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29 agosto 2016

Inceneritori: la propaganda e il sacrosanto diritto alla salute.

Riportiamo nuovamente l' articolo del Medico Isde  Patrizia Gentilini poiche' particolarmente importante la sua diffusione.Leggete ,meditate e passate parola

Tratto da Il Cambiamento

Inceneritori: la propaganda e il vero diritto alla salute

C'è chi fa il tifo per gli inceneritori, affermando che sono innocui e che non provocano danni alla salute. Ma non si tratta dei soliti imprenditori che hanno interessi economici nel fare queste affermazioni. Si tratta di medici. E alcuni medici in particolare... Ecco cosa risponde loro l'oncologa Patrizia Gentilini.

L’antivigilia di ferragosto dall’agenzia adnkronos è stato diffuso un comunicato della SItI(Società Italiana Igiene Medicina Preventiva e Sanità Pubblica) con 7 “verità”  a supporto della presunta utilità e innocuità degli inceneritori di nuova generazione, posizione che sarebbe condivisa anche dall’Istituto Superiore di Sanità. Purtroppo sul  sito ufficiale della SItI non è reperibile il comunicato originale e quindi ci si deve limitare a quanto diffuso da adnkronos e ampiamente ripreso dai media. C’è da rimanere  profondamente sconcertati davanti alle “7 verità”  perché non solo nessuna di esse è scientificamente supportata, ma addirittura alcune affermazioni sono in netto contrasto con ciò che emerge dalla letteratura scientifica. Non sono mancate pronte repliche sia da parte dell’Isde (l’Associazione dei Medici per l’Ambiente) che di Medicina Democratica, ma alcune considerazioni della SItI meritano di essere prese  in esame.
Quanto poi al Moniter – condotto dopo gli allarmanti risultati per la salute femminile emersi dall’indagine sugli inceneritori di Forlì, e costato ben 3 milioni e 400.000 euro di soldi pubblici – si fa presente che sono solo 2 gli studi usciti da questo immane lavoro che sono stati pubblicati su riviste internazionali. Tali studi segnalano un incremento statisticamente significativo del rischio di nascite pre-termine e di abortività spontanea in relazione alle emissioni degli impianti.
Abortività  spontanea e prematurità  sono quindi per la SItI inquadrabili come  “assenza di rilevanti rischi sanitari”? Ancora si afferma che le discariche inquinano più degli inceneritori, dimenticando che gli inceneritori (anche di terza generazione) necessitano di discariche speciali per le ceneri leggere, quelle che residuano dai filtri e dai processi di lavaggio dei fumi, residui tossici che non ci sarebbero senza la combustione.
Ancora si parla di “un bilancio energetico complessivo positivo, con produzione di energia e sistemi di teleriscaldamento come accade virtuosamente da anni in città come BresciaLecco e BolzanoIn realtà dal punto di vista energetico, anche con le migliori tecnologie disponibili, si raggiunge un rendimento pari al 40% dell’energia associata ai rifiuti in ingresso, risultato che si può ottenere solo attraverso un uso efficiente del teleriscaldamento e di fatto realizzato solo nelle 3 città citate. In realtà secondo i dati della Epa a parità di materiale l’energia risparmiata con il riciclo è da due a sei volte superiore a quella recuperata con l’incenerimento!
E’ davvero deprimente constatare che si ridicolizza il concetto di “rifiuti zero”, non si conosce il concetto di “economia circolare” e si dipinge l’incenerimento come soluzione del problema rifiuti. Sono invece proprio questi impianti che ostacolano la soluzione dell’“emergenza rifiuti” perché – una volta costruiti –   devono essere alimentati per decine di anni con grandissime quantità di rifiuti, impedendo riduzione, riuso e riciclo dei materiali. C’è quindi una “caccia” ai rifiuti per ogni dove – con ovvio aggravio del traffico pesante – o  addirittura si assimilano i rifiuti speciali non pericolosi(prodotti da utenze commerciali e produttive) ai rifiuti urbani (gli unici di cui dovrebbe farsi carico l’amministrazione pubblica) pur di avere quantità adeguate da bruciare.
La pratica della assimilazione è ampiamente diffusa in Emilia Romagna e Toscana e questo anche se la normativa comunitaria prevede che i rifiuti speciali siano gestiti a mercato libero, in quanto per la massima parte facilmente riciclabili. Si dimentica che gli inceneritori sono finanziati ogni anno con 500 milioni di euro pagati da tutti noi con la bolletta elettrica e questo trasforma l’incenerimento in un ottimo investimento per i gestori, ma non certo per la salute e l’occupazione. 
Non è certo da oggi che andiamo ribadendo questi concetti: se fossimo stati ascoltati e le risorse spese a favore degli inceneritori fossero state impiegate per raccolta domiciliare e centri di riciclo, quanti problemi avremmo risolto? Quanti ricoveri ospedalieri, sofferenze e morti avremmo risparmiato?
Davanti  ad argomentazioni così banali e  superficiali della SItI c’è solo da arrossire: come si può pretendere che i cittadini abbiano fiducia nella classe medica se una parte qualificata di essa si dimostra quanto meno così poco informata? Personalmente voglio ancora credere nel ruolo dei medici e della sanità pubblica e non rassegnarmi davanti a quella che vorrei fosse solo superficialità e incompetenza, ma non vorrei nascondesse intrecci con interessi che nulla hanno a che fare con la tutela della salute.

