29 marzo 2010

2010/03/29 INCONTRO PUBBLICO A FINALE LIGURE CENTRALI A CARBONE :UN PERICOLO PER LA NOSTRA SALUTE E PER IL NOSTRO TERRITORIO?


L'associazione di volontariato Cittadinanzattiva,
sezione di Finale Ligure

INVITA LA CITTADINANZA ad un INCONTRO PUBBLICO presso
la Sala Gallesio a Finale Ligure
in ViaTommaso Pertica n°24
GIOVEDI' 8 Aprile 2010 ore 21

CENTRALI A CARBONE :UN PERICOLO PER LA NOSTRA SALUTE E PER IL NOSTRO TERRITORIO?

INTERVENTI :

DOTTOR PAOLO FRANCESCHI Pneumologo referente per l'ambiente dell'"Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Savona"sul tema:
"LA COMBUSTIONE DEL CARBONE:EFFETTI SULLA SALUTE"

ASSOCIAZIONE" UNITI PERLA SALUTE onlus"
  • SITUAZIONE ATTUALE DELLA PRODUZIONE DI ENERGIA
  • PROBABILI SVILUPPI FUTURI
  • SOLUZIONI ALTERNATIVE

Video della Prof. M.R.D'ORSOGNA Fisico Docente Universitario della California "CENTRALI A CARBONE:UNO SGUARDO DA OLTRE OCEANO"

LA CITTADINANZA E' INVITATA A PARTECIPARE PERCHE' L'INFORMAZIONE
E' FONDAMENTALE PER COSTRUIRE UN FUTURO SOSTENIBILE PER I NOSTRI FIGLI.

________________________________________________________

La truffa dei Cip6: ora i cittadini chiedono il rimborso

Dal 2001 ad oggi i cittadini di tutta Italia hanno destinato una parte delle loro bollette elettriche ai cosiddetti Cip6, inventati per finanziare energie verdi ma poi, per un'anomalia tutta italiana, destinati al finanziamento occulto degli inceneritori. Ora i cittadini chiedono il rimborso: domani a Parma un incontro sulle modalità d'azione.

cip6 inceneritori
I Cip6 si sono rilevati un tesoro nascosto per i gestori degli inceneritori che hanno visto l'energia elettrica prodotta dagli impianti pagata tre volte il prezzo di mercato
"Mancano 769 giorni all'avviamento dell'inceneritore di Parma, e possiamo ancora fermarlo", con questo slogan l'associazione per la corretta gestione dei rifiuti Diritto al Futuro invita i cittadini a prendere una posizione rispetto alla questione dei contributi Cip6.

Mercoledì 31 marzo, a Parma, si svolgerà infatti l'incontro di presentazione della vertenza “Cip6”, l'azione di rimborso promossa da Diritto al Futuro in tutta Italia per richiedere indietro i contributi Cip6 pagati nelle bollette elettriche dai cittadini dal 2001 ad oggi.

Sarà presente Rossano Ercolini, fondatore del movimento Rifiuti Zero in Italia e presidente dell'associazione Dirittoalfuturo.

La sigla Cip6, ricorda l'associazione, deriva da una delibera del Comitato Interministeriale Prezzi, la numero 6 appunto, che nel 1992 recepiva una norma europea di incentivazione alla produzione “verde” di energia.

In Italia però, unico paese in Europa in cui è successo questo, fu aggiunta la parolina “assimilate”, che di fatto aprì la strada al finanziamento occulto degli inceneritori. Da allora, questi impianti hanno fatto man bassa degli incentivi andando a raccogliere il 90% dei finanziamenti.

I Cip6 si sono rilevati un tesoro nascosto per i gestori degli inceneritori che hanno visto l'energia elettrica prodotta dagli impianti pagata tre volte il prezzo di mercato. Un Bengodi che ha fatto incassare, ad esempio all'inceneritore di Brescia, qualcosa come l'astronomica cifra di 450 milioni di euro.


Rimborso CIp6: il Coordinamento Gestione Corretta dei Rifiuti di Parma ha organizzato una serata per spiegare ai cittadini tutte le modalità di azione
Il 7% di ogni bolletta elettrica viene utilizzato per sostenere i Cip 6, di fatto i contribuenti hanno finanziato negli anni impianti che bruciavano perfino scarti di raffineria e di lavorazioni industriali, oltre che plastica dai rifiuti urbani e molte altre sostanze inquinanti.

