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13 aprile 2016

Energia, riunione dei ministri Ue: adattarsi a una nuova era energetica

Tratto da Greenreport

Energia, riunione dei ministri Ue: adattarsi a una nuova era

«Utilizzare l'energia in modo più efficiente e aumentare la quota delle energie rinnovabili»
[11 aprile 2016]
energie_ministers_1
Oggi ad Amsterdam si è tenuto un Consiglio energia informale sul funzionamento del mercato elettrico e la cooperazione tra gli Stati. In un comunicato la presidenza di turno olandese dell’Ue dice che i ministri dell’energia dell’Ue hanno aperto alla creazione di un mercato interno unico «per dotare l’ Unione europea di un approvvigionamento energetico sostenibile, affidabile e finanziariamente abbordabile. I ministri dell’energia e la Commissione europea esaminano insieme sfide quali l’integrazione dell’energia rinnovabile, la sicurezza dell’approvvigionamento e la cooperazione regionale».  E’ in questa prospettiva che si iscrive la firma da parte di Olanda e Belgio di una dichiarazione politica comune per la cooperazione energetica.
Il ministro dell’economia olandese,  Henk Kamp, dopo aver ricordato che uno dei motivi per i quali  nel XVII secolo  sono stati costruiti i  canali di Amsterdam era per il trasporto di torba per riscaldarsi,  detto che «poi si è passati al legno, poi a carbone, petrolio e gas, e oggi otteniamo la nostra energia da un mix di fonti», ma ora Amsterdam è una della capitali europee dell’innovazione energetica, dove si lavora per rispettare l’Accordo di Parigi che «chiede al mondo per limitare gli effetti dei cambiamenti climatici e di passare a fonti più sostenibili di energia. L’Ue si era già posta un obiettivo a lungo termine di ridurre le emissioni di gas serra dell’80-95% nel 2050.
Per raggiungere questo obiettivo, dobbiamo utilizzare l’energia in modo più efficiente e aumentare la quota delle energie rinnovabili. E mentre facciamo  questo, dobbiamo assicurarsi che le luci restino accese e che le nostre bollette energetiche rimangano accessibili. Questo richiede più di cambiamenti e non solo nell’utilizzo e nella produzione. Le nostre infrastrutture, la legislazione, i mercati e le istituzioni devono essere adattati ad una nuova era. Ci stiamo spostando da un piccolo numero di tecnologie e vettori energetici ad un mix più diversificato. 
Dalla produzione fissa  alla produzione di energia sempre più flessibile. E da un mercato con un numero limitato di players  a una situazione in cui i consumatori possono anche essere produttori. Dobbiamo adattare il nostro intero sistema a questa nuova realtà. Ciò richiederà ingenti investimenti, non solo da parte nostre compagnie energetiche, ma di tutti noi».-

10 luglio 2015

1)Quando il mondo passerà alle rinnovabili, finiranno le guerre per l’energia .2) EWEA: “il capacity payment non è la risposta giusta”.

