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20 luglio 2011

1)CENTRALI A CARBONE :MEDITAZIONI DI MEZZA ESTATE 2) S. SETTIS:I BENPENSANTI E CHI PENSA PER LORO (CONTO)

MEDITAZIONI DI MEZZA ESTATE.

Estate 2011: corsi e ricorsi …

e la storia continua a ripetersi…



C’è chi tradisce

C’è chi condanna

C’è chi se ne lava la mani

E c‘è chi muore innocente





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UN COMMENTO SUL NOSTRO BLOG di DANIELA PARUCCO del COMITATO SPEZIA VIA DALCARBONE CI INVITA A LEGGERE un articolo SU
SPEZIA POLIS

S. Settis: i benpensanti e chi pensa per loro (conto)

L'intero articolo, da non perdere, è disponibile qui e ci riguarda tutti, cittadini e politici; continua:

“Benpensanti” sono quelli che non pensano, convinti come sono che qualcuno deve pur averlo fatto per loro, e perciò sposano all`istante qualsiasi banalità, purché abbia l`aria “rispettabile” e “condivisa”, e sia comunque ready made, per non perder tempo e passare ad altro.


Lasceremo in mano ai “benpensanti” le regole del gioco?

.....Perché, invece, non riportare sulla scena le virtù civili dell`indignazione?

Dall`altro, la cultura dei cittadini che non si rassegnano al ruolo di spettatori passivi, che vogliono capire in prima persona, che reclamano il diritto di dire la propria: insomma, la cultura delle associazioni spontanee che, ormai a migliaia, sorgono in tutta Italia, spesso per reazione a violenze estreme contro il territorio...
.

Ma il movimento spontaneo dei cittadini può essere una grande occasione per la democrazia, innescando una più alta dimensione della politica non come mestiere ma come diritto di cittadinanza, dignità della polis,rivendicazione di eguaglianza.
Non ripudiando i partiti, ma invitandoli a pensare, a ri-pensarsi.


La reazione difensiva dei politici (da destra a sinistra) non sorprende. "Lasciateci lavorare", essi dicono in sostanza: con l`implicazione perversa che i cittadini non possono e non devono interloquire nei "processi decisionali" se non ponendo disciplinatamente nell`urna schede predeterminate dagli apparati di partito.
E quando dai cittadini vengono proteste e proposte (non sempre ingenue), anziché discuterle nel merito, il politico di mestiere tende a dichiarare con sufficienza che "ci vuol ben altro".
Benpensantismo e benaltrismo sono fratelli siamesi: due modi di espropriare il cittadino dei propri diritti, di chiudersi nella stanza dei bottoni (e dei bottini) al grido di "Non parlate al manovratore"....
(Salvatore Settis, rassegna.governo.it) .


ED ORA IL COMMENTO DA LA SPEZIA


Vi ricorda niente?

Non è ciò che sta facendo il sindaco della Spezia, ignorando e anzi sbeffeggiando i cittadini che aderiscono al Comitato SpeziaVia DalCarbone?
E a quelli che nel 1990 hanno votato e vinto il referendum per la chiusura della Centrale Enel?
Ignorando le loro richieste e le loro proposte?

Dovremo continuare ad essere una città di benpensanti?........

Leggi tutto SU SPEZIA POLIS

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Tratto da Savona News

Greenpeace: Il carbone nuoce gravemente al clima. Falli smettere

L'associazione ambientalista Greenpeace lancia un'iniziativa a carattere nazionale per la raccolta di firme contro il carbone per la centrale di Porto Tolle. Ci permettiamo un piccolo fotoritocco per "localizzare" il problema anche nella nostra regione.
Il Carbone, in Liguria, purtroppo c'è già da 40 anni a La Spezia, Genova (sotto la Lanterna), Vado Ligure (nel centro abitato).
Il 27% delle centrali a carbone d'Italia si trova in una delle regioni più piccole e miopi del Paese: questa.
...
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Carbone: il Veneto lo vuole, l'Emilia Romagna no. Cinquestelle fa notare

Secco il NO del PARTITO DEMOCRATICO a proposito del carbone in Emilia Romagna. E in Liguria?
Lo stesso partito è il principale propugnatore di quello stesso combustibile fossile, anche in impianti piazzati in centri assai più densamente popolati rispetto al delta del Po, come Vado Ligure. Quanti Partiti Democratici si agitano sullo scenario nero?
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15 giugno 2011

Referendum, l'alba del giorno dopo: non abbassiamo la guardia:VIGILIAMO.


Tratto da Il cambiamento

Referendum, l'alba del giorno dopo: non abbassiamo la guardia

"Non si è trattato di un voto politico, ma di un voto alla politica"

Dopo le elezioni amministrative di inizio Giugno, la primavera italiana si ravviva di nuovi colori e nuova linfa energetica con l’istituto referendario. L’affluenza alle urne, il loro responso e la conseguente vittoria dei quesiti referendari lasciano increduli pure i più ottimisti, generano eccitazione e lasciano senza alcun dubbio strascichi emotivi non irrilevanti.

