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28 gennaio 2021

Mortalità prematura causa inquinamento, i medici di ISDE Modena: "Agire subito"

Tratto da Modena Today
Mortalità prematura per inquinamento, i medici di ISDE Modena: "Agire subito"

Una recente pubblicazione scientifica dal titolo “Premature mortality due to air pollution in European cities: a health impact assessment” (Khomenko S, et al, 2021 Lancet) mette in evidenza le pesanti ripercussioni sulla Salute Pubblica dell’inquinamento atmosferico, con particolare attenzione alla mortalità evitabile, se venissero rispettate le direttive delle linee guida Europee e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

La sezione di Modena di ISDE - Medici per l’Ambiente ha analizzato i dati, riassumendo alcuni punti chiave: "L'inquinamento atmosferico è uno dei principali fattori di rischio per mortalità e morbosità in tutto il mondo. In Europa l’inquinamento ambientale riduce in media l’aspettativa di vita di 2,2 anni, con un tasso di mortalità annua attribuibile di 133 casi/anno per 100.000 abitanti. L'esposizione all'inquinamento atmosferico, sia a breve che a lungo termine, può portare a un'ampia gamma di malattie, come ad esempio malattie cardiovascolari (infarti ed ictus), patologie croniche polmonari (esempio bronchite cronica ed asma), patologie metaboliche (diabete mellito tipo II) e infezioni respiratorie (sindromi da raffreddamento e polmoniti). L'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) ha classificato l'inquinamento atmosferico, in particolare il PM2,5, come una delle principali cause di cancro".

L'Emilia Romagna in generale, ma soprattutto Modena e provincia ( Carpi e Sassuolo), spiccano per livelli assolutamente allarmanti. Le principali città della nostra Provincia, infatti, si collocano, in posizione significativamente “elevata” in questa speciale classifica delle città Europee della mortalità legata all’inquinamento.

"Lo studio stima che nella nostre città si sarebbero potute salvare diverse centinaia di vite rispettando i limiti di inquinanti raccomandati dall’OMS. La consapevolezza di questi dati scientifici deve rappresentare una chiamata all’azione da parte delle amministrazioni locali e regionali, che sono responsabili della salvaguardia della Salute Pubblica, dei Medici e del personale sanitario che sono chiamati a prendersi cura della Salute dei cittadini. Occorre agire, sulle noxae ambientali che minacciano la salute stessa e tutti gli attori della società civile devono creare i presupposti perché si possa finalmente vivere in un ambiente più sano e sostenibile".

02 novembre 2020

Inquinamento atmosferico da record in Italia, l’Ue avvia la procedura d’infrazione

 Tratto da greenreport

Inquinamento atmosferico da record in Italia, l’Ue avvia la procedura d’infrazione

Particolarmente critici i livelli di Pm2,5 lungo la valle del Po. In tutto il Paese solo questo inquinante provoca ogni anno oltre 58mila morti premature

[2 Novembre 2020]

L’inquinamento atmosferico nazionale, che in Italia provoca almeno 76.200 morti premature all’anno – tra i peggiori risultati del Vecchio continente –, ha portato all’invio di una “lettera di costituzione in mora all’Italia” da parte della Ue: un avvertimento in arrivo da Bruxelles, che dispone ora “di 2 mesi per rimediare alle carenze individuate dalla Commissione”, e se non ci sarà una chiara inversione di rotta presto arriveranno anche le multe.

La Commissione invita infatti l’Italia (e la Croazia) a “conformarsi alle prescrizioni della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa per quanto riguarda il materiale particolato”. Nel pacchetto infrazioni si legge che “quando i valori limite stabiliti dalla direttiva vengono superati, gli Stati membri sono tenuti ad adottare piani relativi alla qualità dell’aria che comprendano misure appropriate affinché il periodo di superamento sia il più breve possibile. Il Green deal europeo mira a guidare l’Ue verso l’obiettivo ‘inquinamento zero’ a beneficio della salute pubblica, dell’ambiente e della neutralità climatica”.

Ed ecco il punto sul nostro Paese: “I dati disponibili per l’Italia dimostrano che sin dal 2015 il valore limite per il Pm2,5 non è stato rispettato in diverse città della valle del Po (tra cui Venezia, Padova e alcune zone nei pressi di Milano). Inoltre le misure previste dall’Italia non sono sufficienti a mantenere il periodo di superamento il più breve possibile. Il Pm10 e il Pm2,5 sono particolarmente pericolosi per la salute umana. L’esposizione al materiale particolato può influire sulla funzione polmonare e causare o aggravare malattie cardiovascolari e respiratorie, infarti cardiaci e aritmie, pregiudicare il sistema nervoso centrale, il sistema riproduttivo e provocare il cancro. Ogni anno nell’Unione europea quasi 350 000 decessi prematuri sono attribuiti solo al Pm2,5”.

