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23 aprile 2014

1)Centrale a carbone Tirreno Power, no della Procura all'istanza di riaccensione.2)Centrale a carbone a Saline Joniche, blitz ambientalista all’assemblea dei soci di Hera


(ANSA) - VADO LIGURE (SAVONA), 23 APR - 
E' arrivato il 'no' della Procura della Repubblica di Savona all'istanza di riaccensione di Tirreno Power per smaltire il carbone rimasto nel parco della centrale elettrica di Vado Ligure per evitare il rischio di ossidazione anche per motivi di sicurezza. Dopo il parere negativo da parte della Procura ora spetta al giudice per le indagini preliminari Fiorenza Giorgi valutare la richiesta presentata da Tirreno Power.
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 Tratto da Greenreport
Centrale a carbone a Saline Joniche, blitz ambientalista all’assemblea dei soci di Hera
[23 aprile 2014]
Hera c 1
Stamattina Comitato No Carbone Saline Joniche, Comitato Sì alle Energie Rinnovabili – No al Nucleare, Coordinamento Emilia Romagna Comitati Acqua Bene comune, Greenpeace, Legambiente, Re:Common e WWf si sono dati appuntamento questa mattina a Bologna, dove nella sede del CNR si svolgeva l’assemblea dei soci di Hera,   «Per invitare tutti i sindaci azionisti a chiedere che la multiutility esca definitivamente dal progetto di centrale a carbone che si vorrebbe costruire a Saline Joniche, in Calabria».
Secondo Comitati ed associazioni si tratta di «Un progetto  devastante per gli impatti sulla salute, sul territorio e sui cambiamenti climatici, e che ha già fatto registrare impatti negativi anche sul bilancio dell’azienda. Investire sul carbone oggi, significa promuovere la fonte energetica che più di tutte pesa sul riscaldamento globale, la più grave crisi ambientale che l’uomo si sia mai trovato ad affrontare. La Commissione intergovernativa Onu sul cambiamento climatico (Ipcc) ha già evidenziato più volte come l’aumento della temperatura del pianeta si manifesterà nell’incremento dei fenomeni meteorologici estremi, in una preoccupante emergenza idrica nell’area del Mediterraneo, in un aumento dei profughi in fuga da deserti e allagamenti. L’Ipcc ha inoltre illustrato come i costi dei danni causati dall’aumento delle temperature sarebbero di gran lunga maggiori rispetto alle perdite di un’economia a basse emissioni di carbonio».
Per gli ambientalisti e i no-coal  «È inaccettabile quindi che la più importante multiutility della regione Emilia-Romagna veda come importante fonte di business la produzione di energia elettrica dal carbone, tanto da  essere coinvolta come azionista nel progetto di nuova centrale a Saline Joniche  e negli impianti di Tirreno Power. Una società, quest’ultima, i cui vertici sono sotto indagine per la morte di oltre 400 persone residenti nel savonese per malattie respiratorie e cardiovascolari causate dalle emissioni nocive della centrale a carbone di Vado Ligure, impianto attualmente sotto sequestro».
Per le associazioni è anche inaccettabile Soprattutto che i sindaci azionisti di Hera dichiarino di voler applicare politiche virtuose per la riduzione di CO2 nei propri comuni mentre poi supportino progetti di segno opposto a casa d’altri».
Durante il blitz è stato fatto notare che «Peraltro oltre ad essere devastanti sul lato ambientale, le centrali carbone non rappresentano nemmeno un buon investimento economico, come dimostra l’ultimo bilancio del gruppo HERA che nel 2013 registra l’iscrizione di una perdita di oltre 10 milioni di euro per le perdite subite dalla stessa Tirreno Power».
A più di un mese dall’appello rivolto ai sindaci azionisti di Hera perché si opponessero al progetto calabrese, i sindaci di Forlì, Ferrara, Padova e Muggia (Ts) hanno preso le distanze dal progetto dichiarando il loro fermo no all’intervento a Saline Joniche ora la coalizone no-carbon  chiede ai 4 sindaci di portare la questione all’Ordine del Giorno della prossima riunione utile del Patto di Sindacato «per far valere le scelte dei cittadini, e per un ritorno al controllo pubblico delle azioni delle aziende a partecipazione pubblica» ed aggiunge che «L’invito a tutti gli altri Sindaci è di farsi carico della strategia aziendale di Hera  a partire da un chiaro no agli investimenti sul carbone, scegliendo così di salvaguardare la salute dei cittadini calabresi e la vita del pianeta. Oggi più che mai è necessaria una riflessione complessiva sulle strategie aziendali di Hera , e la vicenda calabrese può essere una buona partenza, a partire da una decisione chiara: uscire dal progetto di centrale a carbone di Saline Joniche».


