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20 agosto 2021

Gli interferenti endocrini (EDCs) e il loro impatto sulla salute

Tratto da Peacelink

Gli interferenti endocrini (EDCs) e il loro impatto sulla salute

La contaminazione di aria, acqua e suolo con sostanze chimiche di sintesi - in particolare gli EDCs - comporta preoccupanti esposizioni a rischio attraverso la catena alimentare, gli ambienti di vita e di lavoro e l'inquinamento dell'aria indoor e outdoor con effetti tossici, mutageni e cancerogeni.
11 agosto 2021
Carlo Romagnoli (Medico specialista in Igiene, Epidemiologia e Sanità Pubblica, Presidente ISDE Umbria)
Fonte: Sistema Salute, 65, 2 2021: pp.172-202

RIASSUNTO

Rischio

Gli interferenti endocrini (EDCs) sono sostanze chimiche di ampio uso capaci di alterare il fisiologico funzionamento del sistema endocrino, con modalità di azione peculiari, impatti sulla salute umana e animale tanto ampi quanto complessi e difficoltà nel misurarli sulla base di canonici approcci tossicologici ed epidemiologici. Preoccupazioni per la salute degli esposti involontari derivano dai biomonitoraggi su bambini ed adulti che documentano la compresenza di numerosi EDCs nei liquidi biologici.

Problematiche affrontate
La contaminazione delle matrici ambientali (aria, acqua e suolo) da parte di sostanze chimiche di sintesi comporta, da molti anni, preoccupanti esposizioni a rischio per gli uomini attraverso la catena alimentare, gli ambienti di vita e di lavoro e l'inquinamento dell'aria indoor e outdoor con effetti tossici, mutageni e cancerogeni. In questa cornice ulteriori preoccupazioni nascono dalle proprietà che un numero crescente di sostanze chimiche di sintesi hanno di produrre effetti patogeni sulla salute dell'uomo e di altre specie viventi interferendo o meglio sregolando la funzione del sistema endocrino: gli Endocrine Disruptor Chemicals (EDCs) sono specifiche sostanze chimiche esogene - o una loro miscela- capaci di interferire con qualsiasi aspetto della funzione ormonale.

Obiettivi, materiali, metodi e risultati

  • Obiettivi: ci si propone di raccogliere le raccomandazioni per la prevenzione ambientale dei danni da EDCs e comprendere i motivi di ritardi e carenze nelle misure di sanità pubblica per prevenire le esposizioni a rischio.
  • Materiali e metodi: overview delle raccomandazioni per la prevenzione primariacontenute nelle principali revisioni di revisioni sugli EDCs, analizzandole alla luce anche dei conflitti di interesse dichiarati dagli autori.
  • Risultati: a) principali raccomandazioni per la prevenzione emerse in letteratura nel loro sviluppo temporale dal 1991 al oggi; b) frazioni attribuibili del carico di specifiche patologie e connessi costi della mancata prevenzione; c) misure relative agli EDCs nella nuova UE Chemical Strategy.

Note: Si allega a questa pagina web il saggio completo.

Allegati

22 aprile 2021

Digitalizzare il Paese salvaguardando la salute dei cittadini

 Tratto da greenreport

5G, Legambiente scrive a Draghi: no all’innalzamento dei limiti di esposizione

Digitalizzare il Paese salvaguardando la salute dei cittadini

[21 Aprile 2021]

Insieme a scienziati e ad altre associazioni, enti, comitati cittadini, Legambiente si è appellata al presidente del Consiglio dei ministri Mario Draghi, alla presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati e al presidente della Camera dei deputati Roberto Fico illustrando in una lettera le ragioni dei sui timori e sottolinea che «La proposta di valutazione di innalzamento dei limiti di esposizione ai campi elettromagnetici proposta per il PNRR va respinta per motivi scientifici ed etici: ne è convinta Legambiente, preoccupata per la tutela della salute e dell’ambiente correlati al rischio emergente dell’inquinamento elettromagnetico, anche in relazione alle nuove tecnologie come il 5G per la telefonia mobile e all’Internet Of Things (IOT)».

La questione è stata illustrata in una conferenza stampa che ha visto intervenire Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, Fiorella Belpoggi, Istituto Ramazzini, Fausto Bersani, Federconsumatori (Rn) e ISDE Italia, Pietro Comba, Collegium Ramazzini, Livio Giuliani, dirigente di ricerca ex ISPELS, coordinati dalla responsabile Energia di Legambiente Katiuscia Eroe.