17 agosto 2016

NININ . CITTADINI TENETE GLI OCCHI BEN APERTI !!!!

Tratto da Ninin

             Ce l'abbiamo quel sito?

Risultati immagini per occhio

Occhio: ci diranno che è un'emergenza.

 Gli abitanti di Savona, Vado e circondario la rischiano grossa di nuovo?

inceneritore Silla 1 - Milano
Leggiamo sulle agenzie stampa di oggi che l'Istituto superiore di sanità considera il termovalorizzatore come "strumento adeguato a contrastare" l'emergenza rifiuti e capace "di garantire l’assenza di rischio sanitario per i cittadini che vivono nelle zone limitrofe".

Le indicazioni sul termovalorizzatore citate dall'Iss e dalla Siti sono state prodotte dallo studio Moniter, al quale l’istituto stesso ha partecipato. Uno lavoro scientifico - sottolinea l'Iss - che ha documentato l’assenza di rischio sanitario. 
"Un dato, condiviso e convalidato anche dalla comunità internazionale, europea e extraeuropea, attraverso studi che dimostrano, inoltre, che i termovalorizzatori di nuova generazione produrrebbero emissioni la cui qualità dell’aria in uscita è sostanzialmente migliore a quella in entrata"(sic!).
Sulla base di queste evidenze è perciò possibile - secondo l'Iss, che sappiamo bene come si è mosso sul caso Tirreno Power - individuare nel termovalorizzatore, dal punto di vista scientifico, "la soluzione attualmente più concreta per gestire non solo il degrado a cui stanno andando incontro numerose metropoli e realtà urbane ma anche per ridurre concretamente i rischi sanitari prodotti dai rifiuti".
Quindi, stiamo attenti. Dalle ceneri di Tirreno Power, potrebbero uscir fuori i draghi, abbelliti dalla consueta promessa, in stile Maersk, di un mucchio di posti di lavoro, e di un'aria più salubre....... con un inceneritore che senza.
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Per rinfrescare la memoria e tenere l' Occhio Vigile riportiamo alcune immagini tratte da ISDE  ITALIA :
L'IMPATTO AMBIENTALE E SANITARIO DELL' INCENERIMENO DEI RIFIUTI











13 gennaio 2012

Campania, dall'emergenza rifiuti all'emergenza tumori e i rifiuti andranno in Olanda

