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09 novembre 2017

DivestTheGlobe : banche accusate di finanziare l’inquinamento

Tratto da Osservatorio diritti

Ambiente: banche accusate di finanziare l’inquinamento


Ambiente: banche accusate di finanziare l’inquinamento 

La campagna globale #DivestTheGlobe chiede ai maggiori gruppi bancari del Pianeta di smetterla di investire in progetti dall'alto impatto ambientale. Per gli attivisti «ad oggi gli impegni in materia di cambiamento climatico sono totalmente inadeguati e devono essere rafforzati»

Mercoledì 25 ottobre un gruppo di attivisti per i diritti dei popoli indigeni e per la giustizia climatica ha manifestato davanti alla sede di Credit Suisse, a Ginevra. L’azione, cui hanno partecipato persone provenienti da tutto il mondo, era parte di una campagna più ampia, #DivestTheGlobe, che in quei giorni ha chiesto in Europa, Canada e Stati Uniti ai maggiori gruppi bancari del Pianeta di non investire in progetti dall’alto impatto ambientale, come oleodotti, centrali termoelettriche a carbone o mega centrali idroelettriche.
La data prescelta è quella di chiusura della riunione annuale dell’Equator Principles Association (Epa), che dal 23 ottobre ha richiamato a San Paolo, in Brasile, rappresentanti dei 91 istituti di credito associati, tra cui le italiane Intesa Sanpaolo e Unicredit.
Chi ha sottoscritto gli Equator Principles dovrebbe garantire che «i progetti finanziati o che seguiamo come consulenti siano sviluppati in modo socialmente responsabile e rispecchino pratiche solide di gestione dell’ambiente». Ma questo non avviene sempre.

L’oleodotto Usa che viola i diritti umani degli indigeni

Per esemplificare come gli Equator Principles potrebbero modificare l’approccio delle banche, BankTrack, una ong olandese che monitora il ruolo della finanza nei processi di sviluppo e in merito alla violazione dei diritti umani, cita l’esempio del Dakota Access Pipeline (Dapl), un oleodotto di quasi 2 mila chilometri negli Stati Uniti d’America.
Si tratta di un progetto congelato dal governo Obama e riattivato da Donald Trump che non rispetterebbe i principi perché «viola il diritto degli indigeni locali ad esprimere il proprio eventuale consenso al progetto in modo libero, informato e prima che lo stesso venga approvato». Mettendo a rischio anche le risorse di acqua potabile delle tribù Sioux di Standing Rock, come spiega una lettera inviata, tra gli altri, all’amministratore delegato di Intesa SanpaoloCarlo Messina.

Per le banche è un problema di reputazione

La vicenda dell’oleodotto tra il Nord Dakota e l’Illinois, definito sul sito del progetto «il modo più sicuro e più sensibile all’ambiente di portare il petrolio dai pozzi ai consumatori Usa», è esemplare perché ha portato un gruppo di banche a riflettere sul proprio ruolo, e sull’inadeguatezza degli Equator Principles.
ambiente banche
Foto tratta dalla pagina Facebook di DeFund DAPL
Abn Amro, Bnp Paribas, Bbva, Credit Agricole, Fmo, Intesa Sanpaolo, Natixis, Nibc, Rabobank e Société Générale, infatti, hanno inviato una lettera all’Equator Principles Association, che ha sede nel Regno Unito, denunciando come la vicenda avesse contribuito a «danneggiare la reputazione» degli istituti coinvolti e dell’intera associazione e chiedendo l’avvio di una revisione degli standard socio-ambientali definiti dagli Equator Principles. Tra gli istituti di credito firmatari, ben cinque – BbvaCredit AgricoleIntesa SanpaoloNatixis e Société Générale – hanno preso parte al prestito per la costruzione del Dakota Access Pipeline.

