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15 marzo 2018

TORINO:La Procura indaga per l’inquinamento.Nel mirino le misure di Comuni e Regione

Tratto da Cronaca qui
Consegnata la consulenza sugli effetti per la salute

La Procura indaga per l’inquinamento: 297 giorni di smog

Relazione del Noe sugli sforamenti dal 2015: nel mirino le misure di Comuni e Regione
L'area  della Città Metropolitana di Torino come la Terra dei Fuochi del Casertano. Con la differenza che qui ad appestare l’aria non sono i veleni sotterrati dalle mafie, ma i gas di scarico delle auto e le emissioni delle ciminiere. Una vera e propria bomba ecologica che è già esplosa e adesso diventa oggetto di un’inchiesta penale sul Pm10 e i suoi effetti che fa tremare la politica.
Il fascicolo è stato aperto dopo la presentazione dell’esposto di un cittadino preoccupato per il futuro dei propri figli e l’ipotesi di reato, al momento, è quella di “inquinamento ambientale” prevista dalla legge 68 del 2015.
Per ora, i sostituti procuratori Cristina Bianconi e Gianfranco Colace, coordinati dagli aggiunti Vincenzo Pacileo e Enrica Gabetta, non hanno iscritto alcun nome sul registro degli indagati. Ma la strada che punta a quegli amministratori con competenze specifiche in materia sembra tracciata, e presto potrebbero partire i primi avvisi di garanzia....

02 agosto 2015

Intercettazioni sull'inchiesta della centrale a carbone di Vado Ligure: Mozione alla camera del M5S del 30 luglio 2015 .


XVII LEGISLATURA
Allegato B

Seduta di Giovedì 30 luglio 2015

ATTI DI INDIRIZZO
Mozioni:
  

La Camera, 
   premesso che:
da notizie di stampa si apprende che dalle intercettazioni sull'inchiesta della centrale a carbone di Vado ligure viene citato nella carte dei Noe dei carabinieri numerose volte il nome del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti;
    riguardo a De Vincenti – non indagato – gli investigatori dicono: «Le registrazioni dimostrano come la pubblica amministrazione con particolare riferimento all'allora viceministro dello sviluppo economico, Claudio De Vincenti, si adoperi per suggerire la strada a Tirreno Power per aggirare la prescrizione che impone la copertura del carbone»; 
    De Vincenti, secondo gli investigatori, avrebbe ipotizzato di chiedere al Csm un'azione disciplinare contro il pm Francantonio Granero. Un lavoro corposissimo quello della procura di Savona e dei Noe: 800 mila pagine. Le frasi dei dirigenti dei ministeri sono rivelatrici: «Se si volesse fare una cosa pulita», «Questa pulita non potrà mai essere, meno sporca...»;
    ancora: «Abbiamo una porcata da fare in trenta minuti, scritta da loro, dallo sviluppo economico «Mi sputerei in faccia da solo». Fino a un riferimento forse all'Ilva: «Stiamo scrivendo un'altra norma porcata... c'ho un conato». Dal rapporto del Noe emergerebbero gli appoggi della società Tirreno Power; fino a pochi anni fa controllata da Sorgenia, che faceva capo al gruppo De Benedetti, ora è detenuta con quote paritetiche con la società ENGIE (ex Gdf Suez);
   sempre in un'altra conversazione tra Massimiliano Salvi (direttore di Tirreno Power) e due dirigenti del ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare risulta: «La Severino (Paola, ex Ministro della giustizia, oggi avvocato di Tirreno Power, ndr) mi dice... in questo Paese i governatori possono fare quello che vogliono... pure De Vincenti ieri mi dice... ma non si può fare un esposto al Csm ? Non si può fare aprire un'indagine al ministero della giustizia...», dice Salvi. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio del governo Renzi, che si occupava di una centrale responsabile – per i pm – della morte di centinaia di persone, di fatto ipotizza con i dirigenti di perseguire i magistrati;
    risulta anche una riunione organizzata dal viceministro Claudio De Vincenti per mostrare uno studio dell'Istituto superiore della sanità che «invalida» la perizia dei pm. Quella che parla di 440 morti per la centrale di Vado. Governatori, sindaci, sindacati, perfino vescovi. I manager Sorgenia e Tirreno Power le provano tutte. Ma il loro «asso nella manica», secondo i pubblici ministeri, è De Vincenti;
    i magistrati savonesi avevano chiesto di registrare i suoi colloqui: «In un ristorante di Roma verrà organizzato un incontro tra i vertici Cir-Sorgenia Andrea Mangoni, Francesco Claudio Dini e De Vincenti...» si richiede la registrazione del «colloquio che lascia ben presupporre l'organizzazione di attività corruttiva». Ma il Gip boccia la richiesta. ...
    il passaggio più scomodo è: «Claudio De Vincenti ha fissato una riunione con il ministero della salute e quello dell'ambiente... per fare in modo, insomma, il ministero della salute dica che c’è questo studio dell'Istituto Superiore della Sanità che... diciamo così... fortemente critico verso le perizie e le invalida... e che a quel punto auspicabilmente il ministero dell'ambiente ne tenga conto»;.....
    
  dai fatti su descritti si evince chiaramente, ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo, un coinvolgimento e una responsabilità seppur non sia indagato, da parte del sottosegretario De Vincenti nell'inchiesta della centrale a carbone di Vado ligure prima di assumere le funzioni, i Sottosegretari di Stato prestano giuramento nelle mani del Presidente del Consiglio dei ministri con la seguente formula: «Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell'interesse esclusivo della nazione»; 
    il rapporto fiduciario tra Camere e Governo non può non riflettersi anche sul rapporto con i Sottosegretari di Stato, in considerazione del loro ruolo di indirizzo, di supporto e di supplenza dell'attività di Governo nelle sedi parlamentari,
impegna il Governo

ad avviare immediatamente le procedure di revoca – su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il Consiglio dei ministri – della nomina a Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri di Claudio De Vincenti.
(1-00964) «BusinaroloDa VillaBattelliCrippaSimone ValenteManteroVallascasFantinatiDella Valle».