Tratto da Affari Italiani.it

Campania, dall'emergenza rifiuti all'emergenza tumori

rifiuti
di Francesco Bertolucci
Aumento del 20 per cento delle patologie oncologiche dovute all'inquinamento, aspettativa di vita di due anni inferiore al resto d'Italia, tumori alla mammella registrati anche sotto i 20 anni: questa è Napoli e la Campania. Spenti i riflettori sull'emergenza rifiuti – eccezion fatta per le news sullo smaltimento che avverrà in Olanda – dei problemi napoletani si è smesso di parlare. E soprattutto, di cosa abbia comportato l'emergenza rifiuti e il conseguente inquinamento nella popolazione, si è detto poco.
Per capire il danno che l'inquinamento ha causato ai cittadini campani, abbiamo chiesto lumi al professor Antonio Marfella, tossicologo e oncologo dell'Ospedale Pascale di Napoli. “Soltanto negli ultimi anni le patologie oncologiche dovute con ogni probabilità agli sversamenti tossici sono aumentate del 20 per cento spiega il professore – i cancri alla mammella nelle donne sono il doppio rispetto al resto d'Italia come sono aumentati in modo esponenziale i carcinomi al testicolo negli uomini campani che detengono ora il triste primato di avere il minor numero di spermatozoi di tutti i maschi del Belpaese. Le donne campane non hanno alcun vantaggio nel fare lo screening alla mammella sopra i 40 anni visto che più di una donna su 7 ha il cancro prima dei 40 anni e spesso addirittura sotto i 20 anni. A questo proposito trovo vergognoso che oncologi come Umberto Veronesi inneggino alle grandi capacità della medicina e non piangano sul fatto di dover registrare questi dati a causa dell'inquinamento”.
I dati non finiscono qui visto che le percentuali di tumori infantili sono il doppio rispetto ad esempio alle medie degli Stati Uniti mentre di quelli al polmone, così come dei tumori alla vescica, la città ne detiene il triste primato italiano insieme al Piemonte. “Studi eseguiti e conclusi nel giugno del 2011 dal professore Antonio Giordano della Sbarro Healt Research Organization di Philadelfia – osserva Marfella – hanno sottolineato come l'aumento di tumori nel napoletano sia correlato ai rifiuti tossici. Il ricercatore del Cnr di Pisa Alfredo Mazza lo aveva già detto nel 2004 e nell'ottobre dello scorso anno il dottor Fusco dell'Istituto Superiore di Sanità ha confermato la correlazione tra le discariche illegali e l'aumento di tumori. Questi studi sono conferme. Già 3 anni fa i rapporti dell'Istituto Superiore di Sanità confermavano un aumento sino all’83 per cento delle malformazioni neonatali ad apparato urogenitale e sistema nervoso nei cittadini campani residenti in prossimità di discariche sia autorizzate che abusive.......
Già anni fa dicevamo che c'era un problema ma nessuno ci ascoltava e non potevamo affidarci ai dati dato che non avevamo un registro dei tumori regionale né laboratori per misurare la diossina o analizzare il patrimonio zootecnico come la mozzarella”.
L'accordo con l'Olanda per bruciare i rifiuti nei Paesi Bassi può far migliorare la situazione. “E' una amara considerazione ma è vero – ammette – dato che i fumi tossici che avrebbero appestato la Campania ora se ne andranno nelle cittadine olandesi. In più, azzera il gioco della camorra di sversare e bruciare i rifiuti negli inceneritori campani. 
Insomma, posso solo dire 'Viva l'Olanda'”.Leggi l'articolo integrale

12 gennaio 2012

NESSUN ALTRA TERRA DIFENDIAMO QUESTA.......Il popolo delle Maldive sfrattato


Tratto da TelevideoRai

"NESSUN' ALTRA TERRA"...DIFENDIAMO QUESTA.  

E' il messaggio di uno spot di Greenpeace Italia.

di Emanuela Gialli
E’ andato in onda in questi giorni sulle reti Rai uno spot di Greenpeace Italia per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della difesa del pianeta Terra.  
.......Quello che volevamo far emergere parlando delle caratteristiche degli altri pianeti del sistema solare era l’unicità del pianeta Terra.  Quello che a noi interessava dunque era far risaltare la condizione ideale del pianeta Terra, dove si è formata la vita e dove la stessa ha potuto raggiungere quel sofisticato livello che stiamo conoscendo. Nel fare questo abbiamo voluto e vogliamo ricordare come la vita sia un bene raro e prezioso.