Tratto da  Linkiesta

Quando il mondo passerà alle rinnovabili,

 finiranno le guerre per l’energia

.......Un conflitto di così ampia portata, che riguarda nientemeno che la transizione da un sistema fossile e nucleare, fondato su concentrazione di capitale, finanza e infrastrutture proprietarie, a un sistema di fonti naturali non proprietarie, diffuse e territorialmente governabili, non sfugge certo agli interessi dei Governi e delle Corporation che tengono le redini dell’economia e del commercio nel sistema finanziario globale. Ed è qui che entra in campo l’iniziativa che Stati Uniti ed Europa in particolare, stanno assumendo sul fronte dei trattati commerciali che riguardano anche l’energia.
Nel mondo, nonostante il calo del prezzo del petrolio, è in atto un boom delle energie rinnovabili
Le tecnologie rinnovabili come sole, vento e biomasse, pur limitate da una relativa discontinuità, sono sfruttabili direttamente in pressoché ogni angolo del mondo e stanno raggiungendo la “grid parity” a ritmi fino a un decennio fa impensabili. Nel mondo, nonostante il calo del prezzo del petrolio, è in atto un boom delle energie rinnovabili. Forse spinto dalla produzione di pannelli solari cinesi a buon mercato, il fotovoltaico nel 2014 ha segnato il suo anno record, mentre l’energia eolica ha ormai raggiunto in molte aree la “grid parity” con i combustibili fossili, stracciando il nucleare.
La diversità del modello rinnovabile che potremmo definire in una sola parola “democratico”, pone al centro il rispetto per l’ambiente con ricadute occupazionali sul territorio favorendo e stimolando la crescita di una coscienza diffusa che desidera cooperazione politica, riorganizzazione sociale e convergenza di “stili di vita verdi”. Probabilmente se l’Italia si proponesse come “renewable energy hub” invece di “gas hub” potrebbe recuperare quel ruolo di leadership e di Paese portatore di pace anche in Medio Oriente.
Energie democratiche, strettamente legate al territorio ed in grado sul lungo termine di assicurare una autonomia energetica, mettendo gradualmente fine alla dipendenza dal petrolio....Secondo Klare, la guerra per l’energia continuerà in tutto il mondo, infatti mentre le divisioni etniche e religiose possono fornire il carburante politico e ideologico di queste battaglie, decisivo è il movente economico. In un mondo ancora legato a doppio filo ai combustibili fossili, il controllo delle riserve di petrolio e gas è una componente essenziale del potere. Auspicare concretamente la fine della guerra per l’energia perciò, significa ottenere un contributo concreto verso la pace e la condivisione tra i popoli. Forse si potrà scongiurare questo conflitto solo il giorno in cui, finalmente, il mondo passerà davvero alle energie rinnovabili. Qui l'articolo integrale

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  Tratto dam.qualenergia

EWEA: “il capacity payment non è la risposta giusta”

Giovedì, 9 Luglio 2015
Tenere in vita artificiosamente le centrali termoelettriche convenzionali in perdita non è la risposta giusta alla crisi da overcapacity in atto in tutta Europa. I meccanismi di capacity payment infatti rischiano di avere un effetto distorsivo sui prezzi elettrici. L'avvertimento arriva da un nuovo position paper di EWEA, l'associazione europea dell'eolico (allegato in basso).
In molti Paesi, tra cui il nostro, come sappiamo si stanno predisponendo meccanismi che remunerano gli impianti per la potenza flessibile che mettono a disposizione anziché per la sola produzione, un salvagente a quegli impianti, come i cicli combinati gas, che attualmente sono in crisi per la situazione di sovvracapacità, la domanda bassa e la concorrenza delle rinnovabili elettriche (soprattutto eolico e fotovoltaico) che possono offrire energia in Borsa a prezzo zero.
Tre sono i grandi problemi del mercato elettrico europeo in questo momento, spiega il documento EWEAovercapacity, con circa 100 GW di potenza di troppo a livello europeo, domanda in calo e un sistema ETS inefficace, che non è riuscito a dare i segnali di prezzo adeguati, cioè, spieghiamo noi, ad esempio non è riuscito a rendere i più inquinanti impianti a carbone meno competitivi di quelli a gas.
In questa situazione non solo non ha senso economico investire in nuova generazione, ma anche molti impianti esistenti sono in grossa crisi. Tenerli in vita con il polmone artificiale del capacity payment però, secondo EWEA, sarebbe sbagliato: “la trasformazione del settore elettrico europeo deve essere mossa da investimenti privati e mercati che funzionano bene - spiega Kristian Ruby, Chief Policy Officer dell' EWEA – Non dobbiamo tenere in vita con un salvagente centrali ridondanti, specialmente in questa fase in cui alcuni Paesi stanno facendo i conti con un eccesso di potenza. Finanziare impianti convenzionali affinché restino operativi deve essere l'ultima opzione da considerare e solo nei Paesi che hanno carenze di potenza da colmare.”
E l'overcapacity, secondo Ruby è anche la causa dei prezzi del MWh all'ingrosso attuali, mai così bassi. “C'è un equivoco quando si dice che le rinnovabili sono la causa principale dei prezzi bassi alla Borsa elettrica. Il vero problema è che alcuni Stati membri hanno semplicemente troppa potenza da fonti convenzionali. La crisi e il calo della produzione industriale hanno tagliato la domanda e lasciato l'Europa con asset inutili in carbone. É tempo di liberarci da queste centrali obsolete che appartengono al passato.”
Come risolvere la questione secondo EWEA? Con un sistema ETS che funzioni veramente e che abbia un prezzo della CO2 tale da scoraggiare investimenti in impianti ad alta intensità di CO2. Altra soluzione è facilitare gli scambi transfrontalieri, mentre secondo EWEA il mercato dei servizi per la rete deve essere aperto anche alle rinnovabili.
Spiegano da EWEA: “Dobbiamo creare un sistema che remuneri la flessibilità. L'eolico è in grado di fornire servizi quali controllo della frequenza e del voltaggio, ma questi non sono ancora pagati adeguatamente.L'eolico potrebbe non solo contribuire alla sicurezza energetica ma anche ridurre i costi operativi del sistema.”

