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09 aprile 2021

 


SCIENZA E CONOSCENZA. KILLER DELLA SALUTE: COME PROTEGGERSI DALLE SOSTANZE CHE DANNEGGIANO IL DNA, GLI ORMONI, L’ INTESTINO E CI FANNO AMMALARE GIORNO DOPO GIORNO.


Metalli pesanti, sostanze chimiche, pesticidi, farmaci, diossine sono solo alcune delle sostanze tossiche con cui ogni giorno veniamo a contatto in tutti i contesti della nostra vista. Sono nell’aria che respiriamo, nell’acqua che beviamo, nei cibi che mangiamo, nella carta di giornali, riviste e scontrini, negli utensili da cucina, nelle nostre case, nei detergenti per la persona e l’ambiente. Queste sostanze pericolose, dichiaratamente oncogene e patogene modificano l’espressione del nostro DNA provocando malattie. Interferiscono con il nostro sensibilissimo sistema endocrino che regola l’orchestra ormonale del corpo provocando malattie. Danneggiano il microbioma intestinale che è strettamente connesso con il sistema nervoso e con il sistema immunitario provocando malattie. Se pensiamo che sono 13 milioni i morti allanno a causa dellinquinamento e del degrado ambientale e che l’Italia detiene il primo posto in Europa per morti sia premature dovute alla cattiva qualità dell’aria sia per l’incidenza del cancro in età pediatrica, capiamo che la situazione non è grave, è gravissima. Cosa possiamo fare? Come possiamo difenderci da queste sostanze che si sono infiltrare nella nostra vita quotidiana?In questo numero di Scienza e Conoscenza scoprirai tutto quello che non ci dicono sulle sostanze tossiche che assumiamo ogni giorno e come possiamo tutelare al meglio la nostra salute. 

21 ottobre 2019

Inquinamento ambientale "killer" di culle anche Sicilia...

Tratto da Lasicilia

Inquinamento ambientale "killer" di culle anche Sicilia: così diminuiscono le nascite

Come nella “Terra dei fuochi”, anche nell'Isola i giovani che abitano in zone ad alta concentrazione industriale hanno una maggiore riduzione di spermatozoi e ovociti

CATANIA - Anno dopo anno in italia si registra un minimo
storico di nuovi nati.
Un trend in atto da diverso tempo, certificato dall'Istat. La diminuzione delle nascite nel 2018 è di oltre 18 mila unità rispetto al 2017 pari al -4%: sono stati iscritti in anagrafe per nascita solo 439.747 bambini. Diminuzione che riguarda anche la Sicilia, regione che in passato ha tenuto alta la media. Spesso il calo è stato attribuito alla congiuntura economica sfavorevole. 
Ma chi l’ha detto che il calo delle nascite è da  attribuire principalmente alla crisi finanziaria economica che spinge sempre più coppie a rimandare il primo figlio? Forse ci si dimentica volutamente - perché non conviene a molti aprire un serio dibattito - che, al contrario, una buona percentuale di queste “culle vuote” è dovuta all’inquinamento. A quello che mangiamo, quello che respiriamo e all’acqua che beviamo che, alla distanza, provoca nell’apparato riproduttivo dell’uomo disfunzioni erettili e un calo vertiginoso del numero degli spermatozoi e della loro motilità. Nelle donne,invece, gli agenti esterni causano una diminuzione della “riserva ovarica”. Insomma oggi, nell’era moderna, soprattutto le popolazioni economicamente più ricche stanno vivendo il dramma della riduzione delle coppie che fanno figli, con dati allarmanti.
Del quadro che riguarda anche aree della Sicilia dove c’è un’alta percentuale di siti industriali di raffinazione, se n’è parlato nel corso di un convegno organizzato da Confsal, U.Di...
 Lo scenario preoccupante è stato tracciato in particolare dal dott. Luigi Montano, uroandrologo napoletano che vive nella “Terra dei fuochi”, una delle zone più inquinate d’Italia. Montano ha illustrato il progetto che sta conducendo in collaborazione col ministero della Salute, per invertire la percentuale allarmante di giovani vicini alla infertilità che in alcune aree riguarda il 60% dei soggetti in età procreativa, partendo dal presupposto che, in attesa dei tempi lunghi del risanamento delle aree inquinate, è necessaria l’introduzione di misure di compensazione e di contrasto del danno di inquinamento chimico e fisico. Ora, secondo il medico
capofila del progetto, ciò è possibile attraverso il cambiamento degli stili di vita e soprattutto della corretta alimentazione
con alimenti vegetali bio e nutraceutici utili nella detossicazione: «Negli ultimi 40 anni - ha detto il medico - abbiamo riscontrato un calo della concentrazione degli spermatozoi nel 60% nella
popolazione in età procreativa e l’uomo è molto più sensibile agli agenti inquinanti rispetto alla donna.
Il liquido seminale è più facilmente studiabile e misurabile. Quindo lo abbiamo utilizzato come marcatore dello stato di salute dell’individuo perché è molto più sensibile del sangue nel valutare l’impatto degli agenti inquinanti».....

