COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE.

QUESTO BLOG UTILIZZA COOKIES ,ANCHE DI TERZE PARTI.SCORRENDO QUESTA PAGINA ,CLICCANDO SU UN LINK O PROSEGUENDO LA NAVIGAZIONE IN ALTRA MANIERA ,ACCONSENTI ALL'USO DEI COOKIES.SE VUOI SAPERNE DI PIU' O NEGARE IL CONSENSO A TUTTI O AD ALCUNI COOKIES LEGGI LA "COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE".
Visualizzazione post con etichetta partiti politici. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta partiti politici. Mostra tutti i post

23 settembre 2019

Greta Thunberg:"Non è questo il tempo e il luogo per i sogni.Questo è il momento della storia in cui abbiamo bisogno di essere del tutto svegli".

Tratto da Il Cambiamento 
Greta Thunberg: «L'emergenza climatica non è occasione per fare affari, non tollera furberie o scorciatoie»

di Sonia Savioli 23-09-2019
Vi riportiamo il discorso che Greta Thunberg ha pronunciato davanti al Congresso americano, citando anche Martin Luther King. «Questa è prima di tutto un'emergenza e non un'emergenza qualsiasi. Questa è la più grande crisi che l'umanità abbia mai affrontato. E dobbiamo trattarla in quanto tale» ha detto.

Ecco il testo integrale del discorso.

«Mi chiamo Greta Thunberg, ho sedici anni e sono svedese. Vi ringrazio per essere qui con voi, negli Stati Uniti, una nazione che per molta gente è il paese dei sogni.

Anch'io ho un sogno: che i governi, i partiti politici e le grandi aziende colgano l'urgenza della crisi climatica ed ecologica, si uniscano nonostante le loro differenze, come dovrebbe accadere in un'emergenza, e attuino le misure necessarie per salvaguardare le condizioni di una vita dignitosa per tutti sulla terra.


Perché allora noi, milioni di ragazzi in sciopero dalla scuola, potremo tornare di nuovo a scuola.

Ho un sogno: che le persone al potere, così come i media, comincino a trattare questa crisi come l'emergenza esistenziale che è, così che io possa tornare a casa da mia sorella e i miei cani. Perché mi mancano. In effetti io ho molti sogni. Ma questo è l'anno 2019, non è questo il tempo e il luogo per i sogni.Questo è il momento della storia in cui abbiamo bisogno di essere del tutto svegli.

E sì, abbiamo bisogno di sogni, non possiamo vivere senza sogni ma c'è un tempo e un luogo per ogni cosa, e i sogni non possono avere niente a che fare con la necessità di dire le cose come sono. E invece, dovunque io vada, mi sembra di essere circondata dai racconti delle fate. Uomini d'affari, uomini politici di ogni partito che passano il loro tempo inventando e raccontando favolette che ci tranquillizzano, che ci fanno addormentare. Storielle accomodanti su come risolveremo tutto. Su come tutto sarà meraviglioso quando avremo risolto ogni cosa.

Ma il problema che abbiamo di fronte non è l'incapacità di sognare o immaginare un mondo migliore. Il problema ora è che abbiamo bisogno di svegliarci. E' tempo di guardare in faccia la realtà, i fatti, la scienza. E la scienza non parla di "grandi opportunità di creare la società che abbiamo sempre voluto". Ci parla di indicibili sofferenze umane, che diventeranno sempre peggiori quanto più a lungo tarderemo ad agire. A meno che non agiamo subito. E certo, la trasformazione sostenibile della società presenterà molti benefici. Ma dovete capire che questa non è principalmente l'opportunità di creare "lavoro verde", nuovi mercati o una crescita economica "verde". Questa è prima di tutto un'emergenza e non un'emergenza qualsiasi. Questa è la più grande crisi che l'umanità abbia mai affrontato. E dobbiamo trattarla in quanto tale, così che la gente possa capire e cogliere l'urgenza. Perché non potete risolvere una crisi se non la trattate come una crisi. Smettete di dire alla gente che tutto andrà bene perché di fatto, per come è ora la situazione, non potrà andar tutto bene. Questo non è qualcosa che potete confezionare e vendere, o metterci "mi piace" sulle reti sociali.

