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31 gennaio 2018

Greenpeace:Inquinamento atmosferico: ogni respiro è un rischio


Tratto da  Italia che cambia

Inquinamento atmosferico: ogni respiro è un rischio

"I gas di scarico delle auto uccidono in Europa decine di migliaia di persone. Ogni giorno di ritardo nell’abbandonare le auto a diesel o benzina in favore di forme di mobilità pulita, porterà ulteriori morti e renderà inevitabili i blocchi delle auto". E' quanto ribadisce Greenpeace, in azione a Bruxelles.



Attivisti di Greenpeace sono entrati in azione ieri mattina a Bruxelles, scoprendo il loro petto e mostrando un lavoro di body art che ritrae i loro polmoni, per chiedere aria pulita e provvedimenti contro lo smog ai Paesi convocati d’urgenza oggi dal Commissario europeo per l’ambiente Karmenu Vella.

Nel 2017 la Commissione europea aveva messo in guardia cinque dei Paesi presenti all’incontro – Italia, Francia, Spagna, Germania e Regno Unito – riguardo a un imminente provvedimento della Corte Europea contro le ripetute violazioni degli standard comunitari sulla qualità dell’aria, in vigore dal 2010. Anche Repubblica Ceca, Romania, Ungheria e Slovacchia sono stati convocati oggi a Bruxelles, a causa del mancato rispetto delle leggi europee sulla qualità dell’aria. L’Italia, unico Paese insieme alla Francia, è sotto procedura d’infrazione sia per le concentrazioni di particolato che per quelle di biossido di azoto.
Foto di Greenpeace
“I gas di scarico delle auto uccidono in Europa decine di migliaia di persone. Mentre ci sono delle leggi in vigore per proteggerci, per anni i nostri governi non hanno intrapreso le azioni necessarie a riportare l’inquinamento atmosferico entro i limiti previsti”, dichiara Benjamin Stephan della campagna Inquinamento di Greenpeace. “Tutto ciò è criminale e deve essere sanzionato. Ogni giorno di ritardo nell’abbandonare le auto a diesel o benzina in favore di forme di mobilità pulita, porterà ulteriori morti e renderà inevitabili i blocchi delle auto”.

Come spiega il report di Greenpeace “Ogni respiro è un rischio”, il biossido di azoto – che negli ambienti urbani proviene per il 70-80 per cento dal settore dei trasporti, e in massima parte dai diesel – è classificato tra le sostanze certamente cancerogene. I suoi effetti patogeni sono principalmente a carico delle vie respiratorie, del sistema sanguigno, delle funzioni cardiache. È inoltre particolarmente nocivo sui bambini.

“Il nostro auspicio è che l’intervento della Commissione sia effettivamente severo come è stato annunciato. È ora di ripristinare, urgentemente, la piena legalità ambientale a beneficio dei nostri polmoni”, dichiara Andrea Boraschi, responsabile della campagna Trasporti di Greenpeace Italia. «È difficile immaginare con quali credenziali l’Italia cercherà di scongiurare il deferimento alla Corte. Siamo un Paese in cui, mentre i livelli di  inquinamento atmosferico sono tra i peggiori in Europa, crescono le vendite di auto diesel, non si investe in mobilità alternativa, si continua a garantire le lobby delle fonti fossili. Sin qui, per trasformare la mobilità, specie quella urbana, in Italia si sta facendo poco più di niente”, conclude Boraschi.
Foto di Greenpeace
Greenpeace ricorda che in Italia, tra il 2013 e il 2015, di cinquanta milioni di euro stanziati per avviare la realizzazione di una rete di ricarica per i veicoli elettrici, sono stati infine spesi poco più di seimila euro.

I nove Paesi convocati oggi, Italia inclusa, hanno sempre superato i limiti di qualità dell’aria Ue per il biossido di azoto (NO2) dal 2010. La normativa Ue in materia impone agli Stati Membri di limitare l’esposizione dei cittadini agli inquinanti atmosferici nocivi e stabilisce come soglia massima per le concentrazioni medie annue di NO2 i 40 microgrammi per metro cubo (μg/m3), ovvero il valore individuato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per la protezione della salute umana.

