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09 agosto 2015

Germania, il record delle rinnovabili di fine luglio non è un'eccezione.

Tratto da Qualenergia
Germania, perché il record delle rinnovabili di fine luglio non è un'eccezione
                        Risultati immagini per energiewende deutschland
Quel 78% della domanda coperto da eolico, fotovoltaico, biomasse e idroelettrico il 25 luglio non è un caso isolato, ma la manifestazione di una trasformazione in atto.....

Poche settimane fa QualEnergia.it ha segnalato che la Danimarca, fra il 9 e il 10 luglio, aveva visto il 100% della sua domanda coperta da energia eolica e solare. Risultato eclatante, ma in fondo limitato a un Paese di 5 milioni e mezzo di persone, non particolarmente industrializzato e immerso in uno dei mari più ventosi dl mondo.
Forse molto più impressionante è quanto annunciato agli inizi di agosto dal tedesco Fraunhofer ISE (prestigioso istituto di ricerca sull’energia solare): sabato 25 luglio la domanda tedesca è stata coperta al 78% dalle fonti rinnovabili, sole, vento, biomasse e idroelettrico. La cosa si è poi ripetuta quasi identica per buona parte del giorno dopo, grazie a una giornata insieme soleggiata e ventosa.
La notizia che una nazione di 80 milioni di abitanti, la cui potentissima industria la rende la quarta potenza economica mondiale e che fino a venti anni fa era quasi priva di fonti rinnovabili, oggi riesca a coprire in certe giornate quasi tutta la sua domanda con energia “green”, ha dell’incredibile e, se il mondo non fosse ancora immerso nel mito, alimentato ad arte, che «senza combustibili fossili non ce la possiamo fare», sarebbe dovuta apparire con grande enfasi sulla stampa planetaria.
Ma sentiamo già le obiezioni: si tratta solo di poche ore di giorni festivi, per il resto la produzione elettrica tedesca continua a dipendere pesantemente da lignite e carbone, le fonti peggiori, per quanto riguarda inquinamento ed emissioni di CO2. 
In realtà le cose stanno rapidamente cambiando e se si fanno un po’ di ricerche in questo sito dello stesso Fraunhofer, che riporta ogni dettaglio della produzione elettrica del paese (e persino quella prevista il giorno dopo) in tempo reale, si scopre che i periodi come il 25-26 luglio, quando le rinnovabili hanno fornito oltre la metà dell’elettricità tedesca, non sono una strana eccezione dovuta a bassa domanda e incredibili condizioni meteo, ma che nel 2015 ce ne sono stati parecchi........
 E le percentuali complessive cominciano a essere importanti: nei primi sette mesi del 2015 le rinnovabili hanno prodotto il 35% dell’elettricità tedesca, con sole+vento ormai alla pari con la produzione da lignite, .....
Insomma, in pochi anni i tedeschi hanno raggiunto l’Italia, quanto a percentuali di rinnovabili (compreso, paradossalmente, il solare: da loro il fotovoltaico ha prodotto nel 2015 l’8% dell’elettricità, più o meno come in Italia...), nonostante noi partissimo con l’enorme vantaggio del grande idroelettrico e geotermico installato dai nostri avi.
Anzi, a guardare bene hanno fatto pure meglio: infatti, a differenza nostra, loro esportano pure elettricità. Nel 2015 hanno lasciato la Germania 27,6 TWh, sui 317 prodotti in totale: non considerando quelli, le rinnovabili hanno coperto quasi il 40% dei consumi domestici.
Questi della Energiewende sono risultati impressionanti, quindi, per approfondirli abbiamo fatto qualche domanda all’ingegnere Bruno Burger, ricercatore dello stesso Fraunhofer Ise.
Continua a leggere Qui  sull'articolo integrale

20 maggio 2015

La lobby del carbone ricatta il governo tedesco........ ridotto il taglio delle emissioni.

