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26 maggio 2021

RECOMMON : La Super League del fossile.....

 Tratto da Recomon

La Super League del fossile: Enel continua a tradire la transizione per il gas



In occasione dell’assemblea degli azionisti di Enel prevista oggi pomeriggio a Roma – ancora una volta a porte chiuse per le restrizioni dovute alla pandemia – ReCommon pubblica “La Super League del fossile. Elite del gas vs. transizione ecologica”, un’analisi critica del capacity paymentUn meccanismo che, in nome della sicurezza della rete elettrica nazionale, foraggia sempre più l’espansione delle centrali a gas. Una scelta che pregiudica drammaticamente la transizione ecologica dell’Italia fuori dal fossile.

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La Super League del fossile
La Super League del fossile
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In seguito alla decisione di chiudere le centrali a carbone sul territorio italiano entro il 2025, il gestore della rete, Terna, ha segnalato la necessità di avere potenza di generazione elettrica installata con funzione di riserva. Con un approccio conservatore e retrogrado, Terna predilige ancora i grandi impianti fossili ai sistemi di accumulo con batterie o alla gestione intelligente della domanda per far fronte all’intermittenza della produzione elettrica da rinnovabili. Ancora una volta si ricade nel dogma della centralizzazione della produzione energetica su grossi impianti con le dovute conseguenze su territori già da tempo colpiti dagli impatti del carbone.

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10 luglio 2015

Le risposte dei 2000 esperti riuniti a Parigi Come uscire dall’era del carbone per salvare il clima?

Tratto da Rinnovabili.it

Le risposte dei 2000 esperti riuniti a Parigi
Come uscire dall’era del carbone per salvare il clima?
Qualcuno propone una tassa sulle emissioni, ........ Ecco le idee degli scienziati per abbandonare il carbone           
Parigi, 10 luglio 2015


(Rinnovabili.it) – Le imprese del settore energetico, in particolare del carbone, «devono prendere sul serio la politica sul clima. Se pensano che le loro aziende siano immuni dai suoi effetti, stanno facendo un errore strategico». Le parole di Fatih Birol, capo economista del Global Energy Economics alla IEA, sferzano le corporations che fino ad oggi si sono opposte ai tentativi – blandi per la verità – dei governi di costruire una transizione verso una economia a basso tenore di carbonio. Entro il 2030, secondo Birol un quarto dell’energia del mondo verrà da fonti rinnovabili, che rappresenteranno quasi il 60% della nuova potenza installata, i due terzi della quale solo in Cina, India, Stati Uniti e Unione Europea.

Il responsabile del World Energy Outlook si è espresso durante il meeting di 2000 esperti di clima provenienti da oltre 100 Paesi del mondo, riuniti a Parigi per fornire un messaggio ampio e condiviso alla comunità internazionale quando mancano meno di 5 mesi alla COP 21



Qui l'articolo integrale

1)Quando il mondo passerà alle rinnovabili, finiranno le guerre per l’energia .2) EWEA: “il capacity payment non è la risposta giusta”.

Tratto da  Linkiesta

Quando il mondo passerà alle rinnovabili,

 finiranno le guerre per l’energia

.......Un conflitto di così ampia portata, che riguarda nientemeno che la transizione da un sistema fossile e nucleare, fondato su concentrazione di capitale, finanza e infrastrutture proprietarie, a un sistema di fonti naturali non proprietarie, diffuse e territorialmente governabili, non sfugge certo agli interessi dei Governi e delle Corporation che tengono le redini dell’economia e del commercio nel sistema finanziario globale. Ed è qui che entra in campo l’iniziativa che Stati Uniti ed Europa in particolare, stanno assumendo sul fronte dei trattati commerciali che riguardano anche l’energia.
Nel mondo, nonostante il calo del prezzo del petrolio, è in atto un boom delle energie rinnovabili
Le tecnologie rinnovabili come sole, vento e biomasse, pur limitate da una relativa discontinuità, sono sfruttabili direttamente in pressoché ogni angolo del mondo e stanno raggiungendo la “grid parity” a ritmi fino a un decennio fa impensabili. Nel mondo, nonostante il calo del prezzo del petrolio, è in atto un boom delle energie rinnovabili. Forse spinto dalla produzione di pannelli solari cinesi a buon mercato, il fotovoltaico nel 2014 ha segnato il suo anno record, mentre l’energia eolica ha ormai raggiunto in molte aree la “grid parity” con i combustibili fossili, stracciando il nucleare.
La diversità del modello rinnovabile che potremmo definire in una sola parola “democratico”, pone al centro il rispetto per l’ambiente con ricadute occupazionali sul territorio favorendo e stimolando la crescita di una coscienza diffusa che desidera cooperazione politica, riorganizzazione sociale e convergenza di “stili di vita verdi”. Probabilmente se l’Italia si proponesse come “renewable energy hub” invece di “gas hub” potrebbe recuperare quel ruolo di leadership e di Paese portatore di pace anche in Medio Oriente.
Energie democratiche, strettamente legate al territorio ed in grado sul lungo termine di assicurare una autonomia energetica, mettendo gradualmente fine alla dipendenza dal petrolio....Secondo Klare, la guerra per l’energia continuerà in tutto il mondo, infatti mentre le divisioni etniche e religiose possono fornire il carburante politico e ideologico di queste battaglie, decisivo è il movente economico. In un mondo ancora legato a doppio filo ai combustibili fossili, il controllo delle riserve di petrolio e gas è una componente essenziale del potere. Auspicare concretamente la fine della guerra per l’energia perciò, significa ottenere un contributo concreto verso la pace e la condivisione tra i popoli. Forse si potrà scongiurare questo conflitto solo il giorno in cui, finalmente, il mondo passerà davvero alle energie rinnovabili. Qui l'articolo integrale