Su Camera.it la mozione integrale

23 luglio 2015

IL FATTO QUOTDIANO :Ilva, 44 a giudizio per il disastro ambientale

Rinvio anche per Fabio e Nicola Riva, per l’ex presidente della Provincia Florido e il sindaco Stefano
Ex governatore accusato di avere tentato, in concorso, di “ammorbidire” l’Arpa
.....




Inizierà il 20 ottobre il processo nei confronti di Fabio e Nicola Riva e dei vertici dell’Ilva. Il gup Vilma Gilli ha infatti rinviato a giudizio tutti gli imputati che hanno scelto il rito ordinario tra i quali, oltre ai Riva, anche l’ex governatore Nichi Vendola, l’ex
presidente della provincia di Taranto, Gianni Florido, e il sindaco del capoluogo ionico Ippazio Stefano.
A processo sono finiti anche Luigi Pelaggi, l’ex capo della segreteria tecnica del ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo, e Dario Ticali, ex presidente della commissione ministeriale che rilasciò l’autorizzazione integrata ambientale alla fabbrica
                                                 __________________________


Secondo l’inchiesta condotta dai carabinieri del Noe 
di Lecce e dalla Guardia di finanza di Taranto, 
la continua emissione di sostanze nocive è avvenuta con “piena consapevolezza”, cioè, avrebbe determinato un “gravissimo pericolo per la salute pubblica” causando “eventi di malattia e morte nella popolazione”, mettendo a rischio la salute dei lavoratori dell’Ilva e avvelenando i terreni su cui pascolavano greggi di pecore e le acque nelle quale si allevavano le cozze di Taranto.


La decisione del gup di Taranto Wilma Gilli, secondo Angelo Bonelli, “è un fatto importante per la
città di Taranto e per tutto il popolo inquinato”
che ricorda “Taranto la città dei veleni dove, 30
persone ogni anno hanno perso la vita a causa dall’inquinamento, i bambini si ammalano di tumore del +54% rispetto alla media pugliese, la diossina ha contaminato la catena alimentare e gli operai muoiono in fabbrica per gravi incidenti sul lavoro, potrà cominciare a sperare di avere giustizia”.

Secondo il coportavoce nazionale dei Verdi “il processo ‘Ambiente svenduto’ sarà il più importante nella storia della Repubblica Italiana e mentre a Roma si approvano vergognosamente decreti salva Ilva che espugnano Taranto – ‘Dum Romae consulitur, Tarentum expugnatur’ – noi continuiamo a sollecitare la necessaria conversione industriale per passare da un’economia dei veleni ad un’ economia della vita come accaduto in altri paesi europei come ad esempio a Bilbao e Pittsburgh.

Per noi Verdi – ha concluso Bonelli – che siamo costituiti come parte civile nel processo ‘Ambiente
Svenduto’,
Taranto non è un caso isolato: bisogna liberare l’Italia dai veleni e dalla corruzione che
sono due facce dello stesso problema”
.
Qui l'articolo integrale

16 novembre 2013

L' EMERGENZA AMBIENTE :Tirreno Power bliz dei Noe in Regione Liguria

Immagini tratte da "La Repubblica" di oggi.    


Pubblichiamo  gli articoli integrali di Marco Preve su   "La Repubblica "di oggi

 Tratto da Arpa Piemonte

Isocinetismo

Tecnica di prelievo delle polveri da flussi convogliati che prevede una aspirazione del campione con un flusso tale da mantenere la velocità di impatto del particolato sul filtro uguale a quella di traslazione nella condotta.

Tratto da La Repubblica on line

Tirreno Power blitz in Regione

Nel mirino l'autorizzazione per le emissioni della centrale a carbone di Vado. La procura di Savona acquisisce l'Aia ministeriale che fissa i parametri sulla concentrazione dei fumi
SAVONA  Si apre un nuovo fronte nell'inchiesta della procura di Savona sulla centrale a carbone Tirreno Power di Vado Ligure: quello sull'operato del ministero e degli enti locali. 
Su disposizione del procuratore capo Francantonio Granero e del pm Chiara Maria Paolucci, nei giorni scorsi i carabinieri del Noe si sono presentati negli uffici della Regione Liguria per acquisire un corposo elenco di documenti e prendere a verbale una serie di tecnici e funzionari sentiti in veste di testimoni.

Nel mirino degli inquirenti c'è l'Aia nazionale, ovvero l'Autorizzazione integrata ambientale che, come si può leggere sul sito del ministero dell'Ambiente, è "il provvedimento che autorizza l'esercizio di un impianto o di parte di esso a determinate condizioni" che devono garantire la conformità ai requisiti stabiliti dalle leggi contro l'inquinamento.
Il rilascio dell'Aia era avvenuto nel settembre del 2012 con sette enti che avevano votato a favore dell'autorizzazione ......

Ma è stata proprio l'interpretazione dei parametri concessi a Tirreno Power a scatenare una nuova ondata di proteste da parte dei comitati di residenti di Vado e Quiliano e delle associazioni che si riconoscono nella Rete contro il carbone.


"Sono stati concessi alla centrale di Vado dei limiti clamorosamente superiori a quelli previsti dalla normativa sulle Mtd, Migliori tecnologie disponibili  -  dicono dalla Rete  -  . Tanto per fare un esempio, per il monossido di carbonio è statoconcesso un limite in concentrazione di ben cinque volte rispetto al massimo previsto dalle prestazioni Mtd"......

