COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE.

QUESTO BLOG UTILIZZA COOKIES ,ANCHE DI TERZE PARTI.SCORRENDO QUESTA PAGINA ,CLICCANDO SU UN LINK O PROSEGUENDO LA NAVIGAZIONE IN ALTRA MANIERA ,ACCONSENTI ALL'USO DEI COOKIES.SE VUOI SAPERNE DI PIU' O NEGARE IL CONSENSO A TUTTI O AD ALCUNI COOKIES LEGGI LA "COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE".
Visualizzazione post con etichetta benzo(a)pirene. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta benzo(a)pirene. Mostra tutti i post

12 dicembre 2016

Taranto "Quartiere Tamburi":Bambini che hanno fumato 200 sigarette in tre giorni

Tratto da Peacelink
Inquinamento nel quartiere Tamburi di Taranto

Bambini che hanno fumato 200 sigarette in tre giorni

Oggi quei bambini vanno a scuola e hanno mostrato un QI inferiore all'atteso. Ma non stupitevi dei danni al QI dei bambini, stupitevi della stupidità degli adulti che hanno tollerato tutto questo. I bambini non hanno alcuna colpa, gli adulti sì.
10 dicembre 2016 - Alessandro Marescotti
Questa storia l'ho raccontata oggi intervenendo nella conferenza stampa dell'Ordine dei Medici di Taranto.
La storia è drammatica e ha dell'incredibile. Ma i dati sono tratti da un rapporto ISPESL che PeaceLink ha strappato alla segretezza.Non un altro bambino

Ecco i numeri. In soli tre giorni, fra il 2 marzo e il 4 marzo 2004, i bambini del quartiere Tamburi hanno inalato benzo(a)pirene equivalente a 200 sigarette. Questa sostanza oltre che cancerogena e genotossica è anche capace di produrre danni al cervello.
I dati di questa cosa abnorme sono contenuti in questo link: http://www.peacelink.it/ecologia/docs/2858.pdf (vedere pagina 4 e 5)
Adesso ditemi chi è che possa escludere che simili traumi non possano aver provocato conseguenze non solo nei polmoni ma anche nel cervello dei bambini che li subiscono.
Non stupitevi dei danni al QI dei bambini, stupitevi della stupidità degli adulti che hanno tollerato tutto questo. I bambini non hanno alcuna colpa, gli adulti sì.
I valori di benzo(a)pirene in quei giorni erano 15,8 ng/m3, 22,4 ng/m3 e 65,5 ng/m3 per un benzo(a)pirene equivalente rispettivamente a 31 sigarette/giorno, 44 sigarette/giorno e 128 sigarette/giorno.
Chi aveva pochi mesi allora ha respirato benzo(a)pirene equivalente a 200 sigarette e oggi ha 12 anni. Chi era nella pancia della mamma ha subito un grave trauma, come se la mamma avesse fumato 200 sigarette in tre giorni. E oggi quei piccoli hanno 11 anni. E vanno a scuola. E hanno fatto i test dell'ISS. Non meravigliamoci dei dati cognitivi riscontrati, pensiamo alle prove terribili a cui hanno dovuto resistere questi bambini in balia dell'ignavia di tanti. Sono stati piccoli eroi in mezzo a una guerra, e se qualcuno è rimasto ferito non nascondiamolo sotto il tappeto per vergogna.


Qualche approfondimento

Sull'impatto che sui bambini e sull'apprendimento hanno gli IPA (una famiglia di molecole che contiene anche il benzo(a)pirene) si veda questo articolo:

New York, con meno inquinamento dell’aria bambini più intelligenti e adulti più produttivi


Leggi anche su Peacelink
A Roma non ci sono i “Wind Day” e i bambini giocano nei parchi, a Taranto no

Conferenza stampa Ordine dei Medici Taranto e Convegno ISS a Roma   Guarda i video


29 marzo 2014

1) Peacelink: ecco come l’ozono ha fatto crollare il benzo(a)pirene a Taranto 2) EDIPOWER-A2A PRONTA A BRUCIARE RIFIUTI A BRINDISI...

Interessante news dagli amici di  Taranto.

