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02 agosto 2019

Ansa: Carbone, crolla la generazione Ue

Tratto da Ansa

Carbone, crolla la generazione Ue

Sandbag: nei primi 6 mesi -19%, cali quasi ovunque (Italia -28%). Intanto anche Zurich smette di finanziare i combustibili solidi (articolo di Quotidiano Energia)

 © ANSA
Quotidiano Energia - Tra il 2012 e il 2018 l’elettricità generata nella Ue dalle centrali a carbone si è ridotta del 30% e nei primi sei mesi 2019 di un ulteriore 19% rispetto all’analogo periodo dell’anno scorso. E’ quanto emerge da un rapporto di Sandbag, che sottolinea come il calo della generazione a carbone ha riguardato tutti i Paesi europei ad eccezione di Austria (+2%), Slovenia (+7%) e Bulgaria (+8%).
Nel semestre il calo maggiore si è registrato in Irlanda (-79%), seguita da Francia (-75%), Regno Unito (-65%) e Spagna (-44%). L’Italia ha evidenziato una contrazione del 28%, mentre il -22% della Germania non ha impedito al Paese di rappresentare ancora il 35% della produzione elettrica a carbone dei 28.
Nel periodo considerato si sono avuti in vari Paesi periodi in cui il carbone non ha prodotto neppure un kWh, come nel Regno Unito durante due settimane di maggio quando tutte le centrali sono rimaste spente: “Non avveniva dalla rivoluzione industriale”, rileva il centro studi.
Il carbone ha coperto nel semestre meno del 2% della domanda elettrica in Irlanda, Francia e UK e non oltre il 6% in Spagna e Italia.
Nel complesso, la produzione elettrica a carbone Ue è scesa nei 6 mesi di circa 50 TWh, sostituita da eolico e fotovoltaico (+32 TWh) e gas (+30TWh), con i maggiori incrementi della generazione a gas in Germania, Spagna, Italia e Francia.
Secondo Sandbag, i motivi alla base della débâcle del carbone sono essenzialmente tre: lo sviluppo di eolico e FV (“i Paesi che hanno realizzato più Fer sono anche quelli che hanno registrato i maggiori cali della generazione a carbone”), la sostituzione con il gas a seguito della crescita dei prezzi della CO2, la chiusura di alcune centrali a carbone.
Tuttavia, nota Sandbag, anche se la riduzione continuasse a questo ritmo per il resto dell’anno, nel 2019 arriverebbero dal carbone ancora il 12% delle emissioni di gas-serra Ue. Inoltre, “lo switch dal carbone al gas ha probabilmente raggiunto il picco e la tendenza non può perciò che invertirsi”.
I decisori politici devono pianificare adesso la piena transizione dal carbone alle energie pulite”, ha dichiarato l’analista di Sandbag Dave Jones.
Si allunga intanto la lista dei gruppi assicurativi che hanno deciso di non investire più nel carbone. Dopo Allianz e Axa nel 2015 (QE 24/11/15) e Bnp Paribas Cardif lo scorso marzo, arriva adesso Zurich Insurance Group, che ha annunciato un’accelerazione delle sue politiche ambientali con “l’obiettivo di ridurre l’uso dei combustibili fossili ad alta intensità di CO2”.
Nei prossimi due anni, precisa una nota, “Zurich coinvolgerà attivamente i suoi clienti e le società di investimento assistendoli nell’adozione di piani per la riduzione dell’esposizione al termoelettrico a carbone, alle sabbie bituminose e allo shale oil”.
In pratica, Zurich non sottoscriverà o investirà più in società che generano oltre il 30% del fatturato dall’estrazione di carbone, sabbie bituminose o shale oil; producono più di 20 milioni di tonnellate di carbone all’anno; generano più del 30% dell’elettricità da carbone, shale oil o sabbie bituminose; programmano di sviluppare nuove miniere o centrali a carbone o infrastrutture per le sabbie bituminose.
Il gruppo assicurativo svizzero conta inoltre di alimentare tutto il suo fabbisogno elettrico con fonti rinnovabili entro il 2022.

06 dicembre 2016

"Muoviamo l'Europa":Centomila firme per far pagare chi inquina

Tratto da  Il Cambiamento

Centomila firme per far pagare chi inquina

Sta galoppando verso le centomila firme la petizione che la settimana prossima sarà consegnata ai membri della Commissione Ambiente del Parlamento Europeo per far sì che, finalmente, chi inquina paghi, ma paghi salatissimo.