Ma la popolazione ha perso la fiducia, sia nelle istituzioni che nei confronti della società...... 

Leggi l'articolo integrale su La Repubblica




15 febbraio 2013

Blitz dei carabinieri e del Noe alla centrale Tirreno Power ...... Indagine inerente lo "smaltimento delle ceneri di carbone".

Tratto da IVG 

Inchiesta smaltimento ceneri di carbone, della centrale Tirreno Power,controlli nel savonese: 10 indagati

  
Vado L. Ci sarebbero oltre 10 persone indagate nell’inchiesta sullo smaltimento delle ceneri di carbone della Tirreno Power di Vado Ligure. Lo si apprende dalla procura di Genova dopo il blitz di questa mattina dei carabinieri della Compagnia di Savona e del nucleo del Noe su disposizione della Direzione distrettuale antimafia di Genova.  
 L’indagine vuole accertare se sono stati compiuti reati ambientali e amministrativi.
Leggi l'articolo integrale su IVG 
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Tratto da Il Secolo XIX

Smaltimento del carbone, indagine sulla Tirreno Power


Savona - I carabinieri della compagnia di Savona, insieme con i colleghi del Noe, hanno acquisito questa mattina documenti nella centrale termoelettrica di Vado Ligure della Tirreno Power: l’intervento dei militari è stato disposto dalla Direzione distrettuale Antimafia di Genova.
Secondo quanto appreso sinora, i militari hanno acquisito la documentazione relativa al ciclo produttivo dell’impianto e in particolare sul trasferimento delle ceneri del carbone dalla centrale ad alcune aziende piemontesi specializzate nello smaltimento.....Leggi l'articolo integrale su  Il Secolo XIX

23 gennaio 2013

PER LA CENTRALE A CARBONE DI BRINDISI:MALA TEMPORA CURRUNT

Tratto da Il Fatto Quotidiano

Piove sul carbone: a Brindisi l’Enel rischia il buio. Ma il rimedio è fuorilegge

Dopo il nubifragio del 15 gennaio, la centrale termoelettrica potrebbe bloccarsi perché il nastro che trasporta il combustibile fossile è allagato. La procura ferma le operazioni di drenaggio, perché senza autorizzazioni. 

 E l’Arpa Puglia attacca: "Il comportamento dell'azienda è inaudito"


Nastro Trasportatore Fra dieci giorni, migliaia di pugliesi rischiano di rimane al buio. Ed Enel, da parte sua, a Brindisi, corre il pericolo di impantanarsi, perdendo la certificazione di qualità ambientale di cui si fregia. Non solo. Un altro capitolo è pronto ad arricchire, a sorpresa, la saga giudiziaria sull’inquinamento derivante dalla centrale a carbone di Cerano, tra le più grandi d’Europa. 
Sono queste le conseguenze più immediate che potrebbe avere l’allagamento del nastro trasportatore, dopo il nubifragio del 15 gennaio scorso.......
Enel ci stava provando a rimediare in tutta fretta alla piena, che ha paralizzato quello che è l’esofago della centrale Federico II. Lo stava facendo senza dire niente a nessuno. Senza chiedere autorizzazioni. Senza preoccuparsi di non far arrivare in porto acque ormai, presumibilmente, contaminate dalle polveri di carbone. 
 “Un comportamento inspiegabile, singolare, da piccola azienda a conduzione familiare”, chiosa il direttore di Arpa Puglia, Giorgio Assennato.  

Dall’Agenzia regionale per l’Ambiente sono già pronti a partire, alla volta di autorità e magistratura, i due verbali redatti dopo i sopralluoghi effettuati nella notte di venerdì e durante la mattinata di sabato. Una sorta di blitz, il primo, per cogliere sul fatto i presunti responsabili di un possibile reato di inquinamento ambientale. Al secondo, invece, hanno partecipato anche i carabinieri del Nucleo operativo ecologico, coordinati dal maggiore Nicola Candido, e il pm Iolanda Daniela Chimienti. E’ lei ad aver già disposto lo stop delle operazioni di drenaggio, perché prive dei relativi permessi.  
Ed è nelle sue mani, ora, la decisione di un eventuale sequestro del nastro trasportatore. Un’ipotesi che fa tremare le vene e i polsi al colosso energetico. Anche, e non solo, per i risvolti penali all’orizzonte. A dare fuoco alle polveri, infatti, è stato un esposto in Procura. In calce, la firma di un agricoltore, proprietario di uno dei terreni confinanti con le trincee Enel e parte civile nel processo, inaugurato il 12 dicembre scorso, a carico di quindici dirigenti, accusati di getto pericoloso di cose e danneggiamento aggravato.
“Al pubblico ministero abbiamo dato disponibilità per l’analisi di campioni delle acque, laddove necessari. E mi esprimo così perché non è detto che servano. 

L’evidenza dei fatti è nelle cose”, spiega Assennato. A tracimare è stato il canale accanto, il Fiume Grande, gestito da un consorzio privato. Esondando, ha sommerso anche la trincea lungo la quale viene convogliato il carbone. Enel ne avrebbe, a questo punto, disposto lo svuotamento attraverso l’impiego di idrovore. “Le acque, tuttavia, sono necessariamente entrate in contatto con le polveri nere, rimanendone contaminate. Ciononostante – continua il direttore Arpa – sono state riversate tal quali nel Fiume Reale. Al canale, dunque, sono state restituite con caratteristiche ben diverse da quelle iniziali”.