Tratto da Inchiostro Verde

Peacelink: ecco come l’ozono ha fatto crollare il benzo(a)pirene


Dal 2010 al 2013 il benzo(a)pirene nel quartiere Tamburi di Taranto è “crollato” da 1,8 a 0,18 nanogrammi a metro cubo. E’ stato un crollo clamoroso che nessuno si aspettava, anche perché la letteratura scientifica non aveva rilevato nel mondo casi di cokerie che, pur dotate di BAT, consentissero nel raggio di 1200 – 1700 metri una diminuzione della concentrazione di benzo(a)pirene sotto la soglia di 1 nanogrammo a metro cubo.
Il dato del quartiere Tamburi (0,18 ng/m3) è risultato paradossalmente il migliore in città per il benzo(a)pirene e l’ARPA ha evidenziato questo risultato come un importante punto di arrivo dell’attenzione nella gestione dell’Ilva. I nuovi dati sul benzo(a)pirene annullerebbero le differenze fra i quartieri di Taranto, facendoli convergere tutti su un unico valore medio oscillante attorno a 0,2-0,3 ng/m3.
E’ un valore decisamente basso se confrontato con quello di altre città. Praticamente a Taranto non vi sarebbe più una fonte emissiva tale da determinare pericolo. L’Arpa certifica che non vi è più un aumento del benzo(a)pirene se ci si avvicina all’ILVA.
Questo è un risultato stupefacente se si considera che l’ARPA – scatenando una girandola di telefonate intercettate dalla Procura – aveva valutato nel 2010 che il 98% del benzo(a)pirene del quartiere Tamburi proveniva dalla cokeria ILVA. Ma come è stato possibile ottenere questo azzeramento completo del problema, risultato che ha dell’eccezionale se si considera il punto di partenza disastroso?
Come mai assistiamo a questo miracoloso calo del benzo(a)pirene? Da tempo PeaceLink ha individuato contraddizioni e paradossi in questo miracoloso calo. Lo ha evidenziato anche conducendo proprie analisi che evidenziavano la persistenza di alte concentrazioni di IPA, all’interno dei quali si annida il benzo(a)pireneMa la posizione di Arpa è stata sempre quella di considerare assolutamente attendibile  il vertiginoso calo del benzo(a)pirene. Mai un dubbio è stato sollevato sull’attendibilità di quei dati che servivano a certificare la fine del “pericolo” e a rendere inattuale ogni richiesta della magistratura di fermare impianti altamente inquinanti come la cokeria.
........... Siamo proprio sicuri che nel far crollare le misurazioni non vi sia stato anche un importante fattore interferente che potrebbe aver determinato una riduzione significativa del benzo(a)pirene? Abbiamo allora svolto un controllo accurato su quello che può essere un fattore interferente sulle misurazioni di benzo(a)pirene: l’ozono. E abbiamo scoperto, con grande stupore, che dal 2011 in poi l’ozono ha avuto dei picchi sorprendenti con il conseguente effetto di una degradazione del benzo(a)pirene.
Gli esperti sanno che l’ozono determina una riduzione significativa del benzo(a)pirene: gli cambia la carta d’identità e non è più rintracciabile. Gli esperti sanno che i dati del benzo(a)pirene possono essere pertanto abbattuti proprio in presenza di picchi di ozono, esattamente come si è verificato a Taranto. Questo non lo dice PeaceLink ma la norma europea che fissa le regole del metodo ufficiale di analisi del benzo(a)pirene.
 E’ la norma UNI EN 15549 (il metodo ufficiale di analisi del benzo(a)pirene nel PM10, appunto) che avverte che “in presenza di ossidanti come l’ozono, il benzo(a)pirene può essere degradato” e raccomanda in questi casi “un denuder di ozono nel sistema di campionamento”.
Si badi bene che il benzo(a)pirene ossidato dall’ozono non diventa miracolosamente una sostanza balsamica ma si trasforma in un’altra sostanza altamente cancerogena: il benzo(a)pirene-4,5-ossido. Questo e’ accaduto a Taranto dopo il 2010. ....
Che effetto produce pertanto l’ozono nelle centraline Arpa? L’ozono può modificare significativamente i dati del benzo(a)pirene, abbassando le concentrazioni misurate. Il dato dell’inquinamento che ne risulta è quindi “abbattuto” dall’ozono.
Le misurazioni effettuate sarebbero a nostro avviso inattendibili per le ragioni fin qui esposte......
L’ozono è presente in elevate concentrazioni d’estate e questo può spiegare in particolare il crollo delle concentrazioni di benzo(a)pirene d’estate. Vorremmo fare tre domande all’ARPA.
1) Come mai questi picchi di ozono non sono riportati nella recente relazione ARPA sulla qualità dell’aria di Taranto del 2013?
2) Come mai la centralina di via Machiavelli non ha un sistema di monitoraggio dell’ozono per verificare gli effetti interferenti sulle misurazioni del benzo(a)pirene?
3) Sono stati usati sistemi di protezione delle centraline (del tipo “denuder”) per evitare che fornissero dati falsati sul benzo(a)pirene?
Questi dati li porteremo al Parlamento Europeo il 2 aprile e alla Commissione Europea il 10 aprile. Occorre che si sappia che a Taranto il crollo del benzo(a)pirene non è stato frutto dell’Aia Ilva (mai attuata in maniera completa ed efficace) ma è stato fortemente influenzato da una banale reazione chimica provocata dai picchi di ozono, di cui non si è mai parlato.
Per l’Associazione PeaceLink
Antonia Battaglia
Luciano Manna
Alessandro Marescotti
-------------------------

BRUTTA NEWS DA BRINDISI 

Tratto da noalcarbone Brindisi

EDIPOWER-A2A PRONTA A BRUCIARE RIFIUTI

Eccoci quà, a meno di due settimane dal vergognoso Consiglio comunale monotematico sull'energia che ha consegnato il futuro  di Brindisi alle lobby del carbone e dei rifiuti, arriva il piano di revamping per la centrale Edipower. 

Sembra tutto conseguenziale, sembra un copione già scritto da tempo. Il sindaco in Consiglio aveva chiesto tempo per riflettere e approfondire, adesso il tempo è scaduto.
A2A intende chiudere a Brindisi il ciclo dei rifiuti di tutta la Puglia: 95 mila tonnellate di Css (Combustibile solido secondario), prodotto in Regione, trasformati, in Ecoergite® (!!!), interamente destinate al funzionamento della centrale Edipower.