Smaltita l’euforia dei festeggiamenti corre l’obbligo di provare a rivisitare e decodificare la volontà popolare per andare oltre. Si perché, forse, oggi più che mai, il segnale dal Paese è quello di andare oltre.

Con il suo agire e la sua scelta, il popolo italiano è già andato oltre dimostrando una grande capacità di capire e sentire il momento storico che vive: oltre la censura mediatica, oltre l’invito a disertare le urne, oltre gli inni alla banalità dei quesiti referendari sponsorizzati da chi, gridando da un lato la loro inutilità e sminuendone il loro valore ha cercato dall’altro in tutti i modi di non ritrovarseli sulle schede elettorali (ma non erano inutili?).

Al di là di questi elementi di contorno, oggi l’Italia è andata molto oltre e la strada dell’oltre inizia proprio con l’esercizio della democrazia diretta.

In questi giorni si spendono fiumi di parole sul carattere politico o meno del referendum. Ebbene in questa sede, senza scendere volutamente in complessi approfondimenti, in strumentalizzazioni né in eccessive ‘masturbazioni mentali’, ci piace pensare, molto più semplicemente, che non si sia trattato di un voto politico, ma di un voto alla politica.

Un grido forte da parte di cittadini stanchi che hanno voglia di cambiare passo e ruolo in questa nazione. Cittadini che hanno capito che è il momento di essere parte attiva e che, se necessario, occorre porsi fuori da sistemi politicizzati e fuori dagli schieramenti politici per portare avanti lotte di interesse comune.

È da elogiare il senso di responsabilità dei ‘disobbedienti’, quei cittadini dell’elettorato di centro-destra (si stima rappresentino il 45%), che di fronte a problematiche collettive hanno mostrato maturità nel cambiare idea e nel mettere in discussione l’operato e le indicazioni di chi avevano preferito in passato. Così come è lodevole la partecipazione, il coinvolgimento e l’enorme lavoro informativo dei partigiani del referendum che hanno sconfitto la potenza e la censura della TV seguendo cammini nuovi ed alternativi attraverso il network, la musica, gli appelli, i video ma anche attraverso i più tradizionali ma efficaci incontri e sit in per le strade e nelle piazze.

Tutto ciò ha costituito il vero andare oltre che si è tramutato infine nel responso delle urne referendarie e nell’evidente crescita e maturità dei cittadini italiani.

Occorre fare tesoro di questa nuova forma partecipativa, occorre mettere da parte le ideologie, a volte esasperate a volte obsolete e cieche e proseguire per il cammino tracciato da questa nuova entità del paese, la società civile attiva, che si è creata spontaneamente da esigenze e bisogni comuni ed insoddisfatti e dalla necessità-diritto di un vivere migliore.

Impariamo a scendere in piazza ed uniamoci anche al di là degli schieramenti politici e delle alleanze quando ci si trova a decidere e scegliere del bene collettivo o di tematiche universali.

Alimentiamo questa nuova forza che trasversalmente desidera risoluzioni concrete ai problemi quotidiani, che chiede fatti, innovazione, che inneggia alla legalità e alla meritocrazia, che grida veementemente al ridimensionamento del mondo politico e ad un suo approssimarsi alla strada piuttosto che ai varietà, ai talk show ed ai lustrini.

Accorciamo le distanze, lo ‘Stato’ siamo noi.

Il popolo italiano si è mostrato maturo ma adesso tocca alla politica di oggi e a quella del domani prossimo dare dimostrazione di avere capito bene il cittadino, senza fraintendimenti né sporchi giochi di magia.

Focalizzandoci per un attimo ancora sui quesiti referendari, attenzione ai raggiri dei politici e della politica. Non consentiamo la presa in giro, vigiliamo. Non dimentichiamo in fretta, rispolveriamo il passato recente e ricordiamoci che già in altre occasioni la volontà popolare è stata archiviata senza alcun pudore; non dimentichiamo che la democrazia diretta è stata più volte calpestata ed oscurata dai raggiri del politico furbetto....

Rimaniamo coesi, non disperdiamo la nostra forza, la nostra creatività e la genuinità allegra ed intelligente dimostrate. Riprendiamoci il paese. Edifichiamo tutti insieme un nuovo rinascimento italiano; e che la classe politica assolva al ruolo per cui è nata in origine e possa trasformarsi in semplice canale e strumento per questa costruzione.

Il grido del popolo italiano giunge forte e chiaro. Pretendiamo che tutti gli schieramenti politici si mettano sempre e davvero al servizio della società civile. Pretendiamo che la classe politica non viva in un mondo parallelo, distante e distaccato dalla realtà e dalla quotidianità. Che cominci ad agire responsabilmente e che capisca e risponda alle esigenze reali del paese. Non defiliamoci ma aspettiamola sempre al varco, pronti ad erigerci a giudici del loro operato indipendentemente dal loro colore politico ed in nome del bene collettivo.

