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31 luglio 2021

Sergio Costa: La tutela dell'ambiente è la tutela del futuro nostro e dei nostri figli e nipoti.

Tratto  dalla pagina Facebook dell’ ex ministro dell’ Ambiente Sergio Costa ...

Era il 22 maggio 2015 allorché entrò in vigore la legge sugli ecodelitti. Era attesa da oltre 30 anni. Tutti noi l'abbiamo salutata con grande soddisfazione considerandola una conquista. Disastro ambientale,  inquinamento ambientale, omessa bonifica ed altri ancora finalmente erano riconosciuti nel diritto positivo.  Rammento ancora la frustrazione che io e la mia squadra abbiamo vissuto per anni quando facevamo indagini, notte e giorno, senza sosta e risparmio, poi però non avevamo lo strumento giuridico adeguato per vedere quelli che sapevamo essere i responsabili rispondere dell'aggressione all'ambiente che avevano perpetrato. I reati ambientali sono reati che pesano sulle vite delle persone: aggrediscono l'ambiente e anche la salute. Molto spesso ti seguono per la vita e incidono sulla sicurezza della tua famiglia per decenni. Adesso, con la riforma della giustizia, i reati ambientali non sono contemplati tra quelli che godono di termini estesi di giudizio, prima di essere dichiarati dal giudice improcedibili. 

Indagini complesse e articolate che rischiano di andare perdute. Tutti noi ci spertichiamo nel sostenere in tutte le sedi che l'ambiente e la salute sono i due grandi  temi attuali e del futuro della popolazione mondiale e poi inciampiamo in una roba del genere. È un errore grossolano,  perché rischia di favorire indirettamente chi considera l'ambiente territorio di conquista per i propri loschi scopi. Chiedo, congiuntamente a Legambiente, WWF, Greenpeace,  di non commettere questo errore. Pensateci per favore. La tutela dell'ambiente è la tutela del futuro nostro e dei nostri figli e nipoti. La politica guardi alle necessità più importanti e non alle convenienze egoistiche. Non compromettete ciò che ci dona la vita. Per favore non lo fate.

PETIZIONE: Ecoreati: non fermate i processi!

Tratto da Peacelink
Firma la petizione al Governo e al Parlamento

Ecoreati: non fermate i processi!

Vogliamo raccogliere le voci di cittadini e associazioni per chiedere una modifica della legge che salvi i grandi processi per disastro ambientale e per altri gravi ecoreati. Il rischio della riforma Cartabia è quello di vanificare l'impegno dei magistrati nella lotta agli ecoreati.
30 luglio 2021
Associazione PeaceLink

Ecoreati: non fermate i processi!

C'è troppa fretta di fare una legge che in tanti contestano perché manderebbe in fumo processi complessi, con molti testimoni e molti imputati. Già alcune modifiche sono state proposte per reati gravi e socialmente rilevanti.

Manca ancora però una modifica al testo elaborato dal governo sulla delicata questione degli ecoreati e in particolare del disastro ambientale. I processi per disastro ambientale, per la loro complessità, non possono essere posti sullo stesso piano del furto di un'auto. Richiedono indagini e processi che si contrappongono spesso a forti poteri economici che possono pagare avvocati ed esperti agguerriti, capaci di usare tutti gli strumenti per allungare i processi e arrivare alla cosiddetta "improcedibilità".  

Con questa petizione al Governo e al Parlamento vogliamo raccogliere le voci di cittadini e associazioni per una modifica profonda della legge che salvi i grandi processi per disastro ambientale e per altri gravi ecoreati.

Non bisogna vanificare l'impegno dei magistrati nella imprescindibile lotta agli ecoreati e a tutti quei disastri che hanno provocato enormi sofferenze fra i cittadini e i lavoratori.

