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09 maggio 2016

Dorsogna :Nel 2016 la meta' della nuova energia USA sara' da rinnovabili

Nel 2016  la meta' della nuova energia USA  sara' da rinnovabili 

I profitti della Shell per il primo quadrimestre del 2016 sono calati dell'89%.

175 compagnie petrolifere piccole e medie sono a rischio bancarotta.

La Chevron taglia 1000 posti di lavoro dopo avere perso 725 milioni di dollari nel primo quadrimestre del 2016.

La Statoil ha perso il 71% di profitti nel primo quadrimestre del 2016.

La ConocoPhillips perde 1.4 miliardi di dollari nel primo quadrimestre del 2016.
 
E intanto...

Intanto, in tutta questa petroli-depressione, emerge che per la prima volta nella storia degli USA, nel 2016 la maggior parte dell'energia nuova immessa nella rete elettrica sara' dal sole e dal vento.

Secondo una analisi dell' United States Energy Information Administration, la meta' della nuova energia sara' da rinnovabili. Ci si aspetta che nel 2016 verranno generati 26 gigawatt nuovi di energia: sole e vento sono al 63%, gas al 31%. 

Questo e' importante per due motivi: fino a pochi anni fa era il gas a farla da principe, adesso e' invece in secondo piano, nonostante il crollo dei prezzi degli idrocarburi.

Il motivo della vittoria delle rinnovabili e' crollo del costo dei pannelli solari.   Un altro motivo e' che lentamente arrivano le leggi ad imporre alle municipalita' locali di usare le rinnovabili. E quindi che gli piaccia o no, devono usare vento e sole.  E forse un tempo queste leggi parevano quasi delle imposizioni antieconomiche, invece adesso e' lucrativo per tutti gli attori coinvolti usare sole e vento e costruire impianti energetici rinnovabili. E quindi, il boom.
Nel 2016 arriveranno 9.5 gigawatt nuovi di energia solare, dalla California (3.9 gigawatts), North Carolina (1.1 gigawatts), Nevada (0.9 gigawatts), Texas (0.7 gigawatts), e Georgia (0.7 gigawatts). Nel 2015 sono stati installati 8.4 gigawatt di energia solare, sufficenti per alimentare 1.3 milioni di case.
E quindi anche se ci sono ancora centrali a carbone in funzione, piano piano vanno morendo: nel 2015 sono state chiue varie centrali a carbone, con un calo della produzione di 15 gigawatt.
Intanto, il numero di pozzi nuovi e' crollato. Siamo adesso ai minimi dal 2009 con 328 pozzi di ricerca, a fronte di 668 un anno fa.  Nel 2015 sono stati persi 963 pozzi nuovi, il piu' grande calo dal 1988. Per il 2016 siamo a 204. 

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Tratto da Greenreport

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[6 maggio 2016]
Solare contagioso 0
Negli Usa l’energia solare continua a crescere a una velocità vertiginosa: nel 2015 sono stati installati più pannelli solari, più che in qualsiasi anno, e il 2016 dovrebbe stracciare questo record con il doppio di pannelli. Intanto gli Usa hanno superato il milionesimo impianto solare installato.

Ma perché è solare statunitense  sta crescendo così in fretta?  Secondo Barry Fischer, che scrive sul blog di SolarCity, il più grande installatore solare Usa, le principali ragioni sono tre: «Il costo dei pannelli solari è crollato, l’importanza del solare è fondamentale per combattere i cambiamenti climatici, e le politiche pro-solari sono diventate mainstream». Ma anche questi fattori principali non rispondono a una domanda più pratica: come fanno le famiglie americane a scegliere il solare? In molti casi, la risposta è semplice: parlando con amici e vicini di casa....
Continua a leggere su Greenreport

28 marzo 2016

Dorsogna :Energia, l’era del petrolio è agli sgoccioli. Se i lavoratori dei ‘fossili’ chiedono di passare alle rinnovabili

 Tratto da Dorsogna 

Energia, l’era del petrolio è agli sgoccioli. Se i lavoratori dei ‘fossili’ chiedono di passare alle rinnovabili

