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17 luglio 2018

er una vera economia circolare


Tratto da Il Cambiamento

SBLOCCAITALIA GAMEOVER: contro gli inceneritori, per una vera economia circolare


L'economia circolare come "scusa" per far rientrare dalla finestra gli inceneritori? 

È il "sospetto" del Movimento Legge Rifiuti Zero per l'Economia Circolare che ha 

avviato una mobilitazione per scongiurare questo escamotage.

#SBLOCCAITALIAGAMEOVER: contro gli inceneritori, per una vera economia circolare
«Produzione, consumo, recupero e smaltimento: questi gli elementi alla base del 
processo di produzione all'interno del paradigma economico in cui siamo immersi.
 Un sistema che, di fronte alla continua crescita della domanda di risorse e ai costi,
 economici e ambientali, mostra chiaramente la sua inadeguatezza»: a dirlo è il 
Movimento Legge Rifiuti Zero per l’Economia Circolare, che ha avviato una 
mobilitazione per dire un no secco alla politica dell'incenerimento dei rifiuti e 
soprattutto per evitare che proprio l'incenerimento sia fatto passare per "pratica 
viruosa" travestendolo da "economia circolare" dei rifiuti.
«Occorre rimettere in equilibrio il sistema di produzione e consumo attuale con la
 disponibilità delle risorse e con la tutela dell’ambiente naturale, attraverso la nuova
 visione di un Economia Circolare vera - dicono i promotori - Un nuovo modello in 
cui la produzione e gestione di scarti venga progettata per evitare di produrre rifiuti 
non riciclabili, in cui la generazione e distribuzione di energia avvenga da sole fonti
 rinnovabili e in cui la dimensione locale trovi valorizzazione. Alcuni segnali
 incoraggianti sono arrivati dall’Unione Europea, con l’adozione di un pacchetto di
 misure sull'economia circolare e con l’approvazione delle quattro recenti Direttive 
Europee del 30 maggio. Queste stabiliscono una gerarchia dei rifiuti che dà priorità
 alla riduzione, al riuso, al riciclo ed al recupero di materia , evidenziando come
queste modalità di corretta gestione dei rifiuti non siano più una battaglia di pochi
 ma un obiettivo concreto delle istituzioni europee. Purtroppo però non sempre le
 istituzioni nazionali sembrano recepire e sostenere in maniera forte e coerente 
questa transizione, come avvenuto nel 2014 in Italia con il cosiddetto decreto
 Sblocca Italia che, con l’art 35, si pone in aperto contrasto con questo processo
 dando priorità all’incenerimento dei rifiuti».


CONTRADDIZIONI E RISCHI ART.35 SBLOCCA ITALIA
«Nato con l’alibi di evitare le procedure di infrazione della Ue in merito al massiccio
 ricorso alle discariche, l’articolo 35 risulta pieno di contraddizioni - spiegano dal
 Movimento - Costruire nuovi inceneritori ed aumentare il carico termico di
 quelli esistenti, il tutto senza effettuare una valutazione ambientale strategica
 (VAS), significa aumentare in modo massiccio le emissioni in atmosfera di
 polveri sottili contenenti sostanze tossiche e cancerogene . Ma significa
 anche puntare su un modello industriale speculativo,  rafforzando il monopolio di
 quattro grandi società multi-utility italiane che fanno profitti attraverso gli incentivi 
pubblici inseriti nella bolletta elettrica, tralasciando e addirittura ostacolando quello 
che è il punto focale del nuovo paradigma europeo dell’economia circolare, ossia
 il recupero di materia attraverso pratiche come il riciclo e il riutilizzo. Sono ben 8 i
 nuovi impianti di icenerimento previsti, tutti nel Centro Sud e per circa 1,8 milioni 
di tonnellate annue di rifiuti da bruciare, senza considerare il potenziamento dei 40
 impianti esistenti, localizzati soprattutto nel Nord, corrispondente ad un altro
 milione di tonnellate annue di rifiuti da incenerire».
«Queste “previsioni nazionali impiantistiche” vengono addirittura definite 
“infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale", senza
 riconoscere un ruolo simile agli impianti volti al trattamento dei rifiuti ai fini di riciclo
 e riuso. Recenti indagini scientifiche di enti pubblici hanno oramai dimostrato il 
nesso diretto tra l’immissione in atmosfera di polveri ultrasottili contenenti sostanze
 tossiche che si accumulano nella catena alimentare, e l’aumento vertiginoso di
 malattie cancerogene e danni al patrimonio genetico,  in particolare nei bambini 
delle comunità che vivono nel raggio di venti chilometri da questi impianti. 
Sarebbe però una grande leggerezza ridurre la pericolosità degli inceneritori solo
 alle comunità che vivono in prossimità di inceneritori di rifiuti, essendo dimostrato
 che i venti favoriscono la diffusione di queste particelle ultrasottili a centinaia di 
chilometri di distanza dagli  impianti stessi, trasportando molecole di diossine e 
metalli pesanti, particolarmente dannose per la salute umana                                                                                
 Sono queste le  ragioni che ci hanno spinto a ricorrere contro il decreto attuativo 