Nella Pianura Padana come noto vive il 40% della popolazione italiana (oltre 23 milioni di persone) e si concentra oltre il 50% del Pil nazionale, ma al contempo esistono da decenni forti problemi d’inquinamento atmosferico: negli ultimi anni la qualità dell’aria è in miglioramento, ma ciò non toglie che circa il 95% degli europei sottoposti a sforamenti contemporanei nelle emissioni di particolato, biossido di azoto e ozono vive ancora (secondo i dati raccolti dall’Agenzia europea dell’ambiente nel suo rapporto “Air quality in Europe” del 2018) nel nord del nostro Paese. Allargando lo sguardo a tutta Italia, invece, sempre i dati dell’Agenzia (Air quality in Europe 2019) mostrano che il nostro è il primo Stato in Europa per morti premature da biossido di azoto (NO2) con circa 14.600 vittime all’anno, ha il numero più alto di decessi per ozono (3.000) e il secondo per il particolato fine PM2,5 (58.600).

Da qui la suddetta decisione della Commissione, che come da procedure di infrazione porterà avanti passo passo le richieste di intervento. https://ec.europa.eu/info/law/law-making-process/applying-eu-law/infringement-procedure_it

Va ricordato inoltre che l’attuale livello di inquinamento dell’aria è ad oggi uno dei possibili fattori di aumento della letalità della pandemia in corso, come testimoniato da un recente studio secondo il quale circa il 15% dei decessi in tutto il mondo (e in Italia) da Covid-19 potrebbe essere attribuito all’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico.

L’Italia, quindi, a differenza di quanto fatto fino ad oggi anche per altre procedure di infrazione subite in ambito ambientale, deve mettere in cima alle priorità una serie di iniziative mirate alla mitigazione dell’inquinamento atmosferico che sta diventando uno dei punti più cristici della salute dei cittadini italiani. Qualcosa si è mosso, va detto, ma siamo lontanissimi da una soluzione. Green deal significa proprio ripensare anche la mobilità e la climatizzazione degli edifici, i due principali responsabili dell’inquinamento atmosferico, insieme ad altri fattori come agricoltura, industria, etc: tutti dobbiamo impegnargi e tutti sotto una regia nazionale, che non ha più tempo da perdere.

16 ottobre 2019

UE inquinamento: Italia grande malata tra i Paesi fondatori - 412 mila persone morte nell’ Ue per l'inquinamento dell’aria


Video tratto da https://www.youtube.com/watch?v=_DLJ98KlG5k


Tratto da Sputiniknews
412 mila persone morte nell’ Ue per l'inquinamento dell’aria


L'inquinamento dell'aria in Europa è causa di circa 400 mila morti premature annue, a certificarlo l'Agenzia europea dell'Ambiente (EEA) nel report Air quality in Europe del 2019.
L’inquinamento dell’aria nei paesi europei ha causato 412 mila morti nel solo 2016, secondo il rapporto Air quality in Europe del 2019 appena pubblicato dall’Agenzia europea dell’Ambiente (EEA).
I cittadini delle maggiori città europee, in particolare, sono esposti a livelli letali di sostanze inquinanti e nocive per la salute. Livelli di esposizione superiori ai limiti imposti dalle linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità (WHO).
L’inquinamento dell’aria è considerato il fattore di maggiore rischio per la salute delle persone, questo quanto scrive l’EEA nel rapporto.

I tre inquinanti che causano i danni maggiori

L’EEA ha condotto la ricerca tenendo conto dei dati raccolti da 4 stazioni di monitoraggio collocate in tutta l’Ue. I dati a disposizione sono aggiornati al 2017 e forniscono un quadro allarmante della situazione.
Nelle aree urbane le persone subiscono i maggiori danni alla propria salute. In particolare sono tre le sostanze nocive che causano i maggiori problemi:
  1. il particolato (PM);
  2. biossido di azoto (NO2);
  3. ozono a livello del suolo (O3).
Le analisi condotte dall’EEA hanno certificato che 412 mila morti premature in 41 nazioni europee, nel solo 2016, sono dovute ai Pm 2.5. Di queste 374 mila sono morte all’interno dell’Unione Europea.

I danni economici

Oltre a causare migliaia di morti, l’inquinamento dell’aria comporta un enorme dispendio di risorse economiche alle famiglie di quanti cadono vittima delle malattie correlate all’inquinamento atmosferico, ma anche ai sistemi sanitari nazionali che devono fare fronte alle cure mediche dei cittadini..........
Leggi anche 
Su Quotidiano Sanità 

Inquinamento aria: è strage. Nel 2016 quasi 500.000 morti premature in Europa. E l’Italia è uno dei Paesi dove si muore di più. I nuovi dati dell’Agenzia europea per l’ambiente

In tutto 498.100 le morti premature dovute all'esposizione a poveri sottili, biossido di azoto e ozono nei 41 Paesi europei compresi nello studio dell'Agenzia. In Italia, in termini assoluti, si sono registrate 58.600 morti premature per polveri sottili, 14.600 per biossido di azoto e 3.000 a causa dell'ozono. Poco incoraggianti anche i dati riguardanti gli anni di vita persi per 100.000 abitanti. In particolare per il biossido di azoto nel nostro Paese gli anni di vita persi sono oltre il doppio rispetto alla media UE. IL RAPPORTO