13 giugno 2015

Qualenergia : Ecco come il fotovoltaico sconvolgerà il mercato elettrico europeo

Tratto da Qualenergia

Ecco come il fotovoltaico sconvolgerà il mercato elettrico europeo

Un nuovo report della società di consulenza tedesca Roland Berger traccia alcuni scenari sulla penetrazione del fotovoltaico in Europa nei prossimi anni. In Paesi come l'Italia il solare FV potrà arrivare entro il 2030 a soddisfare il 50% della domanda di residenziale e commerciale. Ma le utility devono ripensare la loro strategia.
La produzione da fotovoltaico in Europa nel giro di 15 anni si moltiplicherà per quattro e il solare al 2030 coprirà dal 10 al 14% della domanda elettrica del vecchio continente. In Paesi in cui il FV è già forte, come Italia e Germania, già nel 2025 questa fonte potrebbe arrivare a superare la domandabaseload, cioè il carico di base, e fornire più del 50% dell'energia nei picchi di domanda. Chiaramente il sistema elettrico e le utility dovranno adattarsi a questo sconvolgimento.
L'avvertimento arriva da un nuovo dossier della società di consulenza tedesca Roland Berger (allegato in basso), ed è solo l'ultimo di una lunga serie di report da think-tank dell'economia e della finanza che mettono in guardia sull'impatto “disruptive” che la fonte solare avrà nei prossimi anni sul mondo dell'energia.
Solo l'1% della potenza FV installata in Europa al momento, sottolinea lo studio, è delle compagnie elettriche tradizionali: il solare è per le utility fondamentalmente un concorrente che si mangerà una fetta rilevante della domanda.
Come anticipato e come si vede dal grafico sotto, il fotovoltaico in alcuni sistemi elettrici, tra cui quello italiano, avrà un ruolo da protagonista. Gli istogrammi a destra mostrano, per ogni Paese, il contributo della potenza da FV che si prevede sarà operativa a quell'anno (colonna gialla) in rapporto alla potenza totale (colonna), alla domanda baseload (trattino grigio scuro) e alla domanda di picco (trattino grigio chiaro): in Italia, ad esempio, si prevede che ci sia più potenza da FV rispetto a quella necessaria per il carico di base e abbastanza da coprire più di metà della domanda di picco.
Per il nostro Paese e qualche altro Roland Berger stima che, entro il 2030, il FV potrà soddisfare il 50% della domanda del residenziale e del commerciale. Le utility dovranno dunque rinunciare a business model basati sui volumi attuali della elettricità venduta. La strada quasi obbligata per le compagnie elettriche sarà quella di vendere flessibilità e servizi energetici.
“Si dovranno sviluppare soluzioni per assicurare la continuità della fornitura elettrica (vista la produzione intermittente del FV, ndr). Le utility, nel ridisegnare i loro modelli di business per adattarsi al nuovo stato delle cose, possono giocare un ruolo importante nel bilanciare domanda e offerta”, osservano gli analisti.
In particolare il ruolo delle centrali termoelettriche sarà quello di adattare velocemente la produzione ai cambiamenti di domanda e offerta: per farlo si dovrà passare a meccanismi di mercato che premino la potenza flessibile messa a disposizione anziché la mera produzione, serve cioè un capacity market, come quello che vari Paesi, tra cui il nostro, si stanno preparando ad adottare.
A spingere la crescita del fotovoltaico sarà il calo dei costi (vedi grafico sotto). Il report ricorda come, per il prezzo dei moduli, si sia passati dai 100 $/Wp del 1975 agli 0,60 del 2014. E i costi continueranno a calare, citando la stima di Deutsche Bank: del 40% del costo dei sistemi entro il 2017 .Continua a leggere qui
Leggi anche su Ugobardi.blogspot:

