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07 agosto 2020

DECRETO SEMPLIFICAZIONI : COSI’ SONO DEVASTAZIONI

Tratto da Peacelink  

Decreto Semplificazioni, così sono Devastazioni

Dossier di 160 associazioni (tra cui PeaceLink) e comitati nazionali e locali da tutta Italia "È attacco a partecipazione dei cittadini, V.I.A., clima e bonifiche da Taranto a Gela, da Mantova a Bussi, da Brindisi a Venezia e decine di altri siti"
28 luglio 2020

Appello ai parlamentari, ecco 34 proposte emendative per migliorare concretamente le procedure e renderle efficaci ed efficienti per tutelare la salute dei cittadini e l'ambiente.

Qui il dossier completo:

QUI LE PROPOSTE EMENDATIVE

Bussi, la vera giustizia è la bonifica

"Il DL Semplificazioni contiene norme che ritardano o addirittura annullano le bonifiche dei siti inquinati, dimezzano i tempi già oggi molto risicati per la partecipazione dei cittadini nelle procedure di Valutazione di Impatto Ambientale, favoriscono le opere "fossili" in piena emergenza climatica, moltiplicano le poltrone con l'istituzione di una seconda commissione VIA nazionale": 160 associazioni e comitati di livello nazionale, interregionale e locale da 18 regioni hanno inviato a tutti i parlamentari un corposo dossier dal titolo "Decreto Semplificazioni, così sono devastazioni" con l'analisi "comma per comma" e 34 proposte di emendamento del Decreto Legge "Semplificazioni" varato alcuni giorni fa dal Governo e ora approdato in Senato per l'avvio dell'iter di conversione in legge.

Clima

Sotto il paradossale ma accattivante titolo "Semplificazioni in materia di green economy" il Dl Semplificazioni introduce norme che favoriscono le opere "fossili" come i nuovi gasdotti. Ad esempio gli articoli che fanno venire meno i diritti, costituzionalmente protetti, degli usi civici. Si semplificano anche i rifacimenti; essendo la vita tecnica media di un gasdotto di 50 anni, vuol dire ipotecare il futuro visto che nel 2070 evidentemente dovremo usare ancora le fossili alla faccia dei cambiamenti climatici. 

Valutazioni Ambientali

Invece di scommettere sulla partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, si tagliano pesantemente i termini per poter presentare osservazioni ai progetti sottoposti a Valutazione di Impatto Ambientale per il loro potenziale impatto sulla salute e sull'ambiente di intere comunità. Prima del decreto se un'azienda avesse voluto realizzare una raffineria o un pozzo di petrolio i cittadini avrebbero avuto 60 giorni di tempo per accorgersi dell'esistenza del progetto, esaminare la documentazione costituita da centinaia di elaborati tecnici di migliaia di pagine e scrivere le osservazioni. Tempi già molto risicati.

Se il Parlamento confermerà il testo varato dal Governo, i tempi saranno addirittura dimezzati, scendendo a soli 30 giorni, assolutamente insufficienti per i volontari per difendere i propri diritti in considerazione dell'impatto che queste opere possono avere sulla qualità della loro vita. Per le procedure regionali, che riguardano cave, discariche, impianti chimici ecc si scende da 60 giorni a 45, con il paradosso che per progetti di carattere regionale si avrà più tempo rispetto ai progetti di potenziale impatto nazionale. Questo la dice lunga su chi si intende favorire e, cioè, le grandi imprese nazionali e multinazionali.

Questi i nuovi termini:

-nella verifica di Assoggettabilità a V.I.A. da 45 giorni a 30;

-nella V.I.A. "normale" restano 60.

-nella V.I.A. nazionale tramite conferenza dei servizi simultanea, procedura che il Governo vuole espressamente favorire, da 60 a 30 giorni;

-nella V.I.A. regionale si passa da 60 a 45 giorni.

Interessante notare che si preferisce colpire i diritti dei cittadini e non i dirigenti inefficienti. Il vero problema della V.I.A. nazionale sono i 30 giorni da togliere alle associazioni per esaminare i progetti oppure la burocrazia ministeriale che tiene le carte ferme nei cassetti per anni? Come mai non vi è alcuna norma che attacchi i dirigenti su merito e responsabilità? Eppure basta andare sul sito del Ministero e prendere un qualsiasi progetto per verificare dove sono i tempi morti.

