioni da noi indicate, desideriamo dare la disponibilità a collaborare della nostra rete e di quelle nazionali ed internazionali con cui siamo in relazione.


Simona Agger (Architetto, HCWH, SIAIS), Giulio Betti (meteorologo LAMMA-IBE/CNR), Paolo Barberi (agronomo, Scuola Superiore Sant'Anna, Pisa), Ugo Bardi (docente Università di Firenze), Fabrizio Bianchi (epidemiologo CNR), Antonio Bonaldi (medico, Slow Medicine), Roberto Buizza (fisico Scuola Superiore Sant’Anna), Mario Carmelo Cirillo (ingegnere, già ISPRA), Daniela D’Alessandro (medico Università Sapienza di Roma), Gianluigi De Gennaro (chimico Università di Bari), Aldo Di Benedetto (medico Ministero Salute), Francesco Forastiere (epidemiologo CNR), Andrea Gardini (medico Slow Medicine), Paolo Lauriola (epidemiologo RIMSA), Carmine Ciro Lombardi (chimico e tecnologo farmacologo Università di Roma Tor Vergata), Alberto Mantovani (tossicologo ISS), Vitalia Murgia (medico CESPER), Francesca Pacchierotti (biologa ENEA), Maria Grazia Petronio (medico, Università di Pisa), Pietro Paris (ingegnere ISPRA), Paolo Pileri (docente Politecnico di Milano), Roberto Romizi (medico ISDE), Marco Talluri (esperto comunicazione ARPAT) Gianni Tamino (biologo, già Università di Padova), Francesco Romizi (giornalista esperto comunicazione ambientale), Sandra Vernero (medico Slow Medicine), Giovanni Viegi (pneumologo ed epidemiologo CNR), Paolo Vineis (epidemiologo, Imperial College London).

Questo documento non esprime necessariamente la posizione delle istituzioni di provenienza degli autori.

Roma, 24 marzo 2021

Per contatti

Dott. Francesco Romizi romizifrancesco@gmail.com 3491919426 Dott.ssa Maria Grazia Petronio: mariag.petronio@gmail.com

  

19 febbraio 2021

ISDE: Cambiamenti climatici e pandemie: cambiare prima che sia troppo tardi

Tratto da ISDE

Cambiamenti climatici e pandemie: cambiare prima che sia troppo tardi


Le proposte per il Recovery Plan da parte di un gruppo di esperti in Ambiente e Salute, inviate a tutte le Istituzioni nazionali e regionali. 

Tutti gli organismi scientifici nazionali e internazionali sono concordi nel ritenere che i mutamenti climatici conseguenti al riscaldamento terrestre rappresentano la più grande minaccia per la salute dell’uomo. Tali mutamenti, infatti, sono responsabili di molti effetti avversi quali la perdita della biodiversità, l’estinzione di specie animali e vegetali, la desertificazione, la diminuzione delle riserve idriche, l’erosione del suolo, la genesi di eventi meteorologici estremi,  l’aumento delle resistenze batteriche e la diffusione di epidemie.

Disaccoppiare la crescita economica dalla crescita delle emissioni di gas serra e dei gas inquinanti è l’unico modo per garantire crescita e salute. Occorre dar vita ad un cambiamento radicale dell’attuale modello di sviluppo fondato sul progressivo depauperamento delle risorse naturali e la sistematica aggressione agli ecosistemi. De-carbonizzazione vuol dire crescita economica, lavoro, e salute.

In questo drammatico contesto è indispensabile che gli investimenti previsti dal Recovery Plan siano prioritariamente indirizzati verso la tutela dell’ambiente e della biodiversità in ossequio all’approccio sistemico denominato “One Health”. Secondo tale approccio la salute riguarda la vita in tutti i suoi aspetti, e pertanto i diversi settori dell’organizzazione sociale (economia, commercio, trasporti, urbanistica, agricoltura, lavoro, istruzione, salute, ecc.) devono integrarsi e cooperare per il raggiungimento di obiettivi comuni e condivisi.

Il Recovery Plan rappresenta un’occasione irripetibile per delineare il tipo di società che si vuole lasciare alle prossime generazioni e per fissare alcune fasi salienti di questo percorso di riconversione ecologica delle attività umane.

