COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE.

QUESTO BLOG UTILIZZA COOKIES ,ANCHE DI TERZE PARTI.SCORRENDO QUESTA PAGINA ,CLICCANDO SU UN LINK O PROSEGUENDO LA NAVIGAZIONE IN ALTRA MANIERA ,ACCONSENTI ALL'USO DEI COOKIES.SE VUOI SAPERNE DI PIU' O NEGARE IL CONSENSO A TUTTI O AD ALCUNI COOKIES LEGGI LA "COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE".
Visualizzazione post con etichetta Sostenibilità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sostenibilità. Mostra tutti i post

13 settembre 2016

APPELLO DI 177 ASSOCIAZIONI: Ambientalisti, società civile e sindacati uniti per «una nuova Europa»


Tratto da greenreport 
Rifiutare soluzioni populiste e combattere per un'Europa sociale sostenibile»

Ambientalisti, società civile e sindacati uniti per «una nuova Europa»

L’appello di 177 associazioni in vista del prossimo vertice di Bratislava: «Per le persone, il pianeta e il benessere di tutti»
[12 settembre 2016]
europa crisi grecia italia migranti Nicolas Vadot
L’Europa è a un bivio ed il futuro della cooperazione europea ed i vantaggi che ne derivano sono in pericolo. Questo tocca il futuro della nostra società ed il modo in cui vogliamo essere visti dal resto del mondo. Riguarda il futuro del nostro pianeta ed il tipo di Europa in cui i nostri figli cresceranno. La crisi attuale mette in evidenza l’urgenza di riflettere su questioni fondamentali: come possiamo garantire che il progetto europeo recuperi la sua promessa di pace, democrazia e solidarietà? Come può l’Europa lavorare per il suo popolo?
Troppe persone in tutta Europa sono insoddisfatte e deluse dall’Unione europea e si sentono lontane dalle sue istituzioni e dalle sue politiche. Ma esistono in tutta Europa anche gruppi di politici impegnati, sindacati, comunità, ed organizzazioni non governative  pronte ad agire e lavorare per un’Europa rinnovata. Insieme, siamo in grado di plasmare un’Europa globale, aperta, giusta, sostenibile, e che lavori per le persone di ogni età, estrazione sociale e nazionalità.
Da dove partire per costruire l’Europa che vogliamo e di cui abbiamo bisogno?
Rifiutare soluzioni populiste.
Questa crisi di fiducia arriva nel momento in cui la gente affronta difficoltà enormi come la diminuzione del tenore di vita e del potere di acquisto, l’aumento del lavoro precario, il disagio creato da politiche di austerità, l’ansia creata dall’arrivo dei migranti sulle nostre coste, e l’impatto del cambiamento climatico e della distruzione dell’ambiente. Proprio nel momento in cui le persone cercano risposte, l’euroscetticismo ed il nazionalismo, l’intolleranza e la disinformazione stanno vincendo sull’idea di cooperazione, umanità e solidarietà. Dobbiamo tutti – leader, media e individui – farci sentire in ogni occasione ed agire contro la divisione e l’emarginazione dei gruppi ‘diversi’ della società, e contro coloro che approfittano delle paure per propri fini politici.
Affrontare le sfide insieme.
Molte delle sfide che attendono l’Europa – quali le   disuguaglianze, il cambiamento climatico, l’esaurimento delle risorse naturali, ed un’economia globale che avvantaggia un numero ristretto di persone – possono essere meglio affrontate tutti insieme piuttosto che singolarmente da ogni paese. L’Unione europea, che incarna la cooperazione e la collaborazione internazionale, ha bisogno di essere leader nel garantire uno sviluppo sostenibile e globale, nel promuovere i diritti umani, e nell’assicurare movimenti migratori dignitosi, in cui i rifugiati siano i benvenuti e tutti si sentano al sicuro.
Combattere per un’Europa sociale sostenibile, per le persone e per il nostro pianeta.
C’è bisogno di un cambiamento decisivo e di trasformazione nella volontà politica, nella direzione e nell’azione della politica. Questa visione è ben definita nell’Agenda delle Nazioni Unite del 2030 per lo sviluppo sostenibile, in cui al centro dello scenario ci sono la salute ed il benessere delle persone, la giustizia sociale, la protezione dell’ambiente, la democrazia e la trasparenza. Guidati da questo programma, le politiche economiche dell’Ue devono andare di pari passo con forti politiche sociali ed ambientali. Il mercato unico dell’Ue e le politiche internazionali devono promuovere regole applicabili che tutelino i lavoratori, i consumatori, tutti i cittadini – uomini e donne, giovani ed anziani – e il pianeta. Le politiche dell’Ue devono sostenere la democrazia, il dialogo, ed una maggiore uguaglianza all’interno ed all’esterno dell’Ue. Abbiamo bisogno di un’Europa che miri a migliorare le condizioni di vita di tutti.
Impegnarsi per un’Europa migliore e non per meno Europa.
La tendenza attuale a indebolire le istituzioni dell’Ue e a ridurre le tutele per le persone ed il pianeta in nome della ‘deregulation’ non è la risposta. Le politiche economiche attuali di riduzione del deficit ed aumento della ‘competitività’ hanno promosso un’interpretazione troppo restrittiva della crescita, ed i profitti aziendali non si sono tradotti in miglioramenti salariali dei lavoratori o della vita delle persone.
È stato proprio questo tipo di politica, ‘Europa sì, ma non troppo’, ad aver alienato le persone lasciandogli una sensazione di impotenza e di abbandono. Ora abbiamo bisogno di iniziative europee nuove ed avanzate per offrire vantaggi tangibili alle persone e per riconquistarne la fiducia. Europa ‘migliore’ è laddove l’azione congiunta dei suoi membri crea benefici tangibili per le persone ed il pianeta. Questo include una nuova attenzione per l’uguaglianza e l’inclusione, un rilancio del modello sociale europeo che dia un lavoro dignitoso, posti di lavoro qualificati e migliori condizioni di vita, una forte tutela ambientale, azioni significative sul cambiamento climatico, ed uno sforzo comune per accogliere ed integrare i migranti.
Ascoltare e coinvolgere.
I leader dell’Ue, i primi ministri, i presidenti, le personalità, e i parlamentari devono ascoltare ed essere coinvolti attivamente con i cittadini di ogni età ed estrazione sociale per capire e rispondere meglio alle preoccupazioni della gente e per proporre una nuova visione positiva dell’Europa. Tutti, e forse i giovani in particolare, debbono essere coinvolti più attivamente nelle decisioni che impattano sul nostro futuro. Insieme, siamo in grado di decidere ed agire sui temi che contano.
Perorare la causa per l’Europa.
Abbiamo bisogno di un dialogo autentico, democratico ed inclusivo sul futuro dell’Europa, e su come l’Ue possa fornire benefici tangibili per i cittadini europei. Noi siamo pronti a svolgere un ruolo attivo in questo dialogo, e a lavorare ancora più duramente per sostenere la causa dei benefici che il lavoro comune ha portato finora ai cittadini europei, e dei valori sui quali questa Unione si fonda.
L’appello “per le persone, per il pianeta e per la prosperità globale” è promosso da Wwf, Concord   (Confederazione europea delle ong per gli interventi umanitari e di sviluppo) e Etuc (European trade union confederation) ed è stato sottoscritto da 177 associazioni europee .