  • Tratto da Rinnovabili.it

    Il ministero dell’Economia è tornato sui suoi passi                                                                                            La lobby del carbone ricatta il governo tedesco                                                                                         Salta il taglio delle emissioni per gli impianti a carbone di almeno 22 milioni di tonnellate di CO2. Sostituito con una riduzione minore grazie alle lobby


    (Rinnovabili.it) – Anche la “grande Germania” china la testa alla lobby del carbone. Il piano per la riduzione delle emissioni di CO2 da qui al 2020, che dovrebbe applicarsi alle centrali elettriche che utilizzano questo combustibile, è stato annacquato. Ne è sicura la Reuters, che ha potuto vedere in anteprima un documento del ministero dell’Economia tedesco.

    Migliaia di lavoratori impiegati nel settore del carbone hanno manifestato a Berlino il mese scorso, per protestare contro i piani dell’esecutivo di mettere una tassa sulle centrali più vecchie e più inquinanti. I sindacati hanno detto che potrebbe mettere a rischio 100 mila posti di lavoro, paventando l’ormai noto ricatto tra lavoro e salute. Il prelievo intendeva costringere gli operatori a tagliare le loro emissioni, così da impedire che la Germania manchi l’obiettivo di ridurre i gas serra del 40% entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990.

    Il governo ha investito molto in politiche e comunicazione per apparire la guida d’Europa nel settore delle energie pulite e della transizione verso una società low carbon, ma non ha fatto i conti con le lobby della dirty energy, che ha già messo i bastoni tra le ruote della politica europea.

    In Germania, RWE, il più grande produttore di energia del Paese,ha ricattato l’esecutivo, facendo intendere che il provvedimento avrebbe portato alla chiusura immediata delle centrali a lignite. Dietro la minaccia di trovarsi contro migliaia di lavoratori, Merkel e compagni hanno alzato le mani.

    Nel tentativo di disinnescare la situazione, il ministero dell’Economia ha ora intenzione di imporre ai gestori degli impianti un piano di riduzione delle emissioni di 16 milioni di tonnellate entro il 2020. L’obiettivo precedente chiedeva almeno 22 milioni di tonnellate.

    Secondo l’idea originale, inoltre, le centrali di età superiore ai 20 anni avrebbero dovuto pagare una sanzione per la CO2 emessa oltre il limite di sette milioni di tonnellate per gigawatt di potenza installata. La nuova proposta ha innalzato il tetto di CO2 che i vecchi impianti devono rispettare. 

16 aprile 2015

"Dobbiamo ricostituire il sistema energetico tedesco proprio sbarazzandoci del carbone”......

