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06 febbraio 2021

Ordinanza sospensione nelle more di autorizzazione a impianto rifiuti quali condizioni per la sua efficacia

 Tratto da Note di Grondacci 

Ordinanza sospensione nelle more di autorizzazione a impianto rifiuti quali condizioni per la sua efficacia

Il Consiglio di Stato con sentenza n° 344 del 11 gennaio 2021(QUI) è intervenuto sulla legittimità delle ordinanze contingibili e urgenti del Sindaco in materia di tutela preventiva della salute da impianti di gestione rifiuti sulla base del principio di precauzione.

Oggetto specifico della sentenza è stata l’ordinanza con cui il Sindaco del Comune territorialmente interessato aveva disposto l’immediata sospensione dell’insediamento di nuove attività finalizzate alla gestione e al trattamento dei rifiuti, nelle more degli esiti dello studio epidemiologico sulla zona industriale del territorio comunale già richiesto all’Istituto Superiore di Sanità, al Dipartimento di Prevenzione dell’Azienda USL R. H e al Direttore di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale.


L’ORDINANZA DI SOSPENSIONE E IL PRINCIPIO DI PRECAUZIONE 

In particolare la sospensione interveniva nel corso di una procedura di autorizzazione al recupero dei rifiuti ai sensi dell’articolo 208 del d.lgs. n. 152 del 2006 per la realizzazione di un impianto in cui svolgere attività di logistica, trasporto e gestione di rifiuti  di competenza della Città Metropolitana. Procedura per la quale era in corso la Conferenza dei Servizi. 

Secondo il Comune l’ordinanza, attuativa di una delibera di indirizzo del Consiglio Comunale, derivava la sua legittimità e quindi motivazione nella necessità di impedire l’autorizzazione e quindi l’avvio di esercizio di un impianto in un area dove, anche al fine di esercitare le funzioni di competenza comunale, era necessario acquisire preventivamente dati e conoscenza sullo stato di salute della popolazione interessata. Tanto più che era stata avviata una indagine epidemiologica sull’area interessata dal futuro impianto per cui, secondo il Comune, la ordinanza era giustificata dal principio di precauzione ex articolo 191 del Trattato di funzionamento della UE secondo cui: “2. La politica dell'Unione in materia ambientale mira a un elevato livello di tutela, tenendo conto della diversità delle situazioni nelle varie regioni dell'Unione. Essa è fondata sui principi della precauzione e dell'azione preventiva, sul principio della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all'ambiente, nonché sul principio «chi inquina paga”.

LA DECISIONE DEL CONSIGLIO DI STATO

Il Consiglio di Stato con la sentenza in esame ha rigettato l’appello presentato dal Comune confermando la sentenza di primo grado.

In particolare secondo il Consiglio di Stato l’atto di sospensione non può considerarsi meramente esecutivo della delibera del Consiglio Comunale che peraltro indicava solo al Sindaco e alla Giunta di agire genericamente a tutela dell’ambiente e della salute del territorio e dei residenti. Secondo il Consiglio di Statto l’atto di sospensione ha natura di ordinanza contingibile e urgente.

L’ordinanza contingibile e urgente, per indirizzo costante della giurisprudenza del Consiglio di Stato (Cons. Stato, sez. V, 29 maggio 2019, n. 3580 QUIsez. VI, 29 aprile 2019, n. 2696 QUIsez. V, 12 giugno 2017, n. 2799 QUI), costituendo una deviazione dal principio di tipicità degli atti amministrativi e ammettendo la possibilità di derogare alla disciplina vigente, presuppone necessariamente situazioni di pericolo effettivo non tipizzate dalla legge, non altrimenti fronteggiabile con i mezzi ordinari apprestati dall’ordinamento, la cui sussistenza deve essere suffragata da istruttoria adeguata e da congrua motivazione.

Il Consiglio di Stato, confermando quanto deciso in primo grado, nel caso specifico ha concluso che:

1. non sussisteva il pericolo attuale considerato che l’impianto era ancora in fase autorizzatoria;

2. non era stata svolta una adeguata istruttoria ne sono state fornite adeguate motivazioni per dimostrare l’esistenza di un pericolo effettivo per la salute dei residenti dell’area interessata dall’autorizzando progetto.