Ecco, in sintesi, le  proposte di miglioramento che vorremmo introdurre nel Recovery Plan

  • Indicare in modo chiaro ed esplicito che il principale obiettivo del Piano è quello della conservazione dei servizi ecosistemici di supporto alla vita, facendo in modo che gli interventi per preservare la qualità dell’aria, dell’acqua e del suolo siano gerarchicamente vincolanti rispetto ad altri progetti.
  • Dare rilievo ai diversi procedimenti di valutazione dell’impatto ambientale in modo che i benefici e i rischi per la biodiversità e la salute ed il clima siano riconosciuti ed esplicitamente considerati in tutti i progetti e in tutte le fasi decisionali.
  • Dare priorità a progetti che portino ad una reale, concreta ed immediata de-carbonizzazione e riduzione dell’inquinamento.
  • Riorientare l’istruzione formale ed informale a tutti i livelli, dalle scuole primarie all’Università, con programmi, didattica e strumenti finalizzati a prevenire e mitigare i rischi ambientali e sanitari, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile 2030 delle Nazioni Unite. Il primo passo in questo sforzo è comprendere i principi dell’organizzazione che gli ecosistemi hanno sviluppato per sostenere la vita.
  • Rendere finalmente prioritari gli interventi per la mobilità locale sostenibile (7,5 miliardi di euro contro i 28,3 miliardi di euro per l’alta velocità e per la manutenzione stradale) rispetto alle grandi infrastrutture.
  • Evitare in ogni modo forme di turismo insostenibili e di massa incompatibili con la fragilità e la delicatezza dei numerosi piccoli borghi, delle aree protette, dei beni naturalistici e delle opere artistiche e archeologiche sparse sul territorio. Il richiamo all’attrattività non è garanzia di sostenibilità come pure non lo è la sproporzione di investimento turistico tra 120 borghi e 9 aree metropolitane (0,3 miliardi ai primi, 0,9 miliardi alle seconde).
  • Aumentare gli investimenti a sostegno dei progetti di riconversione delle imprese verso modelli che valorizzino l’agricoltura biologica, i piccoli produttori, gli stili alimentari a base prevalentemente vegetale e per contro disincentivare gli allevamenti intensivi e le monoculture.
  • Favorire in modo deciso il ricorso alle fonti rinnovabili di energia, in particolare eoliche e solari, senza facilitare passaggi intermedi verso il consumo di metano o di biomasse.
  • Disincentivare l’uso di imballaggi e bottiglie di plastica stabilendo un periodo di tempo massimo per la loro riconversione.
  • Regolamentare la pianificazione urbanistica allo scopo di bloccare il consumo di nuovo suolo, incentivare il recupero e la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, promuovere il trasporto attivo, aumentare gli spazi verdi pubblici, la socializzazione e la riqualificazione dei quartieri periferici.
  • Accompagnare gli interventi di rafforzamento della rete dell’assistenza sanitaria, consistenti prevalentemente in opere edilizie (7 miliardi di euro per la costruzione di Case di comunità e di Ospedali di territorio) con una chiara definizione degli obiettivi di prevenzione e di assistenza alla persona orientate al Chronic Care Model, ridefinendo il rapporto dei medici di medicina generale con il SSN e il loro percorso formativo.
  • Abbinare gli interventi di ammodernamento delle apparecchiature sanitarie con progetti di contenimento dell’eccesso di prestazioni inappropriate,  che rappresentano una delle voci più rilevanti degli sprechi, pari al 20-30% della spesa sanitaria complessiva.
  • Formulare un piano generale di riorganizzazione e di integrazione delle attività relative all’ambiente e alla salute che preveda ad ogni livello istituzionale e organizzativo il pieno coinvolgimento del Servizio Sanitario Nazionale e del Sistema Nazionale della Protezione Ambientale.

promotori documento:

Giulio Betti (meteorologo LAMMA-IBE/CNR), Fabrizio Bianchi (epidemiolgo CNR),  Antonio Bonaldi (medico Slow medicine), Roberto Buizza (fisico Scuola Superiore Sant’Anna), Mario Carmelo Cirillo (ingegnere già ISPRA), Daniela D’alessandro (medico Sapienza UNI Roma), Gianluigi De Gennaro (chimico UNI BA), Aldo Di Benedetto (medico Ministero Salute), Francesco Forastiere (epidemiologo CNR), Paolo Lauriola (epidemiologo RIMSA), Carmine Ciro Lombardi (chimico e tecnologo farmacologo Tor vergata UNI Roma), Alberto Mantovani (tossicologo ISS), Vitalia Murgia (medico CESPER), Francesca Pacchierotti (biologa ENEA), Maria Grazia Petronio (medico UNI PI), Pietro Paris (ingegnere ISPRA), Paolo Pileri (docente PoliMI), Roberto Romizi (medico ISDE), Gianni Tamino (biologo già UNI PD), Raffaella Uccelli (biologa ENEA),  Sandra Vernero (medico Choosing wisely Italy), Giovanni Viegi (pneumologo ed epidemiologo CNR), Paolo Vineis (epidemiologo Imperial College London).

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30 dicembre 2020

ISDE ritiene necessaria un’ urgente transizione” dal fossile alle vere fonti rinnovabili, oggi disponibili.

