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26 maggio 2019

CDCA :I conflitti ambientali sorgono quando alle comunità è impedito di partecipare

Tratto da VallediTrianews

I conflitti ambientali sorgono quando alle comunità è impedito di partecipare


Marica Di Pierri è attivista e giornalista, si occupa da anni di tematiche ambientali e sociali. Dirige ed è tra i fondatori del Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali di Roma (www.cdca.it) e di A Sud (www.asud.net). 
Cosa sono i conflitti ambientali?
I conflitti ambientali sono un particolare tipo di conflitto sociale in cui comunità territoriali, comitati, organizzazioni sociali e in generale cittadini si mobilitano contro fattori di rischio ambientale conclamati o potenziali. Si tratta di una dinamica che ha vissuto un aumento esponenziale in termini di diffusione negli ultimi decenni. Discariche, miniere, poli estrattivi o produttivi, infrastrutture ad alto impatto, cementificazione sono tra i fattori che scatenano oggi giorno accesi conflitti in cui le comunità locali si organizzano per rivendicare i propri diritti: ad un ambientale salubre, alla salute, alla partecipazione nei processi decisionali che riguardano il proprio territorio e, dunque, la propria vita. Il CDCA – Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali, nato nel 2007 da un progetto dell’associazione A Sud, si occupa da oltre 10 anni di studiarli e divulgarli, oltre a costruire strumenti di incidenza che possano aiutare le comunità esposte a vedere accolte le proprie istanze di protezione. .... Entrambe le piattaforme sono consultabili gratuitamente sul sito www.cdca.it.
Ogni territorio ha il proprio piccolo / grande conflitto. è possibile secondo te trovare degli elementi comuni?
Ovunque si sviluppino e qualunque ne sia la causa specifica, i conflitti ambientali hanno in comune alcuni fattori. Tra essi, spicca il fatto che essi nascano invariabilmente da una richiesta di partecipazione inevasa. Nei conflitti, le comunità cercano strumenti e spazi per poter far ascoltare le proprie ragioni a chi impone decisioni di fatto non condivise. Si può dire, in sintesi, che l’insufficienza degli strumenti di partecipazione diretta messi a disposizione della cittadinanza sia uno degli elementi che qualificano i conflitti ambientali. 
Ulteriore elemento comune è l’analisi che emerge dal portato delle lotte ambientali. Pochi fenomeni mettono in discussione in maniera radicale, come avviene nei conflitti ambientali, la sostenibilità del modello economico. Un modello rapace e energivoro che consuma risorse ad un ritmo impressionante e viola diritti umani a tutte le latitudini,  contribuisce alla crisi ecologica e climatica globale e al contempo produce disuguaglianza economica e devastazione ambientale a livello locale.
Sebbene i conflitti possano avere delle radici comuni, spesso i movimenti legati a questi sembrano essere miopi rispetto a quanto accade, prestando il fianco a chi sostiene che queste vicende siano solo casi di “nimby”. Quali sono gli errori più comuni che fanno i movimenti?
Non parlerei di errori ricorrenti, piuttosto del fatto che è ricorrente la maniera in cui vengono raccontate le vertenze territoriali da parte dei media e delle istituzioni: si tende a ridurli, per opportunità, a battaglie particolaristiche, in difesa di questo o di quel territorio. In realtà, i comitati coinvolti in dinamiche di conflitto giungono ad una analisi condivisa circa l’insostenibilità del modello estrattivo, produttivo e di smaltimento: ad esempio, chi contesta la costruzione di un inceneritore non chiede che quell’impianto sia costruito altrove, ma difende l’idea che una corretta strategia di gestione dei rifiuti debba escludere l’incenerimento, come pratica non sostenibile e ad alto impatto ambientale e sanitario.
I cambiamenti climatici acuiranno i fenomeni conflittuali?
Li stanno già acuendo. Le stesse battaglie territoriali contro progetti i cui impatti contribuiscono alle emissioni clima alteranti (centrali a carbone, poli petroliferi, raffinerie, industrie etc.) vengono letti e vissuti come istanze che contribuiscono alla sfida globale per il contrasto ai cambiamenti climatici. Allo stesso tempo, gli impatti già visibili del riscaldamento globale, in Italia come nel resto del mondo, stanno scatenando ulteriori preoccupazioni e mobilitazioni contro istituzioni politiche e imprese, affinché ciascun attore assuma le proprie responsabilità in merito. 
A ciò si aggiunga che i flussi migratori che hanno alla base fattori ambientali o climatici sono ormai la categoria più rilevante di migranti forzati e la tendenza peggiorerà nel prossimo futuro.
In definitiva, leggere in maniera complessa le questioni, legando cambiamenti climatici e lotte ambientali e mettendo nella giusta luce quello che i conflitti ambientali ci raccontano e ci consegnano è la sfida che tempo fa abbiamo deciso di accettare. Siamo convinti che il riconoscimento delle istanze di cui sono portatrici le comunità mobilitate possa essere un elemento dirimente, in grado di indirizzare positivamente sia l’opinione pubblica che l’assunzione di decisioni da parte dei decision maker. L’obiettivo finale è spingere verso politiche di gestione dei territori e delle risorse finalmente sostenibili dal punto di vista ambientale e sociale e rispettose dei diritti umani individuali e collettivi.