Il Sicilia i dati preoccupanti riguardano anche la scarsa capacità delle donne a procreare a causa di una riduzione della “riserva ovarica”. «Abbiamo appurato - spiega il dott. Maurizio Di Noto, ginecologo e direttore sanitario del centro medico “Le Zagare” - che gli agenti inquinanti hanno una correlazione strettissima.
In particolare la riduzione degli ovociti è causata anche dalle polveri Pm10, Pm 250 e dal Biossido di azoto. Queste sostanze vanno ad intaccare la fertilità della donna riducendo in maniera indiretta la quantità di “Amh”, un ormone utilizzato per capire se quella donna ha ancora follicoli riproduttivi o no. Recentemente in alcuni gruppi di lavoratrici che lavorano in fabbrica circa il 60% aveva questa ridotta fertilità.
Il rischio, in definitiva, è quello che col passare degli anni avremo sempre più coppie che faticano ad avere un figlio».....
Il convegno ha preso in esame anche l’influenza dell’aria
inquinata nell’aumento delle malattie respiratorie. Per il dott. Giuseppe Cannaò, pneumologo in pensione del Garibaldi centro «a Catania oltre agli agenti inquinanti ci sono le polveri e l’emissione dell’anidrite solforosa dall’Etna che irrita le vie aeree. Anche la temperatura elevata e la mancanza delle piogge poi fanno il resto».

06 luglio 2017

Brindisi, dice il WWF: dati epidemiologici confermano danni alla salute


Tratto da Inchiostro Verde

Brindisi, WWF: dati epidemiologici confermano danni alla salute

Lo Studio Epidemiologico sugli effetti delle esposizioni ambientali di origine industriale sulla popolazione residente a Brindisi, reso noto stamane dalla Regione Puglia conferma, in modo inequivocabile, gli effetti negativi del carbone e di altre lavorazioni industriali inquinanti sulla salute. A Brindisi sorgeva una centrale a carbone Edipower (ferma dal 2012), sorge ed è tuttora attiva la centrale Enel Federico II (2640 MW, quattro gruppi,  a carbone) e il polo Petrolchimico.
Nell’area brindisina sottoposta ad esame si è verificato, dati alla mano, un eccesso di mortalità e morbilità riconducibile proprio agli impianti termoelettrici e al petrolchimico. Peraltro è evidente il nesso tra funzionamento degli impianti a carbone e danni sulla salute che risultano maggiori in passato quando cioè a funzionare erano due impianti a carbone e la stessa Federico II operava per un numero maggiore di ore/anno.
Il fatto che ancora oggi, malgrado il miglioramento rispetto al passato, persista un eccesso significativo di mortalità e morbilità e che tutto questo avvenga (come hanno detto i ricercatori nel corso della presentazione) nel pieno rispetto delle norme sulle emissioni, sono il segno che gli effetti dell’inquinamento tendono a permanere nel tempo e che i limiti non sono adeguati a evitare i danni. Il carbone, quindi,  fa sempre male anche quando rispetta i limiti di legge sulle emissioni e questo non lo dicono gli ambientalisti ma in Puglia oggi è arrivata l’ennesima conferma dalla comunità scientifica.
“Dietro questi numeri c’è la sofferenza di moltissime persone e di un’intera comunità”. Ha dichiarato Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia che chiede di “fissare un punto, concreto, per mettere fine a tutto questo, e costruire, da subito, alternative di sviluppo pulito e rinnovabile, molto più nelle corde di una delle Regioni più ricche di natura. Gli inquinatori, i cui nomi sono a tutti noti, ora non ingaggino la solita lotta sui numeri e le cifre, ma diano concreti e visibili segni e contributi per cambiar rotta, porre fine alle produzioni inquinati e risanare l’area”.
“Con la Strategia Energetica Nazionale c’è la concreta possibilità di cominciare a scrivere, nero su bianco la data della fine del carbone in Italia: noi chiediamo che questa data sia al massimo il 2025 – conclude Midulla -. È un’opportunità per i brindisini, per la Puglia e per l’Italia. E’ un dovere morale, perché il carbone è anche il primo killer del clima, dal quale dipendono le condizioni per la vita di tutti”......

I risultati dello studio suggeriscono, oltre alla necessità di proseguire l’osservazione epidemiologica, l’attuazione di tutte le misure preventive atte a tutelare la salute della popolazione, compresa l’adozione delle migliori tecniche disponibili per il contenimento delle emissioni industriali.