28 agosto 2016

Una definizione di sostenibilita'.

Riportiamo un  datato articolo di Donella Meadows  del Febbraio 1995 riportato  dal blog di  Ugo Bardi

Donella Meadows: una definizione 

                 di sostenibilita' 


.....SOSTENIBILITA'. E' diventato una parola del gergo internazionale, con quasi tanti significati quante sono le persone che la usano. Coloro fra noi che hanno parlato di sostenibilità per molto tempo hanno smesso di definirla. A volte diciamo che è come il jazz, o la qualità, o la democrazia – non la si conosce definendola, la si conosce sperimentandola, entrandoci dentro, vivendola – o forse piangendo la sua assenza. Ma qualsiasi cosa si dica a parole non è Sostenibilità, sono solo Parole. Quelli che Sanno non parlano, quelli che parlano non Sanno.

Questo naturalmente è un modo per non prendersi la responsabilità, ovviamente. C'è una definizione ufficiale perfettamente buona, che proviene dal rapporto del 1987 della Commissione Internazionale per l'Ambiente e lo Sviluppo:

La specie umana ha la capacità di raggiungere uno sviluppo sostenibile – soddisfare le necessità del presente senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare le loro.


Questa definizione ha due parti – soddisfare i bisogni e farlo in un modo che preservi le risorse naturali, umane e sociali con le quali vengono soddisfatti i bisogni. E' importante ricordare questo, perché la discussione troppo spesso si divide fra coloro che voglio soddisfare i bisogni e coloro che vogliono proteggere l'ambiente, come se far l'uno sia incompatibile col fare l'altro. La differenza fra gli ambientalisti tradizionali e “quelli della sostenibilità” è la capacità di mantenere il la concentrazione sul benessere sia degli esseri umani sia dell'ambiente allo stesso tempo e di insistere sue entrambi.

Nella mia mente io integro quella definizione ufficiale di sostenibilità con la spiegazione chiara ed innegabile di Herman Daly di cosa significa in termini fisici:

1. Le risorse rinnovabili non devono essere usate più rapidamente di quanto si possano rigenerare.

2. Inquinamento e rifiuti non devono essere immessi nell'ambiente più rapidamente di quanto l'ambiente possa riciclarli e renderli innocui.

3. Le risorse non rinnovabili non devono essere usate più rapidamente di quanto i sostituti rinnovabili (usati sostenibilmente) possano essere sviluppati.

In quelle condizioni non c'è una nazione, una società, una città, una fattoria, o una famiglia sulla Terra che sia sostenibile. Virtualmente, tutta la grande pesca del mondo viola la condizione 1. L'economia mondiale nel suo complesso viola la condizione 2 emettendo biossido di carbonio il 60-80% più rapidamente di quanto l'atmosfera possa riciclarlo. Ma a peggiorare le cose, aggiungerei altre due condizioni di sostenibilità che credo siano ovvie.

4. La popolazione umana e l'impianto di capitale fisico devono essere mantenuti a livelli sufficientemente bassi da permettere alle prime 3 condizioni di essere soddisfatte.

5. Le precedenti 4 condizioni devono essere soddisfatte tramite processi che siano sufficientemente democratici ed equi di modo che le persone si attivino per favorirli.

Sostenibilità significa tutto questo per me, significa una visione completa del mondo per cui voglio lavorare e vivere. Contiene componenti di spiritualità, di comunità, di decentralizzazione, di un completo ripensamento dei modi in cui usiamo il nostro tempo, definiamo i nostri lavori e conferiamo potere a governi e multinazionali. “Sostenibilità” è una parola terribilmente inadeguata per ciò che intendo. 