QUALE EFFICACIA DEL PRINCIPIO DI PRECAUZIONE 

Secondo il Consiglio di Stato il principio di precauzione, ferma restando l’assoluta rilevanza nel diritto ambientale interno ed eurounitario, non legittima di per sé, in difetto di specifiche previsioni normative, l’esercizio di un potere “innominato” di inibizione di attività amministrative e/o economiche. Ciò ancor di più considerando che il Direttore del Servizio di Epidemiologia territorialmente competente aveva escluso evidenza di pericolo connesso agli impianti da autorizzare (impianto di produzione di biogas).

In altri termini, come conferma una costante giurisprudenza del Consiglio di Stato QUIla applicabilità del Principio di Precauzione è condizionata dal fatto che i motivi della sua applicazione emergano chiaramente dalla istruttoria  svolta in sede di autorizzazione e siano strettamente legati alla dimostrazione della esistenza di un rischio ambientale e sanitario nel sito specificamente interessato, rischio non adeguatamente preso in considerazione dal proponente il progetto o l’attività soggetta ad autorizzazione.

Il Consiglio di Stato, anche recentissimamente QUI, ha sostenuto la natura imperativa quindi vincolante del principio di precauzione nelle decisioni ambientali, se sostenuta da adeguate istruttorie tecniche.

Insomma come sempre tutto dipende da come lavorano gli uffici delle Autorità Pubbliche Competenti anche in termini di trasparenza e coinvolgimento dei cittadini perché come spiego in questo Paper (vedi QUI) la percezione sociale del rischio ambientale e sanitario può essere il punto di partenza per far emergere i limiti del progetto presentato per la autorizzazione e fondare quindi successivamente i motivi per l’applicazione del principio di precauzione.  

COSA AVREBBE O DOVREBBE FARE  IL SINDACO NON SOLO NEL CASO SPECIFICO MA IN CASI SIMILI A QUELLO DISCUSSO NELLA SENTENZA QUI ESAMINATA

Lo afferma lo stesso Consiglio di Stato nella nuova sentenza qui esaminata:

1. parere negativo nell’ambito della Conferenza di servizi preordinata al rilascio dell’autorizzazione chiesta dalla società originaria ricorrente; 

2. atti di pianificazione (divieto di insediamento di determinati impianti su porzioni del territorio comunale) sulla base dei quali assumere le consequenziali posizioni nell’ambito delle procedure autorizzatorie. 

In altri termini il Consiglio di Stato conferma il potere dei Comuni di tutelare preventivamente la salute pubblica o direttamente utilizzando le competenze all’interno della procedura autorizzatoria (parere sanitario ex articolo 29-quater dlgs 152/2006 in caso di Autorizzazione Integrata Ambientale; richiesta di approfondimento del parametro salute pubblica nella procedura di VIA o di PAUR ex articolo 27-bis dlgs 152/2006; non rilascio della conformità urbanistica per contrasto con la pianificazione comunale vigente o la regolamentazione vigente in materia di industrie insalubri di prima classe). 

Tutto questo non è stato fatto nel caso in esame ed è per questo che la decisione finale è stata negativa per il Comune annullando l’ordinanza in questione.

23 febbraio 2020

Ordinanza della Regione Liguria per l’ emergenza epidemiologica da COVID-19

Pubblichiamo l’ ordinanza  N. 1 del 2020   Della Regione Liguria per il contenimento e la gestione dell‘ emergenza epidemiologica da COVID -19 






23 maggio 2016

Spento l’inceneritore di Terni: pericolo per la salute dei cittadini

Tratto da Ambiente Bio 



Buone notizie per i cittadini di Terni: a seguito di alcuni controlli effettuati dai carabinieri del Noe e al parere dell’Asl, il sindaco Di Girolamo ha firmato l’ordinanza per spegnere l’inceneritore Terni Biomassa.