E’ stato anche un modo per riportare a terra gli scienziati? No. Nel senso che è stato un modo per riportare a terra non solo gli scienziati, ma tutti noi, in particolare chi ci rappresenta. 

 Il problema che oggi stiamo vivendo, al di là della questione ambientale specifica, è che si ragiona sempre in termini di tempo molto, molto breve. Si cerca spesso un vantaggio immediato, un guadagno immediato, senza pensare alle conseguenze nel lungo termine.
E la problematica dei cambiamenti climatici, la più grossa che l’uomo si trovi ad affrontare in questi tempi, ne è la dimostrazione. ...


Secondo Greenpeace dunque i cambiamenti climatici vi sono e sono anche piuttosto visibili..........Qui non si tratta di discutere dell’eccezionalità o meno di eventi specifici, va invece sottolineato che l’origine di questi eventi, il fatto che si ripetano con maggiore frequenza, è qualcosa che è già stato previsto dai climatologi stessi. Partiamo da dati scientifici incontrovertibili 

. Il primo è che le temperature del pianeta sono aumentate in questi ultimi decenni. Il secondo fatto certo è che le concentrazioni di gas-serra, in particolare di anidride carbonica e metano, sono aumentate in maniera abnorme negli ultimi 50 anni. Questi dati non si possono mettere in discussione. 
Terzo elemento che conosciamo è che i gas-serra alterano l’effetto-serra, o meglio, più sono concentrati, più aumenta la capacità dell’atmosfera di catturare il calore.
Noi stiamo lottando affinché i cambiamenti climatici si fermino a quelli che abbiamo visto finora e che non vadano ancora avanti.
Che non si peggiori la situazione, insomma.
......... Possiamo permetterci che certe isole vadano sotto? Possiamo permetterci che le persone debbano abbandonare le loro case? Oppure ondate di caldo, con morti? Possiamo permetterci le migrazioni delle colture? Tutte cose queste che potrebbero avvenire nei prossimi 50 anni. Quindi noi chiediamo che sulla base della ricerca scientifica, non contro la ricerca scientifica, i politici, i responsabili delle aziende, chi prende decisioni in campo energetico, pensi a proteggere il pianeta.
Quanto ritenete utili allora come Greenpeace gli studi sull’esplorazione di Marte, considerato anche il loro costo? 
Non c’è competizione tra i viaggi su Marte e l’ambiente. Mentre c’è un vero contrasto tra la protezione dell’ambiente e tutti i soldi che sono stati dati, o che ancora vengono dati, ad aziende che non offrono soluzioni utili a tutelare l’ambiente e che anzi lo danneggiano. ......Io penso che sia necessaria una risoluzione di tipo ecologico del nostro sistema economico ed energetico. Non è più possibile che vengano non sanzionate, o addirittura finanziate, produzioni energetiche che contribuiscono a provocare il riscaldamento globale. 
Questa è la vera sostanza del problema...... .
Leggi tutto



 Tratto da Ecologiae

Riscaldamento globale: il popolo delle Maldive sfrattato dall’innalzamento del mare