Clicca qui per firmare la petizione



Tratto da Peacelink

Lettera al Presidente del Consiglio Mario Draghi

Ecoreati: la riforma della giustizia non fermi i magistrati che difendono i diritti ambientali

I processi per "disastro ambientale" sono spesso tecnicamente complessi. Applicare tempi eccessivamente stringenti nelle indagini significherebbe indebolire le prove. Così pure i tempi per l'appello e la Cassazione devono tenere conto della oggettiva difficoltà dei processi ambientali.
28 luglio 2021
Associazione PeaceLink

Logo PeaceLink

Lettera al Presidente del Consiglio Mario Draghi

Gentile Presidente,

la riforma della giustizia è attualmente oggetto di un approfondimento critico e a tal fine Le scriviamo per chiederLe di includere in tale approfondimento critico gli ecoreati, e in particolare il "disastro ambientale".
I processi per "disastro ambientale" si rivelano spesso molto complessi dal punto di vista tecnico-scientifico. Applicare tempi eccessivamente stringenti alla fase delle indagini significherebbe non avere a disposizione elementi di prova tali da andare oltre il "ragionevole dubbio". Così pure i tempi per l'appello e la Cassazione devono tenere conto necessariamente della oggettiva complessità dei processi, che non di rado coinvolgono anche pubblici amministratori compiacenti. Non deve essere consentita a questi ultimi la possibilità di "sfilarsi" dai processi più ampi perché questo incentiverebbe la corruzione e l'illegalità in generale.
Il processo Ambiente Svenduto, che ha coinvolto a Taranto oltre quaranta imputati, costituisce un esempio di processo estremamente complesso e articolato rispetto al quale una tempistica eccessivamente contratta porterebbe non ad un processo breve ma alla morte del processo stesso.
Una tempistica ristretta per appello e Cassazione porterebbe alla spasmodica ricerca, da parte delle difese, di un ostuzionismo esasperato per allungare i tempi nella speranza di giungere alla cosiddetta "improcedibilità", con avvocati e testimoni che perderanno la voce in aula o che accuseranno misteriosi malori.
L'articolo 13 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo sancisce: 
 
"Ogni persona i cui diritti e le cui libertà riconosciuti nella presente Convenzione siano stati violati, ha diritto ad un ricorso effettivo davanti ad un'istanza nazionale". 
Precludere la possibilità di concludere il processo, con gli attuali tempi imposti dalla riforma, significherebbe pertanto negare la tutela dei diritti inviolabili dell'uomo, tutelati dall'articolo 2 della Costituzione Italiana. 
Nei processi per disastro ambientale sono quasi sempre in gioco i diritti tutelati 
dalla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo e quindi dalla Costituzione Italiana. Se la riforma della giustizia non tutelasse i diritti inviolabili dell'Uomo - compromessi dai disastri ambientali -  sarebbe gravissimo. Questo aumenterebbe i ricorsi alla Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU) per mancata tutela dei diritti inviolabili dell'uomo da parte dello Stato italiano che - interrompendo i processi - non renderebbe giustizia alle vittime dei disastri ambientali, ai morti per inquinamento e per le omissioni letali nella sicurezza sui luoghi di lavoro.
Le chiediamo pertanto di considerare, nella riforma in discussione, anche gli ecoreati, e in particolare il disastro ambientale, fra i reati per i quali prevedere una più realistica valutazione dei tempi necessari a far concludere i processi. 
Distinti saluti
Prof. Alessandro Marescotti
Presidente di PeaceLink


26 settembre 2017

Ecoreati, i magistrati bocciano la nuova legge: «Manca tutela ambientale,Normativa insufficiente...»

