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Visualizzazione post con etichetta Coronavirus. Mostra tutti i post
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08 agosto 2021

La pandemia sta danneggiando la salute mentale dei bambini

 La pandemia sta danneggiando la salute mentale dei bambini

05 settembre 2020

ANSA : Pievani, distruzione ambiente si ritorce su di noi

Tratto da Ansa 

Pievani, distruzione ambiente si ritorce su di noi

(ANSA) - TRIESTE, 04 SET - La distruzione dell'ambiente si ritorce contro la nostra salute. È questa la 'lezione darwiniana' che ci ha insegnato il Covid-19 secondo Telmo Pievani, professore di Filosofia delle Scienze Biologiche all'Università di Padova, intervenuto durante una conferenza di Esof 2020 a Trieste.

"Dobbiamo temere i virus perché sono più antichi di noi e mutano velocemente", ha spiegato Pievani.


L'homo sapiens "non solo è un ospite molto buono per i virus perché è una specie sociale e mobile", ma a ciò aggiunge anche "comportamenti sconsiderati che favoriscono le pandemie".

Pievani è convinto che "troveremo un vaccino il prima possibile, ma bisogna essere intelligenti e lungimiranti per evitare altre pandemie e quindi lavorare sugli aspetti ambientali ed ecologici"....

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"La distruzione della Natura è alla base della crisi coronavirus"

06 luglio 2020

Prof Mauro Minelli :L’inquinamento che scatena il Covid


MOLTO INTERESSANTE IL FINALE DELL'ARTICOLO....
Tratto da leccesette 

L’inquinamento che scatena il Covid....

Il professor Mauro Minelli ci spiega che non è colpa del SARS-CoV-2 che circola con le particelle inquinanti, ma potrebbe essere una reazione del nostro sistema immunitario al PM2.5, inquinante più presente al nord, a permettere alla malattia covid di proliferare nel nostro organismo.

Greta Thunberg ci aveva avvisati, potremmo dire, se l’ipotesi sostenuta da alcuni studi sull’inquinamento fosse confermata. Il professor Mauro Minelli ci spiega che non è colpa del SARS-CoV-2 che circola con le particelle inquinanti, ma potrebbe essere una reazione del nostro sistema immunitario al PM2.5, inquinante più presente al nord, a permettere alla malattia covid di proliferare nel nostro organismo. “Nelle persone residenti in aree territoriali più massivamente e cronicamente esposte ad alti livelli di PM2.5 si verrebbe a determinare, soprattutto a livello polmonare, un’aumentata espressione di ACE-2, da intendersi come dispositivo di difesa attivato dall’organismo per salvaguardarsi dall’azione continuativamente aggressiva del particolato sottile - spiega il professor Minelli - E sarebbe proprio questa organizzazione recettoriale, nata con intenti protettivi ma poi rivelatasi trappola paradossale, a giustificare l’elevato tasso di incidenza e poi anche di mortalità  della CoViD-19 nelle regioni del nord”. 

STRALCIO DELL' INTERVISTA AL PROFESSOR MAURO MINELLI 

Professore, considerando l’evidente differenza fra macroaree del paese relativamente all’incidenza e alla mortalità da CoViD-19, è lecito ipotizzare una qualche interferenza sostenuta da fattori esterni al virus capaci di  aumentarne l’aggressività?  

“La potenziale correlazione tra inquinamento ambientale ed epidemia di CoViD-19 è oramai ampiamente descritta nella letteratura scientifica più recente ed accreditata e in diversi Paesi, tra i quali l’Italia, il dibattito sul tasso di mortalità da 2019-nCov correlato all’intervento di specifici inquinanti va sempre più aprendosi, dopo essere rimasto quasi misconosciuto nei mesi iniziali della pandemia....

Dunque, secondo quanto ipotizzato in questo studio condotto da ricercatori dell’Università di Harvard, una persona che vive per decenni in un’area geografica significativamente esposta soprattutto al particolato fine, ha circa il 10% di probabilità in più di ammalarsi e di morire di coronavirus rispetto a qualcun altro residente in una regione con appena 1 microgrammo in meno del medesimo agente nocivo in un metro cubo d’aria”.....

