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17 novembre 2018

Rifiuti, Ministro Costa: "L'economia circolare è la strada da seguire, non gli inceneritori.



Tratto da You tube
Roma, 16 Novembre 2018 - "La strada che noi dobbiamo seguire è quella dell'economia circolare, non quella degli inceneritori". Queste le parole del ministro dell'Ambiente, Sergio Costa, intervistato a margine del convegno su sicurezza e legalità

22 giugno 2017

Ambiente: italiani preoccupati di inquinamento e rifiuti

Ambiente, EcoForum: italiani preoccupati di inquinamento e rifiuti

Inquinamento atmosferico, della terra e dell’acqua e veleni causati dall’industria. Gestione inefficiente dei rifiuti. Clima, con tutte le sue emergenze. Sono i tre ambiti che confermano l’attenzione degli italiani alle questioni ambientali, preoccupazioni sentite, diffuse e accompagnate anche da una buona conoscenza degli sviluppi dell’attualità, se si considera che i cittadini sono informati degli accordi di Parigi sul clima e soprattutto dallo strappo internazionale degli Stati Uniti.
Sembra diffusa anche una buona consapevolezza delle promesse insite nell’economia circolare: per l’88% degli italiani questa rappresenta un modello economico vantaggioso in termini di energia e risparmio di risorse.  E non a caso all’economia circolare dei rifiuti è dedicato l’EcoForum organizzato da Legambiente, La Nuova Ecologia e Kyoto Club in corso a Roma. Dopo aver evidenziato la presenza in Italia di filiere virtuose che producono nuova materia prima e nuove risorse dai rifiuti ma che rischiano di chiudere o di bloccarsi non per problemi tecnologici ma perché le norme non sono adeguate e al passo coi tempi, oggi è stata presentata una ricerca, realizzata da Lorien Consulting, che fa il punto sulla sensibilità ambientale degli italiani.
La preoccupazione rimane alta soprattutto nei confronti dell’inquinamento atmosferico, della gestione inefficiente dei rifiuti e dei cambiamenti climatici. I cittadini sono informati degli Accordi sul clima di Parigi e degli sviluppi di queste ultime settimane, segnate dai due G7 di Taormina e Bologna e dallo strappo definitivo degli Usa di Donald Trump. E credono nell’economia circolare. “Analizzando le tendenze degli italiani – ha detto Antonio Valente, Amministratore Delegato Lorien Consulting – emerge come l’Italia sia un Paese sempre più attento e partecipante alle tematiche ambientali. ....
Per gli italiani le principali minacce ambientali sono legate all’inquinamento atmosferico (39%), a quello industriale, delle acque e dei terreni (33%), alla gestione inefficiente dei rifiuti (32%). Il 62% dei cittadini si informa il più possibile su come fare bene la raccolta differenziata dei rifiuti, il 26% su come risparmiare nei consumi domestici, il 25% sull’acquisto di prodotti alimentari con etichette e tracciabilità ambientale e il 21% si informa su come acquistare prodotti con limitato uso di imballaggi.
Cittadini e istituzioni devono lavorare entrambi : per gli intervistati i principali responsabili della salvaguardia dell’ambiente sono i cittadini (72%) ma anche le istituzioni (78%) devono fare la loro parte. Attenzione c’è anche nei confronti del clima, non solo di quei cambiamenti climatici ormai sotto gli occhi di tutti, ma anche nei confronti delle politiche internazionali e degli ultimi sviluppi che hanno visto l’uscita degli Stati Uniti dagli accordi di Parigi: il 77% degli intervistati sa dello strappo degli Usa e il 60% dichiara che questa scelta comporterà impatti negativi.  
Spiega Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente : “Negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione dei cittadini ai temi ambientali, e nel nostro Paese sono stati compiuti importanti passi avanti. L’Italia è stato il primo paese in Europa a mettere al bando i sacchetti di plastica, ha finalmente una avanzata legge sugli ecoreati e in questi ultimi anni sta dimostrando di essere la culla della nascente economia circolare europea al centro dell’importante pacchetto votato dall’Europarlamento. Sulla scia di questi successi, la Penisola deve però lavorare per superare quegli ostacoli non tecnologici che frenano l’economia circolare e chiudere con l’emergenza rifiuti, da quella sulle discariche non bonificate a quelle della Sicilia e di Roma. Purtroppo non vediamo ancora segnali univoci in questa direzione da parte delle istituzioni nazionali e locali”.

27 febbraio 2017

Gianni Tamino:Ambiente, salute e pensiero sistemico circolare

Ambiente, salute e pensiero sistemico circolare

E’ questo il titolo dell’articolo di Gianni Tamino, pubblicato sulla rivista Sistema Salute all’interno della monografia “Promozione della salute nell’antropocene”.
Un’economia si può considerare sostenibile se è in grado di evitare sprechi di risorse e inquinamenti, che possono mettere a repentaglio gli equilibri ambientali e la salute umana. Ma l’attuale sistema produttivo lineare produce rifiuti ed ha favorito il cambiamento climatico, l’inquinamento atmosferico, la contaminazione delle acque, la rottura dei cicli biogeochimici, con lo sviluppo di nuove malattie, di tipo cronico-degenerativo.
Questo contributo mette a confronto l’economia lineare, che attualmente caratterizza la produzione industriale e agricola, con l’economia circolare della natura, che dura da milioni di anni. Dal confronto emerge che un’economia diversa, senza sprechi di risorse e senza inquinamenti, è possibile, se si seguono le indicazioni che vengono dal sistema produttivo naturale. 
La nuova economia deve utilizzare fonti di energia rinnovabili, come quella di origine solare, e soprattutto deve avere un andamento circolare, con continuo riutilizzo dei materiali impiegati in ogni ciclo produttivo.