28 novembre 2013

CENTRALE,BLIZ DELLA PROCURA A ROMA

Tratto da Il Secolo XIX oggi in edicola 

CENTRALE,BLIZ DELLA PROCURA A ROMA 
Viaggio del Procuratore Granero e del Pm  Paolucci per ascoltare i tecnici del Ministero



Super Lavoro.
Gli investigatori,stanno ascoltando da due giorni persone informate sui fatti
 Nel Mirino
Visita  all' ISPRA che si occupa ,tra l'altro, 
dell' accuratezza dei controlli sulle emissioni.

16 novembre 2013

L' EMERGENZA AMBIENTE :Tirreno Power bliz dei Noe in Regione Liguria

Immagini tratte da "La Repubblica" di oggi.    


Pubblichiamo  gli articoli integrali di Marco Preve su   "La Repubblica "di oggi

 Tratto da Arpa Piemonte

Isocinetismo

Tecnica di prelievo delle polveri da flussi convogliati che prevede una aspirazione del campione con un flusso tale da mantenere la velocità di impatto del particolato sul filtro uguale a quella di traslazione nella condotta.

Tratto da La Repubblica on line

Tirreno Power blitz in Regione

Nel mirino l'autorizzazione per le emissioni della centrale a carbone di Vado. La procura di Savona acquisisce l'Aia ministeriale che fissa i parametri sulla concentrazione dei fumi
SAVONA  -  Si apre un nuovo fronte nell'inchiesta della procura di Savona sulla centrale a carbone Tirreno Power di Vado Ligure: quello sull'operato del ministero e degli enti locali. 
Su disposizione del procuratore capo Francantonio Granero e del pm Chiara Maria Paolucci, nei giorni scorsi i carabinieri del Noe si sono presentati negli uffici della Regione Liguria per acquisire un corposo elenco di documenti e prendere a verbale una serie di tecnici e funzionari sentiti in veste di testimoni.

Nel mirino degli inquirenti c'è l'Aia nazionale, ovvero l'Autorizzazione integrata ambientale che, come si può leggere sul sito del ministero dell'Ambiente, è "il provvedimento che autorizza l'esercizio di un impianto o di parte di esso a determinate condizioni" che devono garantire la conformità ai requisiti stabiliti dalle leggi contro l'inquinamento.
Il rilascio dell'Aia era avvenuto nel settembre del 2012 con sette enti che avevano votato a favore dell'autorizzazione ......

Ma è stata proprio l'interpretazione dei parametri concessi a Tirreno Power a scatenare una nuova ondata di proteste da parte dei comitati di residenti di Vado e Quiliano e delle associazioni che si riconoscono nella Rete contro il carbone.


"Sono stati concessi alla centrale di Vado dei limiti clamorosamente superiori a quelli previsti dalla normativa sulle Mtd, Migliori tecnologie disponibili  -  dicono dalla Rete  -  . Tanto per fare un esempio, per il monossido di carbonio è statoconcesso un limite in concentrazione di ben cinque volte rispetto al massimo previsto dalle prestazioni Mtd"......

Ma la popolazione ha perso la fiducia, sia nelle istituzioni che nei confronti della società...... 

Leggi l'articolo integrale su La Repubblica




06 novembre 2013

Centrale di Vado Ligure, il blitz della Procura. "L’inchiesta è stata secretata."