01 ottobre 2019

CARBONE ARDENTE

Tratto da Il Manifesto

A Vado Ligure mortalità in eccesso. E la Tirreno Power è alla sbarra

La ricerca. Malattie cardiocircolatorie e tumori ai polmoni. Indagine su 427 morti sospette .Luca Manes 
Liliana Cori ed Elisa Bustaffa sono due ricercatrici dell’Unità di ricerca epidemiologia ambientale dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche- (Ifc-Cnr) di Pisa, co-autrici dello studio sugli impatti sanitari causati dall’impianto a carbone di Vado Ligure, in provincia di Savona. L’impianto di produzione di energia elettrica gestito dalla Tirreno Power, è stato attivo dal 1970 al 2014, quando le autorità giudiziarie lo hanno posto sotto sequestro proprio perché pericoloso per la salute delle persone. «Nel gennaio 2015 abbiamo iniziato lo studio di coorte residenziale, su richiesta dell’Osservatorio Regionale Salute e ambiente della Regione Liguria all’Istituto Tumori di Genova e a Ifc-CNnr. Pensiamo che la spinta dei due Comuni di Vado Ligure e Quiliano, oltre che dei comitati locali come Uniti per la Salute, abbia avuto un ruolo significativo in questa scelta».
I due comuni, e anche gli altri 10 limitrofi coinvolti, hanno collaborato fattivamente allo studio, basato sulla certosina raccolta e analisi dei dati sanitari e ambientali relativi alle oltre 140 mila persone residenti nelle 12 municipalità presenti nell’area interessata dalle emissioni della centrale. Il tutto per un periodo di tempo che va dal 2001 al 2013.


Il principale dato aggregato è da far tremare le vene dei polsi: nelle aree a maggiore esposizione a inquinanti sono stati riscontrati eccessi di mortalità per tutte le cause superiori al 49%. In particolare si sono registrati incrementi dei decessi per malattie del sistema circolatorio (uomini +41%, donne +59%), dell’apparato respiratorio (uomini +90%, donne +62%), del sistema nervoso e degli organi di senso (uomini +34%, donne +38%) e per tumori del polmone tra gli uomini (+59%).
Il lavoro di ricerca è durato due anni. «Nel 2017 abbiamo consegnato i risultati preliminari dello studio alla regione Liguria, e nel febbraio 2018 un approfondimento richiesto dallo stesso Osservatorio regionale», ci spiegano le due ricercatrici. Dopo il sequestro della centrale, le indagini sono proseguite. Nel dicembre dello scorso anno, a Savona, ha avuto inizio il processo che vede alla sbarra 26 manager della Tirreno Power con l’accusa di disastro sanitario e ambientale colposo, e probabilmente anche i dati raccolti da Cnr e Istituto Tumori vengono presi in considerazione. La procura ha indagato su 427 morti definite «anomale» tra il 2000 e il 2007 per malattie respiratorie e cardiovascolari.


La rilevanza e l’importanza dei dati raccolti dal Cnr ha avuto una eco nazionale nelle ultime settimane, grazie alla pubblicazione dello studio sulla rivista Science of the Total Environment.


I numeri e le conclusioni del rapporto non sono piaciuti alla Tirreno Power, che ha parlato di «dati vecchi» e di «eventi avversi teorici». «Questa risposta dell’azienda ci ha dato fastidio, perché noi abbiamo preso in considerazione persone che si sono ammalate e altre che sono purtroppo decedute, quindi nello studio si faceva riferimento ad accadimenti drammaticamente reali, non a previsioni», ribadisce la Cori.


Risultati simili sono stati riscontrati dagli esperti del Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario del Lazio per quel che riguarda una delle grandi centrali a carbone italiane ancora in attività, quella di Civitavecchia, mentre per l’impianto di Brindisi è stato condotto uno studio che però non è ancora pubblico. Entrambi gli impianti sono gestiti dall’Enel. Per le ricercatrici del Cnr è indispensabile chiudere al più presto tutte le centrali italiane alimentate a carbone, quindi anche prima delle scadenza del 2025 paventata dal governo senza dimenticare quindi le altre sei più piccole (La Spezia, Brescia, Portoscuso e Fiumesanto in Sardegna, Fusina e Monfalcone nel Nord-Est) «perché in base a questi studi sappiamo quanto costerà in termini di vite umane e quanto peserà sul sistema sanitario nazionale continuare a bruciare carbone».


Le due ricercatrici auspicano quindi una significativa accelerazione nel processo di decarbonizzazione, che porti a investire su fonti rinnovabili su piccola scala e ben distribuite sui territori.


«A livello internazionale abbiamo la possibilità di intraprendere azioni di concerto per ridurre o eliminare i combustibili fossili per affrontare l’attuale emergenza climatica, mentre in Italia il nuovo governo ha fatto affermazioni che sembrano prefigurare uno scenario positivo e dispone di competenze adeguate per affrontare i problemi. Ora però deve agire concretamente».



