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20 giugno 2021

Danni neurotossici causati da piombo e arsenico nei bambini di Taranto

Tratto da  Pacelink 

Nuovo studio italiano pubblicato sullo Scientific Report di Nature

Danni neurotossici causati da piombo e arsenico nei bambini di Taranto

Disturbi da deficit di attenzione, autismo e iperattività, sarebbero riscontrati in numero maggiore, nei quartieri più vicini al siderurgico: Tamburi e Paolo VI. Siamo stanchi di prestare le nostre vite e quelle dei nostri figli, come se fossimo cavie da laboratorio.
19 giugno 2021
Giustizia per Taranto

Dopo lo studio scientifico sul quoziente intellettivo più basso dei bambini che vivono a ridosso del siderurgico (studio condotto dall'istituto Superiore della Sanità del 2017), ecco appena arrivata l'ennesima prova scientifica dell'ulteriore danno che gli inquinanti producono sugli abitanti di Taranto, in particolar modo nei bambini.

Nel nuovo studio italiano pubblicato sullo Scientific Report di Nature, é stata analizzata l'interazione tra l'arsenico (trovato nelle urine) e il piombo (trovato nel sangue): la sinergia tra questi due inquinanti, produce maggiori disturbi del comportamento, autismo, ansia e depressione.

Sono stati analizzati circa 300 bambini con un'età compresa tra i 6 e gli 11 anni che vivono a ridosso del siderurgico.Mappa di Taranto, con il polo industriale e i tre quartieri più vicini: Tamburi, Paolo VI e Borgo

Disturbi da deficit di attenzione, autismo e iperattività, sarebbero riscontrati in numero maggiore, nei quartieri più vicini al siderurgico: Tamburi e Paolo VI.

Certo, non avevamo bisogno di ulteriori evidenze scientifiche. Ma tutto questo è davvero inaccettabile!

Siamo stanchi di prestare le nostre vite e quelle dei nostri figli, come se fossimo cavie da laboratorio. Ben vengano gli studi scientifici ma solo se si ha poi il coraggio di mettere in campo le giuste decisioni politiche, urgenti e non più rinviabili!

La fabbrica va fermata. Non si può davvero aspettare un giorno di più e senza ulteriori esperimenti scientifici con forni elettrici o impianti a gas.
Si fermi questa mattanza, sia ripristinato, anche a Taranto, lo stato di diritto che esiste in qualunque paese civile.

30 luglio 2020

UNICEF /Inquinamento: 1 bambino su 3 avvelenato da piombo .

 Tratto da thedailycases

UNICEF/Inquinamento: 1 bambino su 3 – quasi 800 milioni – avvelenato da piombo .

Lanciato primo rapporto UNICEF – Pure Earth “The TOXIC TRUTH”

Secondo un nuovo rapporto lanciato oggi dall’UNICEF e da Pure Earth, l’avvelenamento da piombo sta colpendo una quantità massiccia e mai conosciuta prima di bambini.  Il rapporto, il primo di questo genere, rileva che circa 1 bambino su 3 – quasi 800 milioni a livello globale – ha nel sangue livelli di piombo superiori a 5 microgrammi per decilitro, livello per il quale è necessario intervenire. Circa la metà di questi bambini vive in Asia Meridionale.

“Con pochi sintomi iniziali, il piombo silenziosamente distrugge la salute e lo sviluppo dei bambini, con conseguenze anche fatali,” ha dichiarato Henrietta Fore, Direttore generale UNICEF. “Conoscendo la diffusione dell’inquinamento da piombo – e comprendendo la distruzione che causa a singole vite e comunità – dobbiamo ispirare azioni urgenti per proteggere i bambini una volte per tutte.”

Il rapporto, “The TOXIC TRUTH: Children’s exposure to lead pollution undermines a generation of potential”, è un’analisi sull’esposizione al piombo dei bambini, realizzata dall’Institute of Health Metrics Evaluation (IHME) e verificato con uno studio approvato per la pubblicazione su Environmental Health Perspectives.

“Lo studio mostra che il piombo è una neurotossina potente che causa danni irreparabili al cervello di un bambino.  È particolarmente distruttivo per i bambini molto piccoli e fino ai 5 anni di età e danneggia il loro cervello prima che abbiano l’opportunità che si sviluppi completamente, causando disabilità neurologica, cognitiva e fisica” –  ha detto  Francesco Samengo, Presidente dell’UNICEF Italia  “In Italia in media 160.862 bambini e ragazzi (0-19 anni) hanno livelli medi di piombo nel sangue superiori ai 5 microgrammi per decilitro e 20.963 hanno livelli medi di piombo nel sangue superiori a 10 microgrammi per decilitro”.

Secondo il rapporto, l’esposizione dei bambini al piombo è stata correlata anche a problemi di salute mentale e comportamentali e a un incremento del crimine e della violenza. I bambini più grandi soffrono di conseguenze gravi, compreso un rischio più alto di danni ai reni e malattie cardiovascolari nel corso della vita. 

