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21 settembre 2017

Grandi investitori istituzionali alle banche: “Fate di più sul fronte del clima”

Tratto da Lifegate
Cento grandi investitori alle banche: “Fate di più sul fronte del clima”
Un gruppo di investitori istituzionali ha lanciato un appello alle 62 più importanti banche del mondo: “Garantiscano trasparenza sul clima”.

I grandi gruppi finanziari internazionali devono dimostrarsi in grado di prendere in considerazione seriamente i rischi ambientali legati ai loro investimenti. Devono fornire maggiori informazioni in merito, garantire trasparenza e svelare in che modo intendono limitare i rischi e sfruttare le opportunità legate ai cambiamenti climatici”. È con queste parole che un gruppo di cento grandi investitori si è rivolto, in una lettera aperta, agli amministratori delegati di 62 tra le più importanti banche del mondo.

“Per limitare il riscaldamento globale anche le banche devono cambiare”

Tra i destinatari dell’appello figurano Bank of America, Deutsche Bank, HSBC Holdings, JP Morgan Chase, Mitsubishi UFJ Financial Group, BNP Paribas, Australia and New Zealand Banking Group, Société Générale, Crédit Agricole e Natixis. “I cambiamenti climatici e la transizione verso un modello a basse emissioni generano rischi e opportunità concrete per gli investitori. Soltanto assicurando maggiore trasparenza si può consentire a questi ultimi di poter giudicare e mettere a confronto le performance ambientali di ciascuna banca”, ha spiegato Isabelle Cabie, della società di gestione del risparmio lussemburghese Candriam.
Limitare la crescita della temperatura media globale a due gradi centigradi entro la fine del secolo implica un cambiamento importante nel nostro modus operandi finanziario ed economico. Per questo vogliamo comprendere in che modo il problema sia affrontato dai massimi dirigenti dei principali gruppi internazionali”, le ha fatto eco Lauren Compere, della società americana Boston Common Asset Management.

“Chi investe nel carbone americano rischia di perdere 104 miliardi di dollari”

Gli investitori citano in particolare uno studio universitario nel quale si sottolinea come gli investimenti rischino perdite comprese tra il 5 ed il 20 per cento del valore complessivo dei portafogli se non si farà abbastanza per ridurre le emissioni di gas ad effetto serra. Un’altra analisi più recente, curata da Carbon Tracker, ha parlato di 2.300 miliardi di dollari di valori di Borsa che potrebbero volatilizzarsi a causa della svalutazione di imprese particolarmente inquinanti, a partire da quelle attive nel settore petrolifero.
Infine, una settimana fa, la stessa ong ha pubblicato un rapporto nel quale si dimostra che gli azionisti delle grandi compagnie dell’energia degli Stati Uniti rischiano di perdere fino a 104 miliardi di dollari. Ciò perché, ad esempio, il 78 per cento delle centrali a carbone americane non sarà più competitivo di qui al 2025.

Servono investimenti colossali per centrare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi

“Il gas a buon mercato e le energie rinnovabili continueranno a erodere il mercato del carbone. Il presidente Donald Trump si è impegnato a rilanciare il settore, ma la realtà è che l’eliminazione progressiva dell’industria carbonifera permetterà di risparmiare miliardi di dollari e di migliorare l’economia statunitense”, ha dichiarato Matthew Gray, co-autore del rapporto, secondo quanto riportato dal magazine francese Novethic.
I firmatari della lettera alle 62 banche indicano infine che, per poter essere certi di centrare gli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi, occorrerà investire non meno di 93mila miliardi di dollari, di qui al 2030. L’equivalente di quello che si prevede possa essere il valore del prodotto interno lordo mondiale di un anno intero, nel 2020.

