COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE.

QUESTO BLOG UTILIZZA COOKIES ,ANCHE DI TERZE PARTI.SCORRENDO QUESTA PAGINA ,CLICCANDO SU UN LINK O PROSEGUENDO LA NAVIGAZIONE IN ALTRA MANIERA ,ACCONSENTI ALL'USO DEI COOKIES.SE VUOI SAPERNE DI PIU' O NEGARE IL CONSENSO A TUTTI O AD ALCUNI COOKIES LEGGI LA "COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE".
Visualizzazione post con etichetta Strasburgo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Strasburgo. Mostra tutti i post

18 maggio 2016

L'inquinamento Ilva sarà giudicato dalla Corte di Strasburgo

Tratto da Altalex
Perché l'inquinamento Ilva sarà giudicato dalla Corte di Strasburgo
I cittadini di Taranto accusano il governo
ilva_1_200
Bruxelles, 17 mag. (askanews) - La Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo ha avvertito il governo italiano che dovrà difendersi dal ricorso di 182 cittadini di Taranto che lo accusano di aver mancato ai suoi doveri di proteggere l'ambiente in cui vivono e la loro salute, e di aver violato il loro diritto alla vita e alla vita privata, permettendo all'impianto siderurgico Ilva della città ionica di continuare a operare in questi anni.
Sotto accusa ci sono in particolare i sette decreti cosiddetti "salva Ilva" che il governo ha adottato fra il 3 dicembre 2012 e il 4 luglio 2015, lasciando l'impianto in attività anche dopo i risultati del rapporto "Sentieri" (14 maggio 2014) dell'Istituto superiore di Sanità, che avevano constatato un aumento significativo delle patologie mortali e delle ospedalizzazioni nella città ionica, e nonostante il fatto che non fossero state rispettate le condizioni della prima Autorizzazione integrata ambientale (Aia) del 4 agosto 2011, poi modificata il 27 ottobre 2012 con nuove scadenze per l'attuazione delle misure anti inquinamento (che avrebbero dovuto essere già in funzione). Inoltre, i 182 cittadini reclamano di non avere a disposizione dei mezzi di ricorso efficaci a livello nazionale per chiedere che siano tutelati i propri diritti, che considerano violati dal governo.
L'avviso al governo, che indica l'inizio del procedimento, è stato comunicato a Roma il 27 aprile scorso, ma solo oggi è stato reso pubblico sul sito della Corte di Strasburgo. Si tratta di una "procedura di comunicazione", prevista dall'articolo 45 del Regolamento della Corte, e non obbligatoria: viene attivata quando una camera di sette giudici decide che è opportuno avvertire il governo di uno Stato membro della Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo di essere accusato di violazione della Convenzione stessa. In questo caso, in realtà, i ricorsi sono due, molto simili: il primo è stato introdotto da 52 cittadini di Taranto il 29 luglio 2013, e il secondo da altri 130 cittadini il 21 ottobre 2015.
Per ragioni molto simili alle accuse dei ricorrenti (gravi problemi di inquinamento industriale e mancata protezione della salute umana), il governo italiano è anche oggetto di una procedura d'infrazione da parte della Commissione Ue. La procedura, dopo un "parere motivato" pubblicato dalla Commissione il 16 ottobre 2014, è ormai prossima allo stadio finale, il ricorso alla Corte di Giustizia dell'Ue di Lussemburgo (da non confondere con la Corte europea dei Diritti di Strasburgo). L'Esecutivo comunitario ha aperto anche un'indagine approfondita per verificare se siano stati concessi all'Ilva aiuti di Stato incompatibili con il diritto Ue.

06 febbraio 2015

Ilva: C’è un’industria in coma. decreto, debiti e tir staccano la spina all’acciaieria.....