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  Tratto dam.qualenergia

EWEA: “il capacity payment non è la risposta giusta”

Giovedì, 9 Luglio 2015
Tenere in vita artificiosamente le centrali termoelettriche convenzionali in perdita non è la risposta giusta alla crisi da overcapacity in atto in tutta Europa. I meccanismi di capacity payment infatti rischiano di avere un effetto distorsivo sui prezzi elettrici. L'avvertimento arriva da un nuovo position paper di EWEA, l'associazione europea dell'eolico (allegato in basso).
In molti Paesi, tra cui il nostro, come sappiamo si stanno predisponendo meccanismi che remunerano gli impianti per la potenza flessibile che mettono a disposizione anziché per la sola produzione, un salvagente a quegli impianti, come i cicli combinati gas, che attualmente sono in crisi per la situazione di sovvracapacità, la domanda bassa e la concorrenza delle rinnovabili elettriche (soprattutto eolico e fotovoltaico) che possono offrire energia in Borsa a prezzo zero.
Tre sono i grandi problemi del mercato elettrico europeo in questo momento, spiega il documento EWEAovercapacity, con circa 100 GW di potenza di troppo a livello europeo, domanda in calo e un sistema ETS inefficace, che non è riuscito a dare i segnali di prezzo adeguati, cioè, spieghiamo noi, ad esempio non è riuscito a rendere i più inquinanti impianti a carbone meno competitivi di quelli a gas.
In questa situazione non solo non ha senso economico investire in nuova generazione, ma anche molti impianti esistenti sono in grossa crisi. Tenerli in vita con il polmone artificiale del capacity payment però, secondo EWEA, sarebbe sbagliato: “la trasformazione del settore elettrico europeo deve essere mossa da investimenti privati e mercati che funzionano bene - spiega Kristian Ruby, Chief Policy Officer dell' EWEA – Non dobbiamo tenere in vita con un salvagente centrali ridondanti, specialmente in questa fase in cui alcuni Paesi stanno facendo i conti con un eccesso di potenza. Finanziare impianti convenzionali affinché restino operativi deve essere l'ultima opzione da considerare e solo nei Paesi che hanno carenze di potenza da colmare.”
E l'overcapacity, secondo Ruby è anche la causa dei prezzi del MWh all'ingrosso attuali, mai così bassi. “C'è un equivoco quando si dice che le rinnovabili sono la causa principale dei prezzi bassi alla Borsa elettrica. Il vero problema è che alcuni Stati membri hanno semplicemente troppa potenza da fonti convenzionali. La crisi e il calo della produzione industriale hanno tagliato la domanda e lasciato l'Europa con asset inutili in carbone. É tempo di liberarci da queste centrali obsolete che appartengono al passato.”
Come risolvere la questione secondo EWEA? Con un sistema ETS che funzioni veramente e che abbia un prezzo della CO2 tale da scoraggiare investimenti in impianti ad alta intensità di CO2. Altra soluzione è facilitare gli scambi transfrontalieri, mentre secondo EWEA il mercato dei servizi per la rete deve essere aperto anche alle rinnovabili.
Spiegano da EWEA: “Dobbiamo creare un sistema che remuneri la flessibilità. L'eolico è in grado di fornire servizi quali controllo della frequenza e del voltaggio, ma questi non sono ancora pagati adeguatamente.L'eolico potrebbe non solo contribuire alla sicurezza energetica ma anche ridurre i costi operativi del sistema.”

