COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE.

QUESTO BLOG UTILIZZA COOKIES ,ANCHE DI TERZE PARTI.SCORRENDO QUESTA PAGINA ,CLICCANDO SU UN LINK O PROSEGUENDO LA NAVIGAZIONE IN ALTRA MANIERA ,ACCONSENTI ALL'USO DEI COOKIES.SE VUOI SAPERNE DI PIU' O NEGARE IL CONSENSO A TUTTI O AD ALCUNI COOKIES LEGGI LA "COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE".
Visualizzazione post con etichetta seveso. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta seveso. Mostra tutti i post

13 gennaio 2011

1)Diossina, nuove analisi a Taranto su alimenti di largo consumo....2)Blog di Beppe Grillo: Gli inceneritori uccidono!

Tratto da Peacelink

Diossina, nuove analisi a Taranto su alimenti di largo consumo

La diossina nel piatto ci arriva solo dalla Germania? A Taranto il 13 gennaio vengono presentati dati inediti di superamento della Dose Tollerabile Giornaliera (TDI) in alimenti di largo consumo. Alle 14.20 del 12 gennaio il TG3 nazionale annuncia la conferenza stampa di presentazione delle nuove analisi. Clicca qui per saperne di più.

Diossina, nuove analisi a Taranto su alimenti di largo consumo

Giovedì 13 gennaio 2011, alle ore 11.45, il Fondo Antidiossina Taranto Onlus e l'Associazione PeaceLink presenteranno i primi dati
12 gennaio 2011

Conferenza Stampa


______________________
Tratto da Virgilio

Una molecola di diossinaDiossina, il veleno più insidioso della civiltà delle macchine

Interferisce con le attività delle cellule e ha effetti letali. Non è eliminabile, si accumula e provoca danni incurabili. Molti procedimenti industriali producono diossine, il controllo è costoso e spesso viene bypassato


Qui in Italia, in chi ha una certa età, il termine"diossina" evoca il triste ricordo di Seveso, il paese in provincia di Monza dove nel 1976 una nube tossica sprigionatasi da un impianto industriale in seguito alla rottura di una valvola di sicurezza contaminò il terreno. Sui giornali si moltiplicarono le immagini di bambini afflitti da forme di acne incurabili, e notizie di nascite deformi, tumori, anomalie nella crescita e patologie varie, tutte terribili. Uno spettro che continua ad agitarsi perché, sciaguratamente, il rischio diossina è connesso alla stessa civiltà industriale.

Chimicamente, le diossine sono sostanze la cui molecola è formata da un anello di atomi di ossigeno, idrogeno e carbonio alle cui valenze libere si agganciano atomi di altri elementi, dando luogo a una vasta classe di composti, alcune centinaia. Gran parte di questi composti presentano altissimi effetti di tossicità per l'uomo, gli animali e i vegetali, tanto che le diossine sono considerate fra le sostanze più pericolose tra quelle prodotte dal genere umano (ma non bisogna dimenticare che si producono anche in natura). La loro pericolosità deriva dal fatto che interferiscono con le attività delle cellule, provocando effetti letali sulla vitalità delle cellule stesse. Questo effetto può tradursi in malattie organiche degenerative gravissime e di difficilissima terapia, e può dar luogo all'insorgere di una vasta serie di tumori. Sul grado di cancerogenità delle diossine gli studi non sono tutti d'accordo, ma è ormai accettato che possano dar luogo a varie forme neoplasia.

L'insidiosità delle diossine (bisogna usare il plurale perché non è un solo composto, ma una vasta serie di composti) è accresciuta dal fatto che non sono metabolizzabili. Si depositano cioè nell'organismo e con molta difficoltà le loro molecole possono essere scisse e neutralizzate. Sono sostanze poco volatili, quindi si depositano nel terreno e lo contaminano permanentemente. La pioggia non le lava, perché in acqua non sono solubili; sono però in certa misura solubili nei grassi, e tendono quindi ad accumularsi nei tessuti viventi. Poiché non sono biodegradabili, se entrano nella catena alimentare vi permangono: gli erbivori che mangiano erba contaminata accumulano quantità sempre maggiori di diossine nel corpo, e chi mangia gli erbivori riceve le molecole tossiche che questi avevano assunto.

Da quando, negli anni Settanta, la pericolosità delle diossine divenne di dominio pubblico, l'industria ha aumentato i controlli e le istituzioni hanno emanato regole severe per limitare per quanto possibile il rischio. Il problema è che arrivare a zero tossicità è impossibile se non rinunciando alla civiltà delle macchine. Le diossine sono sottoprodotti della combustione, e si generano ogni volta che si brucia qualcosa o si fanno lavorazioni a caldo. Le industrie si sono dotate di strumenti per tenere sotto controllo la contaminazione, intrappolando le diossine prima che si disperdano con i fumi delle combustioni e distruggendo quelle prodotte (un procedimento complesso e costoso). Ma un sempre maggiore numero di procedimenti industriali, inevitabilmente, produce diossine. Lo fanno anche gliinceneritori di rifiuti, che così, se non sono gestiti con normative severe, invece di risolvere un problema di inquinamento ambientale, ne producono uno ancora più grave.