 Immagini tratte dall’ inserto de Il Manifesto oggi in edicola
LA RICERCA DEL CNR
A Vado Ligure mortalita’ in eccesso 
più tumori e malattie cardiache 
 di LUCA MANES 




                        CARBONE ARDENTE 
Le centrali a carbone sono tra i grandi imputati del riscaldamento globale e ogni anno provocano decine di migliaia di morti premature





28 agosto 2018

L'inquinamento provoca "un'enorme" riduzione dell'intelligenza - L’ inquinamento danneggia il cervello e porta alla demenza.

Tratto da Tg 24 Sky

L'inquinamento provoca "un'enorme" riduzione dell'intelligenza

L'inquinamento atmosferico causa una forte riduzione dell'intelligenza: lo afferma una ricerca cinese, pubblicata su Pnas e ripresa dal Guardian. Secondo i dati raccolti i danni provocati dalla tossicità atmosferica sulla società sono molto più profondi di quelli osservabili sul corpo. La ricerca è stata condotta in Cina, ma i risultati interessano tutto il mondo dato che il 90% della popolazione globale respira aria non sicura.

I risultati dello studio

Secondo la ricerca alti livelli di inquinamento atmosferico producono un declino cognitivo, osservabile nei test linguistici e aritmetici, con un impatto medio equivalente alla perdita di un anno di scuola. "L'aria inquinata può ridurre di un anno il livello di istruzione di chiunque", ha detto Xi Chen della Yale Schoool of Public Healt. "Gli effetti sono peggiori sulle persone più anziane, - continua l'esperto - soprattutto chi supera i 64 anni, per gli uomini e per coloro che hanno un basso grado di istruzione. Per questi soggetti, la perdita è paragonabile a qualche anno scolastico". Studi precedenti avevano documentato il declino delle performance cognitive negli studenti: questa è la prima volta invece che il fenomeno viene osservato negli adulti, con differenze tra uomini e donne.

Il metodo

I ricercatori hanno preso in considerazione i risultati di test linguistici e matematici sottoposti a 20.000 partecipanti del China Family Panel Studies in tutto il Paese tra il 2010 e il 2014. I dati sono stati comparati con i livelli di anidride solforosa e biossido di azoto nell'atmosfera. Da quest'analisi è stato possibile riscontrare che la gente che vive più a lungo all'aria aperta, esposta ad alti livelli di inquinamento, riporta maggiori danni cognitivi rispetto agli altri. Questi sono più marcati nel settore linguistico rispetto a quello matematico, che è comunque ugualmente colpito. A livello di genere, invece, gli uomini sono quelli che patiscono maggiormente gli effetti dell'inquinamento.

Le conseguenze

Dato che nell'età adulta si è chiamati a prendere serie decisioni per il proprio futuro, i risultati dello studio dovrebbero allarmare anche le istituzioni. I dati hanno inoltre preso in considerazione la capacità di mantenere la pazienza e riflettere sulle situazioni, altre due capacità che subiscono un declino quando l'aria si fa meno pulita. "Non ci sono scorciatoie per risolvere questo problema - sostiene Chen - il Governo deve davvero prendere delle misure concrete per ridurre l'inquinamento atmosferico. Lo scopo è tutelare il capitale umano, che è una delle più importanti forze che guidano la crescita economica".                                                                           Continua qui
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Tratto da Ultima edizione

L’ inquinamento danneggia il cervello e porta alla demenza


L’ inquinamento provoca una “enorme” riduzione dell’intelligenza negli uomini e le donne. Uno recentissimo studio  indicando che il danno provocato dell’aria intossicata è molto più grave di guanto già indicato per l’impatto sulla salute.
E’ The Guardian di Londra a dare la notizia con la pubblicazione dei risultati di studi condotti in Cina ma che riguardano tutto il mondo dove si ritiene che il 95% della popolazione respiri aria nociva.
Secondo gli studi resi noti sul giornale scientifico Proceedings of the National Academy of Sciences alti livelli di inquinamento portano a cali significativi nei punteggi dei test nei livelli di controllo della lingua e della matematica, con un impatto medio equivalente a quello della perdita di un anno di istruzione da parte di ogni essere umano.
Sottolineate,  in particolare, le conseguenze per gli anziani, specialmente per quelli con più di 64 anni di età, e per quelli con un più  basso livello di istruzione.
L’inquinamento atmosferico causa circa sette milioni di morti premature all’anno e lo studio collega l’aria tossica ad una “mortalità estremamente elevata” in persone con disturbi mentali. Così come è collegata a disturbi mentali presenti tra i bambini e coloro che vivendo lungo o vicino a strade trafficate che presentano  un aumentato rischio di demenza.

