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03 luglio 2014

Emergenza Edipower: 37 associazioni sottoscrivono un documento unitario . NON FACCIAMOCI BRUCIARE IL FUTURO

Emergenza Edipower: 37 associazioni sottoscrivono un documento unitario

Le contraddizioni di un modello di sviluppo, basato sui grandi impianti di produzione di energia e della chimica di base, sono negli ultimi anni esplose nella loro piena evidenza.
L’emergenza ambientale, certificata dall’enorme quantità di sostanze inquinanti rilasciate ogni anno in aria, acqua e suolo e dall’inserimento di gran parte del nostro territorio nei siti di interesse nazionale da bonificare, si accompagna alla ormai conclamata emergenza sanitaria evidenziata da numerosi studi tra cui l’ormai noto dato delle malformazioni cardiache congenite neonatali superiori del 50% rispetto al valore medio europeo.
Il registro tumori conferma nel territorio di Brindisi un incremento dell’incidenza nelle neoplasie nel confronto tra il 2006, ultimo anno disponibile ed il triennio 1999-2001. Si passa da 385,8 a 395 ogni 100.000 abitanti tra i maschi e da 265,23 a 318,4 ogni 100.000 abitanti tra le donne.
Un’emergenza sanitaria che si accompagna con un‘emergenza sociale.
Discariche di rifiuti speciali come quella autorizzata alla Formica Ambiente ed adesso il progetto di riconversione della centrale termoelettrica di Brindisi Nord da parte del gruppo A2A - Edipower che propone di bruciare carbone e Ecoergite un derivato dal ciclo dei rifiuti nel sito produttivo nel Porto di Brindisi a due passi dal centro cittadino. Un impianto che prevede sin da subito di bruciare 75.000 tonnellate di Ecoergite prodotta da oltre centomila tonnellate di rifiuti in cocombustione con oltre 600.000 tonnellate di carbone. Un impianto in grado di chiudere il ciclo dei rifiuti della Puglia e candidarsi per la sua capacità a gestire tutte le prossime emergenze rifiuti che vi saranno nel Meridione.
Vogliamo raccogliere l’appello accorato dell’Ordine dei Medici, dei Dottori che in prima linea hanno il polso della drammatica situazione sanitaria di Brindisi. Nella loro lettera aperta alle Istituzioni hanno sottolineato la necessità di una drastica riduzione delle emissioni nocive e chiedono che, per ragioni sanitarie, si impediscano ulteriori insediamenti che emettono sostanze tossiche.
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22 novembre 2013

Brindisi, uno studio del Cnr sulle malformazioni punta il dito contro il diossido di zolfo

 Tratto da Il Fatto Quotidiano

Brindisi, uno studio sulle malformazioni punta il dito contro il diossido di zolfo.

I ricercatori del Cnr hanno messo in rilievo la correlazione fra bimbi malati e i valori elevati di SO2 nell'aria. I comitati cittadini chiedono al sindaco una indagine epidemiologica per stabilire la responsabilità delle centrali e del petrolchimico che gravitano attorno alla città.

Quando nel dicembre 2012 i ricercatori dell’istituto di fisiologia clinica del Cnr di Lecce, Pisa e Bologna pubblicarono lo studio sulle malformazioni congenite a Brindisi sapevano già che quello non era che un tassello. Mancava una risposta al “perché?” nella città pugliese tra il 2001 e il 2010 fossero nati più bambini con malformazioni rispetto alla media europea e ai comuni limitrofi. Il problema ambientale era solo ipotizzato e restava da sbrogliare quel 17 per cento di malformazioni neonatali in più, che diventa 49 per i disturbi cardiaci. Si sono rimessi al lavoro e hanno seguito le tracce degli inquinanti per scoprire se dietro quei 194 casi (83 riguardanti il cuore) si nascondesse o no l’inquinamento atmosferico, in una città che in una manciata di chilometri ha due centrali a carbone, gestite da A2A Edipower ed Enel, e un polo petrolchimico nel quale operano le industrie chimiche Basell, Syndial e Versalis”, afferma Riccardo Rossi, consigliere comunale della lista civica Brindisi Bene Comune.
La ricerca
Gli autori hanno trovato una possibile risposta nella SO2, sigla apparentemente innocua del diossido di zolfo che già alcuni studi scientifici ritengono causa delle malattie congenite, in particolare del cuore. Un elemento che si sprigiona anche dalla combustione di petrolio e carbone. Lo studio condotto dal team leccese in collaborazione con il reparto di neonatologia dell’ospedale Perrino di Brindisi – e di prossima pubblicazione sulla rivista scientifica americana Environmental Research – ha estratto casualmente le schede di dimissioni di quattro neonati sani per ogni bambino nato con una malformazione al cuore.