...... Le evidenze a supporto di questa interessante ipotesi partono dal 2018, anno nel quale alcuni ricercatori cinesi pubblicano un primo importante lavoro nel quale evidenziano un preciso nesso di causalità tra esposizione prolungata al PM2.5 e gravi lesioni infiammatorie a carico dei polmoni. Al centro di questo rapporto il coinvolgimento dell’ACE2 (Enzima di Conversione dell’Angiotensina 2), lo stesso che poi si è rivelato essere il recettore-chiave grazie al quale il nuovo coronavirus riesce ad insinuarsi nelle cellule dell’ospite innescando il processo patologico del quale è capace.  Dunque, nelle persone residenti in aree territoriali più massivamente e cronicamente esposte ad alti livelli di PM2.5, come da anni accade in alcune zone del nord-Italia, si verrebbe a determinare soprattutto a livello polmonare un’aumentata espressione di ACE-2, da intendersi come dispositivo di difesa attivato dall’organismo per salvaguardarsi dall’azione continuativamente aggressiva del particolato sottile. E sarebbe proprio questa organizzazione recettoriale, nata con intenti protettivi ma poi rivelatasi trappola paradossale, a giustificare l’elevato tasso di incidenza e poi anche di mortalità  della CoViD-19 nelle regioni del nord rispetto a quelle del centro-sud, in tal modo correlando all’ambiente la differente distribuzione e severità della malattia virale nelle diverse macroaree del paese”...

“Come già detto, io credo si possa del tutto escludere l’opzione secondo cui l’azione nociva dei fattori inquinanti si sia giocata sulla generica capacità di questi ultimi di favorire la diffusione del coronavirus. Sarebbe lettura naif di un problema, invece, piuttosto complesso. Molto più plausibile e fondata risulta, invece, l’ipotesi per la quale il particolato sottile predisponga le persone più intensamente esposte ad un maggiore rischio di malattia. ....

 Quali sono, a suo avviso, le ricadute operative di questa lettura “ecologica” del fenomeno CoViD? E quali suggerimenti si sarebbero potuti trarre credibilmente nella gestione sociale e sanitaria dell’epidemia?  

“Per quanto il ‘senno di poi’ serva risaputamente a molto poco, mi verrebbe subito da dire che, se solo ci si fosse stata una serena disponibilità a prestare un minimo di attenzione verso analisi scientifiche serie e referenziate a disposizione di tutti, le misure di contenimento si sarebbero potute differenziare in forma più logicamente discriminata e non indistintamente “ricopiata” su tutto il territorio nazionale, senza alcun discernimento che non fosse il pedissequo richiamo al salvifico ‘lockdown’. L'analisi logica dei dati, infatti, avrebbe potuto far prevedere che alcune macroaree, rispetto ad altre,  sarebbero state meno colpite in quanto mancanti di quelle situazioni ambientali scatenanti rivelatesi predisponenti, e non sarebbe stato necessario prolungare, in quelle aree, il periodo di chiusura e i pesanti disagi conseguiti.

Certo il PM2.5 è agente ambientale capace di realizzare un’aggressione subdola rispetto alla quale molto poco può fare il singolo cittadino impossibilitato a difendersi da un particolato assai minuto, che non può decidere di smettere di respirare, inodore e capace di penetrare anche negli ambienti chiusi. E’ sui governi e sulle amministrazioni che ricade, dunque, la responsabilità di normare i flussi di inquinanti regolamentando, attraverso l’adozione di norme precise, l’entità delle emissioni autoveicolari e derivanti dalla combustione industriale di carburanti fossili.

E’ su quest’ambito, molto più che sui guanti e sulle mascherine, che avremmo voluto e vorremmo vedere convintamente e seriamente impegnati i nostri decisori e i loro consulenti, senza alcuna pretesa che non sia quella di sostituire, agli azzardi previsionali e alla scelta emozionale e tutto sommato facile della paura (e del catastrofismo), la lucidità e la conoscenza, uniche formule capaci, contro ogni quarantena fisica e mentale, di ripristinare la tranquilla fiducia nell’oggi e, soprattutto, nel domani”.

Gaetano Gorgoni 
Leggi l'articolo integrale su leccesette

08 giugno 2020

Le Foche: «Sotto l’ombrellone senza mascherina. Sbagliato vedere pericoli ovunque»

Tratto da Corriere.it
Coronavirus e vacanze, l’immunologo Le Foche: «Sotto l’ombrellone senza mascherina. Sbagliato vedere pericoli ovunque»
 

Francesco Le Foche: «L’incendio è passato, ora restano focolai ma sappiamo spegnerli». Palestra, teatri, cinema, stadi, vacanze, ecco come muoversi «in sicurezza, nel rispetto razionale delle regole e senza paura»

Gente che in strada cambia marciapiede per non incrociare il passante o che al parco, pur indossando la mascherina,si scosta di metri per non entrare nello spazio di chi fa la sua corsetta, in assenza di affollamento. Sono comportamenti paranoici da abolire, secondo Francesco Le Foche, immunologo del Policlinico universitario Umberto I. Che invita a mantenere la ragionevolezza, non solo le distanze «altrimenti non recupereremo la normalità, la vita sociale è fondamentale per l’uomo quindi dobbiamo tornare a viverla».

Che intende?