Smettete di avere la pretesa che le vostre idee di mercato, il vostro partito politico possa risolvere ogni cosa. Dobbiamo comprendere che ancora non abbiamo tutte le soluzioni. A meno che queste soluzioni non significhino semplicemente smettere di fare un certo tipo di cose.

Cambiare una fonte di energia disastrosa con una leggermente meno disastrosa non è un progresso. Esportare le nostre emissioni oltre oceano non significa ridurre le emissioni. Falsare i conti non ci aiuterà, questo è il vero cuore del problema.

Alcuni di voi forse avranno sentito dire che avevamo dodici anni a partire dal 1 gennaio 2018 per ridurre della metà le nostre emissioni di anidride carbonica, ma sospetto che difficilmente qualcuno di voi abbia saputo che così abbiamo il 50% di possibilità di rimanere sotto 1.5 gradi Celsius di crescita della temperatura globale rispetto ai livelli preindustriali. Il cinquanta per cento.

E questi calcoli, i più attendibili scientificamente, non includono punti di non ritorno imprevedibili conseguenti a reazioni come la fuoriuscita del metano, potente gas serra, dal permafrost artico che si sta scongelando rapidamente. O quel riscaldamento che ora si trova intrappolato dall'inquinamento dell'aria. O l'aspetto dell'equità: la giustizia climatica.

Dunque un cinquanta per cento di possibilità, il classico "testa o croce", non può essere considerato sufficiente. Non si può moralmente difenderlo. Qualcuno di voi salirebbe su un aereo sapendo che ha il cinquanta per cento delle probabilità di precipitare? O meglio ancora: mettereste i vostri figli su quel volo?

E perché è così importante rimanere sotto 1.5 gradi? Perché la scienza unanime ci dice che solo questo eviterebbe di destabilizzare il clima, ci darebbe la sicurezza di non dare inizio a una serie irreversibile di reazioni a catena al di là di ogni possibile controllo umano. Anche con 1 grado di riscaldamento stiamo assistendo a un'inaccettabile perdita di vite e di risorse vitali.

E allora da dove cominciamo? Io suggerisco di cominciare dal capitolo 2, pagina 108, della relazione dell'IPCC dello scorso anno. Proprio lì dice che, se vogliamo avere il 67% delle possibilità di limitare la crescita della temperatura sotto 1.5 gradi, il 1 gennaio 2018 ci restavano da emettere non più di 420 gigatonnellate di anidride carbonica. E naturalmente ora questa quantità è molto minore, dato che emettiamo 42 gigatonnellate di anidride carbonica ogni anno. Con le emissioni attuali, la quantità che ci rimane se ne sarà andata in meno di 8 anni e mezzo. Queste cifre non sono mie opinioni. Non sono le opinioni di qualcuno, o delle idee politiche. Questa è la migliore scienza disponibile oggi. Sebbene un gran numero di scienziati suggerisca oggi che questi calcoli sono troppo ottimisti, sono quelli accettati da tutti i paesi attraverso l'IPCC.

Vi prego di notare che questi calcoli riguardano il pianeta globalmente, per cui non considerano l'aspetto dell'equità, stabilito chiaramente dall'accordo di Parigi, che bisogna assolutamente far funzionare su scala planetaria; il che significa che i paesi ricchi devono comportarsi correttamente e raggiungere l'obiettivo di zero emissioni più velocemente, per permettere ai popoli dei paesi poveri di innalzare il loro livello di vita e poter costruire alcune infrastrutture che noi già abbiamo, come strade, ospedali, scuole, acqua potabile ed elettricità.

Gli USA sono il più grande inquinatore e produttore di anidride carbonica della storia. Sono anche il più importante produttore di di petrolio al mondo. E tuttavia siete anche la sola nazione al mondo che ha dichiarato la propria ferma intenzione di abbandonare l'Accordo di Parigi. Perché, è stata la ragione dichiarata, "è un cattivo affare per gli Stati Uniti".