dell’articolo in questione e a perseverare in questa battaglia legale fino all’ordinanza

 del TAR del Lazio del 24 aprile che, finalmente, ha riconosciuto la validità delle
 nostre istanze consegnando a noi, e alla cittadinanza tutta, una grande
 vittoria».Continua qui

16 luglio 2018

...Brindisi, il carbone, l’inquinamento e i danni alla salute

Tratto da Qualenergia del 18 ottobre 2017

...Brindisi, il carbone, l’inquinamento e i danni alla salute.


Entro il 2030, al massimo, tutte le centrali a carbone italiane dovrebbero essere chiuse.

A fermarsi soprattutto dovrebbe essere quella Enel di Cerano, a pochi chilometri da Brindisi, la più grande centrale elettrica italiana, con i suoi 2.640 MW, recentemente tornata all’onore delle cronache, non per le solite denunce sull’inquinamento atmosferico che provoca, ma per una inedita varietà, che si potrebbe chiamare “inquinamento cementizio”.......

Insomma, una volta ancora il carbone ci sorprende con la sua capacità di danneggiare l’ambiente in modi sempre nuovi e originali: già un anno prima, per esempio, Enel aveva dovuto risarcire i danni a 59 contadini intorno a Cerano, per il rilascio di povere di carbone sui loro campi.

Ma, naturalmente, i danni peggiori il carbone li fa alla salute delle persone, e in questo Brindisi, uno dei poli industriali più importanti del Meridione, ha fatto suo malgrado da laboratorio a cielo aperto per decenni, come ha dimostrato un recente rapporto epidemiologico che ha suscitato meno interesse sulla stampa nazionale della vicenda delle ceneri.

«La nostra città e provincia sono vittime della politica dei “poli industriali” dei decenni passati, che concentrava impianti altamente inquinanti in aree ristrette, portando sì occupazione, ma al costo di un numero incalcolabile di morti e malattie», dice Stefano Alparone, ex consigliere comunale per il M5S di Brindisi.

«Basti considerare che ospitiamo in un raggio di pochi chilometri non solo la centrale a carbone di Cerano, ma anche il petrolchimico Eni, con le sue emissioni di idrocarburi e altri composti organici, quelle della centrale elettrica Enipower, una ciclo combinato a gas da 1.170 MW, e quelle di una piccola centrale a biomasse ospitata in uno zuccherificio, oltre ad altri impianti impattanti. E fino al 2012 era anche in funzione una quarta centrale elettrica, quella a carbone di Edipower da 1.200 MW, vicina al centro abitato e, per non disturbare gli aerei nel vicino aeroporto, dotata di camini alti meno di 60 metri».

Gli effetti di questo assedio industriale li descrive lo Studio Epidemiologico sugli effetti delle esposizioni ambientali di origine industriale sulla popolazione residente a Brindisi, una collaborazione fra Asl brindisina, Dipartimento di epidemiologia della Asl Roma1 e Arpa Puglia, che per la prima volta ha analizzato in dettaglio l’impatto inquinante delle industrie brindisine sul territorio e le conseguenze sulla salute della popolazione fra 1991 e 2014.