Tratto da Il Mattino

Ecoreati, i magistrati bocciano la nuova legge: «Manca tutela ambientale»

Normativa insufficiente, controlli deboli e agenda politica distratta. La due giorni del Forum internazionale sull’economia dei rifiuti promosso dal Consorzio Polieco dei rifiuti a base di polietilene non ha risparmiato denunce. Mettendo insieme il mondo dell’impresa del riciclo, la legislazione nazionale ed europea, delle attività della magistratura e della ricerca, le dinamiche della gestione illecita dei rifiuti sono state approfondite sotto ogni punto di vista. Nette critiche alla nuova legge sugli ecoreati sono state riservate dal magistrato Gianfranco Amendola, pretore d’assalto autore di migliaia di inchiesta sulla tutela dell’ambiente. «Qualificando tutte le violazioni ambientali come ecomafia, si rischia di ingenerare l’opinione che ogni anno siano perseguiti migliaia di reati commessi da organizzazioni criminali - ha detto Amendola - invece è esattamente il contrario visto che la nuova legge ha fornito solo una procedura per evitare ai responsabili degli ecoreati il processo penale». «A far danno - secondo Catello Maresca, sostituto procuratore presso la Dda di Napoli - è anche l’assenza della tutela ambientale fra le priorità nell’agenda politica del nostro Paese».

«Il momento repressivo è invece, particolarmente necessario per colpire gli imprenditori criminali e prevederne l’espulsione dal mercato», ha rincarato Alessandro Milita, procuratore aggiunto presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, e già pm del processo Resit che ha condotto alla sentenza storica di condanna nei confronti dell’imprenditore ecomafioso Cipriano Chianese, per disastro ambientale ed inquinamento della falda acquifera. «I punti su cui il legislatore dovrebbe intervenire - secondo Milita - riguardano i delitti già realizzati ma non ancora accertati. Ci sono infatti, una serie di bombe chimiche, inesplose o parzialmente esplose e in questi casi il problema è quello di considerare il reato ancora in fieri poiché, anche se è stato compiuto decenni prima e non si è ancora manifestato.
E questi delitti dovrebbero essere puniti e non prescritti».

Per disinquinare il mercato, questo il tema del Forum arrivato alla nona edizione «è necessario – per il direttore Polieco, Claudia Salvestrini- stringere le maglie della legalità al fine di garantire la leale concorrenza fra le imprese del settore del riciclo, la tutela dell’ambiente e la salvaguardia della salute». E allora intensificare i controlli rispetto al rilascio delle autorizzazioni per gli impianti che spesso non hanno i requisiti necessari per gestire cumuli di rifiuti, è fondamentale. Impianti pronti a ricevere rifiuti solo nella logica di un mero profitto economico senza che questo sia però supportato da una adeguata e legale capacità di smaltimento. In alcuni casi mancano anche delle più elementari misure di sicurezze come un sistema antincendio o muri di compartimentazione.

..... «Nel 2014 siamo stati condannati a pagare 39milioni di euro ogni sei mesi, ora siamo scesi a 16 milioni di euro. L’obiettivo è però azzerare la cifra, bonificando tutti i siti censiti nel ’86», ha detto il generale Giuseppe Vadalà commissario per le bonifiche nazionali, dallo scorso marzo. «L’Italia non deve continuare a perdere fondi comunitari, deve aumentare ulteriormente la raccolta differenziata, promuovere azioni normative concrete sulla gestione delle discariche e stanziare maggiori fondi per stimolare il riciclo», ha commentato Helmut Maurer, della direzione generale Ambiente della Commissione Europea.

 