 ...... E’ attesa per le prossime ore la presentazione del programma industriale che servirà a pianificare il corretto smaltimento delle acque. Si cerca di fare presto. 
 E’ ovvio. Ma il ripristino della trincea non è certo che coinciderà con il ritorno alla normalità. Giorgio Assennato non vuole avere peli sulla lingua. “Sto segnalando quanto accaduto all’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. E’ l’autorità che ad Enel ha già rilasciato l’Autorizzazione integrata ambientale. Bisogna capire come la mettiamo, adesso. Ad esempio, mi chiedo come si concilia il comportamento dell’azienda con la registrazione Emas, di cui si fregia
E’ il riconoscimento pubblico che ne conferma la qualità ambientale e che garantisce l’attendibilità delle informazioni relative alle sue prestazioni.  
Un marchio che potrebbe anche perdere. Quello che ha fatto è inaudito”.

 

05 aprile 2012

Controllo dei Carabinieri del Noe alla banchina carbonifera di Torrevaldaliga Nord

Tratto da Trc

Controllo dei Carabinieri del Noe alla banchina carbonifera di Tvn

E' stato effettuato un controllo da parte dei Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Roma sulla banchina carbonifera della centrale di Torrevaldaliga Nord. L'ispezione è stata disposta dalla Procura della Repubblica di Civitavecchia per verificare eventuali perdite di polvere di carbone dalle navi addette al suo scarico. Gli inquirenti si sarebbero soffermati sulla banchina, sul molo e su diverse attrezzature utilizzate nelle fasi di caricamento.
Secondo alcune indiscrezioni, potrebbe essere stato il primo di una serie di controlli che saranno effettuati nei prossimi giorni. Verifiche che sembrano ricalcare quelle di settembre 2010, quando la Magistratura aprì un'indagine che svelò un versamento di polveri di carbone pericolosi per l'ambiente. La Procura è ora in attesa della relazione del N.o.e per stabilire l'esito del controllo.

22 dicembre 2011

1)Presunti reati ambientali: sequestrata area del porto a Sampierdarena 2)Sequestrato un serbatoio della centrale Enel di Civitavecchia

Tratto da Città di Genova

Presunti reati ambientali: sequestrata area del porto a Sampierdarena

Genova - La Procura di Genova ha disposto il sequestro di una parte del terminal Rinfuse del porto di Genova per presunti problemi legati alla movimentazione del carbone ed alla dispersione di polveri nell’ambiente. Contestualmente risultano indagate quattro persone per reati ambientali legate alla "Terminal rinfuse Italia spa". Le persone avrebbero omesso la dispersione di polveri dalle movimentazioni di carbone ed altri materiali. Al momento è interrotta l’attività del terminal gestito dalla Compagnia Pietro Chiesa. 

Sospette emissioni inquinanti: sotto sequestro il terminal Rinfuse    GenovaToday - ‎16 ore fa‎ 

Porto, la procura torna all'attacco sequestrato il terminal del ...

La Repubblica - ‎18 ore fa‎
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Tratto da  Viterbo news
Sequestrato un serbatoio della centrale Enel
di Civitavecchia
VITERBO - Questa mattina all’alba, i carabinieri del Noe di Roma hanno sequestrato un serbatoio della centrale Enel di Civitavecchia, da cui fuoriusciva olio che finiva direttamente in mare.
Il sequestro è avvenuto su disposizione della Procura della città portuale. Al momento non ci sono ancora indagati e si stanno verificando eventuali responsabilità. L’Enel ha spiegato che si tratta di un vecchio serbatoio, di quando la centrale andava a olio e che l’impianto potrebbe essersi logorato.
L’associazione ambientalista Fare Verde ha invitato la Procura di Civitavecchia della Repubblica ad accertare eventuali danni causati all’ambiente marino e costiero. Inoltre, Fare Verde ha chiesto di accertare se l’olio fuoriuscito dal serbatoio sia andato a comporre le strisce oleose che nelle ultime due estati sono state notate nel mare antistante Tarquinia Lido e che hanno creato grande allarme tra i bagnanti e preoccupazione tra gli operatori balneari.

08 agosto 2011

DOVE CI PORTA L'ENERGIA IN QUESTO PAESE?E........ DOVE CI CONDUCE IL LAVORO A SCAPITO DELLA SALUTE?

Tratto da Qualenergia

UN GOVERNO INADEGUATO A CAMBIARE ANCHE L'ENERGIA DI QUESTO PAESE

...........

Il Governo, per voce del Ministro Romani, vorrebbe delineare questo autunno un grande piano energetico nazionale, convocando una Conferenza nazionale sull'energia, di cui però ad oggi ancora non si sa nulla e che peraltro viene annunciata dai tempi di Scajola. Semmai si farà, questo evento fa pensare ad un’ennesima passerella di personaggi con esiti finali fumosi e dove l’ultima parola l’avranno probabilmente i grandi dell’energia. Insomma, non c'è aspettarsi nulla di buono.

Questo governo è assolutamente estraneo a qualsiasi idea di rivoluzione energetica, alle fonti rinnovabili, all’efficienza energetica. Manca soprattutto di qualsiasi progetto di politiche industriali e per gli investimenti nella ricerca hi-tech, che anzi elimina senza valutarne i possibili benefici di medio termine. E’ ossessionato esclusivamente dalla quantità degli incentivi alle energie pulite e per questo, con la scure, li taglia, li sospende, li mette in dubbio, turbando mercato e operatori. Le rinnovabili e l’efficientamento del sistema energetico e dei consumi sono stati finora considerato un peso (ricordate il tentativo di Tremonti di abolire dall'oggi al domani la detrazione del 55%?), anziché un’opportunità, sia per il governo ma anche per una parte della Confindustria.