Il 19 maggio scorso, il sindaco di Terni, Di Girolamo, ha firmato un’ordinanza a tutela della salute pubblica, determinando lo spegnimento dell’inceneritore di Terni, a causa dei valori di diossina e furani oltre i limiti consentiti.
Come dichiara il primo cittadino a Il Messaggero: “Su nostra richiesta l’Asl ci ha comunicato che le concentrazioni di diossina e furani potevano comportare un rischio per la salute e mi è sembrato giusto che anche io prendessi questa decisione a tutela dei cittadini”.
Così, finalmente, le attività dell’inceneritore Terni Biomassa di via Tatini, della Tozzi Holding di Ravenna, sono state sospese.
Nei giorni scorsi, la Regione Umbria aveva infatti inviato una diffida a Terni Biomassa nella quale erano presenti quindici prescrizioni a cui l’azienda doveva adempiere dopo i controlli dei carabinieri del Noe, che per due mesi hanno passato al setaccio l’inceneritore, la gestione dei rifiuti e le emissioni del camino.
I militari avrebbero riscontrato presunte violazioni al Testo unico ambientale e una serie di prescrizioni amministrative da adempiere.
Ma la firma dell’ordinanza, spiega ancora il sindaco, è arrivata a seguito del parere dell’Asl e della preoccupazione dello stato di salute dei cittadini di Terni.
Ora, i controlli passeranno nelle mani di Arpa e Regione. L’inceneritore rimarrà chiuso fino a quando la situazione non sarà chiarita e non saranno fornite le comunicazioni in merito all’osservanza delle prescrizioni della Regione e una relazione che poi dovranno mandare ad Arpa entro 15 giorni sul quadro delle cose che stanno facendo e hanno fatto“, precisa ancora il sindaco.

25 marzo 2014

1)Tirreno Power a Vado Ligure: cosa dice l’ordinanza 2)Ministero dell'Ambiente:Tirreno Power: azione di Governo per tutelare ambiente, salute e occupazione.

Leggi su  Oggi Scienza 

Tirreno Power a Vado Ligure: cosa dice l’ordinanza

Pubblicato da Stefano Dalla Casa su 24 marzo 2014
768px-Vado_Ligure-IMG_1570AMBIENTE – “È stato ampiamente evidenziato nei paragrafi che precedono, che la condotta tenuta dalle società che si sono succedute nella gestione della centrale di Vado Ligure (“Interpower S.p.A.” e “Tirreno Power S.p.A.”) è stata costantemente e sistematicamente caratterizzata da reiterate inottemperanze alle prescrizioni, sia negli anni antecedenti al rilascio dell’ AIA, sia nel periodo successivo al rilascio della stessa. In altre parole, appare dimostrato che il gestore, in tutti questi anni e fino alla data odierna, ha sempre fatto quello che gli tornava più vantaggioso, il tutto nella neghittosità degli organi pubblici chiamati a svolgere attività di controllo, e che, lungi dal sanzionare le dette inottemperanze, hanno ritardato in modo abnorme l’emissione dei dovuti provvedimenti ed emesso alla fine una AIA estremamente vantaggiosa e frutto di un sostanziale compromesso in vista della costruzione di un  nuovo gruppo a carbone che si presenta come meramente ipotetica, non preoccupandosi da ultimo di imporre l’adempimento delle prescrizioni in ordine alla collocazione dello SME. Non si può poi dimenticare – ed anzi è l’elemento di maggior rilievo – che il reato contestato prevede, come sua ipotesi sicuramente più grave, l’ingente danno alla salute provocato dal dimostrato aumento del ricoveri ospedalieri e del numero dei decessi riconducibile direttamente alla presenza della centrale.”
Queste le parole del GIP Fiorenza Giorgi che si leggono nelle ultime pagine dell’ordinanza con la quale, un paio di settimane fa, ha disposto il sequestro preventivo dei gruppi VL3 e VL4 alimentati a carbone della centrale termoelettrica Tirreno Power di Vado Ligure, ipotizzando il delitto di “disastro ambientale”.
Continua  a leggere sull'articolo integrale 
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Tratto da Minambiente

Tirreno Power: sottosegretario Velo, azione Governo per tutelare ambiente, salute e occupazione.









"Sulla Tirreno Power vogliamo avviare un’azione condivisa nel governo per garantire che il rispetto delle leggi, la tutela ambientale e della salute dei cittadini si concilino con le preoccupazioni, comprensibili e condivise, sull'occupazione dei lavoratori dell'azienda e sull'indotto". 
Lo ha affermato oggi nell'Aula della Camera il sottosegretario all'Ambiente Silvia Velo, che ha risposto a un'interpellanza urgente del deputato Massimo Fiorio ( Pd Pubblicata qui  integralmente ) e altri sulle problematiche sanitarie, occupazionali e giudiziarie connesse alla centrale termoelettrica 'Tirreno Power' di Vado Ligure e Quiliano, in provincia di Savona.
Velo ha ribadito che “il ministero dell’Ambiente ha sempre esercitato le proprie competenze di controllo sula corretta attuazione dell’Aia, segnalando le inadempienze sia rispetto alla tempistica di adeguamento della centrale alle migliori tecniche disponibili sia riguardo agli aspetti segnalati dall’autorità di controllo, con diffide specifiche ancor prima che fossero sequestrati gli impianti da parte della magistratura”.

