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Visualizzazione post con etichetta spermatozoi. Mostra tutti i post
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31 agosto 2020

Coronavirus: dagli spermatozoi è possibile individuare chi è più a rischio.

 Tratto da bimbisaniebelli

Coronavirus: dagli spermatozoi è possibile individuare chi è più a rischio

Potrebbe esserci un collegamento tra qualità degli spermatozoi, inquinamento e rischio di contrarre il Covid-19. Lo spiega un nuovo studio italiano
Coronavirus: dagli spermatozoi è possibile individuare chi è più a rischio

Il liquido seminale potrebbe permettere di prevedere il rischio di un uomo di ammalarsi a causa del coronavirus. Il legame tra la malattia e gli spermatozoi è stato evidenziato da uno studio italiano cui hanno lavorato ricercatori appartenenti a diverse istituzioni pubbliche (Asl Salerno, Università di Brescia, Varese, Napoli, centro HERA di Catania e ISPRA del Ministero dell’Ambiente).

Il collegamento tra Covid e inquinamento ambientale

Il team dei ricercatori ha esaminato il collegamento tra spermatozoi, coronavirus e inquinamento, concentrandosi in particolare sulla sovrapposizione sorprendente fra aree a maggiore tasso di mortalità al mondo per Covid-19, livelli di inquinamento atmosferico e declino della qualità del seme negli ultimi decenni. Secondo l’ipotesi dei ricercatori, la maggior vulnerabilità di una popolazione al coronavirus potrebbe essere valutata attraverso la qualità del seme maschile, rappresentante dello stato di salute() anche in relazione alle condizioni ambientali di un determinato territorio

Effetto amplificato dalla pessima qualità dell’aria

Il lavoro evidenza come la distribuzione dei contagi e soprattutto l’indice di mortalità, partendo da Wuhan in Cina, Corea del Sud, Iran, Nord Italia, ossia da tutti i centri dove è iniziata la diffusione e dove ha colpito con maggiore durezza, abbiano come dato comune la pessima qualità dell’aria. Quindi, temperatura, umidità, densità abitativa associati a fattori inquinanti rappresenterebbero elementi trainanti per la diffusione e l’impatto del coronavirus. In particolare gli inquinanti atmosferici sono in grado di esercitare attraverso stress ossidativo, infiammazione sistemica, squilibrio immunitario e coagulativo, un danno alle difese dell’organismo, favorendo l’impatto del Covid-19

Sentinelle della salute ambientale

Gli spermatozoi sono cellule particolarmente sensibili agli stress ambientali; le cellule spermatiche, per l’alta sensibilità proprio agli effetti pro-ossidanti degli inquinanti atmosferici, rappresentano quindi delle vere e proprie sentinelle della salute ambientale. Questo è più evidente nelle aree dove maggiore è la pressione ambientale e dove più alta è l’incidenza di infertilità e malattie cronico-degenerative. La valutazione della qualità seminale potrebbe quindi essere importante per la rilevazione precoce del rischio e indicatore ambientale e di salute generale oltre che per intervenire prontamente in aree con criticità ambientali al fine di ridurre i tassi di inquinamento.

09 luglio 2020

Gli spermatozoi indicano la rotta Anti-virus

Gli spermatozoi indicano la rotta anti-virus 

Dalla Valle del Sele uno studio sul liquido seminale rivela il legame tra inquinamento e patologia

La popolazione che vive nelle aree più inquinate del mondo è maggiormente esposta al coronavirus. A rivelare la connessione tra l’inquinamento ambientale, la salute umana e il Covid, è uno studio scientifico internazionale condotto sugli spermatozoi considerati quali “sentinelle” della qualità ambientale e della salute umana, pubblicato su una rivista scientifica internazionale per ora in preprint, che vede la partecipazione dei ricercatori dell’Asl di Salerno, delle Università di Brescia, Varese, Federico II, del centro Hera di Catania e del Ministero dell’Ambiente. Studio che esaminando la sovrapposizione tra fattori, ovvero le aree con il più alto tasso di mortalità nel mondo per via del Covid 19, il livello di inquinamento atmosferico e la qualità del seme negli ultimi decenni, dimostra come la maggiore suscettibilità di una popolazione ai fenomeni patogeni quali il coronavirus, possa essere valutata attraverso l’analisi della qualità del seme maschile.