420 gigatonnellate di anidride carbonica rimaste come emissioni dal 1 gennaio 2018 per avere il 67 per cento delle probabilitò di rimanere sotto 1.5 gradi di riscaldamento globale. E ora ci rimangono meno di 360 gigatonnellate. Questi numeri sono molto sgradevoli ma la gente ha il diritto di conoscerli. E la grande maggioranza non ha nemmeno idea che questi numeri esistano. In effetti, nemmeno i giornalisti che incontro sembrano conoscerli, per non parlare dei politici. E nonostante ciò tutti loro sembrano così sicuri che i loro programmi risolveranno la crisi.

Ma come si può risolvere un problema che nemmeno si comprende? Come possiamo ignorare il quadro completo della realtà davanti a noi e gli studi scientifici?

Io credo che questo comportamento sia terribilmente pericoloso. E non importa quali siano i motivi politici che hanno condotto a questa crisi, non dobbiamo permettere che continui ad essere una questione di parte. La crisi climatica ed ecologica è al di là dei partiti politici, e il nostro principale nemico oggi non sono i nostri avversari politici. Il nostro principale nemico oggi è un fenomeno fisico, e non si possono fare affari con un fenomeno fisico.

Tutti dicono che fare sacrifici per preservare la vita della biosfera e per assicurare le condizioni di vita delle generazioni presenti e future è una cosa impossibile. E tuttavia gli americani hanno fatto grandi sacrifici per superare terribili minacce prima di ora.

Pensate ai coraggiosi soldati che sbarcarono per primi in Normandia durante la seconda guerra mondiale. Pensate a Marthin Luther King e agli altri 600 leader per i diritti umani che rischiarono tutto per marciare da Selma a Montgomery. Pensate al Presidente Kennedy che nel 62 annunciò che l'America "avrebbe scelto di andare sulla luna entro un decennio e di fare altre cose non perché sono facili ma perché sono difficili".
 
                                       
Ma per ciò che dobbiamo affrontare bisogna che non passiate il vostro tempo a sognare, e che non consideriate questo problema come una battaglia politica da vincere.
E non dovete giocare a testa o croce il futuro dei vostri figli.
Invece, dovete unirvi al seguito della scienza.
Dovete agire.
Dovete fare l'impossibile.
Perché rinunciare non è mai una scelta».

25 febbraio 2013

24 -25 febbraio 2013 Italia al voto.

Tratto da Il Cambiamento 

Italia ...al voto.

Oggi ancora si vota, ma si vota ogni giorno. Seguiamo quindi da vicino la forza politica prescelta, stimoliamola a far meglio, denunciamola se tradisce le sue promesse e soprattutto portiamo quei contenuti che per noi sono importanti nella nostra vita quotidiana, nel nostro lavoro, nel nostro modo di vivere e abitare, nel nostro modo di costruire relazioni.

di Daniel Tarozzi - 23 Febbraio 2013

Alla fine si vota. Dopo una campagna elettorale imbarazzante gli italiani sono chiamati a scegliere la prossima classe dirigente. I partiti tradizionali si sono rincorsi per settimane, presenziando a tutte le trasmissioni televisive e riuscendo a ripetere costantemente il nulla.
 Imu, iperf, irap. Tagli qui, tagli là. Alleanze con questo o quello.  

Nessuna ricetta reale per una crisi senza precedenti. Una crisi di valori, di senso, di modello e di paradigma, molto prima che di finanza o di economia.
Eppure niente. I giornalisti dei mass media si sono ben guardati dal fare domande sensate. Dal chiedere cosa pensano di fare quei politici per la crisi ambientale, per l'agricoltura sempre più debole e costretta a ricorrere alla chimica, per il territorio del paese, in gran parte desertificato.
Nessuna ricetta chiara sul problema dei rifiuti, sull'acqua, sulla scuola, sulla ricerca, sull'energia. Non solo. .....
Domani si vota e milioni di italiani sono indecisi se non votare, votare turandosi il naso o .......

La redazione del Cambiamento, al suo interno, contiene da sempre diverse sensibilità e orientamenti politici. Una cosa però la posso dire a nome di tutto il gruppo: la politica non si fa il giorno del voto. La politica si fa ogni giorno, quando si fa la spesa, quando si decide se usare o meno la macchina, quando si cerca di non produrre rifiuti, di costruire relazioni, di rafforzare le comunità, di aiutare chi ha bisogno. Quando si riparte dalle cose essenziali per una vita dignitosa: un tetto, del cibo sano, acqua pulita, istruzione, cultura, espressione del proprio talento e della propria dignità, consapevolezza di far parte di una grande comunità, umana, animale, naturale.