Tratto da Il Fatto Quotidiano
Ilva: decreto, debiti e tir staccano la spina all’acciaieria
C’è un’industria in coma e da domani qualcuno proverà a staccare la spina. La corsa contro il tempo dei parlamentari governativi non servirà. Gli emendamenti del Pd al settimo decreto salva-Ilva non salveranno né l’Ilva né l’indotto. Infatti – nonostante le appariscenti promesse con il Fondo di Garanzia  gli emendamenti non prevedono alcuna iniezione di liquidità. Per questa ragione lo scenario che riguarda l’indotto Ilva “è ancora a dir poco disastroso, le imprese indebitate continuano nella loro lotta contro il tempo, le garanzie per il futuro, di queste imprese ma anche dello stesso stabilimento, sono pari a poco più che zero”. Lo dichiara il presidente di Confindustria Taranto, Vincenzo Cesareo, riferendosi alla situazione delle ditte dell’indotto Ilva che avanzano crediti nei confronti dell’acciaieria ormai da sette mesi.......
“Le modifiche proposte al decreto non sembrano andare al cuore del problema”, spiega Confindustria Taranto. E il cuore del problema sono i soldi: il decreto non contiene un solo euroLo avevamo già detto. Non eravamo stati creduti. Ma ora lo dice anche Confindustria Taranto, che sottolinea come il decreto, anche con gli emendamenti del Pd, “non immette liquidità nelle casse delle aziende, ma consente loro di contrarre ulteriori prestiti con la garanzia del fondo stesso”. Ulteriori prestiti che appesantirebbero “imprese già abbondantemente indebitate per far fronte alle prestazioni verso Ilva”, fa notare Vincenzo Cesareo, che guida la protesta confindustriale tarantina delle ditte dell’indotto......
Si apprende che se ieri erano entrati 130 tir nell’Ilva, oggi dovrebbero entrarne una trentina, da domani ancora meno, e così via. In mare intanto le navi che devono consegnare le materie prime attendono dall’Ilva i pagamenti prima di scaricarle. E’ una situazione che appare disperata.
In questa tempesta di rabbia e incertezza, l’unica cosa sicura sono i debiti dell’Ilvaoltre 2 miliardi e 900 milioni. ........
Questa storia racconta il fallimento di un’intera classe politica e sindacale. .....Sono stati definiti “talebani” coloro che usavano il buon senso e difendevano il loro diritto a vivere. Ma i veri fanatici sono stati quelli che hanno deciso di andare spediti contro un muro negando l’evidenza stessa.
E’ stata una follia quella di far produrre Ilva a tutti i costi, fino ad arrivare all’attuale situazione di insolvenza per precedere il fallimento. I responsabili politici di quest’epilogo disastroso hanno però lucidamente previsto che il disastro economico sarà il contribuente a pagarlo: su ogni italiano verrà scaricato un debito pro capite che ammonta a cinquanta euro a testa, dai neonati agli anziani. Duecento euro per una famiglia di quattro persone. Inoltre, così andando le cose, l’Ilva non dovrà neppure pagare i miliardi di euro di risarcimento richiesti dalle centinaia di parti civili ammesse nel processo.
Ma non tutto è perduto. Ci sarà comunque il processo nei confronti degli imputati (ad esempio i Riva e i politici) e la conseguente richiesta di risarcimento.
Adesso possiamo dire quanto sia stato sbagliato sbarrare la strada alla magistratura con sette decreti, uno peggio dell’altro. Occorreva invece applicare il principio “chi inquina paga” quando l’azienda era ancora vitale. E questo è stato impedito proprio da coloro che oggi scaricano sulla collettività i costi di un immane disastro economico, ambientale e sanitario.

Su Il Fatto Quotidiano l'articolo integrale di  
                       ____________________________

Dl del governo salva l’Ilva: responsabilità civile esclusa, no risarcimento a cittadini.

La società non dovrà pagare i 30 miliardi di euro richiesti dalle centinaia di parti civili ammesse nel processo. Bonelli: "È la morte del diritto e della democrazia. Negare i risarcimenti ai parenti delle vittime e tutte le altre parti civili significa condannarli ancora a morte"

Il decreto Renzi salva l’Ilva anche dal pagamento dei risarcimento. È la notizia emersa nel corso dell’udienza preliminare dinanzi al giudice Vilma Gilli che accogliendo l’istanza dei legali dell’azienda ha escluso l’Ilva dai responsabili civili del processo nato dall’inchiesta denominata “Ambiente svenduto”. Alla base della decisione del gup, infatti, c’è la norma voluta dal Governo che ha traghettato lo stabilimento siderurgico di Taranto in amministrazione straordinaria, consentendo così ai legali dell’amministratore straordinario Pietro Gnudi di chiedere l’estromissione dell’Ilva dal processo. Stessa sorte anche per Riva Fire.....
In caso di condanna nel processo penale, quindi, l’azienda che in questi anni ha consentito alla famiglia Riva di accumulare tesori da portare all’estero non dovrà risarcire nessuna delle parti tanti civili. 