Ogni azione di questi anni ha dimostrato l’inadeguatezza al compito, a cominciare dal primo suo atto, cioè il rilancio del nucleare, che avrebbe affossato ogni speranza e slancio allo sviluppo delle energie pulite, nonostante alcuni commentatori si ostinavano a rassicurare che ci sarebbe stato spazio per tutti. Una balla colossale.

Per fortuna il pericolo del ritorno all’atomo sembra scongiurato, ......

...vanno ancora messe le basi per il raggiungimento di un obiettivo molto ravvicinato e cogente, come quello che ci obbliga entro il 2020 a ridurre le emissioni del 20% e coprire il 17% dei consumi finali di energia finali con le energie rinnovabili. Ma anche di pensare ad una transizione energetica in cui le rinnovabili siano in grado di coprire la quasi totalità dei consumi di energia per metà secolo.

Il governo è schiacciato da una crisi che non comprende ancora ed è in tutt’altre faccende affaccendato, ma proprio perché lontano da questo mondo non capisce che una strategia per ammorbidire la crisi e provare a ridare fiato a questo paese sta proprio nel dirottare risorse e competenze nella direzione di un cambio di paradigma nel campo dell’energia. I settori della green economy negli ultimi anni di crisi in Italia hanno significato 2, forse 3 punti di Pil.

Alcuni operatori delle rinnovabili e dell’efficienza energetica potrebbe temere che le prossime scadenze (decreti attuativi, aggiornamento del piano d'azione nazionale al 2020, burden sharing, ecc.) possano essere disattese con una caduta del governo. Siamo proprio certi che questi atti saranno ben costruiti con questo esecutivo, per giunta in profonda crisi? Sarebbe capace di fornire quel quadro di certezze che gli operatori richiedono? Coinvolti in questi settori ormai, direttamente e indirettamente (lo dice anche Confindustria) ci sono diverse centinaia di migliaia di persone, che hanno il diritto di trovare una sponda nella politica nazionale e locale.

Purtroppo anche parte dell’opposizione del centro-sinistra, non è sufficientemente attenta a questa tematiche. Finora non si è vista nessuna proposta, se prescindiamo da quelle recente degli Ecodem che parla di un incremento del 20% dell’efficienza energetica entro il 2020, di coprire al 2030 almeno il 30% dei consumi di energia totali con le rinnovabili e di ridurre dell’80% le emissioni al 2050. Tutte idee buone per un nuovo modello di economia low carbon che però vanno riempite di disposizioni operative e di concretezza. Ma cosa ne pensa la parte “non eco” del Partito Democratico? Molti dirigenti non hanno familiarità con la green economy, la citano a volte come uno slogan, ma sono tuttora fermi alle grandi opere, al trasporto su gomma e alle infrastrutture che esso richiede, agli inceneritori.

Cosa ne pensano nel Pd e nel centro sinistra del carbone, del ruolo pubblico delle aziende energetiche legate agli enti locali, della raccolta differenziata spinta, delle smart grid, della riqualificazione energetica del parco edilizio? Sarebbe interessante sapere inoltre qual è la loro visione per un nuovo modello di società e di sistema dei consumi che sappia rispondere all’inestricabile legame, che si farà sempre più stretto, tra crisi energetica, ambientale ed economica.

In attesa di una nuova classe politica e dirigente proiettata nel futuro, non è il caso che una spinta per il cambiamento venga richiesta con maggior forza e con proposte concrete anche dal basso?

Leggi tutto su Qualenergia
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Tratto da La Voce dell' Emergenza

Ilva, lavoro contro salute: rapporto shock del Noe di Lecce

l rapporto dei carabinieri di Lecce è un macigno. La procura accusa la proprietà di disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose, inquinamento atmosferico. Ma la struttura occupa 11.500 persone e produce il 70% del pil della provincia

“Si ritiene necessaria l’emissione di un provvedimento cautelare reale, diretto all’evitare di protrarsi di attività illecite descritte nell’arco di 40 giorni di monitoraggio. È altresì fondamentale richiamare l’azienda agli obblighi di legge”. Il rapporto del Nucleo Operativo Ecologico (Noe) di Lecce (di cui Il Fatto è in possesso) è un macigno, perché l’azienda di cui si riferisce ai pm di Taranto è l’Ilva. Si richiede il sequestro dell’impianto di Taranto, che occupa 11.500 persone e produce il 70% del pil della provincia

Lavoro contro salute: la gente sa che l’inquinamento entra nei suoi polmoni, con ogni respiro. Hanno paura gli abitanti e i lavoratori dell’Ilva, stretti tra il posto di lavoro e le giornate passate a 50 gradi nella cokeria. Timori confermati dalla Procura: disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose, inquinamento atmosferico sono i reati per i quali sono indagati tra gli altri Emilio Riva, 84 anni, presidente dell’Ilva sino al 2010, e Nicola Riva, attuale presidente. Accuse che gli imprenditori respingono (Il Fatto ieri ha cercato di raccogliere la versione dell’Ilva, senza risposta.

Difficile dire che cosa sia più pesante per i cittadini di Taranto che vivono all’ombra dei 220 metri della ciminiera E 312 (la più alta d’Europa)il 5 luglio è stata chiusa l’istruttoria per dotare l’Ilva del certificato Aia, l’Autorizzazione Integrata Ambientale. In molti hanno gridato a una vittoria per l’ambiente e la salute. Ma ecco arrivare l’allarme dei Noe.Leggi tutto


Tratto da Il FattoQuotidiano dall'articolo di Ferruccio Sansa

Ilva, chiesto sequestro dell’impianto di Taranto. Ma il lavoro continua

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Tratto da Adnkronos

Codici Ambiente ammesso parte civile nel procedimento contro la Solvay Alessandria.