Tratto da Greenbiz

energiewende 450 

La costruzione programmata di metà degli impianti potrebbe essere compromessa se il Paese continuasse ad andare avanti con un piano per fissare tetti severi alle emissioni dei più grandi inquinatori.Preoccupati anche i sindacati: si perderanno posti di lavoro.
LA PROPOSTA DI LEGGE - La proposta di legge imporrebbe penalità di tipo finanziario per gli impianti più obsoleti ed inefficienti (a carbone e lignite), da versare sotto forma di certificati di “emissions trading”. Naturalmente, per le associazioni delle rinnovabili e per gli ambientalisti il piano – che andrebbe a regime dal 2017 – sarebbe un passo essenziale verso gli obiettivi di taglio del 40% delle emissioni di CO2 al 2020 definiti dalla Energiewende.
INCERTEZZA E DISOCCUPAZIONE – Secondo una ricerca diffusa dagli operatori, il 53% degli investitori che ha programmato di mettere in moto impianti nell’arco dei prossimi 10 anni ha congelato il proprio coinvolgimento nei progetti a causa di questa incertezza politica......
Un portavoce della European Trades Union Confederation ha affermato che sicuramente supporterà tutti coloro che vogliono lottare perché le azioni contro i cambiamenti climatici tutelino il lavoro e le comunità.
Vogliamo una transizione ad un’economia low carbon che sia giusta. La rivoluzione energetica deve essere trasparente e i lavoratori e le comunità non possono essere trascurati. Servono negoziazioni con i sindacati e piani di formazione perché i lavoratori possano migliorare le proprie competenze e adattarle in aziende che da high carbon diventano low carbon”, ha dichiarato Julian Scola. In particolare, l’opposizione si concentra nell’Est del Paese e comunque anche molti politici della coalizione di governo sono scettici.
L'europarlamentare Jo Leinen (SPD) ha detto al Guardian: “Se abbandoniamo questo proposito non raggiungeremo gli obiettivi. Continueremo con impianti più economici, a carbone, che non è però quanto abbiamo previsto con la energiewende. 
Dobbiamo ricostituire il sistema energetico tedesco proprio sbarazzandoci del carbone”. 
Ma anche lui in realtà ammette che sarebbe difficile 
offrire lavori alternativi ai dipendenti delle aziende di aree come la Sassonia.
NON CI SONO PROVE? - 
Le misure proposte coinvolgerebbero di fatto solo il 10% degli impianti più inquinanti, ma online si trova una lista di strutture che dovrebbero chiudere. Le aziende del comparto chiedono alternative per raggiungere gli obiettivi, come un focus maggiore sul rinnovamento in edilizia che porti all’efficienza energetica, o sulla mobilità elettrica.
Ma gli esperti sono convinti che tutta questa preoccupazione sulle conseguenze per lavoratori sia eccessiva. Lo afferma tra gli altri il capo del think tank E3G, Sabrina Schultz: non ci sono prove che i nuovi standard sulle emissioni si traducano in perdita di posti di lavoro o rialzi del prezzo dell’energia. In più, se la Germania rinunciasse ad un piano di riduzione delle emissioni concreto, Angela Merkel e il suo Paese perderebbero credibilità nei prossimi incontri internazionali, una questione non trascurabile.
Su Greenbiz  l'articolo integrale di
 Anna Tita Gallo

31 ottobre 2014

1)Danimarca, addio al carbone entro il 2025 2) La Germania potrebbe dare un taglio al carbone per proteggere il clima

entro il 2025


Dire addio per sempre al carbone. Un'impresa tutt'altro
 che impossibile in Danimarca. 
Il paese infatti sta puntando ad azzerare entro il 2025 
l'utilizzodi questa inquinante fonte per la produzione di energia.
 Ad annunciarlo è stato nei giorni scorsi il Ministro 
dell'energia Rasmus Petersen. Il governo di centrosinistra
 del paese scandinavo aveva precedentemente fatto sapere
 che si sarebbe reso indipendente dal carbone entro il 2030.
 La Danimarca aveva inoltre promesso di diventare 100% rinnovabile entro il 2050.Le intenzioni sembrano esserci tutte 
e Petersen avrebbe già chiesto ai funzionari del governo di
 studiare il modo migliore per capire ciò che la Danimarca può
 fare per eliminare gradualmente l'uso del carbone entro il 
prossimo decennio. “Ovviamente, lo faremo con l'industria.
Non ho ancora deciso il modo in cui raggiungeremo l'obiettivo
 ma vorrei sapere per esempio se noi siamo già in grado di
 vietare l'uso del carbone”, ha detto Petersen. Sarebbe 
molto utile per il clima e anche un buon segnale, secondo il ministro.
Oggi, il 20% dell'approvvigionamento energetico della 
Danimarca proviene dal carbone, il 40% dal petrolio e dal
 gas, mentre il 30% proviene dall'energia eolica. Il paese
 vuole far sì che proprio l'eolico possa coprire il 50% del fabbisogno energetico già entro il 2020. E la Danimarca è
 l'unico paese in Europa ad essere un esportatore netto di 
energia. Secondo Petersen, inoltre, se è vero che oggi il 
carbone è il combustibile più economico disponibile, esso
 è anche quello che contribuisce maggiormente al 
cambiamento climatico: “Non possiamo permetterci a lungo termine di utilizzare l'opzione più economica,” dice. 
“Abbiamo già affermato che noi dobbiamo essere pronti 
a lasciarlo nel 2030. Ora cercherò di vedere se si può 
fare più velocemente”....... Continua qui
Francesca Mancuso 