In pratica lo studio ha preso in considerazione 223mila abitanti di Brindisi città e Provincia, e ne ha seguito cause di morte e di ospedalizzazione, incrociando questi dati con la presenza sul terreno di tre tipi di inquinamento: polveri PM 10 e anidride solforosa (SO2), dati portati dai fumi delle centrali a carbone, e i composti organici volatili (COV) delle emissioni del petrolchimico

L’inquinamento, ha dimostrato lo studio, era molto pesante nelle aree intorno alle zone industriali, fra gli anni ’90 e primi anni del 2000, ed è poi progressivamente calato, per l’adozione di filtri e per la chiusura di impianti, in primo luogo quella della famigerata centrale Edipower.

In particolare le emissioni di SO2 hanno raggiunto un picco di 50mila tonnellate/anno nel 1995, e oggi sono a 10mila, i PM 10 sono passati da 2.400 t/anno a 300, i COV da 200 t/anno a 1.200.

Nel periodo peggiore, la metà degli anni ‘90, è evidente un aumento, fra zone meno e più inquinate da PM10 e SO2, del 16% della mortalità per tumori maligni (+115% per le leucemie, + 63% per quelli alla vescica), +62% di infarti cardiaci tra gli uomini e +38% di infiammazione di bronchi e polmoni fra le donne.

Un aumento di mortalità, anche se meno estremo, per le stesse cause si registra anche nelle aree più inquinate dai COV del petrolchimico.

Nel periodo 2001-2013 è stato misurato invece il rischio di ricovero, in rapporto all’inquinamento e si è trovata una relazione per diabete, malattie neurologiche, patologie cardio e cerebrovascolari, con un rapporto molto forte per l’inquinamento da SO2.

L’esposizione ai COV è invece associata a un aumento di malformazioni congenite nel primo anno di vita, ma non più dal 2010 in poi.

Fra periodo 2000-2004 e il 2010-2013, infatti, l’aumento del rischio di ricovero fra zone più inquinate e zone meno inquinante, pur persistendo, è diventato un quarto per la SO2 e la metà per i COV, a dimostrazione che la situazione è migliorata.

«Un calo certo positivo, ma non del tutto rassicurante, perché i fumi che ci siamo respirati dalla nascita in poi, agiranno magari fra decenni, provocando tumori che altrimenti non ci sarebbero stati», ricorda Alparone.

«Uno studio Cnr del 2015 ha stimato che la sola centrale Enel provochi fra i 7 e i 44 morti in più ogni anno, quindi, anche se ormai funziona a ritmo ridotto, grazie alla riduzione dei consumi e alla diffusione di fotovoltaico eolico, prima la si chiude e meglio è».

14 luglio 2018

Dorsogna:L'Irlanda diveste da tutte le fonti fossili :e' la prima nazione del mondo a farlo

Tratto da Dorsognablogspot





L'Italia detiene ancora il 30% delle azioni dell'ENI ed e' ancora inguaiata con il petrolio. Noi non lo sappiamo, ma sono sicura che quel 30% condiziona molte delle nostre scelte a livello di nazione, delle nostre politiche, del coraggio (o mancanza di coraggio) dei nostri politici....

Invece dalla piccola Irlanda una grande bella notizia.
Una legge che fa si che piu di 300 milioni di euro in azioni di 150 ditte di petrolio, gas e carbone saranno vendute il piu' presto possibile.

La legge definisce una ditta "fossile" se il 20% dell suo introito arriva dall'esplorazione, sfruttaemento o raffinamento di fonti fossili; se una di queste ditte inverte il suo focus e cade sotto questo limite del 20% gli investimenti possono continuare. 

L'Iralanda cosi' diventa la prima nazione del mondo a divestire dalle fonti fossili secondo una legge passata con il supporto di tutti i partiti.

Tutti i partiti.

Tutti i partiti. 

La nazione nel suo complesso ha circa 8 miliardi di euro in fondi di investimento nazionale, e la legge da 5 anni di tempo per completare la vendita.

La Norvegia ha fatto lo stesso, divestendo il suo fondo pensionistico dalle fonti fossili, ma solo con il carbone. Non sanno ancora cosa fare con le azioni che detengono di petrolio e del gas. E come potrebbe essere altrimenti, visto che lo stesso fondo di investimenti pensionistici e' figlio del petrolio!

E cosi quello che sembrava un micro movimento ha preso piede e sono tanti i piccoli e grandi enti che hanno aderito, chiese, scuole, cittadine. E ora il governo d'Irlanda.