08 maggio 2015

LE CENTRALI TERMOELETTRICHE DI SORGENIA UN DEBITO FINANZIARIO GIGANTESCO..

tratto da http://www.consulenza-finanziaria.it

LE CENTRALI TERMOELETTRICHE DI SORGENIA UN DEBITO INCOLMABILE

Le banche si appropriano definitivamente di un debito finanziario gigantesco che pesera’ nei loro bilanci per gli anni a venire.
La Cir, holding della famiglia dell’Ingegnere, insieme con i soci di minoranza di Sorgenia, gli austriaci di Verbund, non manterranno nel capitale nemmeno quel 2-3% simbolico di cui si parlava. Niente, meglio uscire del tutto. Così da ieri mattina è iniziata la processione degli amministratori dei 21 gruppi bancari creditori di Sorgenia per quasi 2 miliardi che dovrebbe finire entro oggi.
Per tutte si tratta di siglare 2 documenti: il primo è l’accordo con i soci di Sorgenia per l’ok alla ristrutturazione del debito, e cioè alla conversione di 400 milioni di prestiti in azioni, attraverso un aumento di capitale che annullerà le quote di Cir e Verbund. Contestualmente, gli azionisti si impegnano a votare a favore della ricapitalizzazione nella prossima assemblea.
Il secondo documento è un accordo di «stand still» (impegno a non ricorrere a vie giudiziarie per il recupero dei crediti). L’assemblea è prevista a settembre. Poi bisognerà attendere l’omologa del Tribunale ex art 182 della legge fallimentare.Le banche conferiranno il nuovo capitale (ex debito) in una newco, che quindi ripartirà da zero e i cui attivi consisteranno nel conferimento di Sorgenia Spa, che controlla le quattro centrali termoelettriche del gruppo e a cui restano circa 1,4 miliardi di debiti.
L’idea delle banche è quella di portare la newco a macinare, attraverso la normale operatività, margini sufficienti a ripagare gli oneri finanziari ridotti dalla ristrutturazione del debito, i costi e magari anche a fare qualche utile. 
Missione che però gli analisti del mercato elettrico giudicano, al momento, molto simile all’«impossibile».Ecco perché i De Benedetti hanno preferito chiudere la partita Sorgenia, salvo tenersi un timido diritto «earn out», giusto in caso di miracolo: se le banche, in quattro anni, dovessero ripagarsi con gli utili o con una vendita sia i loro 400 milioni, sia gli interessi, allora dovrebbero redistribuire ai vecchi soci il 10% del profitto residuo.
In realtà lo scenario sembra ben altro. L’eliminazione degli incentivi alle rinnovabili ha creato un clima ancora più difficile nei confronti di eventuali futuri «regali» ai produttori di energia. In altri termini, la richiesta dei produttori per ottenere dalla Stato il cosiddetto «capacity payment», vale a dire il contributo pubblico a sostegno della capacità produttiva termoelettrica anche nelle fasi di bassa domanda, sembra oggi irrealistica. Al momento, secondo fonti del settore, non sono previste remunerazioni fisse per i cicli combinati almeno fino al 2017. Il sistema è fermo così com’è. .........

29 marzo 2015

Energia. Tutte, chi più chi meno, devono fronteggiare una crisi pesante di sovraproduzione

Tratto da americaoggi

Energia. Si cerca di sfruttare al massimo le sinergie

DI FABIO TAMBURINI             29-03-2015

.........Oggi l'Enel ha avviato un grande progetto di riorganizzazione che prevede la reindustrializzazione o la trasformazione di ben 23 centrali da chiudere definitivamente. Non solo. Al ministero dello Sviluppo economico è aperto un tavolo di confronto (urgente) su almeno altri 17 impianti, che fanno capo alle altre società dell'energia, da Sorgenia a Tirreno Power. Tutte, chi più chi meno, devono fronteggiare una crisi pesante di sovraproduzione che, peraltro, caratterizza l'intero mercato europeo. La speranza è l'arrivo di bonus sostanziosi, previsti per il 2017 e forse anticipabili al 2016, ma ancora da definire.

L'occasione per distribuirli è il cosiddetto capacity payment, cioè il riconoscimento del ruolo svolto dalle centrali tradizionali nel garantire la continuità delle forniture di energia quando le fonti rinnovabili devono interromperle per causa di forza maggiore.

Quanto vale la certezza del rimpiazzo? Le cifre che circolano sono le più diverse. Chi ipotizza 200 milioni e chi raddoppia, ma il rischio è l'apertura di una procedura formale a livello europeo per violazione al divieto di aiuti di Stato alle aziende. Per questo la possibilità è che i risarcimenti tanto attesi, suddivisi tra i diversi operatori, finiscano per risultare poca cosa. Tanto che nei giorni scorsi l'amministratore delegato dell'Enel, Francesco Starace, ha definito il provvedimento in arrivo "un'aspirina", che non può guarire malati gravi e per la quale manifesta un certo distacco.