Continua qui la lettura 


03 settembre 2018

Università di Cambridge:Esperti avvertono dei rischi cardiovascolari dovuti all’inquinamento da metalli pesanti

Tratto da Notizie scientifiche.it

Esperti avvertono dei rischi cardiovascolari dovuti all’inquinamento da metalli pesanti

Anche basse dosi di sostanze chimiche tossiche nell’ambiente rappresentano un rischio significativo per la salute cardiovascolare, secondo un rapporto dell’edizione di oggi del BMJ, condotto da ricercatori dell’Università di Cambridge.
Negli ultimi decenni, le esposizioni a metalli tossici ambientali come l’arsenico, il rame, il piombo, il cadmio e il mercurio sono diventati una preoccupazione mondiale per la salute pubblica. Anche se spesso presenti in natura, questi contaminanti sono penetrati nelle riserve d’acqua e, attraverso l’irrigazione, nella catena alimentare. Ad esempio, in Bangladesh, sono stati introdotti pozzi profondi nel Delta del Gange per attingere acqua pulita da agenti patogeni batterici e virali, ma ciò ha inavvertitamente portato all’esposizione a metalli tossici.
La preoccupazione si è spesso concentrata sulla tossicità o sulle proprietà cancerogene dei metalli, in particolare a dosi elevate. Tuttavia, vi sono prove crescenti che suggeriscono che i metalli pesanti possono avere altri effetti avversi sulla salute – comprese le malattie cardiovascolari come malattie cardiache e ictus – anche a livelli più bassi di esposizione, che potrebbero essere prevalenti in molte parti del mondo, tra cui il Regno Unito e gli Stati Uniti.
Per interpretare le prove disponibili, un team guidato da ricercatori del Dipartimento di salute pubblica e cure primarie di Cambridge ha effettuato una revisione sistematica e una meta-analisi di studi pubblicati su 350.000 partecipanti unici provenienti da 37 paesi.
I risultati dello studio hanno dimostrato che l’esposizione all’arsenico, al piombo, al cadmio e al rame – ma non al mercurio – era associata ad un aumentato rischio di malattia coronarica e malattie cardiovascolari.
“Dalla nostra analisi emerge chiaramente che esiste un possibile collegamento tra l’esposizione a metalli pesanti o metalloidi e il rischio di patologie cardiache, anche a basse dosi – e maggiore è l’esposizione, maggiore è il rischio”, afferma il dott. Rajiv Chowdhury, primo autore dello studio. “Anche se le persone non dovrebbero essere eccessivamente preoccupate per qualsiasi rischio immediato per la salute, dovrebbero inviare un messaggio ai responsabili delle politiche affinché si agisca per ridurre l’esposizione delle persone”.
In tutto il mondo, quelli con la maggiore esposizione di arsenico, piombo, cadmio e rame avevano all’incirca il 30% -80% in più di probabilità di sviluppare malattie cardiovascolari rispetto a quelli a più bassa esposizione.
La relazione è importante, affermano i ricercatori, perché sottolinea la necessità di affrontare questo problema ambientale e di salute pubblica, che colpisce in modo sproporzionato le persone nei paesi a reddito medio-basso, sebbene possa ancora influenzare quelli nei paesi a più alto reddito. Gli interventi non devono essere costosi, sottolineano; ad esempio, tecnologie economiche e scalabili (ad es. filtri per l’acqua rispettosi dell’ambiente) o interventi comportamentali (ad es. pratiche di risciacquo di riso e verdure prima della cottura) sono attualmente testate per ridurre le esposizioni a livello domestico.
Inoltre, in una lettera pubblicata alla fine di giugno, il dott. Chowdhury e colleghi hanno espresso il loro disappunto per il fatto che il precedente rapporto dell’OMS della Commissione indipendente ad alto livello sulle malattie non trasmissibili pubblicato a giugno non includeva l’esposizione ai metalli pesanti come contributo chiave fattore. Su The Lancet gli autori hanno dichiarato: “Sfortunatamente, questo rapporto di importanza globale ha avuto un’omissione importante: riconoscere il ruolo dannoso dei fattori di rischio ambientale, oltre i fattori comportamentali convenzionali (consumo di tabacco e alcol, inattività fisica e alimentazione non sana), in accrescere l’onere globale della NCD e la disuguaglianza di salute “.
Il dott. Chowdhury e colleghi hanno recentemente ricevuto 8,1 milioni di sterline dal fondo di ricerca sulle sfide globali del Consiglio di ricerca del Regno Unito per istituire un programma a lungo termine (denominato CAPABLE) per indagare ulteriormente sui fattori ambientali delle malattie cardiovascolari e per aiutare a informare le strategie preventive.
Il testo di questo articolo è stato tradotto in italiano dal testo pubblicato qui sotto licenza Creative Commons — Attribution 4.0 International — CC BY 4.0 ed è dunque disponibile secondo la stessa licenza.

Fonti e approfondimenti

28 maggio 2015

Comunicato Stampa ISDE- Medici per l’Ambiente. In Sardegna ancora carbone, ceneri, CO2 e emissioni inquinanti.


Comunicato Stampa ISDE- Medici per l’Ambiente Ancora Carbone, ceneri, CO2 e emissioni inquinanti.

Le centrali termoelettriche che impiegano come combustibile il carbone rappresentano una delle principali fonti emissive di pericolosi inquinanti atmosferici con ricadute sanitarie locali che evidenziano incrementi di morbilità e mortalità (da disturbi irritativi a congiuntive, cute e mucose delle vie respiratorie, fino a ad un incremento di tumori a carico di bronchi e polmoni). Va ricordato, a questo proposito, che l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) di Lione - agenzia dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) – nell’ottobre 2013, ha inquadrato l’inquinamento atmosferico nel gruppo 1 (cancerogeno certo per l’uomo). Non vanno dimenticate, inoltre, le patologie cardio-vascolari e neurologiche nonché, nei bambini, anche i disturbi dell’apprendimento.

Per i loro elevati coefficienti di emissione di CO2 - a parità di energia prodotta - (fino al 30% in più rispetto a quelle alimentate con derivati del petrolio e fino al 70% in più, rispetto a quelle alimentate a gas), le centrali termoelettriche a carbone sono una tra le principali fonti di emissione di gas clima alteranti, a loro volta alla base del riscaldamento globale. La Sardegna con i suoi 800 grammi di CO2 per KWh affianca India, Cina e Australia tra i principali inquinatori del pianeta e dei suoi ecosistemi.