Qualsiasi parola di sei sillabe è troppo lunga per organizzarci intorno un movimento popolare ed allo stesso tempo troppo corta per comprendere una visione completa. E troppe persone la percepiscono come “sostenere” il mondo che abbiamo ora, mentre io in realtà la intendo come fomentare una rivoluzione.

10 gennaio 2016

FIRMA L' APPELLO Presidente Mattarella, vogliamo un’ Italia ‘sostenibile e responsabile’

Tratto da Il Fatto Quotidiano

Presidente Mattarella, vogliamo un’ Italia ‘sostenibile e responsabile’

Il fugace, ma importante accenno al tema dell’inquinamento e della salute nel discorso di fine anno del Presidente Mattarella ha “ispirato” una lettera aperta a Lui rivolta e già sottoscritta da oltre un centinaio di medici, ricercatori e scienziati italiani. 
Il tema è di stringente attualità, specie  in queste settimane di continui superamenti dei livelli di smog e in cui ci sembra paradossale che non si possa far altro che sperare in un cambiamento delle condizioni climatiche (come se ”magicamente” con la pioggia gli inquinanti si dileguassero e non ricadessero viceversa al suolo) e sembra che non ci resti altro che confidare nella “benignità” di quella  Natura che viceversa costantemente violiamo.
L’ambiente è un determinante fondamentale della salute e compromettendo la qualità dell’aria, dell’acqua, del suolo stiamo minando non solo la nostra  salute, ma soprattutto quella delle generazioni a venire.
Alcuni esempi eclatanti quali Taranto o la Terra dei Fuochi sono ormai sotto gli occhi di tutti: ma quanti altri esempi di drammatico inquinamento ambientale ci sono sparsi nel nostro paese? 
La nostra società è pervasa da un “sacro furore” del fuoco e ci si dimentica del fatto che la  materia sul nostro pianeta è qualcosa di “ finito”e che la vita si è sviluppata grazie ad una fonte esterna, il sole: è quindi a questa fonte inesauribile che dobbiamo rivolgerci per rendere  possibile il proseguimento della vita stessa sulla Terra.
Come medici, ingegneri, ricercatori, scienziati, cittadini abbiamo dato la nostra disponibilità al Presidente per stilare  un manifesto di intenti: Italia sostenibile e responsabile”, anche perché, coerentemente con gli impegni assunti dal nostro paese al vertice di Parigi, COP 21, non vorremmo che tutto rimanesse, ancora una volta, lettera morta.
Questo il nostro impegno ed auspicio, ma anche il nostro invito a leggere diffondere, condividere e sottoscrivere il nostro appello QUI

