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15 ottobre 2019

ISDE Lettera aperta agli oncologi. Duemila nuovi casi di tumore in meno in Italia: è la vittoria di Pirro?

Tratto da ISDE
Lettera aperta agli oncologi. Duemila nuovi casi di tumore in meno in Italia: è la vittoria di Pirro?


Nella recente presentazione del volume “I numeri del cancro in Italia 2019” curato da AIOM ed AIRTUM, viene riportata la diminuzione di 2000 casi di cancro in Italia per l’anno in corso, interpretando il dato come segnale di una “tendenza alla diminuzione”. Si tratta di una notizia della quale ovviamente ci rallegriamo, ma che riteniamo sbagliato enfatizzare, in quanto si tratta non di dati attuali dei registri ma di una stima di previsione e come peraltro è scritto : “… è l’ordine di grandezza l’informazione da cogliere e non il numero esatto, non a caso qui proposto in forma arrotondata”.

L’informazione è che in Italia ogni anno si ammalano di cancro circa 400.000 persone e questo è il dato, certo non trascurabile, cui a nostro avviso andrebbe prestata attenzione! 

Ma questo spunto ci offre l’occasione per segnalare come in questo Report, come nelle precedenti edizioni, il cancro continua ad essere interpretato come una malattia “genetica”: geni mutati inducono le cellule a proliferare in modo incontrollato. Questa visione stereotipata nel tempo non tiene conto che da oltre 15 anni gli studi di epigenetica hanno dimostrato che l’incontrollata proliferazione cellulare che caratterizza il cancro può essere scatenata non solo da mutazioni geniche, ma anche dai processi che ne alterano le funzioni. La metilazione di parti non codificanti del DNA può indurre il cancro, aumentando l’espressione oncogenica o bloccando la trascrizione di geni oncosoppressori ed assumendo, così, un ruolo centrale nella regolazione della proliferazione e differenziazione cellulare.
Le modificazioni epigenetiche, ormai considerate come forza trainante della cancerogenesi, aprono nuove aree di ricerca nella valutazione del rischio, perché sono conseguenze dirette degli influssi ambientali (oltre che degli stili di vita). Sono, infatti, reazioni adattative all’ambiente che ci circonda, ambiente che si è profondamente ed innegabilmente modificato nell’ultimo secolo sia dal punto di vista fisico (pensiamo alla espansione delle telecomunicazioni), che chimico per le migliaia di sostanze estranee, tossiche, persistenti e cancerogene ormai presenti in tutte le matrici ambientali (suolo, aria, acqua e cibo) che penetrano nei nostri corpi, condizionando negativamente il nostro stato di salute e, passando attraverso la placenta, anche quello dei nascituri (1-9).

Il considerare come base della cancerogenesi esclusivamente il vecchio modello genetico è una visione miope che porta ad avvallare tabelle obsolete ed ormai inadeguate sui “Fattori di Rischio” .......La relazione fra inquinamento ambientale e tumori ha, viceversa, un rilievo ben più consistente, supportato da numerosissimi studi epidemiologici, condotti in ogni parte del pianeta. In Italia ad esempio, questa relazione è confermata dal 5° rapporto SENTIERI ben sintetizzato dai suoi Autori anche in questo volume AIOM-AIRTUM, pur relegato in uno spazio limitato e lasciato a sé come un corpo estraneo. Ricordiamo che nei SIN (siti di interesse nazionale e da bonificare) l’eccesso stimato di patologie oncologiche in un arco temporale di cinque anni è risultato pari a 1.220 casi negli uomini e 1.425 nelle donne. Nell’età da 0 a 19 anni nei 22 siti coperti da Registri Tumori l’eccesso di incidenza è stato del 9%, attribuibile soprattutto a sarcomi, leucemie mieloidi, linfomi NH e tumori al testicolo (10). Più in generale l’aumento di incidenza tumorale e di malattie croniche degenerative che si manifestano nelle aree più inquinate ed in età sempre più precoce interessando bambini, adolescenti e giovani adulti è l’aspetto più eclatante del legame fra ambiente e salute (11,12,). Ma il problema non riguarda solo i SIN, se si pensa ad esempio alla contaminazione da PFAS/PFOA in Veneto o alla Pianura Padana vista dai satelliti: una delle aree più inquinate a livello globale. A tutto questo va aggiunto l’effetto transgenerazionale: gli effetti epigenetici che avvengono nei momenti critici dello sviluppo fisiologico del corpo (embrione, feto, infanzia, adolescenza) ed anche trasmessi dai genitori per via gametica, possono influenzare la salute dei nascituri sia nell’infanzia che nella vita adulta (13 – 18). Uno studio condotto nel 2017 dalla IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) sull’incidenza mondiale dei tumori infantili e giovanili (0-19 anni) ha evidenziato i valori più elevati nei Paesi del Sud-Europa, con l’Italia nelle prime posizioni (19). ........Nelle prime decadi della vita, la frequenza dei tumori è infatti molto bassa, pari a qualche decina di casi ogni 100.000 bambini ogni anno”, trascurando di riportare che l’incidenza di tumori infantili in Italia è andata crescendo per 3 quinquenni consecutivi (1993-2008) per poi stabilizzarsi, ma senza mai regredire e confermandosi una delle più elevate a livello globale.