Secondo l’Agenzia europea dell’Ambiente, in Europa si registrano annualmente 487.600 morti premature a causa dell’inquinamento atmosferico. In Italia l’esposizione a lungo termine al particolato, al biossido di azoto e all’ozono è direttamente legata a oltre 90 mila morti premature l’anno. L’Agenzia Europea dell’Ambiente calcola inoltre che in Europa, ogni anno, circa 75 mila morti premature sono causate dal solo biossido di azoto. All’Italia, in questa triste classifica, spetta il primato assoluto, con circa 17.300 casi di morte prematura e un tasso di incidenza sanitaria doppio rispetto alla media Ue.

22 settembre 2016

Slitta l’entrata in vigore dell’Accordo sul clima di Parigi per Italia e Ue .

Tratto da Greenreport

Slitta l’entrata in vigore dell’Accordo sul clima di Parigi. Italia e Ue mancano all’appello

Necessario ancora il 7,5% delle emissioni per tagliare il traguardo........           di  Luca Aterini
Risultati immagini per italia e ue
Il tempo è la principale, scarsissima risorsa a stabilire se l’umanità potrà tenere a freno o meno i cambiamenti climatici innescati a partire dalla seconda rivoluzione industriale. Oggi, a New York di tempo ne abbiamo sprecato un altro po’. Si è appena conclusa quella che, nelle intenzioni delle Nazioni Unite, avrebbe dovuto essere la giornata decisiva per l’entrata in vigore dell’Accordo sul clima raggiunto a Parigi lo scorso dicembre, firmando il quale 197 parti (ovvero 196 Paesi più l’Ue) si sono impegnate a mantenere il riscaldamento globale «ben al di sotto dei 2°C». Con oggi, a ratificare davvero l’Accordo – o ad aver già depositato gli strumenti per farlo – sono stati 60 Paesi, responsabili del 47,62% delle emissioni di gas serra mondiali. Ancora non basta.
L’Accordo sul clima di Parigi entrerà in vigore 30 giorni dopo la ratifica da parte di 55 paesi che rappresentino il 55% delle emissioni di gas serra. «Abbiamo bisogno di coprire il 7,5% delle emissioni globali in più per raggiungere la soglia», ha dichiarato oggi il segretario generale delle Nazioni unite, Ban Ki moon, aggiungendo comunque di «essere sempre più convinto che l’Accordo di Parigi entrerà in vigore entro la fine dell’anno».
A tal proposito, è indubbio che alcuni segnali incoraggianti siano oggi arrivati nel corso dell’assemblea Onu. Da quando Usa e Cina (il 38% delle emissioni globali di gas serra) hanno ratificato l’Accordo, all’inizio di questo mese, è scattata una corsa alla firma tra altri Paesi, trascinati dalle due superpotenze. Soltanto oggi altri 31 Paesi si sono aggiunti alla lista: dall’Islanda agli Emirati Arabi Uniti, dal Brasile alla Repubblica di Vanuatu. «Uno slancio straordinario da parte degli Stati e un chiaro segnale della loro determinazione ad attuare subito l’Accordo di Parigi e ad aumentare l’ambizione nel corso dei decenni a venire», ha dichiarato Patricia Espinosa, segretario esecutivo della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc).
Altri 14 paesi che rappresentano il 12,58% delle emissioni – assicurano dall’Onu – si impegnati a ratificarlo entro il 2016, consentendo in questo modo l’entrata in vigore dell’Accordo. Non è però irrilevante che queste firme non siano arrivate in tempo per oggi, come inizialmente auspicato. Come si nota scorrendo la lista dei firmatari, ad ora manca un grande protagonista. L’Unione europea con i suoi Stati membri, tra i quali ovviamente l’Italia, che per decenni si è vantata – a ragione – del proprio ruolo di faro verde nel mondo.
Non la Francia, non la Germania, non l’Italia: nessuno ha ancora ratificato l’Accordo trovato proprio a Parigi.
Vero è che la ratifica ad oggi non appare in dubbio, tanto che a Bruxelles un voto sul tema è in programma per il 9 ottobre. Anche in quest’occasione però l’Ue (responsabile di circa l’11% delle emissioni globali, ben oltre il 7,5% che sarebbe stato oggi necessario) mostra di saper muoversi per tempo, oppure di non ritenere la partita climatica – e dunque in definitiva un progetto di sviluppo sostenibile –una priorità.
Testimone esemplare di questo deficit è purtroppo l’ItaliaCome ha sottolineato nei giorni scorsi il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, il governo italiano «è pronto a discutere la sua legge di ratifica in un prossimo Consiglio dei ministri, perché il Parlamento possa esaminarla ed approvarla in tempi rapidi, con l’auspicio che l’Italia possa prendere parte ai lavori della Cop22 di Marrakech avendo già completato l’iter di ratifica». Ovvero, entro 46 giorni da oggi.
Nel mentre, qualche certezza c’è. Nel 2015 il Pil italiano è cresciuto di un modesto 0,8%, performance che dovrebbe ripetere nel 2016, mentre le emissioni di gas serra nazionali sono salite secondo i dati raccolti da Ispra di oltre il doppio, +2% (+2,5% secondo la Fondazione per lo sviluppo sostenibile). Nello stesso tempo il Pil mondiale è cresciuto del 3%, mentre le emissioni di CO2 sono rimaste ferme al livello dell’anno precedente. Ciò non deve distrarre dal dato di fondo, che vede l’economia globale ancora ben lontana da raggiungere standard di sostenibilità, come ben evidenziano gli impegni climatici presentati dai vari paesi proprio per l’Accordo di Parigi. Anche se venissero rispettati, la temperatura media globale salirebbe comunque di +2,7-3 °C (una stima che ha trovatonumerose conferme), ovvero ben lontano dalla soglia di sicurezza per evitare cambiamenti climatici devastanti e irreversibili.
Non rimane che restare aggrappati a quanto concluso, e insistere sull’ottimismo della volontà. «Ciò che una volta sembrava impossibile è ormai inevitabile», ha osservato Ban Ki moon. Le temperature in continua salita non possono che dargli ragione.