Ad oggi solo il 10% di questi soldi è stato veramente investito nelle vere rinnovabili come eolico, solare, idroelettrico. L'Italia è stata sottoposta a procedura di infrazione da parte dell'Unione Europea ed è stata condannata. Alla luce di questo c'è oggi la possibilità di chiedere, sia come aziende che come provati, la restituzione della somma che dal 2001 ad oggi è stata illecitamente usata. A condurre questa battaglia è l'associazione Diritto al Futuro che sta raccogliendo in tutta Italia le adesioni per poter poi procedere con la richiesta di rimborso.

A tal fine il Coordinamento Gestione Corretta dei Rifiuti di Parma ha organizzato una serata per spiegare ai cittadini tutte le modalità di azione e per raccogliere al tempo stesso le adesioni. L'incontro di svolgerà il 31 marzo alle ore 21 presso il teatro della parrocchia di Sant'Evasio, via Colli 12.La vertenza Cip 6 sarà a carico dell'associazione Diritto al Futuro e la sola somma richiesta ai sottoscrittori sono 10 euro per coprire le spese accessorie.

Nella stessa serata, portando con sé una fotocopia della bolletta elettrica e quella di un documento di identità, sarà possibile sottoscrivere da subito l'azione di rimborso.


2010/03/30 NOVE ANNI DI VITA IN MENO PER L'INQUINAMENTO/ Registro tumori alla contabilità ambientale: è l'Italia che non conta

04a-09-pollution415.jpg

Nove anTratto da Ecoalfabeta

NOVE ANNI DI VITA IN MENO PER L'INQUINAMENTO

Anche respirare può essere una faccenda pericolosa al giorno d'oggi.

Il New Scientist riporta i risultati di un'indagine parlamentare secondo cui le persone che vivono nei luoghi più inquinati della Britannia vivono fino a nove anni in meno della media.

Ossidi di zolfo, monossido di carbonio e polveri sottili sono i maggiori responsabili dei rischi per la salute. Il Regno Unito non rispetta le norme europee anti inquinamento ed è passibile di multe fino a 300 milioni di sterline.

I maggiori responsabili dell'inquinamento sono il trasporto su strada e le centrali termoelettriche.

Detto altrimenti, la filiera lunga non consuma solo energia, ma uccide.Dovrebbero prenderne atto i vari "difensori della vita" che si riempiono facilmente la bocca di slogan.

Leggi anche


Tratto da Ecoalfabeta

L'inceneritore e i morti sottovento

La mappa qui sopra dovrebbe essere studiata bene da tutti gli amanti degli inceneritori. Proviene dal sito UK Health Research , e mostra come i distretti posti sottovento rispetto all'inceneritore di Coventry abbiano alti livelli di mortalità infantile (8,7 per mille), mentre nei distretti sopravento non ci sono stati decessi.

L'inceneritore appartiene all'azienda CSWDC, la quale nel suo sito afferma di "estrarre energia dai rifiuti". Il verbo incenerire è pudicamente bandito.

L'azienda, che nel suo sito pubblica foto di bambini sorridenti (forse sono quelli che vivono sopravento...) afferma che le emissioni inquinanti sono al di sotto dei limiti di legge e riporta i grafici mensilidelle emissioni.

Questo però non significa assolutamente nulla. I limiti di legge sono del tutto indicativi e soggetti a revisione. La mappa in alto mostra che anche stando dentro ai limiti di legge i bambini muoiono ugualmente.

Il sito UKHR contiene anche altre mappe che mostrano la mortalità intorno ad altri inceneritori inglesi oppure a centrali termoelettriche. Sarebbe una buona cosa iniziare a realizzare mappe simili anche qui da noi.

_____________________________________________________________

Tratto da Greenreport

Dal Registro tumori alla contabilità ambientale: è l'Italia che non conta

Alessandro Farulli

LIVORNO. Qualcuno ha idea, o si rende conto, di che cosa voglia dire che in Italia i Registri tumori - nati oltre trent'anni fa - coprono solo il 33% circa della popolazione? E che "il loro carattere volontaristico ha fatto sì che la loro distribuzione geografica non sia uniforme: a fronte di un'ottima presenza nel Centro-Nord, sono scarsi i centri di rilevazione dati al Sud"?

