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17 agosto 2020

Clima, perché bisogna spegnere le centrali a fonti fossili con 10-30 anni di anticipo

Tratto da: Redazione QualEnergia.it

Clima, perché bisogna spegnere le centrali a fonti fossili con 10-30 anni di anticipo

Bisognerà più che dimezzare la vita utile delle centrali termoelettriche se si vogliono centrare i target di riduzione delle emissioni. Lo spiega un recente studio.

Le centrali a carbone e a gas dovrebbero chiudere da 10 a 30 anni prima della scadenza rispetto alla loro abituale vita utile di 35 o 40 anni, in modo da poter raggiungere gli obiettivi climatici.

Lo ha indicato uno studio pubblicato sul Journal de l’Environnement (link in basso) che afferma come tutti gli scenari climatici convergano sulla stessa conclusione: per rimanere sotto l’obiettivo di un aumento di 2 °C rispetto ai livelli preindustriali, o anche a +1,5 °C, le emissioni di gas serra nel mondo dovranno diminuire rapidamente, per raggiungere la neutralità del carbonio entro la metà del secolo.

Se sulla carta le cose potrebbero sembrare semplici, la realtà è molto diversa. Le centrali elettriche a carbone e a gas, infatti, hanno una durata media di vitarispettivamente di 39 e 36 anni.

Ciò significa che, a meno che non ci si basi sempre più su delle loro ipotetiche emissioni negative, grazie a soluzioni come il sequestro del carbonio, che però al momento non garantiscono le indispensabili economie di scala, sarà necessario dismettere in anticipo molte centrali a energie fossili.

Il surplus di emissioni che si verificherebbe se le centrali termoelettriche non venissero chiuse anticipatamente sarebbe particolarmente pronunciato in Cina, dove si trova la metà delle centrali a carbone esistenti al mondo, la maggior parte delle quali ha meno di 15 anni di vita.

Se le centrali termoelettriche negli Stati Uniti dovessero rimanere attive per tutta la loro normale attesa di vita, il loro surplus di emissioni sarebbe inferiore del 26% rispetto a quello della Cina, mentre in Europa occidentale sarebbe inferiore dell’87%, data la minore presenza di centrali termoelettriche e la loro età più avanzata.

Secondo i ricercatori, gli studi sul riscaldamento globale fanno fatica a tenere conto dell’inerzia del settore energetico, che finisce per “blindare” le emissioni a livelli elevati.

Riorientare migliaia di miliardi di dollari di capitale privato dopo che le centrali elettriche hanno raggiunto solo un quarto della loro attesa di vita porrà enormi sfide politiche ed economiche“, hanno avvertito i ricercatori.

  • Lo studio “Early retirement of power plants in climate mitigation scenarios Le centrali a carbone e a gas dovrebbero chiudere da 10 a 30 anni prima della scadenza rispetto alla loro abituale vita utile di 35 o 40 anni, in modo da poter raggiungere gli obiettivi climatici.

    Lo ha indicato uno studio pubblicato sul Journal de l’Environnement (link in basso) che afferma come tutti gli scenari climatici convergano sulla stessa conclusione: per rimanere sotto l’obiettivo di un aumento di 2 °C rispetto ai livelli preindustriali, o anche a +1,5 °C, le emissioni di gas serra nel mondo dovranno diminuire rapidamente, per raggiungere la neutralità del carbonio entro la metà del secolo.

    Se sulla carta le cose potrebbero sembrare semplici, la realtà è molto diversa. Le centrali elettriche a carbone e a gas, infatti, hanno una durata media di vitarispettivamente di 39 e 36 anni.

    Ciò significa che, a meno che non ci si basi sempre più su delle loro ipotetiche emissioni negative, grazie a soluzioni come il sequestro del carbonio, che però al momento non garantiscono le indispensabili economie di scala, sarà necessario dismettere in anticipo molte centrali a energie fossili.

    Il surplus di emissioni che si verificherebbe se le centrali termoelettriche non venissero chiuse anticipatamente sarebbe particolarmente pronunciato in Cina, dove si trova la metà delle centrali a carbone esistenti al mondo, la maggior parte delle quali ha meno di 15 anni di vita.