04 settembre 2016

TTIP, Francia e Germania litigano ma..

Tratto da Rinnovabili.it

Il prossimo round negoziale è previsto per ottobre

TTIP, Francia e Germania litigano ma la sostanza non cambia

  • Il disaccordo tra Francia e Germania sul TTIP può congelare i negoziati, ma finora non c’è stato nessun vero cambio di rotta sui contenuti dell’accordo
TTIP, Francia e Germania litigano ma la sostanza non cambia

(Rinnovabili.it) – Il primo affondo contro il TTIP era arrivato il 28 agosto scorso da Sigmar Gabriel, vice Cancelliere e ministro dell’Economia tedesco: “i colloqui con gli Stati Uniti sono di fatto falliti perché noi europei, naturalmente, non dobbiamo soccombere alle richieste americane: nulla si sta muovendo in avanti”. Un argomento che ricorda da vicino quello del primo ministro francese Manuel Valls, che lo scorso giugno si era messo di traverso ai negoziati. E che ieri è tornato più che mai alla carica chiedendo uno “stop netto”all’accordo commerciale tra Usa e Ue. Il 15° round negoziale è in calendario per ottobre.
Ma a spezzare canto e controcanto in perfetta armonia tra Francia e Germania ci ha pensato Angela Merkel. A stretto giro Merkel ha reiterato il suo supporto per l’accordo, sottolineando che non è certo interesse dell’Ue “restare indietro rispetto ad altre regioni” che al contrario hanno già chiuso con successo negoziati simili con gli Usa. “Credo che un accordo di questo tipo significhi opportunità di lavoro per noi e in Europa abbiamo urgentemente bisogno di lavoro”, ha aggiunto Merkel, riprendendo poi l’affermazione di Gabriel e bollandola come “per lo meno inusuale”, visto che l’accordo sul TTIP in teoria sta per entrare nelle sue fasi conclusive.