01 novembre 2017

C’è un killer invisibile che mina la salute di tutti noi si chiama Anidride.... carbonica



C’è un killer invisibile che mina la salute di tutti noi: si chiama anidride carbonica e appesta l’aria che respiriamo. Secondo un rapporto dell’Organizzazione Mondiale della sanità, ogni anno, in tutto il mondo, un milione e settecentomila bambini muoiono per malattie legate all’inquinamento: un dato che deve farci riflettere.
In studio per spiegarci cosa sta succedendo all’ambiente e che danni può portare all’essere umano l’inquinamento, Patrizia Gentilini, oncologa e membro dell’Associazione italiana Medici per l’ambiente, Monsignor Ambrogio Spreafico, Vescovo di Frosinone-Veroli- Ferentino, Andrea Masullo, direttore scientifico dell’associazione Greenaccord, Letizia Roccasecca, Vincenzo Petitti e Domenico-Mimmo De Carolis per scopriremo quanto ognuno di noi può fare per proteggere la terra che abitiamo.

17 ottobre 2017

Qualenergia : Salute, abbandonare il carbone fa bene come smettere di fumare e bere alcol

Tratto da Qualenergia 

Salute, abbandonare il carbone fa bene come smettere di fumare e bere alcol

In un recente intervento, Jonathan Patz direttore del Global Health Institute dell’università di Wisconsin-Madison, spiega perché conviene smettere di bruciare combustibili fossili: la cattiva qualità dell’aria provoca milioni di morti premature ogni anno e alti costi sanitari.


L’utilizzo di combustibili fossili, con l’associata responsabilità umana dei cambiamenti climatici, di solito finisce per essere interpretato in qualche scenario catastrofico di temperature in costante aumento, siccità, ondate di calore, tifoni, scioglimenti di ghiacci e quant’altro sia incluso nel dibattito scientifico del surriscaldamento globale.
Senza sminuire i rischi presenti e futuri del global warming, si può affrontare il problema anche da una prospettiva diversa: come modificare il proprio stile di vita? Come trasformare la società promuovendo al contempo la salute, il benessere e la tutela ambientale?
Queste sono le premesse di un recente intervento di Jonathan Patz, direttore del Global Health Institute presso l’università di Wisconsin-Madison, alla conferenza annuale dell’International Society for Environmental Epidemiology (ISEE) che si è tenuta a Sydney.
Premesso che è sempre molto complicato stimare con precisione le conseguenze negative delle fonti fossili, come le morti premature, l’incidenza di determinate malattie, gli extra costi sociali e così via (articolo di QualEnergia.it sulle esternalità negative), Patz cita i dati dell’organizzazione mondiale della sanità, secondo cui le morti attribuibili all’inquinamento atmosferico sono circa 7 milioni l’anno in tutto il mondo.
Il punto, evidenzia l’autore, è che il 78% dell’incremento della CO2 rilasciata nell’atmosfera dal 1970 al 2010 si deve all’impiego crescente di carbone, petrolio e gas nei vari settori economici; tra le altre sostanze molto pericolose per la salute umana, emesse dalle fonti “sporche”, ricorda Patz, c’è il particolato fine.
Con politiche globali per diminuire i gas serra e migliorare la qualità dell’aria, sostiene Patz, si potrebbero salvare 1-4 milioni di vite umane l’anno entro la metà del nostro secolo.
Tra l’altro, prosegue il professore dell’università americana, provando a monetizzare costi e benefici della transizione low-carbon, si otterrebbe un guadagno netto, se è vero, come afferma l’Environmental Protection Agency (EPA) americana, che ogni dollaro investito in misure per abbattere l’inquinamento atmosferico “restituisce” 30 volte tanto, considerando i risparmi sulle spese sanitarie federali.
Diabete, obesità e malattie cardiovascolari, aggiunge Patz, si diffondono in tutto il mondo a causa di errati stili di vita: cattiva alimentazione, scarsa attività fisica, dipendenza da un’economia globale a trazione fossile, tra cui l’uso preponderante delle automobili private nelle città.
Il cosiddetto action-travel, letteralmente il viaggio attivo a piedi o in bicicletta, è una straordinaria opportunità non solo per ridurre il consumo di carburanti che avvelenano l’aria delle metropoli, ma anche per ottimizzare i benefici per la nostra salute.
In definitiva, sostiene l’autore, smettere di bruciare combustibili fossili è un po’ come smettere di fumare, una scelta difficile e “costosa” da portare a termine, un cambiamento profondo e inizialmente anche traumatico, perché modifica le nostre abitudini consolidate, che quindi deve essere affrontato con il supporto della società nel suo complesso.
Rimanendo in campo energetico: con incentivi alle rinnovabili, tasse sulla CO2, eliminazione graduale delle risorse inquinanti, investimenti in trasporti puliti e così via.

18 agosto 2017

Ansa -Smog: Ue, ufficializzati nuovi limiti impianti industriali

Tratto da Ansa

Smog: Ue, ufficializzati nuovi limiti impianti industriali

Giro di vite da 2021 potrebbe evitare 20mila morti premature                                                17 agosto, 

Smog: Ue, ufficializzati nuovi limiti impianti industrialiSmog: Ue, ufficializzati nuovi limiti impianti industriali

BRUXELLES - E' stata formalmente pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell'Ue la decisione che adegua i limiti delle emissioni inquinanti dei grandi impianti industriali alle migliori tecniche disponibili (Bat). Entro il 2021 circa 3.500 tra centrali a carbone, gassificatori e alcuni grandi inceneritori dovranno adottare nuovi standard per ridurre l'inquinamento atmosferico, con limiti più severi per le emissioni di ossidi di azoto (NOx), anidride solforosa (SO2), mercurio e particolato fine (Pm). Secondo uno studio della ong European Environmental Bureau, le nuove regole potrebbero contribuire a prevenire oltre 20mila decessi prematuri ogni anno.