    Se le centrali termoelettriche negli Stati Uniti dovessero rimanere attive per tutta la loro normale attesa di vita, il loro surplus di emissioni sarebbe inferiore del 26% rispetto a quello della Cina, mentre in Europa occidentale sarebbe inferiore dell’87%, data la minore presenza di centrali termoelettriche e la loro età più avanzata.

    Secondo i ricercatori, gli studi sul riscaldamento globale fanno fatica a tenere conto dell’inerzia del settore energetico, che finisce per “blindare” le emissioni a livelli elevati.

    Riorientare migliaia di miliardi di dollari di capitale privato dopo che le centrali elettriche hanno raggiunto solo un quarto della loro attesa di vita porrà enormi sfide politiche ed economiche“, hanno avvertito i ricercatori.

14 agosto 2020

Ambiente e salute : buone pratiche per la salute e l’ ambiente di Ernesto Burgio

Tratto da ISDE Italia 

La monografia “AMBIENTE E SALUTE. Inquinamento, interferenze sul genoma umano e rischi per la salute”, a cura di Ernesto Burgio, pubblicata dall’Ordine dei Medici di Arezzo, tratta una tematica rivoluzionaria in ambito biomedico che si ispira ad un’idea originaria di Lorenzo Tomatis e che ISDE Italia ha fatto propria.

Per visionarla clicca qui.

 

07 agosto 2020

DECRETO SEMPLIFICAZIONI : COSI’ SONO DEVASTAZIONI

Tratto da Peacelink  

Decreto Semplificazioni, così sono Devastazioni

Dossier di 160 associazioni (tra cui PeaceLink) e comitati nazionali e locali da tutta Italia "È attacco a partecipazione dei cittadini, V.I.A., clima e bonifiche da Taranto a Gela, da Mantova a Bussi, da Brindisi a Venezia e decine di altri siti"
28 luglio 2020

Appello ai parlamentari, ecco 34 proposte emendative per migliorare concretamente le procedure e renderle efficaci ed efficienti per tutelare la salute dei cittadini e l'ambiente.

Qui il dossier completo:

QUI LE PROPOSTE EMENDATIVE

Bussi, la vera giustizia è la bonifica

"Il DL Semplificazioni contiene norme che ritardano o addirittura annullano le bonifiche dei siti inquinati, dimezzano i tempi già oggi molto risicati per la partecipazione dei cittadini nelle procedure di Valutazione di Impatto Ambientale, favoriscono le opere "fossili" in piena emergenza climatica, moltiplicano le poltrone con l'istituzione di una seconda commissione VIA nazionale": 160 associazioni e comitati di livello nazionale, interregionale e locale da 18 regioni hanno inviato a tutti i parlamentari un corposo dossier dal titolo "Decreto Semplificazioni, così sono devastazioni" con l'analisi "comma per comma" e 34 proposte di emendamento del Decreto Legge "Semplificazioni" varato alcuni giorni fa dal Governo e ora approdato in Senato per l'avvio dell'iter di conversione in legge.

Clima

Sotto il paradossale ma accattivante titolo "Semplificazioni in materia di green economy" il Dl Semplificazioni introduce norme che favoriscono le opere "fossili" come i nuovi gasdotti. Ad esempio gli articoli che fanno venire meno i diritti, costituzionalmente protetti, degli usi civici. Si semplificano anche i rifacimenti; essendo la vita tecnica media di un gasdotto di 50 anni, vuol dire ipotecare il futuro visto che nel 2070 evidentemente dovremo usare ancora le fossili alla faccia dei cambiamenti climatici. 

Valutazioni Ambientali

Invece di scommettere sulla partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, si tagliano pesantemente i termini per poter presentare osservazioni ai progetti sottoposti a Valutazione di Impatto Ambientale per il loro potenziale impatto sulla salute e sull'ambiente di intere comunità. Prima del decreto se un'azienda avesse voluto realizzare una raffineria o un pozzo di petrolio i cittadini avrebbero avuto 60 giorni di tempo per accorgersi dell'esistenza del progetto, esaminare la documentazione costituita da centinaia di elaborati tecnici di migliaia di pagine e scrivere le osservazioni. Tempi già molto risicati.