In buona sostanza significa che - come scrive il Corriere della Sera - i dati su "quanti sono i nuovi casi di tumore ogni anno in Italia" e se "l' incidenza aumenta o diminuisce" o "come sono ripartiti i malati e i tipi di cancro nelle varie regioni" sono come minimo da prendere con le molle almeno quando sono riferiti al centro Italia (dove la quota di popolazione coperta da Registri tumori è pari al 25.5%) e praticamente sono ai limiti dell'attendibilità per il Sud (16.5%). C'è già di che sobbalzare sulla sedia se non fosse che c'è dell'altro.

Ad aggregare i dati dei registri è da trent'anni la banca-dati dell'Associazione italiana registri tumori (Airtum) dalla quale attinge il ministero della salute per mettere a punto - ci ricorda sempre il Corriere - «i piani di prevenzione, organizzare gli screening per la diagnosi precoce, o programmare i servizi di diagnosi e cura».

Sono statistiche fondamentali, dice il Corsera - «puntualmente aggiornate, utilizzate anche dai ricercatori per condurre studi sulle cause dei tumori e alle quali si ricorre nei casi di emergenze ambientali o di popolazioni a rischio». E il di più è che «ora l' attività dei Registri rischia di fermarsi. Il problema è che, pur lavorando con e per il Ministero e le Regioni, sottoscrivendo convenzioni e ricevendo finanziamenti, i Registri tumori soffrono dell' assenza di una legge nazionale che li istituisca formalmente e consenta loro di accedere ai dati individuali dei sistemi informativi sanitari (ricoveri ospedalieri, referti di anatomia patologica, archivi di mortalità, cartelle cliniche)».

Ricapitolando i Registri tumori coprono solo un terzo della popolazione italiana, sono a carattere volontaristico, non sono istituiti formalmente per legge e per questo hanno sempre più difficoltà ad accedere ai dati... Facendo una ricerca su internet si scopre inoltre che la notizia in rete l'ha pubblicata per prima Terra sottolineando anche che "Dopo il ddl contenente l'istituzione dei registri di patologia, approvato dal Senato all'unanimità nel 2008 e vanificato dalla caduta del governo Prodi, le istituzioni preposte non sono state in grado di affrontare e risolvere il problema".

Il combinato disposto di questa situazione appare, quindi, drammatico. Un indicatore socialmente fondamentale, ma anche ambientalmente ed economicamente come quello relativo all'incidenza dei tumori - i dati dei Registri vengono utilizzati da tutti i ricercatori che conducono studi sulle cause dei tumori e vi si ricorre ogni volta che c'è un'emergenza ambientale - è così ridotto?

Per noi che auspichiamo un superamento del Pil e una contabilità ambientale che permetta di avere un diverso indicatore di sviluppo che tenga conto degli impatti antropici, questa notizia è come se ci gettasse di colpo nell'età della pietra. Anche perché purtroppo questo caso assomiglia troppo a quello relativo alle statistiche ambientali nazionali, pure queste in larga parte raccolte attraverso le associazioni che lo fanno in modo volontario e spesso, non per colpa loro, poco scientifico, semplicemente perché magari basato sull'autocertificazione dei soggetti chiamati a fornire i propri numeri. Ma di tutto ha bisogno l'economia ecologica e più in generale la sostenibilità che dei numeri fasulli.

Detto infine che per fortuna esistono alcuni registri specifici come quelli sui mesioteliomi che invece coprono tutto il territorio, ci spieghiamo come mai ci sono decine di territorio che rivendicano poco felici primati nell'incidenza sui tumori e che questa mancanza evidentemente fa comodo a qualcuno. Sia che si voglia enfatizzare in modo positivo o in modo negativo l'incidenza dei tumori in una determinata zona, un registro così ridotto e con queste prospettive è uno strumento in meno nelle mani di chi dovrebbe (e magari vorrebbe) svolgere la propria attività di governo della cosa pubblica.