01 dicembre 2015

Stefano Palmisano :........Inquinamento, 84 mila decessi non punibili

Tratto da Il Fatto Quotidiano

........Inquinamento, 84 mila decessi non punibili

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di  | 1 dicembre 2015
Qualche giorno fa sono stato nominato difensore d’ufficio, in udienza, di due donne imputate di un reato assai grave: avevano rubato una maglietta stesa ad asciugare davanti alla casa di una loro vicina....
Date le prove schiaccianti a loro carico, ho pensato di chiedere subito la non punibilità delle imputate per la particolare tenuità del fatto. Ma mi sono, altrettanto presto, reso conto che quest’opzione difensiva era impraticabile: alle due pericolose criminali era stato contestato il furto aggravato, la cui pena va da uno a sei anni di reclusione.
..........Ieri abbiamo appreso, da un rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (Aea), che nel 2012 l’inquinamento dell’aria ha causato 491.000 morti premature nell’Unione Europea. In questo poco esaltante risultato, il cosiddetto “Belpaese” si conquista un glorioso primato: 84.400 decessi, ripartiti, sotto il profilo della derivazione causale, tra micro polveri sottili (Pm2.5), biossido di azoto (NO2) e ozono.
Quello dell’Aea non è certo il primo studio a far emergere l’impatto sulla salute pubblica della “mal’aria”, per riprendere la locuzione icastica utilizzata da Legambiente per un suo rapporto annuale sul tema. Su questo stesso blog, per esempio, poco tempo fa, si era dedicato un post a uno studio di alcuni ricercatori del Cnr di Lecce e Bologna relativo all’impatto sanitario della centrale Enel di Brindisi-Cerano; più precisamente delle emissioni in atmosfera di particolato primario e secondario dello stesso insediamento industriale.
In quello stesso post, si citavano altre autorevolissime fonti che attestano e specificano le conseguenze, in Italia, sulla salute delle persone dell’inquinamento atmosferico, come il progetto Viias che ha accertato che nel 2005, anno di riferimento, sono risultati attribuibili all’esposizione della popolazione al PM2.5 34.552 decessi (il 7% della mortalità per cause naturali osservata in Italia)”.
Insomma, quella dell’inquinamento dell’aria, in Italia, è una “emergenza” di lungo corso; tra le varie “emergenze ambientali” che la impreziosiscono.
Nel maggio scorso, dopo un’attesa pluridecennale, questo Paese si è finalmente dotato di un serio apparato normativo di tutela penale dell’ambiente, con l’inserimento nel codice penale dei “delitti contro l’ambiente”. In particolare, sono stati introdotti, tra gli altri, il reato di inquinamento ambientale, che consiste anche in una “compromissione o un deterioramento significativi e misurabili[….] dell’aria” (punito nell’ipotesi base con la pena da due a sei anni di reclusione); nonché quello di morte o lesioni come conseguenza del delitto di inquinamento ambientale, punito con una pena che può arrivare a vent’anni di reclusione. Un serio danno alla matrice ambientale “aria”, quindi, è oggi perseguibile da parte della magistratura con un reato e una sanzione finalmente seri.
Nello stesso periodo in cui veniva approvata la legge sugli ecoreati, però, ne veniva varata anche un’altra, quella istitutiva della cosiddetta “particolare tenuità del reato” come causa di non punibilità dello stesso, cui si faceva riferimento all’inizio. Anche in quest’occasione, il legislatore patrio non mancava di fornire un’illuminante dimostrazione della sua coerenza legislativa, estendendo l’applicabilità di quella sorta di potenziale indulgenza plenaria penale anche ai reati ambientali previsti dal cosiddetto “Testo Unico Ambiente”.
Illeciti che, per quanto inficiati a monte da una serie di “tare genetiche e funzionali” che ne rendono l’applicazione regolarmente precaria e inefficace (sul punto, sia consentito un altro rinvio a questo stesso blog), teoricamente potrebbero risultare utilissimi in chiave preventiva di comportamenti di inquinamento, giacché scattano quando il bene ambiente sia anche solo esposto a pericolo, e non già direttamente danneggiato.
Per stare al tema dell’inquinamento dell’aria, un esempio è dato dal reato commesso da “chi inizia a installare o esercisce uno stabilimento in assenza della prescritta autorizzazione (alle emissioni in atmosfera, ndr) ovvero continua l’esercizio con l’autorizzazione scaduta, decaduta, sospesa o revocata: costui “è punito con la pena dell’arresto da due mesi a due anni dell’ammenda da 258 euro a 1.032 euro”. Inoltre, chi, nell’esercizio di uno stabilimento, viola i valori limite di emissione o le prescrizioni stabiliti dall’autorizzazionerischia la sanzione, ancor più drastica, dell’arresto fino ad un anno dell’ammenda fino a 1.032 euro.
Com’è evidente, questo tipo di condotte di reato ha parecchio a che fare con l’eccellente performance di questo Paese di 84.400 morti da emissioni in atmosfera, in un anno, su citata. Ciononostante, viene punito con quel tipo di pene “draconiane”. Anzi, da aprile scorso, rischia di esser dichiarato, non occasionalmente, non punibile in quanto “particolarmente tenue”.
La prossima volta che sarò nominato difensore d’ufficio di due imputate come quelle descritte sopra, consiglierò loro, se proprio vogliono delinquere, di “esercire” uno stabilimento senza l’autorizzazione alle emissioni in atmosfera, invece di rubare una maglietta.