Rispetto dell’ambiente: principi banche «indadeguati»

Secondo Johan Frijnsdirettore di BankTrack, «i cambiamenti richiesti rappresenterebbero un passo nella giusta direzione, quella di assicurare che gli Equator Principles possano rispondere in modo adeguato ad un mondo post-Accordo di Parigi». Frijns ha anche detto:
«Ad oggi gli impegni in materia di cambiamenti climatici sono totalmente inadeguati e dovrebbero essere rafforzati. Crediamo che l’Epa sia consapevole che un insieme di principi che sono stati rivisti in modo solo parziale a partire dalla loro scrittura nel 2003 non possano più offrire alle banche strumenti adeguati per affrontare il tema del rischio climatico».

02 ottobre 2015

CARBONE E CLIMA : IN FRANCIA IL 10 OTTOBRE GIORNATA DEL CAMBIAMENTO DI BANCA , per le alternative alle BANCHE CLIMATICIDE

Leggi su Greenreport

Carbone e clima: Crédit Agricole non finanzierà più la costruzione della centrale croata Plomin C

Il 10 ottobre giornata del cambiamento di banca, per le alternative alle banche climaticide
[1 ottobre 2015]
Centrale a Carbone Croazia
La mobilitazione degli ambientalisti francesi e croati perché Crédit Agricole uscisse dal progetto della centrale a carbone Plomin C in Croazia ha avuto successo: la banca pubblica francese ha pubblicato dei nuovi criteri per il finanziamento alle centrali a carbone che rendono nullo il mandato che il consiglio della stessa banca aveva dato  meno di un mese fa.
Gli Amici della Terra di Francia e Croazia, Bankwatch e BankTrack sono molto soddisfatti per questa vittoria ma assicurano che continueranno a vigilare su questa politica filo-cabonifera e invitano la società civile a «accrescere la mobilitazione per la fine dei sostegni delle banche al carbone», mentre invitano i clienti delle grandi banche come BNP Paribas «a cambiare banca il 10 ottobre, per dimostrare il loro rifiuto a finanziare indirettamente i cambiamenti climatici.
Les Amis de la Terre France sottolineano che «Crédit Agricole ha pubblicato una nuova politica sulle centrali a carbone che adesso rende certo che la banca non potrà finanziare il progetto di  Plomin C in Croazia. Questa politica arriva meno di un mese dopo la pubblicazione da parte degli Amici della Terra Francia e Croazia, BankTrack e Bankwatch di uno studio che dimostrava l’incompatibilità del progetto con gli stessi standard RSE della banca».
Crédit Agricole rispose immediatamente, il 10 settembre, allo studio degli ambientalisti difendendo strenuamente il suo ruolo nel progetto carbonifero croato, ma dopo 20 giorni ha adottato dei criteri che sconfessano le politiche precedenti. Secondo Lucie Pinson, responsabile della campagna Finance privée/Coface degli Amis de la Terre, «E’ una vittoria in più della società civile contro il sostegno delle banche al carbone e ci complimentiamo per questo passo supplementare da parte della sola banca francese ad aver già smesso con i suoi aiuti alle miniere di carbone»..
Intanto le associazioni ambientaliste un impegno lo hanno preso: «Accentuare la mobilitazione contro gli allievi peggiori, BNP Paribas in Francia, Deutsche Bank in Germania o Morgan Stanley negli Stati Uniti.
Perché è tempo di girare la pagina del carbone e di rifiutare che le banche utilizzino il denaro dei loro clienti per finanziare il cambiamento climatico». Per questo Les Amis de la Terre  chiedono ai client delle grandi banche di aderire il 10 ottobre alla giornata del cambiamento di banca, «Per far valorizzare le alternative alle banche climaticide  ed inviare un segnale: le alternative sono già in cammino e, se i grandi istituti bancari si rifiutano di cambiare, i loro clienti andranno ad affidare i loro soldi a delle banche zero fossil,zero fossili, come la Nef in Francia».

