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14 giugno 2017

Clotilde Nonnez: insegnante di yoga fa causa alla Francia per l’inquinamento

Tratto da Rinnovabili.it

Insegnante di yoga fa causa alla Francia per l’inquinamento

Clotilde Nonnez ha condotto una vita sana e sportiva, ma vivendo nell’inquinamento di Parigi ha sofferto di asma e polmoniti. Così è ricorsa in tribunale
inquinamento
(Rinnovabili.it) – Lo stato non l’ha protetta dagli effetti sulla salute dell’inquinamento atmosferico. Per questa ragione Clotilde Nonnez, insegnante di yoga di 56 anni, ha citato in giudizio la Francia presso il tribunale amministrativo di Parigi dopo aver vissuto 30 anni nella capitale e aver visto peggiorare la sua salute, in particolare quando lo smog ha raggiunto livelli record lo scorso dicembre.
L’avvocato della donna, François Lafforgue, ha dichiarato che 48 mila persone ogni anno muoiono precocemente a causa dell’inquinamento dell’aria, e ha utilizzato questi dati per sostanziare il suo atto d’accusa in tribunale: «Stiamo riportando lo stato ai suoi compiti, perché pensiamo che i problemi di salute di cui soffrono le vittime dell’inquinamento derivino da una sostanziale inerzia da parte delle autorità». Nelle prossime settimane, ha annunciato, nuovi casi giudiziari verranno aperti in altre città francesi.

inquinamento
Clotilde Nonnez
Eppure Parigi sta lottando contro lo smog, mettendo in campo diverse misure: senza l’etichetta che attesta il rispetto di alcuni standard si rischiano multe, sono aumentate le zone a traffico limitato e 3 km sulla riva destra della Senna sono stati pedonalizzati. Ma la signora Nonnez non ha sentito ragioni: dalla sua ha una cartella clinica in progressivo peggioramento, con asma e polmonite ricorrenti nonostante dichiari di aver condotto una vita sana, prima lavorando come ballerina e poi come insegnante di yoga. 
Quando, verso la fine dell’anno passato, la concentrazione di particelle inquinanti ha toccato soglie più alte del solito, la donna ha avuto un attacco di pericardite acuta.
«Il dottore mi dice che l’aria di Parigi è così inquinata che stiamo respirando aria marcia – ha detto a France Info – Ha altri pazienti come me, tra cui bambini e neonati. Il mio cardiologo dice lo stesso».
Tra assenze dal lavoro e spese mediche, Clotilde Nonnez sta provando a quantificare in tribunale il costo dell’inquinamento sulla sua vita. Se ci riuscirà, sarà un precedente fondamentale per tutte le campagne di pressione volte a ridurre lo smog nelle città.

11 luglio 2015

Ricerca del Pacific Northwest National Laboratory :L’inquinamento atmosferico può innescare devastanti alluvioni.

  • Una ricerca del Pacific Northwest National Laboratory

    L’inquinamento atmosferico può innescare devastanti alluvioniShare on print

  • Nel 2013, il bacino del Sichuan, in Cina, è stato travolto da un’alluvione che ha sconvolto 6 milioni di persone. La colpa era di un alto inquinamento dell’aria

L'inquinamento atmosferico innesca devastanti alluvioni

(Rinnovabili.it) – L’inquinamento atmosferico può dare origine ad alluvioni devastanti, capaci di sconvolgere comunità di milioni di persone e causare danni economici incalcolabili. Lo stabilisce una ricerca del Pacific Northwest National Laboratory, che ha studiato l’impatto delle emissioni inquinanti nel bacino del Sichuan, in Cina, dove piogge torrenziali causarono effetti catastrofici nel 2013. In quell’alluvione morirono 200 persone, con centinaia di dispersi, 2.300 sfollati e decine di città in blackout, con le strade sommerse da una mole d’acqua immensa. 6 milioni di persone videro sconvolta la propria vita dal peggiore fenomeno atmosferico che la regione aveva mai subìto negli ultimi 50 anni.
Lo studio è stato pubblicato su Geophysical Research Letters e rilanciato da Nature. Spiega che il particolato assorbe il calore del sole, stabilizza l’atmosfera e sopprime le tempeste locali durante il giorno. Tuttavia, l’aria fortemente umida e calda prosegue il suo percorso verso le zone di montagna, sulle quali avviene il rilascio di precipitazioni estreme nottetempo.