Riportiamo il finale dell' interpellanza:

....le vicende della centrale termoelettrica di Vado Ligure-Quiliano si inseriscono in un quadro nel quale la vita dell'azienda presenta criticità da diversi punti di vista, rapporto tra gli azionisti, problemi occupazionali in diversi siti e il mercato dell'energia elettrica è condizionato dal ciclo economico negativo; 
la definizione dei tempi e dei modi per il superamento dell'uso dei combustibili fossili, la garanzia dell'utilizzo delle migliori tecnologie disponibili negli impianti ancora alimentati con tali combustibili a tutela delle popolazioni che accolgono nei propri territori tali insediamenti, devono essere oggetto di una precisa programmazione nazionale –: 
se siano a conoscenza di quanto esposto in premessa e quali iniziative urgenti intendano assumere: 
a) per attestare con assoluta certezza e validità scientifica i reali effetti sulla salute pubblica e sull'ambiente delle attività complessive della centrale termoelettrica di Vado Ligure; 
b) predisporre strumenti per la tutela dell'occupazione e del reddito di tutti i lavoratori coinvolti; 
se i Ministri interpellati non ritengano, inoltre, necessario intraprendere le iniziative urgenti di competenza (in particolare, nelle province di Savona, Asti e Cuneo interessate dall'attività e dallo smaltimento della centrale elettrica a carbone Tirreno Power) per garantire l'integrale rispetto dell'autorizzazione integrata ambientale per quanto riguarda sia le emissioni che i sistemi di monitoraggio, e per individuare e mettere in sicurezza le aree che risultassero contaminate; 
se i Ministri interpellati intendano indicare, anche alla luce delle emergenze che si sono manifestate, più precise linee di programmazione e di indirizzo circa le prospettive nazionali in materia di produzione di energia. 

03 settembre 2012

1)ILVA DI TARANTO,nuova ordinanza della procura «Immediato stop all'inquinamento»2)"Ilva, il presidente del Tar di Lecce cognato dell'avvocato dell'azienda

Tratto da Il Corriere del Mezzogiorno 

Ilva, nuova ordinanza della procura
«Immediato stop all'inquinamento»

Il pm sollecita i curatori del tribunale a iniziare
la messa in sicurezza degli impianti inquinanti

Franco Sebastio
Franco Sebastio
TARANTO - La procura della Repubblica di Taranto ha avviato la fase attuativa del sequestro degli impianti dell’Ilva con l’emissione di una nuova ordinanza, notificata questa mattina, che rende chiaro il concetto della facoltà d’uso ma non ai fini della produzione. 
Prendendo alla lettera l’eccezione rilevata dal Tribunale del riesame che nell’accogliere il ricorso presentato dall’azienda precisava che «l’esecuzione del sequestro preventivo deve avvenire a cura del pubblico ministero procedente» (e non dal gip Patrizia Todisco contro i cui decreti si era opposta l’Ilva), il collegio dei quattro pm titolari ha quindi deciso di «invitare i custodi-amministratori a procedere immediatamente alla adozione delle misure necessarie alla pronta eliminazione delle emissioni nocive ancora in atto». Gli inquirenti giustificano la misura riportando i passaggi più significativi delle motivazioni del Riesame.
LE MOTIVAZIONI - «I tecnici - si legge - possono compiutamente valutare e, nel caso, adottare, tra tutte le possibilità operative, quelle concretamente idonee a salvaguardare l’integrità e la sicurezza degli impianti e a consentire, in ipotesi, la ripresa dell’operatività dei predetti, in condizioni di piena compatibilità ambientale, una volta eliminate del tutto quelle emissioni illecite, nocive e dannose per la salute dei lavoratori e della popolazione e, in ogni caso, per l’ambiente circostante e quindi, come già rilevato, con espressa esclusione di ogni qualsiasi facoltà d’uso a fine di produzione». 
Ora i curatori dovranno «procedere ad elencare analiticamente – si legge nell’ordinanza di oggi – tutti gli interventi necessari (per l’ambientalizzazione, ndr) con specificazione dei relativi costi e tempi di esecuzione».
Nazareno Dinoi 
03 settembre 2012
______________________