“Abbiamo quindi calcolato l’esposizione della madre ai valori di diossido di zolfo e alle polveri totali sospese, registrati dalle centraline della rete di monitoraggio, nelle settimane più sensibili per il feto, quelle tra la terza e l’ottava settimana”, spiegano i ricercatori. I risultati parlano chiaro: c’è un’associazione statisticamente significativa tra le nascite di bambini malati e i valori elevati di diossido di zolfo e polveri totali sospese nei giorni in cui il feto era più sensibile. Per eliminare qualsiasi dubbio, i ricercatori hanno ritoccato al ribasso i dati tenendo conto “dell’influenza di possibili fattori di rischio, quali nel caso specifico, il fumo di sigaretta della madre durante la gravidanza”. E concludono: “Le malformazioni congenite rappresentano uno dei più precoci indicatori biologici per la tossicità di insulti ambientali. Per questo è necessaria una sorveglianza epidemiologica del fenomeno”.“La città vuole chiarezza”.....Una necessità che i brindisini avevano manifestato già nella primavera del 2012 quando raccolsero diecimila firme per chiedere a Comune, Provincia, Regione e Asl di finanziare un’indagine epidemiologica.
“Evidentemente l’indagine epidemiologica spaventa – continua Rossi – conoscere il reale stato di salute della popolazione allarma poiché imporrebbe decisioni importanti per salvaguardare la salute dei cittadini.  
A partire dalla bocciatura del piano A2A Edipower per impedire di bruciare rifiuti in città, oltre a imporre subito una forte riduzione del carbone bruciato da Enel e avviare la indispensabile trasformazione a gas della centrale”.
.........Di ritardo in ritardo, Brindisi aspetta da vent’anni di ottenere risposte e rispetto degli impegni. Un esempio per tutti: “La centrale a carbone A2A Edipower, costruita negli anni ’60 e situata a 800 metri dal centro abitato, avrebbe dovuto chiudere nel 2004 in virtù di un accordo del 1996 firmato da governo ed enti locali – conclude Rossi – è ancora lì e lo scorso maggio ha presentato un piano per bruciare anche il Css, l’ex combustibile da rifiuti”.
Qui l'articolo integrale

21 gennaio 2013

Tratto da Barioggi notizie.it

Centrale Enel  di Brindisi- Legambiente: "Rispetto della legge e avvio bonifica ambientale"

 Brindisi - Continuano le vicissitudini della centrale termoelettrica "Federico II" di Brindisi.... .............Sebbene sia stato riconosciuto il danno ambientale, come proposto da Legambiente costituita parte civile, la stessa associazione ambientalista riporta alcune osservazioni in merito alla valutazione della Procura di Brindisi e in particolare del Tribuinale presidduto dal giudice Cacucci, esperto conoscitore  della legge in vigore, che ha saputo garantire tutte le parti interessate.

  Legambiente ritiene che, anche in virtù della richiamata Ordinanza del Presidente Cacucci che evidenzia e riconosce la presenza di un “danno ambientale” prodotto dalla dispersione di polveri di carbone, il processo rubricato al n. 947/05, relativo alla centrale termoelettrica di Brindisi Nord ed al parco carbone annesso, di proprietà di Edipower e di Enel e che vede imputati anche dirigenti delle richiamate società, debba essere, dal Comune di Brindisi, portato a compimento come parte civile non solo nei confronti dei dipendenti di Edipower ma anche di ENEL. 
In tale processo vi è un riconoscimento al “danno ambientale” ed alle necessarie attività di bonifica....

L’aspetto raccapricciante del “danno ambientale” prodotto dalla continua perdita di polverino di carbone e quindi dalle notevole quantità di metalli pesanti depositatisi sui terreni agricoli è che tali sostanze non si degradano nel tempo ed alcune di queste, essendo bioaccumulanti e quindi entrando nel DNA e nella catena biologica ed alimentare entrano, conseguentemente, nel nostro vissuto quotidiano causando i danni e le morti che i vari studi iniziano ad evidenziare. 

Legambiente esprime il più totale compiacimento in merito all’Ordinanza del Presidente Cacucci e ritiene che la strada intrapresa dal Tribunale, dal Comune di Brindisi e dalla Provincia, oltre che dalle Associazioni ambientaliste congiuntamente riconosciute come parte civile, è quella giusta per il riconoscimento delle criticità ambientali esistenti ed indotte sul nostro territorio.
Leggi l'interessante articolo integrale

19 settembre 2012

BRINDISI CARBON GATE: quattro indagati......

  Tratto da Noalcarbone

CARBON GATE: quattro indagati......

Stamattina infatti, mentre in prefettura i dirigenti Edipower incontravano il sindaco Consales anticipandogli che a novembre ci sarà la presentazione del piano industriale dell'azienda, il nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Brindisi irrompeva negli uffici del Comune, su delega della procura della Repubblica, per acquisire documentazione riguardante la centrale termoelettrica Edipower.

Oltre che negli uffici comunali, ci sono state perquisizioni nei confronti dell’ex sindaco di Brindisi Giovanni Antonino, del vicepresidente dell’Asi, Mimmo Convertino, del segretario generale dell’Autorità portuale, Nicola Del Nobile, e dell’assessore comunale alla Programmazione economica, Francesco Cannalire. 
Sarebbe l’abuso in atti d’ufficio uno dei reati ipotizzati a carico dei quattro indagati nell’ambito di una inchiesta riguardante la movimentazione del carbone utilizzato dalla centrale Edipower di Brindisi. Ancora tutto molto poco chiaro, le notizie sono pochissime e la vicenda è delicatissima, ma di certo è che l'ombra dell'ex sindaco riappare nel centro degli affari che dominano l’economia brindisina, tutti legati all’energia: le fonti rinnovabili, e di nuovo il carbone.