Se il Parlamento confermerà il testo varato dal Governo, i tempi saranno addirittura dimezzati, scendendo a soli 30 giorni, assolutamente insufficienti per i volontari per difendere i propri diritti in considerazione dell'impatto che queste opere possono avere sulla qualità della loro vita. Per le procedure regionali, che riguardano cave, discariche, impianti chimici ecc si scende da 60 giorni a 45, con il paradosso che per progetti di carattere regionale si avrà più tempo rispetto ai progetti di potenziale impatto nazionale. Questo la dice lunga su chi si intende favorire e, cioè, le grandi imprese nazionali e multinazionali.

Questi i nuovi termini:

-nella verifica di Assoggettabilità a V.I.A. da 45 giorni a 30;

-nella V.I.A. "normale" restano 60.

-nella V.I.A. nazionale tramite conferenza dei servizi simultanea, procedura che il Governo vuole espressamente favorire, da 60 a 30 giorni;

-nella V.I.A. regionale si passa da 60 a 45 giorni.

Interessante notare che si preferisce colpire i diritti dei cittadini e non i dirigenti inefficienti. Il vero problema della V.I.A. nazionale sono i 30 giorni da togliere alle associazioni per esaminare i progetti oppure la burocrazia ministeriale che tiene le carte ferme nei cassetti per anni? Come mai non vi è alcuna norma che attacchi i dirigenti su merito e responsabilità? Eppure basta andare sul sito del Ministero e prendere un qualsiasi progetto per verificare dove sono i tempi morti.

Diversi codicilli, poi, erodono in molteplici casi l'efficacia della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, dalla realizzazione delle indagini archeologiche che potrà essere fatta "a posteriori", quando la Direttiva comunitaria impone di accertare preventivamente proprio con la VIA l'impatto sul patrimonio culturale, ai rifacimenti di impianti, al potenziamento delle opere stradali, ferroviarie e idriche esistenti.

Nel Decreto sono state introdotte norme che eludono la direttiva comunitaria sulla Valutazione Ambientale Strategica, in particolare per le opere in variante ai piani già approvati: ci chiediamo a questo punto perché produrre piani se poi si possono fare tranquillamente deroghe "in automatico". 

Paradossalmente, le "semplificazioni" portano alla moltiplicazione dei possibili percorsi amministrativi di valutazione, come ad esempio quello aggiuntivo confezionato per le opere del PNIEC (il Piano Clima - Energia che a dispetto degli slogan è basato su opere fossili come gasdotti e centrali a metano) e alla moltiplicazione delle "poltrone" con il varo di una seconda commissione V.I.A. che affiancherà quella già esistente, per la cui nomina ci sono voluti oltre due anni.

Insomma, tutte norme che cercano di rendere la procedura di V.I.A. un mero orpello, un timbro in più da mettere quanto più velocemente sui progetti, svuotandola del suo significato originario fissato dalla Direttiva comunitaria che la istituisce: la valutazione dei reali impatti su salute dei cittadini e ambiente dei progetti.

Bonifiche

Con l’articolo 53 comma 4 quater può, nei fatti, venire addirittura meno la bonifica delle acque sotterraneeuna vera e propria emergenza del paese con le falde contaminate da sostanze tossiche o cancerogene con concentrazioni spesso decine di migliaia di volte superiore ai limiti di legge. La norma prevede infatti per le aziende responsabili di poter ottenere il certificato di avvenuta bonifica anche per il solo suolo qualora si dimostri che l'acqua inquinata non lo influenzicon contestuale svincolo delle garanzie finanziarie che gli inquinatori devono versare per assicurare che le attività di ripristino siano effettivamente svolte anche in caso, ad esempio, di fallimento dell’azienda

Tolta pure la deterrenza economica diventa utana libera tutti per i grandi inquinatori delle acque sotterraneeun vero e proprio incentivo a non bonificare che, tra l'altro, varrà per i grandi gruppi che hanno inquinato, visto che si applica solo ai Siti Nazionali di Bonifica e non già agli altri siti contaminati "normali". Un vero e proprio paradosso, insieme agli ulteriori passaggi degli articoli in cui, richiamando esclusivamente l'applicazione del solo articolo 242, quello relativo alle procedure ordinarie, si esclude per i Siti Nazionali di Bonifica l'applicazione delle procedure semplificate introdotte nel 2014 con l'art.242bis proprio per velocizzare le bonifiche ripulendo tutto senza ricorrere all'analisi di rischio che porta lungaggini e bonifiche più blande (ma meno costose!).