L’incidenza di cancro nell’infanzia non può essere ascritta all’invecchiamento o ad errate abitudini personali e su questo tema, così cruciale e che tanto interesse suscita nella comunità scientifica internazionale (20), una maggiore attenzione anche da parte dell’oncologia italiana ci sembrerebbe più che opportuna. Il mondo è in grave sofferenza per un riscaldamento globale e progressivo e per un rischio incombente ed inimmaginabile per tutte le creature viventi. I ragazzi del mondo intero se ne sono accorti e protestano come possono. Di certo la grande parte dei fattori responsabili del disastro ambientale sono la diretta conseguenza delle attività antropiche, coincidono con sostanze tossiche e spesso cancerogene e sono il frutto di uno “sviluppo” che ha alterato gli equilibri stessi della biosfera e che non è in alcun modo più sostenibile. La letteratura oncologica è ricca di lavori e report che associano l’insorgenza di tumori a cause inquinanti: digitando oggi in PubMed “Pollution and Cancer” si trovano 8.835 voci, e con “Pesticides and Cancer ” 8.557. Sono presenti ricerche epidemiologiche e metanalisi con dati impressionanti (vedi riferimenti bibliografici), che dovrebbero far riflettere sull’urgenza di un drastico e radicale cambio di rotta ed un cambiamento di mentalità e di programmazione della futura politica in termini di salute (21- 30). A parte la battaglia contro il fumo, per la quale tutti concordiamo, riteniamo indispensabile rivolgere pari attenzione alle emissioni inquinanti, ai pesticidi in agricoltura, alle sostanze chimiche presenti anche in prodotti di uso quotidiano (spesso interferenti endocrini) ed anche all’inquinamento crescente da onde elettromagnetiche. Continuare ad enfatizzare il ruolo dello stile di vita nella genesi del cancro significa di fatto “colpevolizzare”, da un lato, i pazienti che tanto spesso si chiedono inutilmente cosa possono aver sbagliato nelle proprie scelte personali, addossando loro anche questo tormento all’angoscia della malattia, e dall’altro, viceversa, “assolvere” coloro che hanno la responsabilità delle scelte politiche ed imprenditoriali nella nostra società. Nuovi paradigmi di Prevenzione Primaria devono essere pensati, assunti ed organizzati perché il tempo per cambiare le sorti della salute umana e quella degli esseri viventi del pianeta sta per scadere.