16 luglio 2015

BANK TRACK: L' appello perché le banche finanzino la transizione energetica e non l’economia fossile

Tratto da Greenreport
Quit Coal
Un appello perché le banche finanzino la transizione energetica e non l’economia fossile

Cambiamenti climatici, l’industria del carbone (e le banche) all’assalto del 
Summit di Parigi
Il 20% dei soldi necessari per organizzare la Conferenza arrivano da multinazionali che vendono o utilizzano abbondantemente combustibili fossili
[16 luglio 2015]

L’industria del carbone è la più grande fonte di emissioni di CO2, il gas serra che sta cambiando il clima del nostro pianeta  e che rischia di innescare una serie di impatti devastanti per la vita della Terra così come la conosciamo.  Secondo BankTrack e gli altri promotori dell’appello/petizione “Banks, do the Paris pledge to quit coal”, «Siamo in grado di porre fine alla nostra dipendenza dal carbone, ma dobbiamo farlo in fretta.
 Un modo per raggiungere questo obiettivo è che le banche la smettano di finanziare questa industria. Facciamo appello a tutte le banche perché si impegnino  pubblicamente ad  eliminare gradualmente i finanziamenti per l’industria del carbone e che lo facciano prima del prossimo vertice sul clima di Parigi.

Il problema è che, come scriveva già a maggio Rinnovabilil.it il 20% dei 170 milioni di euro necessari per organizzare la Conferenza delle parti Unfccc di Parigi arriveranno da finanziamenti privati e che la Francia ha già stilato una prima lista di queste aziende partner “amiche” tra le quali ci sono  Engie (ex GDF Suez), EDF, Renault-Nissan, Suez Environment, Air France, FESR, Axa, BNP Paribas, Air France, LVMH, Ikea. 
Alcune di queste multinazionali vendono o utilizzano abbondantemente combustibili fossili, «Brand che negli anni sono diventati un simbolo dell’inquinamento e della violazione dei diritti – scrive Rinnovabilil.it . EDF è il maggior produttore mondiale di energia nucleare, Engie e BNP Paribas investono corposamente nel carbone,Suez Environnement ha intentato causa all’Argentina per 380 milioni di euro perché Buenos Aires aveva annullato il contratto di gestione privata dell’acqua, e oggi gestisce le acque reflue del fracking».
La petizione on-line “Banks, do the Paris pledge to quit coal”  riprende l’allarme di Ong come Friends of the Earth, Attac France, Corporate Europe Observatory, WECF, 350.org, Greenpeace sul nuovo greenwashing  delle  multinazionali alla Cop21 Unfccc e chiede alla banche di fare il “Giuramento di Parigi”.
Infatti sono proprio le banche a fornire un sostegno economico vitale all’industria del carbone in crisi. ««Proprio così – dicono quelli di BankTrackle banche che la maggioranza di noi utilizza ogni giorno stanno alimentando la crisi climatica canalizzando centinaia di miliardi di dollari per un settore che è ormai in crisi e ha i giorni contati!» Ecco perché la petizione chiede a tutte le banche di impegnarsi pubblicamente a disinvestire gradualmente dal carbone.
Se è vero che il carbone è in crisi in molti paesi, dal 2000 la sua produzione mondiale è cresciuta del 69%, 7,9 miliardi di tonnellate all’anno e questo ha portato anche ad un aumento dei finanziamenti (a volte nascosti) da parte delle banche. Nel recente rapporto “Boom and Bust  TRACKING THE GLOBAL COAL PLANT PIPELINE” ColaSwarm e Sierra Club, spiegano che dal gennaio 2010  nel mondo è stata proposta la costruzione di  2.177 impianti a carbone e molti sono in corso di progettazione o in fase di costruzione. Se queste centrali a carbone entreranno in servizio  grazie ai  finanziamenti bancari, la Cop21 Unfccc di Parigi è destinata al fallimento.

Secondo il rapporto “The End of Coal? – 2015 Coal Finance Report Card”, di  BankTrack,  Rainforest Action Network e Sierra Club, le banche private hanno un ruolo importante finanziando l’industria del carbone: «Tra il 2005 e l’aprile 2014, 93 banche di tutto il mondo, hanno fornito più di 500 miliardi di dollari di finanziamenti all’industria del carbone» e non c’è ancora alcun segno di calo «In realtà, tra il 2005 e il 2013 le banche hanno aumentato i loro finanziamenti al carbone». Dato che mobilitano enormi capitali nell’industria energetica, le banche stanno continuando a sostenere modelli energetici vecchi basati sui combustibili fossili, mentre potrebbero contribuire davvero molto a realizzare la necessaria transizione verso un’economia low carbon.