E mentre in Italia i pro-trivellanti si strappano le vesti sulla presunta disoccupazione che porterà il referendum, ecco cosa succede in CanadaL’Alberta, il petrol-stato per eccellenza del Nord America è in crisi: il prezzo del petrolio crolla, i pozzi chiudono, la disoccupazione aumenta, arriva la povertà dove non si era mai vista prima.
Cosa hanno da dire i lavoratori? Non dicono mica “continuiamo a trivellare”, o “trivelliamo le cascate del Niagara” o “dateci i sussidi”.  Dicono “fateci lavorare con il sole e con il vento”. Proprio cosi’, un gruppo di lavoratori delle Tar Sands ha creato una non-profit che si chiama Iron and Earth e chiede all’Alberta di sponsorizzare lavori pubblici ed investimenti nel solare. Chiedono come punto di partenza di solarizzare 100 edifici pubblici in tre anni e di sostenerli nella formazione professionale e riqualificazione di mille lavoratori nell’oil and gas.
Dicono che lavorare nelle rinnovabili non è cosi diverso che lavorare nell‘oil e gas e che non occorre scegliere fra lavoro ed ambiente. Chiedono solo l’opportunità di riqualificarsi e di avere progetti da portare a termine. Dicono di essere grati all’industria del petrolio per la professionalità acquisita ma che è tempo di attuare la transizione verso le rinnovabili perchè non è più tempo di scegliere fra lavoro ed ambiente. Dicono che è arrivato il tempo di politiche che guardano al futuro e che si adopereranno per sensibilizzare le loro comunità. Dicono che ci vincono da ogni punto di vista con le rinnovabili: con l’occupazione, per raggiungere gli obiettivi di diminuzione di CO2 del Canada,  con l’ambiente.
Il direttore di Iron and Earth,  Liam Hildebrand, aggiunge che hanno tutto: professionalità, opportunità, bisogno di diversificare le fonti energetiche e di diminuire le emissioni di CO2.
Ex petrolieri in favore del sole e del vento, checché ne dicano i petrol-politici d’Italia. Vuol dire proprio che l’era del petrolio è al tramonto.
Il 17 Aprile vota SI per una Italia che guarda al futuro e non alle fossili.

13 luglio 2015

Eolico, in Danimarca il vento ha coperto il 140% della domanda energetica.......

  • Tratto da  Rinnovabili.it

  • Eolico, in Danimarca il vento ha coperto il 140% della domanda

Eolico, in Danimarca il vento ha coperto il 140% della domanda

(Rinnovabili.it) – La Danimarca non è nuova ai record dell’energia del vento. Ma quello che è stato raggiunto dalla nazione in questi giorni ha molto più del semplice gusto della conferma. lo scorso giovedì 9 luglio, i parchi eolici danesi hanno prodotto così tanta energia da, non solo, soddisfare completamente il fabbisogno elettrico nazionale, ma anche da costringere la rete a convogliare oltre confine il surplus. In una giornata insolitamente ventosa, le turbine danesi hanno regalato al Paese il 116% della sua domanda elettrica, che si è trasformato addirittura nel 140% alle 3 di mattina del giorno successivo, grazie al fisiologico calo dei consumi. I dati sono riportati nero su bianco nel sito web di rete danese – energinet.dk  – che fornisce un resoconto minuto per minuto della produzione rinnovabile immessa nella rete dello Stato Europeo. Si scopre così un fatto ancor più interessante: data la particolare intensità delle raffiche di vento (che costringono molti operatori a ridurre la potenza di picco per evitare malfunzionamenti), i  48 GW di eolico istallati nella nazione non stavano neppure funzionando a pieno regime.

Cosa farne con l’energia in eccesso? Semplice, la si stocca oltreconfine grazie alle infrastrutture di interconnessione: l’80% del surplus eolico è finito, in parti uguali, negli impianti idroelettrici a pompaggio di Germania e Norvegia. La restante quota parte invece è stata esportata in Svezia. In realtà di tali prestazioni non c’è neanche da mervigliarsi troppo. Già nel 2013 il Paese aveva fatto parlare di sé, con oltre la metà del consumo energetico soddisfatto dall’eolico per un intero mese. “Ciò dimostra che un mondo 100% alimentato da energia rinnovabile non è fantasia”, ha commentato al Guardian Oliver Joy, un portavoce dell’European Wind Energy Association. “L’energia eolica e le fonti rinnovabili possono essere una soluzione di decarbonizzazione e anche fornire la sicurezza dell’approvvigionamento in periodi di forte domanda”. E l’obiettivo del Governo di rifornirsi di sola energia rinnovabile nel medio termine si fa sempre più vicino.