Abbiamo 5 anni per smettere di costruire centrali a carbone  ......

26 marzo 2015

QUALENERGIA:Ripensare il mercato elettrico

Tratto da qualenergia

Le fonti rinnovabili protagoniste in un mercato elettrico da ripensare

Il mercato elettrico va cambiato per adeguarlo alla trasformazione degli ultimi anni: calo della domanda, overcapacity, crescita della generazione distribuita e delle nuove rinnovabili. Ma la riforma deve essere organica e valorizzare il nuovo ruolo da protagoniste delle fonti pulite. Se ne è parlato ad un convegno organizzato da Assorinnovabili.
Fornendo servizi alla rete, le rinnovabili possono fare molto per il sistema elettrico. Ma questa possibilità non può fare molto per le rinnovabili, almeno non con le regole attuali. In generale, il mercato elettrico va cambiato, per adeguarlo alla trasformazione vissuta dal sistema negli ultimi anni, fatta di calo della domanda, overcapacity, crescita della generazione distribuita e delle nuove rinnovabili. La riforma deve essere organica e non può prescindere dal nuovo ruolo da protagoniste delle fonti pulite. Sono queste alcune delle conclusioni emerse dallo studio “Il settore elettrico italiani, quale market design?”, commissionato da Assorinnovabili ad Althesys e presentato oggi a Roma alconvegno Ripensare il mercato elettrico, organizzato dall'associazione delle rinnovabili.
Nel presentare lo studio, l'a.d. di Althesys, Alessandro Marangoni, ha iniziato dai noti cambiamenti avvenuti in questi anni nel sistema elettrico italiano, parlando di “effetto valanga” rappresentato dal calo della domanda e dalla crescita delle rinnovabili. Tra i 'travolti', come sappiamo, c'è una parte del termoelettrico (nel grafico sotto, dalla presentazione di Marangoni, la crisi dei cicli combinati a gas). La situazione di overcapacity, ha previsto Marangoni, “dovrebbe portare a dismissioni per circa 20 GW nei prossimi 2-3 anni”.
Nel corso del convegno, Carlo Tamburani, country manager di Enel, ha confermato l'intenzione del gruppo di chiudere definitivamente 23 centrali “per 11,5-12 GWdi potenza, in parte già ferme”. “Nel giro di 3 settimane - ha annunciato - Enel presenterà un piano per riconvertirle”: le sedi degli impianti pensionati, a seconda dei casi, “potrebbero diventare musei, data center o altro.”
Continua su Qualenergia

09 luglio 2013

Germania, centrali elettriche che chiudono......

Tratto da QualEnergia

Germania, centrali elettriche che chiudono e prezzo del MWh sotto zero

Altre quattro centrali termoelettriche chiudono in Germania. Lo sconvolgimento del mercato da parte delle rinnovabili le sta facendo lavorare in perdita. 
La produzione da eolico e fotovoltaico abbassa notevolmente i prezzi in Borsa, fino al caso limite in cui i produttori devono pagare per immettere l'energia in rete. Evento verificatosi due volte a giugno.