Per quanto riguarda i Siti di Interesse Nazionale per le Bonifiche, cioè le aree più inquinate del paese non si procederà più, come si fa oggi, direttamente alla caratterizzazione delle aree - ossia il delicato e stringente processo di ricostruzione della contaminazione avvenuta - dando per scontato che per i terreni e le acque sotterranee dell'Ilva a Taranto, di Bussi, di Gela, di Falconara e di decine di altri siti devono essere prese precauzioni molto più stringenti all'altezza dei problemi. Con l'art. 53, invece, si rende possibile agli inquinatori di partire presentando invece della caratterizzazione una più semplice e blanda "indagine preliminare", come avviene per un sospetto di inquinamento in qualsiasi altra area del paese. Come se una raffineria fosse una pompa di carburante, insomma!

Si aggiungono così ulteriori lungaggini e un passaggio burocratico in più, con un Ministero dell'Ambiente che è già vergognosamente indietro con le procedure per bonificare questi luoghi. Il ruolo del Ministero sempre di più ci sembra quello dello stopper delle bonifiche, con risparmi miliardari alle aziende che hanno inquinato. Anche in questo caso, invece di chiedere conto ai dirigenti e alle aziende per i ritardi si scarica tutto sui cittadini e sulla loro salute. 

Il DL andrà ora in Parlamento per la conversione in legge. Abbiamo preparato 34 emendamenti per confermare il nostro approccio propositivo, sia per abrogare gli articoli e i commi che sono veri e propri regali agli inquinatori sia per suggerire l'introduzione di norme, alcune delle quali già operanti da anni in alcune regioni, che rendano le procedure di bonifica e di valutazione ambientale realmente efficaci ed efficienti e che rafforzino la cooperazione tra i diversi livelli dello Stato. La partecipazione dei cittadini, la trasparenza e la tutela della salute sono i capisaldi; se il DL rimarrà invariato troveranno pronti alla mobilitazione le realtà firmatarie di questo comunicato per difendere territori e cittadini. 

Info: segreteriah2oabruzzo@gmail.com

PRIME ADESIONI

ORGANIZZAZIONI NAZIONALI  Leggi su peacelink

05 agosto 2020

Audizione in Senato: “Incostituzionale il bavaglio ai Sindaci Stop 5G, cittadini obbligati all’irradiazione”.

Tratto da Comedonchisciotte 

Audizione in Senato: “Incostituzionale il bavaglio ai Sindaci Stop 5G, cittadini obbligati all’irradiazione”. Si preparano le contromosse per difendere i diritti pubblici

da Oasisana.com

Martedì 28 Luglio 2020 Franca Biglio, presidente ANPCI Associazione Nazionale Piccoli Comuni d’Italia, è stata audita in Senato presso la Commissione Affari Costituzionali e Lavori Pubblici. Biglio, che è anche Sindaco di Marsaglia (Cuneo), il 12 Settembre sarà nuovamente a Roma tra i relatori della grande manifestazione nazionale Stop 5G in programma a Piazza del Popolo. 

Ecco parte dell’audizione avvenuta a Palazzo Madama in cui viene esplicitamente evidenziata l’incostituzionalità del Decreto Legge Semplificazioni nella norma in cui vieta ai primi cittadini di emanare ordinanze in difesa della salute pubblica.

Infine, dopo l’appello rivolto ai parlamentari di emendare e bocciare in aula il decreto liberticida, in questi giorni Alleanza Italiana Stop 5G sta scrivendo a tutti i sindaci d’Italia invitandoli a non fermarsi ed a proseguire insieme ai cittadini nella battaglia precauzionale per la difesa della salute pubblica minacciata dal wireless del 5G. Sul tavolo dei sindaci sta arrivando un dossier con pareri legali e percorsi giuridici utili a contrastare le criticate norme nel DL Semplificazioni. 