12 maggio 2015

Investimenti fossili? No grazie. Bank of America ha annunciato l'intenzione di abbandonare il carbone

Tratto da greenbiz

Con questa mossa, l'istituto finanziario americano riconosce il rischio rappresentato, per le industrie del carbone, sia dalla probabile, futura regolamentazione dell'intero settore, in un'ottica di lotta alle emissioni e ai cambiamenti climatici, che dalla concorrenza sempre più agguerrita del gas naturale.
L'annuncio dell'adozione di una nuova politica nei confronti del carbone, con il taglio dei finanziamenti alle compagnie e ai comparti industriali attivi sul fronte dell'estrazione di questa materia prima, è stato diffuso lo scorso 6 maggio, in seguito all'incontro annuale dei soci di Bank of America.
"Per quanto riguarda il carbone, nel corso degli ultimi anni abbiamo gradualmente ma costantemente ridotto la nostra esposizione creditizia nei confronti delle compagnie attive sul fronte dell'estrazione di questo materiale." - ha dichiarato in proposito Andrew Plepler, a capo della CSR dell'istituto finanziario americano – "La nostra nuova politica [...] riflette la decisione di continuare a ridurre la nostra esposizione, a livello globale, nei confronti del settore minerario del carbone."
Bank of America ha anche ammesso anche che tale scelta è stata largamente influenzata dalle campagne di pressione portate avanti da università e gruppi ambientalisti, a partire da RAN – Rainforest Action Network.
"Queste campagne ci hanno spinto a sviluppare, riguardo al carbone, una nuova politica, che farà sì che Bank of America svolga un ruolo costante nel promuovere l'uso responsabile del carbone e di altre fonti di energia, bilanciando rischi e opportunità per i nostri investitori e per le comunità in cui operiamo."
L'annuncio di Bank of America arriva in un momento particolarmente favorevole per il movimento globale per il disinvestimento, con istituzioni, università, Chiese e grandi investitori privati che hanno scelto di abbandonare o di limitare in modo significativo gli investimenti nelle fonti fossili, sia per ragioni squisitamente ambientali che per valutazioni più prettamente finanziarie, collegate all'analisi di rischi e rendimenti.
                                                                   Lisa Vagnozzi
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03 maggio 2012

Dirty Money: come ....le grandi banche finanziano il carbone

 Tratto da Greenreport

Dirty Money: come (e quanto) le grandi banche finanziano il carbone

[ 2 maggio 2012 ]
«Dalla culla alla tomba, il carbone è un affare rischioso. Ogni fase del ciclo di vita del carbone: estrazione, trasporto e combustione presenta sempre più rischi per la salute, ambientali, per la reputazione,legislativi e finanziari. La Combustione del carbone per produrre elettricità è la più grande fonte di inquinamento di carbonio negli Stati Uniti, e gli Usa sono il secondo più grande produttore di carbone del mondo. La produzione di energia da carbone è responsabile degli inquinanti nocivi per la salute cardiovascolare e respiratoria e minaccia il sano sviluppo dei bambini. Per proteggere il nostro clima e la salute pubblica, il Paese deve diminuire la sua dipendenza dal carbone, mentre cresce  la domanda di una clean energy economy.
L'estrazione, la combustione e lo stoccaggio del carbone apportano tutti rischi significativi per la salute pubblica e il clima. Nessuna banca o utility energetica deve investire anche un solo dollaro in più nel carbone. Il carbone, non presenta solo gravi rischi sociali e ambientali, ma pone anche un rischio finanziario per coloro che ci investono. Le fluttuazioni nei mercati nazionali del carbone segnano un incertezza per il futuro ruolo del carbone come fonte di energia a basso costo o affidabile. Inoltre, c'è un'incertezza normativa senza precedenti in materia di miniere di carbone e produzione di energia dal carbone e le sfide per significativi contenziosi per i terminal proposti per l'esportazione di carbone».
E' quanto si legge nell'introduzione al terzo rapporto "Dirty Money: US Banks At the Bottom of the Class Read more" nel quale Rainforest action network (Ran), Sierra Club e BankTrack spiegano come negli ultimi anni diversi investitori abbiano fatto «La scommessa sbagliata sul carbone e perso grosse somme di denaro nel processo».
Il rapporto passa in rassegna le principali banche che hanno investito nel settore del carbone, compreso il mountaintop removal mining (Mrm - lo "spianamento delle montagne) e le coal-fired power plant (Cfpp - centrali termoelettriche a carbone). Negli ultimi tre anni un numero crescente di banche statunitensi ed europee stanno interessandosi degli aspetti ambientali, sociali, dei rischi regolamentari e per la loro reputazione derivanti dal fare affari con l'industria del carbone.
«Per far fronte a questi rischi - spiega "Dirty Money" - le banche hanno sviluppato un assortimento dei processi di "diligence processes" rafforzati riguardo a tali operazioni e in alcuni casi hanno stabilito dei limiti per quanto riguarda la quantità di esposizione che sono disposte ad accettare».
Il rapporto mette in luce come le banche più grandi e prestigiose sono complici dell'inquinamento dell'aria e della distruzione dell'ambiente e delle risorse naturali. ......Nel frattempo, non solo la combustione del carbone è responsabile di un terzo delle emissioni di CO2 degli Usa, il principale contributo alla distruzione del clima, ma ci fa anche ammalare. L'inquinamento da carbone è responsabile di 13.000 decessi prematuri ogni anno, di più di 100 miliardi di dollari in costi sanitari annui e di oltre 200.000 attacchi di asma ogni anno. L'inquinamento da carbone delle centrali termoelettriche provoca smog che può causare dolori toracici, tosse e difficoltà respiratorie e può far peggiorare o addirittura rendere mortali condizioni come bronchite, enfisema e asma. Oggi, due famiglie americane su cinque vivono in luoghi con aria non sicura».
Il "Coal Finance Report Card 2012" contenuto nella pubblicazione indaga sul'esposizione delle banche con alcune delle aziende più controverse delle miniere di carbone e con le utilty energetiche Usa del carbone più rischiose. Il Report Card si fonda su due aspetti specifici dell'industria del carbone che, in seguito alla pressione dell'opinione pubblica ed all'aumento dei contenziosi, sono stati messi sotto maggiori controllo e regolamentazione negli ultimi anni.