04 febbraio 2017

Comunicazione ufficiale del 26 gennaio:"Inceneritori, la frenata della Commissione Europea."

Tratto da Letteraemme

Inceneritori, la frenata della Commissione Europea. 

Con la comunicazione ufficiale del 26/01/2017, “The role of waste-to-energy in the circular economy” (sito delle Ue http://ec.europa.eu/environment/waste/waste-to-energy.pdf) la Commissione Europea ha invitato gli stati membri a rivedere il ruolo e le potenzialità dell’incenerimento dei rifiuti e soprattutto dei fondi che lo sostengono.
«In coerenza col Pacchetto dell’Economia Circolare (2/12/2015) – scrive in una nota Beniamino Ginatempo, presidente di Zero Waste Sicilia, associazione di volontariato di Palermo – richiamando la gerarchia dei rifiuti (riduzione, riutilizzo e recupero, riciclo, recupero energetico e discarica) la Ce fornisce una guida per gli Stati dell’Unione su come assicurare un’equilibrata capacità di energia da rifiuti (EFW) che eviti di danneggiare lo sviluppo di un’economia circolare. In sostanza si riafferma che l’incenerimento (fase 4 delle gerarchia) è antagonista al ruolo strategico di riduzione e recupero dei rifiuti (le prime tre fasi) e pertanto il ruolo futuro dell’incenerimento viene fortemente ridimensionato rispetto alla situazione attuale, con un invito a considerare con attenzione i piani futuri di nuovi inceneritori e le relative politiche di finanziamento». 
La Ce sottolinea inoltre la presenza di un eccesso di capacità di incenerimento che già oggi riguarda molti Paesi e zone d’Europa. Per queste situazioni la Comunicazione suggerisce l’adozione di una serie di strumenti quali la tassazione dell’incenerimento, la terminazione dei sussidi, la moratoria sulla costruzione di nuovi inceneritori e lo spegnimento progressivo di quelli esistenti. Incidentalmente, l’Italia è elencata (con Svezia, Olanda, Germania, Francia ed altri) tra i Paesi che hanno molti inceneritori, non tra quelli in cui mancano e questo oggettivamente porta a riconsiderare le affermazioni secondo le quali “dobbiamo portarci al passo di altri Paesi”.
«Alla luce di questo ennesimo documento – continua  Beniamino Ginatempo – la scelta politica dello Sblocca Italia (art.35) e della regione Sicilia in accordo col Ministero dell’ambiente di puntare sull’incenerimento dei rifiuti, anziché su recupero delle materie prime seconde dai nostri scarti, appare miope ed obsoleta. Andrebbero preferite, invece, le Fabbriche dei Materiali, quegli impianti che dopo il trattamento meccanico biologico (oggi insufficienti in Sicilia) invece di realizzare il combustibile da rifiuti (CSS), continuino il recupero spinto di materia fino all’80-90%, peraltro a costi di realizzazione estremamente più bassi degli inceneritori».

09 settembre 2016

Piernicola Pedicini :Non credete alla favole che gli inceneritori di ultima generazione non inquinano.....

Tratto da Google+


GLI INCENERITORI DI ULTIMA GENERAZIONE UCCIDONO PIÙ DI PRIMA

Il business dei rifiuti è uno dei più redditizi per affaristi e lobbisti. Per decenni in Italia la classe politica ha volontariamente fallito nell'organizzare la raccolta differenziata trasformando il loro dovere di gestire i rifiuti in emergenza. Dietro all'emergenza rifiuti i politici hanno fatto passare le peggiori porcherie, come quella di trasformare ex cementifici in inceneritori. Bruciare i rifiuti ha costi altissimi per la salute dei cittadini. Una nuova ricerca dell'università di Lancaster ha scoperto accumuli di nanoparticelle tossiche nell'encefalo dei soggetti analizzati. Queste particelle ultrasottili sarebbero la causa di molte malattie neurodegenerative come l'Alzheimer. Sotto accusa sono le emissioni dagli inceneritori di ultima generazione e i filtri antiparticolato delle autovetture.

Il Movimento 5 Stelle lotta al Parlamento Europeo per cambiare il nostro modello di sviluppo da economia consumistica a economia circolare, basata cioè sulla prevenzione, sul riciclo e sul riuso del rifiuto che diventa quindi una risorsa. In questo ambito, non c'è spazio per l'incenerimento e ne chiediamo l'abbandono definitivo. Basta fare affari sulla salute dei cittadini!