                             Tratto da Isde 

ISDE replica al Presidente di Legambiente: ci si confronti con dati scientifici e non con pregiudizi
Sul fatto che ISDE ritenga necessaria e urgente una “transizione” dal fossile alle vere fonti rinnovabili, oggi disponibili, non ci sono dubbi.

Lo scorso 9 dicembre è apparso sull’allegato del Corriere della Sera, Buone Notizie, un’intervista al Presidente nazionale di Legambiente; nell’intervista, Ciafani, annovera la nostra associazione, Medici per l’ambiente, tra i ” finti ambientalisti” perchè ci opponiamo agli impianti a biometano, agli impianti di riciclo e alle acciaierie decarbonizzate.
Abbiamo ritenuto opportuno inviare alla redazione del quotidiano la nostra posizione, replicando alle accuse infondate.



                                Gentile Direttore,

abbiamo letto sul Suo giornale l’intervista di Elena Comelli al Presidente di Legambiente, Stefano Ciafani, il quale in chiusura annovera i Medici per l’Ambiente fra i “finti ambientalisti” perché si oppongono agli “impianti a biometano, agli impianti di riciclo e alle acciaierie decarbonizzate”.

Sul fatto che ISDE ritenga necessaria e urgente una “transizione” dal fossile alle vere fonti rinnovabili, oggi disponibili, non ci sono dubbi.

Che questa analisi sia condivisa da autorevoli Enti e scienziati è altrettanto vero, soprattutto se si considera che le emissioni globali di metano stanno crescendo ad un ritmo allarmante, 596 milioni di tonnellate nel 2017 (Global Methane Budget) e che la maggior parte di queste emissioni proviene da attività umane come l’agricoltura, la gestione dei rifiuti e l’industria dei combustibili fossili (Agenzia internazionale per l’Energia).

E’ vero anche che la posizione di Ciafani è condivisa da altre associazioni come quella dei produttori europei di biogas, che sostengono l’alto potenziale del biogas per ridurre le emissioni di metano in agricoltura e promuovere lo sviluppo rurale, portando importanti profitti: i piani delle maggiori multiutility vanno esattamente in questa direzione.

Sul territorio nazionale si stanno moltiplicando le domande di installazione di centrali termo elettriche turbogas
giustificate dalla necessità di creare una riserva di energia che possa far fronte alle richieste di picco che si potrebbero verificare in caso di criticità. Invece di un ponte per il futuro, questo rappresenta un pericoloso ritorno al passato. Stiamo infatti ancora pagando le conseguenze economiche e ambientali di ritardi nel percorso verso forme di energia sostenibile causate dal decreto “sblocca centrali” del 2002, con il quale si disseminò il nostro Paese di centrali a metano in maniera assolutamente indipendente dalla loro effettiva necessità. Oggi si vorrebbero riproporre errori già commessi in passato. Non ci risulta infatti che ci sia stata una valutazione da parte del Ministero competente dell’effettiva necessità di tali centrali, né dell’eventuale quantità, né che sia stata pianificata la loro eventuale ubicazione. Questo appare ancora più grave in considerazione del fatto che alle emissioni delle centrali-termo-elettriche, anche se con evidenza limitata, sono associati eccessi di malattie respiratorie, come l’asma bronchiale, tumori della trachea, dei bronchi e dei polmoni (studio Sentieri) e che le richieste riguardano spesso siti già compromessi dal punto di vista dell’ambiente e della salute.

Quanto agli impianti di digestione anaerobica di biomasse per produrre biometano, è acclarato che questi presentino numerose criticità strutturali, ambientali, agronomiche e sanitarie, e che siano antitetici a quanto avviene normalmente in natura,dove la presenza di ossigeno caratterizza la degradazione della materia organica. Il compostaggio rappresenta il trattamento di elezione per il materiale organico e porta alla formazione di compost, materiale prezioso per restituire fertilità ai suoli contrastando il fenomeno sempre più grave della carenza di materiale organico e del riscaldamento globale, grazie al sequestro di carbonio organico.

È plausibile che la scelta della digestione anaerobica rispetto al compostaggio venga perseguita perché gode di cospicui incentivi, rappresentando un redditizio e sicuro investimento per i gestori. Questi, infatti, ovviamente non considerano i costi esternalizzati negativi, che sono a carico della comunità.

Per quanto attiene le “acciaierie decarbonizzate” (immaginiamo ex ILVA di Taranto), al progetto di mantenerla in attività sostituendo il carbone col metano ISDE ha dedicato uno specifico documento. Se è vero che l’abbandono del carbone come fonte energetica sia un’ovvia necessità, è altrettanto vero che occorre contestualizzare il problema. Diventerebbe così facile capirecome anche la combustione del metano, anch’esso combustibile fossile, inquina e comporta conseguenze ambientali, economiche e sanitarie rilevanti, soprattutto se finalizzato alla produzione di acciaio e all’alimentazione di processi di sinterizzazione. Sarebbe di conseguenza facile capire come purtroppo questa proposta non sia tollerabile in un territorio che da decenni paga costi economici, ambientali e sanitari altissimi e in una regione (la Puglia) da anni in cima alla classifica della produzione di gas clima-alteranti in ambito nazionale.