Nell'attesa le novità non mancano anche se, per il momento, sono tentativi in corso più che operazioni concrete. L'Araba fenice, che farebbe rinascere il settore dalle ceneri, è la creazione di un polo produttivo importante, passaggio quasi obbligato per favorire interventi di ristrutturazione e ridimensionamento. Il pressing, in particolare, è delle banche che hanno dovuto convertire in azioni i finanziamenti a Sorgenia e ora stanno cercando una via di uscita. Per questo pensano alla fusione con A2A, che ha come azionisti di riferimento i Comuni di Milano e di Brescia, ma non è così facile. Anche perché entrambe le società hanno appena cambiato i vertici operativi e la ripartenza presenta qualche problema.

Ancora più rilevanti, peraltro, sono i problemi che devono affrontare Tirreno Power e Gaz de France-Suez, l'azionista di riferimento, affiancata dalla stessa Sorgenia, dalle municipalizzate Iren ed Hera, nonché dalle banche creditrici. L'aggravante rispetto al situazione generale è l'inchiesta giudiziaria in corso avviata dalla magistratura di Savona, con capi di accusa severi.......
Continua a leggere su americaoggi

03 luglio 2014

Dopo l'approvazione del cosiddetto spalma incentivi arriva il Capacity payment: al via il decreto che salva il termoelettrico dalle rinnovabili.


Capacity payment: al via il decreto che salva il termoelettrico dalle rinnovabili.


Capapcity payment, il Ministero dello Sviluppo Economico ha approvato la disciplina a regime del mercato della capacità elettrica, secondo lo schema elaborato da Terna e trasmesso dall' Autorità dell'Energia.

Il provvedimento, che parte dalla necessità di pagare le centrali termoelettriche anche quando non producono energia ma potrebbero, in modo da non farle fallire, dispiegherà i suoi effetti a partire dal 2018/2019.

Buffo, per non usare altri termini, che arrivi proprio mentre le rinnovabili, e il fotovoltaico in particolare, sono in lotta per la sopravvivenza dopo l'approvazione del cosiddetto spalma incentivi e delle nuove norme penalizzanti sull'autoconsumo contenute nel taglia bollette. In pratica, per semplificare, si affossano le rinnovabili e si lancia l'ancora di salvezza al termoelettrico.
Il Ministero spiega: il decreto è finalizzato "ad aumentare la contendibilità del mercato, a garantire la sicurezza del sistema elettrico a minimo costo e a integrare al meglio anche le fonti rinnovabili". ......

Intanto l'Aeeg, che in un precedente documento di consultazione aveva ammesso che, al momento e ancora per molti mesi, non ci sarebbe alcuna necessità tecnica di pagare le big dell'energia per l'elettricità che non producono, proprone al Ministero dello Sviluppo Economico un'integrazione della disciplina del meccanismo transitorio di remunerazione della capacità produttiva di energia elettrica, al fine di fare fronte alle esigenze di flessibilità del sistema elettrico. Si tratta della delibera 30 giugno 2014 320/2014/R/eel.

Per consultare il decreto di approvazione del capacity payment clicca qui
Qui l'articolo integrale
Roberta Ragni

13 aprile 2014

BRUXELLES: GRAVISSIMO VOLTAFACCIA DELLA COMMISSIONE EUROPEA SULLE POLITICHE ENERGETICHE!!!!


Tratto da Comedonchisciotte
                              
GRAVISSIMO VOLTAFACCIA DELLA COMMISSIONE EUROPEA SULLE POLITICHE ENERGETICHE.

A questo punto il cerchio si chiude.
Era nell'aria, e ... zac! è successo. 

"Contrordine .....! Su energia, clima e ambiente abbiamo scherzato per otto anni, adesso la ricreazione è finita e si ritorna a un sano realismo fossile. Fra un po' anche nucleare, tranquilli! Così i gruppi finanziari che fanno soldi sulla nostra pelle e sulla nostra salute saranno contenti!"