Aggiornamento sul dato ufficiale diffuso da Alleanza Italiana Stop 5G: ad oggi 589 COMUNI D’ITALIA SONO UFFICIALMENTE STOP5G mentre 390 SINDACI HANNO EMANATO ORDINANZE STOP5G.


“Impedire ai sindaci di introdurre limiti all’installazione sul territorio comunale di antenne 5G è incostituzionale. Perché sottrae ai primi cittadini le prerogative di tutela della salute pubblica per di più in assenza di studi certi sull’impatto ambientale e sanitario della nuova tecnologia di comunicazione cellulare che ne escludano la pericolosità per l’uomo. 

La norma (art.38, comma 6 del decreto semplificazioni) è incostituzionale anche in virtù della sua tecnica normativa; si va ad incidere sui poteri attribuiti dal Testo unico enti locali ai sindaci con un «commicino» previsto in un decreto legge, senza modificare la norma primaria. Infine, la norma cozza contro il principio di precauzione stabilito dalla Ue (e recepito dall’Italia) e in quanto tale di rango superiore alla norma ordinaria” 

«È inconcepibile introdurre in un decreto legge una norma che mette il cittadino nelle condizioni di non poter scegliere se essere irradiato o meno e impedisce al suo sindaco di intervenire a tutela della sua salute. Come si fa per i farmaci che prima di essere messi in commercio vengono sperimentati (e solo se le autorità esprimono un parere favorevole, il farmaco viene venduto) lo stesso sarebbe dovuto accadere con il 5G. Ma tutto ciò non avviene, sia perché non c’è l’informazione sui rischi, sia perché non c’è possibilità di scegliere di non essere irradiati. Limitare la possibilità per l’autorità pubblica locale di intervenire a tutela della salute qualora, ad esempio, dovessero essere disponibili future informazioni che danno la certezza della dannosità del 5G è una disposizione palesemente incostituzionale”

01 agosto 2020

Lattoferrina, la proteina che protegge dal Covid-19: storia e funzione

Tratto da Inews

Lattoferrina, la proteina che protegge dal Covid-19: storia e funzione


La lattoferrina è una glicoproteina che fu scoperta dopo alcuni studi sul latte vaccino nel 1939. Essa trasporta il ferro ed ha anche un’azione antimicrobica. Oltre ad esistere nel latte, si trova anche all’interno della saliva e delle lacrime umane. Le quantità maggiori si trovano, però, nel colostro che è il primo latte materno.

Le sue funzioni principali sono quelle di difenderci da funghi e batteri impedendo che queste specie metabolizzino il ferro (con cui lega) e ne riduce quindi moltiplicazione ed adesione alla mucosa intestinale. La sua azione avviene anche per via diretta impedendo una contaminazione da batteri sulla superficie. Ultimamente si sono scoperte anche delle proprietà antiossidanti ed anti infettive.

L’assunzione della lattoferrina avviene, come si può dedurre, per gli adulti tramite il latte animale ed i suoi derivati mentre i neonati, appunto, la prendono dal colostro. In commercio esistono anche diversi tipi di integratori di lattoferrina ed, anche se non vi sono dosi standard da rispettare per ottenere benefici, alcuni parlano di risultati soddisfacenti si hanno con un’assunzione minima di 40 mg al giorno.

Per quel che riguarda gli effetti collaterali, in genere non se ne riscontrano a meno che non si sia intolleranti od addirittura allergici al principio attivo.

La lattoferrina in questi giorni è salita, però, alla ribalta grazie ad un servizio dei colleghi del TG3 Lazio. In tale occasione la proteina è stata descritta come una barriera naturale per il nostro sistema immunitario e potrebbe essere un’ottima arma per contrastare il Covid-19.

La ricercatrice di dermatologia di Tor Vergata ha spiegato che i pazienti trattati con questa proteina dopo dieci giorni hanno visto non solo scomparire tutti i sintomi, ma hanno ottenuto anche la negativizzazione del tampone.