Sotto la lettera integrale 
Caro Presidente Mattarella,
abbiamo ascoltato ed apprezzato il suo discorso di fine anno, in particolare dove Lei ha toccato il tema dell’inquinamento e delle sue ricadute per la salute.
Il tema è di stringente attualità, specie  in questo periodo di continui superamenti dei livelli di smog ed in cui ci sembra paradossale che non si possa far altro che sperare in un cambiamento delle condizioni climatiche ( come se ”magicamente” con la pioggia gli inquinanti si dileguassero e non ricadessero viceversa al suolo) e sembra che non ci resti altro che confidare nella “benignità” di quella  Natura che viceversa costantemente violiamo. 
Proprio a questo proposito, come cittadini italiani, ci rivolgiamo a Lei  per esprimerle tutto il nostro più profondo sgomento e la nostra angoscia per i tempi che stiamo vivendo. Siamo certamente preoccupati per la mancanza di lavoro e perché non vediamo un futuro per i nostri giovani, ma ancor più ci angoscia la consapevolezza che stiamo compromettendo un bene ancora più prezioso: la loro salute.
Vorremmo tanto continuare a illuderci di vivere nel “Bel Paese”, ma purtroppo così non è:  Lei saprà che l’ultimo rapporto dell’ UE ci pone al primo posto per morti premature in Europa a causa dei livelli di PM2.5, ossidi di azoto, ozono.Siamo il paese dove la speranza di “vita in salute”  alla nascita (disabilità medio-grave) dal 2004 al 2013  è diminuita di 7 anni nei  maschi e di oltre 10 nelle femmine.
Secondo l’ultimo rapporto dei registri tumori (AIRTUM) “Considerando il rischio cumulativo di avere una diagnosi di qualunque tumore, questa probabilità riguarda un uomo ogni due e una donna ogni tre nel corso della loro vita”.
 Gli ultimi dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (ACCIS, Automated Childhood Cancer Information System - IARC), dei quali si attende un aggiornamento proprio quest’anno, hanno tempo fa evidenziato come questo problema sia rilevante anche nei bambini, con un’incidenza di tumori infantili più alta in Italia rispetto alle medie europee sia nella fascia di età 0-14 che in quella 0-19. Dall’ esame del più aggiornato rapporto nazionale AIRTUM emerge, come ricordato in un editoriale pubblicato sulla rivista “Epidemiologia e Prevenzione” nel 2013, che i tassi italiani di incidenza dei tumori in età 0-14 anni continuino ad essere tra i più alti fra i paesi occidentali, nonostante la crescita si sia apparentemente stabilizzata rispetto ai dati precedenti.
A questo si aggiunga la rilevanza di particolari, stridenti e diffuse criticità sanitarie locali da danno ambientale come quelle che caratterizzano i Siti di Interesse Nazionale (SIN), ben descritte dagli studi “SENTIERI” dell’Istituto Superiore di Sanità e valide per tutte le classi età, o i rilevi del recentissimo rapporto dell’ISS sulla Terra dei Fuochi.
In quest’ultimo si legge che: “Per quanto riguarda la salute infantile è emerso un quadro di criticità meritevole di attenzione, in particolare si sono rilevati eccessi nel numero di bambini ricoverati nel primo anno di vita per tutti i tumori, e, in entrambe le province, eccessi di tumori del sistema nervoso centrale nel primo anno di vita e nella fascia di età 0-14 anni.”
In maniera simile, nell’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità sulla situazione di Taranto, dove si è registrato un eccesso di incidenza di tumori in età pediatrica del 54% rispetto all’atteso regionale, si ricorda come “l’osservazione di un eccesso di incidenza dei tumori e delle malattie respiratorie fra i bambini e gli adolescenti contribuisce a motivare l’urgenza degli interventi tesi a ripristinare la qualità dell’ambiente”.
A proposito dei SIN è anche importante sottolineare come, nonostante le evidenze epidemiologiche, ci siano ancora, in questo momento, circa sei milioni di italiani che risiedono in aree ad elevato rischio ambientale e sanitario senza che in quasi nessuno di questi luoghi si siano avviate le pratiche di bonifica e risanamento previste dalla legge.
In alcuni di questi luoghi (ad esempio Taranto), in assenza di bonifiche si è persino continuato ad insediare nuove sorgenti inquinanti.
Ma quante piccole o grandi  Taranto e quante Terre dei Fuochi ci sono sparse nel nostro paese?
Le evidenze scientifiche dimostrano ampiamente che le sostanze tossiche presenti nell’aria, nei cibi, nelle acque generano un aumento del rischio non solo di cancro o di patologie cardiovascolari, ma anche di tante altre malattie in adulti e bambini: sindrome metabolica,   diabete, obesità,  patologie neurodegenerative, disturbi dello spettro autistico,  infertilità, abortività spontanea,  (anche per valori di inquinanti abbondantemente al di sotto dei limiti di legge), diminuzione del Quoziente Intellettivo (QI), per non citarne che alcune.
In Europa si calcola che ogni anno si perdano 13 milioni di punti di Quoziente Intellettivo (QI) e si contino ben 59.300 casi aggiuntivi di ritardo mentale a causa dell’esposizione durante la gravidanza a pesticidi organo-fosforici e che, in definitiva,  per l’esposizione a  sostanze che agiscono come interferenti endocrini i costi sanitari conseguenti ammontano a 157 miliardi di euro, pari all’1,23% dell’intero prodotto interno lordo. 
L’Italia è il paese europeo che consuma più pesticidi per ettaro di suolo agricolo e la contaminazione nelle falde acquifere superficiali e profonde aumenta a dismisura.
La  testimonianza coraggiosa di un imprenditore agrozootecnico che vede andare in fumo il lavoro e l’impegno di una vita per la contaminazione del suo terreno da  insediamenti petroliferi ci ha letteralmente toccato il cuore e siamo certi che sarà così anche per Lei. 
Con il cuore in mano Le vogliamo dunque chiedere se Le sembra sensato che venga chiesto solo  a noi cittadini di avere comportamenti virtuosi ( raccolta differenziata/trasporto pubblico/meno riscaldamento nelle case) e nel contempo si attuino politiche energetiche ed industriali che sono contrarie al più elementare buon senso. Alla luce di numerose evidenze scientifiche che dimostrano la nocività degli inceneritori di rifiuti (compresi quelli di nuova generazione), come si può prevedere di costruire nuovi impianti che avranno bisogno di enormi quantità di rifiuti da bruciare per almeno 20 anni per ammortizzare i costi, vanificando quindi tutti i nostri sforzi? 
E che dire del recente decreto “sblocca Italia” che, calcolando il “fabbisogno di incenerimento” invece del più sostenibile “fabbisogno di impianti per il recupero di materia” e  superando i vincoli territoriali, consente già a centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti di viaggiare su e giù per l’Italia con l’ovvio aggravio anche dell’inquinamento da traffico?
Come si possono prevedere incentivi agli inceneritori, pari ogni anno ad oltre 500 milioni di euro, per finanziare la produzione di energia da rifiuti e contemporaneamente chiedere ai cittadini di ridurre i rifiuti non riciclabili?
Gli incentivi previsti per gli inceneritori sono superiori al totale dei contributi ricevuti dai Comuni dal CONAI per la raccolta differenziata degli imballaggi.
Non sarebbe più utile, sia dal punto di vista economico che ambientale, prevedere che quella cifra -proveniente dai contributi dei cittadini-fosse utilizzata per promuovere raccolte differenziate di qualità e impianti di recupero e riciclo?
Si stima che un più efficiente uso delle risorse lungo l’intera catena potrebbe ridurre il fabbisogno di fattori produttivi materiali del 17%-24% entro il 2030, con risparmi per l’industria europea dell’ordine di 630 miliardi di euro l’anno .
Chi così legifera non è in linea con quanto chiaramente indicato dalle direttive EU  in tema di gestione di rifiuti che pongono il recupero di materia prioritario rispetto al recupero di energia, come è ormai documentato da fiumi di inchiostro . 
Chi così legifera sembra non considerare  che ogni processo di combustione genera inquinamento atmosferico, rifiuti liquidi e ceneri tossiche (che vengono addirittura destinate alla produzione di cemento) e  continua pervicacemente a premiare l’incenerimento di biomasse di ogni genere, inclusi scarti  animali  fino a ieri destinati a produrre mangimi.
Stiamo assistendo a devastazioni di fiumi per tagli sconsiderati degli alberi destinati a queste centrali e  spuntano come funghi centrali a biogas in cui la materia organica invece di essere restituita ai suoli come compost viene “digerita” in assenza di ossigeno con rischi per ambiente e salute.  
Si  “dimentica” che così facendo si perde il benefico effetto  che l’aumento di sostanza organica nei suoli avrebbe nel contrastare non solo la desertificazione (che ormai riguarda il 30% dei nostri suoli) ma anche  i cambiamenti climatici, grazie alla  “cattura” della CO2, favorita anche dalla agricoltura biologica . 
Per non parlare della follia di trivellare il nostro paese per la ricerca di idrocarburi per mare e per terra i cui effetti devastanti sono ormai scientificamente ed in modo incontestabile dimostrati: non  è questa l’energia di cui abbiamo bisogno.
A tal proposito la lettera “Energia per l’Italia” indirizzata al Governo da valenti ricercatori e scienziati del nostro paese è rimasta ad oggi senza risposta e così pure le considerazioni dei medici sono rimaste inascoltate.
Sembra che non si voglia prendere coscienza del fatto che la  materia sul nostro pianeta è qualcosa di “ finito” e che la vita si è sviluppata grazie ad una fonte esterna, il sole: è quindi a questa fonte inesauribile che dobbiamo rivolgerci per rendere  possibile il proseguimento della vita stessa sulla Terra.
Caro Presidente, l’angoscia che portiamo nel cuore è davvero grande e non ci potremmo perdonare di non avere tentato ogni strada utile a contrastare la follia delle scelte che si vanno operando nel nostro Paese. 
Come medici, ingegneri, ricercatori, scienziati, cittadini siamo disponibili a stilare  un manifesto di intenti: “Italia sostenibile e responsabile”, anche perché -coerentemente con gli impegni assunti dal nostro paese al vertice di Parigi, COP 21 - non vorremmo che tutto rimanesse, ancora una volta, lettera morta. 
Le chiediamo quindi di riceverci, ascoltarci ed approfondire direttamente con noi le questioni che abbiamo sollevato.
Vorremmo anche darLe testimonianza  delle tante esperienze positive e delle tante soluzioni già in essere nel nostro paese, quali ad esempio quelle attuate nei Comuni Virtuosi  che riteniamo dovrebbero essere maggiormente conosciute, valorizzate e premiate. 
La ringraziamo per l’attenzione e fiduciosi in un positivo riscontro voglia gradire i nostri più sinceri auguri e saluti.
Gentilini Patrizia Medico oncoematologo Forlì Comitato Scientifico ISDE
Di Ciaula Agostino Medico internista Bari Comitato Scientifico ISDE

