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13 ottobre 2019

Patrizia Gentilini: Salute, i tumori si possono ricollegare alle alterazioni ambientali. Altro che ‘malattia genetica’

Tratto da Il Fatto Quotidiano

Salute, i tumori si possono ricollegare alle alterazioni ambientali. Altro che ‘malattia genetica’

La notizia, di recente comparsa sull’Ansa, secondo cui ci sarebbero 2mila casi in meno di cancro nel nostro paese, non potrebbe che rallegrarci se davvero fosse un segnale di quella inversione di rotta che tutti auspichiamo. Questa notizia è stata ripresa con enfasi dal volume I numeri del cancro in Italia 2019 , stilato ogni anno a cura di Aiom e Airtum: ma va precisato che si tratta di una stima, non di dati attuali e che pertanto andrebbe presa con molta cautela.
Nel testo infatti si specifica che “è l’ordine di grandezza l’informazione da cogliere e non il numero esatto, non a caso qui proposto in forma arrotondata” e forse come ordine di grandezza bisognerebbe maggiormente soffermarsi sui circa 400mila nuovi casi di cancro che ogni anno si registrano nel nostro Paese. Questa notizia comunque è stata l’occasione per scrivere, con alcuni colleghi, una lettera aperta agli oncologi italiani.
In essa vengono ribaditi concetti già ampiamente segnalati anche in passato. In particolare anche in questo report, come nei precedenti, si continua a presentare il cancro come una malattia “genetica” che trae origine da mutazioni più o meno casuali dei geni. Si tratta di una visione obsoleta e stereotipata della cancerogenesi su cui sono intervenuta già in passato ed è desolante constatare che si continua a non tenere adeguatamente conto delle più recenti conoscenze scientifiche, in particolare di quelle che derivano dall’epigenetica.
Questa disciplina infatti ha ormai ampiamente dimostrato che l’incontrollata proliferazione cellulare che caratterizza il cancro può essere scatenata non solo da mutazioni geniche, ma anche dai processi che alterano le loro funzioni. Se viene alterata la “trascrizione” dell’informazione contenuta nel genoma (ad esempio attraverso la metilazione di parti non codificanti), si può favorire l’insorgenza del cancro o perché aumenta la proliferazione o perché si blocca la funzione dei geni oncosoppressori.
L’importanza di queste conoscenze è enorme perché i meccanismi epigenetici sono sotto la diretta influenza degli stimoli ambientali di qualsivoglia tipo, e si attuano in assenza di mutazioni che coinvolgano il genoma. Non tenere conto di questo significa continuare a pubblicare, come nel report in oggetto, tabelle del tutto desuete in cui, ad esempio, si continua ad attribuire ai fattori ambientali solo il 2% dei tumori.
Anche sui tumori infantili il volume I numeri del cancro in Italia 2019 lascia molto a desiderare perché si limita ad un laconico: “in età infantile (0-14 anni) si trova una quota molto limitata del totale dei tumori (meno dello 0,5% dei tumori). Nelle prime decadi della vita la frequenza dei tumori è infatti molto bassa, pari a qualche decina di casi ogni 100mila bambini ogni anno”, trascurando di riportare che l’incidenza di tumori infantili in Italia è andata crescendo per tre quinquenni consecutivi (1993-2008) per poi stabilizzarsi, ma senza mai regredire e confermandosi una delle più elevate a livello globale. Ricordo che in 22 Sin (Siti altamente inquinati e da bonificare), coperti da registro tumori, nell’età da 0 a 19 anni l’eccesso di incidenza è stato del 9%, attribuibile soprattutto a sarcomi, leucemie mieloidi, linfomi Nh e tumori al testicolo.

26 gennaio 2019

Medico Isde Giovanni Ghirga:"Cittadini aprite gli occhi!"

Tratto dalla pagina facebook del
Medico Isde Giovanni Ghirga
Cittadini aprite gli occhi!
DI ESTREMO INTERESSE PER CIVITAVECCHIA, DOVE LA PREVALENZA DI CASI DI TUMORE AL SENO È ELEVATA ...

 Laddove le concentrazioni di polveri fini sono calcolate su dati satellitari e non sulle centraline di rilevamento, soggette ad appalti e subappalti, studiosi hanno scoperto che la mortalità nelle pazienti esposte a maggiori concentrazioni di particolato atmosferico fine, ha mostrato un incremento tra il 72% e l’82% rispetto al rischio delle pazienti esposte a concentrazioni minori di PM2.5».