06 settembre 2012

Il Sindaco di Brindisi scrive al Ministero dell'Ambiente: «Edipower senza Aia»

 
Sindaco Brindisi scrive a Ministero dell'Ambiente «Edipower senza Aia»
  
BRINDISI – Dopo che ieri tutti i capigruppo del Comune di Brindisi hanno ritenuto “insoddisfacenti” le risposte di Edipower e A2A sul piano industriale e sull'avvio della centrale di Brindisi Nord-Costa Morena, il sindaco Mimmo Consales ha scritto al ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, e al capo dipartimento del ministero dello Sviluppo economico, sottolineando che la centrale non ha l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia).
Il rilascio dell’Aia – secondo Consales – comporterebbe “la riduzione immediata del 20% dei limiti emissivi” ma soprattutto imporrebbe al gestore “il termine di 12 mesi per la presentazione del progetto di adeguamento per l’esercizio dell’impianto così come previsto dalla Via”. Al capo dipartimento del ministero dello Sviluppo economico, Consales ha invece chiesto “di conoscere lo stato dell’iter di adeguamento e ambientalizzazione delle sezioni 3 e 4, avviato nel 2003”. E in più che sia resa nota “la tempistica per la conclusione del procedimento o il grado di completezza della documentazione presentata dalla ditta Edipower”. “La necessità di conoscenza - si legge – è prodromica rispetto al piano industriale del nuovo assetto societario che dovrà assicurare il rispetto delle politiche ambientali”. 
Maggioranza e opposizione, ieri mattina, avevano chiesto al sindaco di assumere provvedimenti, una volta emerso che la centrale opera ancora senza l’Aia. L’azienda avrebbe inoltre comunicato che il piano industriale non sarà pronto prima di dicembre 2012. 
Il sindaco ha inviato oggi a Roma le due missive annunciate: tra i punti interrogativi che si riferiscono tanto all’Aia, ancora non concessa, e alle opere di ambientalizzazione, c'è una presa di posizione netta:  
“Il perdurare della situazione di stallo amministrativo – scrive Consales al ministro Clini – pone all’autorità locale la necessità di garantire la salute dei cittadini e la protezione dell’ambiente, anche riconsiderando le autorizzazioni in essere”.......


20 settembre 2011

1)A Cairo un convegno su industria e impatto ambientale 2) ANCORA CARBONE PER I BRINDISINI.

Tratto da Savona News

A Cairo un convegno su industria e impatto ambientale

Appuntamento martedì 27 a Palazzo di Città
Il comune di Cairo Montenotte, con il circolo di Legambiente, organizza per martedì 27 settembre, alle ore 21, presso il Palazzo di Città, il convegno “Per un’industria diversa in Val Bormida. La riduzione degli impatti ambientali per la tutela della salute”.

Interverranno, oltre al sindaco
Fulvio Briano che aprirà i lavori, Armando Chinazzo presidente del Circolo di Legambiente di Cairo Montenotte e Valbormida, “Industria e Ambiente in Val Bormida ieri e oggi”; Stefano Ciafani, Responsabile Scientifico Nazionale di Legambiente, “La Riduzione degli impatti ambientali dell’Italiana Coke”; Federico Valerio, Istituto dei Tumori di Genova (IST), “Primi dati sul monitoraggio della qualità dell’aria a Cairo M.”; Amatore Morando, Direttore del Centro Sanitario Territoriale Polifunzionale Cairo Salute, “Dati statistici sull’incidenza dei tumori maligni a Cairo e Piana C.”Seguirà una tavola rotonda... Leggi tutto su Savona News
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BRINDISI:SEMPRE IL SOLITO RITUALE:CONVENZIONI NON ADEGUATAMENTE RISPETTATE ,PAROLE,PAROLE TANTE PAROLE ... CAPRIOLE E POI ............
ANCORA TANTO CARBONE SULLE VITE DEI CITTADINI.
Tratto da Noalcarbone
ANCORA CARBONE PER I BRINDISINI.
Per il prossimo 22 settembre è convocata a Roma la conferenza dei servizi relativa al procedimento di Autorizzazione Integrata Ambientale per la centrale Edipower . Per tale centrale esiste una convenzione del 2003, tuttora valida, che prevedeva la conversione di un gruppo a metano. Nè il Comune nè la Provincia e la Regione hanno nel corso di questi anni imposto il rispetto di tale convenzione ma cosa ancora più grave si apprestano anche se con distinguo a rilasciare parere positivo sul tavolo della Conferenza dei Servizi .

La Regione infatti esprime con una delibera di giunta del luglio del 2011 parere favorevole al rilascio dell’AIA per la centrale Edipower condizionata a prescrizioni sul trattamento delle acque meteoriche , che Edipower sembra inviare in mare direttamente senza alcun trattamento, un rispetto dei valori di emissione per monossido di carbonio ed acido cloridrico rispondenti alle migliori tecnologie disponibili ed un adeguamento impiantistico da realizzare in 27 mesi , 3 per la presentazione del progetto e 24 per la realizzazione delle opere anziché i 48 mesi previsti dal documento conclusivo per l’AIA.

Il Comune di Brindisi invece da semplicemente l’assenso non presentando alcuna osservazione.La cosa è in forte contraddizione con il documento del Piano Urbanistico Generale dove si sbandierano grandi proclami come ad esempio la chiusura di Edipower e il suo trasferimento a Cerano.
Ma evidentemente sono solo belle parole buone per fare una campagna elettorale. Per il comune la centrale rimane lì a bruciare carbone e vite umane
E veniamo alla Provincia del Laboratorio Politico. Qui invece le carte si rimescolano giorno per giorno, dapprima una delibera del 20 luglio del 2011 la N.139 con la quale si esprime parere non favorevole all’esercizio della centrale perché la combustione del carbone è in contrasto con quanto stabilito dal DPCM del 4 agosto 1999 e la convenzione del 17 febbraio del 2003 che prevedeva la conversione a gas.
Ma pochi giorni fa la capriola della Provincia con la delibera N.180 del 14 settembre 2011 con la quale si da parere favorevole a patto che Edipower sottoscriva una nuova convenzione che superi quella del 2003.
COSA E' SUCCESSO  PER GIUSTIFICARE UNA TALE CAPRIOLA? 
 Una domanda anche al Partito Democratico visto che in Provincia ha approvato quella delibera mentre da un paio di anni sbandiera la richiesta di conversione a gas di Edipower o la sua chiusura. Ma anche queste sono chiacchiere buone per la campagna elettorale?
Noi del No al Carbone pensiamo di si: Laboratori Politici, Centro destra, tutte chiacchiere di una classe politica che non riesce a stare a schiena diritta dinanzi alle grosse multinazionali, mentre i cittadini di Brindisi incasseranno l’autorizzazione Edipower per bruciare a poche centinaia di metri da casa loro ancora Carbone.
Invitiamo i cittadini di brindisi a firmare nelle piazze la richiesta di indagine epidemiologica per ottenere verità e giustizia.