Esiste, inoltre, il problema dell’enorme volume di ceneri residue della combustione del carbone (3-400 mila tonnellate per milione di tonnellate di carbone bruciate) che contengono isotopi radioattivi (U238 / U 235, Th232 e K40) in concentrazione circa doppia rispetto al materiale di partenza. Queste ceneri, secondo la normativa UE, dovrebbero essere considerate materiali con elevata concentrazione di radionuclidi - i cosiddetti “TENORM” (Technologically-Enhanced, Naturally-Occurring Radioactive Materials) -, ma in Italia e nell’isola vengono avviate in discarica senza nessuna messa in sicurezza o utilizzate nella produzione di cemento.

Desta meraviglia che nel 2015 alla vigilia delle conferenza sul clima di Parigi, la Giunta Regionale proponga la costruzione e l’esercizio di un impianto di cogenerazione alimentato a carbone di potenza termica pari a 285 MWt. Sorprende che ciò avvenga impiegando risorse economiche pubbliche attraverso la newco. EURALENERGY S.p.A, dove oltre al socio privato ( Eurallumina) la società finanziaria della Regione Sardegna partecipa al 40% .


Sconcerta che ciò avvenga nel Sulcis senza che ancora l’assessorato all’Ambiente e alla Sanità abbiano almeno preso in esame le criticità ambientali e sanitarie che caratterizzano questa regione dell’isola fortemente inquinata e compresa all'interno del perimetro di Sito d'interesse nazionale per bonifica (SIN) del Sulcis-Iglesiente-Guspinese. Ancora si attende l’istituzione del registro tumori e l’avvio di efficaci azioni di bonifica prescritte e mai attuate. A Portoscuso l’eccesso di contaminati quali il piombo, cadmio, mercurio e diossine nella catena alimentare ha indotto l’autorità comunale ad emanare un’ordinanza di divieto del consumo di prodotti agricoli e zootecnici locali.

E’ auspicabile che i decisori regionali riconsiderino l’opportunità del progetto stesso, alla luce non solo della VIA (valutazione di impatto ambientale) ma di una accurata VIS (valutazione di impatto sanitario). Si ricorda che la qualificazione giuridica S.I.N. impone categoricamente a tutti gli organi competenti l’osservanza dell’obbligo, posto dalla Direttiva 96/62 CE del 27 settembre 1996, di adottare provvedimenti idonei a conseguire il miglioramento della qualità dell’aria.

Sassari 28 5 20015


Vincenzo Migaleddu

Presidente ISDE Medici per l’Ambiente Sardegna

06 settembre 2012

TARANTO:Quali danni alla salute dai metalli pesanti? Ce lo dirà uno studio Arpa

Tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno

Quali danni alla salute dai metalli pesanti? Ce lo dirà uno studio Arpa
di SABRINA ESPOSITO
 
Anche Taranto avrà il suo studio relativo agli effetti provocati dall’esposizione e contaminazione da metalli pesanti sulla salute della popolazione
Lo hanno annunciato ieri il direttore generale dell’Ag enzia regionale per la protezione dell’ambiente (Arpa), Giorgio Assennato, e Michele Conversano, direttore del Dipartimento di orevenzione dell’Asl di Taranto, nonchè presidente nazionale della Società italiana di Igiene e medicina preventiva, in occasione della presentazione di un «evento di altissimo profilo scientifico» così è stato definito: la relazione del professor Roberto Lucchini, direttore della SezioneMedicina del lavoro della «Mount Sinai School of Medicine» di New York, nonchè professore associato presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Brescia, sugli «Effetti neuro-comportamentali dell’esposizione al piombo nei bambini e del manganese sulla salute degli adolescenti».
L’incontro, organizzato dall’ Arpa Puglia in collaborazione con l’Asl e il Comune di Taranto, si è tenuto nel pomeriggio all’ex ospedale Testa, dove ha sede il presidio locale della stessa agenzia per l’ambiente..... 
Il manganese, ha spiegato Lucchini ieri in una conferenza stampa, è un metallo essenziale per l’organismo ma non deve oltrepassare determinati livelli, altrimenti diventa neuro tossico e causa patologie simili al morbo di Parkinson. L’esposizione ambientale, insieme a particolari costituzioni genetiche, possono contribuire ad aumentare il numero di casi di intossicazione.
 Grazie ad un programma scientifico portato avanti con fondi europei, sono già stati pubblicati i primi risultati dell’indagine svolta, da cui emerge che il manganese si associa ad alternazioni della coordinazione motoria e il piombo ad alterazioni sulle capacità cognitiva e dell’apprendimento.
 
I bambini di Taranto saranno al centro dell’indagine parallela che l’Arpa intende avviare e per la quale, è stato annunciato, si servirà di «eccellenze intellettuali» tra cui, molto probabilmente, anche lo stesso professor Lucchini, con l’obiettivo di introdurre criteri rigorosi di qualità scientifica. Attualmente l’Arpa sta conducendo un’analisi sulla scia dei risultati pervenuti su campioni di popolazione di Gela messi a confronto con un campione di popolazione di Taranto e di Statte. Tale attività, che ha previsto uno studio sulla presenza dei metalli nelle urine per verificare eventuali differenze (assorbimento o eliminazione) con la popolazione non esposta, ha richiesto anche il coinvolgimento dei medici di medicina generale.  Il tutto in vista della auspicata nascita del Centro ambiente e salute; una sorta di laboratorio di sanità pubblica dotato delle infrastrutture necessarie a creare una rete integrata tecnico-scientifica e dell’adozione, da parte della stessa Arpa, di nuove e più moderne tecnologie, come quella XRF, per la esatta misurazione dei metalli del suolo.
Leggi l'articolo integrale

Un approffondimento sui metalli pesanti e i  loro effetti sul'ambiente e sull' uomo.......
   Leggi Metalli Pesanti