«E’ come se avessimo spento un incendio, restano piccoli focolai e disponiamo di secchio con l’acqua per intervenire. La situazione ora la vedo tranquilla, andrà sempre meglio nelle prossime settimane e nei prossimi mes se manteniamo precauzioni razionali in certi ambienti chiusi e affollati».

E all’aperto?

«L’Organizzazione mondiale della Sanità ha dichiarato che dovremmo indossare la mascherina in caso di affollamenti, quando non è possibile mantenere le distanze interpersonali. Quindi certi comportamenti non hanno senso. Attenzione a non aver paura di fantasmi, come succede in una celebre commedia di Eduardo».

Il fantasma sarebbe il virus?

«Il virus c’è ma è sbagliato vedere il pericolo ovunque. Vedo persone che quando incrociano un altro essere umano trattengono il respiro e guardano a terra. Una paranoia. Bisogna reagire altrimenti entriamo in un contesto negativo dal quale sarà difficile uscire. So di gente che non mette il naso fuori di casa per paura».

Provi a convincere i paranoici.

«Disponiamo di mezzi sofisticati per reagire, lo abbiamo visto. Da qui in avanti ne avremo sempre di più. Tucidide, raccontando la peste nera ad Atene nel 430 a.C. scrisse di vedere l’umanità smarrita. Ora non ha senso avere smarrimento. Il post Covid non va vissuto così».

Vacanze in serenità?

«Potendo mantenere le distanze io partirei sereno. Sulla spiaggia lettini e ombrelloni sono organizzati in sicurezza. Non c’è motivo di indossare la mascherina tranne quando andiamo al bar dello stabilimento e sono presenti molte persone».

E in palestra?

«Attenzione a non essere fobici. Se la palestra è indoor allora riduciamo il tempo di allenamento, 40 minuti anziché un’ora piena».

Stanno per riaprire cinema e teatri.

«Torniamoci, appartengono alla cultura ludica. Certo, dimentichiamo per sempre la calca del pubblico. Non ho dubbi che cinema e teatri siano stati organizzati in modo sicuro e non vedo perché negare a noi stessi il piacere di frequentarli. Non c’è vita senza cultura. Non sono questi gli ambienti dove temere il contagio. Sono state prese misure sufficienti a garantire di assistere senza patemi a un film o a una commedia».

29 maggio 2020

Paolo Ermani: Sanità pubblica e ambiente a pezzi: le responsabilità sono solo del coronavirus?

Tratto da Il Cambiamento 

Sanità pubblica e ambiente a pezzi: le responsabilità sono solo del coronavirus?

Se fosse stata data priorità all'efficienza e alle risorse per la sanità pubblica e per la tutela ambientale, quindi alla reale difesa della popolazione, l’Italia sarebbe stata obbligata agli arresti domiciliari in conseguenza del coronavirus? Ecco la nostra riflessione.


Immaginiamo per incanto che l’Italia avesse come priorità la salute dei propri abitanti, quindi di conseguenza la tutela dell’ambiente in cui vivono. Se così fosse, la sanità pubblica non sarebbe stata indebolita sistematicamente da ogni governo nel corso degli anni, a vantaggio di quella privata. E se la preoccupazione fosse stata veramente la salute e la prevenzione, perché è stato smantellato nel 2016 il Centro per la Sorveglianza e Prevenzione delle Epidemie (Cnesps) dell’Istituto Superiore di Sanità (Isa)?


Quindi, prima si spalancano le porte al virus o chi per lui, indebolendo tutte le possibili difese, poi si grida alla catastrofe e si mettono gli italiani agli arresti domiciliari. Una modalità simile sembra l’esatto contrario della prevenzione e di una modalità di azione per il bene dei cittadini. L’ambiente poi, la cui salubrità determina per la grandissima parte dei casi il recarsi o meno delle persone negli ospedali (basti pensare alle centinaia di migliaia di cancri che derivano dalla sistematica aggressione ambientale e agli oltre 80 mila morti l’anno di inquinamento), è sempre l’ultimo dei pensieri, la cenerentola degli interventi, sacrificato sull’altare della crescita cioè dell’ulteriore arricchimento dei già straricchi.

Se si fosse dato priorità alla salute e alla tutela ambientale, quindi alla reale difesa della popolazione, l’Italia sarebbe stata obbligata agli arresti domiciliari in conseguenza del coronavirus come ci è stato raccontato? Ovviamente no, perché anche qualora ci fosse stato un aumento dei ricoverati, sarebbe stato gestito efficacemente dalle strutture esistenti su tutto il territorio e di sicuro non si sarebbe dovuto ricorrere alla drastica limitazione della libertà per l’intero paese, così come del resto non è avvenuto per la maggior parte dei paesi esteri colpiti.