06 gennaio 2014

Taranto, sull’ inquinamento Ilva è guerra dei numeri:"E le conseguenze dell’inquinamento dell’aria,sono estremamente gravi a concentrazioni di molto inferiori rispetto a quelle imposte dall’Unione Europea"

Tratto da La Stampa

Taranto, sull’inquinamento Ilva è guerra dei numeri.




È una guerra di numeri, innanzitutto, dietro la cui freddezza si nascondono però uomini e storie......... 
  Ma il dibattito sulla produzione dell’acciaio in riva allo Ionio è tutt’altro che chiuso, se Peacelink arriva ad auspicare «un nuovo sequestro degli impianti con revoca della facoltà d’uso dell’intera area a caldo dell’acciaieria». Motivo della richiesta alla procura: gli IPA - miscela di molecole cancerogena, soprattutto in presenza di benzo(a)pirene - nel cielo di Taranto volano alle stelle. Lo certifica l’Arpa Puglia, attraverso le rilevazioni effettuate nella zona del quartiere Tamburi, a due passi dai comignoli del l’acciaieria. E lo ribadisce anche Peacelink, i cui dati sono stati tratti a cinque chilometri dallo stabilimento. Secondo gli ambientalisti, dunque, a Taranto «c’è una situazione di reale pericolo per la salute». Prendiamo il mese di dicembre: 22,2 nanogrammi per metro cubo misurati in centro (da Peacelink), 43,9 nel quartiere Tamburi (da Arpa), 31,1 all’interno dello stabilimento (da Ilva). Rilevazione, quest’ultima, da prendere però con le pinze, se anche il direttore generale dell’Arpa Puglia Giorgio Assennato afferma che «spesso l’azienda fornisce dati troppo bassi da non poter essere ritenuti validi».  

C’è un escamotage noto a tutti e finora mai contrastato. L’Ilva sovente utilizza una pioggia artificiale che bagna l’aria posta a diretto contatto con le centraline. Conseguenza: i dati rilevati risultano sempre inferiori rispetto a quelli attesi. Sul valore certificato a dicembre dall’Arpa, invece, nessun dubbio. «Un’aria di qualità accettabile dovrebbe avere valori almeno sei volte inferiori», puntualizza Peacelink. Ma nonostante il comune scetticismo nei confronti dell’operato dell’azienda, tra l’Arpa e gli ambientalisti la differenza di vedute prosegue. Questione di interpretazione dei dati. «Le conseguenze dedotte da Peacelink sono al limite del procurato allarme», sostiene Assennato, la cui posizione nell’inchiesta “Ambiente Svenduto” - è accusato di falsa testimonianza - finirà presto al vaglio del gup. «Nessun ingiustificato monito - replica Marescotti -. Lo studio Sentieri afferma che le polveri sottili di Taranto sono due volte più tossiche rispetto a quelle respirate in altre città. E le conseguenze dell’inquinamento dell’aria, lo dice una ricerca pubblicata su Lancet, sono estremamente gravi a concentrazioni di molto inferiori rispetto a quelle imposte dall’Unione Europea».  

Un cd-rom con gli scatti che documentano le emissioni dall’acciaieria - quelli accanto risalgono al primo gennaio - e i numeri sopra citati sono già in viaggio verso la procura di Taranto e la commissione ambiente dell’Unione Europea. Sembra concreto il rischio di una multa salatissima per il governo italiano: il più sanzionato, nel vecchio continente, in materia ambientale. Alla lettera di messa in mora partita da Bruxelles il 26 settembre, il ministero dell’Ambiente ha risposto due mesi più tardi: prendendo ulteriore tempo. Da qui la richiesta di chiarimento inoltrata dal presidente della commissione Ambiente, lo sloveno Janez Potocnik: se le risposte che arriveranno da Roma non dovessero essere esaurienti, il deferimento alla Corte di Giustizia Europea sarebbe pressoché scontato. La multa, nel caso in cui l’omesso controllo dovesse essere accertato, potrebbe raggiungere cifre da capogiro: fino a 650mila euro per ogni giorno di infrazione considerato. «Il Governo italiano sta facendo finta di nulla ed entro i prossimi tre anni rischia di ricevere una sanzione di 700 milioni di euro», lancia l’allarme Antonia Battaglia, delegato di Peacelink ai rapporti con l’Unione Europea......  

Qui l'articolo integrale

06 giugno 2013

Ilva di taranto..........Aspettando la partita di ritorno

Leggi su Il Fatto Quotidiano

Ilva, Riva vs Taranto 3-0. Aspettando la partita di ritorno


Ilva Taranto @Luciano Manna

E’ come una partita di calcio: Riva subisce un gol e l’arbitro lo annulla
E’ la terza volta che il governo entra nella partita e cambia le regole del gioco. Prima nel 2010 (con il dlgs 155/2010 che rimuoveva il limite al benzo(a)pirene), poi nel 2012 (con la legge 231/2012 che annullava il sequestro degli impianti ordinato dalla magistratura) e infine adesso con l’attuale decreto che dissequestra i capitali del gruppo Riva e nomina come commissario dell’Ilva un uomo di fiducia dei Riva.