«I risultati dello studio sono altamente rappresentativi in quanto basati su un Registro Tumori di popolazione capace di intercettare tutti i casi di neoplasia presenti su un territorio e su una popolazione di donne numericamente elevata (2021)- illustra Contiero-. Inoltre i risultati sono simili a quanto già osservato nello studio californiano e in quello cinese.
Uno dei punti di forza dello studio di INT è l’utilizzo innovativo dei dati satellitari (gli studi californiani e cinesi usano metodiche basate sulle centraline di rilevazione degli inquinanti) che identificano le concentrazioni di particolato nelle diverse zone con copertura esaustiva di tutto il territorio».
https://bmjopen.bmj.com/content/6/11/e012580. BMJ OPEN, 2016.

01 ottobre 2018

Giammarco Surico: Ignorare l’effetto sulla salute delle esposizioni ambientali sarebbe come non vedere un elefante nella propria sala da pranzo”.

Tratto da Leccesette

L'aria che respiriamo sul banco degli imputati, Surico: "Tumori in aumento per questo fattore"                        lunedì 1 ottobre 2018

Giammarco Surico, Direttore del Dipartimento Oncologico Regionale, ci ricorda che l’inquinamento atmosferico ha causato 7 milioni di morti nel mondo: quest’anno si è registrata un’impennata di tumori, al sud più alta la mortalità.
Elemento essenziale della prevenzione oncologica è la qualità dell’aria che respiriamo. Gli oncologi ce lo hanno spiegato più volte. Se in campagna respiriamo l’amianto consumato e abbandonato o, in città, le rovine di una vecchia fabbrica costruita con l’eternit attentano alla nostra salute, i corretti stili di vita non ci salveranno. Se respiriamo fumi tossici delle fabbriche, se il PM10 schizza a livelli insostenibili a causa del traffico e i miasmi di qualche discarica, dove i rifiuti non vengono trattati come si deve, ammantano le nostre vite, stiamo correndo un grave rischio oncologico. Dunque, la prevenzione primaria non può limitarsi a un corretto stile di vita e all’astensione dal fumo. Una voce autorevole come quella del dottor Giammarco Surico, direttore del Dipartimento Oncologico Regionale, mette sul banco degli imputati la qualità dell’aria: “Non sono soltanto gli stili di vita – come la diffusione del fumo di sigaretta, il consumo di alcol e la sedentarietà – ad attentare alla salute dei salentini o dei pugliesi. Sarebbe limitante fermarsi a considerare solo questo pur importante aspetto additandolo come spiegazione delle patologie, oncologiche e non, che affliggono la nostra popolazione.  Certo gli stili di vita sono importanti ma costituiscono solo una parte del problema, analogamente a come la questione lavorativa non esaurisce l’intera problematica dell’ILVA a Taranto o della centrale a carbone di Brindisi - Cerano. Ignorare l’effetto sulla salute delle esposizioni ambientali sarebbe come non vedere un elefante nella propria sala da pranzo”.

PREVENZIONE ONCOLOGICA, NON SOLO FUMO E STILI DI VITA: PER QUESTO LA PUGLIA ADERISCE ALLA CAMPAGNA “BREATHLIFE” DELL’OMS
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha accertato che l’inquinamento atmosferico causa circa 7 milioni di morti all’anno in tutto il mondo ed è direttamente responsabile del 36% delle morti per tumore polmonare, del 34% dei decessi per ictus cerebrale e del 27% di quelli che avvengono per infarto del miocardio, oltre che di malattie polmonari croniche ed asma. ....... Proprio per identificare le cause di questi eccessi di incidenza e mortalità per cancro al polmone la Regione Puglia con il Dipartimento di Prevenzione della ASL Lecce e il CNR-IFC di Pisa stanno portando a conclusione in queste settimane un grande studio epidemiologico caso-controllo - lo studio PROTOS che mi ha visto coinvolto in veste di direttore dell’oncologia del Fazzi - da cui ci si attendono delle prime risposte circa l’impatto di stili di vita ed esposizioni professionali o ambientali sulla salute della popolazione, anche al fine di realizzare adeguati interventi di prevenzione.

Non c’è quindi nessun dubbio, secondo l’OMS, che una quota pari ad almeno un terzo dei tumori riconosca chiare cause da esposizioni ambientali. D’altra parte, sono ben 111 le sostanze chimiche classificate come cancerogene certe per l’uomo (Classe IARC 1) dalla Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro (IARC con sede a Lione) - tra cui le famigerate polveri sottili, le diossine e i metalli pesanti - a cui si aggiungono i 234 fattori inclusi nella classe IARC 2 ovvero i cancerogeni probabili per l’uomo, inclusi molti interferenti endocrini, nei confronti dei quali dovrebbe comunque essere applicato il principio di precauzione”.