Ma forse non si sarebbe nemmeno arrivati al punto di un aumento vertiginoso di ricoveri. Infatti immaginiamo l’Italia come un giardino fiorito, l’inquinamento ai minimi termini, massima attenzione alla prevenzione, al rafforzamento delle difese immunita.

21 maggio 2020

Patrizia Gentilini: Coronavirus, ‘non si può uscire dalla crisi con quel modello di sviluppo che ha contribuito a crearla’

Tratto da  Il Fatto Quotidiano
Patrizia Gentilini:

Coronavirus, ‘non si può uscire dalla crisi con quel modello di sviluppo che ha contribuito a crearla’

La fase 2 in cui ci troviamo, e che dovrebbe farci uscire gradualmente dall’emergenza causata da Covid-19, è particolarmente delicata e complessa e richiede non solo una attenta riflessione, ma anche partecipazione, confronto e condivisione da parte di tutti. Da più parti si levano voci sulla necessità di un cambiamento e sul fatto che “nulla torni come prima”, ma si profila il concreto rischio che il cambiamento ci sia, ma non nella direzione auspicata e che, sulla spinta della crisi economica e sociale, si facciano passi indietro sul fronte della tutela ambientale.
In momenti di crisi è infatti forte la tentazione di cercare scorciatoie che rischiano però di peggiorare ulteriormente le cose. Pessimo segnale in questo senso è, ad esempio, la recente deroga al clorpirifos, insetticida organofosforico messo al bando in Europa, perché estremamente dannoso per il neurosviluppo, ma subito riautorizzato dalla ministra Teresa Bellanova.
Se partiamo dal presupposto che anche questa pandemia, come pure le precedenti, sia il segnale della rottura del complesso e difficile equilibrio fra uomo e natura, aggravare questa frattura continuando a spargere veleni non potrà che porre le basi per ulteriori disastri, ancor più devastanti data anche la crisi climatica in atto.
Lo stretto legame fra salute e ambiente è fortunatamente sempre più percepito e a questo proposito assume grande rilievo il documento congiunto fra la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici (FNOMCeO) e l’Associazione Medici per l’Ambiente Isde Italia: Covid-19: le lezioni da imparare, gli sbagli da non fare.
Nel documento, già sottoscritto dal Gruppo Unitario per le Foreste Italiane (Gufi), Navdanya International, Federbio e altri, si elencano in modo stringato ma efficace gli errori da non ripetere e le lezioni che il Covid, nostro malgrado, ci impartisce.
Si afferma innanzitutto che il porre la salute al di sopra degli interessi economici – come ripetutamente dichiarato in questi mesi – valga non solo per la pandemia, ma anche per il complesso delle malattie cronico-degenerative, responsabili del 91% della mortalità in Italia e il cui legame con l’inquinamento è fuori dubbio.
Si ribadisce che il depotenziamento dell’assistenza sanitaria, i drastici tagli, l’introduzione di logiche privatistiche e prestazioni a pagamento ha messo a nudo le carenze di un sistema sanitario che va quindi riformato radicalmente e ripensato a partire dai servizi territoriali, fondamentali per soddisfare i reali bisogni di salute.
Altro punto cruciale è la “fragilità” della popolazione, specie anziana, che ha pagato il prezzo più elevato al coronavirus. A tal proposito un recentissimo articolo illustra come la “fragilità” sia dovuta a patologie cronico-degenerative che iniziano sempre più precocemente, a volte addirittura già in età pediatrica, e dimostra come inquinamento atmosferico, interferenti endocrini, mancanza di verde, pesticidi, cambiamenti climatici e innumerevoli altre aggressioni ambientali compromettano i principali meccanismi molecolari che regolano la vulnerabilità individuale e siano alla base della “fragilità” della popolazione.
Il concetto di “One health”, “una sola salute” ovvero che la salute umana è un tutt’uno con quella degli altri ecosistemi e dell’intero pianeta, è il concetto fondamentale da cui ripartire e fortunatamente sempre più condiviso.
Nel documento vi sono non solo attestazioni di massima, ma anche concrete indicazioni quale quella di approvare rapidamente la legge sull’agricoltura biologica da due anni ferma in Senato, la richiesta del blocco totale del consumo di suolo, della messa in sicurezza delle infrastrutture esistenti (strade, ponti etc.), nonché la bonifica delle aree inquinate e la rigenerazione urbana.
Si afferma che l’energia deve provenire da fonti “realmente” rinnovabili, dove “realmente” sottende che siano sostitutive di quelle fossili, fondate su criteri di sostenibilità e a basso o nullo impatto ecologico, ambientale e paesaggistico e che ovviamente si cessi di incentivare l’energia prodotta da processi di combustione, biomasse incluse....
Con altrettanta fermezza si chiede anche “una moratoria sull’implementazione di tecnologie digitali non ancora adeguatamente testate”, considerazione più che mai attuale a fronte dell’implementazione del 5G su cui la comunità scientifica e non solosolleva dubbi più che legittimi.
Il documento conclude che: “Non si può pensare di uscire dalla crisi sanitaria, economica e sociale indotta dalla pandemia rimanendo ancorati o addirittura prigionieri dello stesso modello di sviluppo e di consumo che ha contribuito a crearla”. Questo il forte messaggio che si leva dalla classe medica italiana e che la classe politica non può più continuare ad ignorare!