Altre 4 centrali termoelettriche chiudono in Germania. L'annuncio viene dato dall'utility EnBW e riguarda due centrali a carbone, una a gas e una ad olio combustibile in cogenerazione. 
Il motivo: lo sconvolgimento del mercato elettrico da parte delle rinnovabili le sta facendo lavorare in perdita. Per dirla con le parole dell'azienda: “La decisione emerge dal rapido cambio strutturale del settore energetico. In particolare, a causa dell'installazione di nuova potenza da fonti rinnovabili, molte centrali a fonti fossili sono esposte a una grande pressione commerciale e finanziaria, rimanendo in funzione solo come unità marginali.
Questo causa un drastico calo nei ricavi. Specialmente le centrali a gas, ma anche le più anziane tra quelle a carbone e a olio combustibile non riescono più a ripagarsi, ai prezzi correnti del mercato elettrico e non possono più essere fatte funzionare in maniera economicamente sostenibile".
"Per questo motivo, si legge in una nota, l'unità di cogenerazione III (inaugurata nel '75, ndr) e la turbina a gas III (del '71, ndr) del sito di Marbech, e gli impianti a carbone (antracite, ndr) 1 e 2 di Walheim (entrambi degli anni '60) saranno chiusi non appena sarà legalmente possibile farlo”. .......
Insomma, in Germania sta succedendo quel che accade anche da noi e in altre nazioni (vedi ad esempio Qualenergia.it, Usa, come l'eolico sta facendo chiudere il nucleare): fotovoltaico ed eolico quando producono abbassano il prezzo dell'elettricità in Borsa, spingendo fuori mercato le centrali alimentate a fonti fossili, in primis i cicli combinati a gas. Effetti, quelli sul mercato tedesco elettrico tedesco, dei quali abbiamo già parlato l'anno scorso (QualEnergia.it, Germania, le complicazioni del kWh low-cost da rinnovabili). In questo inizio di 2013, anche se la produzione di sole e vento non è cresciuta molto, a causa del meteo sfavorevole, l'impatto si sta facendo sentire ancora più pesantemente: meglio delle parole parlano i grafici sotto, che abbiamo preso da una presentazione dell'analista Bernard Chabot di BCCconsulting in cui si riassume l'andamento del mercato elettrico tedesco negli ultimi 6 mesi.
Quanto la produzione da rinnovabili sia cresciuta in Germania negli ultimi anni lo sappiamo bene (cliccare qui per grafico). L'impatto che questo ha sulla generazione da fonti fossili e del prezzo dell'elettricità in Borsa si osserva chiaramente in questo diagramma, riferito a marzo 2013:
Quando la linea azzurra, che rappresenta la produzione da fotovoltaico ed eolico, sale, si abbassano sia la linea nera, che rappresenta la produzione del termoelettrico convenzionale, che quella rossa, i prezzi del MWh in Borsa. Ancora più evidente l'effetto negli ultimi dati disponibili, quelli di giugno 2013:
Come vediamo nell'ultimo mese, quando il contributo di sole e vento è stato maggiore – ad esempio nel famoso week-end del 16 giugno, quando anche in Italia il prezzo del MWh in Borsa è arrivato a zero - si  sono avuti prezzi dell'elettricità addirittura negativi.
In questi casi, i produttori devono pagare per l'elettricità che immettono in rete (fino a 30 euro/MWh, come vediamo dal grafico) e a rimetterci di più è chi ha impianti poco modulabili, come quelli a carbone.........

17 maggio 2013

UE, eolico e fotovoltaico hanno numeri da leader:"La nuova produzione ha ampiamento sostituito quella delle centrali nucleari, a carbone e ad olio dismesse."

 Tratto da QualEnergia

Mercato elettrico UE, eolico e fotovoltaico hanno numeri da leader

Nuova potenza e produzione da eolico e fotovoltaico testimoniano il cambiamento in atto nel sistema elettrico europeo. Nel 2012 il nuovo installato FV connesso alla rete ha generato 19 TWh aggiuntivi, l'eolico 29 e 15 sono stati generati dalle nuove centrali a gas. 
La nuova produzione da rinnovabili ha ampiamento sostituito quella delle centrali nucleari, a carbone e ad olio dismesse.