29 aprile 2017

Recommon a Generali, basta investimenti nel carbone killer del clima

Tratto da ReCommon
Re:Common lancia oggi la sua nuova pubblicazione Passo Falso”, che esamina il ruolo delle compagnie assicurative, e in particolare dell’italiana Generali, nel finanziamento dei cambiamenti climatici.
Il rapporto si basa sull’attualizzazione di uno studio realizzato dal Sunrise Project, in collaborazione con varie realtà della società civile internazionale.
Proprio in concomitanza con l’assemblea degli azionisti di Generali, Re:Common evidenzia come ben 11 dei 15 gruppi analizzati nella ricerca, tra cui Generali, offrano coperture assicurative al settore dei combustibili fossili, in relazione del quale svolgono quindi un ruolo di primaria importanza, visti gli elevati rischi legati alla realizzazione dei vari progetti estrattivi.
Sebbene in base ai dati a disposizione si sia potuto tracciare solo il 10% degli investimenti complessivi del gruppo, risulta che nel 2016 Generali ha investito almeno 2,53 miliardi di euro nei combustibili fossili.
“Passo Falso” si concentra su alcuni casi, tra cui quello della Polonia, che, all’inizio del 2017 l’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) ha etichettato come il Paese più inquinato d’Europa. Nel 2016 Generali ha investito almeno 33,8 milioni di dollari nella PGE, Polska Grupa Energetyczna (PGE), che produce l’85% della propria energia dal carbone, incluso un 30% dalla lignite, il carbone di più bassa qualità e più inquinante. Generali è quindi sponsor (forse inconsapevole?) dell’espansione del peggiore carbone esistente all’interno dei confini europei, estratto nelle miniere di Bełchatów, tra le più grandi di lignite del Vecchio Continente, e quella di Turów, che ha pesantissimi impatti transfrontalieri con la Repubblica Ceca. Re:Common ha visitato entrambi i siti delle miniere, come racconta il video disponibile sul canale You Tube dell’associazione.
Rilevante anche il caso dell’utility statunitense Duke Energy, coinvolta in cause milionarie legate all’alto livello di inquinamento provocato dalle sue attività. La Duke avrebbe calcolato che il costo delle bonifiche affrontate finora sarebbe di almeno 725 milioni di dollari, ma che la stima complessiva potrebbe raggiungere i 4,5 miliardi di dollari. Una grossa parte del conto dovrebbe essere pagata dalle 30 società assicuratrici che coprono le attività della Duke, tra cui risulta esserci anche Generali – non è dato sapere per quale ammontare.
Eppure alcuni segnali provenienti dal settore assicurativo lasciano qualche speranza. Le società francesi AXA e SCOR hanno deciso di disinvestire dalle imprese che hanno almeno il 50% delle loro entrate nel settore del carbone, una soglia relativamente alta.
“Sarebbe auspicabile che Generali facesse seguito agli impegni sulla carta presi in occasione del summit sul clima di Parigi passando all’azione” ha dichiarato Elena Gerebizza di Re:Common, intervenuta insieme ad attivisti polacchi e statunitensi all’assemblea degli azionisti della compagnia triestina. “Non investire in nuovi impianti a carbone, né concedere la copertura assicurativa al business del carbone, e spendersi per accelerare la chiusura degli impianti esistenti, ci sembra l’unica strategia di buon senso” ha concluso la Gerebizza.
Scarica la pubblicazione “Passo Falso”:

20 febbraio 2016

“Troppi tumori nei bambini”...Benzene e ossidi di azoto. Ma anche Pm2,5 e ozono. Sono killer invisibili, con licenza di uccidere.

“Troppi tumori nei bambini”


Benzene e ossidi di azoto. Ma anche polveri sottilissime (Pm2,5) e ozono. Sono killer invisibili, con licenza di uccidere.

Smascherati da anni: non c’è istituto di ricerca che non abbia stilato un elenco di questi cancerogeni responsabili di leucemie, linfomi, tumori al polmone, alla cute e alla mammella.
Cliccate qui per vedere gli studi dell’istituto Ramazzini sul legame fra benzene e tumori, alcuni lavori risalgono agli anni ’80 (!).
Dallo Iarc all’Oms all’Iss, tutti descrivono i rischi dell’inquinamento, nessuno fa niente.

“In Italia, rispetto al resto d’Europa, l’incidenza dei tumori infantili è più alta, sia nella fascia di età 0-14 che in quella 0-19 (fonte: ACCIS, Automated Childhood Cancer Information System – Iarc) – denuncia Patrizia Gentilini, oncologa ed ematologa – L’ultimo rapporto Airtum conferma che l’incidenza dei tumori nell’età 0-14 è la più alta fra i Paesi occidentali, nonostante la crescita si sia stabilizzata rispetto ai dati precedenti”.

