COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE.

QUESTO BLOG UTILIZZA COOKIES ,ANCHE DI TERZE PARTI.SCORRENDO QUESTA PAGINA ,CLICCANDO SU UN LINK O PROSEGUENDO LA NAVIGAZIONE IN ALTRA MANIERA ,ACCONSENTI ALL'USO DEI COOKIES.SE VUOI SAPERNE DI PIU' O NEGARE IL CONSENSO A TUTTI O AD ALCUNI COOKIES LEGGI LA "COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE".
Visualizzazione post con etichetta conferenza Onu. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta conferenza Onu. Mostra tutti i post

24 novembre 2017

Il Papa e il Patriarca Bartolomeo scrivono alla Conferenza Onu sui cambiamenti climatici

Tratto da La Voce

Il Papa e il Patriarca scrivono alla Conferenza Onu sui cambiamenti climatici

Si è conclusa nei giorni scorsi a Bonn la Cop23, la 23a Conferenza dell’Onu sui cambiamenti climatici. Il ‘Papa dell’ecologia’, Francesco, ha espresso soddisfazione per i contenuti dell’assise, ma anche seria preoccupazione sull’efficacia degli impegni presi, se non verranno supportati da una “coscienza responsabile” condivisa da tutti gli Stati.
Fin dallo storico Accordo di Parigi del 2015 – ha ricordato il Papa – è stato indicato “un chiaro percorso di transizione verso un modello di sviluppo economico a basso o nullo consumo di carbonio, incoraggiando alla solidarietà e facendo leva sui forti legami esistenti tra la lotta al cambiamento climatico e quella alla povertà. Tale transizione viene poi ulteriormente sollecitata dall’urgenza climatica che richiede maggiore impegno da parte dei Paesi, alcuni dei quali dovranno cercare di assumere il ruolo di guida di tale transizione, avendo ben a cuore le necessità delle popolazioni più vulnerabili”.
Per il futuro, “dovremmo evitare di cadere in questi quattro atteggiamenti perversi, che certo non aiutano alla ricerca onesta e al dialogo sincero e produttivo sulla costruzione del futuro del nostro pianeta: negazione, indifferenza, rassegnazione e fiducia in soluzioni inadeguate.
D’altronde, non ci si può limitare alla sola dimensione economica e tecnologica: le soluzioni tecniche sono necessarie ma non sufficienti; è essenziale e doveroso tenere attentamente in considerazione anche gli aspetti e gli impatti etici e sociali del nuovo paradigma di sviluppo e di progresso nel breve, medio e lungo periodo.

20 novembre 2015

Clima e COP21: questa sì che è una guerra da vincere.

Tratto  da Il Cambiamento

Clima e COP21: questa sì che è una guerra da vincere
Image: Sebastián Núñez via Flickr (CC BY-SA).

    Molto si sta scrivendo in questi giorni in merito all’imminente inizio della Conferenza ONU sul clima (COP21) che si terrà a Parigi dal 30 novembre all’11 dicembre. Per la prima volta (o forse la seconda, se andiamo con la memoria all’11 settembre 2001) ci si sta ponendo la domanda se vi siano comuni interessi tra gli attacchi terroristici accaduti pochi giorni fa e un malaugurato fallimento della COP21.