Oggi la Commissione Europea con un inatteso colpo di mano da parte del Commissario alla Concorrenza, lo spagnolo Joaquìn Almùnia, ha praticamente cancellato otto anni di politiche energetiche virtuose e, cedendo alle lobby dell'energia, ha  approvato le sue nuove "linee guida" sulle deroghe possibili al divieto generale di aiuti di Stato nel settore dell'energia (Qui).  
Un'interpretazione delle regole di concorrenza che in realtà si traduce in una vera e propria decisione politica, che avrà conseguenze gravi sull'intero sistema Ue di promozione e sostegno pubblico delle fonti rinnovabili, spostando quasi completamente sulle spalle dei consumatori i costi della transizione energetica, come rilevato in un articolo comparso oggi su "La Stampa" 

Tutte le grandi industrie energivore vengono esentate retroattivamente dal contribuire agli incentivi per le rinnovabili che vengono praticamente cancellati mentre non vengono minimamente toccati i molto più corposi incentivi alle fonti fossili ormai pari al 2,5 % del PIL mondiale - (vedi QualEnergia)
Inoltre sarà anche possibile finanziare con fondi pubblici i cosiddetti "capacity mechanisms", vere e proprie sovvenzioni ai monopoli dell'energia fossile erogati con la scusa del pagamento della riserva di capacità installata per garantire un "back-up"  in caso di emergenza e in realtà compensati per aver sbagliato investimenti ed essere stati messi in crisi dal... sole!  In pratica il famoso "capacity payment" approvato molto timidamente  dal governo Monti e reclamato a gran voce da Sorgenia con l'avvicendamento Letta/Renzi per salvarsi dai suoi cattivi investimenti nel fossile. 
E comunque questo colpo di mano a un osservatore attento, tanto inatteso non doveva essere.
  (Nota di UPLS :PER  CAPIRE VI consigliamo vivamente di leggere tutto il sottostante articolo)
IL GRUPPO "MAGRITTE" 
Le prime avvisaglie si erano avute a maggio 2013 quando i principali monopoli fossili d'Europa, dopo la pubblicazione della Comunicazione della Commissione sugli obiettivi energetici di medio periodo (cioè al 2030 -( Vedi link) , costituirono un gruppo di lobby per attaccare le rinnovabili.

Il gruppo venne immaginificamente chiamato "Magritte". E infatti surrealiste sono le loro richieste: stroncare le rinnovabili perchè mettono in crisi economicamente il loro modello di produzione elettrica basata sui fossili (nella loro "neolingua" loro la chiamano "stabilità del sistema termoelettrico" così chiunque si azzardi a criticarlo potrà essere preso per un pericoloso terrorista che vuole destabilizzare il sistema termoelettrico...  (vedi link ). 
Ma qualcuno storce il naso,  alcune industrie della Green economy, creano il gruppo delle "progressive energy companies" a sostegno di una più ambiziosa politica climatica e energetica Europea. (vedi link ), denunciando che non di stabilità del "sistema termoelettrico" si tratta ma di stabilità di un business model basato sulle fonti fossili e concentrate messo in crisi dalla più conveniente e abbondante energia solare (vedi link 16 giugno 2013: le rinnovabili coprono l’intero fabbisogno energetico italiano!)
). 
  
A quel punto i "fossilisti" cambiano strategia  e non parlano più di stabilità del sistema termoelettrico ma di "avenire énergétique de l'Europe" (vedi link )
I tempi sono maturi per sferrare la più grande controffensiva mediatica giusto il 19 marzo, il giorno prima del Consiglio Europeo del 20 e 21 marzo scorso (quello che Renzi confuse con il Consiglio d'Europa facendo ridere mezzo mondo), avanzando un pacchetto di 9 punti fra cui la detassazione dei settori industriali più energivori, incoraggiandoli a servirsi di energia fossile praticamente gratis (tanto per loro pagheranno i cittadini e i consumatori, che non hanno lobby capaci di scrivere le regole nella Commissione Europea), l'eliminazione degli incentivi alle rinnovabili, la legalizzazione del capacity payment (su cui pendeva un sospetto di illegittimità ai sensi della legislazione sugli aiuti di Stato alle imprese private, oggi "sanato"con questa pazzesca decisione (si veda il link )

Le richieste del gruppo Magritte vengono oggi esaudite con una decisione in forte odore di illegittimità sotto molti profili. 
Vediamo meglio: le "linee guida", presentate oggi non sono misure legislative, non devono essere approvate in co-decisione dal Parlamento europeo (che rappresenta i cittadini) e dal Consiglio Ue, (che rappresenta i governi), e non possono dunque essere emendate.  Sono elaborate, approvate e applicate immediatamente dalla Commissione, in quanto Autorità antitrust europea indipendente. Eppure, le decisioni prese oggi potrebbero cambiare in profondità la politica energetica, ambientale e climatica dell'Ue, che era stata stabilita con il pacchetto 20/20/20 del 2007/2008.
Si tratta di una surrogazione indebita della tecnocrazia al potere legislativo per cui un parlamento europeo guidato da un Presidente conscio delle sue prerogative dovrebbe immediatamente consultare il servizio giuridico per valutare la possibilità di un ricorso alla corte Europea di Giustizia del Lussemburgo. 
 L'esenzione parziale o, in certi casi, perfino totale, dal pagamento della parte delle fatture elettriche dovuta al sostegno alle rinnovabili potrà riguardare un numero imprecisato di comparti industriali ........Tutti settori che non possono essere lasciati in una specie di zona franca rispetto alla strategia energetica europea, pena il suo svuotamento totale.
Infatti, come hanno ammesso proprio oggi fonti qualificate della stessa Commissione europea, aumenterà in modo rilevante la fattura da pagare per i consumatori, che dovranno compensare di tasca loro il mancato contributo alle energie rinnovabili delle industrie più inquinanti, più consumatrici di energia e più responsabili di emissioni di gas a effetto serra. 