Diversi codicilli, poi, erodono in molteplici casi l'efficacia della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, dalla realizzazione delle indagini archeologiche che potrà essere fatta "a posteriori", quando la Direttiva comunitaria impone di accertare preventivamente proprio con la VIA l'impatto sul patrimonio culturale, ai rifacimenti di impianti, al potenziamento delle opere stradali, ferroviarie e idriche esistenti.

Nel Decreto sono state introdotte norme che eludono la direttiva comunitaria sulla Valutazione Ambientale Strategica, in particolare per le opere in variante ai piani già approvati: ci chiediamo a questo punto perché produrre piani se poi si possono fare tranquillamente deroghe "in automatico". 

Paradossalmente, le "semplificazioni" portano alla moltiplicazione dei possibili percorsi amministrativi di valutazione, come ad esempio quello aggiuntivo confezionato per le opere del PNIEC (il Piano Clima - Energia che a dispetto degli slogan è basato su opere fossili come gasdotti e centrali a metano) e alla moltiplicazione delle "poltrone" con il varo di una seconda commissione V.I.A. che affiancherà quella già esistente, per la cui nomina ci sono voluti oltre due anni.

Insomma, tutte norme che cercano di rendere la procedura di V.I.A. un mero orpello, un timbro in più da mettere quanto più velocemente sui progetti, svuotandola del suo significato originario fissato dalla Direttiva comunitaria che la istituisce: la valutazione dei reali impatti su salute dei cittadini e ambiente dei progetti.

Bonifiche

Con l’articolo 53 comma 4 quater può, nei fatti, venire addirittura meno la bonifica delle acque sotterraneeuna vera e propria emergenza del paese con le falde contaminate da sostanze tossiche o cancerogene con concentrazioni spesso decine di migliaia di volte superiore ai limiti di legge. La norma prevede infatti per le aziende responsabili di poter ottenere il certificato di avvenuta bonifica anche per il solo suolo qualora si dimostri che l'acqua inquinata non lo influenzicon contestuale svincolo delle garanzie finanziarie che gli inquinatori devono versare per assicurare che le attività di ripristino siano effettivamente svolte anche in caso, ad esempio, di fallimento dell’azienda

Tolta pure la deterrenza economica diventa utana libera tutti per i grandi inquinatori delle acque sotterraneeun vero e proprio incentivo a non bonificare che, tra l'altro, varrà per i grandi gruppi che hanno inquinato, visto che si applica solo ai Siti Nazionali di Bonifica e non già agli altri siti contaminati "normali". Un vero e proprio paradosso, insieme agli ulteriori passaggi degli articoli in cui, richiamando esclusivamente l'applicazione del solo articolo 242, quello relativo alle procedure ordinarie, si esclude per i Siti Nazionali di Bonifica l'applicazione delle procedure semplificate introdotte nel 2014 con l'art.242bis proprio per velocizzare le bonifiche ripulendo tutto senza ricorrere all'analisi di rischio che porta lungaggini e bonifiche più blande (ma meno costose!).

Per quanto riguarda i Siti di Interesse Nazionale per le Bonifiche, cioè le aree più inquinate del paese non si procederà più, come si fa oggi, direttamente alla caratterizzazione delle aree - ossia il delicato e stringente processo di ricostruzione della contaminazione avvenuta - dando per scontato che per i terreni e le acque sotterranee dell'Ilva a Taranto, di Bussi, di Gela, di Falconara e di decine di altri siti devono essere prese precauzioni molto più stringenti all'altezza dei problemi. Con l'art. 53, invece, si rende possibile agli inquinatori di partire presentando invece della caratterizzazione una più semplice e blanda "indagine preliminare", come avviene per un sospetto di inquinamento in qualsiasi altra area del paese. Come se una raffineria fosse una pompa di carburante, insomma!

Si aggiungono così ulteriori lungaggini e un passaggio burocratico in più, con un Ministero dell'Ambiente che è già vergognosamente indietro con le procedure per bonificare questi luoghi. Il ruolo del Ministero sempre di più ci sembra quello dello stopper delle bonifiche, con risparmi miliardari alle aziende che hanno inquinato. Anche in questo caso, invece di chiedere conto ai dirigenti e alle aziende per i ritardi si scarica tutto sui cittadini e sulla loro salute. 