"Non credete alla favole che gli inceneritori di ultima generazione non inquinano. Se un oggetto viene bruciato non sparisce nel nulla. Cambia semplicemente stato: da solido si trasforma in gassoso. Gli impianti di termovalorizzazione di ultima generazione promettono quello che per le leggi della chimica è impossibile: far sparire nel nulla lo stato solido. Non è così. I potentissimi filtri utilizzati spezzettano i fumi in nanoparticelle, elementi gassosi talmente fini che non possono essere più neanche misurati. L'unica cosa certa è che queste nanoparticelle sono dannosissime per la salute umana.

Le nanoparticelle sono più pericolose delle particelle di diametro superiore perché non soltanto riescono a penetrare facilmente nell'organismo attraverso le vie respiratorie, danneggiando gli organi interni e contribuisce alla formazione di placche che ostruiscono le vie vascolari, ma anche perché riescono a penetrare direttamente nelle cellule, superando l'ostacolo della membrana cellulare e generando i dannosissimi radicali liberi o compromettendo direttamente il DNA.

Inceneritori e filtri antiparticolato delle auto sono responsabili di emissioni incontrollate di particolato ultrafine e nanoparticolato, emissioni che eludono le normative esistenti perché queste particelle sono talmente piccole che non esistono gli strumenti per misurarle. Uno studio pubblicato nel 2013 dalla prestigiosa rivista The LANCET Oncology dimostra che un aumento di 10 milligrammi a metro cubo di particelle con diametro inferiore a 10 micrometri (10 millesimi di millimetro) portano a un aumento del 22% di rischio di insorgenza di patologie polmonari, mentre con quelle con diametro inferiore il rischio aumenta quasi del doppio.

Più piccola è la particella, più grande è il danno alle cellule umane e quindi alla salute. Chi sostiene che i termovalorizzatori di nuova generazione producono emissioni la cui qualità dell'aria in uscita è migliore a quella in entrata è in malafede o non sa di quello che parla. Nel 2012 in tutta Europa erano attivi ben 408 impianti di termovalorizzazione/incenerimento. In Italia 45. Con il decreto "Sblocca Italia" il governo Renzi ha autorizzato la costruzione di 12 nuovi impianti che dovrebbero emettere oltre 2 milioni di tonnellate di polveri sottili...... Continua a leggere qui

Piernicola Pedicini Portavoce M5s Europarlamento


24 agosto 2016

Rifiuti. Esiste una soluzione per avere materia prima europea a basso costo: l'economia circolare

Rifiuti: esiste una soluzione per avere materia prima europea a basso costo

Come avere materia prima europea a basso costo, ridurre le emissioni di CO2 e creare nuovi posti di lavoro, facendo scomparire i rifiuti? La risposta si chiama economia circolare.
Non è un sogno, la Circular Economy, quella in cui ogni scarto è un’opportunità e che si basa sull’eterna reincarnazione della materia, ha tutti i presupposti per affermarsi, alla grande. L’hanno capito le istituzioni, ma anche diverse corporation. Cos’è l’economia circolare di Emanuele Bompan e Ilaria Brambilla, Edizioni Ambiente, spiega con un’analisi sintetica, esauriente e articolata quanto ruota attorno a questo concetto, dove il rispetto della natura e delle persone non preclude lo sviluppo industriale e viceversa.
Quali sono i presupposti fondanti?
Presupposto n. 1: rispetto della Terra e degli uomini. Si parte da una visione olistica. La Terra e tutto ciò che la concerne (uomo compreso) è un unicum dove ogni ciclo biologico va gestito e integrato, senza produrre scarti, né danni ambientali.
Presupposto n. 2: esaurimento delle materie prime e innalzamento dei prezzi. Nel 2010 secondo una ricerca McKinsey 65 miliardi di tonn. di nuovi materiali sono entrati nell’economia, la previsione per il 2020 è di 82 miliardi, uno sfruttamento indiscriminato che riduce la disponibilità degli elementi esistenti in natura (v. tabella) fino al possibile esaurimento.La conseguenza? L’impennata dei costi della materia prima che oggi incide per più del 30% sui costi delle manifatture europee.
Unknown
Presupposto n. 3: disoccupazione. Secondo l’Organizzazione Internazionale del lavoro (ILO), tra la popolazione potenzialmente attiva ci sono 201 milioni di persone senza lavoro, di queste circa 26 milioni nell’Ue.
Presupposto n. 4: rifiuti. Ogni anno nel mondo si producono 1,3 miliardi di tonn. di rifiuti urbani,  circa 1,2 kg di rifiuti urbani pro capite e si immobilizzano miliardi di tonn. di materia ( unused value) con oggetti poco o per nulla usati – secondo l’Università di Stanford un’auto rimane inutilizzata per il 92% del tempo.
Qual è il possibile nuovo modello economico?
I nostri autori prospettano 4 modelli chiave di business a un forte impiego di manodopera:
1. Passaggio dal possesso all’uso. Il prodotto diventa un servizio, si ottimizza l’uso della materia e il produttore è responsabile del prodotto per tutto il suo ciclo di vita, dismissione/rigenerazione compresa. Non si paga lo scambio ma il prezzo d’uso (es. leasing, noleggio, accordo di performance). Un esempio? Michelin Solution in molti casi da’ le gomme in leasing;
2. Rigenerazione e catena di produzione circolare. Il produttore ritira l’usato e lo rigenera. Renault, per esempio, a Chosy Le Roi vicino a Parigi rigenera i pezzi ritirati e li vende al 50-70% del nuovo, con entrate per 250milioni l’anno e 325 addetti. Il design dei volanti rimane di base sempre lo stesso con modifiche migliorative, i pezzi usati possono essere rivenduti all’infinito.
3. Upcycling (termine usato per la prima volta nel 1994): è un nuovo ciclo della materia, che acquista maggior valore con la rigenerazione. Cosa significa? un prodotto che vale 10 mandato in discarica è -10, trasformato in energia vale 3, avviato al riciclo 9, se diventa un materiale più nobile – Aquafil che rigenera le reti da pesca e le trasforma in un filato più da moquette -, quella materia vale più di 10.
4. Life-extension: estensione della vita del prodotto. Il prodotto va progettato per durare: essere rigenerato, ricaricabile, aggiornato (upgrade), riparabile, ma anche reso e/o ritirato a pagamento.......
In sintesi
I vantaggi sono molti, tant’è che anche l’Ue già lo scorso anno (2/12/2015) ha emanato il Pacchetto sull’economia circolare, che attraverso l’ecodesign promuove prodotti durevoli, riparabili, efficienti nell’uso delle risorse, dà la priorità a riuso, riparazione rispetto al riciclo, dichiara lotta all’obsolescenza programmata, mentre la Ellen Mac Arthur Foundation (https://www.ellenmacarthurfoundation.org), fondata dall’omonima ex-velista, forte di partner come Renault, H&M, Nike, Google, Banca Intesa, procede a passi da giganti per promuoverne l’affermazione.
Le condizioni ci sono, quasi tutte (ancora bisogna ragionare sul costo del lavoro per far quadrare il cerchio), sta a noi coglierle.
Per farlo il libro prevede un capitolo per le imprese che vogliono intraprendere questa strada con un link cui far rifermento per entrare nel merito www.toolkitcircirculareconomy.org. Proviamoci.