ALLARME ONCOLOGICO, PREVENZIONE PRIMARIA E SECONDARIA
Se si guardasse in maniera positiva alle evidenze scientifiche, il fatto che la maggioranza delle patologie, in particolare oncologiche, riconosca cause legate agli stili di vita e alle esposizioni ambientali potrebbe di per sé rappresentare anche una buona notizia in quanto si tratta di situazioni su cui il singolo e la società possono intervenire - personalmente e attraverso iniziative legislative - per ridurne l’impatto sulla salute in termini di vera prevenzione primaria oncologica e cioè fare in modo che non si ammalino le persone......

L’INTERVISTA AL DIRETTORE DEL DIPARTIMENTO ONCOLOGIA REGIONALE, GIAMMARCO SURICO
Dottore, lei ha messo sul banco degli imputati l’aria che respiriamo nel Salento. I nemici invisibili sono sempre i più subdoli.
“Anche il Cnr ha dimostrato con uno studio che per il 70 per cento dell’anno spirano venti di tramontana che spingono i fumi dell’Ilva e di Cerano fino a Lecce. Stiamo studiando attualmente particelle di polveri sottili per capirne la provenienza (Ilva o Cerano): queste sono un enorme problema per la nostra salute. ....

La correlazione tra area inquinata e aumento dei tumori è scientificamente provata?
“Assolutamente sì. Aria inquinata significa aumento delle polveri sottili, aumento della diossina e degli idrocarburi policiclici, che hanno un duplice effetto: mutageno, perché trasformano il DNA, o meccanismi di mutazione indiretta, come fa la diossina. In alcune aree, come quella di Taranto, oggi riscontriamo gli effetti dell’inquinamento da diossina degli anni passati: si verificano mutazioni genetiche”.

Dunque, gli stili di vita non bastano...
“Gli stili di vita sono un punto fondamentale nella lotta al cancro e contro le malattie cardiovascolari (che sono la prima causa di mortalità: dopo c’è il cancro). Quindi, la lotta all’obesità, fumo, sedentarietà, invito a seguire la dieta mediterranea va benissimo, ma senza l’aria pulita tutti gli sforzi sono inutili. L’ambiente contaminato rende vano qualsiasi stile di vita”.

I dati lo confermano, vero?
“I dati ci offrono un’equazione chiara: al maggior inquinamento corrispondono più tumori. È vero che se guardiamo i dati sull’incidenza dei tumori quest’anno riscontriamo un incremento in tutta l’Italia: superiore al nord rispetto al sud. Ma nel meridione la differenza è che si muore di più. Abbiamo la maglia nera perché non si adottano stili di vita adeguati e non si fa di più per l’ambiente. L’OMS oltre alla lotta al fumo ha intrapreso una lotta importantissima contro l’inquinamento ambientale: le due cose devono andare di pari passo, altrimenti è tutto inutile”....

25 settembre 2018

Inquinamento, Ministro Sergio Costa: urgente combatterlo per ridurre i tumori

Tratto da Greenstyle

Inquinamento, ministro Costa: urgente combatterlo per ridurre i tumori

A Philadelphia in visita allo Sbarro Institute della Temple University, il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha fatto luce sui legami tra inquinamento ambientale e tumori dichiarandosi particolarmente preoccupato dal triste record che l’Italia detiene sui casi di malattie oncologiche, soprattutto in età pediatrica. A suo parere è necessario intervenire con urgenza non solo nella Terra dei fuochi, ma ovunque.


Analizzando le zone più rischiose d’Italia i ricercatori stanno trovando tracce delle sostanze inquinanti nei capelli e persino nel sangue e, secondo il ministro Costa, si tratta di un lavoro particolarmente importante “che ci consentirà di lavorare su questo anche nella legge Terre dei Fuochi che stiamo scrivendo”. Così ha dichiarato a Philadelphia, aggiungendo di essere:
Sconcertato dall’aumento esponenziale dei tumori infantili a causa dell’inquinamento. L’Italia risulta detenere il triste record delle malattie oncologiche in età pediatrica. Come ho sottolineato ieri al G7 Ambiente vi è un’urgenza di intervenire ineludibile. Nelle prossime settimane agiremo con interventi normativi sulla riduzione dei rifiuti e gli inceneritori. Da nonno sono particolarmente preoccupato di quello che respirano i bimbi, visto che assorbono più del doppio dello smog degli adulti in una fase della vita in cui sono in pieno sviluppo.
Vi sono dunque nuove frontiere di ricerca che fanno ben sperare per il futuro della salute dell’Italia. Una volta individuata la sostanza inquinante nei cittadini “bisognerà approntare il monitoraggio”, conclude il direttore dello Sbarro Institute Antonio Giordano, in prima fila per gli studi sulla terra dei fuochi in Campania. 