Il DL andrà ora in Parlamento per la conversione in legge. Abbiamo preparato 34 emendamenti per confermare il nostro approccio propositivo, sia per abrogare gli articoli e i commi che sono veri e propri regali agli inquinatori sia per suggerire l'introduzione di norme, alcune delle quali già operanti da anni in alcune regioni, che rendano le procedure di bonifica e di valutazione ambientale realmente efficaci ed efficienti e che rafforzino la cooperazione tra i diversi livelli dello Stato. La partecipazione dei cittadini, la trasparenza e la tutela della salute sono i capisaldi; se il DL rimarrà invariato troveranno pronti alla mobilitazione le realtà firmatarie di questo comunicato per difendere territori e cittadini. 

Info: segreteriah2oabruzzo@gmail.com

PRIME ADESIONI

ORGANIZZAZIONI NAZIONALI  Leggi su peacelink

28 giugno 2020

Marco Grondacci: Il governo nazionale vuole semplificare la Via : proposta sbagliata e confusa...

Tratto da Note di Marco Grondacci 
IL governo  vuole semplificare la VIA: proposta sbagliata e confusa

Ancora una proposta di semplificare la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA). Questa volta da parte del governo nazionale che mi pareva in materia ambientale nato per fare funzionare le procedure ambientali non per ridurne efficacia con inutili e pericolose semplificazioni.
Nell’ennesimo decreto legge semplificazioni ci sarà un articolo che prevede nel caso il procedimento di VIA non si concluda nei termini di legge la questione venga assorbita dal Consiglio dei Ministri.



Il Sole24ore oggi definisce la VIA come “uno dei poteri di veto più forti”.  Ma davvero è un potere di veto? Semmai questa procedura è diventata una giustificazione ex ante della compatibilità ambientale di un progetto, tanto che uno dei padri della introduzione della VIA in Italia scrisse qualche anno fa un libro intitolato: "Ecologia dell'Impatto Ambientale" !

In realtà la VIA, lo ricordo per gli smemorati, è un processo di valutazione  preventivo non sulla compatibilità ma sull'impatto di un progetto con un determinato sito. Non deve essere interpretata come una mera autorizzazione. Infatti nella VIA conta l’istruttoria prima ancora che l’atto conclusivo finale, se la istruttoria è sfalsata, se i presupposti del quadro conoscitivo su cui si fonda il progetto sono sfalsati, la decisione finale sarà comunque errata per l’ambiente e la salute pubblica a prescindere dai termini rispettati dalla legge e non sarà un consesso politico estraneo al procedimento di VIA specifico, come il Consiglio dei Ministri a colmare quei gap istruttori.
Non solo ma aumentando a dismisura i poteri del Consiglio dei Ministri si ledono due principi cardine della VIAla specificità del sito e la partecipazione della comunità interessata.
Quando chi ci governa capirà che nella VIA non contano i termini ma l'impostazione del progetto e il coinvolgimento preventivo della comunità interessata? 



Gli ultimi governi, precedenti al Governo Conte bis, hanno ridotto la VIA da procedura di valutazione preventiva dell’impatto ambientale di un progetto in un dato sito ad una mera autorizzazione ex ante di compatibilizzazione del progetto con il sito. Si veda gli articoli 27 e 27-bis del DLgs 152/2006 sul provvedimento autorizzatorio unico statale e regionale.

Quando la smetteranno di prendere in giro i cittadini meno informati rimuovendo il fatto che la VIA è già stata anche troppo semplificata come dimostrano i percorsi di molte grandi opere (infrastrutture, centrali termoelettriche), ad esempio per il progetto del terzo valico in Liguria (vedi QUI)