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Tratto da La Voce dell'Emergenza

Tangenti per costruire centrali elettriche: altri guai per Finmeccanica

Ansaldo Energia, la controllata del gruppo Finmeccanica rimasta invischiata nel processo Enipower per tangenti, ha subito la confisca di 98 milioni di euro. La sentenza è stata pronunciata dal presidente Oscar Maggi del Tribunale di Milano. Su 44 imputati, solo 8 sono stati condannati. L’inchiesta, partita nel 2003, ipotizza il versamento di tangenti per vincere gare indette da Snam Progetti ed Enipower. I reati contestati, a vario titolo e a seconda degli indagati, vanno dall’associazione a delinquere, corruzione aggravata, appropriazione indebita, riciclaggio, ricettazione, falso in bilancio, emissione di fatture false.
La controllata di Finmeccanica è risultata colpevole ai sensi della legge 231 sulla responsabilità oggettiva delle persone giuridiche per reati commessi dai propri dipendenti. Il processo si è concluso con la condanna di 9 persone, che dovranno scontare pene comprese tra i 2 e i 3,3 anni di reclusione......
Secondo l’ipotesi accusatoria, gli indagati avrebbero pagato tangenti per complessivi 27 milioni di euro per ottenere appalti per la realizzazione di centrali e turbine elettriche.
(EMILIO RANDACIO, Larepubblica)

23 luglio 2011

1)Il carbone di Porto Tolle e di Vado Ligure 2)A.I.A. per Cerano: la delusione dei No al Carbone

Tratto dal Blog di Beppe Grillo

Il carbone di Porto Tolle

Ci sono posti dove anche un respiro ha un sapore diverso. Ogni filo d'erba, ogni granello di terra, subisce inerme il dramma generato dall'uomo.
A
Porto Tolle, in Veneto, c'è una centrale Enel fra le più grandi d'Europa. La sua torre a strisce biancorosse si innalza verso il cielo e squarcia la
pianura, sul delta del Po.
Era alimentata a olio combustibile, ma adesso vogliono rinconvertirla in una centrale a carbone.
Ci raccontano la favola del carbone pulito, nascondendo la realtà.
Il carbone è f
ra i combustibili più inquinanti. E' vecchio 300 milioni di anni. Il suo rilascio di Co2 nell'aria è devastante.

Però costa meno, garantisce maggiori profitti. E davanti al business non c'è ambiente che tenga.

Leggi tutto

.........E IL CARBONE DI VADO LIGURE


Riportiamo il Commento ,sul blog di BEPPE GRILLO, di MilenaDebenedetti

Beppe, non c'e' solo Porto Tolle, lo sai bene!

Li' almeno il PD e' contrario, qui da noi (forse il carbone della tessera n.1 e' diverso, e' veramente pulito e profuma alla violetta) PD piu' e meno L vanno d'amore e d'accordo.


Qui a Vado Ligure (Savona) in una delle TRE centrali a carbone della Liguria, striscia di terra sul mare a vocazione turistica, la proprieta' Tirreno Power (la longa manus di Debenedetti), dopo aver aggiunto due gruppi a metano pretende di ampliare a carbone.

Contrari tutti i partiti tranne PD piu' e meno L. Contrarie le associazioni e la gran parte della popolazione e un buon numero di sindaci dei paesi intorno, giunte di ogni colore. Disponibili dati drammatici su inquinamento e aumento di morbilita', tanto che c'e' anche un esposto alla magistratura.
Non c'e' alcun bisogno energetico che giustifichi un ulteriore scempio e danno al turismo, solo speculazione.
Ma niente da fare, passate le comunali la Regione a maggioranza centro sinistra (quello stesso PD che prima delle scorse regionali chiedeva voti e firme contro l'ampliamento), non solo autorizza, ma apre la strada perche' anche i vecchissimi gruppi a carbone continuino a funzionare e siano via via sostituiti da altri nuovi.

Avremo alla fine una delle centrali a carbone piu' potenti d'Italia! A due passi dall'isola di Bergeggi, dalla riviera di Ponente. Una pietra tombale sul turismo e sulla salute delle persone.

Ma noi continuiamo a lottare, anche contro .......dei politici che tradiscono i loro elettori e di un sindacato che voleva fare "uno sciopero generale contro gli ambientalisti!"
Faremo ricorsi legali e proteste civili.



Tratto da Il Resto del Carlino

Centrale Porto Tolle, slitta la decisione sulla modifica del regolamento del Parco del Delta

Rovigo, 21 luglio 2011 - Ancora non è arrivato il via libera definitivo per la modifica dell'articolo 30 del regolamento del Parco Delta del Po, che sancirebbe l'inserimento del carbone tra i combustibili utilizzabili nelle centrali dell'area. Una modifica che aprirebbe le porte alla riconversione della Centrale Enel di Porto Tolle, auspicata dall'azienda, dai sindacati e dai lavoratori. La seduta si riaggiornerà martedì 26 luglio.