28 marzo 2010

2010/03/30 Scienze, benvenuti a Terra 3.0 visione-progetto di un'era nuova

Scienze, benvenuti a Terra 3.0 visione-progetto di un'era nuova

La rivista festeggia il numero 500 con uno speciale sulla salute del pianeta e le soluzioni per un futuro sostenibile. Il segreto? Rinunciare al mito della crescita ed entrare nella fase della responsabilitàdi GIULIA BELARDELLI

Scienze, benvenuti a Terra 3.0 visione-progetto di un'era nuova
TERRA 3.0, ovvero una possibile nuova fase della presenza degli esseri umani sul pianeta. E' il titolo-auspicio scelto da Le Scienze per il dossier del cinquecentesimo numero della rivista. Una panoramica sulla salute della Terra, messa a dura prova dagli ultimi due secoli e mezzo di storia. Ma anche un richiamo alla necessità di conciliare le esigenze dello sviluppo con quelle dell'ambiente, pena il raggiungimento del "punto di non ritorno" dopo il quale intervenire sarà troppo tardi.
La tesi è che l'uomo, con la sua iperattività, ha trasformato la Terra in un'enorme fabbrica. Ora è fondamentale tornare a una condizione più sostenibile, se si vuole sopravvivere in un mondo sempre più affollato e minacciato dal riscaldamento climatico. Per farlo, la prima mossa è capire "quanto siamo vicini al collasso". Per tre processi ambientali su nove, la "linea rossa" è già stata superata. Ma i rimedi, volendo, ci sono: è qui che entra in gioco la Terra 3.0, "visione e progetto per un pianeta nuovo".....
I punti dolenti. Secondo il gruppo di ricerca, guidato da Johan Rackström del Resilience Center di Stoccolma, la Terra ha già oltrepassato i limiti in tre casi: perdita della biodiversità, inquinamento da azoto e cambiamento climatico. Anche per gli altri processi, però, la tendenza è verso un drastico avvicinamento al punto di non ritorno. Il rapporto individua uno dei principali colpevoli nell'uso dei combustibili fossili, che liberano anidride carbonica nell'atmosfera....

2009/03/28Buonsenso Day /"Speciale Elezioni:Governi da Rieducare " Di Antonia Briuglia

Dopo il No Berluscony Day, Il No Lega Day, il No Mafia Day, il No Acqua Privata Day, il No Ponte Day, il No Tav Day, il VDay, il No Tax Day, il No Nuke Day, il No… Day… è giunto il momento di lanciare il

Buonsenso Day

Porteremo a Roma, in una piazza grande abbastanza, le idee, i fatti, le passioni, i progetti, le realizzazioni, che centinaia di sindaci, di assessori, di cittadini, di associazioni, stanno già sperimentanto e consolidando a livello locale, esperienze di cambiamento virtuose. Nate dal basso. Spinte dal basso. Amate dal basso.

Senza auto blu o scorte al seguito, partiremo dai nostri comuni e arriveremo nella Capitale per mostrare e regalare ai governanti e opposizionanti, la nostra semplice enciclopedia politica e la nostra umile valigia degli attrezzi, affinchè ne possano prendere conoscenza e valutarne l’utilizzo migliore per il bene dell’Italia.

Una zolla di terra fertile, una brocca di acqua del rubinetto, un impianto fotovoltaico, un forno solare, una bicicletta, un kit per la raccolta differenziata, un distributore di detersivi alla spina, un mercatino dei contadini (compresi i contadini), un software per lo scambio ed il baratto.

Ovviamente, tale presente non sarà disinteressato. Anzi

Perchè lorsignori non potranno certo prendere tra le mani la terra della Pianura Padana o della Campania Felix, condividere l’emozione di tenere tra le dita la sostanza che da vita, e poi continuare a cementificare il paese e ad espandere le metastasi del consumo di territorio, a condonare abusi e violenze al paesaggio, ad aggravare il dissesto idrogeologico.

Perchè lorsignori non potranno certo bere la nostra acqua pubblica del rubinetto e poi perseverare nella privatizzazione di questo bene comune, sottraendolo dalle mani dei comuni e quindi dei cittadini, per metterlo nelle mani di multinazionali, che rispondono solo alle regole del mercato e talvolta neanche a quelle e che sono mosse solo ed esclusivamente dal profitto.

Perchè lorsignori non potranno certo compiacersi dei nostri impianti fotovoltaici, dei nostri sistemi di illuminazione a LED e poi inseguire ancora la follia del ritorno all’energia nucleare.

Perchè dopo aver inforcato le nostre biciclette ed essersi fatti un giro per Piazza Montecitorio, non potranno certo continuare a progettare tunnel, ponti, autostrade e grandi opere, che servono molto a muovere miliardi di euro e poco a risolvere con intelligenza e senso della misura i problemi di mobilità delle persone.