A questi fattori di rischio bisogna aggiungerne un altro, forse il più pericoloso: l'avidità umana. Tutti i procedimenti noti per il controllo e il trattamento delle diossine sono costosi, e fanno lievitare in alto i costi di produzione. Forte è la tentazione di chiudere un occhio, specie dove corruzione e criminalità fanno allentare i controlli. Il caso della diossina ritrovata in uova e carni suine provenienti dalla Germania non è il primo del genere. Non si hanno ancora notizie relative alle indagini che dovranno accertare la provenienza degli agenti tossici negli animali, ma in casi analoghi si è scoperto che all'origine vi erano mangimi provenienti da paesi (in genere dell'est europeo) prodotti con vegetali contaminati perché cresciuti in zone prossime a fabbriche senza controlli. In altri casi, è emerso che per la lavorazione dei prodotti alimentari venivano usate, per risparmiare, sostanze (olii, soprattutto) non di origine naturale, ma derivanti da scarti di lavorazioni industriali contaminati. (Apcom)
________________________
Tratto dal Blog di Beppe Grillo

Gli inceneritori uccidono!

Gli inceneritori uccidono!
(9:49)
inceneritori_e_diossine.jpg

Gli inceneritori uccidono, il MoVimento 5 Stelle uccide gli inceneritori.
Dal MoVimento 5 Stelle :


"Vittoria del Movimento 5 Stelle Emilia Romagna, dei comitati cittadini, delle persone che tengono alla propria salute.. Dopo un'interrogazione alla Giunta Regionale la centrale a biomasse a Toano non si farà... disponibilità della Regione a reindirizzare i 3,3 milioni destinati verso nuove tecnologie... continua"
"Sul progetto dell'inceneritore di Parma arriva il colpo da ko del Movimento 5 Stelle Emilia Romagna. Una risoluzione depositata dal consigliere Favia studiata con tecnici di valore internazionale nel campo della gestione rifiuti. La risoluzione mette in campo le alternative citando le normative nazionali ed europee.. Vedremo si i partiti, da Idv a SEL-Verdi, al Pdl che a parole iniziano a contestare l'impianto saranno coerenti e voteranno questa risoluzione... continua".
"Grazie al duro lavoro del Comitato No Inceneritori, sostenuto anche dal Movimento 5 Stelle, il Tar del Lazio ha accolto i ricorsi presentati contro la costruzione dell'inceneritore di Albano Laziale... continua"


Leggi inoltre

Dai rifiuti la diossina nel latte materno
direttamente su Ottopagine

16 maggio 2009

2009/05/17"La preoccupazione per la propria salute provocata da un disastro ambientale come una nube tossica deve essere risarcita. "

Tratto dal Blog del Comitato per Taranto

La paura fa 90!

Basterebbero tutti i soldi di Riva per Taranto?
Com'è lontana persino Seveso!

Seveso - La preoccupazione per la propria salute provocata da un disastro ambientale come una nube tossica deve essere risarcita. Perciò agli 86 abitanti di Seveso che avevano chiesto un indennizzo alla Icmesa, l'azienda di Meda dalla quale si sprigionò una nube di diossina il 10 luglio 1976, spettano 5mila euro a testa.
Il risarcimento - Un risarcimento che compensa soltanto in minima parte, precisa la Cassazione, la paura per la propria salute e i timori che hanno accompagnato la vita delle 86 persone negli ultimi 33 anni. La Cassazione, confermando la sentenza del 2005 della Corte d'appello di Milano, ha condannato l'azienda ormai smantellata a pagare in totale circa 450mila euro. Un risarcimento, precisano i magistrati, del danno morale, cioè del «danno non patrimoniale». Ma la sentenza 11059 della terza sezione civile della Corte dimostra anche che, di fatto, il danno esistenziale dopo la decisione del dicembre scorso della stessa terza sezione, non è stato abolito ma ha soltanto cambiato nome.


Le motivazioni - Nelle motivazioni della sentenza sul disastro di Seveso la Cassazione parla di «patema d'animo» e precisa, inoltre, che non è necessario provarlo concretamente. Può essere presunto in conseguenze dei fatti storicamente accaduti. «Il patema d'animo indotto in ognuno dalla preoccupazione per il proprio stato di salute - scrive la Corte - ben può essere provato per presunzione, essendo sufficiente la rilevante probabilità del suo determinarsiª. In sostanza è stato respinto il ricorso dell'Icmesa (azienda smantellata alla fine degli anni 70 durante la bonifica del territorio inquinato compreso tra i comuni di Meda, Seveso, Cesano Maderno e Desio) secondo il quale non c'era alcuna prova di un danno ´alla vita sociale e di relazioneª (questa era la definizione esatta, per l'appunto, del danno esistenziale).
La Corte - Secondo la Corte invece il danno c'è stato. «La sentenza - scrive la Cassazione riferendosi alla pronuncia dei giudici di secondo grado - è del tutto conforme a diritto». E aggiunge anche che i 5.000 euro liquidati non soltanto spettano ad ognuno degli 86 ricorrenti ma anzi, per quanto riguarda la determinazione della somma, rappresentano una valutazione prudenziale, se non addirittura minima del danno morale.