29 giugno 2014

UNIVERSITÀ DI DAYTON "inizierà la cessione di investimenti per 670 milioni dollari in combustibili fossili - Jim Antal : LA FEDE SPINGA VERSO IL DISINVESTIMENTO DAI COMBUSTIBILI FOSSILI .

TRATTO  DAL SIERRA CLUB  

UNIVERSITÀ DI DAYTON :LA FEDE SPINGA VERSO IL  DISINVESTIMENTO DAI COMBUSTIBILI FOSSILI 

 Il Reverendo Jim Antal "SE NOI CREDIAMO CHE SIA MORALMENTE SBAGLIATO DISTRUGGERE IL PIANETA, ALLORA NE CONSEGUE CHE È ANCHE MORALMENTE SBAGLIATO TRARRE PROFITTO  DISTRUGGENDO IL PIANETA."

UD fa parte di una lista crescente di università che scelgono di cedere investimenti a causa delle preoccupazioni circa le perturbazioni del clima e la sostenibilità. Ma cosa c'è di nuovo nel caso di UD è che è la prima scuola cattolica a fare questo passo. 
"Questa azione, che rappresenta un passo significativo in un processo a lungo termine, è coerente con gli insegnamenti cattolici sociali, i nostri valori Marianisti per la completa sostenibilità del campus e per le iniziative e gli impegni assunti nell'ambito della American College e nell' impegno per il Clima dai Presidenti delle Università '", ha detto il Presidente Daniel J. Curran dell' University di Dayton. 
"Non possiamo ignorare le conseguenze negative dei cambiamenti climatici, che impattano sproporzionatamente sulle persone più vulnerabili del mondo. I nostri valori Marianisti di leadership ed il servizio di chiamata umanitaria su di noi ci spingono  ad agire su questi principi e a servire da catalizzatore per la discussione civile e per un cambiamento positivo che avvantaggi il nostro pianeta. " Le confessioni cristiane a livello nazionale stanno considerando la cessione o la dismissione. Lo scorso anno la United Church of Christ (UCC) ha fatto notizia quando ha approvato una risoluzione di disinvestimento anticipato da parte di molti membri delle sue chiese ......

Importante dichiarazione - .......del reverendo Jim Antal della Conferenza Massachusetts della UCC : "Se noi crediamo che sia moralmente sbagliato distruggere il pianeta, allora ne consegue che è anche moralmente sbagliato trarre profitto distruggendo il pianeta."