22 luglio 2018

Cnr :Nube tossica Farmoplant, tragico strascico di tumori

Tratto da Il Tirreno

Nube tossica Farmoplant, tragico strascico di tumori

In occasione dei 30 anni dell’esplosione, presentato lo studio epidemiologico curato dal Cnr e illustrato dai Medici per l’ambiente: vi è un eccesso di patologie
MASSA. Preoccupazione per l’eccesso di patologie tumorali riscontrate in terra apuana e riconducibili all’inquinamento chimico residuo del Sin.

E’ quanto emerge nel documento “Studi epidemiologici nelle aree ad alto rischio ambientale”, curato dai dottori Fabrizio Bianchi, dirigente di ricerca Epidemiologia ambientale all’Istituto di fisiologia clinica del Cnr a Pisa e Liliana Cori, esperta di comunicazione in ambiente e salute della stessa struttura. Il documento, redatto in occasione del 30° anniversario dell’esplosione della Farmoplant, è stato illustrato dai referenti locali dell’associazione internazionale Medici per l’ambiente (Isde): i dottori Alberto Rutili e Gino Cancemi, presidente della sezione provinciale dell’Isde. L’intento di Bianchi e Cori è quello di ripercorrere «il lavoro epidemiologico svolto per capire lo stato di salute delle comunità che vivono nella zona circostante l’impianto e le attività che ancora potrebbero essere intraprese», come l’intensificazione delle bonifiche e nuovi approfondimenti di studio. I due ricercatori si soffermano sull’aggiornamento dello studio epidemiologico nazionale Sentieri, coordinato dall’Istituto superiore di sanità, i cui risultati sono stati presentati lo scorso 12 giugno. La ricerca ha indagato lo stato di salute delle popolazioni che vivono in 45 Sin italiani, compreso Massa-Carrara, ancora contaminata dai veleni prodotti all’epoca in cui era attivo il polo chimico apuano e «tuttora sede di diverse produzioni inquinanti». «L’inquinamento che non è stato possibile rimuovere -scrivono Bianchi e Cori- può produrre effetti ancora oggi, a 30 anni di distanza, in particolare se pensiamo agli operai delle fabbriche chimiche di allora e alla popolazione più esposta ai diversi incidenti e fuoriuscite di prodotti tossici». Gli esperti del Cnr riportano poi i risultati riscontrati in territorio apuano dal primo studio Sentieri, del 2011 e relativo al periodo 1995-2005. «Negli uomini -ricordano- emergevano eccessi di mortalità per il tumore del polmone, della pleura, del sistema emolinfopoietico e del sistema circolatorio. Nelle donne eccessi per tutte le cause assieme, per malattie dell’apparato digerente e genito-urinario. Sia per gli uomini che per le donne emergeva un eccesso di mortalità per tumore del fegato. Nel volume di Sentieri dedicato ai mesoteliomi per l’area dei comuni di Massa e Carrara, -proseguono i due studiosi- nel periodo 2000-2011 si evidenzia un eccesso di incidenza (di nuovi casi di mesotelioma) di 2,4 volte più alto della media regionale negli uomini e 1,5 volte nelle donne (il mesotelioma è legato alla presenza di produzioni con amianto)».

Sentieri è stato ripetuto per la mortalità per il periodo 2006-2013, esaminando anche i ricoveri, la mortalità per tumori in età infantile, pediatrica e adolescenziale e le malformazioni alla nascita per il periodo 2002-2015. La pubblicazione dei nuovi dati disaggregati per singolo Sin è ancora in corso. A Massa-Carrara, anticipano Bianchi e Cori, «gli eccessi nella mortalità sono confermati, anche se l’entità del rischio è ridotta per le cause di morte già segnalate, sia per gli uomini che per le donne». Per queste ultime, però, emergono alcuni eccessi che prima non erano presenti, elemento che si conferma per le malattie. «C’è un’attenuazione
degli eccessi nei maschi, -sostengono i due ricercatori- sia per malattie tumorali che non tumorali. Anche nell’età giovanile emergono eccessi che sono tutti da approfondire, così come per le malformazioni congenite, che mostrano alcuni elementi di criticità». —

15 giugno 2018

Patrizia Gentilini :Tumori, l’Italia è tutto un Sin?

Tratto da Il Fatto Quotidiano 

Tumori, l’Italia è tutto un Sin?

