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10 febbraio 2021

PARERE ISS :VALUTAZIONE DELLO STUDIO VIS inerente il progetto di realizzazione della nuova unita’ a ciclo combinato nella centrale termoelettrica di Vado Ligure- Quiliano


E’ stato pubblicato sul Ministero dell’ Ambiente il parere dell’ Istituto di Sanità  (datato 26/1/2021) inerente il progetto di realizzazione della nuova unita’ a ciclo combinato nella centrale termoelettrica di Vado Ligure e  Quiliano 



Per approfondimenti link alla 
documentazione integrale sul sito del Mise
Riportiamo solo alcune parti per opportuna conoscenza.

......Descrizione dei PROFILI DI SALUTE 
ante operam e STIME DI IMPATTO 
Per quanto riguarda i profili di salute delle popolazioni interessate dalle emissioni dell’opera in esame Post Operam e le stime di Health Impact Assesment tramite approccio epidemiologico, la VIS va integrata con informazioni necessarie attualmente non presenti.....

.......Dopo aver riportato il dettaglio dei risultati ,nelle conclusioni vanno riassunti quelli più rilevanti..Questi ultimi riguardano l’insieme dei comuni di interesse ,distinguendo il profilo di salute generale , da quello  specifico associato ai soli inquinanti emessi dall’opera in esame.

..... E’ necessario produrre una rappresentazione complessiva dell’ impatto delle singole patologie considerate per la popolazione target .Tale valutazione complessiva va rappresentata in forma tabellare con indicazione per ogni causa o gruppo di cause per cui è disponibile dose-risposta .....

Lo studio di VIS richiede di essere ADEGUATAMENTE APPROFONDITO  secondo tutte le richieste illustrate nei paragrafi precedentemente descritti 

SI RILEVA INOLTRE LA NECESSITÀ DI INSTAURARE UN RAPPORTO COLLABORATIVO CON GLI ENTI TERRITORIALI COMPETENTI PER I DIVERSI ASPETTI AMBIENTALI E SANITARI ....

12 gennaio 2017

Riapertura della centrale a carbone di Genova: “danno ad ambiente e concorrenza”

Tratto da  Qualenergia

Riapertura centrale a carbone di Genova: “danno ad ambiente e concorrenza”

Il MiSE, su sollecito di Terna, richiama in servizio l'impianto a carbone Enel di Genova Sampierdarena, per compensare le mancate importazioni dalla Francia. Il WWF annuncia una segnalazione all'UE: la decisione violerebbe le regole del libero mercato, oltre a far male a ambiente salute.
Ferma dall'estate scorsa e avviata alla dismissione, l'unità 6 da 136 MW della centrale a carbone Enel di Genova dovrebbe riprendere a funzionare temporaneamente nei prossimi giorni.
A richiamarla in servizio il ministero dello Sviluppo economico che, su sollecito di Terna, ha chiesto a Enel di rinviare la chiusura di alcune centrali nell'area del nord-ovest, a cominciare dall'impianto a carbone di Genova Sampierdarena.
La misura precauzionale dovrebbe essere temporanea ed è giustificata dal fermo nucleare francese.
Una scusa che non regge, secondo il WWF, “perché nel Nord Italia ci sono moltissime centrali a gas a ciclo combinato, più efficienti e meno impattanti dal punto di vista sanitario e ambientale.”
“Siamo in grado di produrre quasi 117 GW di energia elettrica a fronte del massimo picco di domanda interna di 60,5 GW. In realtà, si riapre al carbone dopo che erano venute prese di posizione e impegni formali per l’abbandono di questa fonte pericolosa sia per la salute che per l'ambiente e letale per il clima, dato che produce 2 volte di più CO2 delle centrali a gas”, dichiara Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia.
La richiesta di riapertura di Genova – denuncia l'associazione - si configura addirittura come “una violazione del libero mercato”, dal momento che Enel è diventata una spa e ci potrebbero essere altri operatori interessati a soddisfare la domanda di energia francese o il mancato acquisto dell’energia nucleare d’oltralpe “a fini speculativi, visto che viene rivenduta a caro prezzo e importata praticamente a costo zero, non perché ne abbiamo bisogno”.
L'associazione annuncia una segnalazione all'Unione Europea.
La centrale a carbone di Genova era originariamente costituita da tre gruppi, per complessivi 295 MW, realizzati negli anni ‘50. Le due unità più piccole e vecchie sono state messe fuori servizio nel 2012 e nel 2014, mentre la terza unità (da 155MW) doveva essere chiusa entro il 2017 (anno per cui è comunque autorizzata a funzionare per 2.000 ore).
Nel 2015 l’impianto, pur con la sola unità da 155 MW ha emesso 807.445 tonnellate di CO2, emerge dal dato ufficiale ETS.

