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12 aprile 2021

Inquinamento e Covid-19, un approfondimento su Ecoscienza

Tratto da snpambiente

Inquinamento e Covid-19, un approfondimento su Ecoscienza 1/2021

Ambiente e salute è il tema al centro del nuovo numero di Ecoscienza, rivista di Arpae Emilia-Romagna.

La pandemia da Covid-19 ha aperto la strada a ulteriori studi sulla possibile relazione tra qualità dell’aria e malattia. A circa un anno di distanza dall’inizio dell’emergenza sanitaria, la Rete italiana ambiente e salute è stata in grado di chiarire i numerosi fattori confondenti e utilizzare a pieno i tanti dati disponibili. 

Gli studi hanno inoltre evidenziato come possa essere plausibile l’esclusione del ruolo del particolato atmosferico come vettore del virus, ma hanno sottolineato che l’interazione ha risvolti importanti sulla risposta dell’organismo.

Ecoscienza 1/2021, nel suo servizio su Ambiente e salute, presenta qui due articoli che approfondiscono la relazione tra inquinamento e Covid-19.

Approfondire gli studi su inquinamento e Covid-19
Fabrizio Bianchi1, Andrea Ranzi2, Massimo Stafoggia3, Carla Ancona3
1. Istituto di fisiologia clinica, Ifc-Cnr
2. Centro tematico regionale Ambiente, prevenzione e salute, Arpae Emilia-Romagna
3. Dipartimento di epidemiologia, Ssr Lazio

L’inquinamento rafforza gli effetti del Covid-19
Annamaria Colacci – Responsabile Centro tematico regionale Ambiente, prevenzione e salute, Arpae Emilia-Romagna

Vai a Ecoscienza 1/2021

Vai a Ecoscienza hp

28 dicembre 2020

Recommon : Covid 19 e la lobby dell’industria fossile

 Covid 19 e la lobby dell’industria fossile

Una crisi sanitaria globale, l’attenzione planetaria si è concentrata sulla pandemia: i tempi dilatati del lockdown, i lutti che hanno colpito le famiglie, le comunità, i decreti per cercare di risollevare l’economia in crisi, gli stanziamenti europei. Il difficile equilibrismo, che lascia fuori gli emarginati, ha dei risvolti che hanno, a volte, dell’incredibile.

L’industria dei combustibili fossili sta sfruttando la pandemia di COVID-19 per consolidare il proprio potere, accaparrarsi il denaro pubblico destinato alla ripresa e promuovere false soluzioni alla crisi climatica, che non fanno altro che aggravarla.

Questo è il tema della quinta puntata di #Omissis, il podcast prodotto da Re:Common, con la sapiente regia di Angelo Miotto.

Ascoltala ora:


27 settembre 2020

Questa è l’unica possibilità che abbiamo per limitare il riscaldamento globale ma....

 Dalla pagina Facebook del Medico Isde Giovanni Ghirga

La malattia Covid-19 ha devastato l'economia globale e ha costretto i governi di tutto il mondo a riversare trilioni nello sforzo di ripresa.

LA PANDEMIA AVREBBE POTUTO ESSERE IL MOMENTO DECISIVO NELLA LOTTA CONTRO IL CAMBIAMENTO CLIMATICO, UN'OPPORTUNITÀ PER I LEADER DI SALVARE L'AMBIENTE E ORIENTARE IL PIANETA VERSO UN FUTURO PIÙ VERDE.

INVECE, LA CNN HA SCOPERTO CHE ALCUNI DEI PIÙ GRANDI PAESI PRODUTTORI DI COMBUSTIBILI FOSSILI STANNO INIETTANDO DENARO DEI CONTRIBUENTI PER SOSTENERE LE INDUSTRIE INQUINANTI. E NUOVI DATI ESCLUSIVI MOSTRANO CHE QUESTE DECISIONI STANNO PORTANDO IL MONDO UN PASSO AVANTI VERSO UNA CATASTROFE CLIMATICA .

"Questa è l'unica possibilità che abbiamo", ha detto il professor Niklas Höhne, partner fondatore del NewClimate Institute, un think tank sul clima e coautore di un prossimo studio del Climate Action Tracker condiviso con la CNN.

La ricerca mostra che il mondo sta andando ben oltre i suoi obiettivi già insufficienti di limitare il riscaldamento globale al di sotto di 2 gradi Celsius sopra i livelli preindustriali e persegue gli sforzi per limitarlo a 1,5 gradi.

"Siamo in una situazione in cui vengono spesi enormi somme di denaro", ha detto Höhne. "Un'opportunità simile per spendere così tanti soldi dai bilanci pubblici non arriverà nei prossimi 10 o 20 anni".

10 settembre 2020

ISDE Italia per un governo sano dei territori

 Tratto da Isde 


ISDE Italia per un governo sano dei territori: documento in vista delle elezioni amministrative 2020


La recente, e per molti aspetti prevedibile, pandemia da Covid 19, ha evidenziato ancora una volta e in maniera tragica e dolorosa, l’importanza di salvaguardare l’ambiente per tutelare la salute umana e quella di tutte le specie che abitano la Terra.

La diffusione del virus Covid-19 può essere interpretata infatti anche come una sorta di reazione una -tra le altre- allo stato di stress causato al pianeta da sfruttamento e devastazioni ambientali e quindi per prevenire anche nuovi eventi simili dobbiamo di sicuro agire contrastando la perdita di biodiversità, l’alterazione degli habitat, il continuo attentato all’integrità dei territori e i cambiamenti climatici, favorendo processi produttivi industriali ed agricoli basati sull’economia circolare, sostenibili e con il ricorso a fonti energetiche veramente rinnovabili.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità-OMS informa che ogni anno sono circa 12,6 milioni le morti attribuibili all’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, alle esposizioni chimiche, ai cambiamenti climatici e alle radiazioni ultraviolette; ; sempre dai report dell’Organizzazione mondiale della Sanità (http://who.int/phe/publications/air-pollution-global-assessment/en/) risulta che il 92% della popolazione mondiale respira aria inquinata e pericolosa per la salute.

In Italia circa 90mila persone muoiono ogni anno per gli effetti dell’inquinamento dell’aria e ogni giorno mille persone ricevono una diagnosi di cancro e 500 persone ogni giorno muoiono a causa di questa patologia.