Primo degli autori dello studio, l’uro-andrologo dell’Asl di Salerno, presidente della Società Italiana di Riproduzione Umana e autore di EcoFoodFertilty, Luigi Montano, i cui studi scientifici dimostrano che il liquido seminale sia un biomarcatore di esposizione alle condizioni ambientali. «Valutare gli indici di salute generale di una popolazione in relazione alle condizioni ambientali di un determinato luogo - spiega Montano - non solo con gli strumenti classici epidemiologici quali la mortalità o l’incidenza delle malattie, ma anche attraverso l’esame della qualità del seme può indicare la suscettibilità dell’uomo a diverse malattie, incluso il Covid. In pratica - svela lo studioso - le condizioni territoriali dannose per la salute umana, rendono le popolazioni più esposte a diversi insulti patogeni esterni ed il liquido seminale è il primo a risentirne e segnalare una condizione di stress generale dell’organismo». Così, grazie allo studio di Montano e di decine di ricercatori, viene evidenziato come la distribuzione dei contagi e l’indice di mortalità da Covid-19, a partire dall’area della città di Wuhan in Cina, Corea, Iran e il nord Italia, si è diffuso verso Spagna, Europa e New York, fra il 30° ed il 50° parallelo dell’emisfero nord, nella stagione climatica invernale quando il livello di inquinamento è più elevato. Temperatura, umidità, densità abitativa e inquinamento quali fattori principali per la diffusione del virus.
Proprio gli inquinanti atmosferici, infatti, esercitano attraverso stress ossidativo, infiammazione sistemica, squilibrio immunitario e coagulativo, un danno alle difese dell’organismo che facilità il contagio da coronavirus. Nelle cellule spermatiche quindi, ci sarebbe la possibilità di invertire la rotta, limitando la diffusione dell’epidemia, attraverso stili di vita alimentari sani e la tutela dell’ambiente. Le cellule degli spermatozoi mostrano un’alta sensibilità agli effetti proossidanti degli inquinati atmosferici, divenendo sentinelle dell’ambiente e indicando che nelle aree con maggiore pressione ambientale ci si può trovare di fronte ad una più alta incidenza di infertilità, di malattie cronico-degenerative e altre patologie. Liquido seminale che grazie all'intuizione di Montano, fornisce nuovi strumenti di valutazione degli effetti dell’impatto ambientale sulla salute e detta nuove linee scientifiche a disposizione delle Istituzioni per intervenire con la prevenzione primaria attraverso nuovi modelli metodologici per interventi di sanità pubblica nelle aree con maggiori criticità ambientali.
Mariateresa Conte

21 ottobre 2019

Inquinamento ambientale "killer" di culle anche Sicilia...

Tratto da Lasicilia

Inquinamento ambientale "killer" di culle anche Sicilia: così diminuiscono le nascite

Come nella “Terra dei fuochi”, anche nell'Isola i giovani che abitano in zone ad alta concentrazione industriale hanno una maggiore riduzione di spermatozoi e ovociti

CATANIA - Anno dopo anno in italia si registra un minimo
storico di nuovi nati.
Un trend in atto da diverso tempo, certificato dall'Istat. La diminuzione delle nascite nel 2018 è di oltre 18 mila unità rispetto al 2017 pari al -4%: sono stati iscritti in anagrafe per nascita solo 439.747 bambini. Diminuzione che riguarda anche la Sicilia, regione che in passato ha tenuto alta la media. Spesso il calo è stato attribuito alla congiuntura economica sfavorevole. 
Ma chi l’ha detto che il calo delle nascite è da  attribuire principalmente alla crisi finanziaria economica che spinge sempre più coppie a rimandare il primo figlio? Forse ci si dimentica volutamente - perché non conviene a molti aprire un serio dibattito - che, al contrario, una buona percentuale di queste “culle vuote” è dovuta all’inquinamento. A quello che mangiamo, quello che respiriamo e all’acqua che beviamo che, alla distanza, provoca nell’apparato riproduttivo dell’uomo disfunzioni erettili e un calo vertiginoso del numero degli spermatozoi e della loro motilità. Nelle donne,invece, gli agenti esterni causano una diminuzione della “riserva ovarica”. Insomma oggi, nell’era moderna, soprattutto le popolazioni economicamente più ricche stanno vivendo il dramma della riduzione delle coppie che fanno figli, con dati allarmanti.
Del quadro che riguarda anche aree della Sicilia dove c’è un’alta percentuale di siti industriali di raffinazione, se n’è parlato nel corso di un convegno organizzato da Confsal, U.Di...
 Lo scenario preoccupante è stato tracciato in particolare dal dott. Luigi Montano, uroandrologo napoletano che vive nella “Terra dei fuochi”, una delle zone più inquinate d’Italia. Montano ha illustrato il progetto che sta conducendo in collaborazione col ministero della Salute, per invertire la percentuale allarmante di giovani vicini alla infertilità che in alcune aree riguarda il 60% dei soggetti in età procreativa, partendo dal presupposto che, in attesa dei tempi lunghi del risanamento delle aree inquinate, è necessaria l’introduzione di misure di compensazione e di contrasto del danno di inquinamento chimico e fisico. Ora, secondo il medico
capofila del progetto, ciò è possibile attraverso il cambiamento degli stili di vita e soprattutto della corretta alimentazione
con alimenti vegetali bio e nutraceutici utili nella detossicazione: «Negli ultimi 40 anni - ha detto il medico - abbiamo riscontrato un calo della concentrazione degli spermatozoi nel 60% nella
popolazione in età procreativa e l’uomo è molto più sensibile agli agenti inquinanti rispetto alla donna.
Il liquido seminale è più facilmente studiabile e misurabile. Quindo lo abbiamo utilizzato come marcatore dello stato di salute dell’individuo perché è molto più sensibile del sangue nel valutare l’impatto degli agenti inquinanti».....