E allora domani scegliamo la classe dirigente. Facciamolo se troviamo qualcuno che in qualche modo risponde alle nostre esigenze e se non lo troviamo attiviamoci noi per costruire il mondo che vogliamo. 
 Ieri in piazza Beppe Grillo e i candidati del Movimento a 5 Stelle hanno ripetuto più volte un concetto per me fondamentale: “non votatemi se volete darmi una delega.Votatemi se poi vi assumete la responsabilità di venirmi a controllare, di verificare quello che faccio. Votateci se avete voglia di contribuire con la vostra competenza e la vostra passione alla costruzione di un Paese migliore”.

Secondo me, questo appello dovrebbe riguardare tutti i candidati. 
Il mio auspicio, quindi è il seguente: “qualunque sia il nostro voto, assumiamoci la responsabilità della costruzione di questo nuovo mondo. Seguiamo da vicino la forza politica prescelta, stimoliamola a far meglio, denunciamola se tradisce le sue promesse e soprattutto portiamo quei contenuti che per noi sono importanti nella nostra vita quotidiana, nel nostro lavoro, nel nostro modo di vivere e abitare, nel nostro modo di costruire relazioni”.
Buon voto. Domani, lunedì e ogni singolo giorno della nostra vita.

12 settembre 2011

CONFERENZA STAMPA OGGI 13 SETTEMBRE alle ore 12 IN SALA ROSSA:COMITATI ASSOCIAZIONI E PARTITI INSIEME PER UN FUTURO SOSTENIBILE.2)NEWS AMBIENTALI









COMITATI ASSOCIAZIONI E PARTITI INSIEME PER UN FUTURO SOSTENIBILE.

CONFERENZA STAMPA di comitati e associazioni e partiti contro il potenziamento della centrale di Vado-Quiliano

Martedì 13 settembre ore 12 in Sala Rossa presentate novità nell’azione di opposizione


Martedì 13 settembre 2011 alle ore 12 presso la Sala Rossa del Comune di Savona in piazza Sisto IV, comitati, associazioni e partiti che si battono contro il potenziamento a carbone della centrale termoelettrica di Vado Quiliano terranno insieme una conferenza stampa per sottolineare la ferma intenzione di proseguire con forza e con ogni mezzo legalmente consentito la loro azione a tutela del territorio e dei cittadini.

In particolare sarà presentato, e quindi consegnato agli organi di informazione, un comunicato con importanti novità nell’azione di opposizione al citato potenziamento a partire da significativi sviluppi approfonditi da uno studio legale relativamente alle ultime delibere approvative.

All’incontro sono invitati giornalisti e operatori di tutti i media e organi di stampa.

______________________

NEWS AMBIENTALI

Tratto da blog del Comitato per Taranto

Il lupo perde il pelo... ma non il fumo!

Di nuovo «nuvole rosse» dall’acciaieria dell’Ilva

TARANTO - È di nuovo allarme slopping, le nuvole rosse dell’acciaieria Ilva finite nel mirino dei carabinieri del Noe (Nucleo operativo ecologico). È stato ancora il tam-tam fotografico delle «ecosentinelle» sui social network, ieri, ad «avvisare» la cittadinanza che, intorno alle 13, si era nuovamente verificato un consistente fenomeno di emissione di fumi rossi.

Lo scorso luglio i militari dell’Arma, in una relazione alla magistratura, chiesero il sequestro degli impianti siderurgici annoverando proprio quel tipo di emissioni tra le anomalie che genererebbero il reato di emissioni non autorizzate in atmosfera. Lo slopping, secondo il direttore generale dell’Arpa, Giorgio Assennato, non comporta emissioni inquinanti particolarmente pericolose, ma contenendo minerale ferroso può incidere su alcune affezioni come l’asma.