E anzi, Thomas Pringle il parlamentare irlandese che ha introdotto la legge dice che il movimento di divestimento mostra al mondo intere che occorre agire e pensare il grande per fermare la catastroficita' dei cambiamenti climatici. Dice che occorre guardare al dila' dei ritorni economici a breve tempo del mercato.

Dovremmo tutti seguire l'esempio dell'Irlanda, e fare molto di piu' per questo martoriato pianeta.

Io sarei contenta gia' se Costa annunciasse che l'Italia non rilascera' piu' nessun tipo di licenza petrolifera sul suolo, sottosuolo o nei mari d'Italia.

Non e' difficile, basta solo volerlo.

Dopo 25 anni di lotta 30mila contadini hanno battuto due giganti petroliferi Chevron – Texaco

Tratto da greenreport

Dopo 25 anni di lotta 30mila contadini hanno battuto i giganti petroliferi Chevron – Texaco

La Corte Costituzionale ecuadoriana ha rigettato anche l’ultimo ricorso contro le 3 sentenze che imponevano alla compagnia di riparare ai danni socio-ambientali prodotti dal 1964
[13 luglio 2018]
È arrivata ufficialmente la notizia che la Corte Costituzionale ecuadoriana ha rigettato l’ultimo ricorso della Chevron Corps, gigante petrolifero statutinense che ha sostituito la Texaco nelle attività estrattive del Paese, contro le sentenze (ben 3) che imponevano alla compagnia di riparare ai danni socio-ambientali prodotti dal 1964 nei dintorni della città di Nueva Loja.
Più di 9 miliardi di dollari per i circa 480mila ettari di foresta amazzonica, distrutti o contaminati in 25 anni di attività, e le 30mila persone danneggiati da liquami ed agenti tossici che l’azienda ha sversato nel suolo e nelle falde acquifere della zona. La decisione delal Corte Costituizonale è arrivata lo scorso 27 giugno ma è stata resa pubblica solo nella giornata dell’11 luglio. Tecnicamente la Corte ha respinto la richiesta di “azione di protezione straordinaria” richiesta da Chevron, perchè “non esiste la violazione di alcun diritto costituzionale”.
«Si tratta di un importante passo per ottenere finalmente giustizia», ha commentato Willian Lucitante, coordinatore esecutivo dell’Unione degli “Afectados” (danneggiati) dalla Texaco (la Udapt), che di fatto ha guidato la battaglia contro il colosso del petrolio. «Dopo 25 anni di lotta si può finalmente chiudere questo capitolo» . Secondo Lucitante ora la Chevron non ha più nessuna azione da fare, né scuse da accampare: «Adesso deve procedere con il recupero della foresta e la bonifica dell’area, dove sono presenti centinaia di sostanze tossiche che ci avvelanato».
«Una vittora storica – aggiunge Donald Moncayo, anche lui della Udapt – che si deve non solo alle migliaia di contadini e contadine che hanno subito i danni dell’attività estrattiva e che si sono ribellati, ma anche a tutte le associazioni internazionali che ci hanno sostenuto e a tutti i cittadini che nel mondo ci hanno aiutato attraverso petizioni, appelli e manifestazioni».
Il risultato storico di qusta sentenza diventa un precedente importante e un esempio per migliaia di lotte sociali, non solo in America Latina: «Questo sentenza non colpisce soltanto Chevron, ha detto Moncayo, ma rappresenta un precedente per giudicare le corporazioni che, generalmente con la complicità dello Stato, commettono crimini ambiantali e contro gli esseri umani. È  una vittoria contro l’intero sistema di impunità ed ingiustizia che opera nel pianeta. Nessuno avrebbe creduto che 30mila contadini poveri avrebbero avuto la meglio su una potenza come la Chevron  – conclude –  ma, dopo 25 anni di lotta, ce l’abbiamo fatta. Abbiamo dimostrato che è possibile».

13 luglio 2018

Terra dei Fuochi: il riscatto parte dalla bonifica dell’uomo....

Tratto da Italia che cambia 

Terra dei Fuochi: il riscatto parte dalla “bonifica dell’uomo” 

La Terra dei Fuochi può divenire luogo di sperimentazione di metodologie per contrastare i danni dell'inquinamento ambientale sulla nostra salute. Un'occasione di riscatto che dovrebbe partire dalla “bonifica dell'uomo”.....


