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Visualizzazione post con etichetta Corte dei diritti dell'uomo. Mostra tutti i post
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15 ottobre 2019

Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo : Nuovo ricorso contro l’Italia.

Tratto da Peacelink
Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo 

Nuovo ricorso contro l’Italia

Con sentenza del 24 gennaio 2019, divenuta definitiva in data 24 giugno 2019, la Corte dei diritti dell’uomo ha già accertato la mancata adozione da parte dello Stato italiano di misure per garantire la protezione effettiva del diritto alla salute a Taranto, inquinata dal polo industriale
13 ottobre 2019
ILVA a Taranto
La Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha comunicato un nuovo ricorso contro l’Italia relativo alle conseguenze pregiudizievoli sulla vita e la salute dei ricorrenti tarantini provocate dall’inquinamento dell’acciaieria  ex-Ilva.
Il governo è chiamato a fornire una risposta circa la violazione del diritto alla vita (art. 2 CEDU), del diritto al godimento della vita privata e familiare (art. 3 CEDU) e del diritto a un ricorso effettivo (art. 13 CEDU).
In ragione della precedente sentenza del 24 gennaio 2019 la Corte valuterà se deferire la controversia ad un comitato di tre giudici in luogo della sezione composta da sette giudice, e ciò al fine di confermare la condanna dell’Italia.
Con sentenza del 24 gennaio 2019, divenuta definitiva in data 24 giugno 2019, la Corte dei diritti dell’uomo ha già accertato la mancata adozione da parte dello Stato italiano di misure volte a garantire la protezione effettiva del diritto alla salute dei ricorrenti  e, più in generale, della popolazione residente nelle aree adiacenti agli impianti dello stabilimento  ex Ilva ed ha sentenziato che lo Stato italiano vi ponga rimedio nel più breve tempo possibile.

18 maggio 2016

L'inquinamento Ilva sarà giudicato dalla Corte di Strasburgo

Tratto da Altalex
Perché l'inquinamento Ilva sarà giudicato dalla Corte di Strasburgo
I cittadini di Taranto accusano il governo
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Bruxelles, 17 mag. (askanews) - La Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo ha avvertito il governo italiano che dovrà difendersi dal ricorso di 182 cittadini di Taranto che lo accusano di aver mancato ai suoi doveri di proteggere l'ambiente in cui vivono e la loro salute, e di aver violato il loro diritto alla vita e alla vita privata, permettendo all'impianto siderurgico Ilva della città ionica di continuare a operare in questi anni.
Sotto accusa ci sono in particolare i sette decreti cosiddetti "salva Ilva" che il governo ha adottato fra il 3 dicembre 2012 e il 4 luglio 2015, lasciando l'impianto in attività anche dopo i risultati del rapporto "Sentieri" (14 maggio 2014) dell'Istituto superiore di Sanità, che avevano constatato un aumento significativo delle patologie mortali e delle ospedalizzazioni nella città ionica, e nonostante il fatto che non fossero state rispettate le condizioni della prima Autorizzazione integrata ambientale (Aia) del 4 agosto 2011, poi modificata il 27 ottobre 2012 con nuove scadenze per l'attuazione delle misure anti inquinamento (che avrebbero dovuto essere già in funzione). Inoltre, i 182 cittadini reclamano di non avere a disposizione dei mezzi di ricorso efficaci a livello nazionale per chiedere che siano tutelati i propri diritti, che considerano violati dal governo.
L'avviso al governo, che indica l'inizio del procedimento, è stato comunicato a Roma il 27 aprile scorso, ma solo oggi è stato reso pubblico sul sito della Corte di Strasburgo. Si tratta di una "procedura di comunicazione", prevista dall'articolo 45 del Regolamento della Corte, e non obbligatoria: viene attivata quando una camera di sette giudici decide che è opportuno avvertire il governo di uno Stato membro della Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo di essere accusato di violazione della Convenzione stessa. In questo caso, in realtà, i ricorsi sono due, molto simili: il primo è stato introdotto da 52 cittadini di Taranto il 29 luglio 2013, e il secondo da altri 130 cittadini il 21 ottobre 2015.
Per ragioni molto simili alle accuse dei ricorrenti (gravi problemi di inquinamento industriale e mancata protezione della salute umana), il governo italiano è anche oggetto di una procedura d'infrazione da parte della Commissione Ue. La procedura, dopo un "parere motivato" pubblicato dalla Commissione il 16 ottobre 2014, è ormai prossima allo stadio finale, il ricorso alla Corte di Giustizia dell'Ue di Lussemburgo (da non confondere con la Corte europea dei Diritti di Strasburgo). L'Esecutivo comunitario ha aperto anche un'indagine approfondita per verificare se siano stati concessi all'Ilva aiuti di Stato incompatibili con il diritto Ue.