18 maggio 2020

Coronavirus e la malattia di Kawasaki nei bambini, su The Lancet

Tratto da Il Fatto Quotidiano

Coronavirus e la malattia di Kawasaki nei bambini, su The Lancet lo studio dell’ospedale di Bergamo sulla correlazione


"Stiamo iniziando a vedere casi di pazienti che arrivano in ospedale con i segni della malattia di Kawasaki anche in altre aree duramente colpite dalla pandemia, come New York e l'Inghilterra Sud-Orientale - afferma l’autore principale del lavoro Lorenzo D’Antiga -. Il nostro studio fornisce la prima chiara evidenza di un legame tra l’infezione da Sars Cov 2 e questa condizione infiammatoria"

I medici e ricercatori avevano mantenuto il riserbo su una possibile correlazione tra Sars Cov 2 e una rara patologia che colpisce i bambini: la malattia di Kawasaki. Ma le osservazioni dei camici bianchi dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamosono diventate pubbliche qualche settimana fa. Ora lo studio dei pediatri è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista The Lancet. Basato sulla descrizione di 10 casi osservati da febbraio ad aprile, di cui 8 positivi al virus come scritto dal Fattoquotidiano.it.
La ricerca evidenzia un’incidenza di trenta volte la media perché come si rileva nel paper le diagnosi in quell’area in 5 anni fino a febbraio scorso erano state 19, mentre ci sono stati ben 10 casi tra il 18 febbraio e il 20 aprile. Otto dei 10 bambini ammalatisi tra febbraio e aprile sono risultati positivi al coronavirus, ma gli autori ipotizzano che i due casi rimanenti siano in realtà dei falsi negativi (cioè il test di diagnosi per il Sars Cov 2 non ha funzionato su di loro). Inoltre rispetto alla casistica dei 5 anni precedenti, i 10 casi sono risultati in media più gravi, con più complicanze a livello cardiaco e anche l’età media dei pazienti è diversa dal consueto. In alcuni casi sono state necessarie “cure intensive”.
Gli autori affermano che i loro risultati rappresentano una associazione tra l’epidemia di coronavirus e una condizione infiammatoria simile alla malattia di Kawasaki nella provincia di Bergamo. Secondo i ricercatori i casi di malattia legati alla sindrome Covid sono da classificare come malattia ‘simile alla sindrome di Kawasaki’, perché i sintomi sono differenti e più gravi rispetto alla patologia come conosciuta finora. “Stiamo iniziando a vedere casi di pazienti che arrivano in ospedale con i segni della malattia di Kawasaki anche in altre aree duramente colpite dalla pandemia, come New York e l’Inghilterra Sud-Orientale – afferma l’autore principale del lavoroLorenzo D’Antiga -. Il nostro studio fornisce la prima chiara evidenza di un legame tra l’infezione da Sars Cov 2 e questa condizione infiammatoria”. Almeno 100 bambini nello stato di New York sono affetti dalla rara e pericolosa sindrome infiammatoria come ha reso noto il governatore Andrew Cuomo martedì parlando di almeno tre bimbi morti, rispettivamente di 5, 7 e 18 anni. Metà dei casi riguarda minori tra i 5 e i 14 anni. “Si tratta di una situazione molto inquietante”. I casi nella città di New York sono 52. Ma casi sono stati segnalati anche in Spagna, Francia e Svizzera. “Nella nostra esperienza – afferma un altro autore, Annalisa Gervasoni – solo una quota molto ridotta di bambini con Sars Cov 2 sviluppa i sintomi della malattia di Kawasaki. Comunque è importante capire le conseguenze del virus nei bambini, specie ora che i paesi si avviano all’allentamento delle misure di lockdown”.
Invita tuttavia ad evitare allarmismi Alberto Villani, membro del Comitato tecnico scientifico (Cts) e presidente della Società italiana di pediatria, secondo il quale il collegamento rischia di essere fuorviante: “Una cosa è la malattia di Kawasaki, che è una sindrome rara studiata da anni e che presenta precise caratteristiche, altra cosa – afferma all’Ansa – è questa sindrome iper infiammatoria acuta che si sta ora osservando e che potrebbe avere un collegamento con il Sars Co v2. Sono due condizioni diverse”. Fondamentale ora sarà approfondire gli studi: “Come Società italiana di pediatria e insieme all’Istituto superiore di sanità – conclude l’esperto –stiamo verificando i casi verificatisi in Italia“.