24 maggio 2015

Gianfranco Amendola - Ecoreati, il Ministro Galletti e il disastro ambientale abusivo

Gianfranco AmendolaTratto da Il Fatto Quotidiano

Ecoreati, il Ministro Galletti e il disastro ambientale abusivo

Pochi giorni fa, in una intervista all’Avvenire, il Ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, parlando della approvazione del DDL sugli ecoreati, ha difeso la formulazione del delitto di disastro ambientale (“chiunque abusivamente cagiona un disastro ambientale) in quanto le autorizzazioni  alle aziende a produzione ‘pericolosa’ vengono rilasciate dal suo Ministero con prescrizioni molto rigide; e la violazione di queste prescrizioni comporta che si agisce abusivamente e si rientra, quindi, nella sfera di punibilità del nuovo delitto.
E’ una affermazione importante, in quanto, in primo luogo, ammette onestamente, a differenza di tanti improvvisati pseudogiuristi, che quell”abusivamente’ attiene al possesso o meno di un’autorizzazione. Quindi, di regola, il disastro ambientale provocato da attività autorizzata non è punibile. Ed è condivisibile (in parte) anche il seguito: la violazione delle prescrizioni dell’autorizzazione comporta che si agisce ‘abusivamente’, con l’applicabilità del nuovo delitto.
Questo, tuttavia, non spiega la presenza di ‘abusivamente'; senza questo avverbio, sarebbe punibile chiunque cagiona un disastro ambientale a prescindere dal possesso e dal rispetto di un’autorizzazione; così come fa il codice penale quando punisce (senza ‘abusivamente’) chi provoca un incendio, un crollo o un disastro innominato.Il suo inserimento, invece, come riconosce il Ministro, limita la sfera di punibilità agli ‘abusivi’.
Ed è a questo punto che, rispettosamente, dissento da quanto dice il Ministro Galletti.
Le autorizzazioni (con prescrizioni) alle aziende a produzione ‘pericolosa’ si chiamano AIA (Autorizzazione integrata ambientale) e vengono rilasciate dal Ministero dell’Ambiente, dopo un iter complesso che si fonda, in gran parte, sulle dichiarazioni relative al ciclo produttivo provenienti dalla stessa azienda interessata; con gli evidenti rischi di carenze di prescrizioni. In più, il controllo sul rispetto di queste prescrizioni è affidato, sostanzialmente, alle stesse aziende.
Tanto per fare un esempio che conosco personalmente, il controllo sul rispetto dei limiti alle emissioni della centrale Enel a carbone di Civitavecchia, si basa sui rilevamenti fatti solo dall’Enel stessa; gli organi di controllo pubblici previsti dalla legge (Ispra e Arpa) non hanno neppure lo strumento idoneo a campionare i fumi delle ciminiere e sono così carenti di personale e mezzi da rendere veramente utopistico pensare che possa esservi un controllo pubblico, adeguato e continuato, su aziende di grandi dimensioni e complessità.
E allora, se una di queste industrie (con AIA) provoca un disastro ambientale, come si fa a dimostrare che lo ha cagionato ‘abusivamente’, indicando con certezza quali, quante volte e quando non sono state rispettate le prescrizioni? Tanto più che il decreto legge n. 91 del 2014, in nome della ‘crescita’, ha previsto che “….le Autorizzazioni Integrate Ambientali rilasciate per l’esercizio di dette installazioni possono prevedere valori limite di emissione anche più elevati e proporzionati ai livelli di produzione….” (art. 13, comma 7).
E tanto più che questo governo e gli altri governi dell’emergenza hanno favorito apertamente proprio le industrie con AIA (quelle più pericolose), sia depenalizzando espressamente le loro violazioni sia escludendole dalle sanzioni per le imprese; tanto che oggi, le violazioni ambientali di un autolavaggio vengono punite molto più pesantemente di quelle relative ad una centrale elettrica. Benevolenza che non può non influenzare anche il rilascio delle AIA con relative prescrizioni.
Resta da fare un’ultima precisazione. C’è ancora chi sostiene che, senza ‘abusivamente’, rischia l’incriminazione anche chi ha sempre agito correttamente; anzi, qualcuno ha anche scritto che potremmo rischiare tutti una incriminazione visto che le nostre auto inquinano.
Condivido, ovviamente, la preoccupazione di fondo, ma chi fa affermazioni di questo tipo ignora totalmente i principi base del diritto penale su elemento soggettivo, nesso di causalità, cause di giustificazione ecc.
Gli ecoreati sono delitti (non contravvenzioni) e qualsiasi studente di giurisprudenza sa benissimo che, se un evento non è prevedibile ed evitabile, e se qualcuno, in buona fede, si è sempre attenuto alle leggi, ed ha agito con diligenza e prudenza non rischia niente..............
E allora, resta la domanda iniziale: a chi serve quell’ “abusivamente”?
Leggi l'articolo integrale su  Il Fatto Quotidiano