23 agosto 2016

Patrizia Gentilini:Diritto alla salute, quali verità dietro gli inceneritori di nuova generazione?

Profilo blogger
Medico oncologo ed ematologo, membro di Isde e Medicina Democratica

Tratto da Il Fatto Quotidiano

Diritto alla salute, quali verità dietro gli inceneritori di nuova generazione?

L’antivigilia di ferragosto dall’agenzia adnkronos è stato diffuso un comunicato della SItI (Società Italiana Igiene Medicina Preventiva e Sanità Pubblica) con 7 “verità”  a supporto della presunta utilità e innocuità degli inceneritori di nuova generazione, posizione che sarebbe condivisa anche dall’Istituto Superiore di Sanità. Purtroppo sul  sito ufficiale della SItI non è reperibile il comunicato originale e quindi ci si deve limitare a quanto diffuso da adnkronos e ampiamente ripreso dai media. C’è da rimanere  profondamente sconcertati davanti alle “7 verità”  perché non solo nessuna di esse è scientificamente supportata, ma addirittura alcune affermazioni sono in netto contrasto con ciò che emerge dalla letteratura scientifica. Non sono mancate pronte repliche sia da parte dell’Isde (l’Associazione dei Medici per l’Ambiente) che di Medicina Democratica, ma alcune considerazioni della SItI meritano di essere prese  in esame.
Si afferma ad esempio che  gli inceneritori “non provocano rischi sanitari acuti e cronici per chi vive in prossimità degli impianti” e che dallo studio epidemiologico Moniter “una delle più sofisticate ricerche al mondo sul rischio connesso alle emissioni di inceneritori […] si evidenzia chiaramente la assenza di rilevanti rischi sanitari acuti e cronici per chi vive in prossimità degli impianti”. Come già tante volte ho avuto modo di scrivere  sono viceversa numerosi gli studi scientifici (anche recentissimi) che dimostrano esattamente il contrario e descrivono effetti sia a breve (esiti riproduttivi, malformazioni, esiti cardiovascolari, respiratori) che a lungo termine (soprattutto tumori). E’ vero che per la gran parte (ma non per la totalità) si tratta di studi che riguardano impianti di “vecchia generazione”, ma dove sono studi epidemiologici che valutano gli effetti a lungo termine degli inceneritori di “nuova” generazione?
Quanto poi al Moniter – condotto dopo gli allarmanti risultati per la salute femminile emersi dall’indagine sugli inceneritori di Forlì, e costato ben 3 milioni e 400.000 euro di soldi pubblici – si fa presente che sono solo 2 gli studi usciti da questo immane lavoro che sono stati pubblicati su riviste internazionali. Tali studi segnalano un incremento statisticamente significativo del rischio di nascite pre-termine e di abortività spontanea in relazione alle emissioni degli impianti. Abortività  spontanea e prematurità  sono quindi per la SItI inquadrabili come  “assenza di rilevanti rischi sanitari”? Ancora si afferma che le discariche inquinano più degli inceneritori, dimenticando che gli inceneritori (anche di terza generazione) necessitano di discariche speciali per le ceneri leggere, quelle che residuano dai filtri e dai processi di lavaggio dei fumi,residui tossici che non ci sarebbero senza la combustione.
Ancora si parla di “un bilancio energetico complessivo positivo, con produzione di energia e sistemi di teleriscaldamento come accade virtuosamente da anni in città come BresciaLecco e Bolzano.In realtà dal punto di vista energetico, anche con le migliori tecnologie disponibili, si raggiunge un rendimento pari al 40% dell’energia associata ai rifiuti in ingresso, risultato che si può ottenere solo attraverso un uso efficiente del teleriscaldamento e di fatto realizzato solo nelle 3 città citate. In realtà secondo i dati della Epa a parità di materiale l’energia risparmiata con il riciclo è da due a sei volte superiore a quella recuperata con l’incenerimento!
E’ davvero deprimente constatare che si ridicolizza il concetto di “rifiuti zero”, non si conosce il concetto di “economia circolare” e si dipinge l’incenerimento come soluzione del problema rifiuti. Sono invece proprio questi impianti che ostacolano la soluzione dell’“emergenza rifiuti” perché – una volta costruiti –   devono essere alimentati per decine di anni con grandissime quantità di rifiuti, impedendo riduzione, riuso e riciclo dei materiali. C’è quindi una “caccia” ai rifiuti per ogni dove – con ovvio aggravio del traffico pesante – o  addirittura si assimilano i rifiuti speciali non pericolosi (prodotti da utenze commerciali e produttive) ai rifiuti urbani (gli unici di cui dovrebbe farsi carico l’amministrazione pubblica) pur di avere quantità adeguate da bruciare.