Sono un centinaio i medici e i ricercatori che, assieme a Patrizia Gentilini, hanno sottoscritto nei giorni scorsi un accorato appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, cliccate qui. Si parla di inquinamento e delle ricadute sulla salute (tema del discorso di fine anno del presidente).
A proposito degli allarmanti livelli di smog, Gentilini scrive: “Ci sembra paradossale che non si possa fare altro che sperare nella pioggia (…) e sembra che non ci resti altro che confidare nella benignità di quella Natura che costantemente violiamo”.
Ancora: “Non vediamo futuro per i nostri giovani ma ancora più ci angoscia la consapevolezza che stiamo compromettendo un bene assai più prezioso: la loro salute.Siamo il Paese in cui la speranza di vita in salute alla nascita dal 2004 al 2013 è diminuita di 7 anni nei maschi e di oltre 10 nelle femmine”.
Un rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità sulla Terra dei fuochi rivela dati agghiaccianti: “Si sono rilevati eccessi nel numero dei bambini ricoverati nel primo anno di vita per tutti i tumori, eccessi di tumori del sistema nervoso centrale nel primo anno di vita e nella fascia di età 0-14 anni.
 Nella sola provincia di Taranto il tasso di incidenza dei tumori in età pediatrica supera del 54%  la media regionale”.
Quante Terre dei fuochi ci sono nel nostro Paese? Si chiedono i medici. Quanto veleno è presente nel cibo, nell’acqua, nella terra e nell’aria?
Fra i vari argomenti toccati dalla lettera, la schizofrenia nello smaltimento rifiuti. Da un lato si impongono ai cittadini comportamenti virtuosi (raccolta differenziata) dall’altro si promuovono sempre più inceneritori (con incentivi e decreti).
L’appello si conclude con una richiesta di incontro.
Ps. A riprova del legame fra inquinamento e cancro, vi riporto le ultime notizie dalla Cina dove il tasso di incidenza dei tumori è in impennata: 7.500 morti al giorno secondo il report del National Center di Pechino che ha analizzato i dati di 72 registri pari al 6,5% della popolazione (2009-2011). Il più diffuso e letale è il tumore al polmone. Seguono quelli a bronchi, stomaco, fegato, esofago.                               

23 ottobre 2015

Bisogna fare della lotta all’inquinamento atmosferico una priorità politica.

Tratto da Brindisi sera

Oms: tre gas killer uccidono 7 milioni di persone all’anno.


Metano, ozono troposferico e fuliggine, uno dei principali componenti delle polveri sottili, sono tra le cause principali di 7 milioni di morti all’anno nel mondo per l’inquinamento atmosferico, oltre a contribuire fortemente al riscaldamento globale.
Lo ricorda l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) in un rapporto che individua quattro azioni da mettere in pratica per ridurre gli effetti di questi ‘inquinanti a vita breve’.”Ogni giorno queste sostanze minacciano la salute di uomini, donne e bambini – spiega Flavia Bustreo, assistente direttore generale dell’Oms -.
Per la prima volta questo rapporto raccomanda azioni che i Paesi, i ministri della sanità e dell’ambiente e le città possono intraprendere per ridurre le emissioni, proteggere la salute ed evitare morti e malattie”.
Se messe in pratica, spiega il rapporto, le politiche suggerite potrebbero salvare 3,5 milioni di persone l’anno nel 2030, e fino a 5 milioni l’anno nel 2050.
Le azioni sono ridurre le emissioni dei veicoli implementando standard sempre più alti, mettere in campo politiche e investimenti che incentivino l’utilizzo di mezzi pubblici e che proteggano pedoni e ciclisti, fornire mezzi alternativi per cucinare ai 2,8 miliardi di persone che nei Paesi a basso reddito dipendono da stufe a legna o a carbone e incoraggiare lo spostamento verso una dieta basata sulle piante e non sulla carne, per ridurre le emissioni di metano legate agli allevamenti.”
I benefici da questo tipo di azioni sono molto maggiori di quanto si pensasse in precedenza – sottolinea Maria Neira, del dipartimento di Salute pubblica dell’Oms -, e si possono vedere immediatamente e a livello locale”. Alla luce di questi dati, osserva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, bisogna fare della lotta all’inquinamento atmosferico una priorità politica.

18 settembre 2014

1) ORE DECISIVE PER LA PROBLEMATICA TIRRENO POWER 2) CIMINIERE KILLER: l'inchiesta su "La nuova ecologia".

