22 febbraio 2005

2009/02/22 "LEGAMBIENTE "STOP AL CARBONE IN LIGURIA"…


Riceviamo dal" M.O.D.A. Associazione Ambientalista di Savona" e pubblichiamo

LEGAMBIENTE "STOP AL CARBONE IN LIGURIA"…MA NON A VADO

CON TIRRENO POWER…SARA’ CONFLITTO DI INTERESSI?

Dichiara Stefano Sarti presidente di Legambiente in Liguria in occasione del dossier dell’associazione ambientalista "Stop al carbone 2009": ""Continuare ad investire sul carbone è una follia, chiediamo la dismissione per la centrale genovese dell'Enel, la metanizzazione per la centrale spezzina, in parte ancora funzionante a carbone. Ed infine diciamo no, insieme alle amministrazioni locali coinvolte, all'ampliamento della centrale Tirreno Power di Vado Ligure" (Il Secolo XIX del 20 Febbraio 2009)

Ci chiediamo naturalmente il perché di questo comportamento apparentemente schizoide di Legambiente per cui da una parte a Genova e a La Spezia il carbone "nuoce gravemente alla salute" tanto da abolirne la combustione mentre a Savona a Vado e in val Bormida il carbone risulterebbe addirittura ben tollerato!

Intanto segnaliamo l’errore clamoroso sulle emissioni di CO2 che sono l’unico inquinante che Legambiente ligure si degna di considerare: infatti la centrale di Vado con il nuovo gruppo a gas oltre ai 2 gruppi a carbone emette ben 5,2 milioni ti tonnellate/anno contro le 3,8 dichiarate da Legambiente con superi clamorosi del limite imposto dalla Ue di 3,3. Rimane però clamorosa e tragicamente non segnalata da Legambiente l’enorme quantità delle polveri sottili cancerogene e cardiotossiche emesse dalla centrale di Vado che nel complesso emette attualmente ogni anno un quantitativo stimato secondo i paramentri della Ue di ben circa 6.500 tonnellate di Pm10 contro le "sole" 153 tonnellate di polveri dichiarate erroneamente in modo tendenzioso da Tirreno Power (vedi allegato).

Ma il comportamento di Legambiente, che si schiera in modo totalmente acritico condividendo la posizione di alcuni Enti locali quali i Comuni di Vado e di Quiliano, Provincia e Regione che non vogliono l’abolizione del carbone nella centrale di Vado disinteressandosi completamente degli enormi danni alla salute e all’ambiente e relativi costi indotti sul territorio savonese (vedi allegato), non stupisce quando apprendiamo che Legambiente è socio azionario di Sorgenia la finanziaria del gruppo De Benedetti che controlla a sua volta Tirreno Power proprietaria della centrale di Vado (vedi allegato). E’ ben noto che "non si sputa nel piatto in cui si mangia" ma allora per un minimo di coerenza Legambiente dovrebbe dimettersi da associazione ambientalista e firmarsi direttamente come Tirreno Power di cui è in parte proprietaria oppure, se preferisce, diventare dipendente stipendiata di quegli Enti pubblici di cui condivide in modo acritico le posizioni e da cui d’altra parte è già finanziata con lauti contributi! D’altra parte aveva già dichiarato l’ex vicesindaco di Vado a proposito della ristruttutazione ancora a carbone della centrale di Vado "…si è fatto qualcosa ma dietro Tirreno Power c’è de Benedetti che finanzia alcune correnti politiche." ( "Il Secolo XIX" del 28/05/2004).

Chiediamo quindi urgentemente depotenziamento e metanizzazione di questa "centrale in città" chiudendo immediatamente gli inquinanti e obsoleti gruppi 1 e 2 a carbone e mantenendo il gruppo a metano da 760 Mwe, che già da solo produce il doppio dell’energia consumata in provincia di Savona, come già era stato richiesto nel 1988 dalla Commissione Scientifica di Spotorno dai Proff. Gianni Mattioli e Massimo Scalia e dal Prof. Cortelessa dell’Istituto Superiore di Sanità e come votato poi all’unanimità ma poi mai realizzato dagli Enti locali sopra citati.

Savona, 20/02/2009

Dr. Virginio Fadda, Biologo

Dott. Agostino Torcello Medico Pneumologo

M.O.D.A. Associazione Ambientalista di Savona

Dott. Paolo Franceschi , Medico Pneumologo

CNCMAS Liguria: Coordinamento dei Comitati dei Medici per l’Ambiente e la Salute, sezione Liguria.

Dott. Marco Caviglione Medico

ISDE : Medici per l’Ambiente sez. di Savona

17 febbraio 2005

LATTE MATERNO DIOSSINA E PCB


Latte Materno diossina e PCB

Nel ringraziare come sempre l’impareggiabile Dott.ssa Patrizia Gentilini (autrice del sottostante articolo a carattere scientifico) chiediamo a tutti di far si che questo scritto abbia la massima diffusione.

“A dispetto del grande affetto che noi abbiamo per i nostri bambini e della grande retorica della nostra società sul valore dell’infanzia, la società è riluttante a sviluppare quanto necessario per proteggere i bambini dai rischi ambientali”

(Bruce P. Lanphear Children’s Environmental Health Center - U.S.A. – Oct. 2006)

Introduzione

Parlare della contaminazione del latte materno da parte di sostanze inquinanti, tossiche e pericolose vuol dire affrontare un argomento che fa venire i brividi al solo pensiero, tanto è lo sgomento che suscita in qualunque persona dotata di un minimo di sensibilità e buon senso. Prendere coscienza del fatto che l’alimento più prezioso al mondo – che non esito a definire “sacro” – contenga ormai quantità elevate di sostanze pericolose e cancerogene, specie se proveniente da mamme residenti in territori industrializzati, è un argomento tabù e che credo non possa lasciare indifferente nessuno. Forse, proprio per questo, tale argomento è fino ad ora rimasto confinato nell’interesse di pochi specialisti del settore e non è mai emerso, con l’attenzione che merita, al grande pubblico. Il fatto di non parlare di questo problema e soprattutto l’averlo affrontato, almeno nel nostro paese, in modo sporadico, volontaristico e non sistematico e su larga scala, non contribuisce tuttavia a risolverlo, anzi, come tutte le cose lasciate nel dimenticatoio, quando un problema di una tal portata emerge rischia di “esplodere”, lasciando spiazzati per i dubbi e gli interrogativi che pone innanzi tutti medici e pediatri, ma, ancor più, ovviamente le mamme che si chiedono quali possono essere le conseguenze di tutto ciò per i loro bambini. Ma perché proprio ora se ne parla?