Grazie alle molteplici attività di ricerca sulla valutazione dell’inquinamento ambientale ed umano e sulle possibili strategie di risanamento nel territorio campano, la ”terra dei fuochi” può divenire un laboratorio di eccellenza per lo studio delle nuove metodologie di valutazione e di terapia nei siti ad alto indice di inquinamento. Questo uno dei concetti principali emersi nell’ambito del convegno “Terra dei Fuochi, la linea di partenza”, organizzato dall’Ordine dei Biologi e dal DD Clinic Research Institute Onlus.

La comunità scientifica, in primis, sta creando sinergie per trasformare il problema in soluzione e far sì che la “terra dei fuochi” diventi un volano fondamentale per la gestione integrata dello studio e del trattamento delle patologie dovute all’inquinamento, come il cancro.

Più volte nell’ambito dell’incontro tenutosi sabato 7 luglio a Francolise, in provincia di Caserta, si è posto l’accento sul concetto di “bonifica dell’uomo” da cui bisogna partire per trasformare il problema in soluzione.
convegno-terra-fuochi
Capelli e liquido seminale: sentinelle della salute
La dott.ssa Papa ha illustrato come l’analisi del capello sia un valido strumento di analisi dei metalli pesanti in traccia. Le Università di Genova, Casert e Salerno cooperano per produrre dati su una vasta scala di popolazione. Il Cadmio e il Piombo, neurotossici e cancerogeni, si sostituiscono nell’organismo rispettivamente al Calcio e allo Zinco, ma anche le nanoparticelle possono essere individuate da tale analisi.

Tra gli esperti intervenuti al convegno anche il dott. Luigi Montano, medico e ricercatore dell’ASL di Salerno, che ha presentato il progetto Eco Food Fertility. “Il liquido seminale è l’indicatore migliore per il biomonitoraggio umano della salute, in generale, e della qualità ambientale: è il sistema organo funzionale sentinella. Si riesce a fare una valutazione più complessiva del danno, degli effetti prevalenti e di come bonificare. Negli ultimi 50 anni la concentrazione spermatica si è ridotta del 50%. I cocktail di sostanze tossiche della produzione industriale e agricola, le radiazioni elettro-magnetiche dei cellulari, il fumo, l’inattività fisica e il cibo industriale hanno azione antiandrogena. Aggiungiamo, poi, che nel Sud Europa, per i cambiamenti climatici, si sta alterando la temperatura dei testicoli che dovrebbe essere di 2 gradi C° al di sotto della temperatura corporea”.Qui l'articolo integrale

Civitavecchia, rifiuti a Torre Nord: Enel smentisce e la Regione pure.......

Roma, i rifiuti a Civitavecchia: bruciati nella centrale Enel a carbone
di Donato Robilotta
Emergenza rifiuti, la soluzione che covava sotto la montagna di immondizia che copre Roma diventa ufficiale: il Css, il combustibile solido secondario ottenuto dopo la separazione di vetro, metalli, inerti e organico, verrà bruciato nella centrale Enel di Torrevaldaliga Nord a Civitavecchia e nei cementifici di Colleferro e Guidonia.

Era scritto nella delibera di giunta sul fabbisogno, la 199 del 2016, e interventi vari ma ora dalla Pisana arriva la conferma ufficiale. Ma andiamo con ordine su questa vicenda dell’emergenza rifiuti che ha fatto impazzire la maionese con i vertici della Regione e del Campidoglio che invece di rendere le dovute decisioni se le danno di santa ragione giocando a scaricabarile......
Leggi tutto qui

12 luglio 2018

Termovalorizzatori ed effetti sulla salute dei bambini

Due interessanti immagini tratte da Facebook del Medico Isde Giovanni Ghirga per rinfrescare la memoria sulle problematiche dell'incenerimento.