Leggi anche su Genova 24

Centrale a carbone di Genova, Legabiente: “Riaprirla è sbagliato e pericoloso”

Genova. Per Legambiente il riavvio della centrale termoelettrica a carbone di Genova, ventilato da una sorta di “necessaria solidarietà energetica” verso la Francia, che ha ferme alcune delle proprie centrali nucleari e ha necessità di importare energia elettrica è sbagliato e pericoloso.
“Si riattiva una sorgente tra le più inquinanti per la nostra città che da metà agosto 2016 aveva smesso di bruciare carbone e si allontana la sua dismissione – chiarisce Santo Grammatico, presidente di Legambiente Liguria – ci risulta infatti che il Ministero per lo Sviluppo Economico (MISE) e Terna considerino questa centrale strategica per la produzione energetica. I Paesi europei hanno una fitta rete elettrica interconnessa con cui potersi scambiare energia e prima di riavviare le centrali più inquinanti, che danneggiano ambiente e salute dei cittadini, si dovrebbero attivare quelle a produzione meno impattante”.
“Questa solidarietà – conclude Grammatico – è in verità una giustificazione per sostenere ancora una volta la lobby del combustibile fossile tra i più inquinanti al mondo, ma anche tra i più economici a causa dell’eccesso di offerta di carbone sui mercati mondiali delle materie prime. Ma la sua economicità è solo apparente: una recente ricerca ha stimato, a livello europeo, costi sanitari dalla combustione del carbone compresi tra 32,4 e 62,3 miliardi di euro all’anno”.
Per questo Legambiente Liguria chiede a MISE e Terna di rendere operative le procedure per la definitiva dismissione della centrale senza ulteriori rinvii.

06 febbraio 2016

Trivelle, vittoria dei movimenti grazie al referendum: il MiSE rigetta 27 istanze


Trivelle, vittoria dei movimenti il MiSE rigetta 27 istanze 2

(Rinnovabili.it) – Un fulmine a ciel sereno nella battaglia sulle trivelle. Il Ministero dello Sviluppo Economico ha diffuso il Bollettino degli idrocarburi (BUIG) di gennaio 2016, in cui rende noto di aver adottato 27 provvedimenti di rigetto delle richieste di permessi e concessioni volte alla ricerca ed estrazione di gas e petrolio entro le 12 miglia marine. Le 9 istanze interamente ricadenti entro le 12 miglia sono state respinte, mentre le 18 parzialmente ricadenti entro le 12 miglia sono state rigettate per la parte interferente, annunciando una riperimetrazione delle aree.
«Gli effetti della proposta referendaria iniziano a dare dei frutti – è l’incipit di una nota del Coordinamento nazionale No Triv – Si tratta di una prima concreta vittoria, ottenuta grazie al referendum».

Si tratta di un «primo e concreto risultato», secondo i No Triv, ed è frutto della pressione di questi mesi in cui il governo ha tentato (senza successo) di evitare la consultazione con alcune modifiche inserite nella legge di stabilità. Sono proprio queste modifiche ad aver costretto il Ministero a rimandare al mittente le 27 istanze.
«Ora, tuttavia, è necessario andare fino in fondo – non fanno sconti i movimenti – I provvedimenti di rigetto del governo riguardano solo i procedimenti in corso entro le 12 miglia marine, ma non i permessi e le concessioni già rilasciati, come per esempio il recente permesso di ricerca che interessa le Isole Tremiti».

Altre sorprese in arrivo per le trivelle?