Secondo l’Energy Watch Group, una rete globale di scienziati e parlamentari senza scopo di lucro, il gas non è da considerarsi idoneo per la transizione energetica. Nel loro rapporto“Natural Gas Makes No Contribution to ClimateProtection” (anno 2019), affermano che «le emissioni aggiuntive di metano compensano qualsiasi risparmio di monossido di carbonio».

È stato calcolato da autorevoli ricercatori che il passaggio dal carbone al metano garantisce una modesta riduzione della produzione di gas clima-alteranti (circa 17% entro 40 anni). Per contro, emissioni fuggitive pari al solo 8% generano nello stesso periodo solo il 20% in meno delle alterazioni climatiche prodotte dall’utilizzo di carbone in un secolo di operatività.

A proposito di “energie rinnovabili”, ricordiamo che il fotovoltaico converte la luce del Sole in energia elettrica con un’efficienza di circa il 20%, quasi cento volte maggiore dell’efficienza della fotosintesi clorofilliana. Fotovoltaico ed eolico oggi sono le due tecnologie che forniscono energia elettrica ai costi più bassi, anche se accoppiate a sistemi di accumulo (Vincenzo Balzani).

Ci sono molteplici studi che indicano le possibilità tecnologiche di fornire energia a basso costo e abbondante per tutta l’Europa ricorrendo alle risorse rinnovabili
. Sappiamo come fare e ci sono risorse sufficienti per farlo, a patto di accettare che non si può continuare a far crescere esponenzialmente i consumi per sempre (Ugo Bardi).

Ci sembra che la crisi pandemica da Covid-19 debba essere letta con questa lente, che è l’unica che può portare a scelte di ripartenza virtuosa.

Per quanto riguarda poi gli “impianti di riciclo”, ISDE ritiene utili gli impianti preposti al reale recupero della materia, in coerenza con la gerarchia di trattamento dei rifiuti suggerita dalla stessa Commissione Europea.

Su questi argomenti ISDE ha contribuito con argomenti di merito in varie occasioni e con documenti di approfondimento scientifico (WWW.ISDE.IT)......

Riteniamo infatti più che mai urgente discutere, senza pregiudizi e con spirito collaborativo, su ciò che è davvero sostenibile e rispettoso dell’ecosistema e della salute umana e animale in accordo con la visione olistica dell’approccio One-Health, riconosciuto dalla Commissione Europea e dal Ministero della Salute italiano. La difficile ma urgente transizione verso un’economia compatibile con la natura ha bisogno di scelte basate sulla valutazione dei benefici netti per la salute e l’ambiente validati dalla scienza indipendente. È anche auspicabile il massimo di coesione tra soggetti a cui i valori sopra enunciati stanno a cuore.

Come indicato dall’IPCC non abbiamo più molto tempo a disposizione per passaggi intermedi che non vadano nella direzione di una drastica riduzione delle emissioni da subito se vogliamo evitare che i drammatici effetti della crisi del clima già in atto diventino irreversibili.

10 settembre 2020

ISDE Italia per un governo sano dei territori

 Tratto da Isde 


ISDE Italia per un governo sano dei territori: documento in vista delle elezioni amministrative 2020


La recente, e per molti aspetti prevedibile, pandemia da Covid 19, ha evidenziato ancora una volta e in maniera tragica e dolorosa, l’importanza di salvaguardare l’ambiente per tutelare la salute umana e quella di tutte le specie che abitano la Terra.

La diffusione del virus Covid-19 può essere interpretata infatti anche come una sorta di reazione una -tra le altre- allo stato di stress causato al pianeta da sfruttamento e devastazioni ambientali e quindi per prevenire anche nuovi eventi simili dobbiamo di sicuro agire contrastando la perdita di biodiversità, l’alterazione degli habitat, il continuo attentato all’integrità dei territori e i cambiamenti climatici, favorendo processi produttivi industriali ed agricoli basati sull’economia circolare, sostenibili e con il ricorso a fonti energetiche veramente rinnovabili.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità-OMS informa che ogni anno sono circa 12,6 milioni le morti attribuibili all’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, alle esposizioni chimiche, ai cambiamenti climatici e alle radiazioni ultraviolette; ; sempre dai report dell’Organizzazione mondiale della Sanità (http://who.int/phe/publications/air-pollution-global-assessment/en/) risulta che il 92% della popolazione mondiale respira aria inquinata e pericolosa per la salute.