11 luglio 2018

Altraeconomia: Inceneritori e rifiuti pericolosi. Le nuove norme sfidano i bilanci

Tratto da Altraeconomia

Inceneritori e rifiuti pericolosi. Le nuove norme sfidano i bilanci

Dal 5 luglio di quest’anno si applica il nuovo regolamento europeo che potrebbe costringere i gestori degli impianti a spendere molto di più per smaltire correttamente scorie e ceneri.....
Sul calendario degli inceneritori italiani c’è una data cerchiata in rosso: 5 luglio 2018. Da quel giorno, infatti, scatta in tutta l’Unione europea l’applicazione del nuovo regolamento comunitario che riguarda la classificazione della pericolosità dei rifiuti per l’ambiente (il 2017/997). E in quanto regolamento, le sue pagine vanno prese alla lettera da tutti gli Stati membri. Italia compresa. Per le scorie e le ceneri pesanti prodotte dagli impianti di incenerimento potrebbe essere una rivoluzione: applicando i criteri del regolamento, infatti, da rifiuto “non pericoloso” potrebbero risultare rifiuto “pericoloso”. Il condizionale è d’obbligo, perché nonostante sia stato dato oltre un anno di tempo alle imprese e alle autorità competenti “per adattarsi ai nuovi requisiti” -come si legge nel testo adottato dal Consiglio dell’Ue l’8 giugno 2017-, il nostro Paese rischia di trovarsi impreparato.
“Questo regolamento era molto atteso”, spiega il dottor Giovanni Cherubini, dell’ufficio Analisi chimiche dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (ARPA) del Friuli-Venezia Giulia. “Fino ad oggi -continua Cherubini- i Paesi europei potevano adottare discipline autonome rispetto all’attribuzione della caratteristica di pericolo HP 14 ‘Ecotossico’”. L’Italia -che si riferiva alla cosiddetta normativa ADR (legge 125/2015)- era tra questi. Con le nuove regole europee, invece, i ben più restrittivi limiti di concentrazione delle sostanze pericolose vengono abbassati anche di dieci volte. E la definizione di “Ecotossico” contenuta nel regolamento (con criteri annessi) varrà per tutti: “Rifiuto che presenta o può presentare rischi immediati o differiti per uno o più comparti ambientali”.
Risultato? Molti rifiuti verranno riclassificati da non pericolosi a pericolosi, e potrebbe trattarsi ad esempio di ceneri pesanti o scorie, dove sono presenti ossidi di rame o di zinco e il cui limite di concentrazione passa da 25mila mg/kg a 2,5mila mg/kg. Non è questione di poco conto. Secondo l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), i 41 inceneritori che nel nostro Paese hanno trattato rifiuti urbani (26 al Nord, 8 al Centro e 7 al Sud), hanno prodotto 1,4 milioni di tonnellate di rifiuti, il 23% del “totale incenerito” (dati 2016). La maggioranza schiacciante di questi, e cioè 1 milione di tonnellate, faceva riferimento proprio alla voce “ceneri pesanti e scorie”, classificate prima del 5 luglio 2018 come “non pericolose”. Quelle già “pericolose”, invece, sono al di sotto delle 153mila tonnellate......
 “Su richiesta del ministero dell’Ambiente si provvederà tuttavia a elaborare una nota tecnica per fornire agli operatori economici interessati indicazioni sulle modalità di applicazione dei due differenti metodi (metodo delle sommatorie e test di ecotossicità)”......

Tratto da Altreconomia 206 — Luglio/Agosto 2018

10 luglio 2018

L'avvertimento arriva dall’ENEA : Clima, in Italia 7 nuove aree costiere a rischio inondazione