di Antonio Lumicisi - 20 Novembre 2015

Per la prima volta (o forse la seconda, se andiamo con la memoria all’11 settembre 2001) ci si sta ponendo la domanda se vi siano comuni interessi tra gli attacchi terroristici accaduti pochi giorni fa e un malaugurato fallimento della COP21 e, inoltre, se sia opportuno far riunire a Parigi oltre 10.000 delegati – numero che  verosimilmente potrebbe raddoppiare se si considerano gli attivisti ed esponenti della società civile ed imprenditoriale che parteciperanno, a meno che non si introdurranno stringenti misure selettive - provenienti da tutto il mondo. 
Il primo aspetto viene ben descritto da Oliver Tickell su The Ecologist che mette in guardia i leaders politici dai rischi di un fallimento della COP21, ipotizzando un introito di circa 500 milioni di dollari all’anno dalle vendite del petrolio che in parte è nella disponibilità dei terroristi di ISIS per finanziare le proprie attività criminali. Tickell sottolinea che un accordo a Parigi è sì una questione ambientale ma che adesso abbiamo un motivo in più per non fallire e ridurre la nostra dipendenza dal petrolio. Innegabile. Come innegabile è il fatto che non basta un accordo per limitare le emissioni di gas serra in atmosfera per togliere potenziali risorse ai terroristi, anche se la riduzione delle emissioni raggiungesse livelli “inaspettati”, come ad esempio quelli che da tanto tempo gli scienziati dell’IPCC ci indicano come la strada da seguire. Chi muove gli attacchi terroristici troverà altre risorse per finanziarsi, al di là di quelle che ad oggi sembrano provenire dalla vendita del petrolio. Sono profondamente convinto che se non si analizzano a fondo le condizioni che muovono tali attacchi non riusciremo mai a contrastarli e, soprattutto, a fare in modo che non accadano più. 
Su questo punto, faccio riferimento a quanto scritto da Marco Travaglio su l’Huffington Poste, nello specifico, le sue considerazioni di natura politico-economica a livello internazionale e da Paolo Ermani su Il Cambiamento
Quanto scritto da loro delinea chiaramente quali sono le azioni da intraprendere, certamente non quella di continuare a bombardare a spron battuto qua e là nella speranza di colpire qualche terrorista ed avere come “effetto collaterale” - giustificato da molti - centinaia di morti civili. E’ necessario intervenire, subito, ma con intelligenza ma soprattutto umiltà. Umiltà nel capire che le condizioni che scatenano questi attacchi terroristici nascono da come il mondo che si definisce civile si comporta nei riguardi di altri territori e persone.
Per quanto riguarda invece l’opportunità o meno di svolgere la COP21 a Parigi, faccio una premessa, siamo andati più volte sulla Luna, passeggiamo tranquillamente nello spazio cosmico, riceviamo foto da sonde spaziali inviate a distanze siderali e possibile che non si riesca a metter fine a quel “circo mediatico” che sono le Conferenze sul clima che, purtroppo, ad oggi non hanno portato alcun risultato tangibile? Possibile che in un mondo super-connesso non si riesca ad immaginare che molte delle riunioni e degli incontri si possano svolgere in tele e video-conferenza?
Detto questo, sono certo che un accordo politico (cioè il “livello” di riduzione delle emissioni di gas serra da adottare per il futuro) è possibile da raggiungere anche senza andare a Parigi; visto che si sta delineando uno scenario che vede i Paesi impegnarsi in modo diverso, è sufficiente che ogni Paese deliberi formalmente il proprio impegno di riduzione delle emissioni a prescindere dall’esito della COP21; e persegua seriamente il raggiungimento degli obiettivi assunti. Salvo rare eccezioni, finora non è mai stato fatto, mascherando l’inazione dietro al fallimento della COP di turno (sostenendo che o tutti prendono l’impegno oppure non se ne fa niente: l’Unione Europea su questo potrebbe insegnare qualcosa visto l’impegno unilaterale comunque già assunto).
Annullare la COP21 di Parigi non per paura degli attentati ma perché risulterebbe inutile a fronte di impegni formali assunti subito in via eccezionale come risposta anche agli attacchi terroristici sarebbe davvero una rivoluzione che andrebbe al di là di ogni prevedibile o imprevedibile esito della COP21.
                              Leggi anche 

Perché l’Isis sarebbe felice di un fallimento della Cop 21? La chiave è sempre la stessa. Lo sfruttamento e il dominio sulla risorsa più “sporca” del mondo: il petrolio.Leggi tutto


19 novembre 2015

Cop21 Parigi : annullate la Marcia per il clima e le manifestazioni previste fino al 12 dicembre.

Tratto da Agensir.it

Cop21: annullate la Marcia per il clima e le manifestazioni previste fino al 12 dicembre.


La prefettura della polizia di Parigi ha annunciato che, in seguito agli attentati del 13 novembre , tutte le manifestazioni previste durante la Conferenza Onu per il clima a Parigi inclusa la Marcia mondiale per il clima del 29 novembre e le mobilitazioni del 12 dicembre sono vietate e dunque annullate. 
A darne notizia è la “Coalition Climat 21”, rete che raggruppa più di 130 organizzazioni della società civile, ong e movimenti sociali in prima linea nella organizzazione di una serie di eventi promossi a Parigi per fare “pressione” sui lavori della Cop 21. 
In effetti il weekend del 28 e 29 novembre, alla vigilia della apertura della conferenza, milioni di persone avrebbero partecipato alla “Marcia per la Giustizia climatica”. Al momento attuale sono 2.173 gli eventi promossi in più di 150 paesi. 57 le marce organizzate nel mondo intero di cui decine sono previste in Francia. 
La coalizione esprime in un comunicato il suo dispiacere per l’annullamento delle manifestazioni parigine, pur nella consapevolezza della “gravità della situazione”. 