Ruggero Ridolfi, Patrizia Gentilini, Paola Zambon, Medici per l’Ambiente ISDE Italia

18 maggio 2016

L'inquinamento Ilva sarà giudicato dalla Corte di Strasburgo

Tratto da Altalex
Perché l'inquinamento Ilva sarà giudicato dalla Corte di Strasburgo
I cittadini di Taranto accusano il governo
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Bruxelles, 17 mag. (askanews) - La Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo ha avvertito il governo italiano che dovrà difendersi dal ricorso di 182 cittadini di Taranto che lo accusano di aver mancato ai suoi doveri di proteggere l'ambiente in cui vivono e la loro salute, e di aver violato il loro diritto alla vita e alla vita privata, permettendo all'impianto siderurgico Ilva della città ionica di continuare a operare in questi anni.
Sotto accusa ci sono in particolare i sette decreti cosiddetti "salva Ilva" che il governo ha adottato fra il 3 dicembre 2012 e il 4 luglio 2015, lasciando l'impianto in attività anche dopo i risultati del rapporto "Sentieri" (14 maggio 2014) dell'Istituto superiore di Sanità, che avevano constatato un aumento significativo delle patologie mortali e delle ospedalizzazioni nella città ionica, e nonostante il fatto che non fossero state rispettate le condizioni della prima Autorizzazione integrata ambientale (Aia) del 4 agosto 2011, poi modificata il 27 ottobre 2012 con nuove scadenze per l'attuazione delle misure anti inquinamento (che avrebbero dovuto essere già in funzione). Inoltre, i 182 cittadini reclamano di non avere a disposizione dei mezzi di ricorso efficaci a livello nazionale per chiedere che siano tutelati i propri diritti, che considerano violati dal governo.
L'avviso al governo, che indica l'inizio del procedimento, è stato comunicato a Roma il 27 aprile scorso, ma solo oggi è stato reso pubblico sul sito della Corte di Strasburgo. Si tratta di una "procedura di comunicazione", prevista dall'articolo 45 del Regolamento della Corte, e non obbligatoria: viene attivata quando una camera di sette giudici decide che è opportuno avvertire il governo di uno Stato membro della Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo di essere accusato di violazione della Convenzione stessa. In questo caso, in realtà, i ricorsi sono due, molto simili: il primo è stato introdotto da 52 cittadini di Taranto il 29 luglio 2013, e il secondo da altri 130 cittadini il 21 ottobre 2015.
Per ragioni molto simili alle accuse dei ricorrenti (gravi problemi di inquinamento industriale e mancata protezione della salute umana), il governo italiano è anche oggetto di una procedura d'infrazione da parte della Commissione Ue. La procedura, dopo un "parere motivato" pubblicato dalla Commissione il 16 ottobre 2014, è ormai prossima allo stadio finale, il ricorso alla Corte di Giustizia dell'Ue di Lussemburgo (da non confondere con la Corte europea dei Diritti di Strasburgo). L'Esecutivo comunitario ha aperto anche un'indagine approfondita per verificare se siano stati concessi all'Ilva aiuti di Stato incompatibili con il diritto Ue.

17 giugno 2014

Peacelink : Lettera alla Commissione Europea Ilva, tempo scaduto

Tratto da Peacelink
Lettera alla Commissione Europea

Ilva, tempo scaduto


La direttiva europea 2010/75/UE prevede (articolo 8 comma 2) che "laddove la violazione delle condizioni di autorizzazione presenti un pericolo immediato per la salute umana o minacci di provo­care ripercussioni serie ed immediate sull’ambiente (...) è sospeso l’esercizio dell’installazione".
16 giugno 2014 - Associazione PeaceLink
Il tempo è scaduto e il governo italiano non ha fatto sostanzialmente nulla per regolarizzare la situazione dell'ILVA.

PeaceLink ha inviato stamane una lettera alla Commissione Europea per chiedere che la procedura di infrazione lanciata dalla Commissione contro l’Italia sul caso Ilva, e aggiornata il 16 aprile scorso con una seconda lettera di messa in mora, sia portata alla stadio successivo e che si arrivi presto in Corte di Giustizia dell'Unione Europea. 

Oggi la situazione è drammaticamente uguale a quella nella quale si è pronunciata la Commissione Europea.

A distanza di due mesi siamo di fronte ad uno stallo totale, mentre la città di Taranto continua a pagare l’altissimo prezzo della salute umana. 