Il movimento dell' uscita dagli investimenti in combustibili fossili sta infiammandosi , per così dire, tra le organizzazioni religiose. 
Io penso che queste parole di Fletcher Harper direttore di GreenFaith spieghino bene il movimento: " Il movimento dell' uscita dai combustibili fossili sta avanzando perché è piccolo e non ha paura .Noi dobbiamo avere il coraggio e la convinzione nella nostra fede, che non si limita solo ad emanare leggi  o all' incremento del guadagno. L'audacia della fede in Dio e la potenza dell'amore di Dio farà la creazione e il popolo di Dio tutto. ".....(il resto).
Qui l'articolo integrale Heather Moyer, Sierra Club

                    Tratto da  University of Dayton 
                                  
L'Università di Dayton, una università cattolica Marianista , ha annunciato oggi che inizierà la cessione di combustibili fossili, carbone e dalla sua 670 milioni dollari di investimenti . Pensa di essere la prima università cattolica nella nazione a compiere questo passo.
Il consiglio di amministrazione ha approvato all'unanimità la nuova politica d'investimento, che riflette l'impegno della University per la sostenibilità ambientale, i diritti umani e la sua missione religiosa.
Il Disinvestimento del' 'Università è previsto in fasi. L'Università inizierà ad eliminare le aziende di combustibili fossili dai suoi conti azionari domestici. L'Università inizierà poi a sviluppare piani per eliminare combustibili fossili da aziende internazionali, investire in tecnologie o aziende verdi e sostenibili, e limitare i futuri investimenti in private equity o degli hedge fund i cui investimenti supportino combustibile fossile o significative aziende che producono emissioni di carbonio.
" La Facoltà è famosa per il suo programma per l' energia rinnovabile e pulita e nei reparti di tutta l'Università si manifestano azioni che rafforzano l'impegno della University per la sostenibilità  ambientale ", ha detto Kelly Kissock, presidente del programma del master in energia rinnovabile e pulita e presidente del dipartimento di ingegneria meccanica e aerospaziale . "Noi sosteniamo questa strategia di investimento, con una visione globale sulla protezione dell'ambiente." 

Con un forte impegno di educazione interdisciplinare, l'Università di Dayton è stato un leader nello sviluppo di programmi accademici in sostenibilità ed energia pulita. Nel 2008, l'Università di Dayton ha creato il prima  master dello stato in energia pulita e rinnovabile..........

Per ulteriori informazioni, contattare Shawn Robinson, direttore associato di relazioni con i media, al 937-229-3391 o srobinson@udayton.edu.

21 maggio 2014

I tempi sono maturi per la transizione energetica - Rinnovabili, : se non ora, quando?


Tratto da Qualenergia
Rinnovabili, : se non ora, quando?
La crisi politica in Ucraina ha riproposto per l’ennesima volta la questione della dipendenza energetica dell’Unione Europea che importa da paesi terzi il 56% circa dell’energia primaria di cui ha bisogno. Fanalino di coda dell’Unione è l’Italia che, con oltre l’80% di dipendenza energetica, assomiglia più a un castello costruito sulle sabbie mobili che a una roccaforte da G8. Certo, non sarà la crisi in Crimea a farci mancare il gas: nessuno ha interesse a tenerlo per sé, una volta soddisfatti i propri fabbisogni. Ma le velate minacce di Putin in questo frangente hanno messo in risalto come la dipendenza energetica sia anche, in un certo modo, dipendenza politica: Energia è potere, diceva Hillary Clinton e qui calza a pennello.
A questo quadretto non proprio idilliaco si aggiunge  l’andamento generale dei costi del fossile che, per quanto altalenante, ha avuto negli ultimi anni un’evoluzione in salita, con immediati riflessi sui costi delle nostre bollette elettriche.
Ciò non bastasse si pone altresì l’incertezza degli approvvigionamenti futuri: per quanto ne avremo ancora? E se anche ne avremo, a quale costo? Parliamo volutamente di costo, non di prezzo, perché oltre ai $ al barile da pagare - il prezzo - avremo da affrontare i costi ambientali, i costi sociali, i costi di salute delle conseguenze di un utilizzo sfrenato delle fonti fossili. 
Sono le famose esternalità negative: non contemplate nel prezzo al barile o nel kWh, ma comunque da pagare o scontare.
E non sono fantasie: il clima parla da sé e l’ultimo rapporto IPCC lo conferma. Chi si sobbarcherà i costi dei disastri ambientali?  Di un’aria irrespirabile? Delle migrazioni in massa dovute ai disastri naturali, dove al dramma ambientale si unisce il dramma umano? E parliamo solo di ciò che già tocchiamo con mano. Per non parlare dei vari disastri in stile Delta del Niger: lontano dagli occhi, lontano dal cuore, recita una canzone, ma non vederli non significa né che non esistono, né che non ne siamo in parte responsabili.
Un problema complicato, quello della dipendenza energetica, a cui sono legati tanti  aspetti sociali, umani, ambientali. Eppure vi sarebbe una soluzione semplice:sovranità energetica per tutti. Possibile? In buona sostanza la risposta è senz’altro affermativa, ma  deve necessariamente passare per una fonte energetica diversa, disponibile a tutti, indipendentemente dalla propria posizione e potenza politica, in relazione alla propria geografia e vocazione territoriale; una fonte pulita, a basse o nulle emissioni di carbonio; una fonte che non spinga nessuno a depredare altri paesi e soprattutto una fonte inesauribile.
Fantasia? Non proprio: le fonti rinnovabili possono rappresentare una valida soluzione in termini di sostenibilità ambientale, giustizia sociale, indipendenza energetica, fattibilità tecnologica.  Vento, sole, acqua, geotermia e biomasse non hanno mai causato guerre. Nemmeno la paventata concorrenza con la produzione alimentare si è rivelata fondata: in Italia il fotovoltaico a terra occupa non più dello 0,8% dei territori nazionali. Per contro, la cementificazione ha portato via all’agricoltura 720 kmq negli ultimi tre anni.  Per quanto riguarda invece l’utilizzo delle biomasse, esso è sempre più indirizzato verso lo sfruttamento razionale di scarti e  sottoprodotti agricoli.
Nonostante la giovane età, le tecnologie rinnovabili, giusto per citare qualche dato, hanno dimostrato di poter produrre 106,8 TWh elettrici (anno 2013) in un paese industrializzato come l’Italia, di poter occupare nel 2012 in Germania 377.800 persone (che non ha visto abbassarsi il suo PIL per colpa delle rinnovabili, anzi…) e di poter attrarre investimenti in una nazione potente e in crescita come la Cina. E relativamente ai costi si parte con un vantaggio: la materia prima rinnovabile è spesso gratuita (sole, acqua, vento). Interventi strutturali che consentano di ridurre i costi della generazione e della distribuzione dell'energia devono fare il resto.
Ma la transizione energetica verso un sistema che porti alla sovranità dei popoli e alla conseguente giustizia sociale, alla sostenibilità ambientale, alla sicurezza nell’approvvigionamento va cercata e soprattutto pianificata, innanzitutto dalla politica. È per questo che a tutti, ma soprattutto alla politica, responsabile del bene pubblico, con questo libro viene rivolto un appello: i tempi sono maturi per la transizione energetica, abbiamo le motivazioni e gli strumenti per condurla. Se non ora, quando?