16 novembre 2015

Parigi, verso una Cop 21 blindata?

Tratto da Greenreport

Parigi, verso una Cop 21 blindata? Valls: dubbi sulla marcia per il clima del 29 novembre

La Cop 21, la più attesa Conferenza Onu sul clima, si terrà e si terrà a Parigi. La conferma è arrivata questa mattina direttamente dal premier francese, Manuel Valls , che hai microfoni della francese Rtl ha affermato come nessun capo di stato abbia chiesto di rinviare l’evento. 
«Tutti vogliono esserci – ha proseguito Valls – La Cop 21 è un appuntamento fondamentale per il futuro del pianeta, per quello dell’umanità. Alla fine del mese il 29 novembre tutti i capi di Stato e di governo saranno qui a Parigi, e apporteranno un messaggio di sostegno e solidarietà alla Francia, non solo per l’incontro sul clima, ma anche in rapporto agli avvenimenti che abbiamo subito».
Gli attentati subiti venerdì 13 e che hanno portato a 129 il computo dei morti, avranno però ripercussioni sull’organizzazione della Conferenza, un evento di per sé ciclopico. A Parigi confluiranno circa 3mila giornalisti, 7mila delegati da 196 Paesi, 10mila osservatori. In tutto, circa 40mila persone saranno in qualche modo ospiti di questa Cop 21, senza tener di conto delle iniziative collaterali: in primis la grande marcia per il clima in programma il 29 novembre.
La Cop 21 rappresenta un evento di portata storica, che dovrà essere posto sotto stretta sorveglianza. La mobilitazione delle forze di sicurezza sarà ai massimi, ha assicurato Valls, ma adducendo ragioni di sicurezza potranno esserci tagli al programma. Le parole del primo ministro francese mettono in bilico addirittura la marcia del 29 novembre, un appuntamento dall’eco mondiale: «Non voglio anticipare troppo – ha anticipato il primo ministro Manuel Valls –, ma la questione dell’organizzazione di questa manifestazione dovrà essere per forza affrontata. Se dobbiamo realizzare questo grande incontro, le forze di sicurezza devono concentrarsi sull’essenziale».
L’auspicio è che possa essere trovata la quadratura necessaria per lo svolgimento della marcia, un appuntamento che vede convoglia grandi forze delle società civile, manifestanti in difesa del clima. Se così non fosse, se la Cop 21 si tramutasse davvero in un evento blindato, il terrorismo un risultato lo avrebbe già ottenuto: ridurre gli spazi di democrazia, protesta e confronto, e a fare le spese saranno soprattutto i Paesi in via di sviluppo, quelli africani e i piccoli stati insulari che avevano sempre trovato un forte sostegno alle loro posizioni nelle manifestazioni e nelle iniziative di ambientalisti e Ong; dobbiamo molto alle manifestazioni e ai contro-summit della società civile se le precedenti Cop non sono state un completo fallimento.
È importante ricordare, anche alla luce dei vigliacchi attentati del 13, che alzarsi dal tavolo dei negoziati della Cop 21 (negoziati che, assicurano oggi da Parigi, si terranno regolarmente) con una risposta forte e univoca contro i cambiamenti climatici, vorrebbe dire riuscire a minare anche una delle basi che ha permesso all’Isis di prosperare.
Come ha recentemente dichiarato il presidente Obama in un’intervista a Rolling Stonespoi tradotta dal Corriere della Sera, il cambiamento climatico è un problema di sicurezza nazionale al pari del terrorismo: «Sappiamo che l’aumento della siccità e delle alluvioni e l’erosione delle coste avranno un impatto sull’agricoltura e faranno aumentare la carestia in alcune zone del mondo e questo porterà alla migrazione di un gran numero di persone. ......
Non fare niente, o non fare il necessario per combattere i cambiamenti climatici significa dunque continuare ad alimentare la miccia del terrorismo. Questa oggi è una certezza diffusa, non più un’accusa sui generis. 
Tra due settimane dal vertice di Parigi dovrà arrivare una risposta dai leader internazionali: le soluzioni sono a portata di mano, e dobbiamo avere il coraggio di afferrarle a Parigi.