25 luglio 2012

Workshop di Taranto "Valutazione economica degli effetti sanitari dell'inquinamento atmosferico: la metodologia dell’EEA"

Tratto da Peacelink
Workshop "Valutazione economica degli effetti sanitari dell'inquinamento atmosferico: la metodologia dell’EEA"

PIOMBO NELLE URINE DEGLI ABITANTI DI TARANTO 

Questa relazione vuole evidenziare i rischi connessi al piombo e di altre sostanze neurotossiche a Taranto. 
 I più vulnerabili a questo metallo pesante dagli effetti neurotossici e cancerogeni sono i bambini
24 luglio 2012 - Alessandro Marescotti


E' stata riscontrata la presenza del piombo (lead l' ultimo riportato nella tabella )nelle urine dei tarantini.
Sono 141 i soggetti analizzati (67 uomini e 74 donne).
I valori di riferimento <0,5 - 3,5 (microgrammi/litro).

Epicoh, Oxford 2011
Il valore medio riscontrato è stato di 10,8 microgrammi/litro.
Il piombo è neurotossico e cancerogeno.

Cliccando qui si può leggere la relazione che ho presentato al Workshop in rappresentanza del coordinamento di associazioni e cittadini di Taranto denominato Altamarea.
Per questa relazione ringrazio la dottoressa Annamaria Moschetti, pediatra e cittadina attiva che svolge un'opera preziosa di informazione e divulgazione sulla grave emergenza dell'inquinamento a Taranto.

Il workshop nazionale "Valutazione economica degli effetti sanitari dell'inquinamento atmosferico: la metodologia dell’EEA" si è tenuto il 23 e 24 luglio ed è stato organizzato da ARPA Puglia,.........

A questa pagina web sono allegati:
- lo studio completo dell'esposizione della popolazione tarantina ai metalli pesanti tramite biomonitoraggio (esame delle urine);
- la sintesi dello stesso studio mediante un poster in cui si evidenzia una presenza di piombo e cromo nelle urine degli abitanti di Taranto che va oltre l'intervallo di riferimento fissato per questi metalli pesanti;

- delle diapositive della dottoressa Annamaria Moschetti nella quale si evidenzia, fra le varie cose, come la chiusura di una centrale a carbone in Cina ha portato un immediato beneficio ai bambini residenti nella zona sia in termini di recupero delle abilità motorie che di miglioramento delle abilità sociali (diapositiva 5/43).
Le centrali a carbone, come le attività siderurgiche a ciclo integrale, sono fonti di metalli pesanti che generano particolari preoccupazioni per la salute dei bambini, in particolare per il piombo.


Il piombo urinario è indicatore di esposizione corrente. Aumenta dopo due settimane dall’inizio dell’esposizione; plateau dopo alcune settimane; decresce rapidamente con il cessare dell’esposizione.
I dati che emergono nei files allegati evidenziano una particolare esposizione al piombo e al cromo per la comunità tarantina.
Il piombo è una sostanza neurotossica e cancerogena.

Note:

Allegati

  • Luigi Vimercati e altri - Fonte: Epicoh, Oxford 2011
    Presenza di metalli pesanti nelle escrezioni urinarie della popolazione di Taranto. Emerge una presenza in particolare di piombo e di cromo
  • Dott.ssa Annamaria Moschetti (Associazione Culturale Pediatri Puglia e Basilicata) - Fonte: Ordine dei Medici di Taranto
    Queste diapositive contengono informazioni sull'esposizione della popolazione di Taranto, in particolare dei bambini, a vari inquinanti

24 marzo 2010

2010/03/25 La vera prevenzione del cancro: eliminare l'esposizione ai cancerogeni. /MODA:Tirreno power

Tratto da Brundisium.net
21/03/2010

La vera prevenzione del cancro: eliminare l'esposizione ai cancerogeni.
Di Maurizio Portaluri

"Al di là delle benevole favole che qualcuno, da decenni, continua a raccontare e cioè che la soluzione del problema cancro è a portata di mano, che si tratta di un effetto legato solo all’ invecchiamento, che fra 10 anni nessuna donna più morirà per cancro alla mammella, la realtà è ben altra ed è sotto gli occhi di tutti.

Di fatto l’età di insorgenza dei tumori si è abbassata straordinariamente: da una recente ricerca risulta che in Italia gli interventi per cancro alla mammella in età giovane sono cresciuti in sei anni del 28.6%,e se da un lato diminuisce l’incidenza dei tumori correlati al fumo, specie nei maschi,
sta drammaticamente aumentando l’incidenza di tumori che nulla o quasi hanno a che fare col tabagismo: linfomi, leucemie, cancro a rene, pancreas, prostata, tumori cerebrali ormai sempre più correlati anche con l’uso del telefonino…. I tumori nell’infanzia poi sono in drammatico aumento: in Italia +2% annuo (doppio rispetto alla media europea) e tra i bambini sotto l’anno di età l’incremento è addirittura del 3.2% annuo.

Vorrei anche ricordare che l’incremento di cancro è solo la punta dell’iceberg del danno complessivo alla salute che stiamo recando ai nostri bambini: mi riferisco all’aumento di disturbi neuropsichici, intellettivi, relazionali, del comportamento, fino all’autismo, per non parlare dell’incredibile incremento di patologie allergiche, respiratorie, endocrino – metaboliche, diabete, disturbi alla tiroide, criptorchidismo, ecc. ".
A scrivere queste parole è Patrizia Gentilini, oncologa romagnola che da qualche anno in pensione lavora a tempo pieno che attivista dell'International Society of Doctors for the Environment (Società Internazionale dei Dottori per l'Ambiente).

