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08 maggio 2015

Ddl ecoreati, non è la volta buona : purtroppo, l’esperimento è andato male.

Tratto da Il Fatto Quotidiano

Ddl ecoreati, non è la volta buona                     di  

Per il disegno di legge che introduce i delitti contro l’ambiente nel codice penale doveva essere “#lavoltabuona.”
Ma dato che lo slogan rientrava, insieme a qualche altro migliaio, tra quelli brevettati dallo statista di twitter, le associazioni di tutela dell’ambiente e della salute pubblica più importanti del paese avevano ripiegato su un più modesto “#neancheunavirgola”.
Questo era l’appello che esse avevano lanciato alla Camera dei deputati: il ddl all’esame di questo ramo del Parlamento per la seconda volta (dopo la prima positiva lettura risalente all’ormai remoto febbraio 2014) avrebbe dovuto esser approvato senza che gli fosse cambiata neanche una virgola, per l’appunto, rispetto al testo licenziato dal Senato due mesi fa, sì che questa approvazione, di una legge che si attende da quasi trent’anni, fosse quella definitiva.
Purtroppo per loro, le associazioni ambientaliste non dispongono del potere di imporre voti di fiducia al Parlamento per far diventare un hashtag legge dello Stato.
E, purtroppo per tutti noi, la tutela dell’ambiente italico nella scala di valori di questo frizzante, ma non per questo meno autorevole, esecutivo occupa un posto assai lontano, verso il basso, da quello dell’Italicum.
A completamento di questo scenario già di suo poco esaltante per le prospettive per il provvedimento legislativo in questione, poi, v’è il dato per cui la medesima difesa dell’ambiente è ampiamente sopravanzata, in quella stessa gerarchia di priorità governative, da altri “valori”. Tipo gli interessi dei petrolieri, messi in pericolo da una norma introdotta dal Senato, il divieto, penalmente sanzionato, del cosiddetto “air gun”, la tecnica per la ricerca di idrocarburi in mare con esplosioni ad aria compressa.
Il combinato disposto di tutti questi fattori ha prodotto l’effetto più logico durante la votazione di due giorni fa alla Camera: con la fattiva collaborazione del governo, in particolare del Presidente del Consiglio e di quello che risulta il Ministro dell’Ambiente (i cui principali titoli di competenza in materia ambientale, stando a quello che si legge nella sua pagina ufficiale sul sito del Ministero da lui diretto, sono l’aver svolto “consulenza fiscale, civilistica e societaria per primarie società ed istituti di credito”), l’apposita maggioranza ha soppresso l’esecrata norma.
E poco cale a questo esecutivo e alla medesima maggioranza che la tecnica in questione sia duramente stigmatizzata da ampi settori della comunità scientifica per la sua “enorme impronta ambientale”; tanto che 75 scienziati statunitensi hanno rivolto, due mesi fa, al presidente Barack Obama un appello perché vieti il ricorso a questo strumento lungo le coste Usa del medio e del sud Atlantico: per la ragione che esso comporta “un rischio inaccettabile di danni seri alla vita del mare a livello di specie e di popolazioni, la cui piena entità sarà pienamente compresa solo molto dopo che il danno sarà statofatto.”
Come sempre, però, in Italia, specie a livello di “classi dirigenti” (per così dire), la situazione è grave ma non è seria, per mutuare la celeberrima intuizione del grande Flaiano: nonostante il livello della questione, infatti, secondo il Ministro della Giustizia l’emendamento che, in Senato, aveva introdotto il divieto di air gun nel ddl sugli ecoreati era nient’altro che “una polpetta avvelenata”.
È una rivelazione confortante per le sorti della tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini di questo paese e ulteriormente nobilitante per molti loro rappresentanti istituzionali.
Specie in considerazione del fatto che il ddl sta tornando proprio in Senato, dove i numeri e le “sensibilità politiche” sul tema, e dunque le prospettive per il provvedimento, risultano, se possibile, ancora meno rassicuranti.
Tutto ciò mentre da altre, acute, fonti di natura ambientalista si continua a propalare la tesi per cui questo ddl conterrebbe “norme vergogna”, come l’ormai famigerato “disastro ambientale abusivo”, che sarebbe né più e né meno che un salvacondotto ai grandi inquinatori rispetto ai disastri passati, presenti e futuri da questi causati.
 .....L’unica seria speranza per la tutela dell’ambiente italiano è che questo, a forza di ricevere polpette avvelenate, si mitridatizzi da solo.
Alla coscienza civile di questo paese, purtroppo, l’esperimento è andato male: le continue dosi di veleno che le sono state inoculate nel tempo le sono risultate fatali.