10 settembre 2015

280 centrali a carbone in UE:COALMAP di CAN EUROPE .Il carbone è veramente il frutto avvelenato nella lotta contro il cambiamento climatico.

Tratto da Spezia Polis articolo di  

grafica Can Europe
COAL IS A HEALTH PROBLEM           IL CARBONE E' UN PROBLEMA PER
                                                                       LA SALUTE
COAL IS A CLIMATE PROBLEM          IL CARBONE E' UN PROBLEMA PER 
                                                                       IL CLIMA
Nonostante la pretesa di essere leader nella lotta contro il cambiamento climatico, l'Unione europea ha ancora circa 280 centrali a carbone, che operano in 22 diversi Stati membri dell'UE. Climate Action Network (CAN) Europe ha visualizzato gli aspetti più cruciali della storia delle centrali a carbone europee in otto diverse mappe tematiche online da oggi qui  http://www.coalmap.eu Una delle mappe raggruppa le storie di 15 conflitti europei, tra i quali i due italiani delle centrali liguri a carbone di Vado Ligure e la Spezia. 

Secondo quanto rilevato da CAN Europe, la maggior parte delle centrali europee ha più di 30 anni, sono pertanto inefficienti, inquinanti e obsolete. La combustione del carbone è una delle maggiori fonti di emissioni di CO2, il principale attore del cambiamento climatico, e provoca 23.000 morti premature di cittadini europei ogni anno. Tuttavia, i paesi europei continuano a investire decine di miliardi nel settore delle fossili, in evidente difficoltà. UE: Leader di quale lotta?

LE MAPPE - Offrono una panoramica della flotta di centrali a carbone funzionanti e di quelle previste visualizzando le informazioni chiave sugli impatti derivanti dalla combustione del carbone in termini di inquinamento e salute. Si evidenzia come i governi siano ancora fortemente coinvolti in questo settore sia attraverso partecipazioni nelle imprese sia grazie alle ingenti sovvenzioni. Attualmente la partecipazione pubblica al business del carbone in Italia riguarda 11 centrali su 13 (circa il 30% di Enel è dello Stato e la maggioranza di A2A è detenuta dai comuni di Brescia e Milano) con previsione di espansione anche all’estero. Il governo del Montenegro infatti ha costruito una partnership con A2A al 42%, che ha dato vita all’utility EPCG per affidare a una società ceca del gruppo Skoda la costruzione di un secondo gruppo a carbone da 253 MW, che affiancherebbe quello già esistente (Mario Agostinelli - FQ)


I CITTADINI CHE RESISTONO AL CARBONE  
- “The Coal Map” presenta quindici segnalazioni di lotte locali e nazionali contro centrali a carbone e miniere. Dalla Scozia alla Turchia, i cittadini e le ONG sono legati a lunghe battaglie legali per sbarazzarsi del carbone. 
E non senza successo: negli ultimi anni, la maggior parte delle nuove proposte di progetti a carbone sono stati cancellati. La lotta locale sta rapidamente trasformandosi in una storia paneuropea contro il carbone.  
In Repubblica Ceca gli esperti legali sono riusciti a legare il destino delle isole della Micronesia all'ampliamento di un impianto di produzione di energia nel paese. In Germania, il dibattito sulla graduale eliminazione del carbone non è più su se, ma su quando e come. 