Continua a leggere qui

26 gennaio 2014

«La salute non è né di destra né di sinistra. La salute sta avanti. E non solo per noi ma anche e soprattutto per chi verrà dopo.

Tratto da Quotidiano di Puglia 

Nicastro: sì alla revisione dell’Aia
per monitorare l’impianto dell’Enel


 «Sant’Agostino diceva che peggio di una vita senza speranza c’è solo una vita con una speranza vana. Io, qui, non sono venuto a portare speranze ma le poche certezze che possiamo dare su questo argomento. A cominciare dal fatto che le vostre istanze, che pure condividiamo, non potranno avere un’attuazione completa se non coinvolgendo le massime istituzioni, ovvero il governo nazionale, visto che in questo campo le competenze sono dello Stato».
Comincia così l’intervento in aula dell’assessore regionale alla Qualità dell’ambiente Lorenzo Nicastro durante il consiglio monotematico sul polo energetico andato in scena ieri pomeriggio e durato fino a sera. ........
«L’Aia per la centrale di Cerano - ha ricordato - ha recepito le prescrizioni della Regione che chiedeva una riduzione della produzione di Co2 (in coerenza con il Pear) del 20 per cento entro il 2016. Il provvedimento contiene l’indicazione per il riesame automatico a 24 mesi dal rilascio, in modo da valutare l’installazione delle migliori tecnologie disponibili ed il rispetto dei limiti delle emissioni. A seguito di una serie di evidenze scientifiche, però, abbiamo chiesto di anticipare il riesame dell’Aia per Enel, con la speranza di mettere fine a queste criticità. Certo, il Ministero non ci ha ancora risposto ma noi lo solleciteremo. E sarà nostra cura affrontare il percorso del riesame con scrupolo e rigore, verificando la effettiva riduzione del carbone bruciato, unico modo per ridurre davvero le emissioni di Co2».


Sul progetto di A2A di bruciare Css nella centrale Brindisi Nord, l’assessore regionale alla Qualità dell’ambiente ha ricordato come la questione riguardi «impianti connessi a strategie energetiche nazionali, tanto è vero che il progetto è stato presentato al Ministero dell’Ambiente, l’unico competente per il rilascio dell’autorizzazione». 
E proprio in quest’ottica, Nicastro ha voluto richiamare l’attenzione della delegazione parlamentare pugliese (senza distinzioni di colore politico).
«La salute - ha sottolineato - non è né di destra né di sinistra. La salute sta avanti. E non solo per noi ma anche e soprattutto per chi verrà dopo.

 Questa è la sostenibilità: ricordare che Brindisi è dei nostri figli, dei nostri nipoti. Per questo ci batteremo, comunque, come abbiamo sempre fatto perché le istanze dei territori abbiano in sede nazionale la massima amplificazione possibile».....
 Qui l'articolo integrale

 
Leggi su Brindisi Sera
  BBC : Occorre cambiare rotta, Brindisi senza carbone entro il 2020.
Di assoluto rilievo l’intervento del Dott. Portaluri che ha posto l’intera comunità dinanzi alla gravissima emergenza sanitaria certificata da un impressionante sequenza di studi scientifici che negli ultimi 20 anni sono stati realizzati sullo stato di salute dei cittadini di Brindisi. Un quadro di vera e propria emergenza sanitaria spesso negato da chi non ha mai chiesto indagini epidemiologiche ed oggi replica con insensate ed incomprensibili richieste di certificazione ....

27 luglio 2013

Peacelink:Ecco le cause economiche della crisi dell'Ilva

Tratto da Peacelink

Peacelink alla Commissione Industria del Senato. Ecco le cause economiche della crisi dell'Ilva

Lettera aperta ai senatori della Commissione Industria
25 luglio 2013 - Alessandro Marescotti
Gentili Senatori, vi ricorderete quando a Taranto, durante l'audizione in Prefettura, abbiamo consegnato al Presidente della vostra Commissione un sacchetto di polveri contaminate dell'Ilva.