09 maggio 2020

ALert :CORONAVIRUS

Tratto dalla pagina Facebook del Medico Isde Giovanni Ghirga 


Alert! Una “PREESISTENTE” riduzione della funzione dell’endotelio vascolare potrebbe essere la causa della gravità del decorso della COVID-19 nei pazienti a rischio. 
British medical Journal. 07 May 2020. G. Ghirga
Esiste un denominatore comune tra le persone che hanno un aumento del rischio per una forma importante di infezione da SARS-CoV-2: una PREESISTENTE disfunzione endoteliale. L’ipertensione, il diabete, l’obesità, le malattie cardiovascolari, il cancro, le malattie renali croniche, le malattie epatiche croniche, la malattia di Alzheimer, l’età avanzata e il sesso maschile, aumentano il rischio di una forma moderata o grave di COVID-19. In ognuna di queste condizioni può essere presente uno stato di disfunzione endoteliale. Degno di nota il fatto che la disfunzione endoteliale vascolare è considerata come un'espressione fenotipica primaria del normale invecchiamento dell’essere umano.
Il grado di disfunzione endoteliale PREESISTENTE potrebbe essere una condizione sine qua non per lo sviluppo di infezione SARS-CoV-2 moderata-grave. Durante la pandemia di COVID-19, la morte di così tante persone anziane potrebbe essere causata da un denominatore comune: il progressivo declino della funzione endoteliale con l'età, ulteriormente complicato da altre comorbidità coesistenti sempre associate a disfunzione endoteliale come ipertensione, malattie cardiovascolari, diabete o cancro.
https://www.bmj.com/content/369/bmj.m1794/rr-1

07 maggio 2020

«5G, dubbi sulla salute»: no .... all’antenna

Tratto da  Giornale di Brescia

«5G, dubbi sulla salute»: no .... all’antenna


Niente 5G fino a che non siano stati accuratamente valutati gli impatti della nuova tecnologia sulla salute pubblica: ogni implementazione degli impianti in tale direzione è da ritenersi sospesa. A deciderlo è la Giunta comunale di Bedizzole, che ha infatti sospeso la pratica edilizia presentata da un gestore telefonico che intendeva adeguare la propria rete sul territorio comunale: dovrà attendere ulteriori sviluppi. 
Quello sottoscritto dalla Giunta bedizzolese è un «atto di indirizzo all’area tecnica», a sostegno del quale l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Giovanni Cottini ha portato una serie di considerazioni. Tra queste il fatto che «il 5G si basa su microonde a radiofrequenze più elevate dei precedenti standard tecnologici. Numerosi, attendibili e qualificati studi medico-scientifici nazionali e internazionali attestano la potenziale nocività per la salute umana delle onde elettromagnetiche, emesse da tecnologie di comunicazione senza fili, con rischi per il sistema neurologico, immunitario, endocrinologo e persino genotossico-tumorale, oltre che un aumento di fenomeni di elettrosensibilità nella popolazione».
Nelle premesse della Giunta si fa menzione anche al coronavirus: «Sul territorio nazionale è in atto un’emergenza pandemica con incidenza maggiore nelle regioni industrializzate laddove è presente un forte inquinamento dell’aria, delle acque e dell’elettrosmog. Regioni che coincidono oltretutto geograficamente anche con la localizzazione delle sperimentazioni della nuova tecnologia 5G». 
Il gestore dell’impianto tecnologico di via Cimitero ha presentato richiesta di modifica in tal senso il 31 gennaio; il 24 marzo quella di inizio lavori, ma risulta quest’ultima inefficace, visto che a causa dell’emergenza sanitaria i termini dei procedimenti amministrativi sono stati sospesi per legge: la comunicazione di inizio lavori, che in genere basta a «dare il la» al cantiere, in questo caso non produrrà conseguenze. E la Giunta ha così colto la palla al balzo per approfondire il tema: non solo è sospesa la pratica edilizia che riguarda l’impianto di via Cimitero, che dovrà peraltro essere sottoposto a una «valutazione degli impatti sulla salute pubblica», ma fino a nuove disposizioni è da ritenersi sospesa anche ogni installazione o implementazione di impianti con tecnologia 5G.

24 aprile 2020

Una epidemia virale si estingue quando il virus che la causa non può più riprodursi.