IN ITALIA, la centrale di Vado Ligure è stata chiusa per ordine del tribunale l'11 marzo del 2014, e alla chiusura delle indagini i reati contestati andavano dal disastro ambientale doloso e disastro sanitario colposo all’omicidio colposo plurimo. 
http://stories.coalmap.eu/?p=196
clicca qui per accedere alla storia di
 Vado Ligure
Dopo l'ultimo colpo messo a punto - con la partecipazione all'assemblea generale degli azionisti di Enel lo scorso 29 Maggio ha strappato a Francesco Starace la data di fine vita per la centrale della Spezia che ha compiuto 50 anni nel 2012 - il Comitato SpeziaViaDalCarbone prosegue la sua battaglia.
 
http://stories.coalmap.eu/?p=16
clicca qui  per accedere alla storia della Spezia
Il 19 Settembre SpeziaViaDalCarbone e WWF Italia organizzano alla Spezia un convegno scientifico per discutere dell'impatto del carbone e del percorso in vista della prossima Conferenza sul clima di Parigi. (Evento Facebook)

  
ENERGIE RINNOVABILI: LEADER, GREGARI E INDECISI - La ricerca ha mappato anche l'avanzare delle energie rinnovabili, evidenziando grandi differenze tra le Nazioni scandinave e l'Austria e il resto d'Europa che segue a distanza. Portogallo, Finlandia e Danimarca sono considerate le nazioni leader del cambiamento, a partire dalle politiche intraprese per tempo dai rispettivi governi.
“I Paesi europei sono ancora assuefatti al carbone per la produzione di energia elettrica, ma le opportunità per la graduale eliminazione totale del carbone non sono mai state migliori”, dice Kathrin Gutmann, Coordinatrice delle politiche del carbone di CAN Europe. 'Le fonti rinnovabili sono in piena espansione e la domanda di energia sta scendendo, così le industrie stanno già perdendo miliardi di euro l'anno del loro patrimonio di carbone. Abbiamo bisogno di più governi che agiscano subito per sbarazzarsi del carbone. Il carbone è veramente il frutto avvelenato nella lotta contro il cambiamento climatico. Se l'Unione europea vuole essere leader nei negoziati internazionali sul clima, dovrà chiudere con il carbone“
Il parlamento norvegese ha già deciso che il fondo sovrano norvegese dovrà cedere i propri investimenti in diverse aziende di carbone in tutto il mondo, dopo mesi di proteste internazionali. 

Climate Action Network (CAN) Europe è la più grande coalizione d'Europa a lavorare sulle questioni climatiche ed energetiche. Con più di 120 organizzazioni in più di 30 paesi europei, l'Europa può lavorare per evitare pericolosi cambiamenti climatici e promuovere l'energia sostenibile e la politica ambientale in Europa. 
CAN Europe rappresenta 44 milioni di cittadini che sostengono il lavoro dei suoi membri.