I lavoratori hanno già fatto sapere che presidieranno il consiglio a palazzo Ferro- Fini di Venezia per far valere le loro ragioni: “E’ ora di decidere: oggi e’ entrata in gioco l’ideologia politica su una questione che chiede solo parole concrete.

"Noi ci stiamo battendo - dice Pietrangelo Pettenò della Federazione della sinistra Veneta _ affinché non si debba cedere al ricatto che l’Enel vuole imporre, contrapponendo il diritto al lavoro alla salute pubblica di migliaia di cittadini lavoratori.

La Centrale di Porto Tolle può funzionare a metano, solo la sete speculativa e i torbidi affari che attorno al carbone si celano, impediscono ai lavoratori di essere occupati in una produzione che non determina morte invece che benessere. Una ipotesi sciagurata che per una lobbie economica, rischia di avere gravi conseguenze per l’economia dell’intera area fondata sulla pesca, il turismo, l’agricoltura e che occupa decine di migliaia di lavoratori ........
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C' E' CHI GUARDA AL PASSATO DEL CARBONE E CHI PER FORTUNA PENSA AL FUTURO...
Tratto da Mondo libero on line

Ingeteam di Castel Bolognese: orgoglio italiano degli inverter fotovoltaici


In soli tre anni di vita, Ingeteam ha conosciuto una crescita travolgente, tanto che l’ultimo bilancio parla di un fatturato di 82 milioni, ricavi per 17 milioni di euro e 530 Megawatt installati nel 2010. Continui investimenti nella ricerca e sviluppo e uno staff di professionisti più giovane della media delle grandi aziende: sono questi i segreti del vostro successo?

“Direi che la ricetta di Ingeteam, che ci ha portati a raggiungere questi ambiziosi risultati e a conquistare il 10% del mercato italiano degli inverter fotovoltaici in un tempo così breve, è l’insieme di molti ingredienti: in primis prodotti efficienti e affidabili in ogni condizione e su ogni tipo di impianto, uno staff preparato, motivato e giovane (per la metà composto da donne e la cui età media è 31 anni), ma anche la capacità di aver saputo ascoltare il mercato e fornire delle risposte di buon livello. Credo che abbiamo saputo cavalcare l’onda verde”.

Avete annunciato l’apertura di tre nuovi divisioni in Emilia-Romagna: trazione ferroviaria, impianti a biomasse e a solare termodinamico. ......


.....Ingeteam è l’esempio vivente di come, anche in Italia, si possa far business ‘etico’ investendo sulle rinnovabili. Perché, secondo lei, il nostro paese sembra credere e investire così poco nella green economy – meno della media europea – e in generale nella ricerca scientifica?

Comunemente quando si parla di business etico si tende a pensare alla pura filantropia, o ad attività industriali marginali che non producono reale ricchezza. Ingeteam Italia è la dimostrazione dell’esatto contrario. Le energie rinnovabili sono un ramo di business destinato a crescere, anche in maniera maggiore di come è avvenuto in questi ultimi anni. Per dare un’idea di quanto la green economy sia una realtà nella quale investire e scommettere, basta dare qualche dato: nella sola Emilia Romagna la filiera della energie rinnovabili conta più di 200.000 addetti, con un fatturato di centinaia di milioni di euro. Nessun altro settore in Italia ha saputo fare di meglio, né in termini di fatturato, né in termini di creazione di occupazione. Ma la filiera delle rinnovabili non è solo questo, è anche ricerca. Noi di Ingeteam ogni anno investiamo circa il 6% del fatturato in R&S, un dato superiore sia alla media europea (4%), sia alla media italiana (2%).

Il fatto che una politica miope non colga questi segnali forti, che provengono dal tessuto produttivo del nostro Paese, sta a significare che gli interessi che stanno dietro alle fonti di energia tradizionali sono ancora molto presenti. Io però sono fiducioso che entro pochi anni anche ci si dovrà arrendere all’evidenza: il futuro energetico, non solo italiano ma del mondo, è nelle energie alternative. Oggi si tenta di nascondersi dietro al fatto che le fonti energetiche verdi siano antieconomiche perché incostanti ed dispendiose, ma non è così. La ricerca, così poco incentivata in Italia, ha fatto passi da gigante e già ora l’energia elettrica prodotta da generatori eolici ha costi che si allineano a quelli delle fonti tradizionali e, anche per il fotovoltaico, si sta per raggiungere la grid parity.

Leggi tutto il molto interessante articolo


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Tratto da Brundisium
Brindisi, 22/07/2011

A.I.A. per Cerano: la delusione dei No al Carbone

Apprendiamo dalle note di stampa e dalle dichiarazioni del Presidente Ferrarese e del Vice Sindaco D’Attis che nella conferenza dei servizi decisoria si è dato il via libera all’Enel per
l’AIA per la centrale di Cerano. Come movimento No al Carbone siamo ancora una volta delusi e profondamente contrariati dalla modalità assolutamente passiva e evidentemente accondiscendente nei confronti dell’Enel tenuta dalle istituzioni locali Regione, Provincia e Comune sui tavoli per l’AIA e le Convenzioni.

In questi anni le istituzioni non hanno voluto obbligare l’Enel ad una trattativa seria per le convenzioni, con le quali ottenere una forte riduzione del carbone e misure compensative economiche per la città. Hanno aspettato l’arrivo dell’Autorizzazione senza far pesare su quel tavolo le ragioni di una intera comunità. Hanno ottenuto che con questa autorizzazione l’Enel abbia ora effettivamente una posizione rafforzata sul tavolo delle convenzioni, per poter dire accontentiamoci di quel che otterremo.