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La verità è che la legge sugli ecoreati ha moltissimi e potenti nemici. In particolare Confindustria la osteggia da sempre, preferendo difendere chi fa profitto calpestando la legalità e la salute dei cittadini ......
Dopo questo stop voluto dal governo Renzi i “criminali dell’ambiente” tornano a sperare, augurandosi che la legge si impantani come è successo già tante volte. Il danno invece è per tutti gli italiani. Siamo un Paese dove imperversa da decenni l’illegalità ambientale: dallo smaltimento clandestino dei rifiuti industriali all’abusivismo edilizio, dalle fabbriche dei veleni come l’Ilva di Taranto alla strage dell’amianto provocata dall’Eternit a Casale Monferrato.....Continua  a leggere qui

21 aprile 2015

Ecoreati, la posizione dei Medici ISDE sulla legge contro i delitti ambientali

Tratto da greenreport


Ecoreati, la posizione dei Medici per l’Ambiente sulla legge contro i delitti ambientali
medici per l'ambiente isde
Il D.Lgs. sui Delitti Ambientali in via di approvazione rappresenta sicuramente un passo in avanti con lo scopo colmare il vuoto normativo presente nella legislazione della Repubblica Italiana in materia ambientale. L’Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia ha ascoltato con attenzione il dibattito che si è sviluppato in questi ultimi mesi tra i giuristi circa pregi ed i difetti del testo di legge in esame.
Le diversità di opinioni attengono sostanzialmente alle scelta se portare ad approvazione la legge in breve tempo – senza incorrere nel rischio di vedere l’Ordinamento Repubblicano ancora privo di leggi efficaci sulla tutela ambientale -, pur riconoscendo i limiti del testo, oppure se migliorarlo per non trovarsi con una norma poco chiara, o addirittura ambigua, che si presti cioè ad interpretazioni giurisprudenziali che non garantirebbero nei fatti né la tutela ambientale, né la salute dei cittadini.
Si ricorda che ISDE Italia si è già espressa in maniera critica sul trittico normativo in materia ambientale (D.Lgs. 23 Dicembre 2013, n. 145, convertito con modificazioni dalla L. 21 Febbraio 2014, n. 9 – noto come Decreto “Destinazione Italia”-; il D.Lgs. n. 91 del 24 Giugno 2014; Decreto-Legge 12 Settembre 2014 n. 133 meglio noto come “Sblocca Italia”) che, in nome della semplificazione, riduce le garanzie di tutela degli interessi collettivi e sposta verso interessi particolari la salvaguardia dell’ambiente e della salute.
In particolare, in materia di rifiuti, le fonti normative emanate con un approccio “emergenziale” rendono palese la volontà del Governo di mantenere in vita, in contrasto con la normativa EU, la vecchia pratica dell’incenerimento, favorendo il trasferimento di rifiuti da una Regione all’altra. Così come in campo energetico indirizzano chiaramente verso la ricerca anacronistica e antieconomica di idrocarburi liquidi e gassosi o di fonti geotermiche, con estese campagne di trivellazioni del sottosuolo e delle profondità marine prospicenti le diverse regioni delle Penisola e delle Isole, in contrasto con tutti gli indirizzi nazionali ed europei verso le fonti rinnovabili e lo sviluppo sostenibile.
Preoccupano, infine, la possibilità che i grandi poli produttivi possano ottenere in fase di AIA valori limite di emissione più elevati e “proporzionati ai livelli di produzione” e la semplificazione delle procedure di controllo tramite l’introduzione del silenzio-assenso.
Questi provvedimenti non vanno nella direzione della prevenzione dell’inquinamento né del miglioramento delle condizioni degli ecosistemi.
In particolare il primo consente ai grandi impianti di continuare ad inquinare e il secondo determina il rischio che i progetti di re-industrializzazione, in assenza di efficaci azioni di bonifica, determinino un ulteriore impatto ambientale e nuove ricadute sanitarie su popolazioni già fortemente provate in termini di morbosità e mortalità.