Se la voce di Merkel avrà certamente il suo peso e segnala l’ennesima discordia tra Francia e Germania, è pur vero che si fa sempre più forte la possibilità che tutto salti. Il tempo infatti gioca contro il TTIP: a breve Usa, Francia e Germania andranno alle urne e il calcolo politico delle elezioni sconsiglia mosse avventate. Probabile quindi che l’accordo resti congelato per i prossimi mesi.
Congelato però non vuol certo dire che i rischi contenuti nel testo in discussione spariranno. I potenziali impatti su ambiente, clima ed energia restano sul tavolo, esattamente come prima. E i documenti trapelati in due leak nei mesi scorsi non promettono bene. Contenevano stop alle limitazioni per i residui di pesticidi nel cibo, porte aperte agli OGM, reintroduzione della sperimentazione animale per la cosmesi, nessuna tutela per le indicazioni geografiche, zero riferimenti all’accordo di Parigi sul clima, regole scritte gomito a gomito con le lobby dell’industria. Sempre grazie a un leak sappiamo che nell’ultimo round negoziale l’Ue intendeva proporre un depotenziamento delle misure obbligatorie sul risparmio energetico e degli incentivi alle rinnovabili.

28 agosto 2016

TTIP , negoziati falliti : salta il trattato di libero scambio Usa-Ue !

Tratto da Rainews
TTIP, GERMANIA: "DI FATTO" IL NEGOZIATO TRA STATI UNITI ED UNIONE EUROPEA È FALLITO - 

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28 agosto 2016 Il  negoziato sull'accordo di libero scambio TTIP tra gli Stati uniti e l'Unione europea è "di fatto" fallito: lo ha detto oggi il Vice Cancelliere e ministro dell'Economia tedesco, Sigmar Gabriel. "Ritengo che i negoziati con gli Stati Uniti siano 'de facto' falliti, anche se nessuno lo vuole ammettere veramente", ha detto Gabriel, sottolineando che in 14 round di colloqui le parti non hanno trovato un'intesa su un solo capitolo dei 27 sul tavolo. 
"I negoziati con gli Usa sono falliti de facto perché noi europei non vogliamo assoggettarci alle richieste americane", ha affermato Gabriel. Usa e Ue negoziano sul Ttip da tre anni. 

15 maggio 2016

Ende Gelände: Eco-attivisti bloccano una miniera di carbone e una centrale elettrica in Germania

Leggi su Greenreport

Germania, 3.500 persone bloccano la miniera di lignite a cielo aperto di Ende Gelände 

Azione organizzata da 350.org paralizza uno dei siti più inquinanti dell’Ue
[16 maggio 2016]
lignite
«Missione compiuta!», esultano a 350.0rg. Più di 3.500 persone provenienti da tutta Europa si sono date appuntamento in Germania per paralizzare uno dei siti più inquinanti per emissioni di CO2 e per chiedere di lasciare la lignite sotto terra.
A 350.0rg spiegano che «A Ende Gelände ha avuto luogo una di quelle scene che sfidano l’immaginazione. In un paesaggio apocalittico e polveroso di una miniera di lignite a cielo aperto  della compagnia Vattenfall, migliaia di personaggi minuscoli, vestiti di bianco, hanno formato delle gigantesche “dita puntate“ che hanno bloccato gli escavatori, le infrastrutture di carico del carbone e i binari ferroviari, prima di marciare sulla centrale a carbone stessa. Le autorità non hanno potuto far niente per fermarci».
L’occupazione della miniera di lignite tedesca è solo una delle manifestazioni di un’ondata mondiale: «Un movimento costruito da persone (stra)ordinarie che si distinguono per far fronte allo status quo e per liberarci dalle energie fossili – dicono ancora i volontari di 350.org – A questo punto, agire diversamente sarebbe irresponsabile. L’impegno climatico è al massimo, come l’energia che regna qui al campo clima di Ende Gelände. Grazie alle nostre azioni e alla nostra determinazione, solidale, pacifica e rispettosa dei nostri principi, il movimento climatico europeo ha svoltato l’angolo ed è andato più lontano che mai. Abbiamo indebolito l’industria fossile, un exploit che sarebbe stato impossibile senza ciascuno di tutte quelle e quelli che hanno risposto al nostro appello a rilanciare il messaggio di Breakfree: Liberiamoci dalle energie fossili».
Ma gli attivisti non si fermano e il prossimo passo è quello di impedire alla Vattenfall di vendere il carbone perché resti definitivamente sotto terra. 350.org annuncia altre azioni dirette, nei prossimi giorni e settimane, per fermare l’estrazione di combustibili fossili.

