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Visualizzazione post con etichetta Clean Power Plan. Mostra tutti i post
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09 settembre 2016

Obama: i cambiamenti climatici sono una minaccia reale. Serve intervenire.


29 ottobre 2015

La guerra del carbone è persa», parola di Appalachian Power.

Tratto da Qualenergia

«La guerra del carbone è persa», parola di Appalachian Power. Negli Usa più gas e rinnovabili

Guerra del Carbone
Di fronte a una folta platea di energy executives statunitensi, Charles Patton, il presidente dell’Appalachian Power, la più grande compagnia energetica della West Virginia,  ha dichiarato conclusa la guerra del carbone e ha ammesso che il carbone non l’ha vinta.
Secondo la Charleston Gazette mail,  Patton ha detto che «Il consumo di carbone è destinato a rimanere stagnante, anche se non verrà permesso di andare avanti a regolamenti federali come il Clean Power Plan». Che è proprio quello che sta cercando di fare il Partito Repubblicano, che ha presentato due risoluzioni contro il piano anti-inquinamentodi Obama, utilizzando il Congressional Review Act, che permette al Congresso di bloccare le azioni esecutive del presidente Usa con semplici voti di maggioranza. Ma si tratta di una manovra che è a sua volta soggetta ad un veto presidenziale e che è raramente riuscita a fermare i regolamenti approvati dal Governo. I repubblicani vogliono fare evidentemente un altro disperato favore ai King Coal che li finanziano e mettere in difficoltà Obama a un mese dall’inizio della Conferenza delle parti Unfccc di Parigi. Ma questa volta rischiano davvero di fare la figura dell’ultimo soldato giapponese che non si arrende perché non sa che la guerra è finita.
Lo stesso Patton ha detto ai suoi colleghi dell’industria energetica di mettersi l’anima in pace: «Nel dibattito nazionale sul  carbone e il cambiamento climatico, l’opinione pubblica è in gran parte d’accordo con il cambiamento climatico. A questo punto, non possiamo più andare avanti con nuovo carbone. E non solo perché non è economicamente fattibile».
Quindi la nuova battaglia di retroguardia contro il di Clean Power Plan di Obama, lanciata in grande stile dai repubblicani, che accusano il Presidente e i candidati democratici di voler mettere sul lastrico milioni di lavoratori e le loro famiglie e di distruggere l’industria energetica e mineraria Usa, non ha nessuna base economica, prima che ambientale.  Patton ha stimato che l’utilizzo del carbone da parte di Appalachian Power nel 2026 potrebbe calare del 26%.
Il Clean Power Plan è stata pubblicato il 23 ottobre sul Federal Register  ed è già stato oggetto di almeno 20 azioni legali da parte dei governatori repubblicani degli Stati  Usa che producono combustibili fossili, di utility e di compagnie estrattive del carbone.  Ma l’amministrazione Obama e gli ambientalisti sono fiduciosi che le azioni legali verranno respinte. Ma anche se qualche tribunale non lo farà, il carbone  Usa sembra essere un malato terminale e questo grazie ad altre  norme che limitano le emissioni di inquinanti nocivi come lo zolfo e il mercurio, ma anche a causa del  boom del fracking  che ha reso il gas naturale a basso costo e largamente disponibile.
 Per  molte compagnie energetiche è diventato più conveniente chiudere le vecchie  centrali a carbone che adeguarsi alle nuove norme, soprattutto quando il gas naturale è così a buon mercato. Patton conferma: «Con o senza il Clean Power Plan, le alternative economiche ai combustibili fossili stanno facendosi spazio nei piani delle utility. Le companies oggi stanno prendendo decisioni che le stanno allontanando dalla produzione da carbone».....
Si tratta di una vera e propria rivoluzione energetica,...
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26 ottobre 2015

Parigi al bivio - COP21- Lotta ai Cambiamenti Climatici: ora o mai più

Tratto da www.lindro.it

COP21 di Parigi al bivio

Lotta ai Cambiamenti Climatici: 

ora o mai più

Christiana Figueres: 'Temperatura globale rischia di alzarsi di di 4-5C°: un accordo sarebbe un grande passo
cop 21 cambiamenti climatici

«Siamo la prima generazione a sentire l’impatto del cambiamento climatico; siamo l’ultima che può fare qualcosa per contrastarlo». Sono parole del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, pronunciate lo scorso 3 agosto; un anno, il 2015, che sta passando alla storia come il più caldo da che esistono misurazioni della temperatura globale.