Nel giro di pochi anni le Maldive verranno cancellate dalla lista dei Paradisi tropicali. Non perché non siano più attraenti, ma perché rischiano di non esistere più. Quello che fino a qualche anno fa sembrava un sospetto, oggi è realtà: il livello del mare si è alzato talmente tanto da mettere a rischio la popolazione che lì ci vive. L’ufficializzazione è arrivata nei giorni scorsi direttamente dalla bocca del Presidente delle Maldive che sta cercando un accordo con il Governo australiano per far emigrare il suo popolo nel Paese oceanico prima che sia troppo tardi.
Purtroppo questa volta non si tratta di previsioni ma della dura realtà.
Alcune parti del Paese sono già rese inospitali, le spiagge sono state inghiottite dal mare e sempre meno terra è disponibile per la popolazione. Per avere un’idea di ciò che sta accadendo, basti leggere cosa scrive il Sydney Morning Herald:
Il presidente di quello che potrebbe essere il primo Paese al mondo perduto per i cambiamenti climatici ha esortato l’Australia a prepararsi ad una ondata di massa di rifugiati climatici alla ricerca di un nuovo posto dove vivere. Il presidente delle Maldive, Mohamed Nasheed, ha detto che il suo Governo sta considerando l’Australia come una casa nuova possibile se il minuscolo arcipelago scomparisse sotto i mari. ”E’ sempre più difficile mantenere le isole inalterate come sono sempre state”, ha detto in un’intervista all’Herald [...] Se le nazioni non faranno del bene a se stesse, devono cercare di fare del bene agli altri, semplicemente nel loro stesso interesse e penso che sia davvero necessario per gli australiani e per ogni Paese ricco capire che questo è diverso da qualsiasi altra cosa sia mai successa prima”.
Queste le tremende parole del Presidente maldiviano che sta preparando il mondo alla catastrofe da anni, da quando cioè chiede ai Paesi ricchi di fare qualcosa contro i mutamenti climatici, nel completo disinteresse generale. ......e per questo sta cercando un modo, seppur molto duro, per tentare di salvare il salvabile.
[Fonte: Treehugger]
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Leggi su Greenreport

La Corte dei diritti dell’Uomo condanna l'Italia per l'emergenza rifiuti in Campania.

 La Corte europea dei diritti dell'Uomo di Strasburgo  ha condannato il nostro Paese per «L'incapacità prolungata  delle autorità italiane di regolamentare  la crisi dei rifiuti in Campania che ha danneggiato i diritti dell'uomo e dei 18 richiedenti».Leggi tutto

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Leggi anche su "La Repubblica"

Il viaggio verso la legalità

E’ questa la montagna, più pesante di quella dei rifiuti, che blocca la soluzione del problema. Per superarla bisogna tornare alla ricetta europea che vede una precisa gerarchia di interventi: riduzione dell’uso dei materiali, riuso, riciclo, recupero energetico, discarica. Se non si guarda la strategia complessiva, litigare sul numero degli inceneritori e delle discariche non serve. Per legge la raccolta differenziata dovrà arrivare al 65 per cento per tutti gli urbani entro il 2012 e la quota di riciclo al 50 per cento entro il 2020, percentuali dalle quali siamo lontani annui luce. 
 E’ da qui che deve cominciare il viaggio verso la legalità.


17 febbraio 2005

LATTE MATERNO DIOSSINA E PCB


Latte Materno diossina e PCB

Nel ringraziare come sempre l’impareggiabile Dott.ssa Patrizia Gentilini (autrice del sottostante articolo a carattere scientifico) chiediamo a tutti di far si che questo scritto abbia la massima diffusione.

“A dispetto del grande affetto che noi abbiamo per i nostri bambini e della grande retorica della nostra società sul valore dell’infanzia, la società è riluttante a sviluppare quanto necessario per proteggere i bambini dai rischi ambientali”

(Bruce P. Lanphear Children’s Environmental Health Center - U.S.A. – Oct. 2006)

Introduzione

Parlare della contaminazione del latte materno da parte di sostanze inquinanti, tossiche e pericolose vuol dire affrontare un argomento che fa venire i brividi al solo pensiero, tanto è lo sgomento che suscita in qualunque persona dotata di un minimo di sensibilità e buon senso. Prendere coscienza del fatto che l’alimento più prezioso al mondo – che non esito a definire “sacro” – contenga ormai quantità elevate di sostanze pericolose e cancerogene, specie se proveniente da mamme residenti in territori industrializzati, è un argomento tabù e che credo non possa lasciare indifferente nessuno. Forse, proprio per questo, tale argomento è fino ad ora rimasto confinato nell’interesse di pochi specialisti del settore e non è mai emerso, con l’attenzione che merita, al grande pubblico. Il fatto di non parlare di questo problema e soprattutto l’averlo affrontato, almeno nel nostro paese, in modo sporadico, volontaristico e non sistematico e su larga scala, non contribuisce tuttavia a risolverlo, anzi, come tutte le cose lasciate nel dimenticatoio, quando un problema di una tal portata emerge rischia di “esplodere”, lasciando spiazzati per i dubbi e gli interrogativi che pone innanzi tutti medici e pediatri, ma, ancor più, ovviamente le mamme che si chiedono quali possono essere le conseguenze di tutto ciò per i loro bambini. Ma perché proprio ora se ne parla?