Risultati immagini per tumori
L’aggiornamento al 2013 di recente diffuso dall’ Istituto superiore di Sanità sullo studio Sentieri, ovvero l’indagine sullo stato di salute delle popolazioni residenti in territori fortemente inquinati, conferma quanto già in precedenza emerso: vivere in prossimità di industrie inquinanti, petrolchimici, inceneritori, discariche etc è un importante fattore di rischio per la salute. Sono circa sei milioni (il 10% della popolazione italiana) coloro che vivono in aree di questo tipo, ma addirittura ciò accade per uno su tre sardi, come metteva in evidenza già nel 2015 l’ indimenticabile amico, il dottor Vincenzo Migaleddu, che abbiamo ricordato pochi giorni fa nel convegno “Sardigna Terra Bia”.
Nell’aggiornamento dello studio Sentieri colpiscono in particolare i dati sulla salute di bambini e giovani: tra 0 e 24 anni, complessivamente nelle aree inquinate aumenta del 9% l’incidenza di cancro ed addirittura si registra, rispetto alle medie regionali, un +66% di leucemie, un + 50% di linfomi, un + 36% di tumori testicolo e un +62% di sarcomi, patologie di particolare interesse in quanto potenziali patologie “sentinella” di esposizione a diossine, come già si è evidenziato per gli adulti.
A parte i tumori, anche per l’ospedalizzazione registra un eccesso del 6-8% per bimbi e ragazzi ricoverati per qualsiasi tipo di malattia rispetto ai loro coetanei residenti in zone non contaminate. Nel primo anno di vita poi vi è un eccesso di ricoveri del 3% per patologie di origine perinatale rispetto al resto dei coetanei ed un eccesso tra l’8 e il 16% per le malattie respiratorie acute ed asma tra i bambini e i giovani.
Tornando all’argomento tumori nell’infanzia e nell’adolescenza – per molti di noi da sempre prioritario – segnalo sull’ultimo numero del Bollettino dell’Ordine dei medici di Arezzo, a pagina 34, è pubblicato un articolo in cui si puntualizza come i tumori pediatrici abbiano un’ incidenza crescente e siano una delle principali cause di morte in questa età e motivo di grande preoccupazione. E’ ben vero che la sopravvivenza per i tumori pediatrici è molto aumenta­ta negli ultimi 40 anni, che la malattia può essere vissuta anche come opportunità , in grado di suscitare energie positive e capacità di resilienza – opportunità di straordinario valore quando ci si imbatte nel problema – ma è altrettanto vero che nessuno vorrebbe mai una esperienza del genere per i propri bambini, non scevra in 2/3 dei casi di sequele a lungo termine.
Come ribadito già in tante altre occasioni i tumori nell’infanzia e nell’adolescenza sono in aumento in tutto il mondo: dal 1980 al 2010 si è passati fra 0 e 14 anni da una incidenza globale di 124 nuovi casi/anno ad una di 140 casi, la ricerca delle cause è argomento di grande interesse e passi importanti sono stati fatti nell’ottica della Prevenzione primaria.
Del triste primato che in tema di tumori infantile il nostro paese detiene mi sono occupata a più riprese: fra i 15 registri italiani che hanno partecipato all’indagine su Lancet ( di cui non è chiaro quanti coprano siti inquinati) tutti sono nettamente al di sopra di della media globale: il valore più vi si avvicina è quello di Siracusa con una incidenza di 149 casi, poi Trento con 155, ma in ben otto Registri l’incidenza è superiore ai 190 casi e in 4 addirittura oltre i 200.
Tornando allo studio Sentieri e volendo fare un paragone con la media internazionale direi che tutta l’Italia mi sembra un Sin! ....
Molto c’è da fare, mi auguro che il problema sollevi l’attenzione dei nuovi ministri dell’Ambiente e della Salute e che questi si attivino affinché il prossimo aggiornamento dello studio Sentieri registri un’inversione di tendenza. Questo sarebbe il più bel regalo ai bambini italiani!

07 maggio 2017

Inquinamento e malattie, l’80% di tumori deriva dall’ambiente contaminato.Un convegno

Tratto da Il Foglia.it

Inquinamento e malattie, l’80% di tumori deriva dall’ambiente contaminato. Il convegno.

Se l’ambiente è malato anche l’uomo si ammala. E c’è la convinzione che l’80-90 per cento dei tumori derivi da un ambiente contaminato. Le sostanze accertate come cancerogene risultano ben 450 che interagiscono con l’ambiente aggravandone il quadro generale. .....
E’ quanto emerso dal convegno “Zelda Congress” nato dall’idea di Simone Aspriello, dottore di ricerca in patologie e referente Isde, l’associazione di medici per l’ambiente di Pesaro e Urbino, che si è tenuto nella suggestiva sala del Museo Officine Benelli alla presenza di medici, docenti dell’Università di Urbino e del presidente della Commissione ambiente della Regione Andrea Biancani. Una giornata di confronto che ha acceso un riflettore preoccupante sullo sviluppo sostenibile e sul rapporto tra ambiente e salute, con particolare attenzione alle polveri sottili e alle sostante geneticamente modificate (anche il glutine secondo Antonello Senni, già direttore generale del ministero dell’Ambiente, “va considerato come ogm a tutti gli effetti, anche se non classificato come tale” ).