Sempre ieri è tornato a far sentire la sua voce il comitato «Donne per Taranto». In una nota ha polemizzato sulla campagna di comunicazione avviata dall’Ilva. «È centrata sul tema dell'impegno. In particolare, quello verso l'ecocompatibilità che l'azienda avrebbe dimostrato di aver attuato nell'ultimo anno (ma che, al di là dei dati e dei numeri che sciorinano alla città, è molto ben distante dal parametro per noi fondamentale e imprescindibile che è la salute)». Il comitato parla di «un'autocelebrazione nei confronti di una gente che si vede ammalare e morire; di un territorio gravato nella sua economia e identità da ben tre ordinanze di divieto che riflettono la realtà e spengono la speranza: accesso alle aree a verde nel quartiere Tamburi, che non ci risulta affatto nè ritirata nè applicata, ma piuttosto "pasticciata"; divieto di pascolo nei 20 km intorno all'area industriale e mitilicultura nel primo seno del Mar Piccolo, con danni incalcolabili agli allevatori e ai mitilicoltori oltre che alla nostra economia locale e alla nostra storia».
Secondo «Donne per Taranto» l’iniziativa dell’Ilva è «lo schiaffo su una ferita aperta. Ci appare una grottesca estremizzazione della parodia di interventi a favore della comunità tarantina che l'industria pesante sta a gran voce pubblicizzando e alla quale i nostri amministratori, insieme anche a qualche esponente della cultura, stanno ingenuamente (?) ed entusiasticamente abboccando. Ci preme sottolineare, ancora una volta, qualcosa che risulterebbe ovvio a qualunque bambino: così come non ci può essere lavoro senza vita e salute, non ci può essere sport, musica, area verde..., nè una viabilità più efficiente, nè altri miraggi di una qualità della vita migliore, in assenza di questo presupposto irrinunciabile: le condizioni ambientali inalienabili e fondamentali alla tutela della salute e alla salvaguardia del territorio. Tali condizioni, evidentemente, non ci sono. E non ci saranno - aggiunge il comitato - al di là dei proclami, fino a quando la realtà, anche economica, di Taranto rimarrà soffocata dall'industria che la attanaglia e le fa perdere "vita". Va rivendicato un impegno da parte dei nostri amministratori ancora troppo assenti: l'assolvimento dei compiti a tutela della salute dei cittadini. Obblighi sanciti dalla legge, ma riteniamo, ancor prima "morali"». (GdM)


LEGGI ANCHE su Peacelink
Comunicato stampa

Taranto e la diossina nelle cozze

Tutto quello che abbiamo presentato nella conferenza stampa di gennaio è stato confermato dalla Asl e ora la magistratura indaga anche sulle cozze e su chi le ha inquinate. Confido nella Magistratura affinché a Taranto venga applicato ancora una volta il principio che "chi inquina paga"
12 settembre 2011 - Alessandro Marescotti


Tratto da Brescia oggi

Veleni? Industrie sotto la lente

AMBIENTE. L'Arpa sta attuando da gennaio le verifiche «Aia» sugli scarichi imposte dall'Unione europea alla Regione Sotto controllo entro fine anno le emissioni di ben 208 aziende Finora circa una su tre è risultata non completamente a norma

Una per una, le aziende inquinanti che costellano il territorio provinciale stanno per finire sotto la lente dei tecnici dell'Arpa; l'Agenzia regionale per la protezione ambientale. Entro la fine dell'anno verranno infatti controllate 208 «Aia», le Autorizzazioni integrate ambientali che consentono l'attività restando al di sotto dei limiti di legge e che vengono rilasciate ogni 5 anni alle imprese.
Finora, lo ricordiamo, una verifica simile non era mai avvenuta in Lombardia: l'ha imposta l'Unione europea alla Regione minacciando in alternativa salatissime multe. Come sta andando? Il lavoro procede «in modo preciso e puntuale» spiega il direttore dell'Arpa di Brescia Giulio Sesana (confermato alla guida dell'ente fino a giugno 2014). «È iniziato a gennaio e prima di Ferragosto abbiamo controllato cento realtà». Purtroppo l'Arpa non rivela quali industrie (o almeno in quali Comuni) sono state trovate in regola o, al contrario, commettono reati pericolosi per l'ambiente e la salute pubblica. Una stima approssimativa? Circa una su tre non era completamente a norma.
«Sono state trovate diverse situazioni di criticità - si limita a commentare Sesana -, e a fronte di reati noi segnaliamo la situazione alla procura della Repubblica». Già, perchè purtroppo dal febbraio scorso i tecnici di Arpa Lombardia non sono più ufficiali di polizia giudiziaria, quindi non possono effettuare sequestri di aziende o adottare qualsiasi altro provvedimento penale.
Poi il direttore Sesana insiste sulla sua strategia: «Non dobbiamo lavorare sulle emergenze ma evitare che accadano, lavorando sulle norme e il loro rispetto».
Ma al di là dei proclami, il ruolo dell'Arpa dovrà essere quello di controllare che le emissioni siano davvero in regola…«Non c'è dubbio, ma credo che in futuro i furbi verranno tagliati fuori dal mercato stesso; che ormai richiede una maggiore sensibilità ambientale».
Leggi tutto su Brescia oggi