E saranno penalizzate, paradossalmente, le industrie con le più alte performance di efficienza energetica, quelle che hanno investito di più in questo campo, che non potranno godere delle esenzioni (a meno di non essere fortemente esposte alla concorrenza internazionale). 
 Tutto questo rappresenta una inversione di tendenza di una strategia virtuosa e sostenibilie iniziata otto anni fa con il 20 20 20 durante la presidenza tedesca, e questa strategia non può essere rimessa in discussione con una decisione di oscuri tecnocrati, ma deve essere sottoposta a revisione, secondo lo stesso processo legislativo che l'ha stabilita. Anche questo è sicuramente da valutarsi come oggetto di ricorso giurisdizionale.

Infine il Commissario Almùnia,  opera una  sostanziale armonizzazione dei diversi sistemi nazionali di sostegno alle rinnovabili (cosa che non gli compete come responsabile dell'Antitrust Europeo) con decisioni relative alla quantità, qualità e modalità di erogazione degli incentivi, che si prevede vengano addirittura messi all'asta  tramite "competitive bidding processes" e non più  concessi a chiunque ne faccia richiesta.  Ora.... è del tutto evidente che qui siamo in violazione delle regole che separano le competenze fra diversi Commissari europei e c'è da aspettarsi (o da esigere) che il Commissario all'Energia Oettinger faccia valere le sue prerogative, visto che contro il "capacity mechanism" aveva preso posizione! (al riguardo si può approfondire leggendo il mio post sulla comunicazione da lui presentata a Novembre 2012 sul funzionamento del mercato dell'energia e potrete trovare qui.  
........Gli aiuti di Stato ora permessi in questo settore sono una possibilità, non un obbligo per gli Stati membri, ma è chiaro che pochi paesi lasceranno le proprie industrie esposte al "dumping energetico" dei paesi vicini, e tutti si affretteranno a uniformarsi al sistema tedesco. Proprio quando invece si sta raggiungendo la grid parity nei paesi del Sud dell'Europa con grande scorno dei monopoli fossili del nord Europa. 
Tutto questo rappresenta un gravissimo, ribaltamento della politica Ue a colpi di decisioni insindacabili dei tecnocrati della Direzione Concorrenza della Commissione, dettate dalle lobby. 

Perchè questa accelerazione proprio adesso? Forse le lobby fossili a Bruxelles si sono rese conto che il vento sta cambiando, e che dopo queste elezioni europee potrebbero non avere più una Commissione di .... pronti a esaudire ogni loro desiderio, e allora hanno preferito forzare la mano subito, sperando di farla franca e e di poter imporre questo  scandaloso abuso di potere contro lo stato di diritto e le regole della democrazia Europea.  
La Commissione non puo' arrogarsi il diritto di cambiare la politica Ue sulle rinnovabili con una decisione di mera interpretazione dei Trattati.
RICAPITOLANDO
1  - L'Antitrust della Commissione Europea, eccedendo i suoi poteri, entra d'imperio a gamba tesa nelle strategie energetiche europee, capovolgendole, e adotta un atteggiamento estremamente permissivo verso le fossili e il nucleare e estremamente punitivo verso le rinnovabili
2  - I  tedeschi hanno violato per tre anni le norme sugli aiuti di Stato, gli altri non lo hanno fatto, e si premiano i tedeschi con una decisione retroattiva!!!

3 - Mentre quelli che  hanno creduto nella strategia Ue e hanno investito nelle rinnovabili e nell'efficienza energetica vengono penalizzati, quelli che non ci hanno creduto, e hanno investito nel gas, sbagliando tutto, tanto che ora sono in sovraccapacità produttiva e sono costretti a mendicare un "aiutino" pubblico per compensare le perdite economiche dovute esclusivamente a loro scelte industriali miopi e sbagliate, vengono invece  premiati  (Vale la pena di ricordare che questo è esattamente il caso di Sorgenia a cui la legalizzazione del "capacity mechanism" sembrerà una manna dal cielo).
4  - Le esenzioni delle grandi industrie energivore dal contributo al finanziamento delle rinnovabili, sono esattamente il contrario di quello che si dovrebbe fare, e provocheranno un aumento notevole delle bollette per i consumatori. 
5  - A quel punto i monopoli energetici avranno buon gioco nel dire che l'energia rinnovabile  costa troppo ai consumatori e insisteranno per  togliere definitivamente gli incentivi.....