Il Sicilia i dati preoccupanti riguardano anche la scarsa capacità delle donne a procreare a causa di una riduzione della “riserva ovarica”. «Abbiamo appurato - spiega il dott. Maurizio Di Noto, ginecologo e direttore sanitario del centro medico “Le Zagare” - che gli agenti inquinanti hanno una correlazione strettissima.
In particolare la riduzione degli ovociti è causata anche dalle polveri Pm10, Pm 250 e dal Biossido di azoto. Queste sostanze vanno ad intaccare la fertilità della donna riducendo in maniera indiretta la quantità di “Amh”, un ormone utilizzato per capire se quella donna ha ancora follicoli riproduttivi o no. Recentemente in alcuni gruppi di lavoratrici che lavorano in fabbrica circa il 60% aveva questa ridotta fertilità.
Il rischio, in definitiva, è quello che col passare degli anni avremo sempre più coppie che faticano ad avere un figlio».....
Il convegno ha preso in esame anche l’influenza dell’aria
inquinata nell’aumento delle malattie respiratorie. Per il dott. Giuseppe Cannaò, pneumologo in pensione del Garibaldi centro «a Catania oltre agli agenti inquinanti ci sono le polveri e l’emissione dell’anidrite solforosa dall’Etna che irrita le vie aeree. Anche la temperatura elevata e la mancanza delle piogge poi fanno il resto».

13 settembre 2018

Gli scienziati sono certi: «c’è relazione tra inquinamento e infertilità»

Tratto da Primadanoi  

Gli scienziati sono sicuri: «c’è relazione tra inquinamento e infertilità»


ROMA. L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico nel suo ultimo rapporto dal titolo “Prospettive ambientali dell'OCSE all'orizzonte del 2050 “ha stimato che nell’Unione Europea l’inquinamento atmosferico, sia responsabile di circa 600.000 morti premature e dell’aumento della morbilità. Nello stesso documento viene, inoltre, riconosciuto che l’inquinamento atmosferico ha un impatto negativo sulla riproduzione femminile e maschile.

In particolare, molti studi epidemiologici hanno osservato che i fattori ambientali e l'esposizione ad agenti chimici incidono sulla dimensione, sulla motilità e sul numero degli spermatozoi.
Un recente studio italiano pubblicato sulla rivista Environmental Toxicology and Pharmacology, ha utilizzato solo ed esclusivamente il liquido spermatico per misurare l'impatto dell'inquinamento sulla salute maschile, rivelando dati allarmanti ed inequivocabili sulla vitalità e fertilità del seme maschile di chi vive in aree gravemente inquinate come Taranto o la Terra dei Fuochi, a cavallo tra le province di Napoli e Caserta, comparato con quello di chi abita in zone della stessa regione non considerate a rischio.

L’evidente differenza tra i due campioni esaminati ha dimostrato che, sia i lavoratori delle acciaierie sia i pazienti che vivono in un'area altamente inquinata, mostrano una percentuale media di frammentazione del DNA dello sperma superiore al 30%, evidenziando un chiaro danno spermatico.
I ricercatori hanno suggerito che la valutazione del DNA dello sperma possa essere sia un indicatore della salute individuale e della capacità riproduttiva sia un dato adeguato per connettere l’ambiente circostante ai suoi effetti.