Tratto da https://www.rt.com

"Sulla Scena del Killer del Clima": Eco-attivisti bloccano  una miniera di carbone e una  centrale elettrica in Germania

© 350.org / Tim Wagner
Almeno 1.600 persone hanno partecipato alla manifestazione di Sabato, secondo gli organizzatori, mentre la polizia ha stimato il numero a circa 1.000. Un gruppo di attivisti ha occupato le linee ferroviarie per bloccare l'accesso alla centrale elettrica, mentre un altro ha bloccato il nastro trasportatore che trasporta il carbone per le centrali elettriche.
"La Germania è leader mondiale nel bruciare carbone sporco", ha detto Hannah Eichberger, un portavoce del Ende Gelände gruppo ambientalista, come citato da DW. "Per questo stiamo prendendo l'uscita dal carbone nelle nostre mani e la chiusura di uno dei più grandi killer del clima in Europa "....Leggi tutto
La protesta tedesca è parte di una campagna globale organizzata da gruppi ambientalisti internazionali denominato "Break Free ", che ha recentemente messo in scena eventi simili negli Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Brasile, Sud Africa e in altri paesi.

04 maggio 2016

Secondo il piano redatto dal Ministero dell’ambiente :Germania: elettricità senza carbone prima del 2050.

Tratto da rinnovabili.it

Germania: elettricità senza carbone prima del 2050?

Secondo il piano redatto dal Ministero dell’ambiente, il Paese deve smettere di produrre elettricità da carbone ben prima il 2050
Germania elettricità senza carbone prima del 2050
(Rinnovabili.it) – Ben prima del 2050 la Germania smetterà di produrre energia elettrica dal carbone. È il contenuto di una bozza di documento del Ministero dell’Ambiente vista ieri da Reuters, che traccia la road map per raggiungere i suoi obiettivi climatici. La pressione pubblica sul governo è cresciuta da quando 196 leader globali hanno siglato l’accordo sul clima durante la COP 21 di Parigi. Il protocollo non chiede in nessun modo la dismissione graduale dei combustibili fossili, e questo rischia di allontanare la transizione energetica. Ma è evidente che i governi debbano cominciare ad attrezzarsi, o i cittadini subiranno impatti troppo pesanti.
In particolare, la Germania intende pubblicare una strategia per allontanarsi dai combustibili fossili e raggiungere il suo obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 fino al 95% entro il 2050 rispetto ai livelli del 1990. La bozza del documento, che deve essere visionata dagli altri Ministeri e non è ancora approvata dalla Ministra dell’Ambiente, Barbara Hendricks, chiede al settore energetico di dimezzare le emissioni entro il 2030 rispetto al 2014.

Germania elettricità senza carbone prima del 2050 2Il documento propone la creazione di una commissione specifica, che elabori raccomandazioni su come eliminare gradualmente il carbone, tenendo conto delle difficoltà economiche per le regioni del Paese in cui l’industria ha gettato radici.
Il settore rappresenta ancora circa il 40% della produzione elettrica in Germania, ed è considerato il pilastro su cui dovrebbe reggersi lo Stato dopo l’uscita dal nucleare, prevista nel 2022. Il documento chiede anche un più rapido sviluppo delle fonti rinnovabili, con incentivi al fotovoltaico.

Nel 2014, il Paese ha generato più di un quarto della sua energia elettrica da fonti rinnovabili, ma siamo ampiamente lontani da quanto richiede la bozza vista da Reuters. Il documento sostiene che la quantità di energia prodotta da fonti verdi dovrebbe aumentare di circa il 75% entro il 2030...... 