Pietro Gorlani
_______________________
Leggi anche su Repubblica Genova.it

L'Arpal sotto inchiesta Bonifiche e controlli, altri indagati

di GIUSEPPE FILETTO e MARCO PREVE


_______________

Guarda su tg1 on line

Nucleare Addio! I giapponesi vogliono il solare

Manifestazioni in tutto il Paese contro il nucleare. Nella capitale catena umana davanti al ministero del Commercio che guida la politica energetica. Ieri le celebrazioni a sei mesi dal sisma e dallo tsunami che ha provocato 20mila morti

  • Fukushima, sale la protesta
  • Sei mesi dopo lo tsunami e il disastro alla centrale di Fukushima, in Giappone monta la protesta contro l'energia atomica.
    Il corrispondente Paolo Longo, dal Tg1 delle 20

20 luglio 2011

1)CENTRALI A CARBONE :MEDITAZIONI DI MEZZA ESTATE 2) S. SETTIS:I BENPENSANTI E CHI PENSA PER LORO (CONTO)

MEDITAZIONI DI MEZZA ESTATE.

Estate 2011: corsi e ricorsi …

e la storia continua a ripetersi…



C’è chi tradisce

C’è chi condanna

C’è chi se ne lava la mani

E c‘è chi muore innocente





____________


UN COMMENTO SUL NOSTRO BLOG di DANIELA PARUCCO del COMITATO SPEZIA VIA DALCARBONE CI INVITA A LEGGERE un articolo SU
SPEZIA POLIS

S. Settis: i benpensanti e chi pensa per loro (conto)

L'intero articolo, da non perdere, è disponibile qui e ci riguarda tutti, cittadini e politici; continua:

“Benpensanti” sono quelli che non pensano, convinti come sono che qualcuno deve pur averlo fatto per loro, e perciò sposano all`istante qualsiasi banalità, purché abbia l`aria “rispettabile” e “condivisa”, e sia comunque ready made, per non perder tempo e passare ad altro.


Lasceremo in mano ai “benpensanti” le regole del gioco?

.....Perché, invece, non riportare sulla scena le virtù civili dell`indignazione?

Dall`altro, la cultura dei cittadini che non si rassegnano al ruolo di spettatori passivi, che vogliono capire in prima persona, che reclamano il diritto di dire la propria: insomma, la cultura delle associazioni spontanee che, ormai a migliaia, sorgono in tutta Italia, spesso per reazione a violenze estreme contro il territorio...
.

Ma il movimento spontaneo dei cittadini può essere una grande occasione per la democrazia, innescando una più alta dimensione della politica non come mestiere ma come diritto di cittadinanza, dignità della polis,rivendicazione di eguaglianza.
Non ripudiando i partiti, ma invitandoli a pensare, a ri-pensarsi.


La reazione difensiva dei politici (da destra a sinistra) non sorprende. "Lasciateci lavorare", essi dicono in sostanza: con l`implicazione perversa che i cittadini non possono e non devono interloquire nei "processi decisionali" se non ponendo disciplinatamente nell`urna schede predeterminate dagli apparati di partito.
E quando dai cittadini vengono proteste e proposte (non sempre ingenue), anziché discuterle nel merito, il politico di mestiere tende a dichiarare con sufficienza che "ci vuol ben altro".
Benpensantismo e benaltrismo sono fratelli siamesi: due modi di espropriare il cittadino dei propri diritti, di chiudersi nella stanza dei bottoni (e dei bottini) al grido di "Non parlate al manovratore"....
(Salvatore Settis, rassegna.governo.it) .