28 luglio 2018

Adnkronos :Sesso, smog riduce le misure

Tratto Adnkronos

Sesso, smog riduce le misure

Nuovo atto d'accusa contro l'inquinamento ambientale. Se numerosi studi scientifici internazionali hanno ipotizzato che i prodotti inquinanti presenti nell'ambiente, noti come interferenti endocrini, possono alterare l'equilibrio e la funzione degli ormoni, un nuovo studio italiano, pubblicato su 'Human Reproduction', ha scoperto che "questi agenti riducono la produzione di spermatozoi e la lunghezza dell'organo riproduttivo maschile".
 Da qui l'allarme di Carlo Foresta, docente di Endocrinologia all'università di Padova, che ha coordinato il gruppo di ricerca 'La fertilità dei giovani è a rischio'.
L'uomo e gli animali, infatti - attraverso l'alimentazione, le acque e il contatto - sono sempre più esposti a prodotti inquinanti, principalmente residui chimici della plastica e dei suoi prodotti di degradazione. Interferenti endocrini che possono alterare l'equilibrio e la funzione degli ormoni interagendo o interferendo con la normale funzione ormonale e portando effetti negativi sulla salute......
Dallo studio padovano, condotto su quasi mille ventenni veneti, è emersa una riduzione della produzione degli spermatozoi (-18% rispetto ai giovani di 15 anni fa) e una variazione delle strutture corporee, che sono indice di un alterato equilibrio degli ormoni testicolari. Il 36% dei giovani presenta infatti un'apertura delle braccia superiore alla media, che è indicativa di un'alterazione nelle proporzioni antropometriche, tipicamente associata al ruolo degli ormoni sessuali nello sviluppo del maschio.
Non solo. C'è stata anche una 'scoperta choc'. I risultati hanno evidenziato una riduzione delle dimensioni del pene, di -0,9 cm rispetto ai giovani di 15 anni fa, e dei testicoli: il 23% dei giovani analizzati ha mostrato un volume testicolare inferiore ai 12 cc, considerato come valore soglia di normalità......

"Tutti questi segni - spiega Foresta - depongono per una interferenza da parte dei composti chimici ambientali sulla attività degli ormoni testicolari nel maschio. Queste interferenze possono manifestarsi sia durante lo sviluppo della fase embrionale che durante la fase adolescenziale fino all'età adulta, portando quindi a possibili conseguenze negative sul potenziale di fertilità dei giovani uomini".

01 febbraio 2016

Luigi Montano :Lo spermatozoo, precoce e fedele "spia" di una contaminazione ambientale

Tratto da medicitalia.it

Lo spermatozoo, precoce e fedele "spia" di una contaminazione ambientale

giovanniberetta

Le sostanze inquinanti, che si trovano nell'ambiente, possono essere rilevate anche negli spermatozoi ed il liquido seminale di maschi adulti potrebbe essere un importante indice di valutazione del grado di contaminazione ambientale in particolari territori esposti ad importanti fattori di inquinamento.

E’ questa l’interessante idea di un andrologo, responsabile dell’Ambulatorio pubblico di Andrologia della Asl di Salerno, Luigi Montano, che ha pensato di utilizzare gli spermatozoi come "indici" per valutare il grado di “contaminazione” delle popolazioni maschili, esposte alle sostanze inquinanti che caratterizzano un territorio particolarmente devastato come laTerra dei Fuochi”.
Gli spermatozoi potrebbero cioè essere delle "spie precoci" di un eventuale danno biologico ed indicarci urgenze, misure e programmi mirati per attuare una corretta prevenzione primaria.
Il progetto di ricerca, chiamato”EcoFoodFertility”, è stato condotto in collaborazione con diversi Centri di ricerca universitari, sia nazionali che internazionali, e con il CNR.
Questo studio, in particolare, è stato condotto su 175 uomini di età fertile, selezionati su 1000 casi valutati, caratterizzati da abitudini di vita corrette (non fumatori, non uso di alcool, assenza di sovrappeso) e non esposti professionalmente a particolari situazioni “inquinanti”; di questi 70 erano residenti in zone ad alto impatto ambientale (cioè la “Terra dei fuochi”) e 105 in zone a basso tasso d’inquinamento.
I primi risultati di questo lavoro preliminare hanno mostrato una maggiore percentuali di alterazioni nei parametri del liquido seminale e danni al DNA negli spermatozoi dei maschi che abitavano nei territori inquinati.
            
Qui dobbiamo ricordare che il collega Montano aveva già presentato una parte di tale ricerca all’ultimo Congresso Nazionale della Società Italiana di Andrologia, svoltosi a Napoli il giugno scorso e per questo era stato da noi premiato come una delle migliori comunicazioni scientifiche ascoltate in quella sede.
Lo studio ora, meglio articolato, è stato presentato al Convegno Internazionale di Teratologia ad Amsterdam ed il lavoro è stato pubblicato agli atti della rivista “Reproductive Toxicology”.
 ll punto di partenza – dice Montano - è che il liquido seminale oltre a “bioaccumulare” taluni contaminanti ambientali, è al contempo un sensore affidabile della qualità dell’ambiente ed una sorta di sentinella della salute complessiva di un individuo. L’estrema sensibilità degli spermatozoi agli stress endogeni ed esogeni, farebbe di queste cellule ottimi e precoci indicatori del rischio biologico per le popolazioni, potenzialmente in grado di prevedere future patologie legate sia agli inquinanti ambientali sia ad abitudini di vite errate”.....
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