Antefatto: l’inceneritore di Montale

Il problema è emerso grazie al fatto che due mamme, residenti in area di ricaduta dell’inceneritore di Montale (Pt), si sono volontariamente sottoposte all’analisi del proprio latte grazie a fondi raccolti dal locale comitato contro l’inceneritore. La questione è complessa e per una analisi più dettagliata della travagliatissima storia di questo impianto, si rimanda al documento, a firma del Dott. M. Bolognini, Medico Igienista, scaricabile sul sito dell’Ordine dei Medici di Pistoia. (1) Qui si vuol solo dare una breve descrizione della situazione, in modo da capire bene il contesto in cui si è arrivati all’esame del latte materno per iniziativa dei cittadini. L’inceneritore di Montale tratta 120 ton/giorno (pari a circa 36.000 ton/anno), recentemente autorizzato a 150 ton/giorno (45.000 ton/anno), destinato a bruciare rifiuti urbani ma anche ospedalieri e speciali ed è situato nella piana fiorentina, al confine fra 4 comuni: Agliana, Prato, Montale, Montemurlo. L’impianto ha sempre presentato criticità ed anche in passato erano stati riscontrati superamenti nelle emissioni di diossine, ma, grazie a deroghe, aveva sempre continuato a lavorare. Nel maggio 2007 furono effettuati routinari controlli i cui risultati analitici, comunicati solo in luglio, evidenziarono un importante sforamento per diossine, che fu confermato nella successiva indagine eseguita a distanza di pochi giorni per cui, a distanza di oltre due mesi dalla prima indagine si giunse, il 19 luglio 2007, alla sua temporanea chiusura. Nei mesi di funzionamento, da maggio a luglio, facendo una media delle emissioni, si può stimare che siano stati emessi 50.000.000 ng di diossine ovvero quanto l’impianto avrebbe potuto emettere in quasi un anno e mezzo di attività. Dal 2007 al 2009, anche in seguito alle vivaci polemiche che tutta la vicenda aveva sollevato, da parte di ARPAT ed ASL furono fatte analisi sia di tipo ambientale (suoli, vegetali, ecc.) che su matrici biologiche (uova, carne di manzo, polli, anatre e pesce gatto del locale parco pubblico) secondo la mappa di ricaduta riportata in Fig.1. La media delle diossine nel suolo, secondo il modello di ricaduta fornito da ARPA, ed escludendo un dato del tutto anomalo riscontrato in prossimità dello svincolo autostradale di Pistoia, in via Ciliegiole (sito oggetto di pregresso grave incidente ambientale per incendio di un grande deposito di prodotti per l’agricoltura) è riportato nella Fig. 2.

Fig. 1. Mappa di ricaduta dell’inceneritore di Montale e campionamenti per diossine sul suolo e su carne di pollo.

Figura 2: Distribuzione delle diossine nei suoli (valori medi nelle zone di ricaduta in ng/kg s.s. escludendo il dato di via Ciliegiole).

Come ben si evince dalla Tab. 1, la cosa più eclatante fu il riscontro in 5 su 8 casi di polli esaminati di livelli di diossine superiori a quelli consentiti per la commercializzazione: ciò malgrado, a tutt’oggi, nessun divieto in tal senso è stato comunque emanato.

Analisi su latte materno

Trattandosi di sostanze persistenti e bioaccumulabili, che finiscono per accumularsi nel nostro stesso organismo, passano dalla madre al feto ed anche attraverso il latte, due mamme residenti in area di ricaduta, hanno volontariamente accettato di sottoporre ad analisi il proprio latte, a circa due settimane dal parto. L’indagine è stata eseguita presso il Consorzio Interuniversitario Nazionale la Chimica per l’Ambiente, Via delle Industrie 21/8 di Marghera (Ve) ed il costo è stato sostenuto grazie ai fondi raccolti dal comitato contro l’inceneritore. Il campione A proviene da mamma di 30 anni, alla prima gravidanza, il campione B da mamma di 32 anni, con due pregressi aborti spontanei e due gravidanze a termine con relativi allattamenti. Nessuna delle due presenta patologie di rilievo all’anamnesi, abitudini di vita regolari, alimentazione variata.

Campione A

Totale WHO-PCDD/F –TEQ pg/g di grasso = 3,984 (limite sup 3,986)

Totale WHO – PCDD/F-PCB-TEQ pg/g di grasso = 10,621

Campione B

Totale WHO-PCDD/F –TEQ pg/g di grasso = 5, 507 (limite sup 5,507)

Totale WHO – PCDD/F-PCB-TEQ pg/g di grasso = 9,485

Di particolare interesse nel caso in oggetto è il profilo di 12 molecole diossino-simili appartenenti ai Policlorobifenili (PCB dioxin-like) riscontati nei campioni di latte materno che, come si vede dalla Fig. 3, è del tutto sovrapponibile al profilo dei PCB emessi dall’impianto (analisi a camino di ARPA e del gestore) ed al profilo dei PCB riscontrati nella carne di pollo.