ORE DECISIVE PER LA 
PROBLEMATICA TIRRENO POWER
                              
Questa mattina, ALLE ORE 10, è fissato un nuovo  INCONTRO A ROMA  della commissione istruttoria per l’AIA......
Restiamo in attesa auspicando che "ANCHE LA SALUTE DEI CITTADINI VENGA POSTA SOPRA I TAVOLI.... "

Leggi anche su Il Secolo XIX

Tirreno Power, Arpal: «Aria più pulita con la centrale chiusa»


Pubblichiamo intanto un nuovo articolo 
tratto da LInfAlab.

Ciminiere Killer. 

La nostra inchiesta su La nuova ecologia



Il carbone è la fonte fossile utilizzata per produrre energia elettrica che emette più CO2. Secondo il dossier Stop al carbone 2013 di Legambiente per ogni kWh prodotto dalle centrali a carbone italiane vengono emessi 857,3 grammi di CO2 nell’atmosfera. 

 Ma la combustione rilascia anche molte altre sostanze dannose per la salute umana: arsenico, cromo, cadmio, mercurio, polveri sottili.Ne pagano le conseguenze soprattutto le popolazioni che vivono a ridosso delle zone contaminate dai fumi e dagli scarichi delle centrali. E in ognuno di questi luoghi, cittadini e associazioni combattono la loro strenua battaglia contro il killer silenzioso. 

Come a Vado ligure e Quiliano, dove dagli anni ‘70 i savonesi vivono all’ombra della Tirreno Power.
Sotto sequestro preventivo dall’11 marzo per ordinanza del gip di Savona Fiorenza Giorgi, la centrale sarebbe responsabile, secondo la procura, della morte di circa 442 persone fra il 2000 e il 2007, di 1.700-2.000 ricoveri di adulti per malattie respiratorie e cardiovascolari e 450 ricoveri di bambini per patologie respiratorie e attacchi d’asma fra il 2005 e il 2012.


“La prova del disastro ambientale con conseguenza sulla salute dei cittadini starebbe nella rarefazione dei licheni e nell’aumento delle malattie provocate dalle emissioni dei camini, che raggiungerebbero ben 23 comuni della provincia” afferma il procuratore nelle pagine dell’ordinanza che accoglie la richiesta di sequestro formulata dal pm Francantonio Granero, dopo un’indagine di due anni, da giugno 2011 ad agosto 2013, e i risultati di due consulenze tecniche, una epidemiologica e l’altra ambientale. L’accusa è di disastro ambientale doloso e di omicidio colposo.

Sigillo in centrale
Oltre all’ex direttore generale della Tirreno Power Giovanni Gosio e all’ex direttore di centrale Pasquale D’Elia, sono iscritti nel registro degli indagati altri due ex capocentrale, Emilio Macci e Stefano La Malfa, e Gianni Biavaschi, direttore del personale proprio a Vado. Ad aggravare la situazione della società ci sarebbero anche una serie di violazioni all’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) e le sei pagine del verbale d’ispezione dell’Ispra che lo scorso febbraio ha notificato all’azienda irregolarità nel sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni in atmosfera.
L’Aia era stata concessa alla centrale il 14 dicembre 2012 direttamente dal ministero dell’Ambiente con il ministero della Salute, dello Sviluppo economico e dell’Interno, dopo ben 5 anni dalla richiesta inoltrata dalla società. Definita dal gip Fiorenza Giorgi “estremamente vantaggiosa e frutto di un sostanziale compromesso”, l’autorizzazione comprendeva anche una serie di misure che in passato erano state giudicate non assoggettabili alla Valutazione di impatto ambientale, quindi fino a quel momento negate a Tirreno Power. Il compromesso prevedeva la costruzione di un nuovo gruppo a carbone in linea con le migliori tecnologie disponibili e il rifacimento integrale, nel giro di pochi anni, dei due vecchi gruppi Vl3 e Vl4 ormai obsoleti. L’impianto ha sempre esercitato su livelli di emissioni vicini al massimo previsto per legge, ma distanti (limitatamente ad alcuni parametri) da quelli stabiliti dalle migliori tecnologie disponibili. “In definitiva, seppure non sia possibile affermare, che il gestore abbia violato i valori limite di emissione previsti dalla legge, va tuttavia rilevato – scrive il gip – che l’esercizio della centrale è stato caratterizzato da una sistematica violazione delle prescrizioni imposte nei provvedimenti autorizzativi”.

Norme disattese
Nell’ordinanza di chiusura dell’impianto della Tirreno Power – partecipata al 39% da Sorgenia, al 50% dal Gdf Suez e all’11 % tra Iren e Hera – sono indicate quattro irregolarità: la prima è la mancata installazione, nel termine di nove mesi dal rilascio dell’Aia, di un sistema di monitoraggio delle emissioni a camino, che una volta installato è stato posizionato in modo difforme alle prescrizioni (nella parte superiore del camino anziché all’interno), compromettendo i dati acquisiti dal sistema. L’ordinanza contesta inoltre l’uso di un olio per l’accensione dei forni con percentuali di zolfo (1%) tre volte superiori alla media stabilita (0,3%) e, terzo fatto grave, la mancata copertura dei carbonili. Si tratta delle aree in cui viene stoccata la fonte fossile di energia che con 50.000 m² di spazio ospita 300.000 m³ di carbone spesso soggetto a movimentazione e causa di ingenti dispersioni di emissioni diffuse.


Per ultime sono state anche registrate una serie di irregolarità nella gestione degli scarichi di produzione e dei rifiuti.
Ma i guai per la Tirreno Power non finiscono qui. Sono infatti indagate da metà giugno altre nove persone per traffico illegale di rifiuti: un’indagine collaterale che ha portato alla scoperta di 27.000 tonnellate di “ceneri leggere” trasportate nel cuneese in 15 mesi.
Destinate a impianti per cementifici, in realtà venivano portate prima in un capannone a Novello d’Alba e poi sotterrate nel territorio di Narzole, a pochi metri dal fiume Tanaro.

Cittadini controllori 

Le violazioni sono avvenute anche grazie all’indifferenza degli organi preposti al controllo, come è evidenziato esplicitamente nell’ordinanza.

«Sono stati infatti cittadini e associazioni, la rete savonese “Fermiamo il carbone”, a sottolineare le responsabilità di buona parte di politici e amministratori – racconta Annibale Biggeri, epidemiologo ambientale e docente di Statistica medica –. Per anni si è ignorata la situazione sanitaria e ambientale denunciata, a proprie spese, con perizie, denunce e diffide proprio dalla Rete». Nel 2010 le associazioni di cittadini hanno anche consegnato un esposto in procura, mossa che ha portato l’anno successivo all’avvio delle indagini da parte della magistratura. Nel marzo di quest’anno è partita una campagna di raccolta della documentazion sanitaria di coloro che ritengono essere stati colpiti dall’inquinamento di Tirreno Power.«Ma oggi, ciò che fa ancora più male, oltre al danno, è la beffa – aggiunge Biggeri – L’uso strumentale del ricatto occupazionale da parte dei maggiori responsabili di questa situazione».

Ambiente e lavoro

All’indomani della chiusura dei gruppi a carbone, infatti, è iniziato il tiramolla tra sindacati e azienda -
TP-NE-3 
Leggi l’intervista al presidente dell’ordine dei medici di Savona 
Sotto il video dell'intervista al Presidente dell' Ordine dei Medici Ugo Trucco  nel seminario "L'impatto sanitario del carbone. La funzione sociale del medico: promotore di salute e ambiente" a Savona del  15 luglio 2014.

06 luglio 2012

ENERGIA:quei chilowattora sporchi......... e il loro prezzo in vite umane

Tratto da QualEnergia

Quei chilowattora sporchi e il loro prezzo in vite umane

I costi sanitari della produzione di elettricità vengono raramente conteggiati nel costo dell'energia, ma pesano sul bilancio sociale. Numerose ricerche provano a valutare le esternalità e le conseguenze sulla salute.  Diversi i metodi e i parametri, ma su un punto sembra esserci accordo:è il carbone il killer numero uno.

Il mondo ha bisogno di energia. ....Ma aumentare la produzione di energia ha effetti che, se non si elabora un giusto e bilanciato mix energetico, possono diventare un costo gravoso a livello sociale e sanitario.
Entro la metà del secolo si prevede che globalmente i consumi di energia raddoppieranno.  Mediamente l'essere umano ha bisogno di 3.000 kWh all'anno per condurre una vita dignitosa.
La scelta delle fonti su cui puntare è cruciale. ........