Tre provvedimenti che sono stati soprannominati “Salva-Ilva” in tutte e tre le occasioni. Volete sapere come e’ andata tutta questa faccenda?Leggetevi  l'articolo integrale

14 ottobre 2012

L' AIA dell' Ilva va in Procura

Tratto da Peacelink

Comunicato stampa

Una veduta aerea dell'acciaieriaPeaceLink mette sul web l'AIA Ilva e va in Procura

Appare evidente che di fronte a una situazione di pericolo segnalata la commissione AIA non dà risposte sulla sussistenza o sulla eliminazione del pericolo stesso ma dichiara che non è di sua competenza valutare l'efficacia delle migliori tecnologie disponibili che a tale pericolo dovrebbero dare una risposta.
 E' un'esplicita ammissione di inadeguatezza e ciò nonostante si autorizza un impianto che la Procura della Repubblica considera pericoloso
14 ottobre 2012 - Alessandro Marescotti (Presidente di Peacelink)
Su http://www.tarantosociale.org/tarantosociale/a/37078.html PeaceLink ha pubblicato il Parere Istruttorio Conclusivo dell'AIA Ilva. In tal modo tutti lo possono scaricare e  consultare.

A pagina 124 del file PDF che mettiamo sul web emerge qualcosa di veramente sorprendente. Infatti la Commissione AIA sulla cokeria non risponde su un punto delicatissimo: la valutazione della diffusione del benzo(a)pirene nel quartiere Tamburi, cancerogeno di classe I per la IARC.
  PeaceLink aveva inviato alla Commissione AIA uno studio scientifico che documentava - con apposite misurazioni - come anche l´adozione di migliori tecnologie disponibili (BAT) non è in grado di assicurare, nel raggio di 1700 metri da una cokeria dotata di BAT, un valore concentrazione di benzo(a)pirene inferiore a 1 nanogrammo a metro cubo. .....


E QUESTA E' STATA LA RISPOSTA DELL COMMISSIONE AIA A P.124 DEL PARERE ISTRUTTORIO CONCLUSIVO::
"L´efficacia delle BAT non è di competenza della Commissione nell´ambito della procedura di AIA" leggi l'articolo integrale

 

Tratto da Peacelik

Il Ministro dell'Ambiente, Corrado CliniPeaceLink smentisce Clini sull'AIA

L'Ilva non riesce a produrre tecnicamente più di 10 milioni di tonnellate/anno. Non ha impianti sufficienti per produrre 15 milioni di tonnellate/anno e infatti non e' mai arrivata a tali risultati produttivi
14 ottobre 2012 - Alessandro Marescotti (Presidente PeaceLink)

E' stata presentata poco fa a Roma la nuova Aia per l'Ilva di Taranto.
Il Ministro dell'Ambiente Corrado Clini ha annunciato una riduzione della produzione da 15 a 8 milioni di tonnellate di acciaio all'anno.
E' un bluff.
Inoltre il ministro fornisce un annuncio che non garantisce riduzioni di inquinamento in quanto,anche con 7 milioni di tonnellate/anno, nel quartiere Tamburi di Taranto e' stato sforato il limite di 1 nanogrammo/m3 di benzo(a)pirene, che e' un pericoloso cancerogeno emesso in massima parte dalla cokeria Ilva.

30 luglio 2012

TARANTO ILVA , I PM : «ECCO LE PROVE»

Tratto da Il Secolo XIX|

Ilva, i pm: «Ecco le prove»


Spiega un magistrato del pool che «c’è un equivoco di fondo, e cioè che il diritto al lavoro sia uguale al diritto alla vita. Sbagliato. 
Tutti i diritti sono moderatamente comprimibili tranne quello, sostiene la Costituzione. 
Altrimenti si arriverebbe a una contrattazione folle: mille posti di lavoro, due morti all’anno. Diecimila posti, venti morti. Inaccettabile».  
Non tutti la pensano così. 
L’Ilva ha sempre negato il problema. 
Venerdì il riesame non riguarderà solo il sequestro degli stabilimenti tarantini, ma un modello industriale e sociale consolidato: potrebbe davvero succedere di tutto.


Taranto - C’è una nuvola rossa che si staglia contro la luna: «Ferro!». C’è una nuvola nera che si adagia sul mare: «Carbone!». 


 E via così, 400 sfiati abusivi documentati dalle telecamere e dalla voce entusiasta del perito, «sono immagini ad altissima risoluzione». Il perito è un carabiniere, nucleo operativo ecologico, capacità investigativa e strumentazioni sofisticatissime. Per quaranta giorni e quaranta notti ha registrato le malefatte dell’Ilva, comprese le «emissioni fuggitive»: quelle che non vengono convogliate nelle ciminiere né risultano diffuse nei parchi minerali, per manifestarsi invece dove non devono. «O l’impianto era rotto, oppure lo hanno fatto apposta».

Stavolta Riva è davvero nei guai. 
Lo inchiodano fotografie, dati, protocolli non rispettati, evidenti tentativi di corruzione. In un filmato si vede un perito del tribunale incontrare un dirigente Ilva, di notte, dietro un distributore di benzina a ottanta chilometri dalla città. Un pm del pool ecologico: «Ha preso e messo in tasca una busta bianca. Certo, magari era un’indagine epidemiologica interna. E quel dirigente, la mattina, aveva ritirato diecimila euro dalle casse aziendali per fare beneficenza». 