Figura 3: Profilo di 12 PCB dioxin-like in: emissioni dell’inceneritore di Montale, polli, latte umano.

Possiamo quindi affermare che i PCB rilasciati dall’impianto di incenerimento attraverso i fumi, ricadono nell’ambiente circostante e lo contaminano gravemente; pertanto il sospetto che proprio l’inceneritore sia il maggiore responsabile della contaminazione riscontrata negli alimenti (polli) e nel latte materno acquista una ragionevole certezza. Ma cosa sono queste sostanze e che effetti possono dare?

Diossine e PCB: cosa sappiamo?

Con il termine di “diossine” si indica un gruppo di 210 composti chimici appartenenti agli idrocarburi policiclici aromatici e formati da carbonio, idrogeno, ossigeno e cloro. Capostipite di queste molecole è la TCDD (2,3,7,8–tetraclorodibenzo-p-diossina), nota anche come “diossina di Seveso” tristemente famosa in seguito all’incidente occorso ad un reattore di una multinazionale svizzera, la Roche, a Seveso, il 6 maggio del 1976. L’incidente determinò la fuoriuscita di una nube tossica di tale sostanza con contaminazione del territorio e danni alla salute per le persone esposte sia di tipo acuto che a lungo termine. Tali danni si protraggono nel tempo e a tutt’oggi vengono riscontrati e studiati: è di recente pubblicazione, ad esempio, il fatto che i bambini nati da madri coinvolte nell’infanzia nell’incidente di Seveso presentano alla nascita alterazioni della funzione tiroidea in modo statisticamente significativo: ciò significa che anche se questi neonati non sono stati direttamente esposti all’incidente di Seveso le conseguenze dell’esposizione materna si riscontrano a distanza di oltre 30 anni dall’incidente. (2)ùQueste molecole sono divise in due famiglie: policloro-dibenzo–p-diossine (PCDD) e policlorodibenzofurani (PCDF o furani); le singole molecole appartenenti a tali famiglie vengono indicate col termine di “congeneri” e, nello specifico, si contano 75 congeneri di PCDD e 135 congeneri di PCDF. Si tratta di molecole particolarmente stabili e persistenti nell’ambiente; i loro tempi di dimezzamento (ovvero il tempo necessario perché la dose si dimezzi) variano a seconda delle molecole e della matrice esaminata: ad esempio per la TCDD i tempi di dimezzamento sono da 7 a 10 anni nel corpo umano e fino a 100 anni nel sottosuolo. Si tratta di sostanze insolubili in acqua e che hanno viceversa una elevata affinità per i grassi. Sono soggette a bioaccumulo, cioè si concentrano negli organismi viventi in misura nettamente maggiore rispetto all’ambiente circostante; nell’uomo la loro assunzione avviene per oltre il 90% per via alimentare, specie attraverso latte, carne, uova, formaggi ecc.. (3) Sia PCDD che PCDF rientrano fra i 12 Inquinanti Organici Persistenti riconosciuti a livello internazionale e messi al bando dalla Convenzione di Stoccolma sottoscritta da 120 paesi, fra cui l’Italia. Le diossine sono sottoprodotti involontari dei processi di combustione e si formano in particolari condizioni di temperatura ed in presenza di Cloro. Secondo l’ultima edizione dell’inventario europeo delle diossine (4) le principali fonti per l’Italia di produzione di tali inquinanti sono rappresentate dalle combustioni industriali (64.4%), di cui oltre la metà (37% del totale) da incenerimento di rifiuti urbani, il traffico stradale contribuisce solo per l’1.1%. A differenza delle diossine i Policlorobifenili (PCB) sono stati invece prodotti deliberatamente dall’uomo tramite processi industriali. La loro produzione è iniziata negli anni 30 ed è perdurata per oltre 50 anni, fino al 1985, quando sono stati ufficialmente banditi stante la loro pericolosità. Dei PCB si conoscono 209 cogeneri, 12 di questi sono molto affini alle diossine e vengono denominati “dioxinlike”. Anche questi sono composti molto stabili, anche ad alte temperature, decomponendosi solo oltre i 1000-1200 gradi. Sono stati utilizzati sia in sistemi chiusi (trasformatori) che come additivi per ritardanti di fiamma, antiparassitari ecc..

Tossicità

La TCDD (o diossina di Seveso) è stata riconosciuta nel 1997, a 20 anni dal disastro di Seveso ed anche in seguito agli studi fatti sulla popolazione esposta, come cancerogeno certo per l’uomo ad azione multiorgano ed è conosciuta come la sostanza più tossica mai conosciuta; la sua tossicità per l’uomo si misura infatti in picogrammi, ovvero miliardesimo di milligrammo ed è legata alla straordinaria affinità che la diossina ha per il recettore AhR (Aryl Hydrocarbon Receptor), un recettore presente ampiamente nelle cellule umane, ma non solo: esso è infatti presente in vertebrati marini, terrestri e aviari e si è ampiamente conservato nel corso dell’evoluzione.