I VINCOLI NORMATIVI PER GARANTIRE IL RISPETTO DEI TERMINI DELLA CONCLUSIONE DELLA VIA ESISTONO MA NON VENGONO RISPETTATI

Ma c’è di più perché già nella attuale versione della normativa nazionale sulla VIA ci sono vincoli normativi per rispettare i termini del procedimento: 
Per la verifica di assoggettabilità a VIAil comma 12 articolo 19 del DLgs 152/2006 recita: “12. I termini per il rilascio del provvedimento di verifica di assoggettabilità a VIA si considerano perentori ai sensi e per gli effetti di cui agli articoli 2, commi da 9 a 9-quater, e 2-bis, della legge 7 agosto 1990, n. 241.”
Per la procedura ordinaria di VIA il comma 7 dell’articolo  25 del DLgs 152/2006 recita: “7. Tutti i termini del procedimento di VIA si considerano perentori ai sensi e per gli effetti di cui agli articoli 2, commi da 9 a 9-quater, e 2-bis, della legge 7 agosto 1990, n. 241.”
Questi riferimenti alla legge 241 sono ripetuti anche negli articoli 27 e 27-bis del DLgs 152/2006 relativamente al Provvedimento unico in materia ambientale e al 
Provvedimento autorizzatorio unico regionale che come ho già scritto sopra assorbono anche la VIA.

Le norme della legge 241/1990 già prevedono una procedura accelerata fino alla nomina di un commissario  che si sostituisce all’ufficio competente che non ha rispettato i termini della conclusione del procedimento di VIA. Non solo ma l’altro articolo citato della legge 241/1990 , l’articolo 2bis recita: “1. Le pubbliche amministrazioni e i soggetti di cui all'art. 1, comma 1-ter, sono tenuti al risarcimento del danno ingiusto cagionato in conseguenza dell'inosservanza dolosa o colposa del termine di conclusione del procedimento. 1-bis. Fatto salvo quanto previsto dal comma 1 e ad esclusione delle ipotesi di silenzio qualificato e dei concorsi pubblici, in caso di inosservanza del termine di conclusione del procedimento ad istanza di parte, per il quale sussiste l'obbligo di pronunziarsi, l'istante ha diritto di ottenere un indennizzo per il mero ritardo.”.
Ma queste norme non sono mai state applicate perché? Io un’idea la ho: forse perché andavano a toccare le responsabilità della casta dei burocrati come pure indirettamente degli amministratori pubblici ? Visto che molti procedimenti  non si chiudono nei termini per ragioni che con la natura del procedimento di VIA non hanno nulla a che fare! 


L'UNICO VERO POTERE DI INTERVENTO DEL GOVERNO NAZIONALE UTILE PER L'AMBIENTE IN CASO DI INADEMPIENZE DEI RESPONSABILI DEL PROCEDIMENTO DI VIA  

Ma c’è di più l’unico vero utile potere di intervento statale in caso di inadempienze da parte ad esempio delle Regioni e degli enti locali in materia di procedure ambientali come la VIA è previsto dall’articolo 8 della legge istitutiva del Ministero Ambiente (legge 349/1986) che prevede poteri di diffida e poi di ordinanza da parte del Ministro se l’inadempimento può  produrre un rischio per ambiente e salute pubblica. Ecco questo si che può essere un intervento sostitutivo utile ma non certo quello proposto ora dal Governo Conte! 


LE VERE RAGIONI DELLA INTRODUZIONE DI QUESTA ENNESSIMA "SEMPLIFICAZIONE" DELLA PROCEDURA DI VIA
Ma diciamo la verità la cultura di governo che sta dietro questa ennesima “semplificazione” delle procedure ambientali (c’è di mezzo anche il tentativo di spostare il parere della Soprintendenza sempre al Consiglio dei Ministri) è che spostando la decisione al Consiglio dei Ministri si vuole rimuovere il conflitto sul territorio rispetto a progetti che spesso vengono calati dall’alto in base ad interessi che la tutela dell’ambiente lo sviluppo sostenibile non c’entrano nulla!
Progetti calati dall’alto che violano i principi fondanti delle normative sulla valutazioni ambientali che sono:
1. la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) dei piani e programmi definisce con la partecipazione delle comunità locali preventivamente le localizzazioni sostenibili di progetti ed opere su un dato territorio
2. la VIA definisce a livello puntuale in attuazione dei piani valutati dalla VAS la compatibilità del singolo progetto con lo specifico sito. 

Di fronte agli scempi che il legislatore e gli amministratori pubblici hanno prodotto in questi anni nelle procedure di VAS e di VIA ormai, anche se non sempre, l’ultimo organo di resistenza per una corretta interpretazione di queste procedure secondo le loro finalità originaria, resta la magistratura comunitaria e nazionale come ho spesso dimostrato in questo blog. 