Perchè dopo aver sperimentato la semplicità, l’economicità e l’efficienza della raccolta differenziata porta a porta, vedendo con i loro occhi che la strategia rifiuti zero è possibile, non potranno ostinarsi con la costruzione di inceneritori, aggravando la già compromessa qualità dell’aria, causa di morte e malattia per migliaia di bambini, adulti e anziani.

Perchè dopo aver fatto una spesa con prodotti bio e a km zero per l’intera settimana parlamentare, non potranno proseguire con la insana politica pro OGM e con l’altrettanto insana adesione al modello consumistico basato su centri commerciali, outlets e grande distrubuzione.

Perchè dopo aver visto, toccato, odorato, gustato e sentito, le buone prassi che gli proporremo, se sono politici seri e se davvero vogliono perseguire il progresso e il benessere della nazione, non potranno non sottoscrivere una dichiarazione di sottomissione alle semplici regole del Buon Senso.

BUONSENSO DAY

PROSSIMAMENTE… A ROMA

ADERISCI E DIVENTA PROMOTORE, SCRIVI A: buonsensoday@gmail__________________________________________________________

Tratto da Trucioli Savonesi

Speciale Elezioni:Governi da Rieducare

Di Antonia Briuglia

.......Come insegnante di scuola superiore voglio prendere proprio spunto dalle ultime indicazioni che il Ministero alla Pubblica Istruzione e il Ministero dell’Ambiente hanno dato negli indirizzi riguardanti l’insegnamento di una materia specifica e nuova chiamata: “Cittadinanza e costituzione” dove s’inquadra in maniera forte, l’esigenza di affrontare in modo più sistematico l’interazione tra scuola, ambiente e legalità.

Sfida coraggiosa e meritevole perché, soprattutto chi insegna è consapevole che, è dalla più tenera età che valori così importanti vengono facilmente assimilati se correttamente insegnati.

La sfida diventa poi ancora più coraggiosa soprattutto in un Paese, dove si fa sempre più fatica a riconoscere il senso civico e l’attestazione di quei valori in una classe politica che, giorno dopo giorno, non fa fatica a dare segni in direzione contraria.....

Lungi dal qualunquismo, ritengo che sarebbe auspicabile “rieducare” la nostra classe politica e, cominciando proprio dalle nostre Regioni, scegliessimo bene le persone.


Se invece parliamo di educazione alla legalità, all’ambiente e allo sviluppo sostenibile, obbiettivi condivisi negli indirizzi scolastici dei due Ministeri, è ancora peggio.

Analizzando le convinte indicazioni dei saperi del Ministero della Pubblica Istruzione e a quello dell’ Ambiente, ci chiediamo quali competenze e sensibilità abbia dimostrato la nostra classe politica nei confronti delle problematiche legate all’inquinamento atmosferico, idrico e del dissesto idrogeologico del territorio ?

Quanti amministratori si siano spesi in politiche di abbattimento e riduzione dei gas di scarico che non siano le sporadiche e inutili soste domenicali? Quanti abbiano lavorato per un più serio ed efficace controllo delle emissioni nocive di polveri sottili?

Quanti abbiano avvertito il problema dell’inquinamento del mare dovuto ai metalli delle produzioni industriali e quanti si siano battuti contro la cementificazione delle nostre coste e abbiano lavorato per una legislazione territoriale in difesa del patrimonio ambientale, culturale e paesaggistico del territorio?

Se dobbiamo partire proprio dal giudizio dell’operato del Ministero dell’Ambiente, non possiamo certo essere soddisfatti in Provincia di Savona. Quest’ultimo, mentre da una parte detta gli indirizzi e i contenuti della nuova disciplina scolastica di carattere ambientale, ignorando le decisioni delle Amministrazioni locali, approva l’ampliamento della centrale a carbone di Vado, costringendo le stesse amministrazioni locali e regionali a promuovere ricorsi al TAR.

Che cosa deve pensare un cittadino che vive giornalmente una realtà, così critica dal punto di vista ambientale e che si trova direttamente coinvolto nella drammatica conflittualità tra i diversi soggetti istituzionali come: il Ministero dell’Ambiente, la Regione e il Comune?


Istituzioni contro Istituzioni.

In tema di produzione energetica, quale riflessione fare il cittadino di una Regione e in particolare di una Provincia, che produce più energia di quella che consuma e che nei piani del Ministro dello sviluppo e delle infrastrutture deve aumentare la sua produzione per un ipotetico e indefinibile disegno di sviluppo industriale che ha confini esterni a quelli strettamente regionali?