La ricerca del dottor Visani

Tutto l’incontro, moderato da Anna Rita Pelliccioni, medico igienista dell’Asur e Davide Schembri medico nutrizionista di Marche Nord ha esaminato l’incidenza di un ambiente contaminato sulla salute dei cittadini, tale da rischiare di produrre anche danni allo stesso Dna o interferire con malattie del sangue. Una ricerca portata avanti dal dottor Giuseppe Visani , direttore di Ematologia dell’azienda ospedaliera Marche Nord,  ha evidenziato una presenza consistente e preoccupante aggregazione di nanoparticelle inquinanti nella leucemia acuta mieloide, una malattia che registra tremila nuovi casi ogni anno in Italia. I metalli – ha spiegato l’ematologo – sono sostante altamente reattive e possono innescare reazioni nelle cellule”. E che l’ambiente possa influire sulle eventuali patologie, è stato sottolineato anche dal professor Mirco Fanelli del dipartimento scienze molecolari dell’Università di Urbino che ha parlato di epigenetica. Il collegamento tra ambiente malato e uomo malato è stato ribadito dal consigliere dell’Ordine dei medici Giovanni Del Gaiso proprio a inizio lavori.
Osservati speciali i già noti amianto, benzene, cromo esavalente, , diossina, formaldeide, cloruro di vinile e idrocarburi aromatici. Ma anche i glifosati, ovvero i diserbanti usati per essiccare l’erba che rientrano tra i prodotti fitosanitari autorizzati ma che gli ultimi studi mettono sotto accusa come  inquinanti, capaci di provocare conseguenze nella salute e “probabili cancerogeni”, come ha sostenuto al convegno dallo stesso Senni.  “Tanto è vero che nelle Marche – ha spiegato Biancani – non vengono più usati. Lo fa ancora solo l’Anas, ma ha rassicurato che nei lavori previsti nelle prossime gare d’appalto non sarà più permesso”.

08 marzo 2017

Quanto "costa" l'inquinamento? Sei milioni di morti. Eppure si continua a parlare a fare altro...

Tratto da Il  Cambiamento

Quanto "costa" l'inquinamento? Sei milioni di morti. Ed è solo l'inizio

Il recentissimo rapporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità riassume i dati degli ultimi anni su inquinamento e suo impatto sulla salute e fornisce il dato dei morti prematuri a causa proprio dei contaminanti ai quali siamo esposti: 6 milioni. Eppure si continua a parlare a fare altro...



L’inquinamento atmosferico – proveniente sia da sorgenti indoor che da fonti esterne – rappresenta il più grave rischio ambientale per la salute e, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), nel 2012 (che rappresenta il dato più recente disponibile per l'analisi appena pubblicata) risulta correlato alla morte prematura di oltre 6 milioni di persone. Quindi, proviamo a pensare a quante morti ci sono state e con quale possibile e plausibile trend in aumento dal 2012 ad oggi!

Il rapporto dell'Oms si intitola “Evolution of WHO air quality guidelines: past, present and future” e riassume i principali documenti pubblicati a partire dagli anni Cinquanta, la loro evoluzione relativamente ai criteri di valutazione della qualità dell’aria e dell’impatto sulla salute umana, e che hanno portato allo sviluppo di una serie di linee giuda, sia per l’inquinamento dell’aria indoor sia outdoor. Il documento sottolinea l’evoluzione dell’evidence scientifica sugli effetti dell’inquinamento dell’aria sulla salute ed è uno strumento di supporto per i decisori nella definizione di strategie di gestione e controllo della qualità dell’aria. Vengono inoltre presentate le attività in corso e le direzioni future auspicate.

QUI il documento completo “Evolution of WHO air quality guidelines: past, present and future”

QUI il comunicato stampa sul sito dell’Oms.

Tra le vittime più colpite dall'inquinamento atmosferico ci sono senza dubbio i bambini. E a questo proposito è utile e interessante la visione del video messo a disposizione dall'associazione "Cittadini per l'aria" sulla conferenza che si è tenuta lo scorso 26 gennaio a Milano dal titolo “Salute e inquinamento atmosferico. Nuove evidenze sui danni allo sviluppo cognitivo dei bambini”, con presentazione di studi e ricerche, dati certi, nuove evidenze e immagini chiare che fanno luce sulle conseguenze, a livello fisico e mentale, dell'esposizione all'aria inquinata.