21 aprile 2015

Ecoreati, la posizione dei Medici ISDE sulla legge contro i delitti ambientali

Tratto da greenreport


Ecoreati, la posizione dei Medici per l’Ambiente sulla legge contro i delitti ambientali
medici per l'ambiente isde
Il D.Lgs. sui Delitti Ambientali in via di approvazione rappresenta sicuramente un passo in avanti con lo scopo colmare il vuoto normativo presente nella legislazione della Repubblica Italiana in materia ambientale. L’Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia ha ascoltato con attenzione il dibattito che si è sviluppato in questi ultimi mesi tra i giuristi circa pregi ed i difetti del testo di legge in esame.
Le diversità di opinioni attengono sostanzialmente alle scelta se portare ad approvazione la legge in breve tempo – senza incorrere nel rischio di vedere l’Ordinamento Repubblicano ancora privo di leggi efficaci sulla tutela ambientale -, pur riconoscendo i limiti del testo, oppure se migliorarlo per non trovarsi con una norma poco chiara, o addirittura ambigua, che si presti cioè ad interpretazioni giurisprudenziali che non garantirebbero nei fatti né la tutela ambientale, né la salute dei cittadini.
Si ricorda che ISDE Italia si è già espressa in maniera critica sul trittico normativo in materia ambientale (D.Lgs. 23 Dicembre 2013, n. 145, convertito con modificazioni dalla L. 21 Febbraio 2014, n. 9 – noto come Decreto “Destinazione Italia”-; il D.Lgs. n. 91 del 24 Giugno 2014; Decreto-Legge 12 Settembre 2014 n. 133 meglio noto come “Sblocca Italia”) che, in nome della semplificazione, riduce le garanzie di tutela degli interessi collettivi e sposta verso interessi particolari la salvaguardia dell’ambiente e della salute.
In particolare, in materia di rifiuti, le fonti normative emanate con un approccio “emergenziale” rendono palese la volontà del Governo di mantenere in vita, in contrasto con la normativa EU, la vecchia pratica dell’incenerimento, favorendo il trasferimento di rifiuti da una Regione all’altra. Così come in campo energetico indirizzano chiaramente verso la ricerca anacronistica e antieconomica di idrocarburi liquidi e gassosi o di fonti geotermiche, con estese campagne di trivellazioni del sottosuolo e delle profondità marine prospicenti le diverse regioni delle Penisola e delle Isole, in contrasto con tutti gli indirizzi nazionali ed europei verso le fonti rinnovabili e lo sviluppo sostenibile.
Preoccupano, infine, la possibilità che i grandi poli produttivi possano ottenere in fase di AIA valori limite di emissione più elevati e “proporzionati ai livelli di produzione” e la semplificazione delle procedure di controllo tramite l’introduzione del silenzio-assenso.
Questi provvedimenti non vanno nella direzione della prevenzione dell’inquinamento né del miglioramento delle condizioni degli ecosistemi.
In particolare il primo consente ai grandi impianti di continuare ad inquinare e il secondo determina il rischio che i progetti di re-industrializzazione, in assenza di efficaci azioni di bonifica, determinino un ulteriore impatto ambientale e nuove ricadute sanitarie su popolazioni già fortemente provate in termini di morbosità e mortalità.

ISDE Italia auspica che l’approvazione della legge sui delitti ambientali riesca a trovare i giusti contenuti perché il diritto ad un ambiente sano e la difesa della salute vengano concretamente difesi nell’interesse collettivo e non vengano subordinati ad interessi diversi.
di Associazione Medici per l’Ambiente ISDE Italia

14 marzo 2015

Sul web l'atlante partecipato dei conflitti ambientali

Tratto da L' Espresso

Nasce sul web l'atlante partecipato dei conflitti ambientali

Varata la versione italiana di una mappa di giustizia ambientale che solo nel nostro Paese censisce oltre cento situazioni critiche raccolte grazie al lavoro di ricercatori e comitati.

Uno strumento di lotta ambientale. Una piattaforma di denuncia partecipativa. Una rete di ricercatori e associazioni. Dal Vajont a Casal Monferrato, da Taranto a Brescia, dalla Terra dei Fuochi alla Val di Susa, dalle zone di sfruttamento petrolifero della Basilicata ai poli industriali.

È l’atlante dei conflitti ambientali, la prima piattaforma web italiana geo referenziata di consultazione costruita insieme a dipartimenti universitari, esperti ambientali, giornalisti, attivisti e comitati territoriali.


Ambiente, gli impianti contestati e le proteste dei comitati.

Un Paese punteggiato di battaglie piccole e grandi: sono oltre cento in continua espansione. Uno strumento pensato per resistere all’attacco al territorio e ai beni comuni segnalati con schede descrittive delle più emblematiche vertenze.

Per inserire la propria segnalazione è sufficiente registrarsi come utenti e compilare un formulario. Le schede monografiche inerenti specifici conflitti ambientali inviate, dopo essere state verificate e convalidate dall’equipe di ricerca del Centro di documentazione conflitti ambientali (Cdca) entreranno a far parte della mappatura visibile sulla home page dell’atlante.

Una chiamata rivolta a quanti nella società civile si aggregano per difendere, il mare, la campagna, il paesaggio, la qualità della vita.

Unendo idee e persone e formando comitati spontanei, lontani dai partiti e dall’idea strumentale di politica.