20 maggio 2015

Ecoreati, buona legge o polpetta avvelenata?

Tratto da Il Fatto Quotidiano

Ecoreati, ecco i delitti contro l’ambiente: dal disastro alla morte per inquinamento


LA SCHEDA - Il provvedimento approvato introduce nel codice penale il nuovo Titolo VI-bis, che comprende tra gli altri inquinamento ambientale (da due a sei anni di carcere), morte o lesioni come conseguenza del delitto di inquinamento ambientale, disastro ambientale e omessa bonifica. Introdotta l'aggravante ambientale per i reati già esistenti

L’aula del Senato ha approvato in via definitiva la proposta di legge sugli ecoreati che introduce nel codice penale i delitti contro l’ambiente.
 In sintesi il provvedimento inserisce nel codice penale il nuovo Titolo VI-bis (dei delitti contro l’ambiente), che comprende i seguenti nuovi reati: inquinamento ambientale, morte o lesioni come conseguenza del delitto di inquinamento ambientale, disastro ambientale, delitti colposi contro l’ambiente, traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività, impedimento del controllo, omessa bonifica....
                                             ___________________________

Tratto da International Business Time

Ecoreati, buona legge o polpetta avvelenata?

E’ attesa in settimana l’approvazione (definitiva) della legge sugli ecoreati, giunta ormai alla quarta lettura, in quel del Senato. Per una volta non c’è bisogno di far di conto sulle intenzioni delle minoranze o delle opposizioni: il DDL (il testo) dovrebbe passare a larga maggioranza, avendo annunciato il proprio sì anche il Movimento Cinque Stelle.
Ma se il fronte parlamentare si dimostra sostanzialmente e inaspettatamente unito, le polemiche e i no, numerosi, arrivano fuori dalle Camere. Non da Legambiente e Libera che sull’approvazione del testo, pur affermando che non si tratta della migliore legge possibile, insistono da tempo. Il secco no arriva da altri ambientalisti, come Angelo Bonelli (Verdi), il magistrato esperto in diritti ambientali Gianfranco Amendola o l’associazione Peacelink.