ED ORA IL COMMENTO DA LA SPEZIA


Vi ricorda niente?

Non è ciò che sta facendo il sindaco della Spezia, ignorando e anzi sbeffeggiando i cittadini che aderiscono al Comitato SpeziaVia DalCarbone?
E a quelli che nel 1990 hanno votato e vinto il referendum per la chiusura della Centrale Enel?
Ignorando le loro richieste e le loro proposte?

Dovremo continuare ad essere una città di benpensanti?........

Leggi tutto SU SPEZIA POLIS

________________


Tratto da Savona News

Greenpeace: Il carbone nuoce gravemente al clima. Falli smettere

L'associazione ambientalista Greenpeace lancia un'iniziativa a carattere nazionale per la raccolta di firme contro il carbone per la centrale di Porto Tolle. Ci permettiamo un piccolo fotoritocco per "localizzare" il problema anche nella nostra regione.
Il Carbone, in Liguria, purtroppo c'è già da 40 anni a La Spezia, Genova (sotto la Lanterna), Vado Ligure (nel centro abitato).
Il 27% delle centrali a carbone d'Italia si trova in una delle regioni più piccole e miopi del Paese: questa.
...
Continua su Savona News

Leggi su Savona News

Carbone: il Veneto lo vuole, l'Emilia Romagna no. Cinquestelle fa notare

Secco il NO del PARTITO DEMOCRATICO a proposito del carbone in Emilia Romagna. E in Liguria?
Lo stesso partito è il principale propugnatore di quello stesso combustibile fossile, anche in impianti piazzati in centri assai più densamente popolati rispetto al delta del Po, come Vado Ligure. Quanti Partiti Democratici si agitano sullo scenario nero?
Leggi tutto



19 ottobre 2010

1)Tirreno Power: a Vado giornata dedicata al progetto di ampliamento centrale 2)Alla Ubik mostra fotografica di Greenpeace contro il carbone

Tratto da Albenga Corsara

Tirreno Power: a Vado giornata dedicata al progetto di ampliamento centrale

di Marco Ravera –L’ampliamento a carbone della centrale Tirreno Power di Vado Ligure e Quiliano è al centro di un delicato confronto su scala provinciale che investe istituzioni, sindacati, partiti politici, associazioni, comitati, cittadini.

Per discuterne, per spiegare la propria posizione e avanzare delle proposte Rifondazione Comunista, insieme ai Giovani Comunisti e al ForumAmbientalista, ha organizzato per venerdì 22 ottobre una giornata dedicata al progetto di ampliamento. L’incontro che richiama nel titolo la nota canzone di Rino Gaetano “Ma il cielo è sempre più blu” vivrà di due eventi: al pomeriggio un convegno alla sera un concerto.

Dalle ore 15 presso la società Baia dei Pirati a Vado Ligure, infatti, si terrà l’incontro “Carbone, lavoro, salute.

La questione Tirreno Power” che vedrà la partecipazione di: Federico Berruti (Sindaco di Savona), Attilio Caviglia (Sindaco di Vado Ligure), Alberto Ferrando (Sindaco di Quiliano), Simona Ricotti (Comitato No Coke di Civitavecchia), un rappresentante dell’Associazione Uniti per la Salute, Giorgio Bonorino (FIOM-CGIL), Maurizio Loschi (Segretario provinciale CUB), Federico Valerio (chimico, ricercatore), Alessandro Giannì (Direttore delle Campagne Greenpeace Italia),Stefano Sarti (Legambiente Liguria), Ciro Pesacane (Presidente ForumAmbientalista), Franco Zunino (già Assessore all’Ambiente Regione Liguria) e Bruno Casati (già Assessore al Lavoro della Provincia di Milano).Come si intuisce dal ricco elenco dei partecipanti, il convegno cercherà di affrontare tutti gli aspetti legati all’ampliamento (l’ambiente, la salute, l’occupazione), proverà a mettere in contatto realtà diverse, traccerà una strada alternativa.