Le banche prese in esame sono le 6 maggiori degli Usa al 31 marzo 2011, JP Morgan, Chase, Bank of America, Citi, Wells Fargo, Goldman Sachs e Morgan Stanley, così come due banche con una storia significativa di esposizione con l'industria del carbone, Pnc e Ge Capital.
«Le banche possiedono un numero sorprendente di centrali termoelettriche a carbone - spiegano Ran, Sierra Club e BankTrack - .........
Amanda Starbuck, direttrice del Rainforest Action Network's Energy and Finance Program sottolinea che «.... Queste banche sono il bancomat di una industria sporca che fa male alla salute e male al business Il carbone è l'investimento subprime finale per il clima. Non possiamo risolvere il cambiamento climatico se le banche continuano a sostenere questo settore rischioso e obsoleto. Quando si tratta di proteggere la nostra aria e l'acqua potabile, la salute delle nostre comunità, e il nostro clima non possiamo farlo guardando alla curva dei ricavi».
Quello di Bank of America è un vero e proprio caso di enorme greenwashing: è una delle più grandi banche del mondo......
Mentre nei suoi corporate social responsibility reports la banca Usa sostiene di assumersi seriamente tutte le sue responsabilità per gli impatti degli investimenti in materia ambientale e climatica, è l'investitore leader nel carbone sporco e inquinante: negli ultimi due anni ha investito 4,3 miliardi di dollari in favore dell'industria carboniera, più di qualsiasi altra banca.....
Mary Anne Hitt, direttrice della Beyond Coal Campaign di Sierra Club conclude: «Queste banche stanno finanziando l'industria del carbone che sta minacciando la nostra salute, le nostre montagne, e il futuro del nostro pianeta. Proteggere la salute e la sicurezza delle nostre famiglie è responsabilità di tutti, compresi quelli che finanziano le distruttive e pericolose estrazione e combustione del carbone. 
Ci auguriamo che questa Report Card contribuisca ad attirare l'attenzione ed i controlli su coloro che stanno finanziando alcuni dei più grandi inquinatori nel nostro Paese».

Leggi l'artcolo integrale su Greenreport