 Tratto  dalla pagina Facebook del Medico Isde Giovanni Ghirga

Una epidemia virale si estingue quando il virus che la causa non può più riprodursi. Questo accade quando la maggior parte dei contatti di un ospite infetto sono immuni. Questa soglia che corrisponde a quando un'infezione può e non può più diffondersi, definisce la frazione della popolazione richiesta per l'immunità di gregge. La storia moderna è piena di pandemie che hanno modellato lo studio delle malattie infettive. Negli ultimi 200 anni, almeno sette ondate di colera, quattro nuovi ceppi di virus influenzale, tubercolosi e HIV si sono diffusi in tutto il mondo e hanno ucciso almeno 100 milioni di persone. Praticamente tutte le malattie trasmissibili continuano ad evolversi e diffondersi a livello globale una volta che la loro diffusione è iniziata, offuscando i confini concettuali tra una pandemia e una stagione influenzale particolarmente brutta. La durata dell'immunità che rimane dopo aver avuto l'infezione da COVID-19 è sconosciuta e le nuove nascite potrebbero comunque mantenere la suscettibilità della popolazione. Al pari di altri agenti patogeni con simile modalità di trasmissione, il virus SARS-CoV-2 responsabile della COVID-19, probabilmente continuerà a circolare per numerosi anni. La sua estinzione andrà pari passo con la mancanza di soggetti suscettibili. La differenza genetica con gli altri coronavirus fa sì che non competeranno tra di loro, come invece accade per i virus influenzali. Il distanziamento sociale rimane per il virus il suo nemico numero 1 (al momento). La sua efficacia non dovrà essere ridotta dalla riduzione delle restrizioni senza che le persone siano consce dell’importanza del mantenimento di un intelligente distanziamento sociale. 
SCIENCE. Modellazione della dinamica delle malattie infettive
S. COBEY. Published online. 24 APRILE 2020

22 aprile 2020

Coronavirus e qualità dell'aria, nuovi studi: "Inquinamento aumenta rischio di morte"

Tratto da.quotidiano.net

Coronavirus e qualità dell'aria, nuovi studi: "Inquinamento aumenta rischio di morte"


Nuovi indizi rafforzano l'ipotesi che la scarsa qualità dell'aria sia legata a un incremento della mortalità per Covid-19 in certe aree del mondo 

L'inquinamento dell'aria incide sulla letalità del Coronavirus. Il sospetto era già stato sollevato da più parti, ma ora l'ipotesi trova nuovo sostegno in due diversi studi, uno condotto negli Stati Uniti e l'altro incentrato sulla situazione in Europa. 

La prima indagine, condotta dall'Università di Harvard, ha raccolto informazioni sulla qualità dell'aria di 3 mila contee statunitensi, insieme ai dati relativi ai casi confermati e ai decessi per Covid-19 registrati fino al 4 aprile. "I risultati di questo rapporto suggeriscono che l'esposizione a lungo termine all'inquinamento atmosferico aumenta la vulnerabilità verso forme più gravi di Covid-19", scrivono gli autori del paper. 

Nello specifico, il documento dimostrerebbe che a incidere maggiormente sul rischio di morte sia il particolato atmosferico PM 2,5, ossia le polveri con dimensioni minori o uguali a 2,5 micrometri. "Abbiamo trovato prove statisticamente significative", concludono i ricercatori, "che un aumento di un grammo per metro cubo nell'esposizione a lungo termine al PM2.5 è associato ad un incremento del 15% del tasso di mortalità per Covid-19". Il team di Harvard ha tenuto conto di vari fattori che avrebbero potuto distorcere i risultati, tra cui le variabili socioeconomiche e il numero di letti d'ospedale in una determinata zona. 

Una ricerca analoga a cura dell'Università Martin Lutero di Halle-Wittenberg, in Germania, ha invece messo a confronto i tassi di mortalità per Covid-19 con un altro agente inquinante, il diossido di azoto. Si tratta di un gas di norma generato dai processi di combustione, che può provocare danni irreversibili ai polmoni. 

Gli scienziati hanno esaminato i dati del satellite dell'Esa Sentinel 5P, mappando la distribuzione del diossido di azoto in Europa nei mesi che hanno preceduto la pandemia. Parallelamente è stato tracciato il numero di decessi causati dal Coronavirus fino al 19 marzo, in 66 regioni tra Spagna, Italia, Francia e Germania. Su 4.443 persone morte, è così emerso che 3.487 di esse (pari al 78%) erano concentrate in cinque aree situate nel nord Italia e nella Spagna centrale, dove la combinazione tra alti livelli di diossido di azoto e tipo di flussi d'aria impedirebbe un'efficace dispersione dell'inquinamento atmosferico. "Questi numeri indicano che l'esposizione prolungata a questo gas potrebbe essere uno dei fattori che contribuiscono maggiormente alla mortalità causata da Covid-19, in queste regioni e forse in tutto il mondo." 