31 gennaio 2016

Nesws dalla Germania: la prima autostrada delle bici - cento chilometri sul vecchio tracciato della ferrovia

Tratto da Dorsogna .blogspot

Germania: la prima autostrada delle bici - cento chilometri sul vecchio tracciato della ferrovia



La Germania ha deciso di aprire una autostrada per le biciclette - cento chilometri fra Duisburg, Bochum e Hamm e attraversando quattro universita'. L'autostrada servira' un bacino di utenza di circa due milioni di persone e si stima che servira' a eliminare il transito di almeno 50,000 viaggi l'anno.
Il tracciato e' lungo vecchie ferrovie della Ruhr Valley.

Non e' la prima volta che si parla di autostrade per le biciclette - ci hanno gia' lavorato in Olanda e in Danimarca. Anche Londra ha in mente un progetto simile per eliminare il traffico. A Francoforte ne progettano una di circa 18 miglia,  Monaco ne sta costruendo una da nove miglia e citta' come Norimberga e Berlino stanno studiando come fare per implementarle nelle loro citta'.

Di solito, le piste ciclabili tedesche sono strette e ogni tanto arrivano macchine parcheggiate, autobus o semplicemente finiscono. Invece queste "autostrade" delle bici sono grandi, hanno corsie per il sorpasso, e non ci si deve fermare ai semafori: ci sono sottopassaggi o soprapedaggi quando si incrociano le strade con le macchine. 

La pista da 100 km e' in via di costruzione: per ora hanno aperto un primo tracciato di circa sei chilometri. Ma.. con che costi hanno  la stanno realizzando questa pista ciclabile? 

La meta' dei costi e' venuto dall'Unione Europea, il 30% dallo stato del North Rhine-Westphalia e il resto da fondi locali, sotto un consorzio detto RVR.Continua a leggere qui

30 dicembre 2015

Bloomberg :Le centrali elettriche a gas o carbone non sono più redditizie. E in Germania vengono spente

Tratto da Behindenergy

Le centrali elettriche a gas o carbone non sono più redditizie. E in Germania vengono spente

Un cambiamento di rotta sull’energia senza precedenti in Germania sta trasformando le centrali di recente costruzione in cattedrali nel deserto che non potranno mai produrre elettricità.“
Centrali elettriche convenzionali possono essere a rischio di estinzione” una volta che il costo per lo stoccaggio dell’energia diventa commercialmente redditizio.

Una volta erano la spina dorsale che ha sostenuto la crescita di una delle più grandi economie europee, oggi carbone e gas vengono esclusi da un nuovo mondo in cui solare ed eolico sono di gran moda. Con i prezzi dell’energia elettrica che hanno raggiunto il livello più basso mai registrato nell’ultimo decennio e oltre, la prospettiva è ormai così grave che RWE AG non spenderà mai il suo miliardo di euro per l’impianto di Westfalen-D, mentre EON SE farà in modo quest’anno di chiudere due nuove unità a gas diventate non più redditizie.