Piera Valenti, professoressa di Microbiologia della Sapienza, spiega che i risultati ottenuti dimostrano che “la lattoferrina blocca le fasi precoci e, secondo i colleghi dell’università del Michigan, blocca anche quando la cellula è già infetta”. Allo stesso tempo, però, la dottoressa mette in guardia dagli integratori che la vedono addizionata ad altre sostanze. Altri esponenti sono dubbiosi sulla qualità del trattamento con quello che rimane un ‘semplice’ nutraceutico anziché farmaco. La lattoferrina in questi giorni è salita, però, alla ribalta grazie ad un servizio dei colleghi del TG3 Lazio. In tale occasione la proteina è stata descritta come una barriera naturale per il nostro sistema immunitario e potrebbe essere un’ottima arma per contrastare il Covid-19.

La ricercatrice di dermatologia di Tor Vergata ha spiegato che i pazienti trattati con questa proteina dopo dieci giorni hanno visto non solo scomparire tutti i sintomi, ma hanno ottenuto anche la negativizzazione del tampone.

30 luglio 2020

UNICEF /Inquinamento: 1 bambino su 3 avvelenato da piombo .

 Tratto da thedailycases

UNICEF/Inquinamento: 1 bambino su 3 – quasi 800 milioni – avvelenato da piombo .

Lanciato primo rapporto UNICEF – Pure Earth “The TOXIC TRUTH”

Secondo un nuovo rapporto lanciato oggi dall’UNICEF e da Pure Earth, l’avvelenamento da piombo sta colpendo una quantità massiccia e mai conosciuta prima di bambini.  Il rapporto, il primo di questo genere, rileva che circa 1 bambino su 3 – quasi 800 milioni a livello globale – ha nel sangue livelli di piombo superiori a 5 microgrammi per decilitro, livello per il quale è necessario intervenire. Circa la metà di questi bambini vive in Asia Meridionale.

“Con pochi sintomi iniziali, il piombo silenziosamente distrugge la salute e lo sviluppo dei bambini, con conseguenze anche fatali,” ha dichiarato Henrietta Fore, Direttore generale UNICEF. “Conoscendo la diffusione dell’inquinamento da piombo – e comprendendo la distruzione che causa a singole vite e comunità – dobbiamo ispirare azioni urgenti per proteggere i bambini una volte per tutte.”

Il rapporto, “The TOXIC TRUTH: Children’s exposure to lead pollution undermines a generation of potential”, è un’analisi sull’esposizione al piombo dei bambini, realizzata dall’Institute of Health Metrics Evaluation (IHME) e verificato con uno studio approvato per la pubblicazione su Environmental Health Perspectives.

“Lo studio mostra che il piombo è una neurotossina potente che causa danni irreparabili al cervello di un bambino.  È particolarmente distruttivo per i bambini molto piccoli e fino ai 5 anni di età e danneggia il loro cervello prima che abbiano l’opportunità che si sviluppi completamente, causando disabilità neurologica, cognitiva e fisica” –  ha detto  Francesco Samengo, Presidente dell’UNICEF Italia  “In Italia in media 160.862 bambini e ragazzi (0-19 anni) hanno livelli medi di piombo nel sangue superiori ai 5 microgrammi per decilitro e 20.963 hanno livelli medi di piombo nel sangue superiori a 10 microgrammi per decilitro”.

Secondo il rapporto, l’esposizione dei bambini al piombo è stata correlata anche a problemi di salute mentale e comportamentali e a un incremento del crimine e della violenza. I bambini più grandi soffrono di conseguenze gravi, compreso un rischio più alto di danni ai reni e malattie cardiovascolari nel corso della vita. 

Continua qui la lettura 


Inquinamento atmosferico causa molti più morti del COVID-19

Tratto da Notizie scientifiche.it 
https://notiziescientifiche.it/inquinamento-atmosferico-causa-molti-piu-morti-della-covid-19/

Inquinamento atmosferico causa molti più morti della COVID-19


I ricercatori hanno preso in considerazione soprattutto l’inquinamento atmosferico provocato dal cosiddetto  particolato , quella polvere fine che si forma nell’aria a causa della  combustione dei combustibili fossili . Hanno scoperto che il livello di inquinamento atmosferico, nonostante i progressi indubbi fatti dalla  Cina negli ultimi anni, sono rimasti stabili nel corso degli ultimi 20 anni.
In alcuni paesi, come  Bangladesh e  India , la situazione è così allarmante che lo stesso inquinamento atmosferico è causa di  riduzione della durata media della vita di quasi 10 anni , in particolari nelle aree più sottoposte al fenomeno.