COSA PREVEDE LA LEGGE
Introduce nel nostro ordinamento nuove fattispecie di reato, tra cui l’omessa bonifica, l’impedimento al controllo ambientale, l’inquinamento e il disastro ambientale. Con il DDL molti reati fin qui contravvenzionali e/o puniti con pene massime molto basse, che non consentivano l’uso delle intercettazioni e si prescrivevano molto presto, vedono alzare questo limite.
Fin qui i punti principali, su cui il giudizio è pressoché unanime e positivo. “Le polemiche sollevate ci hanno consentito di confrontarci ancora di più con i magistrati, non da ultimi coloro che sono in  prima linea nella DDA, e abbiamo rafforzato la nostra convinzione sul testo” scrive Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera ed esponente di spicco del M5S.

COSA NON C’E’
Una lettura extra, con modifiche alla Camera votate due settimane fa, ha costretto ora il testo all’ultimo passaggio in Senato, essendo stato eliminato il divieto di airgun. E’ una tecnica che viene utilizzata per esplorare i fondali marini con l’aria compressa, alla ricerca di idrocarburi. Divieto contro cui si sono espressi Confindustria, l’associazione dei petrolieri e lo stesso Matteo Renzi. Da qui le modifiche a Montecitorio.
Un ‘cambia verso’ che ha raccolto il commento negativo di Legambiente: “Era la volta buona ma a pochi metri il traguardo il governo cambia idea e, dopo tante rassicurazioni e prese di posizione pubbliche da parte di diversi ministri, sostiene l'emendamento per togliere subito il comma sull'air gun dal disegno di legge sugli ecoreati e lo rispedisce al Senato dove rischia l'affossamento".
Perplessità anche sull’art. 452-quater (Delitti colposi contro l'ambiente). “Se taluno dei fatti di cui agli articoli 452-bis e 452-ter è commesso per colpa, le pene previste dai medesimi articoli sono diminuite da un terzo alla metà”. La pena massima del disastro ambientale colposo potrebbe scendere dunque fino a 5 anni.

COSA VIENE CONTESTATO
Una delle critiche più forti (nonché autorevole) è arrivata da Gianfranco Amendola. Sia per il reato di inquinamento ambientale che per il disastro, viene utilizzato l’avverbio abusivamente.“Chiunque abusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento significativo e misurabile”. Secondo Amendola (e non solo) “mentre prima si richiedeva una condotta illecita per violazione di legge, adesso tutto dipende solo dalla presenza o meno di un'autorizzazione della P.A. Perché è questo che significa "abusivamente". Non a caso, si tratta dello stesso avverbio presente anche nella formulazione del primo delitto ambientale italiano. ….Mancanza di autorizzazione, dunque, che, se ha un senso per qualificare il delitto di traffico illecito, è totalmente inaccettabile per il disastro ambientale. 
Accettare questa modifica e punire solo chi cagiona abusivamente un disastro ambientale o un inquinamento rilevante, significherebbe, cioè, a contrario, accettare che possa essere lecito o, addirittura, autorizzato un disastro ambientale (con morti, devastazioni ecc.). Purchè non sia "abusivo" (qui la fonte).

Sulla stessa linea Angelo Bonelli dei Verdi: Con questa norma approvata l’inchiesta sull’Ilva, Ambiente Svenduto, e quindi il processo, non ci sarebbero mai stati. Non si potranno più svolgere i processi contro quelle grandi industrie che impunemente hanno inquinato e attentato alla salute dei cittadini, ma lo hanno fatto in nome di un’autorizzazione dello stato. E’ l’introduzione della norma del disastro ambientale abusivo previsto dal nuovo art.452 quater del codice penale e così appare chiaro che era altro che si voleva e che la scelta dell'"abusivamente" tende, in realtà, ad evitare, comunque, l'intervento giudiziario”.