I recenti dati forniti da Epia ed Ewea illustrano come il fotovoltaico per il secondo anno consecutivo sia la prima fonte in termini di nuova potenza elettrica installata: 16,7 GW nel 2012 (12 dei quali installati su tetto).
Dal grafico, estratto dall’ultimo rapporto dell’European Photovoltaic Industry Association (Global Market Outlook fot photovoltaics 2013-2017) si nota come il fotovoltaico superi abbondantemente eolico e gas, per non parlare del carbone (quest’ultimo con un saldo ampiamente negativo tra nuovi impianti e dismissioni).
Va detto anche che le centrali a gas, dopo aver raggiunto il loro picco di installazioni nel 2010 con 20 GW, nel 2011 (meno di 10 GW) e nel 2012 (poco più di 10 GW) hanno dovuto registrare un netto calo riguardo alla nuova potenza. Un dato che deve essere ulteriormente ridimensionato nella sua portata considerando le importanti dismissioni come quelle registrate nel 2012 e ammontanti a 5,5 GW. Quindi è utile osservare a questo scopo, nel grafico in basso, la potenza elettrica netta aggiunta nel 2012 nell’UE27.
Per avere un filmato, più che una fotografia, di questa che potremmo definire come una vera e propria transizione energetica in atto in Europa, bisogna vedere la potenza netta (in GW) aggiunta negli scorsi 13 anni, cioè nel periodo che va dal 2000 al 2012: sono 166 i gigawatt di potenza tra eolico e fotovoltaico contro i 121 GW per il gas, 
e contro specialmente saldi negativi per carbone, olio e nucleare.
Dopo i dati sulla potenza è bene fornire anche quelli sulla produzione di energia elettrica, per non essere tacciati di segnalare solo gli sviluppi più evidentemente positivi per le rinnovabili. Bisogna dire però che, anche in questo caso, molti detrattori delle rinnovabili dovrebbero rivedere alcuni loro pregiudizi, come quelli che riguardano la marginalità del contributo delle fonti pulite, e in particolar modo del fotovoltaico, anche alla luce della rapidità del cambiamento verificatosi.
Nel 2012 il nuovo installato fotovoltaico connesso alla rete ha generato nell’UE27 19 TWh aggiuntivi (il calcolo viene fatto per un anno di operatività degli impianti). Nello stesso anno, dalla nuova potenza eolica sono arrivati 29 TWh, altri 7 dalle altre rinnovabili e 15 TWh dalle nuove centrali a gas che mediamente lavorano per circa 3000 ore/anno; un dato, quest’ultimo, che riflette l’attuale situazione nel mercato elettrico europeo. 
Nel 2011 il nuovo fotovoltaico aveva prodotto più di ogni altra fonte, eolico incluso.
Ma la cifra che sembra più sorprendente (grafico a destra) riguarda il totale della produzione di elettricità del 2012 delle installazioni di eolico e fotovoltaico realizzate nel 2011. Ebbene questa generazione è risultata maggiore di quella che sarebbe stata prodotta dalle centrali nucleari, a carbone e olio combustibile dismesse nel 2012, cioè di quella produzione elettrica persa per il pensionamento di queste centrali.
Per limitarci al fotovoltaico, dai dati Epia notiamo che la media della copertura del fabbisogno elettrico dell’UE27 nel 2012 è del 2,6% (era dell’1,15% nel 2010), con livelli sopra la media in Italia (6,7%), in Germania (5,6%) e in Grecia (4%). Ma se consideriamo che la produzione di picco rappresenta circa il 50% dell’elettricità consumata in Europa, allora - spiega l’EPIA nel suo documento - potremmo vedere queste quote in un modo diverso e ritenere in questa prospettiva che il FV oggi è in grado di produrre il 5,2% del picco della domanda di elettricità nell’UE27, e più del 13,5% in Italia e oltre l’11% in Germania.
Ed è questo il numero che spiega, meglio di molti altri, come l’elettricità solare in pochissimi anni abbia assunto un ruolo determinante nel mercato elettrico tanto da essere diventato un competitore diretto delle altre fonti convenzionali di energia. Il grafico qui sotto dà un'ulteriore illustrazione di quanto detto.
Qui in alto si mette in relazione la percentuale del contributo del fotovoltaico alla domanda in alcuni singoli paesi europei e il suo massimo contributo istantaneo. La punta massima di copertura alla domanda di carico offerta dal fotovoltaico è stata ad esempio del 45% in Germania e di circa il 38% in Italia. Percentuali impensabili solo 2 o 3 anni fa.