E’ sempre più evidente e documentato il legame tra inquinamento ambientale e malattie cardiovascolari, oncologiche, respiratorie, neurodegenerative e dismetaboliche, come l’incremento delle malattie dello spettro autistico. Preservare quindi la salubrità dell’ambiente è condizione necessaria per preservare la salute delle persone e moltissimo si può fare con un governo sano dei territori.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità-OMS, insieme all’intera comunità scientifica raccomandano infatti, e ormai da decenni, di porre come prioritaria in ogni scelta economica, sociale e politica, la tutela della salute che passa ovviamente attraverso scelte che preservino e restituiscano salubrità all’aria, all’acqua, ai suoli e al cibo.

Si tratta quindi, anche in ossequio a molti articoli della nostra Costituzione e in particolare all’articolo 32, di porre in atto politiche e interventi di prevenzione e tutela dell’ambiente, delle modalità di lavoro, rivedendo l’intero assetto del sistema economico di produzione, anche energetico e dei trasporti, non solo su base nazionale e internazionale ma anche a cominciare dai territori e dalle città con appunto un governo sano dei territori.

E’ necessario che ogni scelta in tali ambiti sia preceduta sempre dalla più rigorosa ed obiettiva informazione scientifica così da permettere e promuovere una vera ed attiva partecipazione dei cittadini secondo quanto previsto dalla Convenzione di Aarhus e dall’ordinamento democratico.

In considerazione di quanto sopra affermato, l’Associazione medici per l’ambiente – ISDE individua alcuni principi fondamentali e settori prioritari per una sana politica di salvaguardia dell’ambiente e di tutela della salute.

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 L’INTERO 



04 settembre 2020

COVID-19, studio conferma che inquinamento atmosferico è fattore molto importante

 Tratto da notizie scientifiche 

COVID-19, studio conferma che inquinamento atmosferico è fattore importante

Un nuovo studio conferma che le particelle che sono alla base dell’inquinamento atmosferico possono fare da vettore per virus e batteri ed aumentarne la diffusione. Ciò vale anche per il virus SARS-CoV-2 che ha provocato la pandemia di COVID-19 in tutto il mondo. Si tratta di un collegamento, quello tra le particelle inquinanti presenti nell’atmosfera e il virus SARS-CoV-2, in effetti non analizzato appieno nonostante negli ultimi mesi siano apparsi migliaia di studi che hanno approfondito praticamente quasi ogni argomento possibile riguardante il nuovo coronavirus.

In particolare questo studio ha analizzato la situazione italiana e ha confermato che esiste un’associazione, definita come “significativa”, tra un’esposizione prolungata agli elementi inquinanti nell’aria e la gravità della COVID-19, sia a livello di mortalità che a livello di infettività.
Questi risultati potrebbero spiegare perché il nuovo coronavirus ha avuto un impatto maggiore su determinate regioni italiane piuttosto che su altre: l’inquinamento atmosferico, in particolare quello provocato da particolato fine (PM2.5, ovvero particelle con dimensioni uguali o minori di 2,5 micrometri; un micrometro è un millesimo di millimetro), può rappresentare un fattore ambientale determinante per la diffusione dei virus.

Anzi, il fattore relativo all’inquinamento sembra essere quello che, più degli altri, ha influito sui tassi di mortalità e di diffusione dell’infezione da COVID-19 in Italia.
“Abbiamo anche scoperto che le emissioni delle industrie, degli allevamenti intensivi e del traffico stradale, in ordine d’importanza, potrebbero essere responsabili di oltre il 70% dei decessi da COVID-19 a livello nazionale”, spiegano i ricercatori nel comunicato stampa.

In effetti le regioni settentrionali, tra cui quelle lombarde e venete nonché l’area emiliana, sono sicuramente contraddistinte da una maggiore presenza di fabbriche e aree industrializzate rispetto alle altre regioni del paese. Come ricorda il comunicato stampa che presenta lo studio, un rapporto pubblicato nel 2019 dall’Agenzia Europea dell’Ambiente ha classificato l’area della pianura padana come la regione più colpita dalla concentrazione di elementi inquinanti atmosferici di tutta Europa.

I ricercatori hanno utilizzato anche algoritmi di intelligenza artificiale per capire l’andamento dei contagi e della mortalità, algoritmi che hanno utilizzato anche per prevedere che con un aumento futuro dei livelli di inquinamento tra il 5 e il 10% si potrebbe avere un aumento degli effetti sanitari dei virus simili al SARS-CoV-2 anche fino al 30%, con un aumento potenziale dei decessi compreso tra il 4 e il 14%.
In ogni caso i ricercatori spiegano che cinque province in particolare (Cremona, Lodi, Piacenza, Bergamo e Brescia) hanno mostrato un eccesso di casi e di mortalità che non può essere spiegato solo con l’algoritmo e dunque con il maggior livello di inquinamento atmosferico. Significa che ci sono in ballo altre cause che hanno aggravato ancor di più gli effetti della diffusione del virus. Stessa cosa si può dire per alcune province del sud, tra cui Siracusa, Taranto, Trapani e Agrigento, che hanno mostrato invece una carenza di casi rispetto a quelli che si sarebbero potuti attendere tramite le analisi con gli algoritmi.
Lo studio, pubblicato su Environmental Pollution, è stato realizzato da un team internazionale di ricercatori tra cui Roberto Cazzolla Gatti, professore associato dell’Università Statale di Tomsk, Russia, Alena Velichevskaya, ricercatrice della suddetta università, e da alcuni fisici dell’Università degli Studi di Bari e della sezione di Bari dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) tra cui Nicola Amoroso, Alfonso Monaco e Andrea Tateo.

26 maggio 2020

IL virus COVID 19 e’ meno forte . Svolta in laboratorio.

Tratto da .quotidiano.net

Covid 19. "Abbiamo isolato il virus, è meno forte". Svolta in laboratorio: ecco le prove.