Patrizia Gentilini, Associazione Medici per l’ Ambiente, 13 Febbraio 2010

Bibliografia

1. http://omceopt.splinder.com/archive/2010-01

2. A. Baccarelli Neonatal Thyroid function in Seveso 25 years after maternal exposure to dioxin PLos Medicine (2008) www.plosmedicine.org 1133-1142

3. A. Schecter et al. Dioxin : an Overview Enivironmental Research 101 (2006) 419-428

4. http://ec.europa.eu/environment/dioxin/pdf/stage2/volume_3.pdf

5. E.Stevenson et al. The aryl hydrocarbon receptor: a perspective on potential roles in the immune system Immunology, (2009), 127, 299–311 299

6. S. Jenkins Prenatal TCDD exposure predisposes for mammary cancer in rats Reprod. Toxicol. (2007); 23(3) 391-396

7. Furst.P et al. PCDD,PCDFs, PCDFs and dioxin-like PCBs in human milk and blood from Germany. Organohalogen Compounds (2002) 55, 251-254

8. Norèn K.et al. Certain organochlorine and organobromine contaminants in Swedish human milk in perspective of past 20-30 years. Chemosphere (2000) 40, 1111-1123

9. Wang S.L. et al. Infant exposure ti polychlorinated dibenzo-p-dioxin, dibenzofurans and biphenyls (PCDD/Fs, PCBs)- correlation between prenatal and postnatal exposure. Chemosphere (2004) 54, 1459- 1473

10. Kuisue T. et al. et a Persistent organochlorines in human breast milk collected from primiparae in Dalian and Shenyang China. Environmental Pollution (2004) 131, 381-392

11. Wittsiepe J. et al. PCDD/F and dioxin-like PCB in human blood and milk from German mothers. al.,Chemosphere, (2007) 67(9): 286-94

12. Tajimi M. et al., PCDDs, PCdfs and Co-PCBs in human breast milk samples collected in Tokio, Japan. Acta Paediatr. (2004) 93(8):1098-102

13. Li J, Zhang L et al. A national survey of polychlorinated dioxins, furans (PCDD/Fs) and dioxin-like polychlorinated biphenyls (dl-PCBs) in human milk in China . Chemosphere. (2009) 75(9):1236-42.

14. http://www.hcmagazine.it/autoimg/35.jpg

15. L. T. Baldassarri PCDD/F and PCB in human serum of differently exposed population of an italian city Chemosphere 73 (2008) 5228-34

16 febbraio 2005

2010/02/16Latte Materno ,diossine e PCB

Tratto da Differenzia-ti Latte materno, diossine e PCB
Nel ringraziare come sempre l’impareggiabile Dott.ssa Patrizia Gentilini (autrice del sottostante articolo a carattere scientifico) chiediamo a tutti di far si che questo scritto abbia la massima diffusione.

A dispetto del grande affetto che noi abbiamo per i nostri bambini e della grande retorica della nostra società sul valore dell’infanzia, la società è riluttante a sviluppare quanto necessario per proteggere i bambini dai rischi ambientali”

(Bruce P. Lanphear Children’s Environmental Health Center - U.S.A. – Oct. 2006)

Introduzione

Parlare della contaminazione del latte materno da parte di sostanze inquinanti, tossiche e pericolose vuol dire affrontare un argomento che fa venire i brividi al solo pensiero, tanto è lo sgomento che suscita in qualunque persona dotata di un minimo di sensibilità e buon senso. Prendere coscienza del fatto che l’alimento più prezioso al mondo – che non esito a definire “sacro” – contenga ormai quantità elevate di sostanze pericolose e cancerogene, specie se proveniente da mamme residenti in territori industrializzati, è un argomento tabù e che credo non possa lasciare indifferente nessuno. Forse, proprio per questo, tale argomento è fino ad ora rimasto confinato nell’interesse di pochi specialisti del settore e non è mai emerso, con l’attenzione che merita, al grande pubblico. Il fatto di non parlare di questo problema e soprattutto l’averlo affrontato, almeno nel nostro paese, in modo sporadico, volontaristico e non sistematico e su larga scala, non contribuisce tuttavia a risolverlo, anzi, come tutte le cose lasciate nel dimenticatoio, quando un problema di una tal portata emerge rischia di “esplodere”, lasciando spiazzati per i dubbi e gli interrogativi che pone innanzi tutti medici e pediatri, ma, ancor più, ovviamente le mamme che si chiedono quali possono essere le conseguenze di tutto ciò per i loro bambini. Ma perché proprio ora se ne parla?

Antefatto: l’inceneritore di Montale

Il problema è emerso grazie al fatto che due mamme, residenti in area di ricaduta dell’inceneritore di Montale (Pt), si sono volontariamente sottoposte all’analisi del proprio latte grazie a fondi raccolti dal locale comitato contro l’inceneritore. La questione è complessa e per una analisi più dettagliata della travagliatissima storia di questo impianto, si rimanda al documento, a firma del Dott. M. Bolognini, Medico Igienista, scaricabile sul sito dell’Ordine dei Medici di Pistoia. (1) Qui si vuol solo dare una breve descrizione della situazione, in modo da capire bene il contesto in cui si è arrivati all’esame del latte materno per iniziativa dei cittadini. L’inceneritore di Montale tratta 120 ton/giorno (pari a circa 36.000 ton/anno), recentemente autorizzato a 150 ton/giorno (45.000 ton/anno), destinato a bruciare rifiuti urbani ma anche ospedalieri e speciali ed è situato nella piana fiorentina, al confine fra 4 comuni: Agliana, Prato, Montale, Montemurlo. L’impianto ha sempre presentato criticità ed anche in passato erano stati riscontrati superamenti nelle emissioni di diossine, ma, grazie a deroghe, aveva sempre continuato a lavorare. Nel maggio 2007 furono effettuati routinari controlli i cui risultati analitici, comunicati solo in luglio, evidenziarono un importante sforamento per diossine, che fu confermato nella successiva indagine eseguita a distanza di pochi giorni per cui, a distanza di oltre due mesi dalla prima indagine si giunse, il 19 luglio 2007, alla sua temporanea chiusura. Nei mesi di funzionamento, da maggio a luglio, facendo una media delle emissioni, si può stimare che siano stati emessi 50.000.000 ng di diossine ovvero quanto l’impianto avrebbe potuto emettere in quasi un anno e mezzo di attività. Dal 2007 al 2009, anche in seguito alle vivaci polemiche che tutta la vicenda aveva sollevato, da parte di ARPAT ed ASL furono fatte analisi sia di tipo ambientale (suoli, vegetali, ecc.) che su matrici biologiche (uova, carne di manzo, polli, anatre e pesce gatto del locale parco pubblico) secondo la mappa di ricaduta riportata in Fig.1. La media delle diossine nel suolo, secondo il modello di ricaduta fornito da ARPA, ed escludendo un dato del tutto anomalo riscontrato in prossimità dello svincolo autostradale di Pistoia, in via Ciliegiole (sito oggetto di pregresso grave incidente ambientale per incendio di un grande deposito di prodotti per l’agricoltura) è riportato nella Fig. 2.