Venerdì si riunisce il Tribunale del riesame, e potrà revocare il sequestro solo se l’azienda dimostrerà di aver già avviato la messa in sicurezza degli impianti. Difficile: l’ordinanza ricorda ben quattro protocolli di intesa sottoscritti dall’Ilva, tra il 2004 e il 2006, e regolarmente disattesi.
«Basta leggere l’ultimo - scrive il giudice per le indagini preliminari Patrizia Todisco - per rendersi conto della colossale presa in giro». Come potrà, il Riesame, accordare fiducia a un imprenditore che si comporta da anni «come se il problema delle 680 tonnellate di polveri provenienti dai parchi non esistesse, e così quello del benzo(a)pirene ed Ipa proveniente dalle cokerie, e della diossina proveniente dall’agglomerato con l’avvelenamento e l’abbattimento di oltre 2.170 animali...?». Un elenco impietoso, che per la magistratura «dimostra la volontà di continuare pervicacemente in un’attività criminale e pericolosa per la salute delle persone», e che in questi giorni registra pure la distruzione coatta di venti tonnellate di mitili: diossina, tanto per cambiare.

Difficile concedere una prova d’appello a Riva, come hanno invocato il sindaco Stefàno, il governatore Vendola, i sindacati, i partiti, persino il ministero dell’Ambiente che «dovrebbe essere parte lesa», sono rimasti sbalorditi in Procura, «e costituirsi parte civile, al processo, per chiedere i danni».  
Corrado Clini ha invece convenuto che certe prescrizioni sono «ridondanti rispetto all’obiettivo del risanamento», altre «non fattibili»: e insomma c’è uno schieramento trasversale, che va da Taranto a Roma a Genova (se si bloccano gli altiforni saltano anche i posti di lavoro del ciclo a freddo) che sta facendo pressioni enormi sulla magistratura.

Giovedì, alla vigilia della sentenza, gli operai sfileranno in città con le mogli e i figli per mano, pagati come se fossero rimasti in fabbrica. Due giorni fa il sindaco ha concordato, il particolare è incredibile, l’occupazione del consiglio comunale da parte dei dimostranti. Anzi, l’ha suggerita lui. Un’insurrezione comprensibile, considerando che sono in ballo almeno 15 mila posti di lavoro diretti e lo stesso ruolo dell’Italia tra i paesi produttori di acciaio.
«Tuttavia - si ragiona in Procura - l’idea che ci possa essere una trattativa con la magistratura è assolutamente sbagliata.  
Le nostre controparti non sono i politici, sono gli imputati: e qui nessuno sembra prendere in considerazione che Riva e l’Ilva subiranno comunque un processo, al di là del sequestro, e che nulla potrà più essere come prima». 
 I reati contestati vanno dal disastro ambientale alla violazione di mezzo codice penale: avvelenamento di sostanze alimentari, danneggiamento aggravato di beni pubblici, violazione delle norme sulla sicurezza, inquinamento di aria e acqua… Se non c’è l’omicidio colposo «è solo perché mancano i nomi e i cognomi da mettere in relazione accertata con la causa di morte».
I pm del pool ecologico di Taranto sanno bene che ora comincia la partita politica:
 «Ma ci auguriamo che gli operai non vadano sul serio a manifestare davanti al Tribunale del riesame, sarebbe uno smacco per l’intera collettività». Figurarsi. Lo stesso governo nazionale, se non si spinge a suggerire il dissequestro tout court, «si augura» che ciò avvenga, e non spende una parola sul disastro ambientale e sanitario.

Spiega un magistrato del pool che «c’è un equivoco di fondo, e cioè che il diritto al lavoro sia uguale al diritto alla vita. Sbagliato. Tutti i diritti sono moderatamente comprimibili tranne quello, sostiene la Costituzione. 
Altrimenti si arriverebbe a una contrattazione folle: mille posti di lavoro, due morti all’anno. Diecimila posti, venti morti. Inaccettabile». Non tutti la pensano così.
 L’Ilva ha sempre negato il problema. 
Venerdì il riesame non riguarderà solo il sequestro degli stabilimenti tarantini, ma un modello industriale e sociale consolidato: potrebbe davvero succedere di tutto.

Leggi anche su Il Fatto Quotidiano

La dottoressa Barbara Amurri lavora all'ospedale Moscati di Taranto e racconta perché lavorare in questa città è la sua missione: "Qui muoiono come mosche e vedono morire i loro figli, eppure cercano una ‘sistemazione’ all’Ilva o all’Eni o alla Cementir anche per loro. É la dannazione di questa terra: il non pensare al futuro"

Leggi l'articolo integrale su Il Fatto Quotidiano

Leggi anche su Peacelink 

Comunicato stampa

La malapolitica a Taranto non ha protetto il suo territorio e la salute della collettività

In questo momento deve prevalere il senso di responsabilità per dare un futuro a tutti i lavoratori e per costruire assieme un'alternativa di sviluppo ecosostenibile

 Leggi l'articolo integrale

31 marzo 2012

Legambiente Taranto:ORA BASTA- " Ilva, i periti ai giudici: A Taranto è ormai emergenza sanitaria"






Tratto da Peacelink
Comunicato stampa

Ora basta!