La domanda di energia in Italia è coperta da anni per circa il 42,6% da prodotti petroliferi, per il 36% da gas, per il 7,4% da fonti rinnovabili e questo la dice lunga sulle scelte di sviluppo tecnologico dei nostri Amministratori

Nel nostro Paese le ripercussioni ambientali dei processi energetici riguardano prima di tutto le emissioni di gas serra, in particolare anidride carbonica (CO2), e le emissioni di sostanze inquinanti per l’ambiente e tossiche per l’essere umano che i cittadini di Vado e dintorni pagano giornalmente sulla loro pelle.

Per quanto riguarda l’anidride carbonica, questa si sviluppa principalmente dai processi di combustione dei combustibili fossili come il carbone utilizzato proprio per il funzionamento delle centrali di produzione di energia come quella della Tirreno Power.

Tutti sanno ormai che una centrale termoelettrica alimentata con carbone di 330 MW di potenza produce circa 1.65 milioni di tonnellate l’anno di emissioni di CO2.(tutti dati del Ministero dell’Ambiente)

Le emissioni di CO2 del sistema energetico italiano sono state nel 2007 di 553 di tonnellate l’anno e quella di Vado Ligure ha contribuito ampiamente a questo triste primato.

Forse le indicazioni didattiche e i contenuti della proposta scolastica del Ministero dell’ambiente dovrebbero essere prima recepite dallo stesso Ministero e dal Ministero dello Sviluppo per poi essere d’esempio agli studenti.

Le ultime scelte sul nucleare del Ministro Scajola devono, infine, farci ulteriormente riflettere sulle logiche adottate in tema d’inquinamento , di innovazione nella produzione energetica e di rispetto della salute umana in controtendenza con quelle del resto d’Europa e della mancanza di trasparenza delle stesse visto la mancata comunicazione dei siti scelti per le eventuali centrali nucleari in Italia.

Giudichiamo le azioni e i comportamenti e votiamo gli uomini e le donne che riteniamo più credibili.

Scegliamo coloro che riteniamo idonei a ricostruire il senso della legalità e lo sviluppo di un’etica e di un senso di responsabilità che oggi più che mai sentiamo irrinunciabili.

Scegliamo in modo consapevole e diamo un segnale in controtendenza che testimoni un’analisi e una riflessione e non la superficialità o peggio la connivenza del cittadino che “mugugna” ma che poi tollera l’incompetenza, l’incoerenza e la mancanza di etica.

La responsabilità del voto deve essere riproposta anche alle nuove generazioni che si presentano già disilluse a questo appuntamento.

Non si può e non si deve proprio in questo momento, rinunciare a pensare.

Fare in modo che il nostro disimpegno verso le idee e verso la richiesta di un miglioramento diventi la strada più facile per delegare agli altri.

Non si può rinunciare a un diritto garantito proprio dalla Costituzione, a un’occasione di partecipazione attiva e democratica, proprio quando nello stesso tempo si può utilizzare questo momento per chiedere la rieducazione della nostra classe politica, scegliendo le persone che riteniamo adatte allo scopo.

La voglia di legalità, di giustizia, di rispetto verso le Istituzioni, di etica nel comportamento insieme all’esigenza di politiche di sviluppo durevole e sostenibile devono essere interessi fondamentali per una collettività.

I tentativi di censura dell’informazione non dovranno dare i risultati sperati, rieduchiamoci alla democrazia!

ANTONIA BRIUGLIA

Leggi l'articolo integrale

2010/03/28 SCIENZA:Idrogeno, scoperto come si produce in natura.


SCIENZA/Idrogeno, scoperto come si produce in natura.
Mercoledì 24 Marzo 2010
Milano – Che fosse possibile produrre idrogeno molecolare, cioè utilizzabile come combustibile, in natura era già noto.

Ciò che non si conosceva era il procedimento attraverso il quale alcuni enzimi vi riuscissero.

La chiave del "mistero" sono le ferro-idrogenasi, enzimi capaci di catalizzare e produrre l'idrogeno in maniera molto efficiente.

Ora, due studi condotti da alcuni ricercatori del dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze dell'Università di Milano-Bicocca, coordinati dal professor Luca De Gioia,hanno svelato con precisione alcuni aspetti fondamentali del meccanismo attraverso il quale le molecole di ferro-idrogenasi, utilizzando ioni di ferro, riescano sia a produrre idrogeno molecolare, sia a comportarsi come delle vere e proprie celle a combustibile convertendolo in energia.