BankTrack ritiene che proprio per il ruolo centrale che hanno, le banche dovrebbero aiutare finanziariamente la transizione energetica, «spostando rapidamente il loro portafoglio energetico dai combustibili fossili al finanziamento dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili. 

Questa  transizione deve iniziare con un impegno pubblico di smetterla con il carbone»

30 ottobre 2014

BankTrack: “Banks: Quit Coal”, banche, abbandonate il carbone.

Tratto da ReCommon.org


BANCHE E CARBONE, C’È ANCHE UNICREDIT NELLA LISTA “NERA”
Il 2013 è stato l’anno dei record per i finanziamenti da parte degli istituti di credito privati alle compagnie che estraggono il carbone. La cifra fornita dalle principali 92 banche del pianeta si aggira intorno ai 66 miliardi di euro. A rivelarlo la rete europea BankTrack, che oggi ha diffuso un rapporto con l’analisi di tutte le operazioni.
Si parte con il dato aggregato dal 2005 al 2014, che ammonta a ben 373 miliardi (con un aumento nell’arco degli annni del 400 per cento), e l’indicazione che le prime 20 istituzioni hanno garantito il 73 per cento dei quattrini sborsati. 
L’italiana Unicredit si piazza al diciottesimo posto, con un “impegno” di quasi 7,5 miliardi di euro e il coinvolgimento in alcuni progetti molto controversi, come quello di Sostanj in Slovenia. Un caso di pressante attualità nel Paese dell’ex Jugoslavia, in quanto un paio di settimane fa c’è stato il rinvio a giudizio di dieci dipendenti dell’Alstom e pubblici ufficiali per un sospetto caso di truffa riguardante l’aggiudicazione del contratto di costruzione dell’impianto a carbone (che ammonta a 284 milioni di euro).
Il rapporto di BankTrack è stato reso pubblico pochi giorni prima della divulgazione della sintesi del quinto studio di valutazione del Comitato Inter-governativo delle Nazioni Unite sui Cambiamenti climatici.
Ovvero un ulteriore campanello d’allarme sugli effetti nefasti che il surriscaldamento globale, dovuto in larga misura agli effetti dello sfruttamento dei combustibili fossili, stanno avendo sulla Terra. Per sensibilizzare l’opinione pubblica sul pericoloso rapporto tra istituti di credito e compagnie multinazionali che estraggono il carbone dalle viscere della terra, la rete europea ha lanciato una nuova campagna, dal titolo quanto mai chiaro e diretto: “Banks: Quit Coal”, banche, abbandonate il carbone.
Al proposito è stato attivato un sito web ad hoc, www.coalbanks.org. .... Per Louvel, le informazioni sul considerevole sostegno fornito al comparto del carbone serviranno a demistificare la retorica degli istituti di credito sul loro impegno, più di facciata che sostanziale, sul finanziamento alle fonti energetiche rinnovabili. “I numeri che contano stanno altrove, è un dato di fatto” ha aggiunto l’attivista.
Per scaricare il rapporto: http://www.banktrack.org/show/pages/banking_on_coal_2014_report


Tratto da www.coalbanks.org. 


Gli impatti del carbone sulla salute e l'ambiente - e il crescente sostegno fornito dalle banche al carbone