La rivelazione del presidente dei virologi, Caruso: la variante studiata dai miei ricercatori a Brescia è poco aggressiva. "Prima il morbo era una bomba, ora i tamponi sono appena positivi. E anche chi ha una carica virale forte, non ha sintomi"
Brescia, 26 maggio 2020 - Finalmente si può dire: il virus è diventato meno aggressivo in questo fine maggio italiano. Ci pensa il professore Arnaldo Caruso, presidente della Società italiana di virologia (Siv-Isv), a dare una svolta decisa, grazie soprattutto a una scoperta scientifica. "Sì, il nuovo Coronavirus sta perdendo forza", spiega il virologo, dopo che nel laboratorio di Microbiologia dell’Asst Spedali Civili a Brescia, da lui diretto, è stata isolata una variante di virus Sars-CoV-2 "estremamente meno potente, più ‘buona’".
"Mentre i ceppi virali che siamo stati abituati a vedere in questi mesi, che abbiamo isolato e sequenziato, sono bombe biologiche capaci di sterminare le cellule bersaglio in 2-3 giorni – spiega l’esperto –, questo per iniziare ad attaccarle ha bisogno minimo di 6 giorni": il doppio del tempo.
La notizia sarà oggetto di pubblicazione scientifica, ma Caruso vuole anticiparla "per lanciare un messaggio di speranza. Queste varianti virali più attenuate dovrebbero diventare il futuro della probabile evoluzione di Covid-19". Che il nuovo Coronavirus si stia indebolendo è sotto gli occhi di tutti, come dimostrano i bollettini quotidiani che riportano un numero di contagi progressivamente in calo, ma soprattutto le terapie intensive degli ospedali che via via si svuotano. "È tanto vero che sta perdendo forza – sottolinea Caruso, ordinario di Microbiologia e Microbiologia clinica all’università degli Studi di Brescia – che ogni giorno vediamo tamponi naso-faringei positivi non più in modo forte, bensì debole". La prova molecolare di "infezioni molto leggere, quasi inapparenti. Si vede il virus in dosi molto, molto ridotte".
«È successo però – racconta – che mentre ultimamente arrivano tutti tamponi con bassa carica virale, ce ne è capitato uno con carica molto alta e la cosa ci ha stupito". Una sorpresa ancora più grande considerando che "questo soggetto era asintomatico. Siamo dunque andati a isolarne il virus, scoprendo che in coltura era estremamente più debole dei precedenti". Mettendolo cioè a contatto in vitro con cellule buone da aggredire, "non riusciva nemmeno a ucciderle tutte. Anzi, anche solo per cominciare ad attaccarle necessitava di almeno 6 giorni, contro le 48-72 ore sufficienti ai classici ceppi per finire tutte le cellule a disposizione".
Ma Caruso avverte: "Non sappiamo se e quanto circoli questa variante, né se sia geneticamente diversa dalle altre. Possiamo però dire che qualcosa sta succedendo". Che a Sars-Cov-2 qualcosa stia capitando lo hanno messo nero su bianco "colleghi di Hong Kong sulla rivista ‘Emerging Microbes & Infections’: uno studio molto ben fatto – evidenzia Caruso – in cui hanno documentato la minore aggressività di questi virus in vitro e in vivo, sugli animali. Gli autori hanno osservato che queste varianti presentano grosse alterazioni genetiche e anche noi, che stiamo procedendo ai test genetici, speriamo di vedere altrettanto". Non solo. "Rumors nella comunità scientifica – aggiunge – ci dicono che anche negli Usa stanno emergendo evidenze in linea con quelle cinesi e con la scoperta di Brescia".

21 maggio 2020

Patrizia Gentilini: Coronavirus, ‘non si può uscire dalla crisi con quel modello di sviluppo che ha contribuito a crearla’

Tratto da  Il Fatto Quotidiano
Patrizia Gentilini:

Coronavirus, ‘non si può uscire dalla crisi con quel modello di sviluppo che ha contribuito a crearla’

La fase 2 in cui ci troviamo, e che dovrebbe farci uscire gradualmente dall’emergenza causata da Covid-19, è particolarmente delicata e complessa e richiede non solo una attenta riflessione, ma anche partecipazione, confronto e condivisione da parte di tutti. Da più parti si levano voci sulla necessità di un cambiamento e sul fatto che “nulla torni come prima”, ma si profila il concreto rischio che il cambiamento ci sia, ma non nella direzione auspicata e che, sulla spinta della crisi economica e sociale, si facciano passi indietro sul fronte della tutela ambientale.
In momenti di crisi è infatti forte la tentazione di cercare scorciatoie che rischiano però di peggiorare ulteriormente le cose. Pessimo segnale in questo senso è, ad esempio, la recente deroga al clorpirifos, insetticida organofosforico messo al bando in Europa, perché estremamente dannoso per il neurosviluppo, ma subito riautorizzato dalla ministra Teresa Bellanova.
Se partiamo dal presupposto che anche questa pandemia, come pure le precedenti, sia il segnale della rottura del complesso e difficile equilibrio fra uomo e natura, aggravare questa frattura continuando a spargere veleni non potrà che porre le basi per ulteriori disastri, ancor più devastanti data anche la crisi climatica in atto.
Lo stretto legame fra salute e ambiente è fortunatamente sempre più percepito e a questo proposito assume grande rilievo il documento congiunto fra la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici (FNOMCeO) e l’Associazione Medici per l’Ambiente Isde Italia: Covid-19: le lezioni da imparare, gli sbagli da non fare.
Nel documento, già sottoscritto dal Gruppo Unitario per le Foreste Italiane (Gufi), Navdanya International, Federbio e altri, si elencano in modo stringato ma efficace gli errori da non ripetere e le lezioni che il Covid, nostro malgrado, ci impartisce.
Si afferma innanzitutto che il porre la salute al di sopra degli interessi economici – come ripetutamente dichiarato in questi mesi – valga non solo per la pandemia, ma anche per il complesso delle malattie cronico-degenerative, responsabili del 91% della mortalità in Italia e il cui legame con l’inquinamento è fuori dubbio.
Si ribadisce che il depotenziamento dell’assistenza sanitaria, i drastici tagli, l’introduzione di logiche privatistiche e prestazioni a pagamento ha messo a nudo le carenze di un sistema sanitario che va quindi riformato radicalmente e ripensato a partire dai servizi territoriali, fondamentali per soddisfare i reali bisogni di salute.
Altro punto cruciale è la “fragilità” della popolazione, specie anziana, che ha pagato il prezzo più elevato al coronavirus. A tal proposito un recentissimo articolo illustra come la “fragilità” sia dovuta a patologie cronico-degenerative che iniziano sempre più precocemente, a volte addirittura già in età pediatrica, e dimostra come inquinamento atmosferico, interferenti endocrini, mancanza di verde, pesticidi, cambiamenti climatici e innumerevoli altre aggressioni ambientali compromettano i principali meccanismi molecolari che regolano la vulnerabilità individuale e siano alla base della “fragilità” della popolazione.
Il concetto di “One health”, “una sola salute” ovvero che la salute umana è un tutt’uno con quella degli altri ecosistemi e dell’intero pianeta, è il concetto fondamentale da cui ripartire e fortunatamente sempre più condiviso.
Nel documento vi sono non solo attestazioni di massima, ma anche concrete indicazioni quale quella di approvare rapidamente la legge sull’agricoltura biologica da due anni ferma in Senato, la richiesta del blocco totale del consumo di suolo, della messa in sicurezza delle infrastrutture esistenti (strade, ponti etc.), nonché la bonifica delle aree inquinate e la rigenerazione urbana.
Si afferma che l’energia deve provenire da fonti “realmente” rinnovabili, dove “realmente” sottende che siano sostitutive di quelle fossili, fondate su criteri di sostenibilità e a basso o nullo impatto ecologico, ambientale e paesaggistico e che ovviamente si cessi di incentivare l’energia prodotta da processi di combustione, biomasse incluse....
Con altrettanta fermezza si chiede anche “una moratoria sull’implementazione di tecnologie digitali non ancora adeguatamente testate”, considerazione più che mai attuale a fronte dell’implementazione del 5G su cui la comunità scientifica e non solosolleva dubbi più che legittimi.
Il documento conclude che: “Non si può pensare di uscire dalla crisi sanitaria, economica e sociale indotta dalla pandemia rimanendo ancorati o addirittura prigionieri dello stesso modello di sviluppo e di consumo che ha contribuito a crearla”. Questo il forte messaggio che si leva dalla classe medica italiana e che la classe politica non può più continuare ad ignorare!