Parenti di operai mortiallevatori a cui sono state abbattute greggi di pecore, miticoltori che hanno visto distruggere tonnellate di cozze avvelenate dalla grande industria, abitanti del quartiere Tamburi e gli stessi operai della fabbrica non riceveranno dall’Ilva neppure un centesimo. Non solo. Anche alle istituzioni come il ministero per l’Ambiente, la Regione Puglia, la Provincia e il Comune di Taranto – oltre che di tanti piccoli comuni a due passi dalle ciminiere – l’azienda non dovrà pagare nulla per il disastro ambientale compiuto nei decenni scorsi. Era di poco superiore ai 30 miliardi di euro la richiesta formulata dalle centinaia di parti civili ammesse nel processo tra le quali anche il partito dei Verdi, delle associazioni ambientaliste Legambiente,AltamareaPeacelink e Wwf, i sindacati, Cittadinanza Attiva e Confagricoltura.

“È la morte del diritto e della democrazia – ha tuonato Angelo Bonelli, coportavoce nazionale dei Verdi – È una vergogna: la città e i suoi cittadini sono massacrati per l’ennesima volta. Negare i risarcimenti ai parenti delle vittime e tutte le altre parti civili significa condannarli ancora a morte. Inoltre – ha aggiunto Bonelli – questa norma consente alle aziende che hanno realizzato enormi profitti sulla salute di operai e cittadini di poter conservare i propri tesori nei conti correnti bancari. È stato distrutto il principio chi inquina paga e la beffa maggiore è che questo è avvenuto grazie a un provvedimento dello Stato italiano”. 
In conclusione Bonelli ha annunciato un’immediata denuncia al tribunale dei diritti dell’uomo a Strasburgo.
Su Il Fatto Quotidiano l'articolo integrale  di 

27 ottobre 2013

Ilva di Taranto, caso di Leucemia arriva alla Corte Europea dei diritti umani di Strasburgo


Tratto da Ecoblog

Ilva di Taranto, caso di Leucemia arriva alla Corte di Strasburgo.

 

Un caso legato all’inquinamento dell’Ilva di Taranto arriva alla Corte Europea dei diritti umani di Strasburgo, dato che la Corte, almeno in via preliminare, ha considerato valido il ricorso inoltrato dai familiari di Giuseppina Smaltini, donna deceduta a causa di una leucemia, secondo i parenti causata dall’inquinamento dello stabilimento siderurgico tarantino.


Il caso di Giuseppina Smaltini, deceduta a causa della leucemia lo scorso dicembre, approda quindi alla Corte Europea dei diritti umani di Strasburgo, sulla spinta dei familiari che ritengono l’insorgere della patologia e il conseguente decesso collegato alle emissioni inquinanti prodotte dall’Ilva di Taranto. In seguito alla ricezione del ricorso da parte di Strasburgo, giunge al Governo Italiano la richiesta di dimostrare di aver accertato che non vi sia una correlazione tra la morte di Giuseppina Smaltini e l’inquinamento prodotto dall’impresa siderurgica.
Se il ricorso è giunto fino in Europa, come è facile immaginare, i familiari della vittima non ritengono che le indagini svolte in Italia sia state effettuate correttamente e in maniera completa. Difatti la stessa Giuseppina Smaltini, dopo aver scoperto di soffrire di leucemia nel 2006, aveva sporto denuncia contro l’Ilva di Taranto, ma la procura aveva rigettato la sua istanza due volte.
Cosa accadrà adesso? In sostanza la Corte Europea dei diritti umani di Strasburgo andrà a controllare su quali dati si è basata la procura nel rigettare la denuncia di Giuseppina Smaltini, e quindi su quali dati ci si è basati per definire insufficienti le prove di una correlazione tra la malattia della donna e le emissioni inquinanti dell’Ilva di Taranto.
Va da sé che pur essendo un caso relativo a un singolo soggetto, l’importanza dell’indagine potrebbe divenire molto grande, nel caso la Corte di Strasburgo non dovesse concordare, alla fine, con il giudizio della procura tarantina. Un caso che varrà senza dubbio la pena di seguire, nel corso del tempo.

Leggi anche su Greenstyle

Ilva di Taranto, Ministero Ambiente: violati limiti impatto ambientale

L’Ilva di Taranto è ancora oltre i limiti ambientali richiesti. A stabilirlo l’ultima verifica da parte del Ministero dell’Ambiente, svoltasi tra il 10 e l’11 settembre, che diffida il colosso siderurgico per violazione dei termini stabiliti dall’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA).