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18 giugno 2018

Focus: Il costo in vite umane delle politiche ambientali di Trump

Tratto da Focus

Il costo in vite umane delle politiche ambientali di Trump

L'annullamento di una sessantina di precedenti riforme sull'uso di combustibili fossili e sulla tutela di aria e acqua rischia di provocare 80 mila morti in più per decennio. E le stime sono conservative.

tonellateco2
Il volume occupato dalle tonnellate di CO2 immesse ogni giorno in atmosfera negli USA: l'illustrazione è stata realizzata a partire dai dati 2014. In quell'anno, le tonnellate di CO2 immesse quotidianamente in atmosfera negli USA sono state 18,8 milioni. Una tonnellata di CO2 riempirebbe il volume di una sfera di poco più di 10 m di diametro.

Le decisioni in tema ambientale sostenute dall'attuale amministrazione americana potrebbero portare alla perdita di 80 mila vite umane in più per ogni decennio, per le conseguenze sulla salute dell'inquinamento dell'aria e dell'acqua. Lo sostengono due scienziati dell'Università di Harvard, che precisano che le stime sono conservative, e che le politiche di Trump sulle emissioni dannose potrebbero causare problemi respiratori a circa un milione di persone a decennio, soprattutto bambini.
Le analisi dei ricercatori sono state pubblicate in un saggio scientifico sul Journal of the American Medical Association.Non si tratta di un articolo pubblicato in peer review, cioè frutto di una revisione tra pari, ma di uno studio che si basa, comunque, esclusivamente su dati pubblicati dall'Agenzia per la protezione dell'ambiente americana (EPA): dati istituzionali, quindi, che andrebbero considerati attendibili - se non altro, dall'EPA stessa.
CONTI A PERDERE. Le ricadute più gravi si avrebbero per il peggioramento della qualità dell'aria. L'intenzione della Casa Bianca di revocare il Clean Power Plan, il Piano dell'era Obama che prevedeva di raggiungere, entro il 2030, un taglio del 32% (rispetto al 2005) delle emissioni degli impianti a carbone, potrebbe portare a 36 mila morti in più ogni decennio, e a 630 mila casi extra di infezioni respiratori e nello stesso arco di tempo.Continua  su Focus 

28 luglio 2017

Qualenergia;Eliminare i sussidi alle fossili salverebbe in Italia 3.200 vite ogni anno

Tratto da Qualenergia 

Eliminare i sussidi alle fossili salverebbe in Italia 3.200 vite ogni anno

I cittadini stanno pagano quindi due volte: per le sovvenzioni, elargite con denaro pubblico, e per il danno arrecato alla loro salute.

L'eliminazione delle sovvenzioni ai combustibili fossili in Italia potrebbe ridurre del 10,8% le morti attualmente causate dall'inquinamento atmosferico.
È quanto emerge dal nuovo rapporto Hidden Price Tags: come la fine dei sussidi per le fonti fossili beneficerebbe la nostra salute(allegato in basso), pubblicato dall’Health and Environment Alliance (HEAL).
La combustione dei combustibili fossili, petrolio, carbone e gas, sta determinando non solo il cambiamento climatico con conseguenze disastrose a livello planetario, ma ha anche notevoli ripercussioni sulla nostra salute.
Ogni anno l'uso di fonti fossili accorcia la vita di circa 6,5 milioni di persone in tutto il mondo a causa di infezioni respiratorie, ictus, attacchi cardiaci, cancro ai polmoni e malattie polmonari croniche.
Secondo l'Agenzia Internazionale per l'Energia (IEA), è la generazione di energia a carbone che provoca quasi la metà dell'inquinamento atmosferico ambientale; mentre la restante metà è attribuita a petrolio e gas.
Nonostante una crescente consapevolezza del danno ambientale e climatico causato dai combustibili fossili e degli impegni di alto livello necessari per guidare il mondo verso un percorso di decarbonizzazione, i governi continuano a erogare miliardi di fondi pubblici per sostenere la produzione di petrolio, gas e carbone (inclusi anche i sussidi al diesel).
Eppure già nel 2009, a Pittsburgh, i leader del G20, i venti paesi economicamente più potenti del mondo avevano accettato di porre fine alle sovvenzioni per i combustibili fossili e si erano impegnati a ridurli gradualmente, fino a eliminarli (QualEnergia.it, G20, sussidi pubblici alle fossili battono quelli per le rinnovabili 4 a 1).
In Italia nel 2013 erano 29.482 le morti premature attribuite all’inquinamento atmosferico (fonte: Narain, U. et al. - 2016. The cost of air pollution: Strengthening the case for economic action. A World Bank/Institute for Health Metrics and Evaluation report). Ridurre del 10,8% i decessi connessi all’inquinamento atmosferico significa quindi salvare quasi di 3.200 vite.
Ma il danno è anche di natura economica: la stima del costo sanitario legato alle fossili si aggira intorno ai 10 miliardi di dollari all’anno.

Ciò significa 2,8 volte rispetto ai 3,5 miliardi di $ spesi dallo Stato sotto forma di incentivi alle fossili nel 2014 (ultimo dato disponibile).
Sussidi che peraltro potevano essere utilizzati per altri scopi, dalla riconversione energetica dei nostri edifici pubblici e privati alla manutenzione del fragile paesaggio italiano, fino ad investire per migliorare le prestazioni sanitarie.
A livello internazionale però la situazione non è migliore. In Europa, dove i costi sanitari legati all’uso dei fossili sono stimati in quasi 300 miliardi di dollari, l’Italia è seconda alla Germania per morti collegate all’inquinamento atmosferico: 41.485 decessi e il 25% di questi si potrebbe evitare solo eliminando i sussidi e mettendo delle tasse correttive a carbone, gas e petrolio.
Nel Regno Unito i costi sanitari derivanti dall'inquinamento atmosferico con combustibile fossile sono quasi 5 volte superiori alle sovvenzioni pagate.
In Cina, le cifre sono ovviamente molte più alte: la stima è di 1.625.164 morti connesse all’inquinamento atmosferico; di queste, il 66% potrebbero essere evitate con un taglio totale ai sussidi alle fonte sporche. La perdita economica nel paese asiatico è stato calcolata in 1.785,4 miliardi di dollari, a fronte di 96,5 miliardi di $ sussidi: un danno di circa 19 volte la spesa iniziale per le sovvenzioni alle fonti fossili.
Solo i governi dei G20 hanno versato nel 2014 circa 444 miliardi di dollari in sovvenzioni pubbliche alle società di combustibili fossili, mentre l'utilizzo di combustibili fossili ha determinato costi sanitari stimati di almeno sei volte questo importo: 2.760 miliardi di dollari (2,6 mld di euro).
Nella tabella le stime rilevate dal rapporto di HEAL per i paesi del G20 (nell’ultima colonna le altre esternalità negative legate alle fonti fossili).

La questione è dunque pressante e attuale e i politici devono ancora passare dalle parole alle azioni. Le nazioni del G20 continuano a spendere preziosi soldi pubblici per la produzione di fonti fossili, ma persino per cercare nuovi giacimenti.
I cittadini stanno pagano quindi due volte: per le sovvenzioni, elargite con denaro pubblico, e per il danno arrecato alla loro salute.