Nel corso del dibattito sulla tassazione delle emissioni di CO2, si è discusso a lungo della possibilità di assegnare un'impronta ecologica standardizzata alle diverse fonti energetiche. Un compito che presenta non poche contraddizioni: l'impatto del singolo impianto, infatti, andrebbe valutato in base all'area in cui questo viene realizzato. 
A seconda dell'importanza e della sensibilità dello specifico ecosistema (uomo incluso) con cui le attività di produzione energetica interagiscono, la valutazione dell'impronta ecologica di una fonte potrebbe variare sensibilmente. Quello che si può fare è valutare la quantità media di inquinanti generata dal processo produttivo per le diverse fonti: sappiamo, per esempio, che la produzione di energia da carbone comporta l'emissione in atmosfera di 900 grammi di CO2 per kWh, mentre vento e nucleare sono responsabili dell'emissione di appena 15 grammi di CO2.
A partire dai dati sulle emissioni, si può fare un ulteriore passo per calcolare i costi reali delle fonti energetiche. In altri termini si può cercare di valutare il danno, ovvero, brutalmente, contare i morti. Alcuni lo chiamano deathprint ed è il prezzo, in termini di vite umane, della produzione di energia. È un indice di mortalità che misura il numero di decessi (per malattie respiratorie e per alcuni tipi di tumori) per kWh prodotto dalle diverse fonti energetiche, combinando le morti dirette e le stime epidemiologiche.
I risultati coincidono con quelli che si ottengono quando si misura l'impronta ecologica: il killer numero uno è il carbone. Per ogni mille miliardi di chilowattora prodotti, il carbone, da cui si produce il 50% dell'elettricità del mondo, fa 170.000 morti (28.000 in Cina, contro 15.000 in America, soprattuto come risultato della regolamentazione delle emissioni introdotta dal Clean Air Act), il petrolio ne fa 36.000, mentre biofuel e biomasse si attestano a 24.000. ..............
I numeri sopra riportati sono il risultato di diversi studi, messi insieme (qui) da Brian Wang, direttore di nextbigfuture.com, uno dei portali scientifici più famosi negli USA. Ma all'argomento sono state dedicate parecchie ricerche e molti sono i tentativi di assegnare un numero al tasso di mortalità legato alle varie fonti energetiche. 
È stato pubblicato nel 2005 ExternE, uno studio della Commissione Europea (v. pdf allegato) che valuta le esternalità della produzione di energia considerando tutti gli inquinanti emessi dai vari tipi di impianti e valutandone in dettaglio le conseguenze sanitarie.
Più recente e molto completo, ma riferito al solo scenario americano, è il rapporto Hidden Costs of Energy, unpriced consequences of energy production and use della National Academy of Science, che assegna un valore economico alle esternalità e ai costi sanitari delle emissioni. “Nel determinare il nesso tra emissioni e conseguenze sanitarie bisogna fare una distinzione di base – ci spiega James Hammitt,  uno degli autori della ricerca. –
 Infatti, la CO2 ha pochi o nulli effetti sulla nostra salute, se non per il fatto che condiziona il clima e questo può, sul lungo termine, influenzare la salute, ma questi effetti sono difficilmente quantificabili. 
 Le emissioni che invece vanno direttamente a influire sulla salute dell'uomo sono soprattuto quelle di particolato, diossine,  mercurio”.

Anche Greenpeace da tempo si occupa delle conseguenze sanitarie della combustione delle fonti fossili, con una particolare attenzione al carbone cui è dedicato un rapporto pubblicato lo scorso aprile, secondo cui il carbone usato in Italia da Enel per produrre elettricità costerebbe al nostro Paese un morto al giorno. “Gli inquinanti che giocano un ruolo chiave nel provocare le morti che il nostro rapporto denuncia sono il particolato fine (PM 2.5) e l'ozono. – ci dice Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia –
 Il modello che abbiamo utilizzato non considera invece una serie di elementi su cui non c'è la stessa solidità in termini di relazione quantitativa tra esposizione e danno. Quindi esclude ossidi di azoto e di zolfo come gli idrocarburi, anche se le centrali termoelettriche emettono grosse quantità di questi inquinanti: le emissioni annue di ossido di azoto della centrale di Porto Tolle, per esempio, equivalgono a quelle di tre milioni e mezzo di auto che fanno 10.000 chilometri all'anno. Nel nostro rapporto la stessa centrale viene ritenuta responsabile di 66 morti premature all'anno”.
Il problema è tutt'altro che locale perché la caratteristica di inquinanti come il particolato sottile è quella di spostarsi su ampi raggi ed è l'esposizione a sorgenti lontane a creare più problemi. “Quando valutiamo gli effetti di una centrale alla foce del Po dobbiamo prendere in considerazione un'area che arriva fino a Milano. Sull'intero parco Enel il carbone può essere considerato responsabile di 13 morti per terawattora (contro i 4 del gas).
 Se consideriamo solo gli impianti nuovi, che usano tecnologie più avanzate, i decessi sono tra 5 e 6 per terawattora per il carbone, mentre si scende al di sotto dell'unità per il gas”. 
Non sono i numeri della più popolosa e meno regolamentata India dove, secondo una recente dichiarazione della presidente del Fondo Monetario Internazionale, ogni anno morirebbero 70.000 persone a causa del carbone, ma sono comunque numeri su cui riflettere, dal momento che esistono alternative più sicure. 
Allegati

20 aprile 2012

IL CARBONE:Un’arma letale contro il clima, l’ambiente e la nostra salute.