......Racconta Marica Di Pierri, presidente del Cdca:«Abbiamo scelto i conflitti ambientali perché li riteniamo il segno dell'insostenibilità del sistema economico, ma anche uno straordinario e diffuso patrimonio di conoscenze ed esperienze virtuose e pratiche di cittadinanza attiva che hanno estremo bisogno di sostegno e visibilità».

L’atlante italiano è stato realizzato nell’ambito del progetto europeo di ricerca Ejolt , finanziato dalla Commissione europea

06 marzo 2015

SPEZIAPOLIS: Cambiamo il sistema, non il clima! Il 14 Marzo a Roma, verso Parigi 2015


Tratto da Speziapolis
Tre di giorni di intensa attività promossi da A SUD, a Roma dal 12 al 14 Marzo prossimi, culmineranno con una assemblea nazionale (il 14 Marzo) di costruzione di un percorso verso la 21° Conferenza sul clima di Parigi. Il 13 Marzo ci sarà la presentazione dell'Atlante italiano dei conflitti ambientali e, il 12, la IV Edizione del Premio Donne Pace e Ambiente WANGARI MAATHAI. Il Comitato SpeziaViaDalCarbone parteciparà a tutti gli eventi.
"In una fase politica nazionale che restringe sempre più gli spazi di partecipazione popolare e l’agibilità politica della società civile organizzata in ogni sua forma è ancor più urgente lavorare alla costruzione di un percorso inclusivo, che utilizzi strumenti diversi, dall’informazione alla mobilitazione, dalla pressione istituzionale alla progettazione territoriale, e che si organizzi per fare della rivendicazione di giustizia ambientale e sociale l’asse portante di un ragionamento unico e capace di incidere sulle scelte politiche".
E' A SUD a lanciare l'appello per un incontro nazionale di discussione, a Roma il 14 Marzoin preparazione alla 21° Conferenza delle Parti Onu sui Cambiamenti climatici che si terrà a Parigi dal 30 novembre all’11 dicembre 2015. A 6 anni di distanza dal vertice di Copenaghen, dopo la Conferenza di Varsavia del 2013 e quella preparatoria di Lima del 2014 è la prima volta che finalmente l’attenzione sarà di nuovo concentrata sull’emergenza climatica. 
"Il tema dei cambiamenti climatici è un tema globale ma con ricadute drammatiche a livello locale ed è strettamente connesso alle battaglie in difesa del territorio che si stanno giocando nel nostro paese -scrivono i sottoscrittori dell'appello, tra cui il Comitato SpeziaViaDalCarbone e NO AL CARBONE di Brindisi. A partire dai conflitti sociali innescati dal decreto Sblocca Italia, contro estrazioni petrolifere in terra e in mare, mega infrastrutture dall’indubbio impatto ma dalla dubbia utilità, incenerimento, privatizzazioni, etc. Alla vertenza nazionale contro il decreto del governo Renzi vanno aggiunte diverse altre esperienze e temi, come le battaglie contro il carbone o le infrastrutture energetiche e militari, i poli produttivi contaminanti ai quali si continua a concedere possibilità di inquinare mettendo a rischio la salute delle comunità, le vertenze per le bonifiche e quelle per il risanamento del territorio dal dissesto idrogeologico, per citare le principali! (dettagli sull'iniziativa qui)
Infine, nel corso di un evento pubblico, il 13 Marzo sarà presentata la prima piattaforma web italiana geo referenziata, di consultazione gratuita, costruita assieme a dipartimenti universitari, ricercatori, giornalisti, attivisti e comitati territoriali, che raccoglie le schede descrittive delle più emblematiche vertenze ambientali italiane. Dal Vajont a Casal Monferrato, da Taranto a Brescia, dalla Terra dei Fuochi alla Val di Susa, dalle zone di sfruttamento petrolifero alle centrali a carbone, dai poli industriali all’agroindustria, dalle megainfrastrutture alle discariche, un atlante delle emergenze ambientali italiane e delle esperienze di cittadinanza attiva in difesa del territorio e del diritto alla salute.