6 - Così i  monopoli energetici continueranno a spremere il limone dei fossili e a fare profitti stratosferici sulla pelle e la salute dei cittadini europei che continueranno allegramente ad ammalarsi e a morire a centinaia di migliaia, la Germania non sarà più costretta a farsi rimborsare dalle proprie imprese centinaia di milioni  di euro di aiuti di stato improvvidamente concessi, e legalizzati retroattivamente da una Commissione generosa a senso unico.

7 - A questo punto il cerchio si chiude..... 




CONCLUSIONI
Ci sarà qualcuno a Bruxelles o al Lussemburgo, che si renderà conto della violazione bella e buona allo stato diritto perpetrata con questa decisione ......

  Ci saranno associazioni di consumatori, o  ambientaliste,  o sindacati, o imprese straniere sfavorite dagli aiuti di Stato alle imprese tedesche che si faranno sentire?

E soprattutto,  i candidati italiani alle elezioni europee che ne pensano di questa invasione di campo dell'organo legislativo al quale ambiscono, da parte di un potere tecnocratico non eletto da nessuno?  Trovano tutto normale?  O hanno intenzione di battere un colpo? 



Angelo Consoli
Leggi tutto su Comedonchisciotte

06 aprile 2014

LE BANCHE VERSO IL CONTROLLO DI SORGENIA

Tratto da Dagospia 

1. IL VERO SCANDALO DI SORGENIA NON È’ CHE LE BANCHE TRASFORMINO I LORO CREDITI IN AZIONI. È GIÀ AVVENUTO RECENTEMENTE PER ZALESKI, ZUNINO E, 20 ANNI FA, PER LA FERRUZZI - 

2. ANDREA GIACOBINO: “IL VERO SCANDALO È CHE L'IMPRENDITORE CHE HA FALLITO NON FALLISCA: NON È FALLITO ROMAIN ZALESKI (CARO A BAZOLI), NÈ LUIGI ZUNINO NÉ FALLIRÀ RODOLFO DE BENEDETTI (“REPUBBLICA”). ALTRI IMPRENDITORI CHE NON HANNO COGNOMI - E RELAZIONI - ILLUSTRI, E CHE NON HANNO MONTAGNE DI DEBITI, INVECE, POSSONO FALLIRE ........


 3. AVEVA RAGIONE BERTOLD BRECHT: "SE CON LA BANCA HAI UN DEBITO DI 10.000 DOLLARI IL PROBLEMA È TUO, SE IL DEBITO È DI 1 MILIONE DI DOLLARI IL PROBLEMA È DELLA BANCA" -

Con simpatia. Andrea Giacobino


Sempre ieri le banche hanno discusso della richiesta di Sorgenia di avere un po' di ossigeno, con lo sblocco di linee di credito e fideiussioni. Ma al momento non sono stati riaperti i rubinetti della nuova finanza (si parla di circa 65 milioni) sotto forma di sconto fatture e garanzie. La richiesta è stata sollecitata dal Cda di Sorgenia, che martedì ha comunicato di avere comunque evitato la crisi di cassa grazie a interventi sul circolante e dismissioni.....

Nella grande partita a scacchi tra gli istituti di credito e la Cir
(presidente esecutivo Rodolfo De Benedetti, presidente onorario suo padre Carlo) che controlla il 52,9% di Sorgenia per mettere in sicurezza la società energetica in profonda crisi, le ultime mosse sembrano vicine con un ultimatum che le banche si preparano a presentare già entro domani. 

Ma in realtà alcune mosse decisive sono ancora tutte da tracciare sulla scacchiera delle trattative.

............Una riduzione del debito sarà possibile attraverso la cessione delle energie rinnovabili, che le banche avrebbero già in programma, ma una parte importante per la capacità di rimborso del debito di Sorgenia potrebbe averla anche il capacity payment, ossia quella remunerazione data, con i soldi delle bollette, a quelle imprese energetiche che mettono la disposizione l'eventuale capacità delle loro centrali tradizionali.
Si prevedeva che il ministero delle Attività produttive indicasse la misura di questa remunerazione per fine marzo, ma c'è qualche ritardo. 
E con il taglio delle bollette promesso dal premier alle piccole e medie imprese lo spazio per capacity payment forti sembra ridotto.
 Leggi qui l'articolo integrale

18 dicembre 2013

La Brutta situazione della Sorgenia..........In suo soccorso il capacity payment, un sussidio salva-conti pagato dalle bollette ?