QUI per vedere il video della conferenza

Nel dicembre scorso, poi, è stato pubblicato il primo studio di coorte in Europa, svolto dall'Istituto Nazionale dei Tumori con il supporto di strumentazioni satellitari, che mette in relazione la mortalità per il tumore femminile con le concentrazioni di PM 2.5. La ricerca è stata effettuata su una coorte di 2.021 donne con diagnosi di tumore al seno tra i 50 e i 69 anni, nel periodo compreso tra il 2003 e il 2009, e si è basata su dati del Registro Tumori. "I risultati dello studio sono altamente rappresentativi in quanto basati su un Registro Tumori di popolazione capace di intercettare tutti i casi di neoplasia presenti su un territorio e su una popolazione di donne numericamente elevata (2021). Inoltre i risultati sono simili a quanto già osservato nello studio californiano e in quello cinese. Il nostro studio indica che il rischio di mortalità per tumore della mammella aumenta con l'esposizione al PM2.5. Anche se da un punto di vista scientifico
serviranno altre ricerche per una migliore definizione del percorso causale in oggetto, questi risultati aprono la strada a interventi rivolti al miglioramento della prognosi delle pazienti con tumore della mammella, basati sulla riduzione dell’esposizione a PM 2.5”. Hanno spiegato dall’Istituto.

Mancano forse le informazioni per rimboccarsi le maniche e cambiare radicalmente paradigma? No.

11 marzo 2016

EPIDEMIOLOGIA:Le impronte digitali degli inceneritori

Tratto da Altreconomia.it
Ambiente "Sarebbe molto bello se l'epidemiologia fosse uno strumento partecipato"


L'indagine epidemiologica è ciò che serve per fare una misura diretta degli effetti sulla salute da parte di una sorgente inquinante qualsiasi. Si concentra sugli effetti acuti, fornendo risposte in tempi rapidi. Il suo impiego, a Filago (BG) o a Vado Ligure, è stato fondamentale
Intervista al professor Paolo Crosignani, epidemiologo, che ha lavorato presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano
di Duccio Facchini - 10 marzo 2016

Una parte del mestiere del professor Paolo Crosignani consiste nello studio di quelle che lui stesso definisce le “impronte digitali” delle sorgenti inquinanti, in questo caso di un forno inceneritore. E non è un caso che, tra le ultime conferenze cui l’epidemiologo ha partecipato, ci sia stata quella di Civate, un piccolo Comune lecchese dove la comunità è fortemente preoccupata dal forno inceneritore che si trova a Valmadrera, paese confinante.

Il motivo per cui, in un venerdì di fine febbraio, oltre 200 persone sono accorse ad ascoltare Crosignani -già Primario della U.O. Registro Tumori ed Epidemiologia Ambientale presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, e ideatore del Progetto Occam - Occupational Cancer Monitoring - Sistema Informativo Sui Tumori Di Origine Professionale- è riassunto in due parole: indagine epidemiologica. Del resto, la provincia di Lecco, pur ospitando dai primi anni 80 un inceneritore, non ne ha mai misurato le ricadute e gli effetti. Ed è per questo che quando la società che gestisce il ciclo dei rifiuti -SILEA Spa, 100% partecipata dai Comuni- ha chiesto e ottenuto da Regione Lombardia il via libera ad operare al massimo carico termico, pari a 123mila tonnellate di rifiuti bruciati all’anno, è nato un coordinamento locale di associazioni ispirato alla teoria “Rifiuti zero”.
Chiarezza e trasparenza in materia di salute pubblica sono i punti che il giovane coordinamento condivide con quei comitati cittadini sorti negli anni contro i 44 forni esistenti nel Paese o i 9 derivanti dal decreto Sblocca-Italia del Governo...... Per ottenenerle, è necessario seguire le impronte care al professor Crosignani ....

Professore, che cosa si intende per indagine epidemiologica?


L'indagine epidemiologica è ciò che serve per fare una misura diretta degli effetti sulla salute da parte di una sorgente qualsiasi.
Che può essere lineare -come il traffico- oppure puntuale -un inceneritore, un cementificio o quant'altro-.

Come si sviluppa?

Si comincia a guardare un insieme di patologie di cui occuparsi.
Per mia esperienza, i tumori non sono la prima patologia da considerare, perché presentano sino a vent'anni di latenza. Vogliamo aspettare vent'anni per misurare gli effetti sulla salute o vogliamo fare qualcosa che ci dia risposte rapide? Faccio l'esempio di Rezzato, con il cementificio di Italcementi, o Vado Ligure, dove la nostra indagine ha comportato il blocco della centrale a carbone di Tirreno Power, o a Filago, dove sorge un forno inceneritore. In questi casi abbiamo analizzato gli eventi acuti, probabilmente meno coinvolgenti rispetto all'incidenza dei tumori, che però non escludono assolutamente un approfondimento sui fattori cronici. Per eventi acuti intendiamo, ad esempio, ricoveri per infarto, malattie polmonari, influenza e polmonite, asma e così via. Concentrarsi sugli eventi acuti restituisce l'idea di quel che accade a livello di emissioni oggi. Misuriamo oggi quel che si può misurare oggi.