L’archivio, che al momento del lancio conterrà oltre 100 schede italiane di conflitto elaborate nell'ambito del progetto Ejolt - che copre circa 1400 casi di conflitti ambientali in tutti i continenti - è in continua espansione ma di rapida consultazione attraverso un sistema di filtri progressivi ed è pensato per essere utilizzato da ricercatori, giornalisti, docenti, studenti, cittadini, enti locali ed istituzioni pubbliche aventi come mission la salvaguardia dell’ambiente e della salute pubblica. (dettagli qui)


10 novembre 2011

1)Centrale a Carbone: i Comuni di Vado e Quiliano contestano al Ministero dell' Ambiente discrepanze nei verbali.2)TOGHE VERDI :CONFLITTI AMBIENTALI

La lettera apparsa oggi sul sito del Ministero dell'Ambiente in cui i sindaci di Vado e Quiliano segnalano con forza che quanto scritto nel verbale definitivo rappresenti " una versione non conforme a quanto effettivamente disquisito in merito" e anche "è evidente come nella versione definitiva del verbale i sopra esposti interventi siano stati modificati"
A nostro parere si tratta di una denuncia di gravità inaudita e che viene non da due persone qualsiasi ma da due sindaci nell'esercizio delle loro funzioni



Leggi la lettera  integrale Su  Savona News
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Tratto da napolimonitor


Conflitti ambientali

..Stefania Divertito è autrice di un libro inchiesta denso e appassionato, Toghe Verdi. Storie di Avvocati e battaglie civili, EdizioniAmbiente, 2011, che racconta di lotte civili a difesa di territori aggrediti e devastati da interessi speculativi. È un libro appassionato e puntuale che ricostruisce le storie, alcune non ancora concluse, dei conflitti ambientali e delle lotte di magistrati e avvocati (da qui le “toghe verdi”) ma soprattutto di cittadini, comitati e associazioni impegnati a impedire scempi, avvelenamenti e discariche.
Un insieme di storie, testimonianze e lotte che si legge tutto di fila e che costituisce una storia reale e sociale di questo paese. Conflitti ambientali che attraversano l’intero territorio nazionale e che hanno, di fondo, uno schema comune. 
Da un lato, una comunità che cerca di difendere il proprio territorio dagli interessi e dalle speculazioni, dall’altro un soggetto privato che ha dalla sua parte non solo la propria forza economica ma anche l’appoggio delle istituzioni. 
È il racconto di un paese che da questi conflitti è attraversato in ogni sua parte. 
Leggili  sull' interessante articolo integrale 
......Si va poi in Veneto, nella vecchia centrale Enel del Polesine, nel Veneto, una centrale da 2.640 MW, che come testimoniano i comitati cittadini “fino al 2006, quando era regolarmente in funzione, spesso capitava che dal camino della centrale uscivano pulviscoli neri, piogge acide di sostanze corrosive. Se ti cadevano addosso potevano bucarti la maglietta”
...... Il libro si conclude con una lunga intervista al procuratore Raffaele Guariniello e una riflessione sui crimini ambientali.

Questa cartografia dei conflitti ambientali, offre uno spaccato per certi versi sconsolante. Anche quando la giustizia arriva, in una aula di tribunale, a diversi anni dai fatti, il danno prodotto resta. 
L’acqua rubata, le falde inquinate, le mega-discariche, l’aria irrespirabile.


Un danno permanente che rimane lì.

Così come nulla potrà veramente risarcire le vittime del lavoro, dell’inquinamento e dell’amianto, nonostante l’impegno di giudici onesti. C’è però accanto a tutto questo il racconto di chi non si è arreso e ha accompagnato la propria vita quotidiana con una lotta costante, paziente e generosa. 
Tutto ciò, non basta forse a rispondere all’interrogativo che Erri de Luca pone nella sua prefazione: “Stefania Divertito fruga nella discarica della memoria pubblica e l’aggiorna. Fa restauro di coscienza civile della nostra sbracata identità di popolo. Reagiremo, alla lunga succederà, ma dopo quale altra sciagura ancora?”. 
Già, quando reagiremo?

Tratto da Toghe Verdi

Fermiamo il carbone a Porto Tolle

“Gli occhi di Matteo Ceruti sorridono sempre, anche quando si percepisce che è arrabbiato, ed è questo contrasto che mi colpisce. I modi pacati e le parole dirette come stilettate.
«Hanno cambiato la legge regionale del Parco del Delta del Po per poter avviare la trasformazione della centrale.
Prima del caparbio lavoro della giunta del Veneto addirittura il governo centrale, il ministro dello Sviluppo, aveva inserito nella manovra economica un emendamento che di fatto salvava la centrale. 