15 marzo 2015

L'economia globale cresce,l'aumento della CO2 si ferma:si può produrre più ricchezza con meno costi ambientali.

Tratto da La Repubblica 
Antonio Cianciulo
ROMA  -  Per la prima volta l'economia  globale cresce mentre le emissioni di CO2 non aumentano. Il dato, riferito al 2014, viene dall'Agenzia internazionale dell'energia e segnala una svolta epocale. Benessere economico e inquinamento smettono di viaggiare in tandem: si può produrre più ricchezza con meno costi ambientali. Negli ultimi 40 anni le emissioni serra si erano fermate solo tre volte, ma sempre in presenza di una crisi economica.

"Questo fatto mi dà la speranza che l'umanità riuscirà a lavorare insieme per combattere il cambiamento climatico, la più grave minaccia a cui dobbiamo far fronte: per la prima volta si è registrato il disaccoppiamento tra crescita ed emissioni  inquinanti", ha dichiarato Faith Birol, chief economist della Aie.

Un cambio di rotta destinato a incidere anche sui risultati della conferenza Onu di fine anno a Parigi: il vertice da cui dovrebbe emergere il piano globale per il taglio delle emissioni serra che minacciano di far saltare l'equilibrio climatico con conseguenze devastanti. Nel 2009 al summit di Copenaghen l'intesa fallì soprattutto per le resistenze dei Paesi di nuova industrializzazione, per nulla intenzionati a cambiare la loro direzione di marcia.

Oggi però, dopo cinque anni di disastri climatici che hanno portato ondate di siccità nel cuore dell'Asia e aumentato la pericolosità degli uragani, il consenso attorno alle proposte di sicurezza climatica è cresciuto e le possibilità offerte dallo sviluppo della green economy cominciano a essere colte.
Il risultato è che nel 2014 il livello di emissione di CO2 si è fermato a quota 32,3 miliardi di tonnellate mentre il Pil globale è cresciuto del 3%. Merito soprattutto  - osserva l'Agenzia internazionale dell'energia - del lungo pressing ecologico dell'Europa, di un maggior impegno degli Stati Uniti e della recente riconversione cinese.

Secondo i dati del Financial Times negli ultimi cinque anni le economie dei Paesi Ocse sono cresciute del 7% mentre le emissioni serra diminuivano del 4%. E la Cina ha rilanciato con forza la sua produzione da fonti rinnovabili e l'efficienza energetica chiudendo una parte delle centrali a carbone più inquinanti e cominciando nel 2014 a far scendere le emissioni nonostante il forte ritmo di crescita.


02 dicembre 2014

Tratto da Ansa

Ue,avanti tutta a Lima per accordo vincolante su CO2


Avanti tutta verso un accordo globale "legalmente vincolante" taglia-CO2 da centrare a Parigi nel 2015: questo il messaggio forte e chiaro con cui l'Unione europea arriva alla conferenza Onu sul clima che si apre lunedì in Perù e che si chiuderà il 12 dicembre. "Lima sarà una pietra miliare" e una tappa "cruciale" ha detto il commissario europeo al clima, Miguel Arias Canete, che insieme al ministro dell'Ambiente italiano, Gian Luca Galletti, rappresenterà l'Unione europea ai negoziati.

"Affronteremo una sfida politica a Lima: convincere tutti gli stakeholders che abbiamo bisogno di investire nelle politiche per il clima, per salvare l'ambiente, creare posti di lavoro e sviluppare tecnologie sostenibili" ha commentato l'eurodeputato Giovanni La Via (Ncd/Ppe), che sarà alla guida della delegazione del Parlamento europeo che parteciperà alla conferenza Onu.

La pattuglia dei negoziatori in arrivo da Bruxelles lunedì prossimo non vede Lima come un possibile flop, perché "siamo in una fase molto matura: ci sono tre grandi economie in campo, cioè Ue, Usa e Cina" riferisce un alto funzionario Ue, secondo cui anche l'India, l'altro grande emettitore mondiale di CO2, "ora è sotto pressione, è chiaro che deve presentare una sua prospettiva". Perché "il tempo stringe" e bisogna far convergere le posizioni su una prima bozza di testo dell'accordo, "che dovrà essere pronta sei mesi prima della conferenza Onu di Parigi del 2015" precisa la stessa fonte comunitaria.