Ma ancora più paradossale appare la vicenda legata all’AIA per la centrale Edipower. Il Presidente Ferrarese dichiara infatti che hanno chiesto una proroga di istruttoria perché se si fosse deciso ieri la centrale non avrebbe ottenuto le autorizzazioni.
Ma chiediamo e ci chiediamo ma non si era detto che quella centrale a carbone a Costa Morena doveva trasformarsi a gas o chiudere? Non era stato approvato un documento in consiglio provinciale che chiedeva ciò? Allora perché non si è preso atto della insostenibilità della centrale Edipower e avviata la sua chiusura subordinando l’AIA all’Enel con l’assunzione dei lavoratori dell’Edipower? Ancora più inquietanti le notizie che giungono dal fronte giudiziario, mentre nei comunicati istituzionali si sbandierano opere di ambientalizzazione per la Centrale di Cerano si viene a concludere l’indagine Poison della guardia di finanza che vede coinvolta l’Enel con numerosi suoi dirigenti per lo smaltimento illegale di rifiuti pericolosi in Calabria provenienti da tre centrali Enel tra cui Cerano. Si parla di oltre 120 mila tonnellate di fanghi, rifiuti altamente nocivi per la salute, sversati in prossimità di terreni coltivati ad aranceti.
Di fronte a tali notizie chiediamo alla magistratura brindisina di intervenire e fare chiarezza sulle modalità con le quali sono stati smaltiti in questi anni i rifiuti speciali della Centrale di Cerano . Si accertino le responsabilità. Si faccia sapere alla cittadinanza dove sono stati smaltiti le ceneri , i fanghi ed ogni altro tipo di rifiuto prodotto da Cerano.


Di fronte a tale situazione riteniamo sempre più urgente e necessaria una forte riduzione del consumo del carbone e una riconversione a gas della centrale di Cerano evidentemente sempre più incompatibile non solo sul fronte ambientale e sanitario con il nostro territorio.

COMUNICATO STAMPA NO AL CARBONE - BRINDISI
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Tratto da Noalcarbone Brindisi

SALUTE E AMBIENTE: SI FACCIANO A BRINDISI CONTROLLI E INDAGINI COME A TARANTO


Salute pubblica condivide le preoccupazioni dell'associazione Alta Marea rispetto all'Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) dell'Ilva di Taranto. Correttamente l'autorizzazione viene vista come un “passo indietro” perchè, fra gli altri, rinvia a data da destinarsi il controllo in continuo delle diossine, esclude dal monitoraggio le emissioni delle cokerie, consente un incremento consistente della capacità produttiva e chiede di misurare gli inquinanti presenti in acqua non nel punto di uscita dalla fabbrica ma quando si sono già diluiti in mare.

Salute Pubblica ritiene che le istituzioni, accettando una siffatta autorizzazione, abbiano contraddetto le affermazioni degli anni scorsi e si stupisce del loro generale compiacimento per il così scarso risultato ottenuto.

Salute pubblica guarda con attenzione anche al procedimento penale in corso a Taranto con ipotesi di reato di disatro colposo e doloso avviato in seguito alla denuncia di alcuni allevatori.

Da tempo, famiglie residenti nei pressi delle centrali a carbone e del polo chimico di Brindisi hanno indirizzato un analogo esposto alla locale Procura della Repubblica. Tuttavia, se nel caso del procedimento tarantino la procura ha richiesto l'avvio di una indagine epidemiologica volta ad accertare eventuali danni sanitari collegati all'inquinamento, nel caso brindisino non ci risulta sia stato fatto altrettanto.

A Brindisi, inoltre, fatte salve le autocertificazioni delle industrie (registro INES) nulla si sa sulla dispersione in aria acqua e suolo di inquinanti quali per esempio gli IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici), le diossine, l'arsenico, il mercurio ed altri metalli pesanti nonché delle sostanze radioattive emmesse dal carbone. A ciò si aggiunga che a Brindisi, sul versante sanitario, si è ancora in attesa dei dati del registro tumori. Dati che sono stati, al contrario, già resi pubblici a Lecce e recentemente a Taranto.

In più, di fronte ai pochi ma significativi dati sanitari ad oggi disponibili si riscontra da parte delle istituzioni una sostanziale indifferenza. Ci riferiamo, tra gli altri, al dato delle malformazioni alla nascita a Brindisi che risulterebbero al di sopra della media europa; all'eccesso di decessi per tumore al polmone tra le donne di Ceglie Messapica e ad alcuni eccessi tra le donne di Torchiarolo.

Salute Pubblica si appella ai cittadini e alle istituzioni affinché non si abbassi la guardia nel richiedere con forza i controlli ambientali, soprattutto delle sostanze che non sono misurate dalle centraline di monitoraggio, ma che non per questo sono meno pericolose poiché – allo stesso modo di quelle misurate - si disperdono nell'ambiente ed entrano nella catena alimentare.

Salute pubblica si appella infine alle istituzioni preposte affinché effettuino quelle indagini sanitarie non ancora svolte in vicinanza delle fonti di rischio ed approfondiscano i dati significativi già resi pubblici e che da tempo avrebbero dovuto essere oggetto di attenzione.