12 gennaio 2012

NESSUN ALTRA TERRA DIFENDIAMO QUESTA.......Il popolo delle Maldive sfrattato


Tratto da TelevideoRai

"NESSUN' ALTRA TERRA"...DIFENDIAMO QUESTA.  

E' il messaggio di uno spot di Greenpeace Italia.

di Emanuela Gialli
E’ andato in onda in questi giorni sulle reti Rai uno spot di Greenpeace Italia per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della difesa del pianeta Terra.  
.......Quello che volevamo far emergere parlando delle caratteristiche degli altri pianeti del sistema solare era l’unicità del pianeta Terra.  Quello che a noi interessava dunque era far risaltare la condizione ideale del pianeta Terra, dove si è formata la vita e dove la stessa ha potuto raggiungere quel sofisticato livello che stiamo conoscendo. Nel fare questo abbiamo voluto e vogliamo ricordare come la vita sia un bene raro e prezioso.

E’ stato anche un modo per riportare a terra gli scienziati? No. Nel senso che è stato un modo per riportare a terra non solo gli scienziati, ma tutti noi, in particolare chi ci rappresenta. 

 Il problema che oggi stiamo vivendo, al di là della questione ambientale specifica, è che si ragiona sempre in termini di tempo molto, molto breve. Si cerca spesso un vantaggio immediato, un guadagno immediato, senza pensare alle conseguenze nel lungo termine.
E la problematica dei cambiamenti climatici, la più grossa che l’uomo si trovi ad affrontare in questi tempi, ne è la dimostrazione. ...


Secondo Greenpeace dunque i cambiamenti climatici vi sono e sono anche piuttosto visibili..........Qui non si tratta di discutere dell’eccezionalità o meno di eventi specifici, va invece sottolineato che l’origine di questi eventi, il fatto che si ripetano con maggiore frequenza, è qualcosa che è già stato previsto dai climatologi stessi. Partiamo da dati scientifici incontrovertibili 

. Il primo è che le temperature del pianeta sono aumentate in questi ultimi decenni. Il secondo fatto certo è che le concentrazioni di gas-serra, in particolare di anidride carbonica e metano, sono aumentate in maniera abnorme negli ultimi 50 anni. Questi dati non si possono mettere in discussione. 
Terzo elemento che conosciamo è che i gas-serra alterano l’effetto-serra, o meglio, più sono concentrati, più aumenta la capacità dell’atmosfera di catturare il calore.
Noi stiamo lottando affinché i cambiamenti climatici si fermino a quelli che abbiamo visto finora e che non vadano ancora avanti.
Che non si peggiori la situazione, insomma.
......... Possiamo permetterci che certe isole vadano sotto? Possiamo permetterci che le persone debbano abbandonare le loro case? Oppure ondate di caldo, con morti? Possiamo permetterci le migrazioni delle colture? Tutte cose queste che potrebbero avvenire nei prossimi 50 anni. Quindi noi chiediamo che sulla base della ricerca scientifica, non contro la ricerca scientifica, i politici, i responsabili delle aziende, chi prende decisioni in campo energetico, pensi a proteggere il pianeta.
Quanto ritenete utili allora come Greenpeace gli studi sull’esplorazione di Marte, considerato anche il loro costo? 
Non c’è competizione tra i viaggi su Marte e l’ambiente. Mentre c’è un vero contrasto tra la protezione dell’ambiente e tutti i soldi che sono stati dati, o che ancora vengono dati, ad aziende che non offrono soluzioni utili a tutelare l’ambiente e che anzi lo danneggiano. ......Io penso che sia necessaria una risoluzione di tipo ecologico del nostro sistema economico ed energetico. Non è più possibile che vengano non sanzionate, o addirittura finanziate, produzioni energetiche che contribuiscono a provocare il riscaldamento globale. 
Questa è la vera sostanza del problema...... .
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 Tratto da Ecologiae