I nodi da sciogliere a Lima sono diversi e tutti ugualmente importanti: il primo è la classificazione di Paesi sviluppati e non sviluppati, insieme alla definizione di criteri comuni dei contributi nazionali di riduzione di CO2. "Non possiamo mettere insieme mele e pere, dobbiamo essere in grado di valutare prima di Parigi se gli impegni presi consentono di rimanere al di sotto della soglia critica del riscaldamento globale dei 2 gradi centigradi" riferisce l'alto funzionario Ue, secondo cui in questa partita "c'è chi vuole far rientrare anche gli sforzi di adattamento o di finanziamento delle azioni per il clima, mentre noi vogliamo limitarci alla riduzione della CO2".  Continua qui

22 luglio 2012

Gianfranco Bologna:Le scienza vuole la sostenibilità, ma è ignorata dall’(in)azione politica

 Tratto da Greenreport

Le scienza vuole la sostenibilità, ma è ignorata dall’(in)azione politica


 di Gianfranco Bologna

Siamo in una situazione sempre più grave, ma non solo per gli effetti della crisi economico-finanziaria e per quelli, ancora più pesanti , che derivano dal deficit ecologico che continuiamo drammaticamente ad accumulare e che sarà sempre più difficile ripristinare, ma soprattutto per il livello delle risposte che l'establishment politico economico fornisce per cercare di risolvere i problemi del mondo odierni.
La situazione globale che stiamo attraversando dimostra palesemente come i modelli e le impostazioni, anche culturali, del nostro sviluppo socio economico sin qui perseguiti siano oggettivamente impossibili da perseguire ancora per il futuro: sono infatti totalmente insostenibili dal punto di vista ambientale e sociale.
 Ed è quindi ancor più singolare e sorprendente che ad un incremento della conoscenza scientifica sugli effetti delle nostre pressioni nei confronti dei sistemi naturali corrisponda un penoso livello di inazione politica.

La realtà è che la nostra cultura della crescita economica continua e dei modelli consumistici dominanti fatica moltissimo a comprendere come la vera grande sfida che abbiamo tutti noi, abitanti di questa meravigliosa Terra, è quella di imparare a vivere nei limiti di un solo pianeta.

La cultura scientifica che sta alla base delle conoscenze sulla sostenibilità e che è costituita soprattutto delle scienze del sistema Terra che cercano di analizzare le interrelazioni tra i grandi sistemi del nostro pianeta (il sistema dell'acqua, l'idrosfera, quello del suolo e di ciò che esiste sotto la "crosta" terrestre, la pedosfera e la geosfera, quello dell'aria, l'atmosfera, quello della vita, la biosfera) e i sistemi umani, l'antroposfera, ci dice chiaramente, che l'azione umana sui sistemi naturali è oggi equivalente a quella delle grandi forze che hanno plasmato il nostro pianeta in tutta la sua storia di oltre 4,5 miliardi di anni.

Non è un caso che i grandi programmi di ricerca sul cambiamento globale strutturati nell'Earth System Science Partneship hanno lanciato proprio quest'anno - con il patrocinio dell'International Council for Science (ICSU) - il grande programma di ricerca "Future Earth. Research for Global Sustainability" che, dopo essere stato presentato alla grande conferenza internazionale scientifica di Londra del marzo scorso, "Planet Under Pressure", è stato presentato anche alla recente Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile.

Purtroppo il mondo politico ed economico non sembra aver familiarità con  le conoscenze delle scienze del sistema Terra ed anche con le paleoscienze che cercano di comprendere come si è modificato il nostro pianeta da quando esiste ad oggi per cercare di comprendere, tra l'altro, quali paragoni possono essere ammissibili tra la situazione attuale e quelle che si sono verificate nel passato.
La cosa più singolare è che il mondo politico ed economico sembra completamente ignorare che gli straordinari stravolgimenti che si sono verificati nel passato della storia della Terra e che la scienza sta documentando con sempre maggiore accuratezza, non hanno mai avuto luogo con una popolazione umana di più di 7 miliardi di persone (avviate a superare i 9 miliardi entro il 2050) e con una civilizzazione umana che ha colonizzato ormai in maniera fisicamente osservabile, attraverso i satelliti, quasi la metà della superficie delle terre emerse.

E' molto interessante seguire tra i tanti affascinanti programmi delle ricerche sul cambiamento globale quelli relativi ai cambiamenti globali del passato, perché proprio queste ricerche possono fornirci straordinarie chiavi di lettura sulla similitudine con situazioni e fenomeni che si stanno verificando anche adesso............

Sono gli studiosi che hanno condotto queste ricerche, come il grande climatologo Jim Hansen, direttore del Goddard Institute for Space Studies della NASA e professore alla Columbia University, a ritenere come "confine planetario" che non dovremo superare, pena effetti devastanti per le società umane, della concentrazione di anidride carbonica in atmosfera quella di 350 parti per milione (ppm); oggi, a giugno 2012, siamo già a 393 ppm (secondo il famoso Mauna Loa Observatory). 

Ecco perché è sempre più intollerabile il gap che esiste tra conoscenza scientifica e azione politica.

Data

The complete Mauna Loa CO2 records described on this page are available.

02 febbraio 2012

Il Wwf pungola il governo sulle sfide ambientali

Tratto da "La Stampa"

Il Wwf pungola il governo
sulle sfide ambientali 2012

Veronica Ulivieri
La  grande sfida per il 2012, quella che le contiene tutte, Gianfranco Bologna la sintetizza in uno slogan: «Dobbiamo imparare a vivere con un solo Pianeta».  Questo infatti sarà l’anno di Rio+20, la conferenza Onu sullo Sviluppo Sostenibile che si aprirà il 20 giugno in Brasile. ...
Il 2011 è stato un anno di poche luci e molte ombre: «Con i drastici tagli alla tutela dell’ambiente, eventi drammatici come Fukushima e le alluvioni, e una ormai cronica assenza di strategia italiana sul fronte della decarbonizzazione e del cambiamento climatico, il bilancio ambientale 2011 per il nostro Paese è tutt’altro che positivo. Ma quest’anno più di altri, l’ambiente ha avuto un grande alleato nella partecipazione delle persone, che nelle piazze, sul territorio e iniziando a ripensare i propri stili di vita, hanno reso possibili importanti vittorie, dimostrando di volere per l’Italia un futuro diverso e di essere pronti a fare la propria parte per costruirlo», dice Stefano Leoni, presidente di Wwf Italia.
Più in generale, «c’è bisogno di un ripristino del territorio italiano. Sarebbe un’opera pubblica straordinaria che consentirebbe anche di avere una nuova economia basata sull’investimento nel nostro asset naturale». In questi giorni l’associazione del panda ha presentato l’ultimo dossier sulle trivellazioni facili nel nostro Paese, che è oggetto di una «ricerca sovradimensionata di oro nero o di gas» per via dell’«amplissimo sistema di esenzioni, di aliquote sul prodotto e di canoni di concessione bassissimi ed una serie di agevolazioni e incentivi» per i petrolieri. «Serve – sottolinea Bologna – una grande riforma fiscale che sposti il carico dal reddito e dal lavoro all’uso delle risorse e all’emissione di inquinanti. I paesi industrializzati non possono non avere tasse che penalizzino l’uso dei combustibili fossili».........

Il Wwf ha fatto anche diverse richieste specifiche al governo Monti, perché l’Italia imbocchi la strada della green economy. In particolare, l’associazione  ha chiesto l’adozione di un Piano Energetico Nazionale che punti decisamente sulle rinnovabili, lo stop al consumo di suolo, un piano ragionato delle infrastrutture e fondi per l’applicazione del Protocollo di Kyoto. Il dialogo con il Ministero dell’Ambiente «è costante, il ministro Clini è un amico». Ma un appunto all’esecutivo, il direttore scientifico del Wwf lo vuole comunque fare: «Premettendo il rispetto enorme e la stima che nutro verso i componenti del governo, mi preoccupa il modo un po’ vecchio con cui si continuano ad affrontare le questioni. Vorremmo vedere scelte coraggiose per la difesa dell’ambiente e uno sviluppo più sostenibile». Perché - Bologna lo ripete come un mantra - «questa è una crisi inusuale, a cui dobbiamo trovare soluzioni nuove. Non possiamo pensare di uscirne senza valorizzare il capitale naturale. 

Bisogna passare a un nuovo modo di fare economia».Leggi tutto