L’arroganza e la protervia dell’ILVA non hanno limiti,siamo stufi dell’uso strumentale dei dati di Legambiente
31 marzo 2012 - Legambiente Taranto
Abbiamo già più volte denunciato l’uso strumentale dei dati di Legambiente da parte dell’ILVA e ora diciamo basta!  Fumo rosso
E’ semplicemente vergognoso lo striscione in cui i manifestanti “organizzati” (tutti con gli stessi fischietti e con striscioni uguali e omogenei come fattura) sbandieravano solo uno dei dati del Dossier Ecosistema Urbano di Legambiente ed è risibile che su altri striscioni lo stabilimento di Taranto fosse descritto come un modello di sostenibilità. 

Azienda modello da seguire? 

"Ma visto che sono così' bravi, cosa aspettano allora a risolvere l'annoso problema dei parchi minerali che continuano ad avvelenare l'aria e il quartiere Tamburi e a provocare i danni alla salute descritti nella perizia degli epidemiologi presentata nell’ambito dell’incidente probatorio che si concludeva oggi? Cosa aspettano ad installare il sistema di campionamento in continuo delle diossine, a ridurre  le emissioni di benzo(a)pirene e a ritirare il ricorso fatto contro l'Aia rilasciata dal ministero?". E' questo il commento di Legambiente in una nota firmata da Stefano Ciafani, vicepresidente nazionale, Francesco Tarantini, presidente regionale e da Lunetta Franco, presidente del circolo di Taranto, dopo la manifestazione davanti alla Prefettura di Taranto e le dichiarazioni di un dirigente Ilva intervistato dal TG3. 

Perché l’ILVA non ricorda le Osservazioni di Legambiente sull’AIA e le 26 richieste irrinunciabili presentate nei giorni scorsi al Ministro dell’Ambiente Clini che la inchiodano alle proprie responsabilità?  E perché non ricorda che Legambiente si è costituita al TAR in opposizione al ricorso presentato dall’azienda contro l’AIA? E’ forse necessario ricordare per l’ennesima volta che l'azienda non ha fatto i principali interventi sugli impatti ambientali in modo volontario, ma solo perché costretta dalla mobilitazione della città, delle associazioni, degli enti locali e di controllo e di parte del sindacato?

Troviamo davvero intollerabile citare in quel modo assolutamente strumentale - continua la nota di Legambiente - i nostri dati sull' inquinamento da polveri sottili dei capoluoghi di provincia italiani. 

E ricordiamo all’ILVA che i 45 superamenti registrati nel 2011 nella centralina di via Machiavelli e i 40 della centralina di via Archimede, vista l’ubicazione delle centraline e stando a una recente perizia del CTU incaricato nell’ambito di una causa civile intentata da un condominio del quartiere Tamburi contro l’ILVA, sono imputabili prevalentemente ai parchi minerali dell’ILVA stessa, non certo al traffico quasi inesistente in quelle due vie! 

Ma davvero l’Ilva pensa che quelle nuvole di fumo e gas tossici emessi dai camini e dagli impianti  e di polveri liberate dai parchi minerali, e il fenomeno dello Slopping denunciato nell’inchiesta del NOE di Lecce siano solo un effetto ottico o la solita invenzione degli ambientalisti cattivi che hanno pregiudizi contro l'azienda? 

Se la città di Taranto, invece che affacciata sul mare, fosse situata in Pianura Padana, dove le condizioni climatiche e geografiche non permettono la circolazione dell'aria, avrebbe risultati ben diversi. E quindi la si smetta di citare in modo distorto i nostri dati per argomentare una qualità dell'aria a Taranto che non è certamente salubre. 

E infine quello slogan “Fuori le bugie dalle aule di giustizia” a cosa si riferisce? Chi mentirebbe nelle aule di giustizia? Non dovrebbe essere necessario ricordare all’ILVA che stabilire la verità è compito dei magistrati e che, fino a prova contraria, le bugie sono fuori dalle aule di giustizia per definizione. O si pensa che la magistratura non sia in grado di stabilire la verità in questa vicenda?

Leggi anche il Comunicato stampa

Venti domande a chi manifesta

A coloro che manifesteranno credendo in buona fede che il problema dell'inquinamento a Taranto non è poi così grave e che possiamo continuare a vivere tranquilli sotto i camini dell'Ilva, vorremmo fare queste venti domande
30 marzo 2012 - Alessandro Marescotti (Presidente di Peacelink)

28 dicembre 2010

ILVA ,RIVA QUERELA Fabio Matacchiera:Altamarea solidarizza con Matacchiera e contrattacca

Tratto dal "Blog del Comitato per Taranto"

Riva ha la querela facile. Ma non ci fa paura!

Esprimiamo solidarietà a Fabio Matacchiera, querelato dall'Ilva.

Riteniamo che l'azienda debba confrontarsi con i cittadini preoccupati per le emissioni, anziché querelarli. Se ha dati, l'Ilva smentisca le immagini notturne messe su Youtube da Fabio Matacchiera.

Noi vogliamo continuare la lotta per la difesa dell'ambiente e della salute. Temiamo gli effetti della diossina, dal benzo(a)pirene e di tutti gli altri veleni che entrano quotidianamente in contatto con i lavoratori e i cittadini.

Ci uniamo contro gli inquinatori e nessuno ci fermerà perché la Costituzione tutela la salute come diritto fondamentale dell'uomo.