Tratto da Mentiinformatiche

Sorgenia, la zavorra dei De Benedetti......

di Gionata Picchio e Gaia Scacciavillani 

Galeotta fu la privatizzazione delle Genco. E chissà cosa sarebbe successo se invece di aggiudicarsi una fetta della più piccola, Carlo De Benedetti fosse entrato come voleva anche nelle sorelle maggiori. Da sola la ex Interpower, in cui l’editore di Repubblica puntò 145 milioni nel 2002 per possederne il 39 per cento in scia al decreto Bersani approvato dal governo D’Alema (Enrico Letta all’Industria), sta mettendo a dura prova i piani energetici di famiglia.

 Da una parte incombe l’inchiesta per disastro colposo sulla centrale di Vado Ligure della partecipata Tirreno Power, la ex Interpower. Dall’altra ci sono 1,7 miliardi di debiti di Sorgenia da mesi oggetto di trattativa con le banche (Mps, Intesa, Unicredit e Mediobanca in testa) alle quali viene chiesto
un riscadenziamento, uno stralcio e una boccata d’ossigeno da 100 milioni di garanzie.
La partita più urgente è quella dei debiti della Tirreno: i revisori si rifiutano di certificare i bilanci. ........
Ora Sorgenia capeggia, con Enel, un gruppo di imprese che fa lobby sul governo per il capacity payment, un sussidio salva-conti pagato dalle bollette: un primo tentativo già nel 2012 con una norma inserita nel dl 83/12 dal Pdl. Oggi un nuovo emendamento dei relatori in Senato alla legge di Stabilità, corretto dal Nuovo Centro Destra, che mette il sussidio a carico delle fonti verdi. La norma, ribattezzata “ammazza-rinnovabili” 500 milioni di cui un centinaio per Sorgenia – provoca una rivolta tra gli ambientalisti. Anche i ministri Zanonato e Orlando la criticano. Il 4 dicembre rappresentanti di Enel e Sorgenia incontrano il presidente della commissione Bilancio della Camera Francesco Boccia (Pd) per chiedere di mantenere l’emendamento. Lunedì notte il compromesso: salta l’ammazza-rinnovabili e il sussidio lo deciderà il ministero dello Sviluppo su proposta dell’Autorità. 
Resta il nodo copertura: i consumatori sono i maggiori indiziati.

INTANTO arrivano altri conti da pagare. A Tirreno Power, riferiscono i revisori in calce al bilancio 2012, manca “evidenza del supporto da parte degli azionisti (i francesi di Gdf al 50% prima di Cir che è al 39%, ndr) per assicurare la continuità aziendale”. Gli stessi amministratori avevano ammesso che i primi risultati del 2013 non lasciavano presagire nulla di buono sul rispetto dei cove nants , poi sforati, con il rischio di una richiesta di rientro dalle banche, aggiungendo che, “in ogni caso i flussi finanziari generati attualmente dalla società […] non consentono la restituzione del finanziamento in un’unica soluzione alla prevista scadenza del 30 giugno 2014”. Da allora la trattativa col pool capitanato da Unicredit non ha fatto grandi passi in avanti. Meno urgente, ma più rilevante, l’intesa con i creditori per la partita da 1,7 miliardi (metà scadono nel biennio) che vede maggiormente esposta Mps nel doppio ruolo di creditore e socio di Sorgenia. Un primo round è per oggi, con la presentazione del piano del nuovo ad, Andrea Mangoni. Qualcuno ipotizza per Sorgenia anche il salvataggio di sistema con i francesi di Edison- Edf in prima linea. In cambio, avrebbero dal governo Letta l’avallo a comprare asset italiani della tedesca E.On. Con i francesi l’ingegnere vanta storiche relazioni cordiali come riferiva la stessa Repubblica il 13 novembre 2002 evidenziando il ruolo degli ottimi rapporti tra De Benedetti e Gérard Méstrallet di Gdf nella riuscita dell’operazione Interpower.Qui  l'articolo integrale
Oggi su il Fatto Quotidiano 

In edicola sul Fatto del 18 dicembre: “Un guaio chiamato Sorgenia”.

Sulle quattro pagine de il Fatto Economico troverete un’inchiesta su Sorgenia, la società energetica alle prese con 1,7 miliardi di euro di debiti e un difficile negoziato con le banche che ora si affida al sostegno della politica.La proprietà appartiene alla famiglia De Benedetti che deve fare i conti con il boom delle rinnovabili e il crollo della domanda che hanno reso gli investimenti una fonte di perdite.