Fig. 1. Mappa di ricaduta dell’inceneritore di Montale e campionamenti per diossine sul suolo e su carne di pollo.

Figura 2: Distribuzione delle diossine nei suoli (valori medi nelle zone di ricaduta in ng/kg s.s. escludendo il dato di via Ciliegiole).

Come ben si evince dalla Tab. 1, la cosa più eclatante fu il riscontro in 5 su 8 casi di polli esaminati di livelli di diossine superiori a quelli consentiti per la commercializzazione: ciò malgrado, a tutt’oggi, nessun divieto in tal senso è stato comunque emanato.

Analisi su latte materno

Trattandosi di sostanze persistenti e bioaccumulabili, che finiscono per accumularsi nel nostro stesso organismo, passano dalla madre al feto ed anche attraverso il latte, due mamme residenti in area di ricaduta, hanno volontariamente accettato di sottoporre ad analisi il proprio latte, a circa due settimane dal parto. L’indagine è stata eseguita presso il Consorzio Interuniversitario Nazionale la Chimica per l’Ambiente, Via delle Industrie 21/8 di Marghera (Ve) ed il costo è stato sostenuto grazie ai fondi raccolti dal comitato contro l’inceneritore. Il campione A proviene da mamma di 30 anni, alla prima gravidanza, il campione B da mamma di 32 anni, con due pregressi aborti spontanei e due gravidanze a termine con relativi allattamenti. Nessuna delle due presenta patologie di rilievo all’anamnesi, abitudini di vita regolari, alimentazione variata.

Campione A

Totale WHO-PCDD/F –TEQ pg/g di grasso = 3,984 (limite sup 3,986)

Totale WHO – PCDD/F-PCB-TEQ pg/g di grasso = 10,621

Campione B

Totale WHO-PCDD/F –TEQ pg/g di grasso = 5, 507 (limite sup 5,507)

Totale WHO – PCDD/F-PCB-TEQ pg/g di grasso = 9,485

Di particolare interesse nel caso in oggetto è il profilo di 12 molecole diossino-simili appartenenti ai Policlorobifenili (PCB dioxin-like) riscontati nei campioni di latte materno che, come si vede dalla Fig. 3, è del tutto sovrapponibile al profilo dei PCB emessi dall’impianto (analisi a camino di ARPA e del gestore) ed al profilo dei PCB riscontrati nella carne di pollo.

Figura 3: Profilo di 12 PCB dioxin-like in: emissioni dell’inceneritore di Montale, polli, latte umano.

Possiamo quindi affermare che i PCB rilasciati dall’impianto di incenerimento attraverso i fumi, ricadono nell’ambiente circostante e lo contaminano gravemente; pertanto il sospetto che proprio l’inceneritore sia il maggiore responsabile della contaminazione riscontrata negli alimenti (polli) e nel latte materno acquista una ragionevole certezza. Ma cosa sono queste sostanze e che effetti possono dare?

Diossine e PCB: cosa sappiamo?

Con il termine di “diossine” si indica un gruppo di 210 composti chimici appartenenti agli idrocarburi policiclici aromatici e formati da carbonio, idrogeno, ossigeno e cloro. Capostipite di queste molecole è la TCDD (2,3,7,8–tetraclorodibenzo-p-diossina), nota anche come “diossina di Seveso” tristemente famosa in seguito all’incidente occorso ad un reattore di una multinazionale svizzera, la Roche, a Seveso, il 6 maggio del 1976. L’incidente determinò la fuoriuscita di una nube tossica di tale sostanza con contaminazione del territorio e danni alla salute per le persone esposte sia di tipo acuto che a lungo termine. Tali danni si protraggono nel tempo e a tutt’oggi vengono riscontrati e studiati: è di recente pubblicazione, ad esempio, il fatto che i bambini nati da madri coinvolte nell’infanzia nell’incidente di Seveso presentano alla nascita alterazioni della funzione tiroidea in modo statisticamente significativo: ciò significa che anche se questi neonati non sono stati direttamente esposti all’incidente di Seveso le conseguenze dell’esposizione materna si riscontrano a distanza di oltre 30 anni dall’incidente. (2)ùQueste molecole sono divise in due famiglie: policloro-dibenzo–p-diossine (PCDD) e policlorodibenzofurani (PCDF o furani); le singole molecole appartenenti a tali famiglie vengono indicate col termine di “congeneri” e, nello specifico, si contano 75 congeneri di PCDD e 135 congeneri di PCDF. Si tratta di molecole particolarmente stabili e persistenti nell’ambiente; i loro tempi di dimezzamento (ovvero il tempo necessario perché la dose si dimezzi) variano a seconda delle molecole e della matrice esaminata: ad esempio per la TCDD i tempi di dimezzamento sono da 7 a 10 anni nel corpo umano e fino a 100 anni nel sottosuolo. Si tratta di sostanze insolubili in acqua e che hanno viceversa una elevata affinità per i grassi. Sono soggette a bioaccumulo, cioè si concentrano negli organismi viventi in misura nettamente maggiore rispetto all’ambiente circostante; nell’uomo la loro assunzione avviene per oltre il 90% per via alimentare, specie attraverso latte, carne, uova, formaggi ecc.. (3) Sia PCDD che PCDF rientrano fra i 12 Inquinanti Organici Persistenti riconosciuti a livello internazionale e messi al bando dalla Convenzione di Stoccolma sottoscritta da 120 paesi, fra cui l’Italia. Le diossine sono sottoprodotti involontari dei processi di combustione e si formano in particolari condizioni di temperatura ed in presenza di Cloro. Secondo l’ultima edizione dell’inventario europeo delle diossine (4) le principali fonti per l’Italia di produzione di tali inquinanti sono rappresentate dalle combustioni industriali (64.4%), di cui oltre la metà (37% del totale) da incenerimento di rifiuti urbani, il traffico stradale contribuisce solo per l’1.1%. A differenza delle diossine i Policlorobifenili (PCB) sono stati invece prodotti deliberatamente dall’uomo tramite processi industriali. La loro produzione è iniziata negli anni 30 ed è perdurata per oltre 50 anni, fino al 1985, quando sono stati ufficialmente banditi stante la loro pericolosità. Dei PCB si conoscono 209 cogeneri, 12 di questi sono molto affini alle diossine e vengono denominati “dioxinlike”. Anche questi sono composti molto stabili, anche ad alte temperature, decomponendosi solo oltre i 1000-1200 gradi. Sono stati utilizzati sia in sistemi chiusi (trasformatori) che come additivi per ritardanti di fiamma, antiparassitari ecc..