Lo studio di Harvard è attualmente disponibile in formato pre-print (cioè la bozza non ancora sottoposta a revisione paritaria), mentre il lavoro dei colleghi tedeschi è stato pubblicato sulla rivista Science of The Total Environment. Entrambe le ricerche presentano delle criticità degne di ulteriori approfondimenti; tuttavia secondo gli esperti i risultati preliminari sono già sufficienti per dirci che anche una volta superata l'emergenza da Coronavirus la qualità dell'aria rimarrà uno degli aspetti chiave da monitorare per preservare salute umana.

17 aprile 2020

Si RIDUCE L'INQUINAMENTO a seguito del LOCKDOWN per il CORONAVIRUS: le rilevazioni del SATELLITE.

Tratto da Bmeteo

Europa. Si RIDUCE L'INQUINAMENTO a seguito del LOCKDOWN per il CORONAVIRUS: le rilevazioni del SATELLITE

Le immagini rielaborate del satellite Sentinel-5P evidenziano una riduzione dei biossidi di azoto, fino a -50% nelle grandi città europee

LOCKDOWN PER IL CORONAVIRUS, SI RIDUCE L'INQUINAMENTO IN EUROPA 
- Come era già accaduto in Cina nelle prime fasi dell'emergenza, anche in Europa abbiamo la conferma di una riduzione dell'inquinamento in concomitanza con le restrizioni imposte per l'emergenza Coronavirus. Attenzione: riduzione NON eliminazione. Nello specifico si sono ridotte anche in modo significativo le concentrazioni di biossido di azoto, che sono una parte dell'inquinamento totale, ma comunque dannose per la nostra salute e in particolare proprio per le vie respiratorie. In generale gli ossidi di azoto (NOX) vengono prodotti da tutti i processi di combustione ad alta temperatura (tra i quali impianti di riscaldamento, motori dei veicoli, combustioni industriali), per ossidazione dell'azoto atmosferico e in misura minore per ossidazione dei composti dell'azoto contenuti nei combustibili. Anche gli allevamenti intensivi contribuiscono alle concentrazioni dei nitrati. Il biossido di azoto è un inquinante per lo più secondario, che si forma in atmosfera principalmente per ossidazione del monossido di azoto (la cui formula e NO).
I nuovi dati ricavati dalle rilevazioni satellitari del Copernicus-Sentinel-5P del progetto europeo Copernicus, evidenziano come alcune città europee hanno visto una riduzione degli ossidi di azoto anche del 45-50% rispetto al medesimo periodo dello scorso anno. Più in dettaglio i ricercatori del Royal Netherlands Meteorological Institute (KNMI) hanno monitorato l'inquinamento atmosferico in Europa negli ultimi mesi usando i dati dello strumento Tropomi del satellite Copernicus Sentinel-5P. Le ultime immagini elaborate mostrano le concentrazioni di biossido di azoto dal 13 marzo al 13 aprile 2020 in Europa, che comparate con le concentrazioni medie dello stesso periodo dello scorso anno mostrano riduzioni anche palesi proprio in concomitanza con il lockdown imposto per l'emergenza Coronavirus.
In particolare si evidenzia una riduzione del 49% su Roma, 48% su Madrid, 47% su Milano, 54% a Parigi.


ANCHE LA VARIABILITA' METEOROLOGICA CONTA - 
A tutte le percentuali di riduzione viene però applicato un tasso di incertezza del +/- 15%,indotto dal fatto che la variabilità delle condizioni meteorologiche locali incide in modo assai significativo sulle concentrazioni di biossido di azoto (in particolare pioggia e vento). Per tale motivo l'analisi è su base mensile, in quanto settimanalmente e ancor più giornalmente sarebbe assai difficile sviscerare il contributo meteorologico da altri fattori per la variabilità della concentrazione degli inquinanti (questo tanto più nel Nord Europa, dove la variabilità climatica è mediamente più elevata per il frequente passaggio di perturbazioni con venti spesso più intensi). I prossimi mesi saranno ancora più importanti per analizzare tutti i dati satellitari e, su una distanza temporale assai più lunga, poter effettuare estrapolazioni più accurate circa l'impatto meteorologico sull'inquinamento atmosferico.

07 aprile 2020

CORONAVIRUS: . Appena l’emergenza sarà sotto controllo, bisognerà cogliere l’occasione per pensare seriamente agli errori passati.

 Tratto da Valori









La pandemia che dalla #Cina sta ormai flagellando tutto l’Occidente porterà con sé sconvolgimenti economici e sociali. Appena l’emergenza sarà sotto controllo, bisognerà cogliere l’occasione per pensare seriamente agli errori passati. 
Sarà l’ora delle riforme. Per l’economia, la finanza, il tessuto industriale, la sanità.
 Leggi  l’ interessante  articolo di Valori.it 👇

https://valori.it/leconomia-deve-ripartire-pensando-al-benessere-non-alla-crescita/