"Cosa mai vi può capitare se camminate in un campo minato? -prosegue la Gentilini - E’ ovvio che tante più mine sono state disseminate tanto più è probabile incapparci e saltare per aria…..
Così è per il cancro e le “mine” cui mi riferisco sono cancerogeni noti da decenni quali benzene, arsenico, nichel, cromo, cadmio, piombo, diossine, per non parlare di PCB, particolato, pesticidi…. che continuiamo a riversare intorno a noi e di cui mai nessuno parla, visto che solo la CO2 ( che non è un veleno!) sembra meritare l’onore delle cronache!
Da dati ufficiali emerge, ad es., che in Italia, nel pieno rispetto dei limiti di legge, abbiamo immesso in un anno in aria ed acqua: benzene 715.6 ton, arsenico 8.0 ton, cadmio 3.0 ton, cromo 140.0 ton, nichel 80.6 ton.

L’ inventario europeo delle diossine ci dice che in un anno nel nostro paese ne sono state prodotte 558 grammi, ovvero, in media, circa 1,5 g al giorno: può sembrare poco ma rappresenta la dose massima tollerabile per oltre 10 miliardi (!) di persone…
Sapendo che si tratta di molecole che hanno tempi di dimezzamento di decine/centinaia di anni e che quindi ogni nuova dose si aggiunge alla precedente, come la mettiamo? La nostra regione (l'Emilia Romagna ndr) poi è al primo posto per uso di fitofarmaci e spargiamo in media 5.7 kg di prodotti chimici per ettaro.
Ci siamo mai chiesti dove vanno a finire tutti questi veleni? Purtroppo ovunque e anche dove non vorremmo mai trovarli, ad esempio nel sangue del cordone ombelicale in cui sono centinaia le sostanze chimiche tossiche, cancerogene e nocive che si ritrovano stabilmente: qualcuno può pensare, in totale buona fede di assolverle?"
Non serve approfondire il preciso meccanismo biologico con cui ogni agente cancerogeno agisce, non serve analizzare un cancerogeno alla volta perchè nella vita concreta si è sempre esposti a più cancerogeni contemporaneamente. Cosa fare allora: "Fortunatamente nel mondo si infittisce la schiera di medici e ricercatori indipendenti che invocano un cambio di rotta nella strategia della guerra contro il cancro, ossia una drastica riduzione della esposizione ad agenti tossici e nocivi in tutti gli ambiti di vita, l’unica strada che finora ci si ostina a non imboccare con decisione.

Eppure, in quei rari casi in cui questo si è fatto, i risultati non sono mancati: in Svezia, dove trenta anni fa sono stati messi al bando determinati pesticidi, seguendo le indicazioni di medici coraggiosi, oggi si registra una riduzione nella incidenza dei linfomi."

Ecco, i pesticidi ed i linfomi. La quantità dei consumi dei primi non è disponibile nell'ultima relazione sullo stato di salute della nostra ASL, i secondi sono tra i tumori in eccesso nella nostra area.

Perchè nessuno si interroga su questo?
Maurizio Portaluri
________________________________________________________

Tratto da "Uomini Liberi"

Tirreno Power

SUPERAMENTO DEI LIMITI DI LEGGE DELLE POLVERI SOTTILI IN PROVINCIA DI SAVONA E OBBLIGO DI CHIUDERE GLI INQUINANTI GRUPPI 3 E 4 A CARBONE DELLA CENTRALE TIRRENO POWER DI VADO NON A NORMA RISPETTO ALLE DIRETTIVE IPPC DELLA COMUNITA’ EUROPEA

1) Il PIANO REGIONALE DI RISANAMENTO E TUTELA DELLA QUALITA’ DELL’ARIA DELLA REGIONE LIGURIA 2006 a PAG. 1072-1073 E 1074 per La sottozona 2b) che comprende i Comuni di Savona, Quiliano e Vado Ligure documenta che :

· Nella zona sono residenti complessivamente 74.930 abitanti di cui l’80% a Savona. Si valuta in prima approssimazione e cautelativamente che l’intera popolazione residente nella zona sia potenzialmente esposta ai livelli di concentrazioni inquinanti stimati, poiché quasi tutte le aree urbanizzate (maglie di un kmq con urbanizzazione superiore al 25%) sono interessate da superamenti dei limiti fissati dal DM 60/02.

· La combustione nell’industria dell’energia e quindi essenzialmente la centrale termoelettrica, è la prioritaria responsabile delle emissioni di Ossidi di azoto (68,3%);

PM10 (34,9%), SOx (89,7%) e di COV (37,9%).

· Per quanto concerne il PM10 le campagne effettuate nel corso del 2004 fanno stimare il superamento del limite giornaliero

2) I TABULATI ARPAL RELATIVI ALLE POLVERI SOTTILI PM10 MONITORATE PER LA ZONA 2B NEL COMUNE DI SAVONA

E I DATI SATELLITARI EVIDENZIANO SUPERI DEI LIMITI DI LEGGE PER GLI ANNI 2005, 2006, 2007, 2008:

· Nell’anno 2005 il limite giornaliero di legge (35 giorni con superi giornalieri di 50 microgrammi/mc) è stato superato in ben 51 giorni.

(Centralina metodo gravimetrico via Zunini) (DM 60/02)· Nell’anno 2006 il limite giornaliero di legge (35 giorni con superi giornalieri di 50 microgrammi/mc) è stato superato in ben 48 giorni. (DM 60/02) così come anche superato risulta il valore limite della media annuale (28 microgrammi/mc) con il valore di 36microgrammi/mc (DM 60/02).
Centralina metodo gravimetrico via Zunini) (DM 60/02)

· Nell’anno 2007 il limite giornaliero di legge (35 giorni con superi giornalieri di 50 microgrammi/mc) è stato superato in ben 50 giorni. (DM 60/02) così come anche superato risulta il valore limite della media annuale (26 microgrammi/mc) con il valore di 30 microgrammi/mc (DM 60/02).
(Centralina metodo gravimetrico via Zunini e misure satellitari)

· Nell’anno 2008 il valore limite della media annuale (24 microgrammi/mc) è stato superato con il valore di 30 microgrammi/mc (DM 60/02). (vedi... Medie annuali Pm 10_misure satellitari).