01 agosto 2017

Jason West: L’inquinamento atmosferico causato dal cambiamento climatico avrà un forte impatto anche sulla salute di tutto mondo.

Tratto da Wired

Il cambiamento climatico aumenterà i casi di morte prematura

Se le tendenze rimarranno le stesse, l’inquinamento atmosferico causato dal cambiamento climatico provocherà un ulteriormente aumento delle morti premature. A lanciare l’allarme su Nature Climate Change, sono stati i ricercatori della University of North Carolina a Chapel Hill, secondo cui l’inquinamento atmosferico causerà circa 60 mila morti premature nel 2030 e ben 260 mila nel 2100.

Per capirlo, lo studio, uno dei più approfonditi su come il cambiamento climatico possa influenzare la salute pubblica attraverso l’inquinamento atmosferico, si è servito dei risultati delle più importanti ricerche di modellazione del cambiamento climatico a livello mondiale. “Il cambiamento climatico influenza le concentrazioni di inquinanti nell’atmosfera e avrà un forte impatto anche sulla salute di tutto mondo, causando milioni di morti premature persone ogni anno per inquinamento atmosferico”, precisa l’autore dello studio, Jason West.

Più precisamente, le temperature più calde accelerano le reazioni chimiche che creano inquinanti atmosferici come l’ozono e polveri sottili, già noti per avere effetti negativi sulla salute pubblica.
Così, West e il suo team di ricercatori hanno associato i dati dei diversi modelli climatici globali per riuscire a determinare il numero di morti premature a causa dell’ozono e del particolato sia nel 2030 che nel 2100. Per ciascun modello, il team ha poi valutato i cambiamenti previsti per l’inquinamento atmosferico che potrebbero essere associati ai cambiamenti climatici futuri.

Dai risultati dello studio è emerso che i cambiamenti climatici potrebbero causare un aumento delle morti premature da inquinamento atmosferico in tutte le regioni del mondo: più precisamente, circa 60mila nel 2030 e circa 260mila nel 2100. “La nostra scoperta è il segnale più chiaro che i cambiamenti climatici saranno dannosi per la qualità dell’aria e, quindi, per la nostra salute”, spiega West. “Per capirlo abbiamo collaborato con alcuni dei migliori gruppi di modellazione del clima in tutto il mondo negli Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Giappone e Nuova Zelanda, rendendo questo studio il più completo che esista riguardo questa tematica”

28 luglio 2017

Qualenergia;Eliminare i sussidi alle fossili salverebbe in Italia 3.200 vite ogni anno

Tratto da Qualenergia 

Eliminare i sussidi alle fossili salverebbe in Italia 3.200 vite ogni anno

I cittadini stanno pagano quindi due volte: per le sovvenzioni, elargite con denaro pubblico, e per il danno arrecato alla loro salute.

L'eliminazione delle sovvenzioni ai combustibili fossili in Italia potrebbe ridurre del 10,8% le morti attualmente causate dall'inquinamento atmosferico.
È quanto emerge dal nuovo rapporto “Hidden Price Tags: come la fine dei sussidi per le fonti fossili beneficerebbe la nostra salute” (allegato in basso), pubblicato dall’Health and Environment Alliance (HEAL).
La combustione dei combustibili fossili, petrolio, carbone e gas, sta determinando non solo il cambiamento climatico con conseguenze disastrose a livello planetario, ma ha anche notevoli ripercussioni sulla nostra salute.
Ogni anno l'uso di fonti fossili accorcia la vita di circa 6,5 milioni di persone in tutto il mondo a causa di infezioni respiratorie, ictus, attacchi cardiaci, cancro ai polmoni e malattie polmonari croniche.
Secondo l'Agenzia Internazionale per l'Energia (IEA), è la generazione di energia a carbone che provoca quasi la metà dell'inquinamento atmosferico ambientale; mentre la restante metà è attribuita a petrolio e gas.
Nonostante una crescente consapevolezza del danno ambientale e climatico causato dai combustibili fossili e degli impegni di alto livello necessari per guidare il mondo verso un percorso di decarbonizzazione, i governi continuano a erogare miliardi di fondi pubblici per sostenere la produzione di petrolio, gas e carbone (inclusi anche i sussidi al diesel).
Eppure già nel 2009, a Pittsburgh, i leader del G20, i venti paesi economicamente più potenti del mondo avevano accettato di porre fine alle sovvenzioni per i combustibili fossili e si erano impegnati a ridurli gradualmente, fino a eliminarli (QualEnergia.it, G20, sussidi pubblici alle fossili battono quelli per le rinnovabili 4 a 1).
In Italia nel 2013 erano 29.482 le morti premature attribuite all’inquinamento atmosferico (fonte: Narain, U. et al. - 2016. The cost of air pollution: Strengthening the case for economic action. A World Bank/Institute for Health Metrics and Evaluation report). Ridurre del 10,8% i decessi connessi all’inquinamento atmosferico significa quindi salvare quasi di 3.200 vite.
Ma il danno è anche di natura economica: la stima del costo sanitario legato alle fossili si aggira intorno ai 10 miliardi di dollari all’anno.