21 maggio 2018

ISDE- HEAL:Italia deferita alla Corte di giustizia europea per smog, rifiuti radioattivi e Xylella

Tratto da Isde

Come Medici, pensiamo che il Governo, le Regioni e i Comuni italiani abbiano un'occasione unica: quella di dare la priorita' a tutte le misure che saranno benefiche non solo per la qualita' della nostra aria , ma anche per affrontare il cambiamento climatico e migliorare la nostra salute in generale.
 Dottor Roberto Romizi & Dottor Agostino Di Ciaula  
ISDE ITALY

Italia deferita alla Corte di giustizia europea per smog, rifiuti radioattivi e Xylella

ISDE – Associazione Medici per l’Ambiente e Health and Environment Alliance (HEAL): la decisione della Commissione Europea di deferire 6 Paesi (tra cui l’Italia) alla Corte di Giustizia dell’UE dimostra che i governi nazionali non possono farla franca ignorando gli obblighi comunitari contro inquinamento.
Vedi qui il comunicato completo in inglese .

22 aprile 2018

Peacelink:Il disastro ambientale dell’ILVA di Taranto viola gli obblighi internazionali di tutela dei diritti umani

Tratto da Peacelink

Conferenza stampa a Roma

Il disastro ambientale dell’ILVA di Taranto viola gli obblighi internazionali di tutela dei diritti umani

Presentazione del Report “Il disastro ambientale dell’ILVA di Taranto e la violazione dei diritti umani” curato da FIDH (Federazione Internazionale dei Diritti Umani) insieme all'Unione forense per la tutela dei diritti umani, a HRIC (Human Rights International Corner) e a PeaceLink.
13 aprile 2018

FIDH (Federazione Internazionale dei Diritti Umani)

Unione forense per la tutela dei diritti umani

HRIC (Human Rights International Corner)

PeaceLink

Manifestazione contro l'inquinamento dell'Ilva di Taranto
Le nostre organizzazioni pubblicano oggi a Roma un report dal titolo “Il disastro ambientale dell’ILVA di Taranto e la violazione dei diritti umani” che mette in luce la negligenza da parte del governo italiano nello scandalo ILVA, la più grande acciaieria d’Europa. 
Le conseguenze dannose delle attività di ILVA erano note al governo italiano sin dagli anni ‘90. Tuttavia, l’adozione di misure volte a prevenire e limitare tali conseguenze è stata .....ritardata dal legislatore, in flagrante violazione degli obblighi di proteggere, rispettare ed attuare i diritti umani sanciti dal diritto internazionale ed europeo e ratificati dall’Italia. 
Pertanto, chiediamo al governo italiano di adottare senza più ritardo le misure necessarie per limitare drasticamente il disastro ambientale e umano causato dall’ILVA......

Allegati

  • Conferenza stampa - Media Brief (134 Kb - Formato pdf)
    Il disastro ambientale dell’ILVA di Taranto viola gli obblighi internazionali di tutela dei diritti umani

11 settembre 2017

APPELLO :Cambiamenti climatici, una lettera aperta al Governo italiano da un gruppo di docenti e ricercatori di Bologna.

Tratto da Qualenergia 

Cambiamenti climatici, una lettera aperta al Governo italiano

Un gruppo di docenti e ricercatori di Bologna, guidato da Vincenzo Balzani e Nicola Armaroli, ha scritto una lettera aperta al Governo per chiedere che venga indetta una conferenza nazionale in cui si discutano le azioni necessarie per contrastare gli effetti sul nostro Paese. Un appello da firmare rivolto a università, cittadini e centri di ricerca italiani.