In Italia circa 90mila persone muoiono ogni anno per gli effetti dell’inquinamento dell’aria e ogni giorno mille persone ricevono una diagnosi di cancro e 500 persone ogni giorno muoiono a causa di questa patologia.

E’ sempre più evidente e documentato il legame tra inquinamento ambientale e malattie cardiovascolari, oncologiche, respiratorie, neurodegenerative e dismetaboliche, come l’incremento delle malattie dello spettro autistico. Preservare quindi la salubrità dell’ambiente è condizione necessaria per preservare la salute delle persone e moltissimo si può fare con un governo sano dei territori.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità-OMS, insieme all’intera comunità scientifica raccomandano infatti, e ormai da decenni, di porre come prioritaria in ogni scelta economica, sociale e politica, la tutela della salute che passa ovviamente attraverso scelte che preservino e restituiscano salubrità all’aria, all’acqua, ai suoli e al cibo.

Si tratta quindi, anche in ossequio a molti articoli della nostra Costituzione e in particolare all’articolo 32, di porre in atto politiche e interventi di prevenzione e tutela dell’ambiente, delle modalità di lavoro, rivedendo l’intero assetto del sistema economico di produzione, anche energetico e dei trasporti, non solo su base nazionale e internazionale ma anche a cominciare dai territori e dalle città con appunto un governo sano dei territori.

E’ necessario che ogni scelta in tali ambiti sia preceduta sempre dalla più rigorosa ed obiettiva informazione scientifica così da permettere e promuovere una vera ed attiva partecipazione dei cittadini secondo quanto previsto dalla Convenzione di Aarhus e dall’ordinamento democratico.

In considerazione di quanto sopra affermato, l’Associazione medici per l’ambiente – ISDE individua alcuni principi fondamentali e settori prioritari per una sana politica di salvaguardia dell’ambiente e di tutela della salute.

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 L’INTERO 



01 luglio 2020

RIMBORSO ECONOMICO ALLE PERSONE COLPITE NELLA SALUTE DAGLI INQUINANTI IMMESSI NELL’ AMBIENTE CON LA COMBUSTIONE DEI RIFIUTI.

DALLA PAGINA FACEBOOK DEL MEDICO ISDE GIOVANNI 
GHIRGA
Trascrizione dell’intervento del Dr. Giovanni Ghirga, ISDE Civitavecchia, alla Audizione per la Conferenza dei Servizi sull’inceneritore di rifiuti proposto a Tarquinia dalla Società A2A, avvenuta il 30 giugno 2020, ore 15:30.
"In un momento di tale sofferenza, paura, indecisione e speranza, non si può non parlare del rapporto tra inquinamento dell’aria (anche da incenerimento dei rifiuti) ed infezione da SARS-CoV-2. Uno studio effettuato dal Department of Biostatistics, Harvard T.H. Chan School of Public Health, Boston, MA, USA, pubblicato nello scorso aprile, ha dimostrato che ad ogni aumento del PM2.5 di 1 μg / m3 di aria è associato un aumento dell'8% del tasso di mortalità per COVID-19. Non si dovrebbe dunque in alcun modo proseguire in questo iter autorizzativo per rispetto di fronte alle decine di migliaia di persone decedute per coronavirus.
In base a quanto comunicato nelle mie precedenti osservazioni:
VISTO il danno secondario alle emissioni provenienti anche dalla combustione dei rifiuti, in relazione al cancro che potrebbe essere causato dalla esposizione alle polveri fini PM2.5. Tale danno comporta anche una grave spesa economica per la società di circa 2 milioni di euro a paziente;
VISTO il danno secondario alle emissioni provenienti anche dalla combustione dei rifiuti, in relazione all’insorgenza di disturbi del neurosviluppo, quali la sindrome dello spettro autistico, in seguito alla esposizione al mercurio, al piombo, alle diossine ed altri elementi e sostanze tossiche. Tale danno comporta anche una pesante spesa economica per la società di circa 2 milioni di euro a paziente;
VISTO il danno (parziale) ormai accertato, soprattutto alla salute 
pubblica ma anche all’ambiente, di circa 21 euro per ogni tonnellata di rifiuti bruciata;
VISTA la recente consapevolezza anche da parte della Danimarca, in seguito agli alti livelli di cancro e di disturbi del neurosviluppo nella stessa nazione, sfociata nella dichiarazione da parte di rappresentanti del governo di ridurre la combustione dei rifiuti;
VISTI i recentissimi risultati di uno studio che ha coinvolto oltre 68 milioni di persone con più di 65 anni, il quale ha confermato il rapporto tra mortalità prematura e polveri fini PM2.5 (Xiao, Science Advances, 2020):
SI CHIEDE alla Regione Lazio, nel caso sfortunato per tutta la
 
popolazione che sia autorizzata la costruzione dell’inceneritore di rifiuti in oggetto, SE ESISTA GIÀ UN PROGETTO DI FINANZIAMENTO REGIONALE CHE ABBIA COME FINE UN RIMBORSO ECONOMICO MILIONARIO DOVUTO ALLE PERSONE COLPITE NEL LORO STATO DI SALUTE DAGLI INQUINANTI EMESSI DALL'INCENERIMENTO DEI
RIFIUTI".
In fede
 Dr. Giovanni Ghirga

AUMENTO DELLA MORTALITÀ IN SEGUITO ALL ‘ ESPOSIZIONE ALLE POLVERI SOTTILI....