Trivelle, vittoria dei movimenti il MiSE rigetta 27 istanzeEcco perché i promotori della campagna referendaria, incassato il parziale successo, dovranno continuare a lavorare sodo per convincere l’opinione pubblica ad esprimersi nella data che verrà fissata nei prossimi giorni. Entro il 7 febbraio, infatti, la Corte Costituzionale comunicherà formalmente alle istituzioni la sentenza del 19 gennaio, con la quale afferma l’ammissibilità del quesito rimasto in vigore dopo gli arrembaggi dell’esecutivo. Resta da vedere se l’esecutivo acconsentirà a indire un election day, accorpando la consultazione al primo turno delle amministrative di giugno.
«Il voto dei cittadini si caricherà anche di un forte significato politico – mette in chiaro il Coordinamento No Triv – Decidendo di cancellare la norma che al momento consente alle società petrolifere di estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia senza limiti di tempo, potranno dare anche un chiaro segnale al governo, e cioè che occorra uscire progressivamente e rapidamente dall’era del petrolio, investendo nelle energie rinnovabili e favorendo la riconversione ecologica dell’economia».
Le sorprese potrebbero essere appena iniziate. Pende infatti, davanti alla Consulta, un ricorso promosso da 6 Regioni italiane (Basilicata, Liguria, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto). Se venisse accolto, potrebbero resuscitare altri due quesiti sulle trivelle ora neutralizzati dalle modifiche della legge di stabilità: quello relativo alla proroga dei titoli sulla terraferma e quello sul Piano delle aree.

15 novembre 2014

TIRRENO POWER -Parere istruttorio , modifiche in forse . LA COMMISSIONE NON CAMBIA IDEA:

Immagine tratta da La Stampa di oggi 



DIRIGENTE MISE in Procura " Energia, oggi in Italia la capacità produttiva è sovrabbondante."

........Un atteggiamento che è stato interpretato, al di là delle dichiarazioni formali, come un «no» ufficioso alla possibilità di modificare le conclusioni del parere istruttorio che quindi potrebbe andare in conferenza dei servizi così com’ è. E di conseguenza sarebbe ritenuto «irricevibile» dall’azienda. A quel punto i margini di trattativa sarebbero di fatto azzerati: prendere o lasciare.
Uno scenario che, per azienda e lavoratori, appare drammatico già da oggi.
In questi giorni, oltretutto, si sta combattendo neanche troppo sottotraccia una battaglia mediatica che ha visto dichiarazioni contrapposte da parte di sindacalisti, esponenti di spicco del settore energetico nazionale, rappresentanti del governo.
Mercoledì i vertici dell’azienda e i sindacati erano tornati da un incontro al ministero dello Sviluppo economico con una importante rassicurazione, così sintetizzata da un comunicato ufficiale del Ministero stesso: «E’ emerso con chiarezza che il Mise ritiene quella di Vado una centrale importante per il territorio e per il sistema energetico italiano».
Il vertice romano era presieduto da Giampiero Castano, responsabile dell’Unità di gestione delle crisi aziendali.
Praticamente nelle stesse ore, però, in Procura a Savona - nel corso di un’audizione davanti al procuratore Granero e al sostituto Paolucci - il direttore generale del settore mercato elettrico dello stesso ministero, Rosaria Fausta Romano, aveva dichiarato cose un po’ diverse: ad esempio, che «la capacità produttiva di energia in Italia è ampiamente sovrabbondante».

Due dirigenti, due tesi per certi versi contrapposte? Chissà. Di sicuro in queste settimane il refrain sulla necessità di«sfoltire» la produzione energetica nazionale è continuo.
Lo ha dichiarato l’amministratore delegato di Enel, Starace («le centrali a carbone nei centri urbani non sono riconvertibili e vanno chiuse»), lo ha ribadito con altri 
argomenti il collega Del Fante, ad di Terna (il maggior gestore di reti elettriche), il quale in una lunga audizione al Senato ha affermato che l’Italia ha raggiunto un margine di riserva di generazione elettrica di ben 24,8 gigawatt rispetto ai «soli» 1,3 gigawatt di 10 anni fa, a fronte di una domanda pressoché stabile tra 2010 e 2013.
Sfoltire, insomma. Chiudere, depotenziare. E il viceministro dello Sviluppo Economico, De Vincenti, parlando in un convegno a Milano, aveva anche quantificato: dovrà chiudere una centrale su quattro.

23 ottobre 2014

REALACCI - Buone notizie per la Calabria e per Saline Joniche : la centrale a carbone non serve più