"Dopo mesi di siccità, temperature ben più alte della media stagionale, ghiacciai che si sciolgono, foreste che vanno in fumo chi può dubitare che il cambiamento climatico sia già oggi un problema che colpisce duramente l'Italia?".
Si apre così una lettera aperta al Governo scritta da un gruppo di docenti e ricercatori dell'Università e dei centri di ricerca di Bologna che - si legge nel testo - "si sentono in dovere di dare un contributo, attraverso la condivisione di conoscenze e informazioni scientificamente corrette, per superare le difficoltà poste dal cambiamento climatico nel Paese".
Per questo stesso motivo i ricercatori e i docenti hanno deciso di lanciare attraverso il sito Energia per l'Italia un appello al Governo, affinché queste problematiche vengano discusse in una conferenza nazionale.
Nella lettera si chiede a università, cittadini e centri di ricerca italiani di firmare questo appello sul sito energiaperlitalia.it

09 settembre 2017

WWF, Greenpeace e Legambiente :Chiusura delle centrali a carbone: continua la petizione #migliaiadivite


Tratto da Inchiostro verde

Chiusura delle centrali a carbone: continua la petizione #migliaiadivite


petizione carbone
In questi giorni si decide il futuro energetico dell’Italia attraverso la Strategia Energetica Nazionale, la cui fase di consultazione è stata prorogata fino al 12 settembre. In migliaia hanno già aderito alla petizione per chiedere un impegno concreto al Governo, capifila WWF, Greenpeace e Legambiente www.stopcarbone2025.org
Già migliaia le adesioni, ma le associazioni (WWF Italia, Greenpeace e Legambiente in testa) puntano alto e rinnovano l’invito ad aderire alla petizione#MIGLIAIADIVITE, per chiedere a gran voce al Governo italiano una chiusura definitiva di tutte le centrali a carbone entro il 2025
In questi giorni, infatti, sta terminando la consultazione sulla proposta di Strategia Energetica Nazionale (SEN) proposta dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero dell’Ambiente. Successivamente dovrebbe essere elaborato e pubblicato il testo definitivo.
È quindi importante che i cittadini italiani facciano sentire ora la propria voce. Con la SEN, l’Italia ha l’occasione di decidere di uscire dal carbone, salvando così migliaia di vite e cambiando le sorti del futuro energetico del nostro Paese. In Italia, le 12 centrali a carbone esistenti nel 2013 causavano circa 10 morti premature a settimana e costavano agli italiani ogni anno 1,4 miliardi di euro di spese sanitarie. Oggi, di quelle 12 centrali ne restano operative 8, tra cui le più grandi e inquinanti; gli impatti sono appena ridotti.
Il carbone, infatti, è tra i combustibili fossili quello che, se bruciato, emette più CO2 ed è quindi tra i principali responsabili del cambiamento climatico, le cui devastanti conseguenze toccano la vita di noi tutti. Negli ultimi 6 anni in Italia sono state circa 145 le vittime dei disastri provocati da eventi meteo estremi; in assenza di azioni di adattamento, le morti causate dal calore potrebbero entro il 2100 toccare i 200 mila casi all’anno nella sola Europa, mentre i costi delle alluvioni fluviali potrebbero superare i 10 miliardi di euro all’anno. A livello globale, si parla di 2 miliardi di potenziali “rifugiati” climatici nel 2100.
Nella bozza di strategia nazionale presentata a metà giugno, per la prima volta si prende in esame l’uscita dal carbone come fonte di energia elettrica, ma purtroppo il Governo non è riuscito ad assumere una posizione netta e ambiziosa a favore di una data certa e possibile: per i promotori della petizione, il carbone in Italia deve chiudere entro il 2025.......
Posporre questo passo di 5 anni, far sopravvivere il carbone fino al 2030, costerebbe invece migliaia di vita umane e comporterebbe costi sanitari maggiori dei 2,7, miliardi preventivati per l’abbandono di quel combustibile al 2025. Per non parlare dei costi altissimi per il clima, delle migliaia di ettari di terreni agricoli avvelenati. Uscire dal carbone è l’occasione per creare nuovi posti di lavoro con una vera e giusta transizione verso le energie rinnovabili e l’efficienza energetica. Oggi abbiamo a disposizione tutte le tecnologie e conoscenze per guardare a un futuro 100% rinnovabile.
Al Governo preoccupano forse i costi degli indennizzi alle grandi aziende. I promotori della petizione, invece, sono preoccupati per i costi in termini di vite e di emissioni dannose per il clima che l’Italia dovrebbe continuare a pagare per una pericolosa mancanza di coraggio. Audacia e leadership, fieramente esibite durante i G7 e il Summit di Taormina, che il nostro esecutivo deve saper dimostrare non solo sul palcoscenico internazionale ma anche a casa nostra. (Comunicato)