Dopodiché?

Si realizza uno studio caso-controllo che considera gli eventi ed un campione della popolazione sana, e si procede ad analizzare le aree dove si concentrano le maggiori ricadute per verificare se e come oggi vi siano più ricoveri e più eventi......

Proseguo in quella che io chiamo la sagra dell'ovvio: le emissioni di un impianto non tengono conto dei confini amministrativi. Faccio l'esempio del cementificio di Mazzano Rezzato (BS) e delle aree di alto, medio e basso valore di emissioni. Fino ad ora che cosa hanno fatto le ASL? Hanno fornito i dati di cui erano in possesso, su mortalità, tumori o incidenza dei ricoveri a livello comunale. Prendendo quei dati per singolo Comune, ovviamente, si mettevano insieme persone esposte e non esposte ottenendo così la famosa media di Trilussa. Tradotto, non si vedeva niente. Tant'è vero che i pareri dell'ASL, in assoluta buona fede, non riscontravano alcuna anomalia. Quando, in due mesi, abbiamo fatto lo studio epidemiologico andando a cercare in maniera più approfondita se vi fossero più ricoveri nelle aree esposte rispetto a quelle meno esposte, abbiamo scoperto che per i bambini avevamo all'incirca il 9% in più di ricoveri nella zona a più elevata esposizione e il 6,7% in più per la zona intermedia rispetto all'altra esposizione.


 
(la divisione dell'area circostante il cementificio di Rezzato-Mazzano, nel bresciano, in base al livello di esposizione) 

 
Dunque il primo degli ingredienti per uno studio epidemiologico è la considerazione di un'area grossa, in modo tale da poterla dividere nei gradienti di ricaduta che ho illustrato prima e considerare -in quelli che chiamo appunto le impronte digitali- i fattori di contesto (strade a grosso traffico, ad esempio). Nel caso del cementificio di Italcementi, lo studio ha fatto sì che la ditta rinunciasse al raddoppio della potenza dell'impianto così come voleva e portasse importanti modifiche agli impianti.
Che ruolo ricoprono i sindaci in tutto questo?
Non dimentichiamoci che i sindaci sono i principali responsabili della salute dei propri concittadini. L'ho provato nel caso di Bergamo, quando mi ha contattato un amministratore particolarmente sensibile. Si partì con lo studio delle mappe delle ricadute messe a disposizione dal gestore del forno inceneritore di rifiuti speciali di Filago (di proprietà di A2A). Come prima cosa si vide che le ricadute interessavano soprattutto il Comune confinante, Madone, sul quale non insisteva l'impianto. Quello che abbiamo fatto è stato esaminare i ricoveri dei bambini residenti nelle diverse zone. I risultati hanno visto i bambini residenti nelle zone ad esposizione massima -numericamente pochi- con 2 volte e mezza la probabilità di ammalarsi e di finire in ospedale rispetto agli altri. E quasi tutti ricadevano in Madone, che paradossalmente non riceveva nemmeno l’indennizzo per la presenza fisica del forno essendo fuori dai confini amministrativi. Tuttavia, le conclusioni dell'ASL furono diverse. 
A quel punto il sindaco ha portato tutto il fascicolo all'attenzione della competente Procura della Repubblica con l'accusa rivolta verso ignoti per lesioni gravissime. Risultato: la Procura ha disposto nuove indagini, e le conclusioni sono cambiate. 
Lo studio degli effetti acuti ne esclude altri?
Il mio punto di vista -che ho applicato a Filago, a Mazzano e a Vado Ligure- è che gli effetti acuti possano costituire la principale avvisaglia anche di effetti letali. 
Ma è fondamentale procedere subito con studi veloci, basati sulle mappe delle ricadute, senza per questo rinunciare successivamente a valutazioni più complesse e di più lungo periodo, com'è stata quella condotta a proposito dell'inceneritore di Vercelli...... 


L'epidemiologia non è una panacea ma uno strumento molto delicato. Sarebbe molto bello se fosse uno strumento partecipato. C'è un bellissimo modello da questo punto di vista. C'è un'industria americana che ha pesantemente inquinato di sostanze perfluoroalchiliche  tutta la falda. Il giudice ha imposto all'azienda di fare l'indagine, sobbarcandosi i costi, ma gli esperti sono stati scelti dalla comunità.
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