Tossicità

La TCDD (o diossina di Seveso) è stata riconosciuta nel 1997, a 20 anni dal disastro di Seveso ed anche in seguito agli studi fatti sulla popolazione esposta, come cancerogeno certo per l’uomo ad azione multiorgano ed è conosciuta come la sostanza più tossica mai conosciuta; la sua tossicità per l’uomo si misura infatti in picogrammi, ovvero miliardesimo di milligrammo ed è legata alla straordinaria affinità che la diossina ha per il recettore AhR (Aryl Hydrocarbon Receptor), un recettore presente ampiamente nelle cellule umane, ma non solo: esso è infatti presente in vertebrati marini, terrestri e aviari e si è ampiamente conservato nel corso dell’evoluzione.

Patrizia Gentilini, Associazione Medici per l’ Ambiente, 13 Febbraio 2010

Bibliografia

1. http://omceopt.splinder.com/archive/2010-01

2. A. Baccarelli Neonatal Thyroid function in Seveso 25 years after maternal exposure to dioxin PLos Medicine (2008) www.plosmedicine.org 1133-1142

3. A. Schecter et al. Dioxin : an Overview Enivironmental Research 101 (2006) 419-428

4. http://ec.europa.eu/environment/dioxin/pdf/stage2/volume_3.pdf

5. E.Stevenson et al. The aryl hydrocarbon receptor: a perspective on potential roles in the immune system Immunology, (2009), 127, 299–311 299

6. S. Jenkins Prenatal TCDD exposure predisposes for mammary cancer in rats Reprod. Toxicol. (2007); 23(3) 391-396

7. Furst.P et al. PCDD,PCDFs, PCDFs and dioxin-like PCBs in human milk and blood from Germany. Organohalogen Compounds (2002) 55, 251-254

8. Norèn K.et al. Certain organochlorine and organobromine contaminants in Swedish human milk in perspective of past 20-30 years. Chemosphere (2000) 40, 1111-1123

9. Wang S.L. et al. Infant exposure ti polychlorinated dibenzo-p-dioxin, dibenzofurans and biphenyls (PCDD/Fs, PCBs)- correlation between prenatal and postnatal exposure. Chemosphere (2004) 54, 1459- 1473

10. Kuisue T. et al. et a Persistent organochlorines in human breast milk collected from primiparae in Dalian and Shenyang China. Environmental Pollution (2004) 131, 381-392

11. Wittsiepe J. et al. PCDD/F and dioxin-like PCB in human blood and milk from German mothers. al.,Chemosphere, (2007) 67(9): 286-94

12. Tajimi M. et al., PCDDs, PCdfs and Co-PCBs in human breast milk samples collected in Tokio, Japan. Acta Paediatr. (2004) 93(8):1098-102

13. Li J, Zhang L et al. A national survey of polychlorinated dioxins, furans (PCDD/Fs) and dioxin-like polychlorinated biphenyls (dl-PCBs) in human milk in China . Chemosphere. (2009) 75(9):1236-42.

14. http://www.hcmagazine.it/autoimg/35.jpg

15. L. T. Baldassarri PCDD/F and PCB in human serum of differently exposed population of an italian city Chemosphere 73 (2008) 5228-34

14 febbraio 2005

2009/02/142Continua l’offensiva della censura contro i medici ambientalisti"

Tratto da" Il Ponente"

Continua l’offensiva della censura contro i medici ambientalisti

sabato, febbraio 14, 2009
Lettera firmata
NOTA DELLA REDAZIONE: avevamo messo online da soli 5 minuti l’articolo sulla violazione del codice deontologico, quando abbiamo ricevuto questa lettera che ribadisce, in parte, gli stessi punti, ma che approfondisce ulteriormente il discorso e che quindi pubblichiamo per fornire un’informazione ancora più completa su quelli che dovrebbero essere i diritti e i doveri dei medici.