Ciò significa 2,8 volte rispetto ai 3,5 miliardi di $ spesi dallo Stato sotto forma di incentivi alle fossili nel 2014 (ultimo dato disponibile).
Sussidi che peraltro potevano essere utilizzati per altri scopi, dalla riconversione energetica dei nostri edifici pubblici e privati alla manutenzione del fragile paesaggio italiano, fino ad investire per migliorare le prestazioni sanitarie.
A livello internazionale però la situazione non è migliore. In Europa, dove i costi sanitari legati all’uso dei fossili sono stimati in quasi 300 miliardi di dollari, l’Italia è seconda alla Germania per morti collegate all’inquinamento atmosferico: 41.485 decessi e il 25% di questi si potrebbe evitare solo eliminando i sussidi e mettendo delle tasse correttive a carbone, gas e petrolio.
Nel Regno Unito i costi sanitari derivanti dall'inquinamento atmosferico con combustibile fossile sono quasi 5 volte superiori alle sovvenzioni pagate.
In Cina, le cifre sono ovviamente molte più alte: la stima è di 1.625.164 morti connesse all’inquinamento atmosferico; di queste, il 66% potrebbero essere evitate con un taglio totale ai sussidi alle fonte sporche. La perdita economica nel paese asiatico è stato calcolata in 1.785,4 miliardi di dollari, a fronte di 96,5 miliardi di $ sussidi: un danno di circa 19 volte la spesa iniziale per le sovvenzioni alle fonti fossili.
Solo i governi dei G20 hanno versato nel 2014 circa 444 miliardi di dollari in sovvenzioni pubbliche alle società di combustibili fossili, mentre l'utilizzo di combustibili fossili ha determinato costi sanitari stimati di almeno sei volte questo importo: 2.760 miliardi di dollari (2,6 mld di euro).
Nella tabella le stime rilevate dal rapporto di HEAL per i paesi del G20 (nell’ultima colonna le altre esternalità negative legate alle fonti fossili).

La questione è dunque pressante e attuale e i politici devono ancora passare dalle parole alle azioni. Le nazioni del G20 continuano a spendere preziosi soldi pubblici per la produzione di fonti fossili, ma persino per cercare nuovi giacimenti.
I cittadini stanno pagano quindi due volte: per le sovvenzioni, elargite con denaro pubblico, e per il danno arrecato alla loro salute.

05 luglio 2017

Ecological Indicators; L’aumento dell’inquinamento atmosferico riduce la durata della vita di 10 anni e costa miliardi

Tratto da greenreport

L’aumento dell’inquinamento atmosferico riduce la durata della vita di 10 anni e costa miliardi