Tratto da Rinnovabili it
Dopo l'annuncio della Danimarca
La Germania potrebbe dare  
un taglio al carbone per 
proteggere il clima

Baake: “Stiamo esaminando se possa essere ragionevole portare una parte della
capacità degli impianti a carbone fuori dal mercato e metterlo in riserva”.
Impianto a carbone di Datteln, Germania
(Rinnovabili.it) – Berlino starebbe prendendo in considerazione l’ipotesi di chiudere parte della sua capacità termoelettrica legata al carbone all’interno
 della nuova politica per raggiungere gli obiettivi climatici nazionali. E’ quanto ha fatto sapere lo scorso mercoledì Rainer Baake, Segretario di Stato presso il Ministero dell’economia, riallacciandosi a quanto già in precedenza era stato sottolineato dal dicastero ambientale: allo stato attuale la Germania potrebbe non raggiungere il
taglio del 40% delle emissioni entro il 2020, mancando il bersaglio di 5-8 punti percentuale. “Il nostro compito è di colmare questa lacuna e sono convinto che ce la faremo. Siamo determinati a farlo”, ha esplicitato Baake ai giornalisti,
lo stesso giorno in cui la Danimarca aveva fatto

All’inizio di questo mese, Der Spiegel ha riferito
 l’intenzione del governo a eliminare 10 GW di 
produzione di termoelettrica a carbone, pari a circa due dozzine di piccole centrali, ma il Segretario di Stato ha 
tenuto a ricordare:Non sono state prese ancora decisioni … la discussione è aperta”. L’attesa è ora tutta sulla data del 3 dicembre, giorno in cui il gabinetto tedesco dovrà decidere su un nuovo programma energetico nazionale, in cui potrebbero rientrare o meno tali tagli.

09 luglio 2014

Maria Rita Dorsogna :Energie rinnovabili, se il Wall Street Journal boccia Renzi

di Maria Rita Dorsogna 
Il giorno 9 Giugno più del 50% dell’energia elettrica della Gemania è arrivata dal fotovoltaico, mentre il 15 Maggio 2014 se si considerano assieme fotovoltaico ed eolico, il 74% dell’ elettricità del paese è arrivata da fonti rinnovabili. Si, quasi i tre quarti dell’energia per tutta la nazione.
La regione più a nord del paese, il Schleswig-Holstein, ha anticipato che se tutto va come dovrebbe il 100% della sua energia quest’anno sarà da rinnovabili, vento in primis. 
E’ questa l’area più ventosa della Germania, e con una programmazione intelligente in otto anni sono passati dal 30% di produzione di energia elettrica dal vento alla quasi totalità.  Sembra fantascienza, ma la regione dello Schleswig-Holstein addirittura progetta di generare il 300% della sua energia da fonti rinnovabili, con l’idea di cedere l’energia in eccesso al resto del paese.
Una recente analisi per conto della ditta Eclareon è giunta alla conclusione che siamo arrivati alla parità dei costi: se si conteggiano tutti i costi, il prezzo di energia dalle rinnovabili e uguale a quello dalle fonti convenzionali.
......Nessuno pensa di tornare indietro in Germania, ed anzi, si guarda al futuro con ottimismo. Ci si aspetta che i prezzi dell’energia presto scenderanno, allo scadere dei contratti stipulati in passato. Ed è indubbio che le scelte fatte hanno favorito l’industria tedesca che gode di prezzi di elettricità bassissimi rispetto ad altri paesi. Nel suo complesso la rivoluzione energetica tedesca – la Energiewende – è stata un successo.