3) ATTUALMENTE IN PROVINCIA DI SAVONA SONO PRESENTI SOLO 4 ANALIZZATORI NEFELOMETRICI PER LE PM 10.

SOLO DAL 1/01/2010, MA NON PRESENTI NEL 2008 E NEL 2009, sono state riattivate In via Zunini 2 centraline (PM10 e PM 2,5) con il metodo di riferimento gravimetrico sequenziale di riferimento (Vedi sito Regione Liguria)

Nefelometrico: 2 Savona (Via Amendola e C.so Ricci) e 1 a Cairo M. (Loc. Farina) e 1 a Vado (via Aurelia)

Dal 2010 sono presenti un via Zunini 2 centraline (PM10 e PM 2,5) con il metodo di riferimento gravimetrico sequenziale su cui bisogna tarare le centraline imprecise nefelometriche che sottostimano le PM10 come precisato nel DM 60/02 (vedi ...Misure Pm 10 normativa).

4) NEI COMUNI DI VADO E DI QUILIANO, SEDI DELLA CENTRALE A CARBONE TIRRENO POWER, PRINCIPALE FONTE DI INQUINAMENTO DEL COMPRENSORIO SAVONESE ( vedi Costi Esterni 2009), NON VENGONO ANCORA MONITORATE LE POLVERI FINI PM 2,5 COME PREVISTO DAL PIANO REGIONALE NONOSTANTE I COSTANTI SUPERAMENTI DEI LIMITI DI LEGGE.

5) L' INQUINAMENTO DELLA CENTRALE TIRRENO POWER È DOVUTO PRINCIPALMENTE ALLA COMBUSTIONE DEL CARBONE NEI GRUPPI 3 E 4 NON A NORMA DA PIU' DI 10 ANNI RISPETTO ALLE DIRETTIVE IPPC DELLA UE PER CUI TALI GRUPPI A CARBONE ANDREBBERO IMMEDIATAMENTE CHIUSI ED E' PER QUESTO CHE LA CENTRALE NON E’IN POSSESSO DELLA OBBLIGATORIA CERTIFICAZIONE A.I.A.( AIA autorizzati) L'inquinamento ed è ulteriormente incrementato dai gruppi 1 e 2 a turbogas da 760 MW entrati in funzione dal Marzo 2007.

CI CHIEDIAMO QUINDI COME MAI SIA STATA DISATTIVATA NEL 2008 E 2009 LA CENTRALINA GRAVIMETRICA DI VIA ZUNINI PER LE PM10, L'UNICA DI RIFERIMENTO A NORMA DI LEGGE IN PROVINCIA DI SAVONA CHE NEGLI ANNI PRECEDENTI AVEVA MISURATO SUPERI DEI LIMITI DI LEGGE, LASCIANDO SOLO I MISURATORI NEFELOMETRICI CHE SENZA RIFERIMENTO SOTTOSTIMANO LE POLVERI SOTTILI, RIDUCENDO COSI' DI FATTO LA VALUTAZIONE DELL'INQUINAMENTO ATMOSFERICO.

Savona, 23 Marzo 2010

Dr. Virginio Fadda

Dott. Agostino Torcello

MODA Savona


25 agosto 2009

2009/08/26"Lettera d'agosto di Patrizia Gentilini "

Lettera d'agosto
Patrizia Gentilini
Riceviamo e (volentieri) pubblichiamo

Forlì agosto 2009.
Gentile Direttore,
la recente scomparsa di giovani e giovanissimi per cancro nel nostro territorio ha riempito le cronache nelle ultime settimane: passata l’emozione del momento e lasciando perdere gli interrogativi che i singoli casi suscitano e su cui anche la Magistratura indaga, vorrei tornare a riflettere su questo tema così scottante. Riconosco che, specie in agosto, sarebbe più normale pensare alle ferie e cercare svago e distrazione, ma ci sono purtroppo problemi dai quali non ci si può distrarre, se non altro perché nessuno può ritenersene immune.
Secondo gli ultimi dati dei Registri Tumori, in Italia un uomo su due e una donna su due è destinato a vedersi diagnosticare un cancro nel corso della vita!
Al di là delle benevole favole che qualcuno, da decenni, continua a raccontare e cioè che la soluzione del problema cancro è a portata di mano, che si tratta di un effetto legato solo all’invecchiamento, che fra 10 anni nessuna donna più morirà per cancro alla mammella, la realtà è ben altra ed è sotto gli occhi di tutti. Di fatto l’età di insorgenza dei tumori si è abbassata straordinariamente: da una recente ricerca risulta che in Italia gli interventi per cancro alla mammella in età giovane sono cresciuti in sei anni del 28.6%, e se da un lato diminuisce l’incidenza dei tumori correlati al fumo, specie nei maschi, sta drammaticamente aumentando l’incidenza di tumori che nulla o quasi hanno a che fare col tabagismo: linfomi, leucemie, cancro a rene, pancreas, prostata, tumori cerebrali ormai sempre più correlati anche con l’uso del telefonino. I tumori nell’infanzia poi sono in drammatico aumento: in Italia +2% annuo (doppio rispetto alla media europea) e tra i bambini sotto l’anno di età l’incremento è addirittura del 3.2% annuo.
Vorrei anche ricordare che l’incremento di cancro è solo la punta dell’iceberg del danno complessivo alla salute che stiamo recando ai nostri bambini: mi riferisco all’aumento di disturbi neuropsichici, intellettivi, relazionali, del comportamento, fino all’autismo, per non parlare dell’incredibile incremento di patologie allergiche, respiratorie, endocrino – metaboliche, diabete, disturbi alla tiroide, criptorchidismo, ecc. Cosa sta succedendo?