Le ricerche, alle quali ha partecipato anche l'Università svedese di Lund, sono state pubblicate questa settimana sul sito del Journal of the American Chemical Society (http://pubs.acs.org/doi/abs/10.1021/ja1008773; http://pubs.acs.org/doi/full/10.1021/ja909194f).


Fabbriche naturali di idrogeno

In particolare, sono stati chiariti due aspetti chiave della chimica delle ferro-idrogenasi. Prima di tutto, attraverso calcoli molto raffinati, è stato dimostrato che l'enzima possiede un atomo di azoto posizionato in modo funzionale al rapido trasferimento dei protoni verso il sito attivo, ossia l'area dell'enzima nella quale si verifica la reazione di produzione di idrogeno.

Inoltre, lo studio ha dimostrato che l'efficienza di questi enzimi nella produzione di idrogeno molecolare e nella sua trasformazione in energia dipende strettamente dalla presenza degli ioni cianuro nelle ferro-idrogenasi.

«Far luce sul ruolo svolto dai vari componenti presenti nel sito attivo delle idrogenasi - dice Luca De Gioia, professore di Chimica Generale dell'Università di Milano Bicocca e coordinatore del progetto - permette di avere una migliore comprensione dei processi metabolici alla base della produzione biologica di idrogeno molecolare. Inoltre, dischiude nuovi e promettenti scenari per la progettazione di catalizzatori di nuova generazione e per il loro utilizzo nelle batterie a combustibile del futuro».

«Lo studio di questi enzimi – aggiungono Maurizio Bruschi e Claudio Greco, ricercatori dell'Università di Milano-Bicocca che fanno parte del team - rappresenta un emozionante viaggio tra i processi metabolici che hanno accompagnato lo sviluppo della vita sulla Terra. Infatti, recenti studi hanno svelato che l'atmosfera del nostro pianeta conteneva idrogeno all'epoca della comparsa dei primi organismi viventi. La diffusione delle idrogenasi tra innumerevoli classi di organismi diversi, anche arcaici, testimonia la versatilità della natura nell'utilizzo delle risorse energetiche, un esempio di cui è importante fare tesoro».

Celle a combustibile ecosostenibili


La realizzazione delle attuali celle a combustibile richiede metalli rari (e quindi estremamente costosi) quali platino e palladio.

Questo è uno dei motivi che hanno sinora reso difficile e oneroso un vero e proprio decollo dell'idrogeno come fonte di energia.

Per fare un esempio concreto, anche se l'elevato costo del platino necessario è solo una frazione del costo di fabbricazione delle celle a combustibile, basta pensare che la sostituzione di tutto il parco veicoli mondiale con veicoli alimentati a idrogeno richiederebbe una quantità di platino ampiamente superiore alle riserve planetarie.

Risulta quindi fondamentale la progettazione di celle a combustibile basate su metalli abbondanti e poco costosi, quali ad esempio il ferro.

Ai vantaggi economici si aggiungono quelli ambientali: infatti il reperimento dei metalli preziosi è anch'esso fonte di inquinamento, derivato dallo sfruttamento delle miniere.

Inoltre, l'idrogeno, non presente in natura allo stato molecolare, deve essere per forza ottenuto tramite procedure chimiche, oppure utilizzando sostanze ad elevato contenuto energetico come i combustibili fossili.

Tuttavia, questi metodi, oltre ad esaurire risorse non rinnovabili, generano CO2 in elevate quantità, aggravando l'effetto serra.

La sostituzione di questi processi con metodi che utilizzano microrganismi come batteri o microalghe, che sfruttano una reazione metabolica come quella delle idrogenasi, abbatterebbe completamente il rilascio in atmosfera di CO2.

L'applicazione più nota al grande pubblico delle celle a combustibile è l'auto a idrogeno, ma esse possono essere utilizzate nei più svariati settori, dalle batterie per cellulari alle centrali elettriche...

Leggi l'articolo integrale su www.assesempione.info/territorio


Considerazioni di Uniti per la Salute


...FORTUNATAMENTE LA SCIENZA VA AVANTI ,

speriamo ci allontani ,al più presto ,dal carbone ........e dalla sua preistoria.