Gli impianti tradizionali appaiono oggi come la più grande sfida che le più grandi utility del Paese si trovano ad affrontare. Le due più grandi perdenti guardando al DAX Index tedesco di quest’anno si divideranno nel 2016 nel tentativo di adeguare le loro imprese verso quello su cui spinge incessantemente il Cancelliere Angela Merkel, ossia di aumentare la percentuale di fonti rinnovabili nella produzione di energia in Germania portandola al 45 per cento nei prossimi dieci anni, dal 30 per cento attuale.
“Il calo dei prezzi sul mercato dell’energia all’ingrosso ha causato una crisi per le attività tradizionali e c’è un notevole eccesso di offerta”, ha detto Marc Oliver Bettzuege, direttore dell’Istituto di economia dell’energia dell’Università di Colonia, che ha studiato il mercato per più di un decennio. “La persistente pressione sui prezzi cambia i calcoli sulla redditività degli impianti di nuova realizzazione o in via di completamento”.
RWE, con sede a Essen, ha perso quest’anno più della metà del suo valore di mercato, e venerdì 18 dicembre l’azienda ha affermato che non era più “economicamente sostenibile” completare l’unità la cui costruzione è stata perseguitata da ritardi e difetti, tra cui una fuoriuscita di sostanze chimiche. Questa unità sarebbe abbastanza grande per rifornire 1,6 milioni di case.
All’inizio di quest’anno, EON SE ha ordinato di chiudere temporaneamente due unità che si trovano in Baviera perché non ritenute più redditizie, e saranno ora tenute come riserva per garantire al Paese abbastanza offerta da soddisfare la domanda. Irsching-4 è stato commissionato nel 2011, mentre Irsching-5 ha iniziato un anno prima.
Un altro grande impianto EON ha accumulato cinque anni di ritardo. La società prevede di ricevere l’approvazione da parte del governo del distretto di Muenster per costruire e gestire l’impianto a carbon fossile Datteln-4 il mese prossimo, ha detto Adrian Schaffranietz, un portavoce della società. Può essere costruito entro i due anni dall’ottenimento dei permessi.
Centro industriale
Westfalen-D si trova a Hamm, una città ai margini della cintura industriale occidentale della Germania. Le centrali elettriche condividono il paesaggio della città con l’industria manifatturiera, dai produttori di tubi e fili ai prodotti chimici. Sul sito c’è anche un vecchio reattore del 1980 della RWE, che è stato chiuso 423 giorni dopo 40 anni di attività a causa di problemi tecnici e di una mancanza di redditività.
“In passato, la produzione di energia è stata molto importante per Hamm”, ha detto il sindaco Thomas Hunsteger-Petermann in un’intervista. “Io non oso commentare il futuro” ed ha stimato in circa 500 persone i lavoratori che sono impiegati nelle centrali della città.
Il futuro degli impianti tradizionali è attaccato anche a quanto velocemente saranno sviluppate le batterie su larga scala che potrebbero assorbire energia nelle giornate di sole e vento da immagazzinare ed utilizzare successivamente, ha detto Thomas Deser, un gestore di fondi della Union Investment che detiene partecipazioni sia in RWE sia in EON.
“Centrali elettriche convenzionali possono essere a rischio di estinzione” una volta che il costo per lo stoccaggio dell’energia diventa commercialmente redditizio, ha detto..... Qui l'articolo integrale 
Fonte: Bloomberg
Data: Dicembre 2015

28 agosto 2015

Le rinnovabili abbassano il costo dell'energia elettrica in Germania buttando fuori mercato il nucleare

Tratto da Mondoelettrico

La sapete l'ultima? Le rinnovabili abbassano

 il costo dell'energia elettrica in Germania buttando fuori mercato il nucleare

Proprio così. Lo scrive Bloomberg 
 riportando una realtà che viene 
 non addirittura dalla progredita 
Germania.

Quello che si racconta nell'articolo 

di ieri 24 Agosto a firma di Rachel Morison , 
German Electricity Falls Below 30 Euros for First Time
 Since’03, riguarda i contratti di riferimento a un anno per 
l'energia elettrica tedesca che vengono fissati sotto 30 
euro a megawattora per la prima volta dall'ottobre 2003
 sotto l'influsso del crollo dei prezzi dell'energia.

I contratti sono scesi a partire da 29,99 euro alla European

 Energy Exchange (Borsa europea dell'energia), secondo
 i dati compilati da Bloomberg. dove la consegna della 
German electricity per il 2017 è calata del 2 per cento a
 29.35 euro al MWh nel trading broker, record di un
 minimo per i contratti.....
Le rinnovabili sono in crescita
La quota di energie rinnovabili sul consumo potenza 

tedesca lorda è aumentato di 2,4 punti percentuali l'anno 
scorso salendo al 27,8 per cento, come confermato dal 
Ministero dell'Economia e dell'Energia il 5 Marzo scorso,
 mentre nel 2014 il carbone, lignite e nucleare avevano 
rappresentato il 59 per cento della produzione tedesca, 
secondo AG Energiebilanzen e. V., l'associazione di 
lobby energetiche e istituti di ricerca economica.

Adesso alcune centrali a carbone e nucleari faranno 

fatica a coprire i costi fissi con prezzi dell'energia 
inferiori a 30 euro.