E in Italia?
Beh, basta solo sfogliare le pagine del Wall Street Journal che ha appena mandato un non proprio lusinghiero articolo d’opinione su Matteo Renzi per il decreto “spalma incentivi” secondo il quale gli incentivi stessi in Italia saranno tagliati del 20% in modo retroattivo. Già i governi precedenti avevano cercato di penalizzare l’energia rinnovabile, facendo calare i profitti del 50% dal 2011 ad oggi. Adesso Renzi raddoppia l’accetta.
In Italia sono stati investiti circa 50 miliardi di euro nel reparto fotovoltaico, facendo passare l’Italia dal 20% di rinnovabili nel 2008 al 34% nel 2012, il maggior record europeo dell’epoca. Ad investire privati, banche e capitali stranieri. Ma come per tutti gli investimenti a lungo termine – non solo per l’energia – quello che l’investitore chiede è chiarezza legislativa e la possibilità di programmare in modo tale che l’investimento abbia un senso.
Il WSJ ricorda che in Italia i costi dell’elettricità – anche grazie ai nuovi impianti di energia rinnovabile -sono passati da 76 euro nel 2008 a 48 nel 2014, ma che questi cali dei costi non sono mai arrivati al consumatore.  Perché?
Il WSJ fa notare che nel decreto non si attacchi minimanente l’inefficenza del sistema, la rete distributiva, o i costi stratosferici imposti dall’Enel, la quale – usando i soldi degli italiani – si prepara ad investire 9 miliardi di euro nei mercati emergenti. 
Il WSJ ricorda che il testo è fatto ad arte per proteggere le banche da eventuali perdite, ma non l’investitore, e che se dovesse essere trasformato in legge questo decreto sarà un impedimento fortissimo ad altri investimenti in Italia, di qualsiasi genere.
...............
“Don’t forget what Germany is doing right now. It’s changing its power supply. The last time when an energy supply was changed was the industrial revolution; this is something that has never been done before.”

“Mr. Renzi may believe that the markets have short memories, and that this route is easier than reforming the blatant inefficiencies in the Italian energy sector or cutting horrendously high taxes on energy users. Maybe he’s right, but good luck in attracting foreign investors in the future. Don’t come knocking on my door.”

26 aprile 2014

ECOBLOG -EFFETTO RINNOVABILI IN GERMANIA :PREZZI DELL' ENERGIA ELETTRICA SEMPRE PIU' BASSI .


 - 

La crescita dell'energia eolica e fotovoltaica in Germania ha raggiunto nel primo trimestre il 19% della domanda, spingendo i prezzi verso il basso e rendendo sempre meno competitivo il carbone e il nucleare.


Se fossimo meno anglofili e più mitteleuropei, inizieremmo ad usare anche in Italia la parola tedesca Energiewende, che significa transizione energetica dal nucleare/fossile alle rinnovabili.
In questa primavera come mai prima d’ora, la transizione inizia a dare i suoi effetti: in 14 dei primi 18 giorni di aprile il prezzo dell’energia elettrica è rimasto sotto i 4 centesimi al kWh, la soglia al di sotto della quale gli impianti nucleari e a carbone non sono più competitivi. Secondo il Fraunhofer Institute, i prezzi nel primo trimestre dell’anno sono in calo costante dal 2011 e in termini reali sono scesi al livello del 2002.
Senza volerlo e senza averlo programmato, le rinnovabili stanno mettendo in crisi le energie tradizionali con la più temibile arma dell’economia di mercato: il prezzo. 
Come si può vedere dal primo grafico qui sotto, in un giorno feriale il prezzo è rimasto sotto i centesimi, mentre domenica 13 aprile è persino sceso a 0,85,  facendo fermare una buona fetta di impianti convenzionali per ben 15,7 GW di potenza.
Il secondo grafico mostra invece il trend decrescente del prezzo dell’energia al crescere della quota prodotta mediante le fonti rinnovabili.
Vento e sole stanno rendendo non competitiva l’energia tradizionale non solo in Germania e Austria, ma anche nelle vicine Francia e Svizzera, mentre la Repubblica Ceca annuncia che i bassi prezzi sono la causa della cancellazione di due reattori nucleari in progetto presso il sito di Temelìn.
Gli operatori del settore fossile/nucleare hanno ora davanti una scelta molto netta: continuare una battaglia di retroguardia per conservare il loro feudo sempre più indifendibile, oppure gettarsi anima e corpo a sostenere la Energiewende, sviluppando ciò che ancora manca, in particolare sistemi di accumulo e smart grids.