   Tratto da Il Secolo XIX online

Centrale, il blitz della Procura


Giovanni Ciolina
Savona - «L’inchiesta è stata secretata.
In questo momento abbiamo bisogno della massima riservatezza per procedere nel lavoro investigativo. Siamo nella fase più delicata».
Il procuratore della Repubblica Francantonio Granero alza la guardia con il consueto garbo, ma di fatto conferma come l’inchiesta su Tirreno Power sia entrata nel vivo dopo l’iscrizione nel registro degli indagati di tre personaggi nell’ambito del management aziendale per disastro ambientale.
Riserbo adottato con lo stesso legale di Tirreno Power, Fausto Mazzitelli, che ieri si è presentato a palazzo per avere informazioni. L’inchiesta però è viva.
 E che il lavoro dei consulenti prosegua nonostante il deposito della perizia lo dimostra il blitz effettuato l’altro giorno nella centrale di Vado Ligure da parte di un consulente chiamato a verificare i dati inerenti le emissioni e acquisire ulteriore documentazione.
Una presenza che non è passata inosservata in centrale, ma sulla quale nessuno rilascia dichiarazioni. Neppure indiscrezioni sono ammesse in questa fase della vicenda, dettagli capaci di suggerire l’eventuale percorso che il procuratore Granero e il sostituto Chiara Maria Paolucci vogliono percorrere in questa storia. 
A cominciare dal numero degli indagati. Al momento sono ufficialmente tre, ma l’entità delle iscrizioni sembra destinata a lievitare con il prosieguo del lavoro della polizia giudiziaria.
L’inquinamento ambientale potrebbe prevedere anche responsabilità al di fuori del management aziendale.
I vertici di Tirreno Power continuano a ribadire la bontà e soprattutto il rispetto dei parametri prescritti per il funzionamento della centrale vadese, ma a quel punto, come hanno sottolineato i comitati ambientalisti nell’esposto presentato dall’avvocato Ceruti, bisognerà accertare l’eventuale esistenza di responsabilità da parte degli incaricati dei controlli.
Resta da capire se e come la Procura si muoverà su questo versante, anche perché, se disastro ambientale c’è stato, qualcosa non avrebbe funzionato nella procedura delle varie concessioni. Insomma, il caso Tirreno Power si annuncia come un complicatissimo insieme di scatole cinesi da aprire per verificarne la sorpresa. Al momento, però, sembra prematuro lanciarsi in qualsiasi ipotesi, anche se il caso dell’Ilva di Taranto insegna e non è escluso che l’inchiesta avviata dalla procura savonese possa ricalcarne, anche solo in parte, alcuni passaggi.
Come non è escluso che i blitz di consulenti e uomini della polizia giudiziaria possano ripetersi nelle prossime settimana con una continua escalation. Il tema è caldo al sesto piano. Caldissimo, proporzionale alla segretezza che da due giorni avvolge tutti gli aspetti della vicenda. Lo stesso procuratore Francantonio Granero non ha nascosto la sua intenzione di dedicarsi anima e corpo all’inchiesta per arrivare a una conclusione in tempi più rapidi possibili.
Troppo delicata la posta in palio (la salute della gente) e soprattutto molti gli interessi in gioco per potersi permettere di procedere a cuor leggero.

04 ottobre 2013

Blitz alla centrale Enel di Porto Tolle , tutti assolti gli attivisti Greenpeace

Tratto da Il Resto del Carlino

Blitz alla centrale Enel, tutti assolti gli attivisti Greenpeace


Lo striscione di Greenpeace sulla centrale di Porto Tolle (Ansa)
Lo striscione di Greenpeace sulla centrale di Porto Tolle (Ansa)

Rovigo, 4 ottobre 2013 - Tutti assolti per occupazione abusiva e imbrattamento. Condannati a una multa di 300 euro a testa per danneggiamento. Così si è concluso nel tribunale di Adria il processo che ha visto imputati 25 attivisti di Greenpeace per l’occupazione nel 2006 della Centrale Enel di Porto Tolle.
L’occupazione era iniziata alle 5 del mattino del 14 dicembre 2006 e terminata nel primo pomeriggio del 16. Gli attivisti di Greenpeace erano entrati nello stabilimento dove, tra le varie, avevano srotolato uno striscione («No carbone») visibile a tre chilometri di distanza e avevano scalato la ciminiera della centrale. Da lì, a un’altezza di 250 metri, si erano calati con delle corde restando appesi nel vuoto.
Gli imputati di diverse nazionalità (italiani, inglesi, olandesi, svizzeri, tedeschi e cechi) e tra loro c’è anche Giuseppe Onufrio, poi divenuto direttore esecutivo di Greenpeace.

11 settembre 2013

Blitz di Legambiente a Vado Ligure:“Stop al carbone.Fermiamo le centrali più inquinanti d’Italia”

Guarda il Video Ansa
Legambiente sfila a Vado
 contro centrale a carbone
Stricioni in spiaggia:
 difendiamo la nostra salute
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Tratto da Dazebao news

Stop al carbone. “Fermiamo le centrali più inquinanti d’Italia”

 
Blitz di Legambiente a Vado Ligure. “Il futuro energetico italiano passa per una generazione distribuita da fonti rinnovabili e la riqualificazione del patrimonio edilizio, le uniche vere scelte nell’interesse dei cittadini”.


 “Stop al carbone”. Una giornata contro la fonte fossile più inquinante: un blitz davanti alla centrale dove ha srotolato lo striscione, una conferenza stampa, un convegno e una festa a Savona con la Goletta Verde. 
Oggi Legambiente ha organizzato una giornata di protesta contro il carbone davanti alla centrale da 660 MW di Vado Ligure, cui si vorrebbe aggiungere un ulteriore gruppo sempre a carbone da 460 MW, per dire Stop alle centrali più inquinanti e bloccare l’utilizzo della fonte fossile più impattante per il clima.

“Non esiste  alcuna ragione economica o ambientale per continuare a utilizzare il carbone in Italia” - ha dichiarato Edoardo Zanchini, Vice presidente nazionale di Legambiente, nel corso della conferenza stampa che si è svolta sul lungomare della cittadina -. 

La crescita continua della produzione da fonti rinnovabili, infatti, permette oggi di poter finalmente chiudere o riconvertire le centrali elettriche più vecchie e inquinanti. Per questo chiediamo al Governo e alle Regioni un impegno chiaro in questa direzione, per continuare a investire nella generazione distribuita da fonti rinnovabili e nella riqualificazione energetica del patrimonio edilizio. 
Ossia, chiediamo un vero segnale di cambiamento nell’interesse dei cittadini e delle imprese”.

Nel corso della conferenza stampa sono state messe in evidenza proprio le nuove condizioni della produzione elettrica in Italia: il contributo delle fonti rinnovabili nei primi 8 mesi del 2013 è stato pari al 40,5% della produzione netta e al 35,7% della domanda nazionale. Ma non solo. Proprio la produzione da energia pulita ha permesso di ridurre, come non accadeva da anni, il prezzo di acquisto dell’energia elettrica nella borsa italiana (PUN).
”Invece di capire la portata di questo cambiamento, per aiutarne la prospettiva e generare vantaggi per le famiglie, il governo italiano concentra tutta la sua attenzione sui tagli agli incentivi alle rinnovabili e nell’introdurre nuovi sussidi per le fonti fossili”, ha sottolineato ancora Zanchini.

“La nostra regione paga un contributo salatissimo all’economia del carbone con una industria tra le più grandi in Europa per la produzione di coke siderurgico a Cairo Montenotte e le tre centrali termoelettriche di La Spezia, Genova e Vado Ligure - ha aggiunto Santo Grammatico, Presidente di Legambiente Liguria -. 

Il grande successo del Festival Contro il Carbone che si è svolto nel mese di agosto a Vado Ligure, con la mobilitazione di numerosi volontari e il coinvolgimento di migliaia di persone, ha dimostrato chiaramente qual è il punto di vista e la preoccupazione dei cittadini liguri.
Una preoccupazione che dovrebbe essere fatta propria dalla Regione, ché sollecitiamo perché indirizzi il nuovo Piano Energetico Ambientale verso l’azzeramento delle politiche di promozione del carbone e la riduzione dell’utilizzo delle fonti fossili, permettendo il raggiungimento degli obiettivi europei  del il 2020”.

Per cambiare lo scenario energetico in Italia Legambiente chiede una moratoria, con lo stop di tutti i progetti di costruzione e ampliamento di centrali a carbone, e l’introduzione di una carbon tax sulle centrali sulla produzione termoelettrica, sulla base delle emissioni di CO2 prodotte dagli impianti, che permetterebbe di premiare le pro­duzioni più efficienti (come le centrali a gas a discapito di quelle a carbone o a olio combustibile) generando nuove risorse.
In parallelo, per l’associazione ambientalista, si può intervenire subito sulle bollette tagliando la spesa di oltre 5 miliardi di Euro - tra sussidi alle fonti fossili, oneri impropri, sconti in bolletta ai grandi consumatori di energia elettrica - e spingere sia la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente che tutte le forme di au­toproduzione di energia elettrica e termica, sviluppando così le rinnovabili senza incentivi e concretizzando i risparmi in bolletta per imprese e famiglie.