(Adnkronos) - Il processo in corso per disastro ambientale. Il presidente Coppola: primo passo per il raggiungimento di una giustizia

Roma, 28 lug. (Adnkronos) - "Codici Ambiente è stato ammesso parte civile nel procedimento penale contro la Solvay, una multinazionale chimica presente anche ad Alessandria la cui attività è concentrata nei settori chimico e materie plastiche". Lo riferisce lo stesso Codici, spiegando che "il procedimento è per disastro ambientale". "A Spinetta Marengo, in provincia di Alessandria, il sito del polo chimico di proprietà della multinazionale Solvay è da anni nell'occhio del ciclone ma la vicenda relativa all'inquinamento ambientale e ai danni alla salute è diventata di dominio pubblico grazie alla trasmissione televisiva 'Le Iene' - ricorda Codici -
La trasmissione denunciava proprio l'inquinamento ambientale derivato dall'attività incondizionata della Solvay e la presenza di sostanze cancerogene nel terreno circostante il polo e nei muri della fabbrica. Parliamo del cromo esavalente un ossidante dai noti effetti tossici e cancerogeni"........
"Il disastro ecologico è evidente - dichiara Ivano Giacomelli, segretario nazionale del Codici che in qualità di avvocato segue la vicenda - e siamo soddisfatti anche perché questo genere di procedimenti è difficile che in Italia abbiano un riscontro positivo; vogliamo un inasprimento delle pene, le sanzioni per reati contro l'ambiente sono spesso di natura contravvenzionale".

"La costituzione come parte civile è un primo passo per il raggiungimento di una giustizia ambientale che spesso, purtroppo, nel nostro Paese è fortemente ostacolata e difficile da raggiungere - conclude Valentina Coppola, presidente Codici Ambiente - Disastri ambientali simili a quello di Alessandria non sono purtroppo rari da trovare in Italia". "Dal canto nostro - ha concluso - ci costituiremo in tutti i procedimenti che sono a carico di industrie e stabilimenti che concorrono all'inquinamento e a disastri ambientali poi difficili da sanare. Ci costituiremo contro tutti quei soggetti che perseguono il profitto e gli interessi privati a scapito del bene pubblico e della tutela ambientale".
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25 luglio 2011

Disastro ambientale e sanitario a Taranto.Diossina:La Puglia vieta la vendita delle cozze a Taranto.2)IL PICCO DELLA SALUTE.

Tratto da Grnet.it
Disastro ambientale e sanitario a Taranto: sconcerto anche tra i militari


Taranto è probabilmente la città italiana con la maggior densità di cittadini militari. Ma è senza dubbio anche la città più inquinata d’Europa e quella dalla quale viene prodotto il 90% della diossina italiana. Basta questo per creare sconcerto fra i militari che svolgono servizio a Taranto in particolare nell’area portuale, che è di fatto all’interno della zona industriale. I Consigli della Rappresentanza Militare a livello di Base della Guardia di Finanza e a livello nazionale della GuardiaCostiera, attraverso specifiche delibere, hanno espresso "la loro preoccupazione per l’allarmante situazione ambientale" e le sue conseguenze.

I due Consigli di Rappresentanza chiedono ai loro rispettivi vertici, di avviare "indagini cliniche, nonché ambientali, più specifiche in modo tale da poter disporre di uno screaning sullo stato di salute dei militari che prestano servizio nell’ambito dell’area portuale". In particolare, sulla spinta della prima delibera della Guardia di Finanza, è intervenuto anche il Consiglio della Rappresenta militare a livello nazionale della Guardia Costiera al fine di chiedere all’ARPA Puglia e Enti locali, attraverso i propri Vertici militari, il "monitoraggio in continuo" in merito alla presenza nell’aria dei pericolosi agenti cancerogeni.

Il personale in servizio durante le notti, avverte un forte senso di bruciore agli occhi e alla gola. Solo per spirito di servizio i militari rimangono al proprio posto di lavoro e non ricorrono agli immediati accertamenti medici. Questo non vuol dire rimanere passivi. Gli orribili fumi che si vedono e che si respirano, anche filmati e fotografati reperibili su internet e le strade di color rosso, non sono certo frutto dell’immaginazione. Questi militari, insieme alla popolazione civile, sono esposti costantemente a rischio di inalazione anche delle polveri, scaricate giorno e notte, quale materia prima per il funzionamento degli altiforni dell’Ilva.

In considerazione che ormai da anni la questione si presenta sugli organi di informazione come un gravissimo caso ambientale e sanitario di portata nazionale, il personale della Guardia Costiera, in qualità di "uomini di Stato", rivendica verso le Istituzioni il preciso diritto di conoscere il livello di inquinamento presente nell’aria che si respira durante i servizi svolti.

I militari della Guardia di Finanza e della Guardia Costiera di Taranto, come tutti i loro colleghi italiani in divisa, sono educati a svolgere attività di Polizia come "Forze" per proteggere i cittadini da chi commette atti di violenza, ciò fino all’estremo sacrificio. Anche in questo caso sono pronti a donare la propria vita, per difendere i cittadini, le loro famiglie e se stessi.