Non ritorniamo al vecchio pensare “tanto sono tutti uguali” o “tanto fanno solo e sempre i loro interessi”. Non lasciamo loro lo Stato. Non disgreghiamoci e, al contrario, continuiamo a sentirci parte attiva di un tutt’uno; siamo e dobbiamo essere artefici del nostro destino perché non si debba ancora una volta riprovare la rabbia dell’impotenza e la frustrazione del rammarico e del rimorso legati all’avere affidato ad altri il nostro futuro.

Non abbassiamo la guardia, dopo esserci risvegliati dalle inaccettabili brutture degli ultimi decenni; continuiamo a mostrarci svegli ed attivi.

Abbiamo fatto un tuffo nel mare della consapevolezza e della maturità. Questo mare può portarci tutti quanti lontano verso un maggiore benessere, ma può anche ricondurci a riva.

Non abbassiamo la guardia.

Che si tratti di rappresentanti di sinistra o di destra, poco importa, vigiliamo, teniamo alta l’attenzione, pretendiamo il nostro rispetto, pretendiamo che non si calpestino i nostri diritti; pretendiamo che l’ordinaria amministrazione di un paese non ci sia rivenduta come concessione o favoritismo.

Teniamo alta la guardia, riprendiamo in mano le sorti del bel paese, non lasciamolo in balìa delle correnti e delle onde del mare dell’affarismo, del clientelismo e del tornaconto di certe oligarchie.

Non abbassiamo la guardia dunque, facciamo giorno per giorno il nostro dovere onestamente e responsabilizziamoci e pretendiamo che gli altri, dal nostro vicino di casa a chi ci rappresenta, faccia lo stesso. Non abbassiamo la guardia, non rientriamo nella grotta buia della passività apatica e rassegnata degli anni precedenti.

Pretendiamo, riflettiamo e continuiamo ad “andare oltre” uniti, e, nel frattempo, per questo oggi, godiamoci la nuova primavera italiana e lasciamoci condurre dal nuovo vento che muove la speranza; rivendichiamo, per una volta positivamente, la nostra italianità… chapeau al popolo italiano

Il coraggio di immaginare alternative è la nostra più grande risorsa, capace di aggiungere colore e suspense a tutta la nostra vita. (Daniel J. Boorstin)

12 febbraio 2010

2010/02/15 "La spina dorsale dritta"

Pubblichiamo uno stralcio dal blog di Anna Rita D'Orsogna perchè ci dà la carica a non mollare, a combattere con tenacia per un futuro che può e deve essere diverso........detto con le sue parole
"che possiamo e dobbiamo continuare a lottare, fiduciosi ma forti nel rivendicare i nostri diritti di cittadini attivi, intelligenti e informati."
Tratto dal blog di Anna Rita D'OrsognaLa spina dorsale dritta


"Nessuno di noi sa come andra' a finire la storia del petrolio in Abruzzo.
Per adesso, possiamo dire che la petrolizzazione non e' ancora stata attuata e che possiamo e dobbiamo continuare a lottare, fiduciosi ma forti. L'opinione pubblica e' diventata sempre piu' contraria, e tante voci si sono levate contro usurpatori stranieri, contro il governo centrale e contro l'accidia del nostro governatore Gianni Chiodi, e in difesa dell'Abruzzo sano.
Io spero che possiamo continuare cosi, con sempre piu' coraggio e meno paura di rivendicare i nostri diritti di cittadini attivi, intelligenti e informati.
Non c'e' niente di cui avere paura, sono petrolieri e governanti che devono trattare coi guanti bianchi la popolazione, quando questa e' adulta e con la spina dorsale ben dritta. Sono loro che vogliono il nostro petrolio e i nostri voti, e siamo noi che dobbiamo essere consci della nostra forza e obbligarli a fare le cose giuste...
.
Io penso che si possa:

1)
Comprare una pagina sul Corriere della Sera, su Famiglia Cristiana, su La Repubblica e scriverci a caratteri cubitali:

L'ABRUZZO NON VUOLE DIVENTARE UNA REGIONE MINERARIA

Venite a vedere quanto e' bella questa regione. Venite a vedere l'ENI e le sue amiche cosa vogliono distruggere. Lo deve sapere tutta l'Italia.
Sara' un colpo mediatico durissimo all'ENI, a MOG, a Petroceltic, Forest Oil e sfruttatori vari. Queste sono le uniche cose di cui hanno paura: di fare la figura dei distruttori dell'ambiente........."
Anche questa volta Annarita ci viene in aiuto da" Oltreoceano "con la sua grande forza d'animo e tenacia e con le idee chiare.
Leggi l'articolo integrale sul blog di Anna Rita D'Orsogna