Dalle ore 20, invece, presso l’Oratorio di San Lorenzo a Quiliano si svolgerà il concerto. Abbiamo lanciato un’idea che è stata raccolta: suonare per una giusta causa. All’iniziativa hanno aderito The Lonesome Pines, il Duo Pesenti, A Brigà e Claudio Bellato.

.....parole e musica per dire no al progetto di ampliamento a carbone.

__________________________

Tratto da Savona e Ponente

Alla Ubik mostra fotografica di Greenpeace contro il carbone


Da domani, giovedì 21 ottobre, alla libreria Ubik di Savona mostra fotografica di Greenpeace Italia sul tema: “IL CARBONE, LA PRIMA MINACCIA PER IL CLIMA DEL PIANETA”.
Il carbone è il primo nemico dell’equilibrio climatico del Pianeta:
oltre un terzo delle emissioni mondiali di CO2 si devono all’uso di carbone, che è il combustibile fossile con le più alte emissioni specifiche di gas serra, circa il triplo del gas.
La battaglia per salvare il Pianeta dalla crisi climatica è dunque una battaglia contro il carbone. Tuttavia, agli attuali tassi di sviluppo, le emissioni dalla più sporca fonte fossile sono destinate ad aumentare del 60% al 2030. Se così fosse,
non avremo alcuna speranza di limitare gli effetti più devastanti e irreversibili dei cambiamenti climatici!

Il momento di intervenire è ora, e il carbone è alla base del problema. Ogni nuova centrale a carbone (o ogni ampliamento, come per il caso di Vado Ligure) è un atto contro la sopravvivenza della vita stessa sul Pianeta.
Occorre abbandonare al più presto la nostra dipendenza da questo combustibile fossile, a favore di una rivoluzione energetica basata su fonti rinnovabili ed efficienza energetica.

In tutto il mondo gli uffici di Greenpeace sono dunque impegnati in attività contro l’apertura di nuove centrali, e nel denunciare i danni causati dal carbone.

Dall’estrazione alla combustione, il carbone è causa di impatti devastanti per l’ambiente e per la salute delle persone.

Ad esempio in Cina si stima che la combustione del carbone sia la prima fonte di inquinamento atmosferico, responsabile di 350-400 mila morti ogni anno. L’industria del carbone non sta sostenendo i costi economici di questi impatti, che ricadono sulle comunità locali e sulla società in genere.

Nel rapporto “I Veri Costi del Carbone” Greenpeace ha messo ben in evidenza che il carbone è il combustibile più economico solamente perché il suo prezzo di mercato non comprende i “costi esterni” connessi ai gravi impatti per l’ambiente e per le persone,ma solo i costi legati all’estrazione del minerale, al trasporto, tasse e profitti. (LINK al rapporto TCC)

I gravi impatti non si devono solo alle emissioni di gas serra, ma comprendono anche la deforestazione e la distruzione di interi ecosistemi per le miniere, la contaminazione di suoli e di acque superficiali e di falda, la violazione di diritti umani sia dei lavoratori che delle comunità che vivono nei pressi delle miniere di estrazione del carbone, i prodotti di scarto delle lavorazioni che veicolano nell’ambiente composti tossici come mercurio e arsenico.

Se tutti questi “costi esterni” venissero conteggiati nel prezzo di mercato del carbone, la convenienza economica di realizzare nuove centrali verrebbe meno, a vantaggio delle fonti rinnovabili. Il rapporto di Greenpeace stima che i costi esterni del carbone sono ammontati a circa 356 miliardi di euro nel 2007.

Nonostante questo, l’industria del carbone sta tentando di presentare il carbone come “pulito”, sostenendo che sarebbe possibile, con tecniche di “cattura e stoccaggio” (CCS), confinare le emissioni di CO2 sottoterra. In realtà stoccare la CO2 sottoterra è solo un’illusione. Il CCS è una tecnologia estremamente costosa, rischiosa e immatura, e non potrà essere commercialmente disponibile prima del 2030. Fino al 2030(e non solo....) il “carbone pulito” rimarrà una sporca bugia per consentire la costruzione di centrali che continueranno a emettere CO2 per i prossimi vent’anni.