29 maggio 2011

Brindisi: Edipower,gravi accuse del Pm per il carbonile 2)le istituzioni hanno l’obbligo e il dovere di tutelare la Salute dei lavoratori

Tratto da Pugliatv
Brindisi: Edipower,gravi accuse del Pm agli imputati nel giudizio per il carbonile

28/05/2011
Gravi responsabilita' per danni ambientali sarebbero emerse a carico dei dirigenti dell'Edipower nel corso del giudizio penale che si sta tenendo presso il Tribunale di Brindisi a proposito del sequestro del carbonile che fu effetttuato dalla magistratura brindisina alla azienda in questione.
Nel corso dell'udienza di ieri
il magistrato inquirente ha allargato le imputazioni agli imputati attribuendo loro anche l'inquinamento della falda a causa della mancata costruzione di un manto di protezione per il carbonile che avrebbe, secondo l'assunto dell'accusa, causato nel corso degli anni di utilizzo un versamento di percolato frutto del contatto con il carbone dell'acqua che si e'versata sia per effetto delle precipitazioni atmosferiche sia per l'utilizzo di innaffiature per rendere piu' facile il trasferimento del combustile dal deposito fino ai gruppi della centrale .
Insomma se sara' provata una tale circostanza nel
corso della causa ,si dimostrera' che uno dei fattori che hanno causato problemi alla nostra falda e' anche quello, con la conseguenza che si potra' anche quantizzare il danno ambientale al nostro territorio. Ma cio' che appare strano che in questo processo non si siano costituiti contro Edipower gli enti locali e neppure le associazioni ambientaliste.
Non parliamo poi del Ministero dell'ambiente! Ma l'intera vicenda dell'Edipower appare al limite del surreale:... si tace sulla causa in corso allo stesso Tribunale contro Edipower, che potrebbe provare un danno ambientale costante e gravissimo, gia' avvenuto sul nostro territorio.Nessuno scandalo per quanto successo ,nessuno ricorso in quella
sede per ottenere risarcimento dei danni subito dalla nostra falda, nessuna reazione quando c'e' stata la conferenza dei servizi che ha sancito la prosecuzione dell'attivita' di quell'azienda senza alcun sistema di protezione per l'utilizzo del carbone ,malgrado si trovi a pochi metri dal centro della citta',nessuna reazione quando ottenuta la Via per il ciclo combinato quell'azienda pubblicamente disse che rinunciava a quel progetto.
Insomma ma che ci ha fatto questa Edipower che puo' fare tutto cio' che vuole, non rispettare una convenzione, tutt' ora vigente secondo il Consiglio di stato, ottenere il permesso per continuare ad esercire con il carbone ,chiedere di costruire il nuovo carbonile, ottenere il permeso Aia, senza che nessuna delle nostre istituzioni faccia un qualsiasi atto per contestare i tanti comportamenti inspiegabili di quell'azienda?
Si dira' c'e' di mezzo il lavoro, gia'....ma non e' altrettanto impor
tante la tutela della salute dei cittadini?
Ci chiediamo se dovesse essere provato in giudizio che vi sono state responsabilita' per l'inquinamento della falda,l'atteggiamento delle nostre istituzioni continuera' ad essere cosi' “disponibile e morbido”?
Chi paga per il danno ambientale ,ove dovesse essere provato cio' che il Pm ha ipotizzato in corso di causa?
Come mai nessuno ne parla?

Leggi l'articolo integrale

Leggi anche su Brindisi Report
Processo all’ex carbonile Edipower, il pm aggiunge nuove accuse

BRINDISI –.......Intanto, il Comune di Brindisi, per mezzo dell’avvocato Daniela Faggiano, ha chiesto e ottenuto la costituzione di parte civile, presentando il conto alle aziende coinvolte nel processo.
Una richiesta risarcitoria pari a cinque milioni di euro, parte dei quali sono già stati versati, ma dalla sola Enel. Il legale di parte civile ha ottenuto infatti il versamento da parte del colosso elettrico di un milione e quattrocentomila euro, per la realizzazione di un parco, un polmone verde, a ristoro parziale dei danni subiti a causa del carbonile scoperto.
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A PROPOSITO DEL CARBONILE DI BRINDISI E DI QUELLO DI VADO L- QUILIANO

Riportiamo le considerazioni fatte sul nostro blog Il 19 giugno 2010 nel post

"CENTRALE TIRRENO POWER DI VADO-QUILIANO RISPOSTA DEL MODA AL PRESIDENTE REGIONALE BURLANDO"

RICORDAVAMO : IL CARBONILE ALL'APERTO di TIRRENO POWER E' DA ANNI A POCHE CENTINAIA DI METRI DALLE CASE DI VADO L. E DI VALLEGGIA

con tutte le conseguenze che ,in un territorio ventoso ,si possono facilmente prevedere per i cittadini che loro malgrado devono convivere con una tale situazione di grossa problematica ambientale.

MA
ALLA LUCE DI QUANTO EMERSO A BRINDISI ......E'ASSOLUTAMENTE INDISPENSABILE FAR CONOSCERE AI CITTADINI SE SONO STATI FATTI CONTROLLI E VERIFICHE SULLA IMPERMEABILIZZAZIONE DEL DEPOSITO CARBONILE DELLA CENTRALE DI VADO -QUILIANO E SULLE ACQUE DI FALDA SOTTOSTANTI.
TENUTO CONTO CHE SECONDO LA STESSA AZIENDA "IL CARBONE E' STOCCATO IN UN CARBONILE CON CAPACITA' DI MESSA A PARCO DI
CIRCA 300.000 METRI CUBI"

(PAGINA 18 della dichiarazione ambientale Tirreno Power del 2008")


SEMPRE DAL NOSTRO POST DEL 19 -6-2010
Guardate il video girato da un cittadino su un treno in transito lungo la linea GENOVA VENTIMIGLIA che a Valleggia per un tratto,prima di entrare in galleria, fiancheggia il carbonile scoperto..