Antefatto: l’inceneritore di Montale

Il problema è emerso grazie al fatto che due mamme, residenti in area di ricaduta dell’inceneritore di Montale (Pt), si sono volontariamente sottoposte all’analisi del proprio latte grazie a fondi raccolti dal locale comitato contro l’inceneritore. La questione è complessa e per una analisi più dettagliata della travagliatissima storia di questo impianto, si rimanda al documento, a firma del Dott. M. Bolognini, Medico Igienista, scaricabile sul sito dell’Ordine dei Medici di Pistoia. (1) Qui si vuol solo dare una breve descrizione della situazione, in modo da capire bene il contesto in cui si è arrivati all’esame del latte materno per iniziativa dei cittadini. L’inceneritore di Montale tratta 120 ton/giorno (pari a circa 36.000 ton/anno), recentemente autorizzato a 150 ton/giorno (45.000 ton/anno), destinato a bruciare rifiuti urbani ma anche ospedalieri e speciali ed è situato nella piana fiorentina, al confine fra 4 comuni: Agliana, Prato, Montale, Montemurlo. L’impianto ha sempre presentato criticità ed anche in passato erano stati riscontrati superamenti nelle emissioni di diossine, ma, grazie a deroghe, aveva sempre continuato a lavorare. Nel maggio 2007 furono effettuati routinari controlli i cui risultati analitici, comunicati solo in luglio, evidenziarono un importante sforamento per diossine, che fu confermato nella successiva indagine eseguita a distanza di pochi giorni per cui, a distanza di oltre due mesi dalla prima indagine si giunse, il 19 luglio 2007, alla sua temporanea chiusura. Nei mesi di funzionamento, da maggio a luglio, facendo una media delle emissioni, si può stimare che siano stati emessi 50.000.000 ng di diossine ovvero quanto l’impianto avrebbe potuto emettere in quasi un anno e mezzo di attività. Dal 2007 al 2009, anche in seguito alle vivaci polemiche che tutta la vicenda aveva sollevato, da parte di ARPAT ed ASL furono fatte analisi sia di tipo ambientale (suoli, vegetali, ecc.) che su matrici biologiche (uova, carne di manzo, polli, anatre e pesce gatto del locale parco pubblico) secondo la mappa di ricaduta riportata in Fig.1. La media delle diossine nel suolo, secondo il modello di ricaduta fornito da ARPA, ed escludendo un dato del tutto anomalo riscontrato in prossimità dello svincolo autostradale di Pistoia, in via Ciliegiole (sito oggetto di pregresso grave incidente ambientale per incendio di un grande deposito di prodotti per l’agricoltura) è riportato nella Fig. 2.

Fig. 1. Mappa di ricaduta dell’inceneritore di Montale e campionamenti per diossine sul suolo e su carne di pollo.

Figura 2: Distribuzione delle diossine nei suoli (valori medi nelle zone di ricaduta in ng/kg s.s. escludendo il dato di via Ciliegiole).

Come ben si evince dalla Tab. 1, la cosa più eclatante fu il riscontro in 5 su 8 casi di polli esaminati di livelli di diossine superiori a quelli consentiti per la commercializzazione: ciò malgrado, a tutt’oggi, nessun divieto in tal senso è stato comunque emanato.