Nei mesi passati, PeaceLink ha aggiornato costantemente la Commissione Europea, fornendo materiale di diverso tipo, quali ad esempio l'aggiornamento dello studio epidemiologico Sentieri che conferma la gravità della situazione sanitaria già focalizzata con le due precedenti pubblicazioni. (1)
Sono stati inviarti alla Commissione Europea video, fotografie e materiale di documentazione fornito dagli stessi operai ILVA. La Commissione Europea ha potuto consultare materiale Inail e ricevere aggiornamenti sull’inquinamento ricevendo report di dati pubblicati sul sito del Ministero dell’Ambiente e altro ancora. 

PeaceLink ritiene che nessun sostanziale passo in avanti sia stato compiuto al fine di mettere in opera - secondo le scadenze del cronoprogramma - quei miglioramenti tecnici e procedurali previsti dall'Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale). Attualmente diversi impianti dello stabilimento ILVA operano al di fuori delle prescrizioni dell'autorizzazione AIA che è un'autorizzazione europea finalizzata a garantire in tutt'Europa le stesse garanzie di protezione per la salute e l'ambiente, anche al fine di garantire una corretta concorrenza fra le imprese delle diverse nazioni. 

La Commissione europea aveva già detto ad aprile che l’Ilva di Taranto non rispetta le regole europee e che “rappresenta un pericolo immediato per la salute umana e rischia di provocare un immediato significativo effetto negativo sull’ambiente”(2)

PeaceLink ha chiesto alla Commissione di portare la procedura di infrazione allo stadio successivo, dopo aver constatato con grande rammarico che il Governo Italiano non ha ancora avviato nessuno cambiamento sostanziale nella questione Ilva e Taranto.

Ricordiamo che la direttiva europea 2010/75/UE prevede (articolo 8 comma 2) che "laddove la violazione delle condizioni di autorizzazione presenti un pericolo immediato per la salute umana o minacci di provo­care ripercussioni serie ed immediate sull’ambiente e sino a che la conformità non venga ripristinata conformemente alle lettere b) e c) del primo comma, è sospeso l’esercizio dell’installazione". (3)

Questa direttiva è stata recepita dalla legge italiana nello scorso aprile. Questo significa che il governo italiano è tenuto ad applicare come legge la direttiva europea su citata. Il governo italiano è tenuto quindi a fermare gli impianti non a norma con l'AIA che possano minacciare la salute e l'ambiente.

 Per PeaceLink
 Antonia Battaglia
Luciano Manna
Alessandro Marescotti

Riferimenti e fonti

14 maggio 2014

Dossier Sentieri, l’Italia dei veleni è sempre più malata: aumento dei tumori fino al 90%

Tratto dal Blog del Comitato per Taranto


Dossier Sentieri, l’Italia dei veleni è sempre più malata: aumento tumori fino al 90%


Nelle aree più inquinate d’Italia i tumori sono aumentati anche del 90% in soli dieci anni. L’Italia dei veleni ormai è così, più si scava e più sembra lontano e improbabile l’antidoto che salverà il malato. E questo non vale solo per le ruspe che fanno affiorare fusti interrati. Vale anche per gli studi epidemiologici che nelle aree più inquinate del Paese registrano, anche negli ultimi anni, aumenti preoccupanti della mortalità, dell’incidenza oncologica e dei ricoveri ospedalieri.