Tratto dalla pagina Facebook del Medico ISDE
 Giovanni GHIRGA




UNO STUDIO CHE HA COINVOLTO OLTRE 68 MILIONI DI PERSONE CON PIÙ DI 65 ANNI, HA CONFERMATO L’AUMENTO DELLA MORTALITÀ’ IN SEGUITO ALLA ESPOSIZIONE ALLE POLVERI FINI.

Il rafforzamento degli standard statunitensi di qualità dell'aria per l'inquinamento da polveri fini, in conformità con le attuali linee guida della World Health Association (WHO), potrebbe salvare più di 140.000 vite nel corso di un decennio, secondo un nuovo studio della Harvard TH Chan School of Public Health. 
La nuova ricerca si basa su uno studio del 2017 che ha dimostrato che l'esposizione a lungo termine all'inquinamento da PM2.5 e da ozono, anche a livelli inferiori agli attuali standard di qualità dell'aria degli Stati Uniti, aumenta il rischio di morte prematura tra gli anziani (> 65 anni). 
Nel nuovo studio, i ricercatori hanno esaminato I DATI di 16 anni di 68,5 MILIONI di persone iscritte a Medicare – considerando fattori confondenti come l'indice di massa corporea, il fumo, l'etnia, il reddito e l'istruzione.
I risultati sono stati coerenti in tutti e cinque i diversi tipi di analisi, offrendo ciò che gli autori hanno definito "le prove più affidabili e riproducibili fino ad oggi" sul LEGAME CAUSALE TRA ESPOSIZIONE A PM2.5 E MORTALITÀ ANCHE A LIVELLI INFERIORI ALL'ATTUALE STANDARD STATUNITENSE DI QUALITÀ DELL’ARIA DI 12 µg / m3 L'ANNO (più basso di quello europeo che è di 25 µg / m3 l’anno).
Gli autori hanno scoperto che una riduzione annuale ad un valore limite di 10 µg / m3 dell'inquinamento da PM2,5 porterebbe a una riduzione del 6% -7% del rischio di mortalità. 
Sulla base di tale constatazione, hanno stimato che se gli Stati Uniti abbassassero lo standard PM2.5 annuale a 10 µg / m3 (la linea guida annuale dell'OMS), 143.257 vite sarebbero salvate in circa un decennio.       
Il corrispondente economico è elevatissimo.

Xiao Wu, Danielle Braun, Marianthi-Anna Kioumourtzoglou, Francesca Dominici. Evaluating the Impact of Long-term Exposure to Fine Particulate Matter on Mortality Among the Elderly. Science Advances, 2020

30 giugno 2020

Vaccinazione antinfluenzale: la posizione di ISDE

                                                  

Tratto da Isde

Vaccinazione antinfluenzale: la posizione di ISDE Italia

Abbiamo letto con sorpresa che, in previsione della complessa situazione infettivologica che potrebbe venirsi a creare nel prossimo autunno – inverno per l’insorgenza dell’influenza stagionale e della possibile ripresa di Covid 19, il Ministero della Salute nella Circolare del 5 giugno 2020 raccomanda un’estesa vaccinazione antinfluenzale che coinvolga anzitutto le seguenti categorie: bambini oltre 6 mesi, anziani oltre 65 anni, donne in gravidanza, sanitari. Tali raccomandazioni in alcune regioni si stanno già trasformando in obblighi, e ciò suscita notevole sconcerto da parte di Associazioni Mediche e di Riviste scientifiche[1] [2].

La principale motivazione avanzata per l’estensione della vaccinazione è l’ipotesi che la maggior copertura vaccinale contro l’influenza sarebbe vantaggiosa nel “semplificare la diagnosi e la gestione dei casi sospetti, dati i sintomi simili tra Covid19 e Influenza”.ISDE Italia ritiene che:

  • la motivazione addotta sia debole e basata su ipotesi non validate in modo adeguato (l’efficacia della vaccinazione si aggira tra il 30 e il 40%): inserire una variabile quale l’incremento della vaccinazione antinfluenzale potrebbe viceversa aumentare anziché diminuire il “rumore di fondo”, con il rischio che i vaccinati pensino, al sorgere di un po’ di febbre o al primo starnuto, di essere affetti da Covid19.
  • una vaccinazione antinfluenzale generalizzata alle suddette categorie non è basata su prove scientifiche adeguate e – al di fuori di specifiche categorie a rischio – ancora non si dispone di un chiaro rapporto favorevole costi/benefici né rischi/benefici.
  • l’obbligo, già anticipato in alcune regioni, appare improprio dal punto di vista scientifico, giuridico ed etico e probabile causa di logoranti contenziosi.

ISDE Italia pertanto, in attesa di avere prove più chiare da ricerche con disegni di alta validità, indipendenti da sponsor commerciali e condotte da ricercatori senza relazioni finanziarie con i produttori, auspica una moratoria su estensioni generalizzate della vaccinazione antinfluenzale e sugli obblighi disposti da alcune Regioni e auspica che:

  • la politica si impegni ad assicurare un ambiente antidogmatico favorevole a un dibattito scientifico libero, non basato sul “principio di autorità” ma sulle migliori prove ad oggi disponibili, trasparente, esente da conflitti d’interessi.
  • si apra un confronto approfondito nelle sedi scientifiche e istituzionali dedicate, a livello nazionale e regionale, senza chiusure pregiudiziali, se possibile indicendo una Conferenza di Consenso aperta a un libero confronto di posizioni scientifiche, che metta al tavolo tutti i soggetti competenti e portatori di interessi.
  • la vaccinazione antinfluenzale continui a essere offerta in modo gratuito a categorie a rischio e quando liberamente richiesta, purché tutti siano informati in modo completo ed equilibrato delle incertezze scientifiche esistenti, per consentire un vero consenso informato, principio cardine per qualsiasi intervento sanitario.
[1]https://www.scienzainrete.it/articolo/ha-senso-estendere-vaccinazione-antinfluenzale/simonetta-pagliani/2020-06-18
[2]https://www.sostenibilitaesalute.org/la-vaccinazione-antinfluenzale-estesa-alla-popolazione-e-resa-obbligatoria-puo-risultare-piu-dannosa-che-utile-comunicato-stampa-del-16-giugno-2020/

12 giugno 2020

Piano Colao: Ma il cambiamento dov’è?

Piano Colao: Ma il cambiamento dov’è? Una proposta iper-liberista che ripropone come soluzioni scelte che sono in realtà tra le cause dell’attuale crisi


Prevenzione
Prevenzione, precauzione, ambiente e salute assenti o sacrificate nelle proposte del comitato della task force guidata da Colao

 

Il Piano Colao doveva segnare un deciso cambio di passo e mettere sul tavolo del Governo Conte proposte innovative per un superamento di quel modello di sviluppo che sta ipotecando la possibilità di sopravvivenza su questo pianeta e di cui le pandemie, come gli eventi climatici estremi, sono segnali che non possono più essere ignorati. Questo cambio di passo invece non c’è e si  continua a programmare  ignorando le cause profonde  dell’attuale crisi che non è solo sanitaria e economica, ma anche sociale, ambientale e climatica.

Il piano , nella sua genericità, sembra puntare quasi esclusivamente su innovazioni tecnologiche e semplificazione delle procedure amministrative per velocizzare ancor di più proprio quel modello di sviluppo che è all’origine dell’attuale crisi.

Esprimiamo tutta la nostra preoccupazione perché la prevenzione, in particolare quella primaria,  in ambito sanitario, che doveva essere al centro di qualsiasi programmazione per il futuro, è completamente assente e il piano per questi aspetti si identifica unicamente con la telemedicina e le nuove tecnologie. Rimane assente un disegno più organico che preveda la riorganizzazione degli ospedali e delle strutture territoriali, attraverso il potenziamento dei servizi di prevenzione e di cura vicini alle persone e l’incremento del personale medico e infermieristico.

Anche per quanto riguarda l’ambiente si persevera con vecchi schemi senza alcun ripensamento circa l’urgenza di ritrovare un equilibrio con la Natura. L’ambiente è trattato molto marginalmente nel capitolo “ Infrastrutture e ambiente”, con un accostamento che è indicatore di una visione produttivista di sviluppo, in cui le infrastrutture piuttosto che strumenti per il cambiamento sembrano essere ancora intese come fine a se stesse, spesso inutili e dannose per lo stesso ambiente cui vengono accostate.

La maggiore preoccupazione appare quella di  semplificare,  velocizzare gli iter autorizzativi,  rimuovere ogni ostacolo alla loro realizzazione fino ad “escludere opponibilità locale” come nel caso del 5G, calpestando basilari principi di partecipazione, democrazia e precauzione.  Per quanto riguarda le bonifiche ad es. preoccupa che si preveda di semplificare addirittura la certificazione dell’avvenuta bonifica. Semplificazione e velocità nelle decisioni possono derivare solo da obiettivi generali chiari e condivisi di sostenibilità reale.

Il fatto stesso poi che si parli di “capitale ambientale” dimostra che non è mutata la concezione economicista nei confronti dell’ambiente, che viceversa è un  bene primario per la sopravvivenza e come tale da salvaguardare.

Le misure previste per ridurre l’inquinamento ripercorrono vecchi stereotipi e non sono chiare né innovative: si parla di fonti rinnovabili in maniera generica in una fase in cui è invece necessario distinguere ed eliminare il ricorso a quelle che, come le biomasse, non hanno nulla di rinnovabile, aggravano l’emergenza climatica e danneggiano la biosfera.
Lo stesso vale per il ciclo dei rifiuti, in cui neppure una parola è dedicata alla loro riduzione e si persevera  invece nell’incentivare il loro utilizzo come combustibile.
Non una parola sull’agricoltura industriale e sulla necessità di una sua conversione agroecologica in grado di trasformare tale attività da fonte di problemi ( desertificazione, perdita di salute e di  biodiversità, cambiamenti climatici) a soluzione dei medesimi.
Per non parlare della clamorosa assenza di qualunque riferimento agli allevamenti intensivi, il cui ruolo anche nella genesi delle pandemie non è certo trascurabile.

Prendersi cura del Paese e dei suoi cittadini significa fare prevenzione, evitando i fattori di rischio riconosciuti dannosi per la salute e promuovendo un grande piano di sorveglianza epidemiologica sul territorio basato sulla rete dei medici di famiglia, le Aziende sanitarie locali con particolare enfasi sui Dipartimenti di Prevenzione e i Distretti, e la rete ospedaliera: la sanità è una sola e deve essere interconnessa per prevenire le malattie prima ancora che curarle bene.

Per uscire dalla crisi è necessaria la consapevolezza di ciò che stiamo rischiando e il coraggio per un radicale cambio di rotta.

 

Per scaricare il comunicato stampa, clicca QUA



09 giugno 2020

5G, l'oncologo Ridolfi "Effetti ancora non chiari"

Tratto  da Il Resto del Carlino

5G, l'oncologo Ridolfi "Effetti ancora non chiari"

"Non ci sono ancora studi sulle conseguenze delle onde sulla salute dell’uomo". Invocato il 'principio di precauzione'

Forlì, 7 giugno 2020 - Si comincia a parlarne, ma ancora pochi sanno cosa sia e soprattutto quali effetti abbia sulla salute. Del 5G, la rete di nuova generazione che nel periodo 2022-2025 andrà a superare il 4G esistente, e dei potenziali problemi connessi alla sua installazione si è parlato in un incontro organizzato dal Comitato Stop 5G Romagna di cui il WWF di Forlì-Cesena fa parte. Il 6 giugno è stata proclamata infatti Giornata mondiale della protesta contro il 5G.

Ci ha provato Ruggero Ridolfi, oncologo ed endocrinologo dell’associazione Medici per l’ambiente: "Premesso che l’autorità per le garanzie nelle comunicazioni – dice – ha previsto l’installazione di un milione di antenne per chilometro quadrato e che ancora studi sugli effetti delle onde del 5G sull’uomo non ce ne sono, vorremmo non essere trattati come bambini che devono accettare quello che dicono i genitori. Diteci come stanno le cose, discutiamo degli eventuali rischi".

Rodolfi li identifica: "Le onde per il 5G sono più rapide però non superano i muri e quindi con tutte quelle antenne collegate a satelliti ci sarà un dispositivo a ragnatela nelle nostre case e nelle nostre città. L’Istituto Ramazzini di Bologna ed il National Institute of Toxicology americano nel 2018 hanno pubblicato due studi i cui risultati convergevano: sui ratti maschi irradiati è stato notato il sorgere di tumori alla guaina del cuore. L’Istituto mondiale di protezione contro le onde elettromagnetiche ha detto che questi risultati non sono conclusivi e che se ne richiedono altri. Che però hanno lunga durata e alti costi. Visto che i Comuni non si possono rifiutare di installare queste antenne, pena il pagamento di forti penali, ci dovrebbe essere un movimento di opinione che chieda che si mettano paletti e che dia voce al ‘principio di precauzione’. Esso sostiene che certe misure precauzionali devono essere prese se ci sono fondati rischi sulla salute e sull’ambiente anche nel caso in cui non esistano prove certe sancite dalla scienza".

31 maggio 2020

WEBINAR: 5G NE SAPPIAMO DAVVERO ABBASTANZA?

Tratto da ISDE

5G NE SAPPIAMO 
DAVVERO ABBASTANZA?
VENERDÌ 5 GIUGNO ORE 17  -  19