IL CARBONE :
IL SERIAL KILLER DEL CLIMA
Ogni giorno Enel viene colta con le mani nel sacco: un sacco di carbone, tanto, tantissimo, con cui si sporca la coscienza senza remore, continuando a  compiere indisturbata i suoi crimini contro il clima. Se, a parte le associazioni e i comitati localmente impegnati, qualcuno non se ne è ancora accorto, è perché Enel agisce nell’ombra. Ma ora è arrivato il momento di fare luce su tutta questa sporca vicenda.
Le centrali a carbone sono la principale fonte di emissione di anidride carbonica, anche nota come CO2. 
L’alta concentrazione di CO2 nell’atmosfera è la principale causa dei cambiamenti climatici in corso. 
 Carbone >> CO2 >> Cambiamenti climatici. 
È questo il passaggio chiave.

Il carbone, infatti, è responsabile a livello globale di oltre il 40% del totale delle emissioni di CO2 e rappresenta il modo peggiore e più inquinante di produrre energia elettrica. 
In Italia le centrali a carbone producono il 14% dell’energia elettrica totale, ma emettono il 30% dei gas serra del settore termoelettrico.  
Si parla di 37,3 milioni di tonnellate soltanto nel 2010. Di queste, oltre 26 milioni per colpa di Enel. Ciò rende Enel il clima killer n°1 e il carbone una delle armi più letali contro l’equilibrio climatico di tutto il Pianeta.
Enel e altri produttori di energia amano parlare di “carbone pulito” ma di pulito il carbone non ha proprio nulla e la CO2 è solo la “punta dell’iceberg”.

 Le centrali a carbone producono sessanta differenti sostanze inquinanti che comportano pesanti conseguenze ambientali e sanitarie per i territori circostanti gli impianti. Un impianto di 1000 Megawatt di potenza produce quasi 6 milioni di tonnellate di CO2 all’anno oltre a ossidi di zolfo, ossidi di azoto, metalli pesanti come il nichel, il cadmio, mercurio, arsenico o il piombo, isotopi radioattivi come l’uranio e le famose polveri sottili, responsabili di malattie sempre più diffuse, sopratutto nelle città.
Come se non bastasse, a pagare siamo sempre e soltanto noi cittadini, vittime e complici inconsapevoli. Enel, insieme a tutto il resto dell’industria del carbone, non sostiene i costi economici collegati a questi impatti, che ricadono sulle comunità locali e sulla società in genere. 
Questa assoluta irresponsabilità è l’unico modo per mantenere basso il prezzo di mercato del carbone.  
Se i costi di questi danni sanitari e ambientali venissero contabilizzati, il mercato si orienterebbe definitivamente verso le fonti rinnovabili come il solare o l’eolico.
Con il tuo aiuto possiamo disarmare Enel, ovvero costringere l’azienda ad abbandonare l’uso del carbone per adottare un nuovo piano industriale, che segni un forte investimento sulle fonti rinnovabili.......

Leggi

Il caos climatico in Italia: una sporca vicenda.

Tratto da Ecoblog


GREENPEACE.Facciamo luce: caccia ai killer del clima


Greenpeace lancia una campagna aggressiva contro Enel. ......denuncia l’immissione in atmosfera di 26 milioni di tonnellate di CO2 da parte del colosso dell’energia. Scrive Greenpeace su Facciamo luce su Enel:
Enel, infatti, è il primo utilizzatore di carbone come fonte di produzione termoelettrica (72,1% del carbone per usi elettrici nel 2010) in Italia. 

Al di la del folclore scelto per comunicare questa campagna c’è un fatto che mi lascia perplessa: perché tenere fuori dalle responsabilità il governo che avalla questo genere di industria? E anzi la sovvenziona pure? Va bene denunciare i killer, ma ai mandanti nessuno ci pensa? 

03 marzo 2012

Le polveri non risparmiano i bambini



Leggi su  "Corriere del giorno"

Le polveri non risparmiano i bambini

E’ Il Pm10 di origine industriale il killer silenzioso che colpisce i tarantini e che non risparmia nemmeno i bambini. Sulla pericolosità delle polveri sottili si sono soffermati i tre periti che hanno analizzato gli aspetti medici ed epidemiologici dell’inquinamento. Il lavoro, come è ormai noto, è stato svolto nell’ambito dell’inchiesta per disastro ambientale (ed altri reati connessi) a carico di alcuni dirigenti dell’Ilva. Il dottor Francesco Forastiere, il professore Annibale Biggieri e la professoressa Maria Triassi, hanno realizzato uno studio sugli effetti delle esposizioni ambientali sulla morbosità e sulla mortalità della popolazione di Taranto.Leggi tutto