Guardate inoltre

" Il Molto Interessante Video Relativo al Carbonile di Tarquinia "

Sicuramente vi sono parecchie problematiche in comune con il nostro territorio.....

PER CONCLUDERE .....AGGIUNGIAMO UNA CARTINA della Liguria che non ha bisogno di commenti.

La Cartina della Liguria è tratta dal Piano di risanamento della Qualità dell'aria della Regione Liguria del 2006 e mostra gli effetti dell'inquinamento atmosferico mediante mediante Licheni Epifiti.

GUARDATE ATTENTAMENTE la zona di SAVONA:
GLI AMMINISTRATORI, I PRESIDENTI DELLA REGIONE e DELLA PROVINCIA IN PRIMIS, DA QUESTA IMMAGINE (TRATTA DA DOCUMENTAZIONE UFFICIALE) ,DOVREBBERO
TRARRE LE OPPORTUNE RIFLESSIONI E NON........PRENDERE NEPPURE IN CONSIDERAZIONE IL POTENZIAMENTO MA ANZI CONSIDERARE ,CHE GIA' LA SITUAZIONE ATTUALE E' PER NOI CITTADINI GRAVIDA DI PROBLEMATICHE,CHE MERITANO A LIVELLO ISTITUZIONALE LA GIUSTA ATTENZIONE.

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Tratto da Peacelink

Comunicato stampa

I lavoratori sono esposti a sostanze cancerogene e le istituzioni hanno l’obbligo e il dovere di tutelare la loro Salute

Il Comitato Donne per Taranto alzerà il tiro come promesso in Conferenza Stampa perché la Tutela della Salute sia anteposta ad ogni cosa
27 maggio 2011 - Comitato Donne per Taranto

E' di ieri la notizia che La Procura indaga i vertici Ilva ed ex Italsider per concorso nell'omicidio colposo di 15 dipendenti morti a causa delle emissioni cancerogene provenienti dagli impianti.

Sono 30 i presunti responsabili di una lunga serie di omissioni e violazioni che avrebbero determinato, favorito, prodotto malattie professionali e successivamente decessi.

Sorge spontaneo un dubbio: ma i lavoratori che attualmente continuano a lavorare nel ciclo produttivo dell'Ilva sono esenti dall'ammalarsi e dal morire a causa di sostanze altamente cancerogene che fuoriescono dagli impianti?

Oltre 10 giorni fa questo Comitato in una conferenza stampa poneva alle Istituzioni, tra le altre richieste, quella della tutela del lavoratore, in particolare di coloro che sono nel ciclo più pericoloso per la salute. Con forza noi ribadiamo la necessità che si faccia subito chiarezza sul reale stato di salubrità degli impianti, sulla reale possibilità che altri lavoratori possano continuare ad ammalarsi e a morire, e sull'obbligo di legge che prevede l'informazione al lavoratore esposto sui rischi alla salute.

Questo non è allarmismo come taluni in modo superficiale e arrogante osano dire, i dati lo dimostrano, le sentenze della procura lo attestano: nell' Ilva si muore e si muore maggiormente che in altre Industrie presenti sul territorio.

Sullo stimolo della notizia riportata ieri, ribadiamo la nostra richiesta che le istituzioni facciano luce su tutto ciò

Non è tempo di aspettare, non è più tempo di "annunci".

I lavoratori sono esposti a sostanze cancerogene e le istituzioni hanno l'obbligo e il dovere di tutelare la loro Salute.

Chiediamo con forza tutto ciò, perchè ancora una volta quei 15 operai morti non sono dei "numeri" ma persone che avrebbero potuto e voluto vivere e dietro di loro ci sono mogli, figli, madri che piangono ancora.

Informiamo che qualora, nell' arco di pochissimo tempo, le Istituzioni preposte alla tutela del lavoratore non verifichino tutto ciò, e non accertino la regolare compilazione del registro degli Esposti da parte del datore di Lavoro, in questo caso dell'Ilva, noi del Comitato Donne per Taranto ci rivolgeremo non solo alla Magistratura ma anche alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, per denunciare chi impunemente continua a uccidere e tutti coloro che non adempiono al loro dovere di tutela della Salute e della Vita.

Il Comitato Donne per Taranto alzerà il tiro come promesso in Conferenza Stampa, perchè la Tutela della Salute sia anteposta ad ogni cosa.

LEGGETE SU BRINDISI TV
LO STATO DI SALUTE DELLA POPOLAZIONE BRINDISINA
E ......I PROGRAMMI DI SVILUPPO
.........e ognuno tragga le conclusioni che ritiene più opportune
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Leggi su Trucioli Savonesi

CARBONE E DINTORNI
di Federico Gozzi

Le centrali a carbone in Italia In Italia, ad oggi, esistono 13 centrali a carbone sparse in 8 regioni e ben 3 di queste 13 hanno sede nella nostra regione, la Liguria: una a La Spezia, una a Genova (che fra cinque anni verrà dismessa) ed una a Quiliano-Vado, in assoluto l'impianto più grande di tutto il nord-Italia e, purtroppo, quasi unico nel suo genere, costruito in pieno centro abitato: una vera e propria centrale in città.

Tirreno Power

Nasce a seguito della liberalizzazione del mercato italiano ed è oggi uno dei principali produttori di energia elettrica del paese, presente sul territorio nazionale con le centrali termoelettriche di Torrevaldaliga (Civitavecchia), Vado-Quiliano e Napoli.

....Le centrali di Napoli e Civitavecchia economicamente non sono in perdita, tutt'altro....... ed il carbone è totalmente assente!

Semplicemente produrre energia col carbone anche se inquina molto molto di più, costa di meno e quindi comporta maggiori profitti.

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