La nostra dipendenza globale dal carbone ci sta uccidendo e danneggiando irreparabilmente il nostro pianeta. Ogni anno, centinaia di migliaia di persone muoiono a causa dell' inquinamento da carbone. Altri milioni  di persone in tutto il mondo soffrono di attacchi di asma, attacchi cardiaci, ricoveri e giornate di lavoro perse 1 . Coloro che si oppongono al carbone - in particolare nelle   comunità in via di sviluppo che sono minacciate da nuovi progetti di estrazione del carbone sulla porta di casa - si trovano ad affrontare la violenza e la repressione.
L'industria del carbone si propone di costruire fino a 1.200 nuove centrali elettriche a carbone in tutto il mondo nei prossimi anni. Se tutte queste centrali saranno costruite,porteranno  decenni di emissioni pericolose pompate nella nostra aria immesse nell' acqua e continuerà il  pesante peso  del carbone sulla salute umana. Oltre a questo, le emissioni di gas a effetto serra provenienti da questi impianti - e dalle miniere e  dai mezzi di trasporto che le alimentano - ci  posizionerebbero  fermamente sulla strada verso un cambiamento climatico catastrofico, alzando le temperature globali di oltre il 5 ° C.
Sappiamo che  il carbone è la singola più grande fonte di emissioni di anidride carbonica di origine antropica per riscaldamento del nostro pianeta  ed è stato la fonte di energia più rapida  per la crescita per ogni anno dell'ultimo decennio.
Secondo l'Agenzia internazionale per l'energia, il 44 per cento delle  emissioni mondiali di CO 2 da combustibili fossili proviene dal carbone. Dal 2000, la produzione mondiale di carbone è cresciuta di oltre il 69 per cento e oggi ammonta a l'incredibile cifra di 7,9 miliardi di tonnellate all'anno. E dal 2005,l' anno in cui il Protocollo di Kyoto è entrato in vigore, la potenza installata delle centrali elettriche a carbone è aumentata in tutto il mondo del 35 per cento. 
Questi sviluppi potenzialmente devastanti sono stati finanziati  dalle grandi  banche commerciali, la stragrande maggioranza dei loro nomi sono molto familiari........
Questo è sicuramente  il motivo per cui è stata stabilita la campagna per le le Banche: Quit Coal! 
 La campagna è composto da vari membri della rete BankTrack che monitorano attivamente il denaro  destinato al finanziamento del settore del carbone da parte delle banche del settore privato - per chiedere che smettano  di finanziare   il carbone .
Ulteriori informazioni su:

 Le Banche ed il carbone

Per ulteriori informazioni, si prega di leggere il nostro ultimo rapporto.
 " Banking on carbone 2014 "