 Potremmo concludere dicendo che siamo solo alba di un’altra storia.
 
Immagine tratta da Facebook del Dott.G Ghirga Medico ISDE

07 marzo 2013

QUALENERGIA: Il fotovoltaico 'senza incentivi' sarà un boom e........ farà molto male alle utility.

TRATTO DA QUALENERGIA

Il fotovoltaico 'senza incentivi' sarà un boom e farà molto male alle utility

Il fotovoltaico senza incentivi nei prossimi sette anni decollerà e per le utility saranno dolori, dato che l'energia solare, autoconsumata o immessa in rete, eroderà una quota rilevante del mercato elettrico, soprattutto allorché i sistemi di accumulo saranno economicamente più convenienti, forse nel giro di due anni. È questa la previsione contenuta nello studio appena pubblicato dalla società di consulenza Ubs e non a caso intitolato "The unsubsidised solar revolution” (vedi allegato, pdf).
In Italia, Germania e Spagna si prevede che da qui al 2020 verranno installati 43 GW di fotovoltaico 'non incentivato' con una conseguente riduzione della domanda elettrica e il crollo dei margini di guadagno dei produttori elettrici storici: le aziende più colpite saranno RWE, E.ON, Cez e Verbund, ma anche i bilanci della nostra Enel e della spagnola Iberdrola ne risentiranno.
"Sulla base di mere considerazioni economiche – si legge nel rapporto - siamo convinti che entro la fine del decennio quasi ogni edificio residenziale e commerciale in Germania, Italia e Spagna sarà dotato di un impianto fotovoltaico su tetto”. Secondo le stime Ubs, nel 2020, tagliando la bolletta elettrica del 20-30%, i tempi di ritorno del'investimento di un impianto fotovoltaico su tetto e non incentivato si aggireranno intorno ai 5-6 anni per il commerciale e sui 10-11 per il residenziale. Non sarà ovviamente una crescita lineare, ma concentrata nella seconda metà della decade. Una simile rivoluzione provocherà profonde ripercussioni sulla domanda, via via più marcate con la discesa del prezzo delle batterie, che, secondo la previsione dello studio, cominceranno ad essere convenienti tra il 2014 e il 2015.
........In Italia il FV potrebbe coprire fino al 17% del fabbisogno (industria 5%, settore domestico 25%, settore commerciale 28%) grazie ad ulteriori 11 TWh di produzione da FV (equivalente ad una riduzione del 6% della domanda) che andrebbero ad aggiungersi agli 18,3 TWh di produzione annua del 2012.
Importante sarà l'impatto che tutto ciò avrà sui bilanci di chi vende elettricità: un duro colpo che si aggiunge ad una contrazione della domanda dovuta alla maggiore efficienza energetica e alla concorrenza delle rinnovabili incentivate, oltre che alla crisi economica....... 
L'effetto sarà che gli impianti convenzionali resteranno sempre più spesso fermi: il fattore di carico delle centrali a carbone tedesche precipiterà dal 47 al 31%, cioè al di sotto di quello della gran parte dei parchi eolici e solari, mentre per le centrali a gas, il load factor già quest'anno scenderà sotto al 20% (vedi grafico sotto). Il margine operativo lordo degli operatori, si avverte nel report Ubs, potrebbe ridursi anche del 50%.
A pagare maggiormente le conseguenze di questa situazione, come detto, saranno RWE, E.ON, Cez e Verbund, le aziende più esposte in Europa centro-settentrionale. Ma nel lungo-termine saranno danneggiati anche i bilanci di Enel e Iberdrola, protagoniste nei mercati dell'Europa meridionale dove il solare senza incentivi conoscerà probabilmente un forte sviluppo se si allenterà la morsa crisi economica e del credit crunch. Quali saranno le loro mosse per ritardare questa evoluzione?