Analisi su latte materno

Trattandosi di sostanze persistenti e bioaccumulabili, che finiscono per accumularsi nel nostro stesso organismo, passano dalla madre al feto ed anche attraverso il latte, due mamme residenti in area di ricaduta, hanno volontariamente accettato di sottoporre ad analisi il proprio latte, a circa due settimane dal parto. L’indagine è stata eseguita presso il Consorzio Interuniversitario Nazionale la Chimica per l’Ambiente, Via delle Industrie 21/8 di Marghera (Ve) ed il costo è stato sostenuto grazie ai fondi raccolti dal comitato contro l’inceneritore. Il campione A proviene da mamma di 30 anni, alla prima gravidanza, il campione B da mamma di 32 anni, con due pregressi aborti spontanei e due gravidanze a termine con relativi allattamenti. Nessuna delle due presenta patologie di rilievo all’anamnesi, abitudini di vita regolari, alimentazione variata.

Campione A

Totale WHO-PCDD/F –TEQ pg/g di grasso = 3,984 (limite sup 3,986)

Totale WHO – PCDD/F-PCB-TEQ pg/g di grasso = 10,621

Campione B

Totale WHO-PCDD/F –TEQ pg/g di grasso = 5, 507 (limite sup 5,507)

Totale WHO – PCDD/F-PCB-TEQ pg/g di grasso = 9,485

Di particolare interesse nel caso in oggetto è il profilo di 12 molecole diossino-simili appartenenti ai Policlorobifenili (PCB dioxin-like) riscontati nei campioni di latte materno che, come si vede dalla Fig. 3, è del tutto sovrapponibile al profilo dei PCB emessi dall’impianto (analisi a camino di ARPA e del gestore) ed al profilo dei PCB riscontrati nella carne di pollo.

Figura 3: Profilo di 12 PCB dioxin-like in: emissioni dell’inceneritore di Montale, polli, latte umano.

Possiamo quindi affermare che i PCB rilasciati dall’impianto di incenerimento attraverso i fumi, ricadono nell’ambiente circostante e lo contaminano gravemente; pertanto il sospetto che proprio l’inceneritore sia il maggiore responsabile della contaminazione riscontrata negli alimenti (polli) e nel latte materno acquista una ragionevole certezza. Ma cosa sono queste sostanze e che effetti possono dare?

Diossine e PCB: cosa sappiamo?

Con il termine di “diossine” si indica un gruppo di 210 composti chimici appartenenti agli idrocarburi policiclici aromatici e formati da carbonio, idrogeno, ossigeno e cloro. Capostipite di queste molecole è la TCDD (2,3,7,8–tetraclorodibenzo-p-diossina), nota anche come “diossina di Seveso” tristemente famosa in seguito all’incidente occorso ad un reattore di una multinazionale svizzera, la Roche, a Seveso, il 6 maggio del 1976. L’incidente determinò la fuoriuscita di una nube tossica di tale sostanza con contaminazione del territorio e danni alla salute per le persone esposte sia di tipo acuto che a lungo termine. Tali danni si protraggono nel tempo e a tutt’oggi vengono riscontrati e studiati: è di recente pubblicazione, ad esempio, il fatto che i bambini nati da madri coinvolte nell’infanzia nell’incidente di Seveso presentano alla nascita alterazioni della funzione tiroidea in modo statisticamente significativo: ciò significa che anche se questi neonati non sono stati direttamente esposti all’incidente di Seveso le conseguenze dell’esposizione materna si riscontrano a distanza di oltre 30 anni dall’incidente. (2)ùQueste molecole sono divise in due famiglie: policloro-dibenzo–p-diossine (PCDD) e policlorodibenzofurani (PCDF o furani); le singole molecole appartenenti a tali famiglie vengono indicate col termine di “congeneri” e, nello specifico, si contano 75 congeneri di PCDD e 135 congeneri di PCDF. Si tratta di molecole particolarmente stabili e persistenti nell’ambiente; i loro tempi di dimezzamento (ovvero il tempo necessario perché la dose si dimezzi) variano a seconda delle molecole e della matrice esaminata: ad esempio per la TCDD i tempi di dimezzamento sono da 7 a 10 anni nel corpo umano e fino a 100 anni nel sottosuolo. Si tratta di sostanze insolubili in acqua e che hanno viceversa una elevata affinità per i grassi. Sono soggette a bioaccumulo, cioè si concentrano negli organismi viventi in misura nettamente maggiore rispetto all’ambiente circostante; nell’uomo la loro assunzione avviene per oltre il 90% per via alimentare, specie attraverso latte, carne, uova, formaggi ecc.. (3) Sia PCDD che PCDF rientrano fra i 12 Inquinanti Organici Persistenti riconosciuti a livello internazionale e messi al bando dalla Convenzione di Stoccolma sottoscritta da 120 paesi, fra cui l’Italia. Le diossine sono sottoprodotti involontari dei processi di combustione e si formano in particolari condizioni di temperatura ed in presenza di Cloro. Secondo l’ultima edizione dell’inventario europeo delle diossine (4) le principali fonti per l’Italia di produzione di tali inquinanti sono rappresentate dalle combustioni industriali (64.4%), di cui oltre la metà (37% del totale) da incenerimento di rifiuti urbani, il traffico stradale contribuisce solo per l’1.1%. A differenza delle diossine i Policlorobifenili (PCB) sono stati invece prodotti deliberatamente dall’uomo tramite processi industriali. La loro produzione è iniziata negli anni 30 ed è perdurata per oltre 50 anni, fino al 1985, quando sono stati ufficialmente banditi stante la loro pericolosità. Dei PCB si conoscono 209 cogeneri, 12 di questi sono molto affini alle diossine e vengono denominati “dioxinlike”. Anche questi sono composti molto stabili, anche ad alte temperature, decomponendosi solo oltre i 1000-1200 gradi. Sono stati utilizzati sia in sistemi chiusi (trasformatori) che come additivi per ritardanti di fiamma, antiparassitari ecc..