L'inquinamento atmosferico innesca devastanti alluvioni _

«Abbiamo scoperto un meccanismo che potrebbe far degenerare una normale pioggia in un grave evento atmosferico, in particolare nelle zone di montagna che si trovano sottovento, dove le tempeste possono essere attivate ​​dalla topografia», ha detto il dottor Jiwen Fan, scienziato atmosferico e autore principale dello studio.
L’inquinamento è cresciuto esponenzialmente in aree a forte sviluppo economico, come Cina e India, che tuttavia non hanno contromisure per far fronte agli eventi estremi. Il bacino del Sichuan non è l’unico luogo del mondo in cui si possono verificare queste alluvioni: qualunque zona simile per livelli di inquinamento e topografia può subire il verificarsi del fenomeno. Pertanto, secondo il team di ricerca, collegare emissioni e aumento delle piogge torrenziali è un passo avanti che metterebbe in condizione i decisori politici di agire con misure di riduzione dell’inquinamento a livello locale.
La ricerca conclude infatti che tagliare l’inquinamento nel bacino del Sichuan avrebbe alleviato non poco la gravità dell’evento occorso nel 2013.

06 marzo 2015

Industrial Emissions Directive : "la lobby del carbone influenza le nuove norme UE sull'inquinamento dell'aria"

   Tratto da Greenbizz

 GREENPEACE:La lobby del carbone influenza le nuove norme UE sull'inquinamento dell'aria

Secondo Greenpeace, le grandi compagnie energetiche, tra i maggiori responsabili dell'inquinamento dell'aria, stanno partecipando alla stesura delle nuove norme Ue riguardo alle emissioni. Il rischio è di fissare degli standard meno ambiziosi di quelli già imposti in altri Paesi del mondo, come Cina, Giappone e Stati Uniti.

L'Unione europea è in procinto di definire nuovi standard per limitare l'inquinamento dell'aria, in particolare per quanto riguarda il ruolo delle centrali a carbone, attraverso una Industrial Emissions Directive. Le nuove norme, attualmente in discussione, dovrebbero essere stabilite entro la fine del mese e rappresentano una preziosa opportunità per porre un freno alle emissioni e salvaguardare non solo l'ambiente ma la stessa salute umana.

La Direttiva ha il compito di fissare nuovi standard per le emissioni tossiche, prevedendo il rilascio di permessi ambientali a tutte le installazioni industriali li rispettino, e dovrebbe diventare legge in tutti i Paesi dell'Unione entro il 2020.

In linea di principio, i nuovi standard dovrebbero tenere conto delle migliori e più funzionali innovazioni tecnologiche disponibili sul mercato, in modo da imporre alle industrie più inquinanti l'adozione di tecniche più avanzate per limitare la quantità delle proprie emissioni.

Tuttavia, secondo un report appena pubblicato da Greenpeace, Smoke & Mirrors - How Europe's biggest polluters became their own regulators, l'intero processo decisionale è stato monopolizzato dal settore del carbone, la cui influenza potrebbe portare a stabilire limiti troppo blandi per le emissioni e a conseguire un risultato molto al di sotto delle aspettative.

Di fatto, il tetto per le emisisoni attualmente in discussione sarebbe così alto da risultare già rispettato da buona parte delle centrali europee, rendendo la direttiva (quasi) inutile e decisamente troppo debole al confronto con le norme previste da altri Paesi, a partire dalla Cina.