Tratto da Peacelink

Altamarea solidarizza con Matacchiera e contrattacca


Tutti sanno che Fabio si batte da tempo per il grande obiettivo di rendere Taranto di nuovo vivibile, senza gli inquinanti che attentano alla salute di tutti. Anche noi, come Matacchiera, non ci faremo intimidire da un gruppo così potente
25 dicembre 2010 - Altamarea (Coordinamento di cittadini e associazioni)

In AltaMarea non tutti conoscono personalmente Fabio Matacchiera.
Tutti, però, sanno che si batte da tempo per il grande obiettivo di rendere Taranto di nuovo vivibile, senza gli inquinanti che attentano alla salute di tutti. Tale obiettivo è anche il nostro seppur perseguito con differenti modalità ed approccio.

Nel momento dell'indecente attacco a Fabio Matacchiera da parte del comune avversario, le differenze tra di noi non contano.

Conta la solidarietà e il sostegno che unitariamente gli diamo.

Anche noi, come Matacchiera, non ci faremo intimidire da un gruppo potente che gode di alleati ancora più potenti che, al colmo dell'arroganza, arrivano addirittura ad annullare norme che mettono alle strette quel gruppo.

Con l'Ilva ormai siamo allo scontro finale: è proprio di questi giorni la notizia che il giorno 11 febbraio 2011 al Ministero dell'ambiente ci sarà la Conferenza dei servizi per l'Autorizzazione Integrata Ambientale allo stabilimento Ilva di Taranto.

Studieremo il parere espresso dopo tre anni di ripensamenti vari dalla commissione IPPC e controlleremo in particolare se sono state rispettate le fondamentali indicazioni date da noi in qualità di "pubblico interessato", a suo tempo condivise e sottoscritte ufficialmente dai Sindaci di Taranto e di Statte e da 63 organizzazioni locali e pubblicate sul sito del Ministero.

Alla citata Conferenza dei Servizi Altamarea ci sarà e verificherà se le Istituzioni nazionali, regionali e locali staranno dalla parte dei cittadini di Taranto e provincia o contro di loro.
Dal comportamento delle Istituzioni deriveranno le nostre azioni future che, ne siamo certi, ci vedranno uniti, come in questo momento siamo uniti e solidali con Fabio Matacchiera.

A Fabio Matacchiera va la soldarietà ed il sostegno degli amici e colleghi di AltaMarea.


04 dicembre 2010

VALERIA ROSSI :Com’è profondo il ivello di inquinamento del Nostro mare Ligure


Pubblichiamo un articolo di Valeria Rossi sull' inquinamento dei nostri fondali.

Mettetevi calmi ,leggete attentamente e poi traete le conclusioni che ritenete più opportune .
Conclusioni che dovrebbero trarre prima di tutto coloro che da anni danno le autorizzazioni agli Scarichi alle "Ditte" e soprattutto gli " Enti preposti ai controlli "


BUONA LETTURA A TUTTI.............
MA CI SORGE UN DUBBIO: IL SANTUARIO DEI CETACEI NON POTREBBE SUBIRNE LE CONSEGUENZE ?
.... SE NON SI PREOCCUPANO PER TALI DATI E DIAGRAMMI ........E PER LE RICADUTE SUL NOSTRO MARE SPERIAMO ALMENO ABBIANO UN OCCHIO DI RIGUARDO PER GLI ANIMALI ?

Tratto da Savona e Ponente



Com’è profondo il (livello di inquinamento del) mare di VALERIA ROSSI

– Un altro po’ di “terrorismo ambientalista”? Eh, sì. Ci tocca.
Non riusciamo proprio a farne a meno, dopo aver visto la relazione dell’ARPAL sul monitoraggio effettuato nel 2008-2009 lungo le coste liguri allo scopo di rilevare il livello di inquinamento delle acque.
La relazione è del gennaio di quest’anno, ma come al solito nessuno ne ha parlato, nessuno ce l’ha mostrata, i giornali hanno bellamente taciuto: quindi arriviamo con molto ritardo (e solo grazie all’Associazione Uniti per la Salute Onlus, che ci ha fornito i dati ufficiali) a presentarli anche a voi. Ma in fondo non è mai troppo tardi.

Si tratta di una lunga serie di diagrammi, sigh, che noia.
Ma state tranquilli, non vi chiediamo di star lì a consultarli con troppa attenzione. Vi interessi solo sapere che per ogni elemento preso in considerazione troverete due colonnine, una verde e una rossa.
La verde si riferisce alla presenza di quell’elemento in superficie,
la rossa si riferisce alla sua presenza nello strato più profondo dell’acqua.
E’ semplicissimo.

Più semplice ancora identificare il LIMITE DI LEGGE, rappresentato dall’unica linea orizzontale rossa presente nel diagramma.
Lo so che stenterete un po’ a trovarla: dovete guardare in basso. A volte molto in basso.
Ma per quanto possa sembrare incredibile, il limite di legge sta proprio lì.
Dove stiano i livelli di inquinamento, invece, lo lasciamo osservare a voi.

Ah, ancora una cosa: le sigle.
IMPS significa Imperia
VADS significa foce del torrente Quiliano, a Vado Ligure
LERS significa foce del torrente Lerone: e i dati relativi vanno osservati con grande attenzione, perché il torrente Lerone, come tutti saprete, è quello che è stato interessato dagli scarichi della Stoppani: quello sul quale il Secolo XIX, nell’anno 2000, titolava “Inquinamento da record!” e che veniva equiparato al Bormida ai tempi dell’ACNA.
MESS significa Punta Mesco (nel parco delle 5 terre)
MARS significa foce del torrente Marinella.


Basta così: la parola alle immagini 

 Ecco il link  al programma di monitoraggio integrale
http://old.arpal.gov.it/Temi/Mare/Doc/Relazione%20Monit%20Minist%202010.pdf 

ATTENZIONE: da adesso in poi si comincia a vedere la linea rossa che si spezza.

Perché? Perché va FUORI SCALA.Il livello di inquinamento è così elevato che non sta dentro al foglio previsto per il diagramma.
E per quale sostanza, a Vado ligure, andiamo così allegramente fuori scala (per non parlare dei valori di legge, che stanno sempre laggiù, in fondo in fondo…)?
Per il benzo(a)pirene, potentissimo cancerogeno classificato dallo IARC (Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro) nella categoria 1, quella di massima pericolosità, a proposito del quale il nostro governo, sempre interessatissimo alla nostra salute, alla vigilia del Ferragosto di quest’anno ha modificato la legge favorendo gli inquinatori.
Ne avevamo scritto in questo articolo, probabilmente sfuggito a molti.
Anche con tutte le modifiche salva-industriali di questa terra, però, è difficile credere che livelli come quelli sotto riportati possano essere accettati in tutta serenità.


Non andiamo oltre: se volete vedere tutti i livelli dei vari inquinanti, vi consigliamo (sempre se avete lo stomaco abbastanza forte) di scaricarvi l’intero documento come da link più sopra e di guardarveli uno per uno.
Noi riportiamo ancora un solo diagramma, questo, che riguarda le IPA totali:




Lo riportiamo perché è particolarmente interessante quel numerino (53,7) in alto, accanto alla linea rossa: significa che, se questa linea fosse stata riprodotta interamente per il valore riportato, sarebbe occorso un foglio TRE VOLTE PIU’ GRANDE di quello previsto per il diagramma.
E naturalmente vi invitiamo ancora una volta ad osservare dove sta la linea orizzontale, quella dei limiti previsti dalla legge. E anche dove stanno i valori relativi al torrente Lerone, quello dell’”inquinamento da record”.

Come può succedere?

Come può andare tutto avanti così, tranquillamente?

Semplice: si va avanti così perché nessuno dice niente.Ma se qualcuno tenta di aprir bocca (ovviamente i soliti “terroristi ambientalisti”, i pazzi fanatici........), le istituzioni li prendono per i fondelli.

Se si parla di aria, ti rispondono che stanno “predisponendo le zonizzazioni per prevedere la localizzazione di nuove centraline“; se si parla di acqua, ti dicono che devono ancora capire bene se i termini di legge sono riferiti all’acqua di fiume o a quella di mare, perché ovviamente una foce è al confine tra i due e quindi ci vuole un po’ di tempo per chiarirsi le idee
E se non hai le idee chiare non puoi neppure pensare SE e COME (eventualmente, MOLTO eventualmente) intervenire, dicendo magari qualcosina a chi scarica in quelle zone (nella fattispecie, la Tirreno Power).
Ci devono pensare su.

Poi ci daranno una risposta, eh… ma con calma.

Bene: sono trent’anni che ci pensano su.

E sono esattamente trent’anni che andiamo avanti così… con una calma pressoché infinita, ovvero quella che serve a NOI per non saltare in aria, sprizzando scintille dalle orecchie e lingue di fuoco dalla bocca, quando qualcuno ci dà dei “terroristi”.
Perché SE mai sprizzassimo anche solo una scintillina, avrebbero gioco facile: “ahhhh! Visto? L’avevamo detto che erano pazzi furiosi, incontenibili, pericolosissimi!”
E allora cerchiamo di restare sempre calmi ed equilibrati…col risultato che non ci fila nessuno, perché tanto “siamo innocui”.
Abbaiamo un po’, ma non mordiamo.


Cari lettori, QUESTA è la verità.

E se i dati relativi all’aria non possiamo mostrarveli con immagini altrettanto palesi, perché NON sono pubblici… quelli sull’acqua sono lì, chiari e tondi e limpidi come il sole.
Dati ARPAL, eh! Non targati “Savona e Ponente”, o “Valeria Rossi”, o “Uniti per la Salute”.
ARPAL: ovvero “Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente ligure”.
L’ENTE ISTITUZIONALE incaricato di fornire dati ufficiali sull’inquinamento costiero, oltre che su quello dell’aria.
Pensate solo che questi dati li hanno resi pubblici, ma quelli sull’aria no.
Questi dati, così come li avete appena visti, sono stati giudicati “guardabili” dai comuni cittadini: quelli sull’aria, evidentemente, no.
Lasciamo a voi qualsiasi conclusione su quello che potrebbero contenere. Dopodiché ci pregheremo di cominciare a capire, magari, perché siamo un filino inca..ati.

E perché, se finora siamo stati calmi, tranquilli e innocui, saremo costretti a cominciare a mordere (legalmente, sia chiaro) ora che si parla addirittura di volere RADDOPPIARE le emissioni della centrale di Vado.

Perché anche alla calma (e alle prese per i fondelli) c’è un limite.