Tratto da Qualenergia

Clima, in Italia 7 nuove aree costiere a rischio inondazione


Sette nuove aree costiere italiane sono a rischio inondazione per l’innalzamento del Mar Mediterraneo sia a causa dei cambiamenti climatici che delle caratteristiche geologiche della nostra penisola.
L'avvertimento arriva dall’ENEA attraverso nuove stime che indicano una ‘perdita’ di decine di chilometri quadrati di territorio entro fine secolo.
In Italia continentale sono state individuate quattro località, tutte sul versante adriatico: tre in Abruzzo – Pescara, Martinsicuro (Teramo) e Fossacesia (Chieti) – e una in Puglia – Lesina (Foggia) – con previsione di arretramento delle spiagge e delle aree agricole.
Le altre tre zone individuate sono tutte sulle isole con differenti estensioni a rischio, dai 6 km2 di perdita di territorio a Granelli (Siracusa), ai circa 2 km2 di Valledoria (Sassari), fino a qualche centinaio di m2 a Marina di Campo sull’Isola d’Elba (Livorno - nella mappa sotto tutte le aree a rischio, nel video la spiegazione).
Queste nuove mappe di rischio allagamento sono state presentate il 5 luglio a Roma durante il vertice organizzato dall’ENEA su cambiamenti climatici e variazione del livello del Mediterraneo che ha riunito per la prima volta in Italia, esperti italiani di organizzazioni nazionali e internazionali, tra le quali Ministero dell’Ambiente, MIT di Boston, CNR, ISPRA, INGV, CMCC – Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, oltre che ENEA.
Durante l'evento è stata presentata l'idea di un nuovo modello climatico, su cui i ricercatori dell’ENEA, in collaborazione con il MIT di Boston e la comunità scientifica italiana, stanno lavorando grazie al supporto del supercalcolatore CRESCO6 dell’ENEA, che integra dati oceanografici, geologici e geofisici per previsioni di innalzamento del livello del Mediterraneo molto dettagliate e a breve termine.
“Finora le nostre proiezioni di aumento del livello del mare si sono basate su dati dell’IPCC, la maggiore istituzione mondiale per il clima, che stimano l’innalzamento globale delle acque marine fino a quasi 1 metro al 2100. Ma questi dati difettano di dettagli regionali e per colmare questa lacuna stiamo realizzando un modello unico al mondo che combina diversi fattori, come la fusione dei ghiacci terrestri – principalmente da Groenlandia e Antartide – l’espansione termica dei mari e degli oceani per l’innalzamento della temperatura del Pianeta, l’intensificarsi di fenomeni meteorologici estremi e dalle maree, ma anche l’isostasia e i movimenti tettonici verticali che caratterizzano l’Italia, un paese geologicamente attivo dove si manifestano con grande frequenza bradisismi e terremoti anche nelle aree costiere”, spiega il climatologo Gianmaria Sannino, responsabile del laboratorio di “Modellistica climatica e impatti” dell’ENEA.Leggi tutto

09 luglio 2018

L'inquinamento atmosferico fa aumentare in modo importante i nuovi casi di diabete


Tratto da Today

L'inquinamento atmosferico fa aumentare in modo importante i nuovi casi di diabete

La relazione tra polveri sottili e malattia è significativa, anche a livelli di smog accettati dalle istituzioni sanitarie: uno studio su milioni di persone quantifica per la prima volta l'entità del problema.

inquinamento-atmosferico-diabete



Respirare aria inquinata comporta un rischio significativo

 di sviluppare diabete, anche a livelli di smog oggi considerati "accettabili". Lo stabilisce uno studio 
pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet 
Planetary Health, il primo a quantificare i danni
delle polveri sottili sulla capacità dell'organismo umano di regolare gli zuccheri nel sangue.

Il diabete è una delle malattie croniche a più rapido aumento nel mondo: attualmente interessa oltre 420 milioni di persone, e le sue cause principali sono riconducibili a obesità, alimentazione
insalubre, stili di vita troppo sedentari. Studi passati avevano suggerito, inoltre, una relazione tra diabete e inquinamento 
dell'aria: il particolato atmosferico più fine può raggiungere attraverso i bronchi la circolazione sanguigna, aumentare i 
livelli di infiammazione e ridurre la produzione di insulina.

LA CONTA DEI DANNI. Mancava però una stima di quanto

 lo smog potesse incidere sulle nuove diagnosi di diabete. 
I ricercatori della Scuola di Medicina dell'Università di 
Washington e del Veterans Affairs (VA) del St. Louis Health
 Care System hanno calcolato che globalmente, e soltanto 
nel 2016, l'inquinamento dell'aria ha contribuito ad almeno
 3,2 milioni di nuovi casi di diabete, che rappresentano il 
14% del totale delle nuove diagnosi per quell'anno.

Il diabete legato allo smog ha determinato la perdita, in totale, 

di 8,2 milioni di anni di vita sana nel mondo - il 14% di tutti 
gli anni di vita sana andati in fumo a causa di questa malattia. 
Negli USA sono stati 150.000, i nuovi casi di diabete 
attribuibili all'inquinamento atmosferico.Leggi tutto qui

Rapporto Ecomafia 2018 di Legambiente, presentato questa mattina a Roma.