13 dicembre 2013

"L'energia dei dinosauri":I dinosauri che vogliono rallentare la svolta energetica

 Tratto da Qualenergia

I dinosauri che vogliono rallentare la svolta energetica

Anche in Germania c'è una forte opposizione al cambio di paradigma energetico. Il cantiere “Energiewende”, la svolta energetica tedesca, è un duro campo di battaglia tra i grandi gruppi dell'energia, da una parte, e gli imprenditori delle rinnovabili e dell'efficienza, dall'altra.
 
versione pdf dell'articolo
La Germania è il primo Paese industriale che vuole riorganizzare in pochi decenni il suo sistema energetico senza nucleare e senza carbone. Il discorso parte da lontano. Esce nel 1980 il rapporto dell’ecoistituto di Freiburg, “Energiewende-Svolta energetica. Crescita e Benessere senza Petrolio e Uranio”. In un libro di 230 pagine fitte fitte con tabelle su tabelle e scritto per gli addetti ai lavori, gli autori smontano gli scenari ufficiali della politica e dell’industria sui futuri fabbisogni energetici della Germania, descrivendoli come ricerca scadente nel caso migliore e più plausibilmente come bugie per spingere alla costruzione di più centrali termoelettriche e nucleari.
Il libro diventa un bestseller e l’idea di poter fare senza il fossile e il nucleare ha un nome: Energiewende.....

Il cantiere “Energiewende” è stato un campo di battaglia fin dall’inizio e oggi, quando i “grandi quattro” nel settore energetico (E.ON, RWE, Vattenfall, EnBW) cominciano a sentire la concorrenza dei tanti piccoli produttori, la lotta comincia a farsi dura. Per capire meglio la dinamica del percorso che fin dall’inizio è sempre stato anche conflittuale occorre guardare i contendenti.
La Energiewende parte con il “conto energia” del Governo democristiano-liberale di Helmut Kohl, una legge del 1990 che non è nata alle scrivanie di qualche ministero ma “dal basso”, opera di alcuni deputati illuminati (Hermann Scheer e altri) e di un gruppo sempre più grande di esperti delle rinnovabili, del quale l’ecoistituto di Freiburg era solo un inizio, sostenuti da un ampio movimento contro il nucleare e a favore delle rinnovabili con radici in scuole, aziende, chiese, sindacati, quartieri.
Si affianca un gruppo crescente di imprenditori delle rinnovabili che creano posti di lavoro, garantiscono crescita e tirano l’esportazione. 
.......
Perché attualmente l’energia elettrica da fonti rinnovabili ha la precedenza assoluta a sfavore di quella da carbone, da metano e da nucleare con la conseguenza che il boom delle rinnovabili ha fatto scendere il prezzo dell’energia elettrica alla Borsa e abbassato il grado di sfruttamento delle centrali termoelettriche e nucleari. Le quattro giganti hanno subìto riduzioni dei loro guadagni, in passato giganteschi; per esempio E.ON ha dovuto accontentarsi nella prima metà del 2013 di 5,7 miliardi di euro, un 15% in meno dell’anno precedente. RWE ha cominciato ad abbassare i costi attuando profonde ristrutturazioni con 2.400 posti di lavoro in meno o dislocati in Polonia.

.....La palla è nel cortile del nuovo Governo democristiano-socialdemocratico, o meglio, nei cortili dei due partiti che portano avanti i negoziati sulla politica energetica del nuovo Governo per il 2013-2017. .........
I dinosauri nella politica e nell’industria vogliono rallentare la svolta energetica, adattarla ai tempi di ammortamento delle grandi centrali termoelettriche e portarla avanti in un sistema energetico centralizzato. 
Si vedrà fino a che punto le forze delle rinnovabili e dell’industria dell’efficienza, che puntano su un sistema decentrato di produzione dove rimarrebbe poco spazio per i grandi produttori, si sono consolidate per contrastare il revisionismo dei dinosauri che muoiono, come si sa, molto lentamente.
L'articolo è stato pubblicato sul n.5/2013 della rivista bimestrale Qualenergia, con il titolo "L'energia dei dinosauri".