Quindi la Germania ha previsto di chiudere i suoi otto 

reattori nucleari ancora funzionanti entro il 2022. 
Già EON SE Grafenrheinfeld ha chiuso il suo impianto
 il 27 giugno, prima della scadenza della sua licenza di 
esercizio, a causa della redditività calante tra l'aumento 
della produzione da fonti rinnovabili e una tassa sul 
combustibile nucleare.
I prezzi dell'energia inferiori a 30 euro in Germania, a 
lungo termine "creerebbero la necessità di richiedere 
più incentivi per restare nel nucleare che mandarli in
 pensione prima degli date stabilite". Bene!

09 agosto 2015

Germania, il record delle rinnovabili di fine luglio non è un'eccezione.

Tratto da Qualenergia
Germania, perché il record delle rinnovabili di fine luglio non è un'eccezione
                        Risultati immagini per energiewende deutschland
Quel 78% della domanda coperto da eolico, fotovoltaico, biomasse e idroelettrico il 25 luglio non è un caso isolato, ma la manifestazione di una trasformazione in atto.....

Poche settimane fa QualEnergia.it ha segnalato che la Danimarca, fra il 9 e il 10 luglio, aveva visto il 100% della sua domanda coperta da energia eolica e solare. Risultato eclatante, ma in fondo limitato a un Paese di 5 milioni e mezzo di persone, non particolarmente industrializzato e immerso in uno dei mari più ventosi dl mondo.
Forse molto più impressionante è quanto annunciato agli inizi di agosto dal tedesco Fraunhofer ISE (prestigioso istituto di ricerca sull’energia solare): sabato 25 luglio la domanda tedesca è stata coperta al 78% dalle fonti rinnovabili, sole, vento, biomasse e idroelettrico. La cosa si è poi ripetuta quasi identica per buona parte del giorno dopo, grazie a una giornata insieme soleggiata e ventosa.
La notizia che una nazione di 80 milioni di abitanti, la cui potentissima industria la rende la quarta potenza economica mondiale e che fino a venti anni fa era quasi priva di fonti rinnovabili, oggi riesca a coprire in certe giornate quasi tutta la sua domanda con energia “green”, ha dell’incredibile e, se il mondo non fosse ancora immerso nel mito, alimentato ad arte, che «senza combustibili fossili non ce la possiamo fare», sarebbe dovuta apparire con grande enfasi sulla stampa planetaria.
Ma sentiamo già le obiezioni: si tratta solo di poche ore di giorni festivi, per il resto la produzione elettrica tedesca continua a dipendere pesantemente da lignite e carbone, le fonti peggiori, per quanto riguarda inquinamento ed emissioni di CO2. 
In realtà le cose stanno rapidamente cambiando e se si fanno un po’ di ricerche in questo sito dello stesso Fraunhofer, che riporta ogni dettaglio della produzione elettrica del paese (e persino quella prevista il giorno dopo) in tempo reale, si scopre che i periodi come il 25-26 luglio, quando le rinnovabili hanno fornito oltre la metà dell’elettricità tedesca, non sono una strana eccezione dovuta a bassa domanda e incredibili condizioni meteo, ma che nel 2015 ce ne sono stati parecchi........
 E le percentuali complessive cominciano a essere importanti: nei primi sette mesi del 2015 le rinnovabili hanno prodotto il 35% dell’elettricità tedesca, con sole+vento ormai alla pari con la produzione da lignite, .....
Insomma, in pochi anni i tedeschi hanno raggiunto l’Italia, quanto a percentuali di rinnovabili (compreso, paradossalmente, il solare: da loro il fotovoltaico ha prodotto nel 2015 l’8% dell’elettricità, più o meno come in Italia...), nonostante noi partissimo con l’enorme vantaggio del grande idroelettrico e geotermico installato dai nostri avi.
Anzi, a guardare bene hanno fatto pure meglio: infatti, a differenza nostra, loro esportano pure elettricità. Nel 2015 hanno lasciato la Germania 27,6 TWh, sui 317 prodotti in totale: non considerando quelli, le rinnovabili hanno coperto quasi il 40% dei consumi domestici.
Questi della Energiewende sono risultati impressionanti, quindi, per approfondirli abbiamo fatto qualche domanda all’ingegnere Bruno Burger, ricercatore dello stesso Fraunhofer Ise.
Continua a leggere Qui  sull'articolo integrale