ISDE Italia auspica che l’approvazione della legge sui delitti ambientali riesca a trovare i giusti contenuti perché il diritto ad un ambiente sano e la difesa della salute vengano concretamente difesi nell’interesse collettivo e non vengano subordinati ad interessi diversi.
di Associazione Medici per l’Ambiente ISDE Italia

16 dicembre 2014

"In nome del popolo inquinato", subito i delitti ambientali nel Codice Penale.Mai più disastri ambientali impuniti.

Tratto da Libero quotidiano.it
"In nome del popolo inquinato", subito i delitti ambientali nel Codice Penale

Roma, 15 dic. - (AdnKronos) - Mai più disastri ambientali impuniti. Con l’inserimento nel Codice penale dei delitti ambientali, in primis quelli di inquinamento e disastro, sarà possibile aiutare magistratura e forze dell'ordine ad assicurare alla giustizia i colpevoli di gravi reati ecologici e mettere un freno alle lucrose attività dell’ecomafia e della criminalità ambientale. Un cartello di 25 sigle (tra associazioni di cittadini, di studenti, di categoria e comitati), promosso da Legambiente e Libera, lancia l’appello al Senato......

Oggi, ricordano le associazioni, chi inquina, nella peggiore delle ipotesi, si rende responsabile di reati di natura contravvenzionale, risolvibili pagando un’ammenda (quando non vanno in prescrizione). Non esistono nel nostro Codice penale, infatti, né il delitto di inquinamento, né tantomeno quello di disastro ambientale. Uno squilibrio di sanzione anacronistico che garantisce spesso l’impunità totale agli "ecocriminali".

A febbraio 2014, la Camera dei deputati ha approvato a larghissima maggioranza un disegno di legge che inserisce 4 delitti ambientali nel nostro Codice penale: inquinamento e disastro ambientale, trasporto e abbandono di materiale radioattivo e impedimento al controllo. Il testo, però, è fermo da mesi al Senato, per alcuni limiti tecnici che, secondo le associazioni, sarebbero facilmente superabili con poche modifiche.

Approvarlo prima possibile rappresenterebbe, invece, una pietra miliare nella lotta alla criminalità ambientale, garantendo una tutela penale dell’ambiente degna di questo nome e, soprattutto, assicurando strumenti investigativi fondamentali per le forze dell’ordine e la magistratura. Per le associazioni firmatarie dell'appello, "serve un ultimo sforzo, perché non c’è più tempo da perdere. In nome di quel popolo inquinato che attende da troppo tempo giustizia, è giunto il momento che ciascuno si assuma le proprie responsabilità davanti al Paese”.

Primi firmatari dell’appello Legambiente, Libera, Aiab, Aiea, Arci, Cia, Coldiretti, Ecoistituto di Faenza, Fai, Federambiente, Forum italiano dei movimenti per l’acqua, Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma, Greenpeace Italia, Lav, Kyoto Club, Link Coordinamento Universitario, Lipu, Isde Italia, Medicina Democratica, Rete della Conoscenza, Rifiuti Zero Sicilia, Touring Club Italiano, Unione degli Studenti, Wwf Italia, Zero Waste Italy.