La pratica della assimilazione è ampiamente diffusa in Emilia Romagna e Toscana e questo anche se la normativa comunitaria prevede che i rifiuti speciali siano gestiti a mercato libero, in quanto per la massima parte facilmente riciclabili. Si dimentica che gli inceneritori sono finanziati ogni anno con 500 milioni di euro pagati da tutti noi con la bolletta elettrica e questo trasforma l’incenerimento in un ottimo investimento per i gestori, ma non certo per la salute e l’occupazione. Non è certo da oggi che andiamo ribadendo questi concetti: se fossimo stati ascoltati e le risorse spese a favore degli inceneritori fossero state impiegate per raccolta domiciliare e centri di riciclo, quanti problemi avremmo risolto? Quanti ricoveri ospedalieri, sofferenze e morti avremmo risparmiato?
Davanti  ad argomentazioni così banali e  superficiali della SItI c’è solo da arrossire: come si può pretendere che i cittadini abbiano fiducia nella classe medica se una parte qualificata di essa si dimostra quanto meno così poco informata? Personalmente voglio ancora credere nel ruolo dei medici e della sanità pubblica e non rassegnarmi davanti a quella che vorrei fosse solo superficialità e incompetenza, ma non vorrei nascondesse intrecci con interessi che nulla hanno a che fare con la tutela della salute.

09 luglio 2016

Gli italiani sono sempre più preoccupati dai problemi ambientali.

Gli italiani temono l'inquinamento, ecco perchè

Risultati immagini per gli italiani temono l'inquinamento
Gli italiani sono sempre più preoccupati dai problemi ambientali, che rientrano tra i timori maggiori insieme al terrorismo, alla disoccupazione e all’emergenza immigrazione. A rivelarlo è un sondaggio condotto dall’istituto di ricerche Lorien Consulting, presentato questa mattima al Forum sui Rifiuti di Legambiente in corso a Roma, giunto quest’anno alla sua terza edizione.
Dalla ricerca è emerso che il 35% degli italiani è preoccupato da tematiche ambientali. I cittadini nutrono sfiducia nei confronti delle attuali politiche ambientali, considerate misure tampone. Gli italiani sono ben consapevoli che occorrono investimenti strutturali per prevenire e rimarginare le ferite ambientali. Tra le misure indicate dai cittadini per uscire dalla crisi ecologica figurano maggiori investimenti nelle energie rinnovabili e un grande piano di messa in sicurezza del territorio.
Il 57% dei cittadini ha sviluppato una coscienza ecologica e fa autocritica, ritenendosi responsabile in prima persona della tutela ambientale. Sul fronte ambientale l’insoddisfazione maggiore si rileva nella gestione dei rifiuti, ritenuti una delle più gravi minacce ambientali dal 28% degli italiani. I cambiamenti climatici sono temuti dal 30% degli intervistati. L’inquinamento industriale e lo smog rappresentano una fonte di preoccupazione rispettivamente per il 34% e per il 44% della popolazione.
Gli italiani non si limitano a nutrire timori, ma cercano di fugare le loro paure impegnandosi a ridurre la loro impronta ecologica. Ottimi i dati sulla raccolta differenziata: Il 93% del campione interpellato dichiara di farla. Il 59% si impegna a differenziare correttamente i rifiuti per tutelare l’ambiente.
La ricerca ha fatto inoltre emergere un interesse crescente degli italiani verso l’economia circolare, ritenuta una soluzione alla crisi ambientale ed economica che affligge il Paese. Il 92% dei cittadini la ritiene vantaggiosa. Al Forum è stato presentato anche il report sull’edilizia sostenibile, redatto dall’osservatorio Recycle di Legambiente. Lo studio elenca una serie di progetti virtuosi in cui sono stati impiegati materiali di ricicloper realizzare nuovi edifici, riducendo i prelievi dalle cave. Tra questi anche grandi opere come lo Juventus Stadium e il Palaghiaccio di Torino.
Gli esperti hanno ricordato che i materiali da riciclo, oltre ad avere un impatto ambientale minore, sono anche più competitivi e ormai garantiscono le stesse prestazioni di quelli tradizionali. I vantaggi per l’ambiente sono notevoli: per fare solo un esempio riciclando una maggiore quantità di pneumatici fuori uso sarebbe possibile risparmiare l’emissione di 225 mila tonnellate di CO2