19 maggio 2020

Salute e clima: due crisi in una

Tratto da Scienza in rete

Salute e clima: due crisi in una 


Per un paio di mesi, il lockdown ha abbassato in modo considerevole le attività produttive e il traffico: con quali effetti sull'inquinamento atmosferico? E soprattutto, cosa possiamo imparare dall'esperienza?
Le misure di lockdown hanno ridotto considerevolmente per un paio di mesi attività produttive e traffico, come probabilmente non era mai successo su scala così estesa. Come ha influenzato questa forzata quarantena le emissioni e le concentrazioni di inquinanti atmosferici e di gas serra? E che prospettive si aprono adesso con la ripresa? Abbiamo cercato di rispondere a queste domande con l’aiuto di Michela Maione, docente di Chimica dell'Ambiente all'Università di Urbino e affiliata a ISAC-CNR, responsabile del programma di monitoraggio di gas climalteranti e inquinanti atmosferici presso l'osservatorio globale del GAW-WMO di Monte Cimone.

Archiviato il caso del particolato carrier, resta il danno degli inquinanti

La questione è già stata ampiamente discussa, ma facciamo un breve riepilogo. La correlazione tra alte concentrazioni di varie forme di particolato atmosferico e insorgenza di casi Covid-19 non dovrebbe eccessivamente stupire, dal momento che, come spiega Maione, «è un dato accettato che il particolato atmosferico, specialmente la frazione con diametro inferiore a 2.5 micron (PM2.5), sia responsabile di 420.000 morti premature all’anno in Europa, delle quali 58.000 in Italia1». Quindi, un conseguente indebolimento generalizzato degli apparati respiratorio e cardiovascolare e del sistema immunitario può verosimilmente fungere da cofattore nell’epidemia; così come, effettivamente, è stato osservato per precedenti epidemie da coronavirus SARS verificatesi in Cina2.
Analogamente, «l’esposizione al biossido di azoto (NO2), uno dei principali inquinanti atmosferici antropogenici prodotto durante i processi di combustione, è responsabile, secondo l’Organizzazione Mondiale di Sanità3, di danni significativi alla salute soprattutto a carico dell’apparato respiratorio. Uno studio tedesco4 riporta come la maggior parte dei casi Covid con esito fatale si sia verificato in cinque regioni in Nord Italia e Spagna che, nel periodo gennaio-febbraio 2020, hanno mostrato i maggiori livelli di NO2 combinati con condizioni meteorologiche che non hanno favorito una dispersione efficiente degli inquinanti», spiega Maione.
Tralasciano gli studi che hanno suggerito la possibilità che le particelle virali potessero anche essere trasportate dal particolato, al momento non sufficientemente approfonditi né vagliati dalla comunità scientifica6,7,8, resta intatto il potenziale sanitario dei vari inquinanti atmosferici, ma anche la possibilità di ridurne efficacemente la concentrazione.
In Europa, infatti, come mostra l’ultimo rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente dal 2000 al 2017, sono diminuite le emissioni della maggior parte degli inquinanti atmosferici; in particolare quelle degli ossidi di zolfo, che sono calate del 62% dal 20009 (Figura1). Dati incoraggianti che mettono in luce la capacità di saper far fronte a queste sfide e che devono spingere a migliorare ancora di più la pianificazione politica su questo....

Lockdown: un esperimento unico per inquinanti e gas climalteranti

È molto probabile che il lockdown abbia mostrato una diminuzione degli inquinanti atmosferici (reattivi) e, in prospettiva, di alcuni gas climalteranti. «I processi di combustione sono la fonte primaria di entrambe le classi di composti, con cocktail emissivi differenti a seconda del settore interessato (trasporti, riscaldamento domestico, industria, ecc.)», spiega Maione. «Il lockdown ha rappresentato quindi una sorta di esperimento unico che ci porterà a comprendere i meccanismi che sono alla base dei fenomeni di inquinamento e il peso relativo, in termini di emissioni, dei diversi settori coinvolti».....