Inquinamento, mai così tanti arresti per ecoreati: il rapporto di Legambiente 2018
„

Tratto da  today.it
Mai nella storia italiana ci sono stati arresti e inchieste su ecoreati e rifiuti come nel 2017. Lo rivelano i dati dell’ultimo Rapporto Ecomafia di Legambiente: solo lo scorso anno 538 ordinanze di custodia cautelare per reati ambientali

“

Inquinamento, mai così tanti arresti per ecoreati: il rapporto di Legambiente 2018
„
Il 2017 sarà ricordato come l'anno del boom per quanto riguarda arresti e inchieste su ecoreati e rifiuti. Mai nella storia del nostro Paese, infatti, sono stati effettuati tanti arresti per crimini contro l'ambiente e sono state condotte tante inchieste sui traffici illeciti di rifiuti come nello scorso anno.

Ambiente, lotta agli ecoreati

Le 538 ordinanze di custodia cautelare per reati ambientali nello scorso anno rappresentano ben il 139,5% in più rispetto al 2016, come emerge dal Rapporto Ecomafia 2018 di Legambiente, presentato questa mattina a Roma.
Si tratta di un risultato importante sul fronte repressivo frutto sia di una più ampia applicazione della legge 68 che nel 2015 ha introdotto nel codice penale i delitti contro l'ambiente, come emerge dai dati forniti dal ministero della Giustizia (158 arresti, per i delitti di inquinamento ambientale, disastro e omessa bonifica, con ben 614 procedimenti penali avviati, contro i 265 dell'anno precedente) sia per il vero e proprio balzo in avanti dell'attività delle forze dell'ordine contro i trafficanti di rifiuti: 76 inchieste per traffico organizzato (erano 32 nel 2016), 177 arresti, 992 trafficanti denunciati e 4,4 milioni di tonnellate di rifiuti sequestrati (otto volte di più rispetto alle 556 mila tonnellate del 2016).
Il settore dei rifiuti è quello dove si concentra la percentuale più alta di illeciti, che sfiorano il 24%. A completare il quadro, un fatturato dell'ecomafia che sale a quota 14,1 miliardi, una crescita del 9,4%, dovuta soprattutto alla lievitazione nel ciclo dei rifiuti, nelle filiere agroalimentari e nel racket animale.

Corruzione, nemico numero di ambiente e cittadini

La corruzione rimane, purtroppo, il nemico numero uno dell'ambiente e dei cittadini, che nello sfruttamento illegale delle risorse ambientali riesce a dare il peggio di sé. I numeri di questa nuova edizione del rapporto Ecomafia, spiega il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani, "dimostrano i passi da gigante fatti grazie alla nuova normativa che ha introdotto gli ecoreati nel Codice penale, ma servono anche altri interventi, urgenti, per dare risposte concrete ai problemi del paese. La lotta agli eco criminali deve essere una delle priorità inderogabili del governo, del parlamento e di ogni istituzione pubblica, così come delle organizzazioni sociali, economiche e politiche, dove ognuno deve fare la sua parte, responsabilmente".
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08 luglio 2018

Ecco Cosa Si Rischia Per Inquinamento Ambientale

Tratto da notizieora.it

Ambiente: Ecco Cosa Si Rischia Per Inquinamento Ambientale

Ambiente e inquinamento: secondo L’articolo 832 del codice civile, il diritto di proprietà permette di godere in maniera piena ed esclusiva di un bene entro i limiti di legge.

Danno ambientale e responsabilità legislative

Cosa succede in caso di danno ambientale? possiamo analizzare un caso di specie realmente accaduto e molto interessante.
Una società era proprietaria di un fondo situato a Porto Marghera-Venezia. Per inquinamento, con notevoli danni ambientali, questa azienda fu citata in giudizio dal Ministero dell’ambiente e delle infrastrutture. La società si oppose alla richiesta di condanna per inquinamento perchè il terreno era stato acquistato solo 7 mesi prima e quindi in tale lasso di tempo non si poteva produrre un inquinamento tale da essere così nocivo per la salute pubblica. Probabilmente l’inquinamento esisteva già all’acquisto del terreno, per cui la colpevolezza del titolare veniva a decadere. 
Concetto poi stabilito dalla corte di Cassazione con sentenza n°17045/2018 in quanto non sussisteva, ne era stato provato, il nesso di causalità, e dunque non si poteva obbligare il proprietario, non autore della fonte di inquinamento, alla bonifica del fondo e del ripristino dello stato quo ante del fondo. Questo compito spetta dunque alla pubblica amministrazione.