09 maggio 2016

GREENREPORT - ECONOMIA CIRCOLARE, PER L’ITALIA 541 MILA POSTI DI LAVORO IN CERCA DI POLITICA INDUSTRIALE

Tratto da greenreport.it

ECONOMIA CIRCOLARE, PER L’ITALIA 541 MILA POSTI DI LAVORO IN CERCA DI POLITICA INDUSTRIALE

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La flebile ripresa economica che sperimenta oggi l’Italia si dimostra effimera ogni giorno di più, come conferma l’Istat nella sua ultima nota d’aggiornamento sull’andamento economico del Paese:  «L’evoluzione del clima di fiducia rimane incerta – evidenzia l’Istituto nazionale di statistica – e l’indicatore composito anticipatore dell’economia italiana segnala rischi di un rallentamento dell’attività economica nel breve periodo». Nonostante l’ostinazione messa in campo negli ultimi 8 anni, appare evidente che non riusciremo ad uscire dalle secche della crisi perseguendo e precarizzando lo stesso modello economico che verso la crisi ci ha condotto.....
L’alternativa più solida da percorrere rimane quella dello sviluppo sostenibile, che nella sua accezione di economia circolare è oggetto di crescenti attenzioni. I vantaggi  appaiono oggi chiaramente delineati. L’economia circolare – come è stato sottolineato ieri durante un convegno sul tema organizzato a Roma dall’Enea, l’Agenzia nazionale per l’energia, le nuove tecnologie e lo sviluppo economico sostenibile – può generare importanti benefici per l’ambiente e il sistema produttivo, con particolare riferimento al settore manifatturiero dove si possono ottenere consistenti riduzioni dei costi di produzione tenuto conto che le materie prime incidono fino al 60% del prezzo finale dei prodotti.
In particolare, la Commissione europea stima che l’eco-progettazione, la riduzione della produzione di rifiuti e il loro riutilizzo, possono generare risparmi pari a 600 miliardi di euro per le imprese (l’8% del fatturato annuo) e ridurre le emissioni di gas serra di 450 milioni di tonnellate l’anno.
 Secondo un recente studio, in Italia la piena implementazione dei principi dell’economia circolare lungo l’intera catena del valore  – che comprende progettazione, produzione, uso e gestione del fine vita dei prodotti – potrebbe creare 541 mila nuovi posti di lavoro, a fronte di soli 35 mila in uno scenario business as usual.
«La transizione da un’economia lineare ad una circolare – spiega Roberto Morabito, responsabile del dipartimento Sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali dell’Enea – è una necessità per tutti i Paesi e ancora di più per l’Italia, povera di materie prime critiche ma con una forte industria manifatturiera alla quale garantire un approvvigionamento stabile e sicuro di tali risorse. In questo scenario risulta fondamentale l’apporto della ricerca e dell’eco-innovazione per rafforzare la competitività della nostra industria in chiave sostenibile». I vertici delle istituzioni nazionale, o almeno una loro parte, sembrano ormai consapevoli delle possibilità: quella dell’economia circolare è per il sottosegretario all’Ambiente Silvia Velo, presente ieri a Roma, la «sfida ambientale ed economica più importante dei prossimi anni. Un’occasione straordinaria che governo, regioni, comuni e aziende di servizio pubblico locale dovranno saper cogliere». Nonostante i buoni propositi, i successi sul territorio si concretizzano però ancora all’interno di singole eccellenze; a mancare è una regia sistemica, una politica industriale che possa guidare verso progressi significativi.....
 «Come riconosciuto dai leader di tutto il mondo – ha concluso l’Aurelio Peccei Lecture Enrico Giovannini, ex ministro e portavoce dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS) –  la questione dello sviluppo sostenibile non riguarda solo le generazioni future ma riguarda noi, oggi e l’Italia deve e può fare la sua parte per superare le gravi problematiche  ambientali, sociali ed economiche che preoccupano così tanto i cittadini».

13 aprile 2016

CETRI -TIRES :“Laudato SI Trivelle NO – Manuale di Sopravvivenza per italiani che non vogliono morire fossili”

Tratto da Noalcarbone Brindisi

LAUDATO SI TRIVELLE NO - UN EBOOK PER CHI CREDE IN UNA NUOVA ECONOMIA ETICA E SOSTENIBILE.