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Tratto dal "Blog del Comitato per Taranto"
ILVA: TARANTO; BONELLI (VERDI), ESPOSTO ALLA PROCURA DI ROMA SU AIA
GRAVISSIMO CHE NON SIA STATA PRESA IN CONSIDERAZIONE NOTA DEL NOE INVIATO ALLA COMMISSIONE IPCC IL GIORNO PRIMA DEL PARERE FAVOREVOLE ALL'AIA


"Ho presentato un esposto alla Procura di Roma affinché si verifichi se sono stati commessi reati di omissione in atti d'ufficio e falso nel rilascio dell'Aia (Autorizzazione Integrata ambientale) all'Ilva di Taranto". Lo dichiara il Presidente Nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che ha deciso di rivolgersi alla magistratura dopo aver appreso che il giorno precedente alla riunione che ha dato il disco verde all'autorizzazione il Noe (Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri) aveva inviato una nota al ministero dell'Ambiente in cui si segnalavano gravi irregolarità riscontrate nel corso dei 40 giorni di indagini e appostamenti riguardanti lo stabilimento dell'Ilva che non sarebbe stata presa in considerazione.
"Il non aver preso in considerazione i rilievi del Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri ci preoccupa fortemente perché dimostra che si voleva concedere l'autorizzazione a prescindere da tutto, in questo caso anche dell'inquinamento e della salute dei cittadini di Taranto - conclude Bonelli -.
Ci saremmo aspettati che la Commissione IPCC e la Conferenza di servizi rinviassero la decisione in base alle gravi contestazioni e informazioni contenute nella nota dai Carabinieri.
Invece si è preferito chiudere il procedimento con un parere 'espresso' come se nulla fosse accaduto e per questa ragione noi Verdi abbiamo deciso di presentare un esposto a Giovanni Ferrara, capo della Procura di Roma alla Procura di Roma, affinché si accertino i fatti e si verifichi se ci sono stati reati".
"Quanto è accaduto con l'Autorizzazione integrata ambientale all'Ilva ha dell'incredibile - dichiara il presidente dei Verdi della provincia di Taranto Gregorio Mariggiò - Gli unici a pagare le conseguenze di quest'autorizzazione, che abbiamo contestato dal primo momento, sono i tarantini che da decenni devono fare i conti con l'inquinamento più alto d'Italia".


Tratto da
Affari italiani.it

Diossina: La Puglia vieta la vendita delle cozze a Taranto.

Lunedí 25.07.2011

"Divieto di movimentazione e commercializzazione delle cozze allevate nell'area del primo seno di mar Piccolo a Taranto". Lo ha stabilito il tavolo tecnico regionale istituito in Puglia per valutare il rischio di contaminazione da diossina e Pcb-diossino nei mitili allevati nel capoluogo jonico. A darne notizia è un comunicato della Regione.

La produzione del primo seno del mar Piccolo ammonta ad un terzo di quella complessiva. Valori nella norma sono stati riscontrati per le cozze allevate nel secondo seno e in mar Grande. All'incontro hanno partecipato esponenti della Regione Puglia - Assessorato alle Politiche della Salute e di Arpa Puglia, Osservatorio Epidemiologico Regionale di Puglia, Università degli Studi di Bari - Facoltà di Medicina Veterinaria, Asl di Taranto, Cnr di Taranto, Istituto Zooprofilattico di Foggia. La decisione, presa a tutela della salute pubblica in base al principio di massima precauzione, conferma l'iniziativa già presa il 22 luglio scorso dalla Asl di Taranto che ha disposto il blocco del prelievo dei molluschi bivalvi dal primo seno di mar Piccolo in base ai risultati di analisi condotte su campioni prelevati lo scorso giugno.

Il tavolo tecnico regionale ha inoltre disposto che sia assicurata continuità al piano straordinario per la valutazione e gestione del rischio diossina già avviato dalla Asl di Taranto per comprendere l'andamento dell'eventuale contaminazione; che siano intensificati i campionamenti e che sia predisposto un piano di approfondimento per identificare le fonti di inquinamento. È stato disposto, inoltre, di intensificare i controlli nei punti vendita per evitare l'eventuale commercializzazione di mitili non idonei....

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Tratto da il Blog di Beppe Grillo

Patrizia Gentilini

IL PICCO DELLA SALUTE


"Una delle più frequenti obiezioni che viene mossa a noi medici "allarmisti" è che, in barba ai rischi ambientali, la speranza di vita - almeno nei paesi occidentali - non solo è cresciuta, ma sta ulteriormente aumentando. Sembrerebbe quindi che i veleni ( metalli pesanti , agenti cancerogeni, diossine, particolato ultrafine, pesticidi, radiazioni...) per i quali tanto ci agitiamo, non fossero poi così pericolosi nè in grado di danneggiarci più di tanto.

Forse, ancora una volta, siamo invece proprio noi ad avere ragione: andate sul sito della Commissione Europea per la Salute e scegliete, come indicatore, l'aspettativa di vita alla nascita (Life expectancy at birth) e l'aspettativa di salute alla nascita (Health life years at birth), cliccate in corrispondenza di "Italia" ed i grafici che visualizzerete vi stupiranno non poco!

E' chiaro per tutti che nel nostro paese, a partire dal 2003 vi è un crollo dell'aspettativa di vita in salute, crollo che è ancora più repentino nelle donne che non nei maschi: la vita continua ad allungarsi ma la vita in salute si accorcia drasticamente come, tra l'altro, non aveva mai fatto prima. Cosa sta succedendo?

E' evidente che la nostra salute sta rapidamente deteriorandosi per l'aumentare di patologie cronico-degenerative fra cui, in primo luogo il cancro che, purtroppo, colpisce non solo gli anziani, ma sempre più spesso giovani e bambini. Il crollo della speranza di vita in salute è, del resto perfettamente coerente con l'aumento del 60%, nel consumo di farmaci di classe A nel nostro paese dal 2000 al 2009, dovrebbe suscitare estrema attenzione non solo fra cittadini e addetti ai lavori, ma ai più alti livelli istituzionali se non altro per i costi economici ed assistenziali che tutto ciò comporta. E' questo crollo della speranza di vita in salute che il Prof Ugo Bardi, ha definito, analogamente al picco del petrolio, il "picco della salute".