Tratto da La Repubblica

"Ilva, il presidente del Tar di Lecce
cognato dell'avvocato dell'azienda"

I ricorsi del colosso sempre accolti. Esposto di Legambiente al Csm, bufera su Antonio Cavallari.

dal nostro inviato GIULIANO FOSCHINI

"Una situazione  -  spiegano dal direttivo nazionale di Legambiente  -  che secondo noi è doveroso segnalare al Csm perché il Consiglio valuti eventuali situazioni di incompatibilità o anche soltanto di opportunità. La situazione è così delicata, che richiede il massimo della trasparenza a tutti i livelli. Anche quello della magistratura amministrativa"....


  Il Tar era finito nell'occhio del ciclone per aver accolto una serie di ricorsi dell'Ilva: dal referendum chiesto dai cittadini per decidere sulla chiusura dello stabilimento a una serie di ricorsi di natura sanitaria. A febbraio il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, aveva ordinato la fermata degli impianti per effettuare una serie di lavori per ridurre inquinamento e impatto ambientale.

Ma il Tar aveva sospeso il provvedimento sostenendo che non esisteva un'emergenza sanitaria tale da giustificare "l'esercizio del potere di ordinanza attribuito al sindaco". Qualche mese dopo sarebbe arrivata la decisione del gip, Patrizia Todisco, di sequestrare l'impianto proprio per l'emergenza sanitaria. 
 "Ma se c'è qualche responsabile in questa vicenda  -  dice Cavallari  -  è chi doveva controllare e non lo ha fatto. Noi in 23 anni abbiamo avuto appena 36 ricorsi dell'Ilva e molti sono stati respinti, come per esempio quelli su alcune prescrizioni dell'Aia".


Assennato però faceva riferimento a un provvedimento dell'Arpa che, già nel 2010, imponeva all'Ilva di abbassare le emissioni di benzoapirene, l'inquinante segnalato come pericolosissimo oggi dai periti della procura. 
I tarantini potevano risparmiare due anni di veleno. Ma anche in questo caso, il provvedimento fu cassato. 
 Leggi l'articolo integrale

05 agosto 2012

Civitavecchia:«Ci sono mille motivi per chiudere la centrale».


Tratto da Il Tempo

Ultimatum.Inviata una lettera all'Enel «Via la discarica abusiva e subito il Parco»

«Ci sono mille motivi per chiudere la centrale»

Il sindaco di Civitavecchia Pietro Tidei non molla.

01 agosto 2012

Sindaco Civitavecchia, stop a centrale Enel

 Tratto da Ansa

Sindaco Civitavecchia,

stop centrale Enel

 

Basta con inquinamento,firmero' ordinanza contro Torrevaldaliga


(ANSA) - ROMA, 31 LUG -
 Il sindaco di Civitavecchia Pietro Tidei ha annunciato un'ordinanza di chiusura della centrale Enel di Torrevaldaliga. 
"Questa mattina Civitavecchia sembrava la Pianura Padana e non per colpa della nebbia - ha detto- ma di quella polvere gialla che proviene dalla centrale Enel e che non possiamo tollerare ulteriormente". 
 Mi auguro -ha poi aggiunto- di poter firmare un'ordinanza supportata da elementi giuridici, grazie ai quali entro agosto disporrò la chiusura di Torrevaldaliga nord".

07 marzo 2012

Terreni tutti contaminati, la colpa è del carbone


''Terreni tutti contaminati, la colpa è del carbone''

I campi a ridosso della centrale Federico II di Cerano, in provincia di Brindisi, sono contaminati da arsenico, berillio e altri metalli pesanti. Per questo, un'ordinanza del 2007 impedisce ai contadini di mettere in commercio i prodotti di quelle terre. E così, padri cinquantenni si trovano senza lavoro. Con la paura che, oltre alle aree agricole, l'impianto abbia intossicato anche chi in questi anni ha lavorato lì vicino
di SONIA GIOIA
riprese e montaggio di SILVANA PADULA
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OGGI NESSUNO PUO' DIRE NON SAPERE....
 E...... CHI ,CON IL SUO OPERATO, PERMETTE DI LEGARE I NOSTRI TERRITORI AL CARBONE PER ALTRI 50 ANNI PENSI ALLE GROSSE RESPONSABILITA' CHE SI ASSUME. 
PRIMA CI  SI NASCONDEVA DIETRO IL  NON SAPERE.........  ORA LE EVIDENZE INERENTI LE PROBLEMATICHE SANITARIE CORRELATE CON  LA COMBUSTIONE DEL   CARBONE SONO NUMEROSE E BEN  TESTIMONIATE  DA VASTA LETTERATURA SCIENTIFICA.