Riscaldamento globale: il popolo delle Maldive sfrattato dall’innalzamento del mare


Nel giro di pochi anni le Maldive verranno cancellate dalla lista dei Paradisi tropicali. Non perché non siano più attraenti, ma perché rischiano di non esistere più. Quello che fino a qualche anno fa sembrava un sospetto, oggi è realtà: il livello del mare si è alzato talmente tanto da mettere a rischio la popolazione che lì ci vive. L’ufficializzazione è arrivata nei giorni scorsi direttamente dalla bocca del Presidente delle Maldive che sta cercando un accordo con il Governo australiano per far emigrare il suo popolo nel Paese oceanico prima che sia troppo tardi.
Purtroppo questa volta non si tratta di previsioni ma della dura realtà.
Alcune parti del Paese sono già rese inospitali, le spiagge sono state inghiottite dal mare e sempre meno terra è disponibile per la popolazione. Per avere un’idea di ciò che sta accadendo, basti leggere cosa scrive il Sydney Morning Herald:
Il presidente di quello che potrebbe essere il primo Paese al mondo perduto per i cambiamenti climatici ha esortato l’Australia a prepararsi ad una ondata di massa di rifugiati climatici alla ricerca di un nuovo posto dove vivere. Il presidente delle Maldive, Mohamed Nasheed, ha detto che il suo Governo sta considerando l’Australia come una casa nuova possibile se il minuscolo arcipelago scomparisse sotto i mari. ”E’ sempre più difficile mantenere le isole inalterate come sono sempre state”, ha detto in un’intervista all’Herald [...] Se le nazioni non faranno del bene a se stesse, devono cercare di fare del bene agli altri, semplicemente nel loro stesso interesse e penso che sia davvero necessario per gli australiani e per ogni Paese ricco capire che questo è diverso da qualsiasi altra cosa sia mai successa prima”.
Queste le tremende parole del Presidente maldiviano che sta preparando il mondo alla catastrofe da anni, da quando cioè chiede ai Paesi ricchi di fare qualcosa contro i mutamenti climatici, nel completo disinteresse generale. ......e per questo sta cercando un modo, seppur molto duro, per tentare di salvare il salvabile.
[Fonte: Treehugger]
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Leggi su Greenreport

La Corte dei diritti dell’Uomo condanna l'Italia per l'emergenza rifiuti in Campania.

 La Corte europea dei diritti dell'Uomo di Strasburgo  ha condannato il nostro Paese per «L'incapacità prolungata  delle autorità italiane di regolamentare  la crisi dei rifiuti in Campania che ha danneggiato i diritti dell'uomo e dei 18 richiedenti».Leggi tutto

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Leggi anche su "La Repubblica"

Il viaggio verso la legalità

E’ questa la montagna, più pesante di quella dei rifiuti, che blocca la soluzione del problema. Per superarla bisogna tornare alla ricetta europea che vede una precisa gerarchia di interventi: riduzione dell’uso dei materiali, riuso, riciclo, recupero energetico, discarica. Se non si guarda la strategia complessiva, litigare sul numero degli inceneritori e delle discariche non serve. Per legge la raccolta differenziata dovrà arrivare al 65 per cento per tutti gli urbani entro il 2012 e la quota di riciclo al 50 per cento entro il 2020, percentuali dalle quali siamo lontani annui luce. 
 E’ da qui che deve cominciare il viaggio verso la legalità.