   
“Laudato SI Trivelle NO Manuale di Sopravvivenza per italiani che non vogliono morire fossili”, è un'opera punto diriferimento per chi crede in una nuova economia solare digitale, circolare, etica, sostenibile e "sharing". Un modello di economia già esistente e che necessita solo di essere conosciuto e divulgato.
Un eBook di altissimo valore scientifico e culturale curato e redatto dal CETRI–TIRES, rilasciato con licenza Creative Commons e scaricabile gratuitamente e altrettanto gratuitamente riproducibile.

All'interno del libro un intervento sulla sitazione drammatica dell'industrializzazione a Brindisi ........


05 febbraio 2016

1) "Impianti di riciclo invece che inceneritori", lettera aperta della Dott. ssa Margherita Bologna al Ministro Galletti sullo Sblocca Italia 2)Sui nuovi inceneritori di rifiuti urbani, le regioni si spaccano.

Riceviamo su facebook di Unitiperlasalute  un commento  della Dottoressa Bologna  e pubblichiamo

Tratto da Ecodallecitta'
Immagine:
"Impianti di riciclo invece che inceneritori", lettera aperta della Dott. ssa Bologna al Ministro Galletti sullo Sblocca Italia
La ricercatrice esperta di tecnolgie tmb: "La Direzione Generale del Ministero dell'Ambiente e il Ministro Galletti prendano atto formalmente e operativamente dell'esistenza di tecnologie in grado di sostituire gli inceneritori"
12 gennaio, 2016
Ecco il testo della lettera:

Al Direttore Generale del Ministero dell'Ambiente Mariano Grillo,
Al Ministro dell'Ambiente Gianluca Galletti
29 -12 -2015
Ho appreso dalla stampa la proposta contenuta nella nuova bozza di Decreto Attuativo dell'art. 35 dello Sblocca Italia nella quale, rispetto alla precedente, si riduce il numero degli inceneritori da costruire nelle varie regioni d'Italia ma si prospetta sempre la stessa vecchia soluzione per la chiusura del ciclo, senza tenere conto della proposta per la gestione dei rifiuti con impianti dedicati che consentono di superare sia la discarica che l'incenerimento che ho presentato nell'incontro avuto al Ministero dell'Ambiente il 18 novembre scorso con diversi funzionari  ai quali ho lasciato una chiavetta con la documentazione relativa al mio progetto e un promemoria contenente diverse proposte operative.

Mi permetto di evidenziare che  gli inceneritori sono impianti che producono un maggiore carico inquinante totale e in particolare di CO2, rispetto alle nuove tecnologie assemblate nella mia proposta. Le soluzioni alternative che prospetto, oltre alla possibilit
à di recuperare materia dall'indifferenziato e di promuovere l'economia circolare, sono certamente maggiormente sostenibili anche dal punto vista del clima. Un'ultima considerazione: i nuovi inceneritori previsti sono dislocati soprattutto al sud dove c'è maggiore necessità di creare posti di lavoro che l'incenerimento dei rifiuti non dà se non in misura molto limitata.  

Pertanto chiedo che la Direzione Generale del Ministero dell'Ambiente e il Ministro Galletti stesso prendano atto formalmente e operativamente dell'esistenza di tecnologie in grado di sostituire gli inceneritori, dal momento che questi impianti sono venduti in Italia e, tra l'altro, costano meno degli inceneritori. A tale proposito avevo concordato di organizzare con la Conferenza delle Regioni e la collaborazione del Ministero dell'Ambiente un incontro rivolto agli Assessori all'Ambiente di tutte le Regioni d'Italia avente per oggetto la presentazione da parte della sottoscritta delle nuove ed efficaci tecnologie per gestire le diverse tipologie di rifiuti compresi gli indifferenziati (vedi mia mail al Ministero e alla Conferenza delle Regioni del 19-11-2015).

Ricordo che il Ministro Galletti, quest'anno a Ecomondo, ha appreso direttamente dalla sottoscritta l'esistenza di tali impianti per trattare l'indifferenziato nel corso dell'incontro realizzato dalla Fondazione Sviluppo Sostenibile e, quando al termine del suo discorso gli ho comunicato che la mia proposta ha ricevuto l'attenzione del Commissario Europeo all'Ambiente Vella, il Ministro mi ha riposto davanti ai tanti presenti che affollavano il tavolo dei relatori, affermando che saranno realizzati gli impianti che propongo.
Del resto nella scala gerarchica che norma la gestione dei rifiuti il recupero di materia è 
p
rioritario all'incenerimento.
 
In attesa di una risposta porgo cordiali saluti
dott.ssa Margherita Bologna
(esperta tecnologie tmb
)
 

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Tratto da Il Foglietto 

2) Sui nuovi inceneritori di rifiuti urbani, le regioni si spaccano.