A un elenco già lungo di prevaricazioni va aggiunta l’ ultima provocazione che riguarda la mancata autorizzazione al dottor Paolo Franceschi, Referente dell’ Ordine dei Medici di Savona per l’ Ambiente, a partecipare ad una lezione sui temi dell’ ambiente e la salute, richiesta con lettera formale dal Preside dell’ Istituto Tecnico Commerciale P. Boselli, nell’ ambito di un programma formativo organico che aveva previsto anche una visita guidata alla centrale elettrica Tirreno Power.
In definitiva i ragazzi sono stati “esposti” alle blandizie dei tecnici di Tirreno Power, che avranno rassicurato i ragazzi sull’ assoluta innocuità per la salute della centrale a carbone, ma non hanno poi potuto usufruire, come era negli intenti del corpo docente e del Preside, di una spiegazione fatta da un medico scelto dagli insegnanti stessi per la sua specifica preparazione sulle tematiche ambientali, con la garanzia di una scelta corretta certificata dall’ Ordine dei Medici di savona.
Le giustificazioni addotte dalla ASL, come abbiamo letto sul Secolo XIX , nella persona della Dottoressa Agosti, Direttore Sanitario della ASL stessa, fanno acqua da tutte le parti.
Secondo la dirigente Asl, infatti, la Asl non si occupa di ambiente, di cui si occupa l’ Arpal, per cui se ne deduce che a parlare degli effetti dell’ inquinamento ambientale sulla salute dovrebbe essere qualcuno dell’ Arpal.
Peccato che la dottoressa Agosti non sappia: 1) che di malattie devono parlare i medici
2) che il codice deontologico dei medici, che lei dovrebbe conoscere come ogni altro medico, prevede, all’ articolo 5: “Educazione alla salute e rapporti con l’ambiente - Il medico è tenuto a considerare l’ambiente nel quale l’uomo vive e lavora quale fondamentale determinante della salute dei cittadini. A tal fine il medico è tenuto a promuovere una cultura civile tesa all’utilizzo appropriato delle risorse naturali, anche allo scopo di garantire alle future generazioni la fruizione di un ambiente vivibile. Il medico favorisce e partecipa alle iniziative di prevenzione, di tutela della salute nei luoghi di lavoro e di promozione della salute individuale e collettiva”.
Pertanto il dottor Franceschi avrebbe dovuto, in base al codice deontologico, non solo partecipare su richiesta, ma anche “promuovere” le iniziative di prevenzione e di promozione della salute individuale e collettiva.
Sempre stando al codice deontologico, il Dottor Franceschi, come si evince al capitolo 1 (Potestà e sanzioni disciplinari): “Il medico deve denunciare all’Ordine ogni iniziativa tendente ad imporgli comportamenti non conformi alla deontologia professionale, da qualunque parte essa provenga.”
Corre inoltre l’ obbligo ricordare alla smemorata dottoressa che…
“Libertà e indipendenza della professione L’esercizio della medicina è fondato sulla libertà e sull’indipendenza della professione che costituiscono diritto inalienabile del medico.”

Si invita pertanto l’ Ordine dei Medici di Savona a prendere le necessarie misure, anche a livello nazionale, affinché vengano rispettati i diritti - doveri di un medico che si occupa di problemi ambientali, nonostante l’ evidente ostruzionismo che gli viene imposto da ogni parte.

Riceviamo dal Dottor Paolo Franceschi

Cari amici,
mentre Tirreno Power organizza gite formative per le scuole per visitare la centrale di Vado, la ASL mi vieta di parlare ai ragazzi di salute e ambiente.
Di seguito la lettera di una Prof. del Liceo che mi aveva chiesto di parteciapare ad un incontro con gli studenti sulla situazione ambientale.
Ci stanno imbavagliando: prima le circoscrizioni, adesso la ASL.
Paolo Franceschi

Caro Paolo,
ho letto con rabbia la risposta che il direttore generale ha mandato al mio preside.
dice che non autorizza il tuo intervento perche l'educazione ambientale non è di competenza dell'ASL e perche i vostri operatori intervengono per sviluppare tematiche contenute all'interno di progetti e "non per singoli eventi non inseriti in alcuna cornice progettuale". ma si è informato sulla nostra "cornice progettuale"? porca miseria se ce l'abbiamo, e io avevo scritto che chiedevamo l'intervento nell'ambito di un nostro progetto di educazione ambientale! certo avevo preparato una richiesta (firmata dal preside) senza troppi fronzoli, non pensavo ci volesse un faldone di progetto! di solito bastano due righe di richiesta, meglio brevi cosi fanno prima a leggerle... di solito è abbastanza chiaro che cosa fa la scuola quando si occupa di educazione ambientale o alla salute...e la nostra esperienza è che di solito gli enti collaborano volentieri, a meno di situazioni particolarmente critiche di lavoro!
il preside se l'aspettava, e dice che non vale la pena prendersela.
a questo punto ti ringrazio e basta. a meno che tu non sia disponibile a fare una scappata in qualche "buco" del tuo lavoro, ma sinceramente non me la sento di insistere con te. se mi autorizzi, mi faccio portavoce leggendo e commentando qualcuno dei tuoi articoli.

speriamo di riuscire a incrociarci una volta con marco, gli farebbe piacere (anche a me!)

un caro saluto Grazia

11 febbraio 2005

2009702/12 "Esposto alla Comunità europea di Roberto Pirani della "Rete Nazionale Rifiuti Zero".

Riportiamo la denuncia alla Commissione Europea tratta dal blog del Comitato per l'Ambiente di Gualdo Cattaneo con relativa richiesta di sanzione al governo italiano.( Pubblichiamo il testo integrale dell'esposto appena inoltrato alla Commissione da Roberto Pirani della Rete Nazionale Rifiuti Zero.)
DENUNCIA ALLA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE RIGUARDANTE INADEMPIMENTI DEL DIRITTO COMUNITARIO DA PARTE DEL GOVERNO ITALIANO IN MATERIA DI INCENTIVAZIONE AD ENERGIE RINNOVABILI, DIVIETO AIUTO DI STATO, DIRETTIVA RIFIUTI.