Centomila firme per far pagare chi inquina
Anima dell'iniziativa è WeMove.eu, il movimento "Muoviamo l'Europa", che ha trovato il supporto di Climate Action Network, WWF, Sandbag, Carbon Market Watch e Oxfam.
«Coloro che inquinano non possono più passarla liscia – scrivono sulla petizione i membri di WeMove.eu - bisogna agire perché scontino tutti i danni inflitti alla nostra salute, al clima, all’ambiente». Le firme saranno consegnate la prossima settimana alla Commissione Ambiente del Parlamento Europeo che deve pronunciarsi su una proposta di legge che fissi un prezzo per le emissioni di carbonio. «Con questo voto - dicono da WeMove - si sostiene la nuova riforma delle politiche sul clima, si sollecita la definizione di un prezzo giusto sulle emissioni di anidride carbonica e si agisce contro la minaccia del cambiamento climatico. Non dobbiamo permettere che le lobby industriali dettino legge sulle politiche europee».
«Quando qualcuno fa un danno ci si aspetta che rimedi. Ma quando le imprese inquinano per aumentare i loro profitti siamo noi che paghiamo costi enormi in termini di salute, danni all’ambiente e in soldi che vanno alle tasse. Occorre che le aziende che inquinano paghino e rivedano le loro modalità. Il prezzo che pagano è troppo basso e questo è misura di un sistema sbagliato che va sanato. La Commissione per l’ambiente del Parlamento Europeo sta per pronunciarsi su un voto decisivo in merito a una proposta di legge seria che fissi un prezzo per le emissioni di carbonio. Abbiamo una possibilità concreta di far pagare le industrie e le centrali elettriche per l’inquinamento che producono e che sta distruggendo il clima, ma se non agiamo subito prevarrà una legge debole che congelerà i nostri intenti per i prossimi 15 anni. L’esito dell’imminente votazione è incerto. In questa Commissione ci sono 72 membri. Sappiamo che 18 membri del Parlamento Europeo voteranno per una legge forte, ma sappiamo anche che 18 si opporranno. I restanti potranno votare l’una o l’altra alternativa e abbiamo ragione di allarmarci: dopo l’elezione di Donald Trump, gli umori sono a terra in Commissione e le speranze in una legge forte stanno svanendo. Il futuro della lotta in Europa per il cambiamento climatico è in bilico ed è qui che noi entriamo in gioco! Inonderemo i social media dei membri del Parlamento indecisi di parole di incoraggiamento e sollecitazioni all’azione. La nostra petizione arriverà nei loro uffici. Le nostre 100.000 voci diventano una sola, rivolta direttamente ai nostri rappresentanti eletti per renderli consapevoli di quanto conti far pagare i danni dell’inquinamento e quanto essenziale sia la lotta alla crisi climatica. Unisciti ora e cogli l’occasione per chiamare all’azione i parlamentari europei interni alla Commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (ENVI) e spingerli a sostenere la riforma del sistema europeo di scambio di quote di emissione per il periodo 2021-2030».
«In particolare chiediamo loro di:
- Mobilitarsi per ridurre le emissioni più velocemente, raggiungere obiettivi più ambiziosi e ampliare con gradualità i traguardi,
- Annullare in modo permanente le licenze di emissioni concesse, che hanno portato a ribasso il prezzo del carbone consentendo alle industrie di rilasciare gas a prezzo più basso,
- Non dare soldi alle industrie che inquinano ma, al contrario, costringerle a pagare, opponendosi al conferimento di licenze destinate ad aziende che ricorrono al combustibile fossile.
- Destinare il denaro ricavato dalle nuove politiche ambientali al campo dell’energia rinnovabile e all’adozione di misure di supporto a soggetti che le necessitano come: chi lavora in Europa e ha bisogno di aiuto nella fase di transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio e i soggetti vulnerabili che stanno già subendo conseguenze legate alla situazione climatica nei paesi in via di sviluppo».

11 ottobre 2016

Ambiente: Wwf, ridurre carbone salverebbe ventimila vite l'anno

Leggi su WWF 

Eliminare il carbone salva la vita.