Tossicità

La TCDD (o diossina di Seveso) è stata riconosciuta nel 1997, a 20 anni dal disastro di Seveso ed anche in seguito agli studi fatti sulla popolazione esposta, come cancerogeno certo per l’uomo ad azione multiorgano ed è conosciuta come la sostanza più tossica mai conosciuta; la sua tossicità per l’uomo si misura infatti in picogrammi, ovvero miliardesimo di milligrammo ed è legata alla straordinaria affinità che la diossina ha per il recettore AhR (Aryl Hydrocarbon Receptor), un recettore presente ampiamente nelle cellule umane, ma non solo: esso è infatti presente in vertebrati marini, terrestri e aviari e si è ampiamente conservato nel corso dell’evoluzione.

Patrizia Gentilini, Associazione Medici per l’ Ambiente, 13 Febbraio 2010

Bibliografia

1. http://omceopt.splinder.com/archive/2010-01

2. A. Baccarelli Neonatal Thyroid function in Seveso 25 years after maternal exposure to dioxin PLos Medicine (2008) www.plosmedicine.org 1133-1142

3. A. Schecter et al. Dioxin : an Overview Enivironmental Research 101 (2006) 419-428

4. http://ec.europa.eu/environment/dioxin/pdf/stage2/volume_3.pdf

5. E.Stevenson et al. The aryl hydrocarbon receptor: a perspective on potential roles in the immune system Immunology, (2009), 127, 299–311 299

6. S. Jenkins Prenatal TCDD exposure predisposes for mammary cancer in rats Reprod. Toxicol. (2007); 23(3) 391-396

7. Furst.P et al. PCDD,PCDFs, PCDFs and dioxin-like PCBs in human milk and blood from Germany. Organohalogen Compounds (2002) 55, 251-254

8. Norèn K.et al. Certain organochlorine and organobromine contaminants in Swedish human milk in perspective of past 20-30 years. Chemosphere (2000) 40, 1111-1123

9. Wang S.L. et al. Infant exposure ti polychlorinated dibenzo-p-dioxin, dibenzofurans and biphenyls (PCDD/Fs, PCBs)- correlation between prenatal and postnatal exposure. Chemosphere (2004) 54, 1459- 1473

10. Kuisue T. et al. et a Persistent organochlorines in human breast milk collected from primiparae in Dalian and Shenyang China. Environmental Pollution (2004) 131, 381-392

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