Ma la riduzione di aspettativa di vita è stimata 3 volte meno nell’Ue rispetto agli Usa
[5 luglio 2017]
Uno dei benefici della riduzione del consumo di combustibili fossili sta nell’abbassamento dell’inquinamento atmosferico. Ora il nuovo studio “Co-benefits of climate mitigation: Counting statistical lives or life-years?” pubblicato su  Ecological Indicators da Mikael Skou Andersen, del dipartimento di scienze ambientali dell’università danese di Aarhus, dimostra che, in media, un aumento dell’inquinamento dell’aria da particolato da 10 microgrammi per m3 riduce l’aspettativa di vita da 9 a 11 anni, molto più di quanto si pensasse. Ma il costo economico stimato di questo inquinamento differisce fortemente tra gli Stati Uniti e l’Unione europea a causa dei calcoli utilizzati.
Secondo Andersen, «Abbiamo bisogno di una metodologia robusta e coerente per  determinare il beneficio economico  della riduzione dell’inquinamento dell’aria, per produrre dati convincenti che incoraggino i Paesi a ridurre l’uso di combustibili fossili.
Quando si bruciano combustibili fossili, vengono rilasciate minuscole particelle che provocando l’inquinamento atmosferico, legato notoriamente a morti premature. Le politiche che puntano a ridurre il consumo di combustibili fossili citano spesso i potenziali benefici per la salute,  e  i relativi risparmi sui costi, legati  alla riduzione dell’inquinamento atmosferico. Ma  il calcolo dei costi legati alle morti premature causate dall’inquinamento atmosferico è complesso e ha portato a stime molto diverse: «A causa delle diverse metodologie utilizzate, il costo dell’inquinamento atmosferico relativo al consumo di combustibili fossili è stimato pari a tre volte superiore negli Stati Uniti rispetto l’Unione europea», si legge nello studio.
Andersen conferma: «La letteratura esistente è ambigua e ci sono differenze negli approcci adottati nell’ Ue e negli Usa su come contabilizzare tali costi. Le persone sono disposte a pagare un prezzo per ridurre i rischi di morire prematuramente, a patto di avere una comprensione delle implicazioni e delle grandezze di tali rischi».
Negli Usa,  l’analisi costi-benefici della riduzione dell’inquinamento dell’aria viene calcolata n base al numero di vite salvate, con ogni vita che attualmente viene stimata per un valore di 7,4 milioni di dollari. Ma in Europa, l’attenzione è rivolta alla variazione della speranza di vita: la maggior parte delle morti legate all’inquinamento dell’aria ci sono state negli anni ’70 e ’80, quindi si pensava che gli anni di vita persi  fossero solo uno o due. Questo ha portato ad una stima del costo molto più bassa
Per calcolare una cifra più precisa, Andersen ha utilizzato la lifetable  di 100.000 persone con una distribuzione di età che corrisponde all’attuale popolazione, il che ha mostrato tassi di mortalità stimati in base all’età. Ha quindi determinato il numero di persone che dovrebbero sopravvivere per ogni fascia d’età e per arrivare a definire il numero di anni di speranza di vita. Poi ha simulato l’effetto dell’esposizione a lungo termine a un crescente  inquinamento atmosferico  –  particolato da 10 microgrammi per m3  – sulla mortalità. Il risultato ha rivelato che «L’età media delle vittime dell’inquinamento atmosferico è di 78,9 anni e che il loco calo medio di aspettativa di vita è di  9 -11 anni», molto più della stima di 1-2 anni frequentemente citata. Per fare un confronto, la perdita stimata di anni di vita per incidenti stradali è 35 – 40 anni.
Andersen si augura che queste informazioni servano a far capire allee istituzioni internazionali e ai decisori politici che occorre tener conto con precisione delle morti causate dall’inquinamento atmosferico causato dal  consumo di combustibili fossili. Lo scienziato danese conclude: «C’è preoccupazione per l’inquinamento atmosferico e le sue conseguenze sulla salute, a maggior ragione dopo il “diesel-gate”. Ma molti paesi europei  non in grado di soddisfare gli standard per l’inquinamento atmosferico approvati nell’Unione europea. Dobbiamo capire il vero impatto dell’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico  per sviluppare politiche più informate e ridurre il consumo di combustibili fossili».

14 giugno 2017

Clotilde Nonnez: insegnante di yoga fa causa alla Francia per l’inquinamento

Tratto da Rinnovabili.it

Insegnante di yoga fa causa alla Francia per l’inquinamento

Clotilde Nonnez ha condotto una vita sana e sportiva, ma vivendo nell’inquinamento di Parigi ha sofferto di asma e polmoniti. Così è ricorsa in tribunale
inquinamento
(Rinnovabili.it) – Lo stato non l’ha protetta dagli effetti sulla salute dell’inquinamento atmosferico. Per questa ragione Clotilde Nonnez, insegnante di yoga di 56 anni, ha citato in giudizio la Francia presso il tribunale amministrativo di Parigi dopo aver vissuto 30 anni nella capitale e aver visto peggiorare la sua salute, in particolare quando lo smog ha raggiunto livelli record lo scorso dicembre.
L’avvocato della donna, François Lafforgue, ha dichiarato che 48 mila persone ogni anno muoiono precocemente a causa dell’inquinamento dell’aria, e ha utilizzato questi dati per sostanziare il suo atto d’accusa in tribunale: «Stiamo riportando lo stato ai suoi compiti, perché pensiamo che i problemi di salute di cui soffrono le vittime dell’inquinamento derivino da una sostanziale inerzia da parte delle autorità». Nelle prossime settimane, ha annunciato, nuovi casi giudiziari verranno aperti in altre città francesi.

inquinamento
Clotilde Nonnez
Eppure Parigi sta lottando contro lo smog, mettendo in campo diverse misure: senza l’etichetta che attesta il rispetto di alcuni standard si rischiano multe, sono aumentate le zone a traffico limitato e 3 km sulla riva destra della Senna sono stati pedonalizzati. Ma la signora Nonnez non ha sentito ragioni: dalla sua ha una cartella clinica in progressivo peggioramento, con asma e polmonite ricorrenti nonostante dichiari di aver condotto una vita sana, prima lavorando come ballerina e poi come insegnante di yoga. 
Quando, verso la fine dell’anno passato, la concentrazione di particelle inquinanti ha toccato soglie più alte del solito, la donna ha avuto un attacco di pericardite acuta.
«Il dottore mi dice che l’aria di Parigi è così inquinata che stiamo respirando aria marcia – ha detto a France Info – Ha altri pazienti come me, tra cui bambini e neonati. Il mio cardiologo dice lo stesso».
Tra assenze dal lavoro e spese mediche, Clotilde Nonnez sta provando a quantificare in tribunale il costo dell’inquinamento sulla sua vita. Se ci riuscirà, sarà un precedente fondamentale per tutte le campagne di pressione volte a ridurre lo smog nelle città.