I ricercatori hanno inoltre calcolato che l’89% dei 650 milioni di persone che abitano nell’area del sud-est asiatico vivono in regioni in cui l’ inquinamento dell’aria supera ampiamente le linee guida raccomandate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità . La situazione peggiore vige nel Bangladesh e nell’area settentrionale dell’India, regioni in cui le persone vivono in media otto anni di meno a causa di un  inquinamento atmosferico oramai fuori controllo .
Si tratta, in sostanza, di un rischio per la salute molto più grave ed allarmante della stessa COVID-19 perlaquale in mezzo mondo si è fermato e centinaia di milioni di persone si sono chiuse in casa.

Approfondimenti

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24 luglio 2020

5G,i sindaci non potranno introdurre limitazioni: lo stabilisce decreto

Tratto da tg 24 .sky

5G, sindaci non potranno introdurre limitazioni: lo stabilisce decreto.

Il DL cancella l'opposizione dei sindaci al 5G: Modica potenzia ...
E’ quanto stabilito dal decreto legge numero 76 del 16 luglio 2020 relativo a "Misure urgenti per la semplificazione e l'innovazione digitale”, consultabile sul sito del dipartimento dell'Innovazione

I sindaci non potranno introdurre limitazioni alla localizzazione sul proprio territorio di stazioni radio base per reti di 

comunicazioni elettroniche di qualunque tipologia e non potranno fissare limiti di esposizione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici diversi rispetto a quelli stabiliti dallo Stato". È quanto stabilito  dal decreto legge numero 76 del 16 luglio 2020 relativo a "Misure urgenti per la semplificazione e l'innovazione digitale”, consultabile sul sito del dipartimento dell'Innovazione. Le amministrazioni comunali, dunque, in base alle previsioni contenute nel decreto Semplificazioni sul 5G, non potranno vietare o limitare l’installazione di reti 5G sul proprio Comune. 

Comma 6 dell'articolo 38 del decreto "Semplificazione"

 

Nello specifico, il comma 6 dell'articolo 38 del decreto "Semplificazione", che va a sostituire l'articolo 8, della legge 22 febbraio 2001, n. 36 recita che "i comuni possono adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici con riferimento a siti sensibili individuati in modo specifico, con esclusione della possibilità di introdurre limitazioni alla localizzazione in aree generalizzate del territorio di stazioni radio base per reti di comunicazioni elettroniche di qualsiasi tipologia e, in ogni caso, di incidere, anche in via indiretta o mediante provvedimenti contingibili e urgenti, sui limiti di esposizione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, sui valori di attenzione e sugli obiettivi di qualità, riservati allo Stato ai sensi dell'articolo 4”. 


Protesta il sindaco di Vicenza

 

"La decisione del Governo, attraverso il decreto Semplificazione, vieta ai sindaci di intervenire con un'ordinanza a tutela della salute pubblica per quanto riguarda il tema dell'esposizione ai campi elettromagnetici”, ha dichiarato, in una notapubblicata sul sito ufficiale della città, il sindaco di Vicenza Francesco Rucco, contrario a quanto stabilito dal decreto legge “Misure urgenti per la semplificazione e l'innovazione digitale” riguardo alle reti di nuova generazione.

“Viene resa così inefficace l'ordinanza che ho firmato nel maggio scorso, come le tante altre ordinanze emesse dai sindaci di tutta Italia, che stabiliva la sospensione della sperimentazione o attivazione di impianti 5G in attesa di capire se tali dispositivi possano danneggiare la salute. In questo modo, pertanto, il Governo esautora i sindaci che rappresentano la massima autorità sanitaria locale e che quindi hanno la responsabilità della salute dei cittadini. Mi confronterò con gli altri sindaci per capire se è il caso di annullare l'ordinanza che comunque diviene inefficace”, conclude il primo cittadino di Vicenza.