Crisi climatica e probabili conseguenti crisi pandemiche

Mitigare il cambiamento climatico può avere conseguenze importanti anche per quanto riguarda futuri rischi pandemici. L’Organizzazione Mondiale della Sanità11 ci avverte che la crisi climatica in atto potrebbe allargare l’area geografica raggiunta dai vettori di varie malattie infettive, come la malaria o la febbre Dengue. Maione sottolinea, inoltre, come sia «facile vedere uno stretto parallelismo con quanto sta accadendo ora relativamente alla crisi pandemica: gli scienziati da tempo ci hanno informato sui pericoli derivanti dai cambiamenti d’uso del territorio che stanno avvenendo su scale globale (deforestazione, agricoltura, allevamenti) in relazione alla diffusione di virus in grado di effettuare il salto di specie dall’animale all’uomo».
Il rischio è che gli ingenti impegni economici presi a livello internazionale a favore della ripresa dalla pandemia sottraggano le risorse previste dall’Accordo di Parigi per centrare gli obiettivi di riduzione a 1,5-2°C12. Trattare separatamente crisi sanitarie e ambientali globali sarebbe un grave errore, ma tutt’altro che improbabile. «Questi obiettivi - spiega la ricercatrice - sono stati scelti appositamente per poter riuscire a governare i danni inevitabili della crisi climatica: dobbiamo fare in modo di rispettarli, in modo globalmente coordinato, per non doverci trovare ad affrontare effetti ingestibili quando sarà ormai troppo tardi per porvi rimedio».

18 maggio 2020

ISDE Covid-19: le lezioni da imparare e gli errori da non fare

Tratto da ISDE

Covid-19: le lezioni da imparare e gli errori da non fare


ISDE e FNOMCEO lanciano un appello pubblico: cosa ci insegna la pandemia e cosa dovremmo fare per ripartire. 

Come la storia di tutte le epidemie ci ha insegnato, per combattere il Covid-19 è indispensabile tenere insieme la tutela della salute e quella dell’ambiente.
E’ questo l’incipit del documento\appello promosso dall’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente-ISDE Italiaassieme a FNOMCEO ( Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici) con l’adesione, a oggi, di Slow Medicine, WWF, CIPOMO, FederBio, Fondazione Allineare Sanità e Salute, Organismo Toscano per il governo clinico, GUFI, Navdanya International, AIDA, Rete Humus e Terra Nuova Edizioni.
“La pandemia è una chiara espressione dell’ambiente malato e ha dimostrato che potenza economica e tecnologica non sono in grado di evitare enormi danni sanitari e sociali– dichiarano i promotori – dovremmo guardare oltre la mera diffusione del virus per capire la lezione che, nostro malgrado, il coronavirus ci ha imposto. Imparare la lezione che questa emergenza sta duramente impartendo può consentire di essere preparati per i prossimi, probabili, eventi simili.”
Il documento sottolinea che chiari segnali di una presa di consapevolezza e della volontà d’inversione di tendenza potrebbero venire dall’approvazione della legge sull’agricoltura biologica da tempo ferma in Senato, da quella sul blocco totale del consumo di nuovo suolo, dall’adeguata tutela del patrimonio forestale e boschivo (“il polmone verde” del paese), dalla moratoria sull’implementazione di tecnologie digitali non ancora adeguatamente testate. Per la ripresa economica e sociale occorre un grande piano di sviluppo sostenibile basato sulle energie realmente rinnovabili, su un’agricoltura improntata ai principi dell’agroecologia, sul recupero della biodiversità e non su grandi opere impattanti su ambiente e salute. Occorre un piano pluriennale per la messa in sicurezza del suolo e delle infrastrutture esistenti (strade, ponti etc.), la bonifica delle aree inquinate, la rigenerazione urbana, l’adeguamento sismico degli edifici e la messa in sicurezza della rete acquedottistica, il potenziamento della rete ospedaliera pubblica.

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.....Chiari segnali di una presa di consapevolezza e della volontà d’inversione di tendenza potrebbero venire da una serie di misure legislative: 
☑️ approvazione della legge sull’agricoltura biologica 
☑️legge sul blocco totale del consumo di nuovo suolo
☑️un' adeguata tutela del patrimonio forestale e boschivo 
☑️moratoria sull’implementazione di tecnologie digitali non ancora adeguatamente testate. 