Greenpeace ha indagato su curriculum e provenienza di centinaia di rappresentanti chiamati dai Governi europei a fare parte del gruppo di lavoro ufficiale che ha il compito di lavorare alla Industrial Emissions Directive. Dall'analisi è emerso che, su 352 membri del gruppo di lavoro tecnico, ben 183 lavorano o per le compagnie del settore energetico o per i gruppi di pressione che le rappresentano. Una percentuale molto alta, che spiega la debolezza delle proposte fatte fino ad oggi.

L'accusa formulata da Greenpeace è molto chiara: i Governi europei stanno lasciando che a scrivere le norme sull'inquinamento dell'aria siano i loro gli stessi destinatari, i quali non possono che avere interesse ad annacquare limiti e imposizioni, ponendo come prioritario il proprio tornaconto piuttosto che il miglioramento della situazione ambientale e la salute dei cittadini.

                                                                       Lisa Vagnozzi

09 giugno 2013

Ilva, Legambiente chiede 1 milione di euro di risarcimento ai Riva

Tratto da Quotidiano di Puglia

Ilva, Legambiente chiede 1 milione di risarcimento ai Riva

TARANTO - Un risarcimento di un milione di euro in sede civile nei confronti dell'ex presidente dell'Ilva Emilio Riva e dell'ex direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso è stato chiesto da Legambiente sulla base della sentenza penale della Corte di Cassazione del 2010 che dichiarò la prescrizione dei reati, ma confermò gli effetti civilistici. La vicenda giudiziaria e i dettagli sulla richiesta di risarcimento sono stati illustrati a Taranto dal presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza.

  ......Si tratta del processo originato dall'inchiesta sull'inquinamento prodotto dal reparto Cokerie del Siderurgico, culminata (l'11 settembre 2001) nel sequestro preventivo delle batterie 3-6. Riva e Capogrosso furono condannati dalla Corte d'Appello rispettivamente a 2 anni (3 anni in primo grado) e a un anno e 8 mesi (2 anni e 8 mesi in primo grado) di reclusione per getto pericoloso di cose e omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro nel reparto Cokerie. La Corte di Cassazione annullò senza rinvio le condanne per intervenuta prescrizione dei reati, ma è rimasta comunque inalterata la pretesa del risarcimento del danno da parte di Legambiente e della Uil provinciale, che si costituirono parte civile. I reati ambientali si riferivano all'inquinamento dell'aria e alla dispersione di polveri su arredi urbani ed edifici pubblici del rione Tamburi di Taranto.

15 luglio 2012

Inquinamento dell'aria: nel 2050 sarà il principale big killer........

Tratto da Magazine pagine mediche

Inquinamento dell'aria: nel 2050 sarà il principale big killer


Tumori, malattie cardiovascolari, incidenti: oggi sono questi i big killer a livello globale, ma nel 2050 il principale responsabile dei decessi nel mondo sarà l’aria inquinata. Lo rivela l’ultimo rapporto dell’Ocse nel quale si legge che i morti a causa dell’inquinamento passeranno da 1 a 3,6 milioni all’anno, superando quelli causati dall’inquinamento dell’acqua e dalla mancanza di servizi igienici.
I Paesi più vulnerabili sono soprattutto in Asia, dove in alcune città le concentrazioni di pm10 arrivano a toccare anche punte di 70 microgrammi per metro cubo, contro i 20 considerati il limite massimo. Ma anche i Paesi occidentali non possono dirsi al sicuro, soprattutto perché la popolazione invecchia sempre di più e gli anziani sono particolarmente sensibili all’ozono. 

  E’ proprio l’ozono uno dei fattori che maggiormente preoccupano gli esperti: secondo le stime dell’Ocse le vittime legate all’ozono passeranno da 385mila a 800mila l’anno.
E ancora, livelli di ossidi di zolfo e azoto sembra potranno aumentare del 90% e del 50%, le emissioni serra del 50% e il consumo d’acqua del 40%. Insomma, spiegano gli esperti, un concentrato di elementi negativi che accende la miccia di una bomba ad orologeria e che va neutralizzato con una strategia di intervento comune.......