Gentili Signori,

vi comunico che la Camera del Parlamento della Repubblica Italiana, in data 16 dicembre 2008 (www.camera.it/_dati/leg16/lavori/stampati/pdf/16PDL0016260.pdf) ha approvato il decreto legge del n.172 del 6 novembre 2008 relativo “l’emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania, nonché misure urgenti di tutela ambientale”.
Tale decreto è stato definitivamente convertito in legge per mano del Senato della Repubblica con atto n. 1280 del 22 dicembre 2008.
La legge è la n.210 del 30 dicembre 2008 (www.parlamento.it/parlam/leggi/08210l.htm) pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.2 del 3 gennaio 2009. Tale provvedimento contiene interventi, validi per altre Regioni d’Italia e non solo per la Campania, in spregio a nostro avviso alle normative europee 2001/77 relative all’incentivazioni delle fonte d’energia rinnovabili, alle norme del Trattato relative al divieto di aiuti di Stato, nonché al rispetto della gerarchia d’intervento della direttiva Rifiuti recentemente approvata dal Parlamento Europeo. Nel dl 172 all’articolo 9 (incentivi per la realizzazione degli inceneritori) vengono confermati gli incentivi cosiddetti “Cip6” all’incenerimento della parte non biodegradabile dei rifiuti ed alle cosiddette “fonti assimilate”.
Gli incentivi Cip6 verranno riconosciuti a tutti gli impianti in costruzione o entrati in esercizio prima del 31 dicembre 2008. Vengono altresì confermati per la quota del 51% gli incentivi sottoforma di “Certificati Verdi” a tutte le forme d’incenerimento (sia rifiuti tal quali residui da raccolta differenziata che per il cosiddetto “combustibile da rifiuti” ). Questo sia che si tratti di rifiuti non biodegradabili che biodegradabili. Che si tratti d’impianti per produzione d’energia rinnovabile quindi che citato testualmente nel testo “non rinnovabile”.

Questi incentivi all’incenerimento che alterano il mercato, è stato calcolato, comporteranno una ulteriore spesa sulle bollette dei cittadini pari a 2 miliardi di euro che anziché alle fonti realmente rinnovabili andranno all’incenerimento di rifiuti anche per la parte non rinnovabile sottoforma di Cip6 e cosidetti “Certificati Verdi”.
Di questi contributi circa 1.6 miliardi di euro, è stato calcolato verranno inviati per i costruendi inceneritori nella Regione Sicilia, dove si progetta di bruciare il 65% dei rifiuti solidi urbani prodotti (
www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2008/11/sicilia-inceneritore-sprechi.shtml), mentre la legge nazionale italiana indica nell’obiettivo di legge del 65% la percentuale di raccolta differenziata da raggiungere entro il 2012 (il contrario) e quella europea sulla parte urbana del 50% a livello continentale sugli urbani e del 70% per gli industriali.
Nella legge in questione (articolo 9-ter) viene inoltre approvato un “Piano Nazionale Inceneritori” (l’Italia ha già 50 impianti d’incenerimento funzionanti) che ricalca la proposta presentata nel luglio 2008 dalla lobby italiana del settore (Anida-Confindustria).
Nella stessa legge approvata definitivamente il 22 dicembre 2008, mentre l’Unione Europea discute della importante direttiva Biowaste sul riciclo, riutilizzo e recupero della parte organica dei rifiuti sia ai fini energetici (produzione di biogas) che della fertilizzazione naturale dei terreni agricoli, si prevede ( articolo 9-quater) invece la possibilità di immettere in fognatura rifiuti organici “provenienti dagli scarti dell’alimentazione trattati con apparecchi dissipatori di rifiuti alimentari che ne riducano la massa in particelle sottili”.
Tutto ciò oltre a creare possibili problemi alle tubature e reti fognarie porta alla creazione di migliaia di tonnellate di fanghi di depurazione (con relativo problema di smaltimento e costi aggiuntivi) ed inficia l’incentivazione della raccolta differenziata degli scarti organici urbani.
Detto ciò, ricordiamo ciò che la Commissione Europea in data 20.11.2003 (risposta E-2935/03IT all’interrogazione dell’eurodeputato Monica Frassoni) ribadì con l’allora Commissario Loyola De Palacio in tema di energie rinnovabili e loro incentivazione prevista dalla direttiva 2001/77 e cioè che “la frazione non biodegradabile dei rifiuti non può essere considerata fonte di energia rinnovabile”.
Ciò veniva ricordato molto bene sul blog di Beppe Grillo, da lì nel dicembre 2006 fu publicizzata una petizione via internet che in Italia raccolse oltre 78.000 adesioni per l’abolizione di tali incentivi illegali secondo le normative europee. I provvedimenti diventati legge in data 22 dicembre che ripristinano tali incentivi, rappresentano a nostro avviso un aiuto di Stato illegittimo che altera il mercato a favore dell’industria degli impianti d’incenerimento a discapito del settore della produzione di energie realmente rinnovabili (solare, geotermico, idrico, eolico etc.) come è inteso da parte della normativa europea (e quindi incentivabile) ed anche una concorrenza sleale nei confronti di chi nel settore dei rifiuti si occupa di prevenzione, riciclo, recupero e trattamento rifiuti anche con produzione d’energia diversa dalla combustione (es: raccolta differenziata domiciliare, compostaggio, digestione anaerobica con produzione di biogas, trattamento meccanico biologico, centri riciclo e recupero materiali tramite estrusione-trasformazione di materiali non riciclabili etc.).
Interventi, quelli di prevenzione/riduzione, riutilizzo, riciclo, recupero lo ricordiamo, che sono prioritari per la normativa UE rispetto all’incenerimento, che non rappresenta l’unica forma di trattamento e/o recupero energetico da rifiuti. L’incenerimento anche con recupero eneregetico nella gerarchia d’interventi della direttiva UE è al penultimo posto.

Vi chiediamo quindi di aprire una procedura d’infrazione verso l’Italia e annunciamo altresì che come cittadini italiani chiederemo di rivalerci nel caso di una sanzione economica da parte della Commissione Europea , verso i parlamentari che hanno votato tali provvedimenti.

In attesa di un vostro gentile riscontro,
Distinti Saluti


Roberto Pirani