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11 maggio 2020

SALUTE: Qualità dell’aria e Covid-19, c’è bisogno di risposte

Tratto da SNPAMBIENTE

Qualità dell’aria e Covid-19, c’è bisogno di risposte


Al via uno studio epidemiologico nazionale su inquinamento atmosferico e COVID-19
Inquinamento atmosferico e COVID-19: è possibile associarli? Per dare delle risposte alle numerose ipotesi emerse su questo possibile legame, tema dibattuto a livello mondiale, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) con il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) hanno avviato uno studio epidemiologico a livello nazionale per valutare se e in che misura i livelli di inquinamento atmosferico siano associati agli effetti sanitari dell’epidemia.
L’ improvvisa e rapida propagazione dell’ pandemia di COVID-19 ha innescato globalmente una intensa attività di ricerca nel settore della prevenzione (sviluppo di vaccini) e nel campo terapeutico-assistenziale, anche per comprendere meglio il processo di trasmissione virale e i possibili fattori sociali ed ambientali che possano contribuire a spiegare le modalità di contagio e la gravità e prognosi dei quadri sintomatologici e patologici associati all’infezione da virus SARS-CoV-2.
In questo contesto, e a seguito di numerose segnalazioni, sta emergendo la necessità di studiare le possibili connessioni tra esposizione a PM ed epidemia di COVID-19.Questo studio epidemiologico segue, infatti, l’avvio dell’altra iniziativa PULVIRUS, promossa da ENEA, ISS e ISPRA-SNPA, che valuterà le conseguenze del lockdown sull’inquinamento atmosferico e sui gas serra e le interazioni fra polveri sottili e virus.
Nel realizzare lo studio, si terrà quindi conto del fatto che la diffusione di nuovi casi segue le modalità del contagio virale e quindi si muove principalmente per focolai (cluster) all’interno della popolazione e si seguiranno approcci e metodi epidemiologici per lo studio degli effetti dell’inquinamento atmosferico in riferimento alle esposizioni sia acute (a breve termine) che croniche (a lungo termine), con la possibilità di controllo dei fattori socio-demografici e socio-economici associati al contagio, all’esposizione a inquinamento atmosferico, all’insorgenza di sintomi e gravità degli effetti riscontrati tra i casi di COVID-19. 
Gli obiettivi dello studio epidemiologico nazionale verteranno sul ruolo dell’esposizione a PM nell’epidemia di COVID-19 nelle diverse aree del paese, per chiarire in particolare l’effetto di tale esposizione su distribuzione spaziale e temporale dei casi, gravità dei sintomi e prognosi della malattia, distribuzione e frequenza degli esiti di mortalità. 
La risposta a tali quesiti dovrebbe essere associata a fattori quali età, genere, presenza di patologie pre-esistenti alla diagnosi di COVID-19, fattori socio-economici e demografici, tipo di ambiente di vita e di comunità (urbano-rurale, attività produttive).
“L’emergenza sanitaria della Pandemia di COVID-19 è una sfida per la conoscenza sotto molteplici punti di vista e non solo quelli oggi centrali sul fronte dei vaccini e delle terapie” ricorda il Presidente dell’Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, sottolineando però che “altri importanti quesiti di ricerca richiedono sforzi congiunti e l’esempio dello studio odierno che mira ad esplorare il possibile contributo dell’inquinamento atmosferico alla suscettibilità all’infezione da SARS-CoV-2, alla gravità dei sintomi e degli effetti sanitari dell’epidemia”, questione oggi molto dibattuta in tutto il mondo. “Su questo tema – continua Brusaferro – assieme a ISPRA-SNPA, stiamo proponendo l’avvio di uno studio epidemiologico nazionale”.
“Il presunto legame tra COVID-19 e inquinamento è argomento divenuto quotidiano nel dibattito mediatico e non solo, suscitando da più parti teorie ed ipotesi che è giusto approfondire ed a cui è doveroso dare una conferma, per quel che ci riguarda, tecnico-scientifica. Anche per questo abbiamo aderito con entusiasmo alla proposta di collaborazione dell’ISS, con cui già dal 2019 condividiamo gli obiettivi di un Protocollo di Intesa sui temi che riguardano i rapporti tra ambiente e salute –  ha dichiarato il Presidente di Ispra e Snpa Stefano Laporta. “Metteremo a disposizione le nostre competenze in materia di qualità dell’aria e di modellistica ambientale, per comprendere gli eventuali effetti associati all’epidemia di CoViD-19. Un esempio concreto per fare rete e integrazione, un’azione congiunta che crediamo potrà supportare anche percorsi futuri”.

Ecco perche’ va chiarito il nesso tra inquinamento e malattie .

Tratto da Il Blog delle Stelle

La salute prima di tutto: il nesso tra inquinamento e malattie



A cura delle commissioni Ambiente di Camera e Senato e della Commissione Affari sociali della Camera

C’è un legame tra inquinamento atmosferico e Covid-19? 
La domanda si è diffusa praticamente insieme al contagio in tutto il Pianeta. Tanti gli studi avviati monitorando i dati attuali e confrontandoli con i livelli di mortalità e le emissioni pre-pandemia sembrano riscontrare conseguenze più pesanti nelle aree piùinquinate del Pianeta. “Non abbiamo ancora prove che colleghino direttamente alla mortalità, ma sappiamo che se si è esposti all’inquinamento atmosferico aumentano le possibilità di essere colpiti più gravemente”, ha affermato la dottoressa María Neira, direttrice della salute pubblica presso l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).
C’è da sottolineare che è ancora presto per avere risultanze definitive e verificate: finora gli studi riportati dai media sono ancora in fase preliminare e necessitano dell’esame di altri scienziati e ricercatori prima di poter considerare “solidi” i loro esiti. Ciò non toglie però che alla luce di quanto emerso finora, l’Oms sta iniziando a suggerire ai diversi Paesi di tenersi pronti alla possibilità che nelle aree con livelli di inquinamento maggiori si possa verificare un tasso di mortalità da coronavirus più elevato. 
Uno dei sospetti sorti di recente ha inquietato molto l’opinione pubblica perché potrebbe riguardare i bambini. Il legame con il Covid-19 è tutto da accertare, ma in alcune zone più colpite dal coronavirus, come in provincia di Bergamo, nel Regno Unito, ma anche in Francia, Spagna e Stati Uniti, si sono verificati più casi del solito di sindrome di Kawasaki nei minori. “In un mese il numero dei casi di malattia di Kawasaki ha eguagliato quelli visti nei tre anni precedenti. Si è calcolato che l’incidenza di questa malattia, nell’ultimo mese, è stata di 30 volte superiore al passato”, ha spiegato Lucio Verdoni, reumatologo pediatra dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Questa sindrome ha genesi multifattoriale ma alcuni studi la correlano all’esposizione a inquinanti atmosferici. Molti altri studi e considerazioni fisiopatologiche sono concordi ed evidenziano che gli inquinanti a cui i bimbi sono maggiormente esposti all’aria aperta sono determinanti. Essendo una sindrome multifattoriale, non si può non ricordare fra i fattori considerati la genetica e i virus, ma è ovvio che evitare almeno uno dei fattori è fondamentale. Ridurre le emissioni in atmosfera in aree impattate a questo punto è ancora più importante.
Le valli di Bergamo, per esempio, sono fra le aree con l’aria più inquinate in Europa, così come Codogno, dove per primo è stato evidenziato il nuovo Coronavirus autoctono. La correlazione fra il nuovo Coronavirus e la sindrome di Kawasaki va studiata e dimostrata. Così come l’auspicio è che lo studio annunciato recentemente da Enea, Iss E Snpa, faccia definitivamente chiarezza sull’effettivo legame fra inquinamento e diffusione del coronavirus. 
Ma il particolato in atmosfera, che può essere un fattore aggravante o comunque una concausa, va in ogni caso ridotto. La stessa letteratura scientifica consolidata mostra come l’inquinamento atmosferico abbassi le difese immunitarie (in particolare le diossine emesse dagli inceneritori, ce ne sono 100 in Lombardia) e aumenti l’infiammazione polmonare (con l’interleuchina 6 che aumenta anche con l’infezione da nuovo coronavirus, con un meccanismo di amplificazione del danno infiammatorio), come incrementi il rischio di polmoniti e di molte altre patologie. Dopo il position paper della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima)del marzo scorso che ha ipotizzato una relazione fra particolato atmosferico in eccesso nei mesi precedenti alla pandemia e i casi del nuovo coronavirus, lo scorso 24 aprile la stessa Sima ha reso noto il ritrovamento di geni virali nel particolato dell’area industriale di Bergamo.
Il ruolo del particolato come aggravante di questa pandemia e come trasportatore del virus va ulteriormente studiato, ma non si può dimenticare che l’Agenzia Ambientale Europea stima per l’Italia oltre 76.200 decessi fra esposizione a particolato in eccesso, a ossidi di azoto e ozono. Dati concordi con i rilievi dell’Organizzazione mondiale della sanità. Se ne deduce che il particolato va ridotto e che in questa fase di ripartenza vanno tenute in considerazione le emissioni in atmosfera, altrimenti si continua ad alimentare a monte nuovi attacchi alla nostra salute e al nostro futuro. 
È anche importante che i dati epidemiologici territoriali vengano messi a disposizione della ricerca universitaria nazionale da parte delle Regioni, in linea con la legge 29 del 2019, sul referto epidemiologico della popolazione, fortemente voluta dal MoVimento 5 Stelle e approvata dal Parlamento, ma non ancora attuata. La via d’uscita da questo coacervo di situazioni pericolose è una sola, ed è rappresentata dall’insieme di diverse azioni: monitorare e pubblicare tutti i dati riguardanti le emissioni inquinanti, studiare tutti i possibili nessi con le patologie in aumento, pianificare la ripartenza puntando sulla riduzione di emissioni di CO2 e su un modello di società davvero sostenibile per la salute e per l’ambiente. 

06 maggio 2020

G GHIRGA:: Il cambiamento climatico è una crisi tanto grave quanto la Covid-19

Tratto dalla Pagina Facebook del Medico Isde Giovanni Ghirga 

Il cambiamento climatico è una crisi tanto grave quanto la Covid-19
04/05/2020. Un nuovo sondaggio Ipsos, condotto in 14 Paesi ha rilevato che globalmente il 71% dei cittadini – e il 72% degli italiani – concorda che il cambiamento climatico è un evento grave tanto quanto la pandemia. 
L’indagine mostra un ampio sostegno alle azioni dei governi per dare priorità al cambiamento climatico nella ripresa economica dopo il Covid-19, con il 65% degli intervistati a livello globale che concorda sull’importanza di questo aspetto. La maggioranza dell’opinione pubblica mondiale (68%) è d’accordo sul fatto che se i governi nazionali non agiscono ora per combattere il cambiamento climatico, deluderanno i propri cittadini e il 57% afferma che sarebbe scoraggiato dal votare per un partito politico le cui politiche non prendono sul serio il cambiamento climatico. Il cambiamento climatico rimane il problema ambientale più importante a livello globale, con il 37% che lo cita come uno dei tre principali problemi ambientali. Altre questioni ambientali importanti per i cittadini sono l’inquinamento atmosferico (33%) e la quantità di rifiuti che generiamo (32%), seguiti dalla deforestazione (26%) e dall’inquinamento idrico (25%). La preoccupazione per le prime quattro questioni è aumentata da due anni. Secondo la ricerca inoltre la maggior parte dei cittadini è disposto ad esercitare il proprio potere d’acquisto: evitare prodotti che hanno molti imballaggi è il cambiamento più popolare, con il 57% a livello globale e condiviso dal 58% dei cittadini italiani. Evitare di acquistare nuovi prodotti condiviso dal 52% dei cittadini globali, risparmiare energia in casa (50%), riciclare (49%) e risparmiare acqua in casa (49%). Anche in questo caso, le opinioni dei cittadini italiani sono molto in linea con quanto affermato dai cittadini a livello mondiale. Il sondaggio è stato condotto online tra oltre 28.000 adulti tra il 16 aprile e il 19 aprile 2020.
Panorama Sanitá 2020.
IN REALTA' I CAMBIAMENTI CLIMATICI SONO UNA CRISI MOLTO PIÙ GRANDE.

28 aprile 2020

Isde: E’ online il video del webinar su Cambiamenti ambientali e Covid-19

Tratto da Isde 

E’ online il video del webinar su Cambiamenti ambientali e Covid-19


ISDE Italia ha organizzato un webinar per approfondire e discutere sui legami tra cambiamenti ambientali e pandemia da SARS-Cov-2 e sul ruolo dell’inquinamento.
Al webinar hanno partecipato Roberto Romizi, medico di medicina generale e Presidente nazionale di ISDE-Italia,  Gianni Tamino, Biologo, Università di Padova e membro del comitato scientifico di  ISDE-Italia, Giuseppe Onufrio, Direttore esecutivo di Greenpeace Italia, Fabrizio Bianchi, epidemiologo di IFC-CNR Pisa e membro del comitato scientifico di ISDE-Italia e Ferdinando Laghi, Medico, Presidente ISDE International.

27 aprile 2020

Lettera al Congresso su COVID-19, Clima e salute.

Tratto in traduzione simultanea da Physicians for social responsability

Il PSR si è unito a migliaia di medici, infermieri e operatori sanitari nel chiedere al Congresso di considerare i danni alla salute dei cambiamenti climatici nella legislazione COVID-19. È fondamentale che il Congresso utilizzi saggiamente gli ingenti investimenti della legislazione sulla risposta al coronavirus per costruire la resilienza di fronte alle future pandemie e alle minacce alla salute pubblica legate al clima. Questa lettera delinea i passi chiave che il Congresso può prendere

Lettera al Congresso su COVID-19, Clima e salute


13 aprile 2020
L'onorevole Nancy Pelosi
altoparlante
Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti
H-232, Il Campidoglio
Washington DC 20515
L'onorevole Mitch McConnell
Leader di maggioranza
Senato degli Stati Uniti
S-230, Il Campidoglio
Washington DC 20510
L'onorevole Kevin McCarthy
Leader di minoranza
Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti
H-204, Il Campidoglio
Washington DC 20515
L'onorevole Chuck Schumer
Leader di minoranza
Senato degli Stati Uniti
S-221, The Capitol
Washington DC 20510
Leader onorevoli,  
Congratulazioni per aver ottenuto il sostegno schiacciante per il pacchetto di misure del 27 marzo per aiutare il paese attraverso la crisi COVID-19. Mentre continui il tuo lavoro per affrontare gli impatti sulla salute e sull'economia della pandemia di COVID-19, le sottoscritte organizzazioni mediche e di salute pubblica ti esortano a progettare una legislazione che protegga gli americani dalle emergenze della salute pubblica, sia ora che in futuro. Investire nella sanità pubblica è vantaggioso per le comunità americane, in particolare alla luce degli ulteriori danni alla salute creati dai cambiamenti climatici.
COVID-19 dimostra chiaramente che dobbiamo prestare attenzione agli esperti di scienza e salute e che prima agiremo per prevenire e prepararci al peggio, più vite verranno salvate. Gli investimenti ora possono prevenire future emergenze sanitarie, comprese sia future pandemie sia il peggioramento degli impatti sulla salute dei cambiamenti climatici. Gli impatti sanitari, economici e sociali del riscaldamento climatico si stanno già verificando e saranno devastanti senza agire ora per mitigare i cambiamenti climatici e prepararsi per i suoi impatti ampiamente riconosciuti. Questi includono caldo estremo, tempeste, inondazioni e incendi (con i relativi danni alla salute); cambio della trasmissione di zanzare e malattie trasmesse da zecche; e minacce al nostro cibo e alla fornitura di acqua potabile pulita.  
È della massima importanza che il Congresso utilizzi saggiamente gli ingenti investimenti della legislazione sulla risposta al coronavirus per rafforzare la capacità di resistenza di fronte a queste minacce per la salute pubblica legate al clima. Il riscaldamento e gli incendi aumentano anche l'inquinamento da ozono e particolato e le prime prove suggeriscono che un'esposizione costante all'inquinamento atmosferico può rendere le persone più sensibili ai sintomi di COVID-19. La crisi COVID-19 sta già ostacolando gli sforzi di preparazione agli incendi e potrebbe porre così tanto stress sul nostro sistema sanitario che ostacolerà la risposta sanitaria richiesta per gli incendi e le emergenze inondazioni.  
Ti invitiamo a fare riferimento all'Agenda per le politiche allegata mentre progetti una legislazione aggiuntiva. In questo modo il Congresso sarà fermamente in grado di affrontare le preoccupazioni della comunità sanitaria ( vedi ClimateHealthaction.org ).
1. Fornire ai dipartimenti sanitari locali e statali i finanziamenti necessari per identificare, preparare, monitorare e rispondere alle minacce emergenti, siano esse pandemie o cambiamenti climatici.  
2. Investire nel nostro sistema sanitario per garantire che gli operatori sanitari dispongano delle risorse e delle strutture di cui hanno bisogno per essere preparati di fronte alle crisi sanitarie e climatiche.
3. Avviare la necessaria trasformazione dei nostri sistemi energetici, di trasporto e agricoli per mitigare i cambiamenti climatici e proteggere la nostra salute ora e per il futuro. È giunto il momento di raddoppiare le politiche a favore delle energie rinnovabili e dell'efficienza energetica; costruzione di elettrificazione e weatherization; trasporto pubblico e infrastrutture di trasporto attivo; camion, autobus e automobili a emissioni zero.
4. Migliorare la resilienza della comunità garantendo l'accesso a cibo economico e sano, acqua potabile pulita, spazio verde ed ecosistemi sani.
5. Promuovere una transizione equa per alleviare gli impatti su lavoratori e comunità colpiti da perdite legate alla politica climatica e COVID-19 attraverso maggiori investimenti nella formazione e sviluppo della forza lavoro, programmi di assunzione locali e infrastrutture guidate dalla comunità.
6. Attuare politiche permanenti per sostenere la salute di tutti e proteggere le popolazioni più vulnerabili, come i congedi di malattia retribuiti, i congedi medici familiari retribuiti, i salari di sussistenza e la sicurezza economica.
Questi investimenti possono migliorare la salute della comunità, ridurre i costi dell'assistenza sanitaria e ridurre il rischio di impatti catastrofici sulla salute. Ad esempio, ripulire i sistemi energetici e di trasporto della nazione riduce l'inquinamento atmosferico che aggrava l'asma, le malattie cardiache e il diabete, il che non solo danneggia chi soffre di queste condizioni, ma aumenta anche il rischio di esiti avversi COVID-19. Ti invitiamo a non annullare o rinunciare alla protezione della salute pubblica o ambientale né a sovvenzionare l'industria dei combustibili fossili come parte di qualsiasi accordo di stimolo.  
Infine, gli Stati Uniti hanno perso tempo prezioso perché gli americani non sono stati informati in anticipo sulla potenziale gravità della minaccia del coronavirus. Ti chiediamo di fornire finanziamenti ai dipartimenti sanitari locali per coinvolgere e informare pienamente le loro comunità in modo che le persone abbiano le conoscenze, le capacità e la volontà di supportare e attuare in modo proattivo le azioni a volte difficili necessarie per proteggere la salute nell'era delle pandemie e del clima modificare.
Siamo pronti ad aiutarvi a progettare la prossima legislazione di emergenza che affronti gli impatti sanitari ed economici di COVID-19 attraverso investimenti che creano ed espandono gli sforzi di resilienza climatica statale e locale e proteggono le nostre comunità e i nostri bambini. La lezione di COVID-19 è di ascoltare gli avvertimenti degli operatori sanitari e degli esperti di salute pubblica.Per favore ascoltaci ora. Il cambiamento climatico è un'emergenza sanitaria incombente.  
Cordiali saluti,
Mona Sarfaty, MD MPH FAAFP 
Direttore esecutivo 
Consorzio della Società medica per il clima e la salute
msarfaty@gmu.edu
Gary Cohen
Il presidente / fondatore
Assistenza sanitaria senza danni
gcohen@hcwh.org

Katie Huffling, CNM RN FAAN 
Direttore esecutivo 
Alleanza di infermieri per ambienti sani
katie@envirn.org

Jeff Carter, JD 
Direttore esecutivo  
Medici per la responsabilità sociale
jcarter@psr.org