"Un paese civile ed avanzato scommetterebbe sull’economia circolare non su quella insostenibile che scarica gli inquinanti direttamente nei corpi dei cittadini."Forum H2O

Si era capito dall’inizio che lo “Sblocca Italia” non fosse foriero di provvedimenti positivi per l’ambiente. Ora i nodi vengono al pettine. Mercoledì scorso, ad esempio, in Conferenza Stato-Regioni si è riaperto lo sgradevole capitolo degli inceneritori.
Le Regioni, chiamate ad esprimersi sullo schema di decreto relativo all’“individuazione della capacità complessiva di trattamento degli impianti di incenerimento di rifiuti urbani e assimilabili in esercizio o autorizzati a livello nazionale”, che prevede di costruire nove inceneritori, si sono divise. Solo cinque (‎Lombardia, Marche, Umbria, Abruzzo e Molise) hanno espresso parere negativo, adducendo diverse motivazioni. Le restanti 15 hanno approvato lo schema, «seppure condizionando il proprio parere positivo – ha spiegato il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini – all’accoglimento di alcuni emendamenti relativi all’integrazione tra piani regionali e piano nazionale». ....
Perciò, al fine di condurre ulteriori approfondimenti, l’atto, su richiesta dello stesso Bonaccini, è stato rinviato alla prossima riunione della Conferenza. .... Oggi dovrebbe tenersi una conferenza straordinaria decisiva, ma il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, ha già detto che sono impianti d'importanza strategica e, quindi, le Regioni non hanno voce in capitolo, l'unica concessione sarà l'istituzione di un tavolo di consultazione.
Tornando agli inceneritori, la Regione Umbria, per la quale era presente l’assessore Antonio Bartolini, ha espresso voto contrario poiché il governo non tiene conto del Piano regionale umbro per i rifiuti, che prevede una raccolta differenziata al 68,6% ed il collocamento sul mercato di Combustibile solido secondario (CSS) per 58mila tonnellate l’anno, portando così il fabbisogno di trattamento termico a 72mila tonnellate all’anno. Un piano che rende quanto mai diseconomica la realizzazione di un eventuale termovalorizzatore, tanto più in una regione che già ha alti livelli di inquinamento in città come Terni. Sulla posizione dell’Umbria hanno inciso non poco gli agguerriti comitati locali. «Occorre pensare a diverse tecnologie anche perché sostenere che bisogna incenerire per chiudere le discariche è un mito da sfatare, dato che per ogni 100 mila tonnellate di rifiuti bruciati ce ne sono 25 mila di ceneri − dice Fabio Neri del Comitato No inceneritori − bisogna estendere il porta a porta a tutti i comuni dell’Umbria».
Anche l’Abruzzo, dove si rischia di costruire un inceneritore, incalzato dai movimenti, ha detto no. «Questi impianti – sottolinea il Forum H2O – devono essere nutriti continuamente, l’esatto opposto di quello che prevede una gestione virtuosa del ciclo dei rifiuti. Un paese civile ed avanzato scommetterebbe sull’economia circolare non su quella insostenibile che scarica gli inquinanti direttamente nei corpi dei cittadini. Ci organizzeremo come abbiamo fatto per Ombrina respingendo al mittente questo ennesimo assalto al territorio abruzzese».
Una posizione condivisa dalle associazioni Zero Waste ItalyLegambienteWWF ItaliaGreenpeace e Fare Verde, che alla vigilia della Conferenza avevano scritto al ministro Galletti: “La nuova Bozza di Decreto, pur riducendo gli inceneritori strategici da 12 a 9 conferma gli assunti erronei pro-inceneritori di quello precedente, a partire da quello principale e più marcatamente sbagliato: pretrattamento dei rifiuti urbani residui (RUR) = incenerimento” e aggiungono “Si continua a puntare sull’incenerimento quando l’andamento della produzione di rifiuti solidi urbani è da anni in calo. E la bozza di decreto presuppone che per corrispondere alle necessità di trattamento del rifiuto, obbligo previsto dalla Direttiva 99/31 sulle discariche, sia necessario far passare il RUR attraverso sistemi di trattamento termico. Ma non è così, e lo ribadiamo”.
Ma non basta. Sempre secondo gli ambientalisti questo provvedimento sarebbe in contrasto con il Collegato ambientale alla Legge di Stabilità 2014 appena approvato dal Parlamento, che prevede una serie di misure sulla prevenzione della produzione di rifiuti, come il ritorno del vuoto a rendere, la promozione del compostaggio di comunità, lo stop al divieto del conferimento in discarica dei rifiuti ad alto potere calorifico. Né si tiene conto del Pacchetto dei provvedimenti sull’economia circolare, appena varato dal Parlamento europeo.....
Ma il punto più irricevibile del provvedimento in discussione è l’equiparazione fra pretrattamento e incenerimento, un principio che non è rinvenibile in nessuna Direttiva europea e che non tiene conto né dei problemi ambientali che tale approccio può generare, né della strategia dell’Unione europea sull’economia circolare. Insomma, un provvedimento completamente avulso dalla realtà che, da una parte, non tiene conto delle programmazioni poste in essere dagli enti locali e, dall’altro, neppure dell’evoluzione tecnologica in atto, che pone in campo le cosiddette “Fabbriche dei materiali”. Impianti di pretrattamento a freddo, volti al recupero di materia, quanto mai necessari in tempi di crisi. 
Come giustamente hanno detto i movimenti per l’acqua abruzzesi, è un provvedimento “salvifico per i grandi affari delle multi-utility, con impianti complessi che una volta costruiti bloccheranno per decenni la filiera del riciclo, perché dovranno ammortizzare i costi di costruzione”.Leggi su Il Foglietto  l'articolo integrale