Nell'audizione non c'è stato purtroppo il tempo per affrontare gli aspetti economici della crisi del comparto siderurgico e dell'Ilva stessa. Per supplire a questa carenza vi inviamo un'analisi economica del comparto siderurgico (vedere il Dossier riportato di seguito) utilizzando fonti specializzate. Saremmo interessati a ricevere una vostro commento anche perché è importante chiarire che - dalle informazioni di settore che potrete consultare in questo Dossier - l'Ilva è in uno stato di crisi economica strutturale ormai irreversibile. A nostro parere il decreto 61, che siete chiamati a convertire in legge, non ha lo scopo di "salvare l'Ilva" ma di salvare le banche che hanno crediti verso l'Ilva (vedere il Dossier).
Il presidente della vostra Commissione Massimo Mucchetti ha dichiarato:
 "Il futuro di Taranto oggi marcia di pari passo con il futuro dell'Ilva. C'è l'impegno del governo. Dobbiamo avere fiducia che quanto non è stato fatto fin'ora verrà fatto nei prossimi tre anni".

Ma l'economia non si cambia con le dichiarazioni di fiducia. L'economia lascia ben poco spazio ad un ottimismo di facciata. Oggi nel mondo dagli impianti siderurgici si possono ottenere 1,8 miliardi di tonnellate di acciaio, mentre se ne consumano solo 1,5 miliardi. Questo dato emerge dall'analisi del Wall Street Journal che evidenzia 300 milioni di tonnellate annue di eccesso di capacità produttiva, all'interno delle quali sono conteggiati gli attuali 9 milioni annui dell'Ilva.

L'eccesso di capacità produttiva è enorme e continua ad aumentare, a fronte di un mercato che non è in grado di assorbire l'offerta siderurgica globale......

Il futuro non è più pertanto quello che state discutendo: voi di fronte al passato. Siete di fronte alla morte economica del futuro pensato per Taranto, oltre che alla morte biologica di tanti cittadini vittime dell'inquinamento.

A voi viene richiesto di sostenere uno sviluppo che - oltre che generare sfruttamento, malattie e morte - produce più acciaio di quanto non ne serva.

Per sfornare più acciaio occorre "gonfiare" innaturalmente la domanda economica globale con grandi opere inutili e con la produzione di più auto di quanto non ne servano. Sono infatti le grandi opere, la maxi-edilizia e l'industria dell'auto i maggiori clienti della siderurgia.

Gonfiare la domanda di acciaio punta a riequilibrare il mercato ma non a generare benessere..........

Voi parlamentari siete chiamati a collaborare (o a non collaborare) con questo fallimento economico ed ecologico planetario che - a partire da Taranto - non ha più futuro e che genera guerre, distruzione e morte.

Voi non salverete l'Ilva: siete solo chiamati a prolungare l'agonia di un disastro. E a garantire le banche dal contraccolpo.

Il vero sviluppo economico del futuro si chiama riconversione, risparmio e ricerca scientifica finalizzata alla sostenibilità.

Siete al capezzale di una industria in coma. Molteplici fili collegano la crisi della più grande acciaieria d'Europa al fallimento di uno sviluppo non sostenibile. Il futuro è nelle mani di chi progetta le riconversioni ecologiche. 
Salvando Taranto con una riconversione economicamente sostenibile lavorerete per il futuro di tutta l'umanità.

Cordiali saluti
Alessandro Marescotti
Presidente di PeaceLink

Dossier Ilva a cura di PeaceLink www.peacelink.it
Vai all'articolo integrale

10 marzo 2013

ANCORA COPIOSI FUMI SULLE NOSTRE VITE......





Oggi  domenica 10 marzo 2013  

Immagini in tempo reale,della centrale a carbone di Vado Ligure -Quiliano

Ecco le  immagini di questa sera ore 21...

Da ieri sera  la centrale emette copiosi fumi,fumi che hanno continuato ad accompagnarci per tutta la giornata..

Le immagini immortalano  la cruda realtà .

ANCORA PER MOLTI ,MOLTI ANNI COSI '?

____________________
 Leggi su Lettera 43
L'ALLARME

Carbone, il costo per la salute

Fra morti premature e malattie i danni in Europa superano 42 miliardi di euro l'anno.

Il carbone inizia a costare caro. Al limite della sostenibilità. E il problema non è solo ambientale. L'ultimo rapporto pubblicato dall’Alleanza per la sanità e l’ambiente ha infatti calcolato per la prima volta il costo degli effetti delle centrali a carbone sulla salute in Europa. I dati sono preoccupanti come dimostrano le oltre 18.200 morti premature l’anno e i circa 8.500 nuovi casi di bronchite cronica, metre il Vecchio Continente riscopre questa fonte energetica.
 

DANNI SOCIALI. Ribattezzate il "killer invisibile", le emissioni di questi impianti sono responsabili dell’insorgere di malattie respiratorie e cardiovascolari. E non finisce qui perché le centrali a carbone emettono anche sostanze nocive quali diossina e mercurio che causano l’inquinamento indiretto anche di cibo e acqua.

COSTI ECONOMICI. Secondo quanto rivela la relazione, i costi economici per l’Europa ammontano a 42,8 miliardi di euro l’anno, se si sommano non solo le spese sanitarie, ma anche le perdite di produttività in termini di giornate di lavoro andate in fumo. Il carbone è inoltre responsabile di circa il 20% del totale delle emissioni di anidride carbonica, costituendo, in questo modo, uno dei maggiori responsabili della quota di gas ad effetto serra antropici. ........

Venerdì, 08 Marzo 2013.
Articoli correlati