Le riflessioni che tutto ciò , in qualità di medico oncologo mi suscita sono tante, ma la prima è che mi sembra davvero paradossale che non ci si interroghi adeguatamente sulle cause di questo fenomeno, quasi che noi medici (ed in particolare noi oncologi che pure abbiamo sviluppato tanta sensibilità nei confronti della qualità della vita dei nostri pazienti), abbiamo di fatto dimenticato che la miglior qualità di vita si gode semplicemente quando non si ha bisogno di noi, nè delle nostre cure, esami o farmaci anche se sempre più "intelligenti"....

In questo periodo poi in cui da ogni dove siamo bersagliati da richieste di fondi per la ricerca sul cancro, vorrei fare a tutti una domanda: pensiamo davvero che sia questa la strada da battere per vincere questa malattia o non sarà che così facendo puntiamo a cronicizzare il cancro, ma non a debellarlo?

Il Presidente Nixon firmò nel 1971 il National Cancer Act, un solenne atto con cui dichiarava di voler sconfiggere il cancro, e Gaylord Nelson fu l'unico membro del Senato a votare contro, quando gli fu chiesto ragione di ciò disse: "semplicemente non riuscivo a vedere quale era la logica; pensavo che stessimo promettendo alla gente cose che non saremmo mai stati in grado di mantenere". Oggi, nel 2011, dopo 40 anni a chi dobbiamo dare ragione?

Proprio in questi giorni è comparso sui giornali di Brescia che in quella città vi sono state in un solo anno ben 60 nuove diagnosi di cancro fra bambini ed adolescenti, con un aumento dell'8% rispetto all'anno precedente: chi non si preoccuperebbe davanti a tali numeri? Certo, per alcuni tipi di tumore, anche in stadi avanzati, qualche miglioramento della sopravvivenza è stato raggiunto: ma a che prezzo, sia in termini di effetti collaterali che economici? Un articolo recente ha valutato che a New York negli anni '90 si poteva prolungare di 11,5 mesi la vita di un paziente affetto da tumore al costo di 500 $, nel 2004, per lo stesso tipo di cancro e nel medesimo stadio, erano disponibili cure in grado di prolungare la vita di 22,5 mesi al costo di 250.000 $. Il ricercatore R.W Clapp che riporta questi dati si spinge oltre ed afferma: "C'è uno straordinario profitto dell'industria farmaceutica in generale e la chemioterapia attualmente in uso o all'orizzonte è uno dei campi più promettenti....[...] La "target therapy" ( terapia mirata o intellligente n.d.r.) come descritta da Hanahan e Weinberg è il Santo Graal delle multinazionali del farmaco e ci si aspetta che il numero di persone affetta da cancro in U.S.A raddoppierà nelle due prossime decadi".

Davvero possiamo onestamente pensare di poter sostenere questi costi e, soprattutto, che così facendo si apra un reale spiraglio nella guerra contro il cancro? Siamo in tanti fra "addetti" e "non addetti" ai lavori a ritenere che questo approccio sia perdente e vorremmo che si invertisse al più presto la rotta, o che per lo meno la ricerca di efficaci terapie fosse accompagnata da pari investimenti per la rimozione delle cause del cancro: in U.S.A. il National Cancer Institute investe meno del 3% per la reale prevenzione della malattia e l'America Cancer Society addirittura meno dello 0.1 %...Qualcuno può onestamente ritenere che nel nostro paese siamo messi meglio?

E' davvero sensato puntare tutta l'attenzione sulla ricerca di nuovi farmaci, senza di fatto mai puntare l'attenzione sulle cause di queste malattie, evitando fra l'altro di fornire ai cittadini informazioni scientificamente corrette, chiare, complete e dettagliate sui tanti agenti cancerogeni presenti nel nostro habitat?

E' ora di passare dalle parole alle azioni: guardiamoci intorno, chiediamoci che ruolo hanno pesticidi, diossine, nichel, cadmio, cromo, piombo, mercurio, benzene, PCB, IPA ... e gli altri numerosissimi veleni presenti ormai stabilmente non solo in aria, acqua, cibo, ma nel nostro stesso corpo e perfino nel latte materno.E' ora di intraprendere azioni decise per ridurre la presenza di tali sostanze nell'ambiente, evitando ad esempio, di bruciare rifiuti o di inzuppare le nostre terre di pesticidi. Non sto inventando nulla di nuovo: nella lettera al Presidente Obama del 10 Aprile 2010 che accompagna il Report commissionato dal governo americano ad un Panel di Oncologi "Reducing Environmental Cancer Risk, what we can do now"" troviamo scritte queste parole: "il popolo americano, ancor prima di nascere, è bombardato continuamente da una miriade di combinazioni di esposizioni tossiche. Il Panel La esorta [ Presidente Obama] ad esercitare con forza tutto il potere della Sua carica per rimuovere le sostanze cancerogene e gli altri agenti tossici dal nostro cibo, dall'acqua e dall'aria, perché tutto ciò aumenta a dismisura i costi per la sanità, danneggia la produttività della nostra Nazione e devasta la vita degli Americani"

Non mi sembrano cose difficili da capire; di certo, senza tema di smentita, posso affermare che il cancro da cui certamente -nel 100% dei casi -si guarisce è quello di cui NON ci si ammala!Riscopriamo quindi la Prevenzione Primaria, investiamo risorse per ridurre l'esposizione delle popolazioni agli agenti inquinanti e difendiamo una informazione rigorosa, indipendente, scientificamente corretta sui rischi ambientali, solo così potremo sperare di invertire la rotta, risalire la china, riconquistare la salute soprattutto quella dei nostri bambini"

Patrizia Gentilini

Medico Oncologo ed Ematologo, Presidente ISDE Forlì