03 maggio 2012

Dirty Money: come ....le grandi banche finanziano il carbone

 Tratto da Greenreport

Dirty Money: come (e quanto) le grandi banche finanziano il carbone

[ 2 maggio 2012 ]
«Dalla culla alla tomba, il carbone è un affare rischioso. Ogni fase del ciclo di vita del carbone: estrazione, trasporto e combustione presenta sempre più rischi per la salute, ambientali, per la reputazione,legislativi e finanziari. La Combustione del carbone per produrre elettricità è la più grande fonte di inquinamento di carbonio negli Stati Uniti, e gli Usa sono il secondo più grande produttore di carbone del mondo. La produzione di energia da carbone è responsabile degli inquinanti nocivi per la salute cardiovascolare e respiratoria e minaccia il sano sviluppo dei bambini. Per proteggere il nostro clima e la salute pubblica, il Paese deve diminuire la sua dipendenza dal carbone, mentre cresce  la domanda di una clean energy economy.
L'estrazione, la combustione e lo stoccaggio del carbone apportano tutti rischi significativi per la salute pubblica e il clima. Nessuna banca o utility energetica deve investire anche un solo dollaro in più nel carbone. Il carbone, non presenta solo gravi rischi sociali e ambientali, ma pone anche un rischio finanziario per coloro che ci investono. Le fluttuazioni nei mercati nazionali del carbone segnano un incertezza per il futuro ruolo del carbone come fonte di energia a basso costo o affidabile. Inoltre, c'è un'incertezza normativa senza precedenti in materia di miniere di carbone e produzione di energia dal carbone e le sfide per significativi contenziosi per i terminal proposti per l'esportazione di carbone».
E' quanto si legge nell'introduzione al terzo rapporto "Dirty Money: US Banks At the Bottom of the Class Read more" nel quale Rainforest action network (Ran), Sierra Club e BankTrack spiegano come negli ultimi anni diversi investitori abbiano fatto «La scommessa sbagliata sul carbone e perso grosse somme di denaro nel processo».
Il rapporto passa in rassegna le principali banche che hanno investito nel settore del carbone, compreso il mountaintop removal mining (Mrm - lo "spianamento delle montagne) e le coal-fired power plant (Cfpp - centrali termoelettriche a carbone). Negli ultimi tre anni un numero crescente di banche statunitensi ed europee stanno interessandosi degli aspetti ambientali, sociali, dei rischi regolamentari e per la loro reputazione derivanti dal fare affari con l'industria del carbone.
«Per far fronte a questi rischi - spiega "Dirty Money" - le banche hanno sviluppato un assortimento dei processi di "diligence processes" rafforzati riguardo a tali operazioni e in alcuni casi hanno stabilito dei limiti per quanto riguarda la quantità di esposizione che sono disposte ad accettare».
Il rapporto mette in luce come le banche più grandi e prestigiose sono complici dell'inquinamento dell'aria e della distruzione dell'ambiente e delle risorse naturali. ......Nel frattempo, non solo la combustione del carbone è responsabile di un terzo delle emissioni di CO2 degli Usa, il principale contributo alla distruzione del clima, ma ci fa anche ammalare. L'inquinamento da carbone è responsabile di 13.000 decessi prematuri ogni anno, di più di 100 miliardi di dollari in costi sanitari annui e di oltre 200.000 attacchi di asma ogni anno. L'inquinamento da carbone delle centrali termoelettriche provoca smog che può causare dolori toracici, tosse e difficoltà respiratorie e può far peggiorare o addirittura rendere mortali condizioni come bronchite, enfisema e asma. Oggi, due famiglie americane su cinque vivono in luoghi con aria non sicura».
Il "Coal Finance Report Card 2012" contenuto nella pubblicazione indaga sul'esposizione delle banche con alcune delle aziende più controverse delle miniere di carbone e con le utilty energetiche Usa del carbone più rischiose. Il Report Card si fonda su due aspetti specifici dell'industria del carbone che, in seguito alla pressione dell'opinione pubblica ed all'aumento dei contenziosi, sono stati messi sotto maggiori controllo e regolamentazione negli ultimi anni.

Le banche prese in esame sono le 6 maggiori degli Usa al 31 marzo 2011, JP Morgan, Chase, Bank of America, Citi, Wells Fargo, Goldman Sachs e Morgan Stanley, così come due banche con una storia significativa di esposizione con l'industria del carbone, Pnc e Ge Capital.
«Le banche possiedono un numero sorprendente di centrali termoelettriche a carbone - spiegano Ran, Sierra Club e BankTrack - .........
Amanda Starbuck, direttrice del Rainforest Action Network's Energy and Finance Program sottolinea che «.... Queste banche sono il bancomat di una industria sporca che fa male alla salute e male al business Il carbone è l'investimento subprime finale per il clima. Non possiamo risolvere il cambiamento climatico se le banche continuano a sostenere questo settore rischioso e obsoleto. Quando si tratta di proteggere la nostra aria e l'acqua potabile, la salute delle nostre comunità, e il nostro clima non possiamo farlo guardando alla curva dei ricavi».
Quello di Bank of America è un vero e proprio caso di enorme greenwashing: è una delle più grandi banche del mondo......
Mentre nei suoi corporate social responsibility reports la banca Usa sostiene di assumersi seriamente tutte le sue responsabilità per gli impatti degli investimenti in materia ambientale e climatica, è l'investitore leader nel carbone sporco e inquinante: negli ultimi due anni ha investito 4,3 miliardi di dollari in favore dell'industria carboniera, più di qualsiasi altra banca.....
Mary Anne Hitt, direttrice della Beyond Coal Campaign di Sierra Club conclude: «Queste banche stanno finanziando l'industria del carbone che sta minacciando la nostra salute, le nostre montagne, e il futuro del nostro pianeta. Proteggere la salute e la sicurezza delle nostre famiglie è responsabilità di tutti, compresi quelli che finanziano le distruttive e pericolose estrazione e combustione del carbone. 
Ci auguriamo che questa Report Card contribuisca ad attirare l'attenzione ed i controlli su coloro che stanno finanziando alcuni dei più grandi inquinatori nel nostro Paese».

Leggi l'artcolo integrale su Greenreport