Leggi l'articolo integrale su WWf
Tratto da Agi

Ambiente: Wwf, ridurre carbone salverebbe 20mila vite l'anno

Il rapporto rileva, inoltre, che la legislazione vigente non riesce a perseguire gli obiettivi fissati per la salute a causa della concessione di deroghe speciali che consentono emissioni oltre i livelli di sicurezza concordati. Al momento della pubblicazione, oltre la meta' delle centrali elettriche a carbone in Europa hanno "permessi a inquinare" oltre i limiti stabiliti nella direttiva sulle emissioni industriali. Prima della fine dell'anno l'Unione Europea e gli Stati membri avranno l'opportunita' di adottare migliori standard di prestazione ambientale (descritti nel rivisitato LCP BREF - Large Combustion Plan Best available technique REFerence document"). Accettando questi standard e applicando limiti effettivi in materia di inquinamento del carbone sarebbe possibile ottenere un reale progresso in termini di miglioramento della salute delle persone in tutta Europa. Il processo di revisione e' gia' stato rinviato per piu' di due anni, con 5.600 morti che si sarebbero potute evitare e un costo sanitario totale di oltre 15.6 miliardi di euro. Il report ha ricevuto il sostegno di diversi professionisti medici. "L'inquinamento atmosferico uccide" dice il professor Bert Brunekreef della European Respiratory Society. "Gli esperti di salute polmonare chiedono azioni correttive immediate. 
L'inazione non e' giustificabile quando in gioco ci sono la vita e la salute umane". (AGI)

28 agosto 2016

Europa, 20 mila morti da carbone. In Francia c'e' in studio la Carbon tax

Tratto da Giornalistinell'erba

Europa, 20 mila morti da carbone. In Francia arriva la Carbon tax

carbone1
Parigi sferza il suo attacco al cambiamento climatico. Nella Francia del post Cop21 tra il ventaglio di idee per fronteggiare gli impegni presi al tavolo della Ville Lumière c’è allo studio la “Carbon tax”.
Le centrali a carbone dovranno pagare 20-30 euro a ogni tonnellata di anidride carbonica emessa per arrivare ad una quota di 50 euro nel 2030. Questo è il tributo che tenterà di incentivare le fonti rinnovabili o le centrali a metano (che rispetto al carbone producono meno gas serra). Nel mirino ci sono ben 4 impianti che forniscono energia per 3.000 megawatt complessivi.
Il piano anticarbonio è quanto emerge da un rapporto lungo più di 100 pagine, nato dal dialogo tra il ministro francese,Ségolène Royal, con Pascal Canfin, direttore generale del WWF francese, Alain Grandjean, economista e Gérard Mestrallet, presidente di Engie.
Non c’è più tempo per la compravendita delle “quote di CO2”. Per restare nei 2° C bisogna fare di più, bisogna ridurre le emissioni climalteranti. La soluzione francese punta a questa direzione.
Ad oggi i paesi che hanno adottato una ecotassa simile sono Svezia, Norvegia, Finlandia, Danimarca, Olanda e Irlanda. Dall’altra parte delle Alpi, l’Italia del post Cop21 non sembra, invece, tanto in prima linea nella battaglia al Global warming. “Manca un risveglio civile dell’opinione pubblica” sostengono Ferraris e Bompan, nel loro ebook “Il mondo dopo Parigi”.
Eppure la situazione è gravissima. Sono ben 22.900 le morti premature in tutta Europa, vittime degli effetti transfrontalieri delle polveri delle centrali a carbone. La spesa sanitaria relativa a malattie imputabili a questa fonte fossile ammonta a 62,3 miliardi di euro. Per fare un paragone, le vittime ogni anno della strada sono 26 mila.
Si tratta di numeri allarmanti che sono stati pubblicati nel rapporto “Europe’s Dark Cloud” frutto del lavoro di un gruppo di Ong green, tra le quali spicca il Wwf, Can (Climate Action Network),Heal (Health Environment Alliance) e Sandbag. Lo studio fa riferimento all’inquinamento prodotto dalle 257 delle 280 centrali a carbone attive nell’Ue nel 2013.
La bandiera nera assegnata sulla base degli impianti più nocivi spetta a Polonia, Germania, Romania, Bulgaria e Regno Unito. Mentre tra i paesi vittime, che subiscono di più le conseguenze della “nuvola oscura”, ci sono la stessa Germania (3630 morti premature tra inquinamento interno ed esterno), l’Italia (1610), la Francia (1380), la Grecia (1050) e l’Ungheria (700).

05 luglio 2016

"Europe's Dark Cloud":Le centrali a carbone in Europa provocano 23mila morti all'anno

Studio Ong, un inquinamento 

    senza confini che costa 62,3 mld
Tratto da Panorama
L'inquinamento da centrali a carbone nel 2013 è stato responsabile di 22.900 morti premature in tutta Europa, non molte meno delle 26 mila vittime causate ogni anno dagli incidenti stradali.
Il dato che emerge dal primo studio sugli effetti transfrontalieri delle polveri originate dalla produzione di energia da carbone, pubblicato da un gruppo di Ong e organizzazioni ambientaliste quali Wwf, Can (Climate Action Network), Heal (Health Environment Alliance) e Sandbag.
Il rapporto, dal titolo "Europe's Dark Cloud", presenta un'analisi dell'impatto sulla salute dell'inquinamento atmosferico prodotto da 257 delle 280 centrali a carbone attive nell'Ue.

Secondo lo studio, l'inquinamento da centrali a carbone è responsabile di decine di migliaia di casi di malattie, con costi per i sistemi sanitari europei che nel 2013 hanno raggiunto quota 62,3 miliardi di euro.
Gli impianti più nocivi per la salute dei cittadini di altri paesi, precisa lo studio "Europe's Dark Cloud", si trovano in Polonia (responsabili di 4690 decessi prematuri oltreconfine), Germania (2490), Romania (1660), Bulgaria (1390) e Regno Unito (1350).
Tra i paesi a subire di più le conseguenze della "nuvola oscura" sono la stessa Germania (3630 morti premature tra inquinamento interno ed esterno), Italia (1610), Francia (1380), Grecia (1050) e Ungheria (700). 

(Ansa, Wwf)

05 dicembre 2015

Rapporto Greenpeace :“Fine di un’era: perché ogni Paese europeo deve pianificare l’uscita dal carbone”

Tratto da La Stampa

Così inquinano le centrali a carbone europee

Secondo un rapporto di Greenpeace, per rispettare gli obiettivi indicati dall’Unione Europea, occorre una immediata chiusura di questi impianti
Se davvero vogliono contrastare i cambiamenti climatici, i leader europei devono accelerare la dismissione degli impianti a carbone. È questa la chiarissima conclusione del rapporto “Fine di un’era: perché ogni Paese europeo deve pianificare l’uscita dal carbone” pubblicato oggi da Greenpeace, a margine della COP di Parigi.

Il rapporto mostra che le emissioni delle centrali a carbone europee, ormai molto vecchie, dovrebbero diminuire tre volte più velocemente di quanto previsto dall’Unione Europea per essere in linea con gli sforzi globali necessari a fermare la febbre del pianeta.

Basandosi sul più completo database delle centrali a carbone europee mai realizzato, gli analisti del think tank Sandbag e del Climate Action Network (CAN) sono riusciti per la prima volta a quantificare le emissioni di CO2 rilasciate dalle 280 centrali operative in Europa.

Nel 2014 questo vasto parco di impianti a carbone ha rilasciato 762 milioni di tonnellate di CO2, pari a quasi un quinto (18 per cento) delle emissioni europee di gas serra, e di poco inferiore al totale delle emissioni dei trasporti su strada dell’intera Europa (il 21 per cento del totale delle emissioni dell’Ue).
Risultati immagini per cubo di c02
 Vi siete mai chiesti :"Quanto è grande una tonnelata di CO2?"
Lo studio di Greenpeace dimostra inoltre che due terzi degli impianti a carbone in Europa sono attivi da 30 anni o più. Questo li rende particolarmente inefficienti, inquinanti e soggetti a incidenti.

Esaminando la situazione italiana, delle 280 centrali europee il nostro paese ne tiene in funzione ancora 11, che producono il 9 per cento del totale delle emissioni italiane e circa 8 GW operativi. In testa alla classifica ci sono la Polonia e la Repubblica Ceca, con rispettivamente 46 e 39 centrali elettriche a carbone. Un terzo delle centrali italiane ha più di trent’anni, è sempre un terzo di loro l’anno prossimo non rispetterà i criteri europei minimi di qualità dell’aria.

Il rapporto, commissionato da Greenpeace UK e CAN Europe, sprona i leader europei a prendere coscienza dell’inquinamento causato dal carbone e ad approvare piani energetici basati su tecnologie più pulite che consentano una rapida uscita dal carbone.

«Se i leader europei non si impegneranno attivamente per superare questa fonte energetica, la più sporca tra i combustibili fossili, le loro vecchie centrali a carbone rischiano di vanificare tutti gli sforzi per contrastare il riscaldamento globale», dichiara Diana Vogtel, della campagna Energia di Greenpeace UK.

Secondo gli esperti dell’Agenzia internazionale dell’energia (AIE), le emissioni di CO2 derivanti dalla combustione di carbone dovrebbero diminuire dell’8 per cento all’anno fino al 2040 per far sì che l’innalzamento della temperatura globale rimanga entro la soglia di sicurezza di 2°C.

«Dal Canada alla Finlandia fino al Regno Unito, i leader delle economie più avanzate stanno dimostrando che è possibile fissare una data per la fine all’era del carbone», ha dichiarato Wendel Trio, direttore di CAN Europe. «Abbiamo bisogno che il summit di Parigi produca un accordo forte per accelerare l’uscita dal carbone in tutta l’Europa».