Tratto da  Zoomsud
  REALACCI(PD) Per la Calabria buone notizie: la centrale di Saline non serve più
''Buone notizie per i cittadini calabresi e il futuro di Saline Joniche: c’è spazio per fermare da subito l'anacronistico e antieconomico progetto di realizzare una centrale a carbone nel comune di Montebello Jonico. Un progetto vecchio che non ha più senso''. Lo afferma Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera,(PD)) commentando la risposta del Mise alla sua interrogazione sulla costruenda centrale a carbone di Saline Joniche.
''E' chiaro infatti - aggiunge - non c’è bisogno di nuove centrali elettriche tradizionali, visto che già oggi abbiamo piu' impianti energetici convenzionali di quelli che servono al Paese. Tanto che la stessa Enel ha annunciato non solo di rinunciare alla conversione a carbone di Porto Tolle, ma anche la chiusura di 23 centrali termoelettriche alimentate a fonti fossili. Il rilascio dell'autorizzazione da parte del Mise e' infatti subordinato per legge al parere motivato della Regione.
Questo, in sintesi, quanto emerge dalla risposta del Ministero dello sviluppo economico all'interrogazione n.4-05632 di cui sono primo firmatario, sottoscritta anche dai colleghi, Oliverio, Magorno e Covello''.
''Nella risposta del Mise, infatti, e' scritto - aggiunge Realacci - nero su bianco che la Regione, con un eventuale rifiuto al rilascio dell'Intesa per la realizzazione della centrale puo' determinare il diniego al rilascio dell'autorizzazione alla sua realizzazione, una interpretazione confermata anche dalla sentenza n.6 del 13 gennaio 2004 della Corte Costituzionale. Parere motivato e dettagliato che pero', a detta del Mise, la Regione non ha ancora formalizzato. Anziche' puntare sul carbone, il combustibile fossile piu' inquinante che c'e', alimentando l'eccesso di impianti energetici convenzionali che gia' oggi caratterizza il Paese, la Calabria puo' dunque avere un futuro migliore e scommettere su un piano di sviluppo sostenibile per Saline Joniche centrato sulla tutela e la valorizzazione delle risorse ambientali e culturali calabresi, per lottare contro le organizzazione mafiose e pericolose come la 'ndrangheta, migliorare la qualita' della vita e attrarre nuovi investimenti e flussi turistici nell'Area Grecanica''. 
''Vale la pena ricordare - conclude Realacci - che sul progetto di Saline Joniche pesano non solo la ferma opposizione di Enti Locali, associazioni, liberi cittadini e diversi ricorsi al Tar, ma anche l'uscita dal progetto del socio .di maggioranza, il gruppo svizzero a partecipazione pubblica Repower Ag, arrivata a seguito del referendum popolare del settembre 2013 che ha stabilito che le aziende svizzere a partecipazione pubblica non possono investire in centrali a carbone neanche al di fuori dei confini nazionali.

Quando basta, insomma, per tirare con decisione il freno a mano su questo progetto antieconomico, contro l'ambiente e non guarda al futuro''.
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Buone notizie per gli amici calabresi per loro il carbone pare non serva più è antieconomico e non guarda al futuro .... 
Per noi in Liguria  una parte politica poco lungimirante lo privilegia ancora nonostante le numerosissime evidenze di serie problematiche connesse con la combustione del carbone per la salute dei cittadini e per l'ambiente .....
ci sarebbe  ancora secondo un Onorevole ligure .....la necessità di un chiarimento sulle reali condizioni di salute della popolazione, e conseguentemente sui livelli di emissioni tollerabili......
IL PRINCIPIO DI PRECAUZIONE  E' POCO NOTO ALLA POLITCA .............PER I FIRMATARI  SONO FONDAMENTALI I LIMITI DI EMISSIONE CHE NOI E IL NOSTRO AMBIENTE RIUSCIAMO ANCORA A TOLLERARE......
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Leggi su Ninin 

Interpellanza  PD su Tirreno Power.

 La vetustà degli impianti stessi, insieme alle condizioni di esercizio, costituiscono ormai da tempo un fattore riconosciuto di grande criticità . l’11 marzo 2014 il GIP di Savona, su richiesta della Procura della Repubblica ha disposto il sequestro cautelativo dei gruppi VL3 e VL4 della centrale termoelettrica Tirreno Power di Vado -Quiliano, e l'interruzione dell'esercizio; il provvedimento del GIP contestava il mancato adeguamento alle prescrizioni dell’AIA e si era basato, tra l’altro, sulle risultanze di una perizia della Procura sugli effetti ambientali e sanitari dell’attività della Centrale Tirreno Power sulla popolazione locale....

.....la necessità di un chiarimento sulle reali condizioni di salute della popolazione, e conseguentemente sui livelli di emissioni tollerabili; per sapere se, alla luce della complessità della vicenda, ritenga che essa debba essere assunta dalla Presidenza del Consiglio, come richiesto anche dalle istituzioni e forze sociali del territorio se il Governo, i Ministeri competenti o gli Istituti preposti abbiano realizzato proprie perizie, valutazioni e verifiche, ed eventualmente con quali risultati.......

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