10 maggio 2012

Le energie rinnovabili iniziano ad affermarsi, a spese di quelle tradizionali

 Tratto da Siracusa news

Siracusa: Le energie rinnovabili iniziano ad affermarsi, a spese di quelle tradizionali

9 Maggio 2012 

Sul sito www.qualenergia.it  abbiamo appreso che il 2 e 3 maggio  il  prezzo del kWh in Borsa ha toccato lo zero per diverse ore diurne, sul mercato del giorno prima per la zona Sud.  Se  è vero,  i folli utopisti ecologisti  ed i Verdi avevano ragione. E’ una rivoluzione economica ed energetica . Si diceva che le rinnovabili non possono sostituire i combustibili fossili (petrolio, carbone, ecc.), solo quelli sconsiderati, dicevano: vedrete, vedrete..... 

Quale sarà ora la reazione di chi fa profitti con i combustibili fossili?   Cosa è successo, il 2 e 3 maggio ? Vi è stato un “Boom” delle rinnovabili, merito della sovracapacità e del massiccio contributo a costo zero delle rinnovabili, fotovoltaico in testa. Un sintomo dello sconvolgimento che le energie pulite stanno portando nel mercato elettrico.  Gli operatori l'hanno sentito molto forte nella zona Sud del mercato: per la prima volta in 2 giorni lavorativi, il 2 e il 3 maggio, l'energia alla Borsa elettrica sul mercato del giorno prima per quella zona ha toccato gli zero euro per megawattora e li ha mantenuti per diverse ore, .........

 Cosa sta succedendo? Semplificando si può dire che (assieme ad altri impianti convenzionali che producono a prezzi non fissati in Borsa) le rinnovabili come solare ed eolico, che producono a costo marginale zero, dato che non serve combustibile per produrre un kWh in più, hanno prodotto più energia di quella richiesta.  
In pratica in quella zona tutti gli impianti termoelettrici che vendono la propria energia sulla Borsa (esclusi dunque alcuni con contratti diversi) sono stati spinti fuori mercato e si sono dovuti spegnere............
Un'altra circostanza significativa si è verificata lo scorso lunedì di Pasquetta (9 aprile 2012), quando tra le ore 13 e le 14 il 64% dell’elettricità prodotta in Italia è arrivata dalle rinnovabili. Nello stesso momento in Sicilia le  rinnovabili hanno fornito il 94% dell’energia elettrica richiesta (in Sicilia la media giornaliera, sera e notte comprese, è stata del 60%).........
Sarà interessante quantificare, in base agli ultimi dati, l'effetto calmieratore sul prezzo del kWh che le rinnovabili stanno avendo, anche per far capire ai decisori politici uno tra i diversi impatti positivi che queste hanno sul sistema Paese.  
Intanto siamo certi che qualche conto se lo sta già facendo qualcun'altro: i grandi dell'energia convenzionale, che oggi e ieri hanno dovuto tenere spenti gli impianti nella zona Sud.  
Non è infatti più un mistero che i produttori tradizionali, specie chi ha investito in nuovi impianti a ciclo combinato, stia subendo grossi danni dalla concorrenza a prezzo zero delle fonti rinnovabili.  

Come evolverà lo scontro di interessi?
Sul breve-medio termine lo sviluppo delle rinnovabili elettriche potrà subire una brusca frenata dai decreti in arrivo (come segnala anche un recente report Deutsche Bank), ma sul lungo termine, quel che è successo nella zona Sud del mercato elettrico nei giorni scorsi sarà la norma.

 In queste condizioni è difficile pensare come gli interessi dell'energia fossile possano reggere all'impeto delle nuove fonti pulite.

Gli Ecologisti Reti Civiche e Verdi della provincia di Siracusa salutano questa notizia con evidente soddisfazione perché conferma quanto da noi da sempre sostenuto, e cioè, che si va verso l’esaurimento delle fonti combustibili fossili  (picco di Hubbert) e l’alternativa per le energie rinnovabili, sicure e pulite è ormai un fatto inevitabile.

Leggi l'articolo integrale suSiracusa news