E non chieda ai giornali locali di parlarne, di prendere posizione, di spiegare le ragioni di chi si oppone alla trasformazione a carbone. Non lo faranno. Forse perché l’Enel è un ottimo inserzionista?»”

(dal capitolo “I fumi che accompagnano il Po a mare”, Toghe Verdi)


Tratto da Rovigo oggi

 L' AVVOCATO MATTEO CERUTI IN LIZZA PER ESSERE L'UOMO PIU' ECOLOGICO DEL 2011:ANCORA DUE GIORNI PER VOTARLO


Una giuria d’esperti,ha selezionato otto candidati al premio Ambientalista dell’anno che Legambiente e la rivista La Nuova Ecologia organizzano per il quinto anno consecutivo. Tra gli otto candidati del 2011 anche il rodigino Matteo Ceruti, avvocato che difende le cause degli ambientalisti. Si può votare inviando un'email, entro entro il 12 novembre, all’indirizzo ambientalista2011@lanuovaecologia.it. indicando la preferenza (voto per...) e inserendo i dati anagrafici (nome e cognome, indirizzo e telefono) di chi dà il voto

Rovigo - Di fatto è stato quello che ha bloccato la riconversione della centrale Enel di Polesine Camerini, lottando nelle aule dei tribunali e affiancando le associazioni ambientaliste nella difesa del territorio. Matteo Ceruti, specializzato in diritto ambientale ed amministrativo, ha sostenuto diverse battaglie non solo in suolo rodigino, ma anche in quello veneziano, dov'è stato difensore di parte civile, contro il Petrolchimico di Porto Marghera e nella vicenda del Mose.

Ora la rivista nazionale di Legambiente, “La nuova ecologia” lo ha messo tra i candidati per il premio “Ambientalista dell'anno”, l'unico rodigino, attualmente, ad essere entrato tra gli otto segnalati.

 
E Ceruti nella lista è entrato di diritto dopo la sentenza di gennaio in Corte di cassazione, dove è riuscito a fare condannare due ad di Enel per l'inquinamento della vecchia centrale ad olio combustibile di Porto Tolle, sentenza storica dato che viene riconosciuta la responsabilità ad un amministratore delegato di una holding, oltre alla vittoria in consiglio di Stato, bloccando l'iter per la riconversione a carbone della stessa centrale, dimostrando le lacune della Via nazionale.

Cosa l'ha spinta a dedicarsi alla difesa dell'ambiente?
“È una cosa che si è sempre respirata a casa mia. Già mio padre in passato si è occupato di queste tematiche e le ho studiate sin dai tempi dell'università, anche all'estero con un progetto Erasmus alla Sorbona a Parigi nel '90, dove ho potuto approfondire anche lì diritto ambientale. Quello che mi spinge è anche un ideale, dato che ho rinunciato ad incarichi prestigiosi 'dall'altra parte'. Attualmente collaboro con diverse riviste che trattano diritto amministrativo e ambiente”.
La sua prima causa a difesa dell'ambiente?
“Una discarica di rifiuti nel parmense, alla fine non l'hanno più fatta”.
Come si sta evolvendo la sensibilità ambientale nella provincia di Rovigo?
“Vedo una evoluzione positiva da parte della popolazione. La comunità sta crescendo dal punto di vista della sensibilità ambientale, al contrario gli amministratori pubblici, dirigenti, media e stampa, probabilmente per via di una particolare debolezza economica, che hanno invece diminuito questa sensibilità. È un meccanismo paradossale”.
Come sarà il futuro ambientalista della provincia?
“Voglio essere positivo. Si sente ancora l'eco dell'ultima manifestazione, che è stato un buon esempio di democrazia. Credo che si stiano aprendo delle strade nuove, ma è chiaro che ci dovrà essere un passo avanti, che probabilmente si potrà verificare soltanto nelle prossime elezioni a tutti i livelli. Lì potremo vedere la capacità di interferenza dei grandi gruppi industriali”.