Nella lettera, Ciafani, scrive: «Non si comprende il parere favorevole alla valutazione di innalzamento dei limiti di esposizione all’inquinamento elettromagnetico in Italia per il PNRR Implementare nuovi tipi di radiofrequenze, come alcune di quelle utilizzate con il 5G, con un contemporaneo innalzamento dei limiti di protezione, non è necessario tecnicamente e quanto meno inopportuno, considerando i pericoli emersi da studi sperimentali ed epidemiologici sulle frequenze già in uso. Qualora tale proposta venisse accolta nella normativa nazionale, non potremmo che ravvisarvi motivate criticità sul piano sanitario».

Il 24 marzo la IX Commissione Permanente della Camera dei deputati ha, infatti, espresso parere favorevole sulla proposta di adeguamento dei limiti di immissione elettromagnetica a quelli proposti a livello europeo di 61 Volt/metro, che assumono come effetti avversi solo gli effetti termici, cioè il riscaldamento dei tessuti.

In Italia il limite massimo di esposizione al campo elettrico a radiofrequenza (CEMRF) è di 20 Volt/metro (40 V/m per le onde centimetriche) per esposizioni brevi od occasionali, mentre è di 6 Volt/metro il tetto di radiofrequenza (valore di attenzione) per il campo elettrico generato dalle radiofrequenze/microonde per esposizioni all’interno di edifici adibiti a permanenza non inferiore a quattro ore giornaliere (DM 381/ 98 e del DPCM8/7/2003).

Ciafani evidenzia che «Asserire che i limiti italiani sono inferiori solo di tre volte a quelli europei, quando lo sono di 100 volte in termini di densità di potenza, è riduttivo e fuorviante rispetto alla reale entità del cambiamento. L’Italia ha una normativa molto avanzata sotto il punto di vista della tutela della salute: sono gli altri paesi europei che devono allinearsi al nostro e non viceversa».

Secondo gli ambientalisti, «Il limite proposto di 61 Volt/metro non tiene conto delle numerose evidenze scientifiche in laboratorio che hanno ormai dimostrato la presenza di effetti biologici non termici anche molto gravi, fino a forme tumorali, anche in presenza di livelli di esposizione inferiori. Inoltre, va sottolineato che i livelli di riferimento di cui all’allegato III della Raccomandazione del Consiglio 1999/519/CE di 61 Volt/metro per gli effetti termici risultano 100 volte superiori a quelli italiani quando confrontati con i nostri valori di attenzione».

Legambiente e tutti i firmatari ritengono fondamentale: mantenere per i campi elettrici generati dalle radiofrequenze/microonde all’interno di edifici adibiti a permanenze non inferiori a quattro ore giornaliere, il valore di protezione di 6 Volt/metro; riportare la misurazione del campo elettrico o della densità di potenza dell’onda elettromagnetica per i controlli dei Comuni e delle ARPA a medie sui 6 minuti invece che nelle 24 ore, come prevedeva la norma tecnica CEI 211-7, modificata dal decreto legge del Governo Monti n. 179/2012; mantenere e favorire lo strumento del regolamento Comunale come forma di pianificazione territoriale e tutela sanitaria, in particolare per categorie particolarmente vulnerabili; finanziare ricerche indipendenti, epidemiologiche e sperimentali, sulle onde centimetriche del 5G a 26 GHz (non ancora studiate in maniera adeguata,) finalizzate ad approfondire i possibili impatti sulla salute.

22 settembre 2016

1)BRINDISI, CENTRALI ELETTRICHE KILLER .Urge una decisa 'DECARBONIZZAZIONE' 2)FER, IN SALITA NONOSTANTE IL CALO DI INVESTIMENTI IN ENERGIA.

Tratto da Affari Italiani

Brindisi, Centrali elettriche killer
Urge una decisa decarbonizzazione.