In particolare cancro della tiroide, tumore alla memmella e mesotelioma.
Pochi giorni fa, quasi in sordina, è stato pubblicato sul sito dell’Associazione degli epidemiologi il terzo dossier dell’Istituto superiore di Sanità sugli effetti sulla salute delle popolazioni esposte ai Sin, i Siti di interesse nazionale per le bonifiche. E’ l’aggiornamento dello studio “Sentieri”, realizzato dal Dipartimento ambiente e connessa prevenzione primaria dell’ISS dopo quelli realizzati nel 2010 e 2011.
L’indagine intende approfondire il livello di compromissione della salute dei 5 milioni di italiani che convivono coi fumi dei camini delle centrali a carbone, intorno alle discariche tossiche o in prossimità delle industrie chimiche che hanno sversamento per anni i loro veleni contaminando terreni e acque.
Stavolta, i ricercatori dell’ISS hanno lavorato su tre banche dati diverse, incrociando le rilevazioni sulla mortalità aggiornate al 2010 (le precedenti prendevano in esame gli anni 2002-2005), l’incidenza oncologica per gli anni 1996-2005 e dati di ospedalizzazione relativi al periodo 2005-2010. “La scelta è motivata dal fatto che quando si ha a che fare con patologie ad alta sopravvivenza lo studio della sola mortalità porterebbe a sottovalutarne l’impatto effettivo”, spiega Roberta Pirastu, docente alla Sapienza e curatrice del rapporto Sentieri. E’ il caso del tumore alla tiroide per il quale in alcuni Sin sono stati rilevati incrementi sia per l’incidenza tumorale che per i ricoveri. Nell’area Brescia-Caffaro, ad esempio, l’incidenza dei tumori rilevata è +70% per gli uomini e +56% per le donne, ai Laghi di Mantova +74% e +55%, a Taranto +58 e +20. Anche i ricoveri in eccesso sono un bollettino di guerra: a Brescia +79 per gli uomini e + 71% per le donne, +84 e + 91 ai Laghi di Mantova, a Milazzo +55 e +24, a Taranto +45 e +32.
Tornando alla nuova indagine va detto che la scelta di includere nell’analisi l’incidenza oncologica ha limitato la ricerca ai 18 siti in cui è attivo un registro dei tumori. Ma lo studio sarà completo per gli altri dati (mortalità, ricoveri) in tutti e 44 entro la fine dell’anno. In ogni caso l’evidenza della ricerca è una e pesantissima: Taranto e i comuni dell’area campana della Terra dei Fuochi non sono gli unici territori in cui tocca correre ai ripari, programmare screening sanitari, biometraggi, analisi dei contaminanti, oltre a bloccare subito gli scempi ambientali e dar corso a rapide bonifiche.......

Le conclusioni, con questi dati, dovrebbero essere un codice rosso per la politica sanitaria e ambientale, a livello nazionale e locale. 
Per tutti i SIN si chiede di acquisire maggiori conoscenze dei contaminanti presenti nelle diverse matrici ambientali per meglio stimare l’esposizione attuale e pregressa.
 Ma non è affatto scontato che succeda, come dimostra il caso dello studio sull’esposizione sanitaria bambini da un anno nel cassetto del Ministero in attesa di 350mila euro di fondi.......
Andare avanti, nonostante le scarse risorse a disposizione , è però necessario.

In siti più complessi, come quello di Taranto, i risultati di Sentieri e l’insieme delle conoscenze disponibili “attribuiscono un ruolo specifico alle esposizioni ambientali.
 Conoscenze “ricche e solide che rendono ora possibile prevedere procedure di valutazione integrata dell’impatto ambientale e sanitario (VIIAS)”. 
Tocca solo vedere se ci sarà la volontà di realizzarle nelle aree produttive compromesse, anche al prezzo di scoprire che il binomio tra lavoro-salute, che divide ormai l’Italia, non può essere risolto dal compromesso.(FQ) Qui l'articolo integrale

 Clicca qui :Sentieri from ilfattoquotidiano

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Salute, bambini a rischio tra discariche e veleni: c’è uno studio, nessuno lo finanzia

Hanno una possibilità di morte più alta del 4%, ma non si sa molto di più. Perché lo studio epidemiologico dell'Istituto superiore di sanità sui bambini che vivono tra i veleni non è stato realizzato, anche se costerebbe solo 350mila euro. Si trovano, invece, i fondi per lo studio della sigaretta elettronica (410mila euro) e dello stress da lavoro (480mila euro). Lo denuncia il rapporto “Sentieri”, lo studio epidemiologico sui siti inquinati di interesse nazionale finanziato dal Ministero della Salute...Continua a leggere qui