 In quell’occasione Obama ha presentato il Clean Power Plan, il piano nazionale per ridurre le emissioni di gas serra del 32%, entro il 2030, rispetto ai livelli del 2005, e dell’80% entro il 2050: gli Stati Uniti lo proporranno come base programmatica alla COP21 (21° Conferenza delle Parti), che si terrà a Parigi dal prossimo 30 novembre all’11 dicembre.
 In quella sede 195 Paesi, più l’Unione europea, cercheranno di trovare un accordo per aggiornare l’UNFCCC (Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici): è il trattato stipulato a Rio De Janeiro nel 1992, quando la comunità internazionale si riunì per la prima volta con l’obiettivo di rallentare il Riscaldamento Globale antropico.

Gianluca Lentini, geofisico e divulgatore scientifico, ci ha spiegato: “Il Riscaldamento Globale è l’attuale manifestazione dei cambiamenti climatici: è un fenomeno scientifico suffragato grazie a dati raccolti nell’arco di almeno due secoli. Esiste un consenso amplissimo tra gli scienziati climatici sulla natura antropica del Riscaldamento Globale registrato negli ultimi 200 anni circa: a partire, cioè, dalla Rivoluzione industriale, quando cominciò la produzione massiccia di energia derivante dal carbon-fossile, e l’immissione di gas climalteranti, i quali incrementano l’effetto serra nell’atmosfera”. .....

Le attese per la COP21 sono altissime: dopo uno sforzo diplomatico così complesso ed esteso nel tempo, la speranza che a  Parigi si trovi un accordo universale sul Clima è concreta, fermo restando l’incognita della sottoscrizione vincolante, un’opzione su cui non c’è ancora chiarezza. Un altro fallimento, dopo Copenaghen 2009, avrebbe conseguenze imprevedibili; i modelli elaborati dall’IPCC nel Quinto Rapporto di Valutazione, pubblicato nel 2014, sono chiari: se la temperatura globale aumenta di 4-5C°, la vita sulla Terra sarà molto diversa da come la conosciamo oggi. 

Il Segretario Esecutivo delle Nazioni Unite per il Clima Christiana Figueres ha dichiarato a Bruxelles lo scorso 15 settembre: «Lo scenario attuale comporterebbe un aumento della temperatura di 4-5C° entro la fine del secolo. Con i contributi presentati dai Paesi in vista di Parigi, la temperatura si innalzerebbe di 3C°.
 E’ uno scenario accettabile? No; con questi presupposti, l’accordo che si profila non sarà perfetto, ma rappresenterebbe lo stesso un grande passo». 
Un passo obbligato per contrastare i cambiamenti climatici, definiti dal Presidente americano Obama ‘la più grave minaccia per le generazioni future’. 
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05 agosto 2015

Michael Bloomberg : Obama non ha ucciso il carbone; lo ha fatto il mercato.





Tratto da Bloomberg in traduzione simultanea

Obama non ha ucciso il carbone;  lo ha fatto il mercato.
 Michael Bloomberg.

I critici del nuovo  Clean Power Plan  della Environmental Protection Agency lo  descrivono in termini apocalittici
Ma molto di quello che dicono  circa il piano - che  distruggerà l'industria del carbone, ed uccidera' i  posti di lavoro e aumenterà  i costi per i consumatori - è sbagliato. Ed è importante capire perché.

La  politica 
retorica esagerata in merito al piano tende a oscurare la realtà del mercato che l'industria del carbone è in declino costante da un decennio, in parte a causa del boom del gas naturale, ma soprattutto perché i consumatori richiedono un'aria più pulita ed azione per combattere il cambiamento climatico.  Le Comunità e le associazioni negli Stati Uniti hanno aperto la strada a convincere  dell' opportunita' di chiudere i vecchi impianti a carbone sporco ed affrontare   la transizione verso forme più pulite di energia.  La campagna contro il carbone del Sierra Club  Beyond  Coal  ha contribuito a chiudere o eliminare gradualmente le più di 200 centrali a carbone negli ultimi cinque anni.
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                             COAL-BURNING POWER PLANT
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200 retired, 323 to go. FIND OUT MORE

La ragione principale  della rivolta pubblica contro il carbone è semplice: provoca  morte,  malattia e problemi respiratori debilitanti. Un decennio fa, l'inquinamento del carbone uccideva 13.000 persone l'anno. Oggi, il numero è sceso a 7.500, il che significa che più di 5.000 americani vivono più a lungo, hanno una vita più sana  grazie all' aria più pulita.
Allo stesso tempo,i  posti di lavoro nel settore energetico si sono moltiplicati, grazie all' occupazione nel   gas naturale e  nelle fonti rinnovabili quali  l'energia solare ed eolica. Oggi, ci sono quasi due persone che lavorano nel settore solare per ogni persona impiegata dall'industria del carbone.

Che cosa ha significato per le tasche dei consumatori? Molto poco. Il passaggio da carbone è stato quasi impercettibile in bolletta:  le tariffe residenziali sono rimaste sostanzialmente piatte  dal 2006.

In breve, la riduzione del consumo di carbone della nostra nazione ha significato un paese più sano con più posti di lavoro - senza alcun costo aggiuntivo per i consumatori. C'è qualcuno che pensa che sia un cattivo affare?

 Il Clean Power Plan dell'EPA semplicemente continua questa tendenza. Considerate questo: più del  50 per cento di energia elettrica degli Stati Uniti è venuta dal carbone nel 2005. Oggi, è al di sotto del 40 per cento. Le  nuove regole del EPA prospettano un calo al 27 per cento entro il 2030.

 In altre parole, siamo già a metà strada verso l'obiettivo dell'EPA ......E se l'ultima fase della campagna di Sierra Club riesce,  l' energia  prodotta da centrali a carbone scenderà molto al di sotto del 27 per cento ben prima del 2030 - anche se le regole di EPA venissero annullate dal prossimo presidente o colpite dalla Corte Suprema degli Stati Uniti.

Questo non significa che le nuove regole non siano  importanti. Esse lo  sono, ed è per questo che  Bloomberg Philanthropies sta investendo $ 24 milioni per  aiutare  a far in modo che  siano rispettate.

Le norme prevedono per la  
prima volta i limiti  sulle emissioni di carbonio, ed  invieranno  un chiaro segnale al mercato che l'industria del carbone, non tornerà. Forniscono incentivi per gli Stati e per  le utility  per accelerare i loro investimenti in fonti rinnovabili........ E incoraggiano gli Stati ad adottare misure di efficienza energetica, che farà risparmiare i consumatori e le imprese nel lungo periodo.

Ma resta il fatto che il re del carbone sta morendo per cause naturali: Le forze di mercato, i progressi tecnologici e le richieste del pubblico di un'aria pulita  e in favore del clima    si sono combinati per rendere le fonti alternative di energia più attraenti finanziariamente. Il prezzo della nuova energia  eolica, ad esempio, è inferiore a quello del carbone nella maggior parte del paese.

I critici continuano a sostenere che non dobbiamo ridurre il nostro consumo di carbone fino a  che la Cina e altri paesi lo faranno.Ma è come dire, "Non smettere di uccidere la nostra gente fino a quando si smette di uccidere la tua." Non solo sarebbe assurdo, sarebbe anche economicamente insensato.

Le città che si adoperano per ridurre le loro emissioni e pulire la loro aria traggono  significativi vantaggi economici. 

Pechino ha recentemente annunciato che stava chiudendo le sue quattro centrali a carbone -  non per altruismo, ma perché i suoi leader riconoscono che l'aria sporca è nociva per l'ambiente degli affari della città e per la salute pubblica.

Molte città negli Stati Uniti hanno dimostrato come la riduzione delle emissioni di carbonio e l'espansione della crescita economica vanno di pari passo.....

Nei prossimi mesi, i leader mondiali dovranno  negoziare un accordo globale sui cambiamenti climatici.  Le nuove regole dell' EPA permettono agli Stati Uniti di mostrare che stiamo facendo da apripista , mettendo più pressione sugli  altri paesi di  agire.

Anche quegli americani che sono scettici sul cambiamento climatico dovrebbero  supportare il nuovo piano dell' EPA.
 Ciò consentirà di risparmiare vite umane e creare posti di lavoro...
E contribuirà a garantire che nella cosiddetta guerra al carbone - che è davvero una battaglia per proteggere le comunità dagli effetti nocivi del carbone - il popolo americano esca  vittorioso.
                                  

_ Michael Bloomberg, ex sindaco di New York, è il fondatore e CEO di Bloomberg LP.

Per saperne  visitare il sito http://www.bloomberg.com/view



03 agosto 2015

Clima, Obama accelera sui tagli alle emissioni di gas serra. Nel mirino le centrali a carbone.

Leggi su Il Corriere della Sera

Obama rilancia la sfida sul clima. Nel mirino le centrali a carbone.

Emissions
NEW YORK - «Non possiamo consegnare ai nostri figli un pianeta divenuto ormai incurabile: il momento di agire sul clima è questo». Il messaggio agli americani sulla lotta all’inquinamento e all’«effetto serra» Barack Obama l’ha messo su Facebook alla mezzanotte di ieri: un video di tre minuti zeppo di dati allarmanti e immagini della nostra Terra ferita. 
Con la voce profonda del leader che promette di correre ai ripari. Oggi il presidente Usa lancerà il suo nuovo piano per la riduzione delle emissioni delle centrali elettriche, più severo di quello proposto un anno fa dall’Epa, l’Agenzia federale per l’ambiente, che aveva provocato una sollevazione dei conservatori, degli Stati carboniferi Usa e delle aziende che consumano molta energia.
Il nuovo piano non è concettualmente molto diverso, ma politicamente è molto più importante perché non solo spinge a chiudere molte centrali a carbone, ma sposta l’asticella della transizione verso fonti più pulite, dal gas metano (poco inquinante e oggi abbondante negli Usa, ma pur sempre un combustibile fossile) alle rinnovabili: sole e vento. 
Su Il Corriere della Sera l'articolo integrale
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Tratto da La Repubblica 
Clima, Obama accelera sui tagli alle emissioni di gas serra


29 maggio 2015

Rinnovabili +53% e 90 GW di carbone chiusi: il piano EPA cambierà il mix elettrico Usa.

Tratto da Qualenergia

Rinnovabili +53% e 90 GW di carbone chiusi: come il piano EPA cambierà il mix elettrico Usa

Negli Usa il Clean Power Plan dell'EPA raddoppierà le chiusure di centrali a carbone. Le rinnovabili da qui al 2030 cresceranno del 53% in più rispetto al business as usual e gli aumenti del prezzo del kWh saranno contenuti. L'analisi dell'Energy Information Administration.
Il declino nel carbone negli Usa sta per subire una brusca accelerata. Il parco di generazione dovrà trasformarsi in fretta, ma la transizione non avrà costi proibitivi e taglierà in maniera sensibile le emissioni del sistema elettrico americano. Lo mostra un'analisi condotta dall'Energy Information Administration, l'agenzia per l'energia americana, sulle nuove regole che l'Environmental Protection Agency (EPA) sta per approvare, norme che pongono dei limiti alle emissioni delle centrali e fissano a livello dei singoli Stati degli obiettivi di riduzione dei gas serra, da raggiungere passando da carbone a gas, rinnovabili e nucleare.
Le nuove regole del Clean Power Plan federale, si stima, porteranno alla chiusura di centrali a carbone per ben 90 GW, più del doppio delle dismissioni che ci sarebbero state senza questo intervento da qui al 2040. La maggior parte delle chiusure, si legge, avverrà entro il 2020 e questo non dovrebbe produrre un impatto eccessivo sui prezzi dell'elettricità, con aumenti di circa il 4% rispetto ad uno scenario business as usual.
Quanto alle emissioni, entro il 2030,  saranno dai 484 milioni ai 625 milioni di tonnellate di CO2 in meno. Grazie alle nuove regole, si stima, le emissioni del settore elettrico al 2030 saranno dal 29 al 36% inferiori rispetto ai livelli del 2005.
Se non ci fosse stato il Clean Power Plan, stima la EIA, da qui al 2040 sarebbero andati in pensione comunque 40 GW di centrali a carbone, ma ne sarebbero state realizzate altre, facendo registrare una leggera crescita. Invece, come detto, le regole EPA ne faranno chiudere ben 90 GW e la previsione è che al 2030 la produzione da questa fonte sporca sia del 27% inferiore rispetto ad uno scenario business as usual.
La previsione di quel che accadrà ovviamente è indicativa, anche perché le regole EPA non sono ancora nella loro versione finale, che sarà nota tra tre mesi. Quel che va sottolineato è che questa analisi degli effetti delle nuove politiche USA sulle emissioni del settore elettrico, che venendo dall'EIA è anche la più autorevole, è molto più tranquillizzante di altre........
Secondo l'agenzia federale invece, se in una prima fase un maggior ricorso al gas farà aumentare i prezzi, in una seconda fase crescerà molto di più il contributo delle rinnovabili, diminuendo quello del gas e facendo scendere anche i prezzi elettrici, che come detto sarebbero del 4% superiori allo scenario business as usual.
Al 2030 il contributo delle rinnovabili infatti secondo l'EIA sarà del 53% più alto che in uno scenario business as usual, mentre la produzione da gas è prevista in aumento fino al 2020 (+ 24% sul BAU) per poi ritornare a livelli simili agli attuali al 2030.
Insomma, le politiche messe in campo dall'EPA, che sono lo strumento principale degli Usa per ridurre le emissioni, daranno una bella accelerata alla transizione energetica del Paese.