Brindisi cerano1

L'impennata di tumori anche a Brindisi fa delle 3 centrali elettriche dei veri e propri 'killer'

Al Congresso Mondiale di Epidemiologia Ambientale, svoltosi a Roma nel mese di settembre, sono state presentate alcune evidenze di danno sanitario, provocato dall’inquinamento industriale, a carico delle popolazioni nelle aree di Taranto e Brindisi . Si tratta di anticipazioni di uno studio commissionato dalla Regione Puglia ad un gruppo di ricerca guidato daFrancesco Forastiere del DEP Lazio e composto da ricercatori di ARPA Puglia, Ares, ASL di Brindisi e Taranto.

 
Nell'ambito di tale studio, per quanto riguarda Brindisi, si è focalizzata l'attenzione sulle tre centrali elettriche, che hanno iniziato la loro attività nel 1961, nel 1969 e nel 1991 con differenti combustibili (gasolio, orimulsion e carbone) prendendo in considerazione le loro specifiche emissioni. Nel contempo si è costituita una coorte di 223.994 persone residenti dal 2000 al 2013 in sette municipi della provincia compreso quello di Brindisi. Le persone sono state seguite nel loro destino sanitario fino al 2013.
A ciascuna persona è stato attribuito un livello di esposizione con l'ausilio di complessi modelli di calcolo,utilizzando le emissioni in aria delle centrali elettriche relative all'anno 1998. I ricercatori hanno tenuto conto della posizione socio-economica dei componenti la coorte in base ai dati delle sezioni di censimento del 2001. Come è noto la posizione socio-economica ha un effetto importante sulla salute.
Nonostante l'apparentemente esiguo valore annuo (0,30 microgrammi/m3) del livello medio di esposizione della popolazione al PM10 originato dalle centrali elettriche, emerge, per coloro che sono stati più esposti di altri (differenza pari a 0,62 microgrammi/m3), un maggior rischio di morte per tutti i tumori (+8%), per tumore del pancreas (+11%), tumore della vescica (+16%), malattie respiratorie (+12%) e per eventi coronarici acuti (+11%).

 
                        Brindisi cerano Inquinamento
I ricercatori concludono che "l'inquinamento industriale proveniente dalle centrali è stato associato con la mortalità della coorte costituita dalla popolazione residente nell'area".....
Ancora una volta siamo davanti a evidenze scientifiche che indicano come la pressione su ambiente e persone da parte di attività economiche che pur rientrano nei termini di rispetto delle soglie di legge, rappresenta un rischio documentato per la salute. Non vorremmo che l'attesa per un adeguamento delle norme alle conoscenze scientifiche determinasse una totale inazione delle autorità competenti, inazione che lasci le persone respirare e ammalarsi a norma di legge.

Appare anche opportuno che questo ultimo studio fosse acquisito dalla Procura della Repubblica competente, per il possibile rilievo penale di questi dati, sia con riferimento a fattispecie di reato contro l'ambiente che contro l'incolumità pubblica. Qui l'articolo integrale

A cura di Salute Pubblica - Brindisi

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Tratto da Canalenergia.com 

FER, IN SALITA NONOSTANTE IL CALO DI INVESTIMENTI IN ENERGIA

Nonostante un contesto globale che vede gli investimenti nel settore energia in discesa arrivando ad attestarsi a 1,8 trilioni di dollari, l'8% in meno rispetto all'anno scorso, le rinnovabili continuano a registrare numeri positivi. 
 E' il quadro tracciato dal rapportoWorld Energy Investment 2016 realizzato dall'International Energy Agency (IEA). Secondo lo studio, come si legge sul sito del Guardian, nel 2015 sono stati investiti 313 miliardi di dollari in fer e altre forme di produzione di energia a basse emissioni di carbonio.  I dati più rilevanti, in particolare, sono stati registrati nel settore della produzione di energia elettrica, trend a cui ha contribuito la rapida discesa del costo delle turbine eoliche e dei pannelli solari.  
Se le energie pulite si caratterizzano per numeri in crescita, lo stesso non accade a livello globale per la generazione elettrica dal gas, una soluzione che, nonostante sia proposta come una via di transizione tra le centrali a carbone e le rinnovabili – scrive il Guardian citando lo studio della  IEA – è scesa del 40%
In questo contesto globale - in cui il più grande investitore in energia rimane la Cina, con 315 miliardi di dollari spesi nel 2015 – si sta verificando un  “un ampio riorientamento” dei sistemi energetici, finalizzato a promuovere la riduzione di emissioni di carbonio e l'efficienza energetica come sottolinea la IEA nel suo rapporto .