Non sarà che ciò che alcuni medici, spesso definiti "allarmisti", sostengono da anni è tragicamente vero? Vi invito a fare un semplice ragionamento: cosa mai vi può capitare se camminate in un campo minato? E’ ovvio che tante più mine sono state disseminate tanto più è probabile incapparci e saltare per aria.
Così è per il cancro e le “mine” cui mi riferisco sono cancerogeni noti da decenni quali benzene, arsenico, nichel, cromo, cadmio, piombo, diossine, per non parlare di PCB, particolato, pesticidi, che continuiamo a riversare intorno a noi e di cui mai nessuno parla, visto che solo la CO2 (che non è un veleno!) sembra meritare l’onore delle cronache!
Da dati ufficiali emerge, che in Italia, nel pieno rispetto dei limiti di legge, abbiamo immesso in un anno in aria e acqua: benzene 715.6 ton, arsenico 8.0 ton, cadmio 3.0 ton, cromo 140.0 ton, nichel 80.6 ton.
L’ inventario europeo delle diossine ci dice che in un anno nel nostro paese ne sono state prodotte 558 grammi, ovvero, in media, circa 1,5 g al giorno: può sembrare poco ma rappresenta la dose massima tollerabile per oltre 10 miliardi (!) di persone.
Sapendo che si tratta di molecole che hanno tempi di dimezzamento di decine/centinaia di anni e che quindi ogni nuova dose si aggiunge alla precedente, come la mettiamo? La nostra regione poi è al primo posto per uso di fitofarmaci e spargiamo in media 5.7 kg di prodotti chimici per ettaro. Ci siamo mai chiesti dove vanno a finire tutti questi veleni?
Purtroppo ovunque e anche dove non vorremmo mai trovarli, ad esempio nel sangue del cordone ombelicale in cui sono centinaia le sostanze chimiche tossiche, cancerogene e nocive che si ritrovano stabilmente: qualcuno può pensare, in totale buona fede, di assolverle?
Da tempo è arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti ed agire per ridurre l’esposizione delle popolazioni agli agenti tossici promuovendo la Prevenzione Primaria.

Non è necessario, per fare questo, conoscere i minimi dettagli del processo della cancerogenesi o il ruolo che ogni singolo agente riveste: la letteratura segnala ormai, su larga scala ed in individui sani, come l’espressione di geni “chiave” si modifichi a seconda dell’esposizione a tossici ambientali e di conseguenza si alterino funzioni cruciali del nostro corpo aprendo la strada all’insorgere di neoplasie e non solo.
Il fallimento dell’approccio “riduzionista”, il vecchio paradigma secondo cui si analizza un agente per volta, senza tenere conto delle innumerevoli variabili biologiche e che non permette mai o quasi di giungere a conclusioni esaustive, è ormai sotto gli occhi di tutti.
Fortunatamente nel mondo si infittisce la schiera di medici e ricercatori indipendenti che invocano un cambio di rotta nella strategia della guerra contro il cancro, ossia una drastica riduzione della esposizione ad agenti tossici e nocivi in tutti gli ambiti di vita: l’unica strada che finora ci si ostina a non imboccare con decisione.

Eppure, in quei rari casi in cui questo si è fatto, i risultati non sono mancati. In Svezia, dove trenta anni fa sono stati messi al bando determinati pesticidi, seguendo le indicazioni di medici coraggiosi, oggi si registra una riduzione nella incidenza dei linfomi. Si tratta di una strada difficile, che va contro enormi interessi economici e non solo. M. Plank (premio Nobel per la Fisica) ci ricorda che “ i vecchi paradigmi vengono abbandonati solo quando coloro che su di essi hanno costruito la propria carriera e fortuna sono morti”.
Ma ricordiamo anche le parole di Samuel Epstein, un grande medico americano:”quasi tutti gli americani conoscono le pene causate dal cancro a parenti e amici. Il crimine è che molti di questi tumori sarebbero evitabili”.
Se trasferiamo queste parole all’infanzia e alle giovani generazioni, l’obbligo di abbandonare i vecchi paradigmi e di passare dalle parole ai fatti diventa ancora più pregnante e credo convenga a tutti noi riflettere, anche ai primi d’agosto e sotto l’ombrellone, sulla necessità di fare cambiare idea a chi di dovere, prima che sia davvero troppo tardi per tutti!

Dr.ssa Patrizia Gentilini, Oncoematologo
Associazione Medici per l’ Ambiente ISDE Italia

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Tratto da "Epicentro "
Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute
Salute e ambiente
L’esposizione dei bambini alle polveri sottili in Europa
I bambini molto piccoli, e probabilmente anche i feti, sono molto sensibili all’inquinamento atmosferico. L’evidence attuale è sufficiente per attribuire una relazione causale tra inquinamento atmosferico dovuto alle polveri sottili e decessi per disturbi respiratori nel periodo post-neonatale.
Le prove sono anche sufficienti per attribuire un nesso tra inquinanti atmosferici ed effetti negativi sullo sviluppo funzionale dei polmoni.Sia i danni reversibili alle funzioni polmonari, sia la riduzione cronica dei tassi di crescita dei polmoni sono associabili all’esposizione al particolato atmosferico (PM).
Le prove disponibili mostrano anche un legame tra esposizione alle polveri sottili, complicanze dell’asma e aumento della prevalenza e dell’incidenza di tossi e bronchiti.