27 febbraio 2012

Ilva di Taranto: ordinanza del sindaco contro l' inquinamento

Tratto da Agi

Ilva Taranto: ordinanza sindaco contro inquinamento

(AGI) Taranto - Il sindaco di Taranto, Ezio Stefano, ha firmato un'ordinanza con la quale chiede all'Ilva, azienda siderurgica del gruppo Riva, di adottare entro trenta giorni una serie di interventi migliorativi al fine di ridurre l'impatto ambientale degli impianti e quindi i livelli di inquinamento. A determinare l'intervento del sindaco sono state le conclusioni della perizia consegnata nelle scorse settimane al gip del Tribunale di Taranto, Patrizia Todisco, nell'ambito del procedimento giudiziario che vede Emilio e Nicola Riva, rispettivamente ex presidente e attuale presidente dell'Ilva, accusati di disastro ambientale. In questo documento di cinquecento pagine i periti chimici incaricati dal magistrato descrivono la situazione riscontrata e definiscono pericolose per la salute dei lavoratori della fabbrica e dei cittadini di Taranto le emissioni dell'Ilva.  

Tratto da La Repubblica

Ilva, ordinanza del sindaco Stefàno
"Ridurre le emissioni o chiusura"


Le ipotesi di reato sono quelle di disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose e inquinamento atmosferico. 
  Il sindaco scrive nell'ordinanza che dalla perizia "si desumono elementi conoscitivi tali da destare particolare allarme" e che sussistono "le condizioni di eccezionale ed urgente necessità di tutela della salute pubblica e dell'ambiente".
Nell'ordinanza il sindaco impone all'Ilva di procedere entro 30 giorni "alla installazione sul camino E312 dell'impianto di agglomerazione di un sistema di campionamento di lungo periodo", "di adottare idonee ed efficienti modalità di contenimento del sistema di scarico delle polveri abbattute dagli elettrofiltri a servizio del camino E312"...... 
 Leggi  tutto sull'articolo integrale

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Questa polvere di ferro entra nei polmoni
Vi mostriamo un video incredibile. E' una calamita che "cattura" la polvere di un balcone. Accade a Taranto, dove una maxiperizia mette sotto accusa la più grande acciaieria d'Europa

Raccogliamo la polvere su un balcone a tre chilometri dall'Ilva, ed ecco cosa troviamo!
Il Sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, con un'ordinanza tardiva cerca di recuperare il tempo perduto a non inserire nell'AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) dell'Ilva tutte le prescrizioni perché non accadesse che polveri e fumi nocivi si spandessero per la città.
Quella che vediamo in questo video è la polvere di ferro che a Taranto si poggia sui balconi ed entra nei polmoni.Clicca  QUI per vedere  il video su Peacelink

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Leggi su "Giornale di Puglia"

Ilva: Bonelli contro Vendola, perchè il via libera?

TARANTO. «È venuto il momento che su Taranto Nichi Vendola la smetta con le narrazioni e cominci ad occuparsi seriamente dell'inquinamento che, ogni giorno, ruba un pezzo di futuro ai cittadini di Taranto». A sostenerlo è il presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, che chiede al Presidente della Regione Puglia di spiegare immediatamente le ragioni che hanno portato la Regione a dare l'assenso all'Autorizzazione Integrata ambientale all'Ilva di Taranto che autorizza l'aumento delle produzioni a 15 milioni di tonnellate: spiegazioni oggi rese ancora più attuale anche alla luce della perizia della Procura della Repubblica di Taranto su quell'Aia.Ed aggiunge: «Com'è possibile che né il ministero dell'Ambiente, né la Regione Puglia abbiano preso in considerazione la nota dei carabinieri sulle irregolarità riscontrate all'interno dell'Ilva? Leggi tutto
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