Alla luce dell’evidence accumulata, nel 2005 l’Oms ha aggiornato le linee guida sulla qualità dell’aria per il particolato atmosferico. Per il PM2,5 i valori sono 10 μg/m3 (media annuale) e 25 μg/m3 (media sulle 24 ore); per il PM10 i valori corrispondenti sono stati fissati a 20 μg/m3 e 50 μg/m3. A causa dell’insufficienza dei dati sui bambini, le linee guida Oms sono basate sui dati che provengono da studi sugli adulti ma, una riduzione dell’esposizione ai livelli indicati, ridurrebbe il rischio di effetti sanitari sia per gli uni che per gli altri.

È questo il quadro generale in cui si inserisce il documento Exposure of children to air pollution (particulate matter) in outdoor air, pubblicato il 20 ottobre 2008 dallo European Environment and Health Information System (Enhis). La valutazione copre il periodo che va dal 2002 al 2006 (i dati relativi ad anni precedenti sono disponibili per un numero molto limitato di Paesi) e riguarda gli effetti del particolato atmosferico sulla salute e, in particolare, su quella dei bambini.

Messaggi chiave e valutazioni

I dati che emergono dall’ sono diversi:

* la media dei livelli di esposizione al PM10 varia nei diversi Paesi dai 16 μg/m3 della Finlandia e dell’Irlanda ai 50-52 μg/m3 della Bulgaria e della Romania
* i livelli medi dell’indicatore non sono cambiati sostanzialmente negli ultimi anni nella maggior parte della Regione europea dell’Oms: nel 2006 i livelli di PM10 erano maggiori di almeno 5 μg/m3 in quattro Paesi (Austria, Ungheria, Norvegia e Polonia) e più bassi di almeno 5 μg/m3 in altri quattro Paesi (Bulgaria, Grecia, Serbia e Slovenia)
* nelle città europee dove si effettua un monitoraggio del PM10, la maggior parte delle persone (il 90%, compresi i bambini) sono esposte a livelli più alti di quelli indicati dalle linee guida Oms (20 μg/m3) con molti rischi per la salute dei bambini. Per il 13% delle persone, il valore limite di 40 μg/m3 deciso dall’Unione europea viene superato
* i dati per il PM10 che derivano da un regolare monitoraggio sono disponibili per 566 città di 27 Paesi e i dati coprono il 22% della popolazione urbana della Regione europea Oms.

Molti studi epidemiologici, condotti in Europa e in altre parti del mondo, mostrano legami tra diversi indicatori della salute infantile e le concentrazioni esterne di PM10 registrate recentemente in molte città europee.


Un’analisi dell’Oms (basata su dati relativi agli ultimi anni Novanta) indica che, in tutta la Regione circa 700 decessi all’anno dovuti a infezioni respiratorie acute, in bambini di età compresa tra 0 e 4 anni, possono essere attribuite proprio all’esposizione a PM10. La valutazione dell’impatto del particolato atmosferico sulla morbilità è più difficile e meno preciso ma un’analisi preliminare indica che una riduzione dell’esposizione a PM10 a 20 μg/m3 potrebbe essere associata a una diminuzione del 7% dell’incidenza di tosse e lievi sintomi respiratori e del 2% dei ricoveri ospedalieri per problemi respiratori in bambini di età inferiore ai 15 anni.

Le stime degli effetti sulla salute dell’esposizione a PM10 negli adulti sono dominate dal crescente rischio di mortalità dovuta all’esposizione a lungo termine al PM2,5. In Europa, l’attuale esposizione a PM di origine antropogenica porta a una perdita di circa 8,6 mesi nell’aspettativa di vita.


L’attuale legislazione relativa all’emissione di inquinanti dovrebbe servire per ridurre l’impatto di circa un terzo. Ulteriori riduzioni (fino a circa il 50%) potrebbero essere raggiunte implementando tutte le possibili misure di riduzione.
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Tratto da "La Voce dell'Emergenza"
Vivere senza rifiuti è possibile

Una coppia americana ha deciso di mettere in pratica il concetto. Il problema dei rifiuti si risolve evitando di produrre rifiuti: Amy e Adam Korst da un mese vivono senza mandare praticamente nulla in discarica, e continueranno così per un anno intero. Una scelta radicale quasi come quella del no impact man. I Kost spiegano nel loro sito internet come si fa a non lasciare dietro di sè una scia di spazzatura. In questi giorni la Cnn e il Guardian hanno parlato della loro esperienza: nulla di così difficile, pare. Basta organizzarsi: ed ecco come. I Kost comprano cibi industriali soltanto se sono in confezioni riciclabili: soprattutto, acquistano prodotto sfusi nei negozi piuttosto che quelli già impacchettati nei supermercati. Rifiutano i sacchetti di plastica e si portano da casa la borsa della spesa. Si sono soprattutto organizzati per ridurre al minimo gli involucri, e dunque gli acquisti: coltivano verdure; preparano in casa i detersivi, il formaggio, il pane e il mix di cereali per la colazione.
In cortile trasformano i rifiuti organici in compost. Bruciano - nel pieno rispetto della legge, dicono - rifiuti organici secchi e privi di residui chimici, tipo la cacca del cane.
Hanno abolito le pile usa e getta, ed usano solo quelle ricaricabili. Niente salviette di carta, ma solo di cotone. No impact man aveva abolito anche la carta igienica: loro la usano, ma ne scelgono un tipo prodotto con carta riciclata,
Con i gatti hanno invece qualche problema. Uno dei due mici di casa rifiuta ad oltranza di usare la lettiera biodegradabile. Davanti all’ostinazione della bestiola pare che i due abbiano dovuto capitolare. Così come non riescono a non buttare via oggetti irrecuperabili di uso comune tipo le penne che non scrivono più. Ma tuttosommato poca roba.

Il sito internet dei Kost: vivere senza produrre rifiuti, ecco come si fa

Dal Guardian la coppia americana che si è organizzata per non produrre rifiuti

Video: dalla Cnn intervista ai Kost che vivono senza produrre rifiuti