Identici i rilievi mossi dal presidente di Peacelink, Alessandro Marescotti: Il Ddl si presenta con buone intenzioni, ma è scritto male e in forma ambigua e mette a rischio i processi per disastro ambientale in atto, precludendo la possibilità di avviare nuovi processi a industrie e impianti inquinanti dotati di autorizzazione Aia”.
Chi sostiene la legge replica che sono critiche infondate. Legambiente e Libera lo fecero lo scorso marzo con una nota congiunta: ....
Continua  a leggere sull'articolo integrale

14 maggio 2015

ANGELO BONELLI :A Vado Ligure va trovata una soluzione assolutamente diversa che non puo' prescindere da un NO SECCO AL CARBONE

Tratto da Ninin

Angelo Bonelli (Verdi): Il carbone uccide. Attenzione: un semplice avverbio rischia di sovvertire la legge sugli ecoreati.


Un'intervista di 4 minuti che val la pena di ascoltare e leggere . Ne va della salute nostra e delle generazioni a venire.

SU VADO LIGURE C' E' UNA NECESSITA'....lo dico con molta chiarezza senza girarci intorno.
Le centrali a carbone in Italia non servono.
IL CARBONE UCCIDE.
 ...Al di la' dell' inchiesta giudiziaria  che spero  che faccia il suo corso  ,vedremo quali poi saranno le responsabilità politiche ma ,io penso che ci sono  delle responsabilita' che non possano essere codificate dal codice penale sono responsabilita' ripeto  politiche ma principalmente morali.
A Vado Ligure va trovata una soluzione  assolutamente diversa  che non puo' prescindere da un NO SECCO AL CARBONE , ripeto  UN NO SECCO AL CARBONE.
 Bisogna anche partire dal fatto  bisogna dire la verità che bisogna fare informazione .
Oggi la politica energetica italiana  è una politica energetica che ha un surplus energetico di energia prodotta  da questo bisogna partire si sta facendo un grande business con idrocarburi e carbone ma sulla pelle dei cittadini .
Do un solo dato 114000 megawatt di potenziale elettrico installato in Italia  a fronte di un consumo di 57000 megawatt : il doppio  
Il doppio viene prodotto ma  la metà viene consumata.Allora il punto e' che c'è qualcosa che non va significa che le centrali a carbone possono e devono essere chiuse.
Ma va prodotta energia di qualità  ,vale a dire pulita e  riducendo i consumi.......
Su Ninin l'articolo integrale

08 maggio 2015

Don Patricello : «Senza la legge sugli ecoreati è tutto inutile»

Tratto da L'avvenire
                                                           Maurizio Patriciello
La difesa dell'ambiente e della salute dei cittadini però, hanno la precedenza su tutto. Nessuna «impostazione antindustriale e antistorica», quindi.Prima degli interessi economici degli industriali viene l'uomo. L'uomo con la sua inalienabile dignità. I suoi veri diritti. Di questo il legislatore deve prendere atto. Al più presto.
«Senza la legge sugli ecoreati è tutto inutile»

Siamo rimasti addolorati. Increduli. Basiti. Il disegno di legge sugli ecoreati in discussione alla Camera non passa e ritorna al Senato. Il rischio che tanti paventano e che tanto ci spaventa è che venga affossato. E senza una legge che punisca severamente chi inquina, c'è poco da sperare. La domanda, semplice, logica, obbligatoria è: perché?
Questi ultimi anni hanno visto uomini e donne della "Terra dei fuochi" scendere in campo come non mai per gridare al mondo lo scempio in atto in Campania. Un vero esercito di volontari si è fatto carico delle paure e degli affanni di un popolo cui è stato rubato il diritto alla serenità, al respiro, alla salute. I vescovi campani, con pacata fermezza, sono intervenuti nel pubblico dibattito portando il loro indispensabile sostegno. Un dialogo serio, fruttuoso, pacifico, civile si è instaurato tra i palazzi del potere e il popolo. I cittadini hanno fatto tutto ciò che era in loro potere fare. Hanno protestato, studiato, informato, invocato, supplicato chi aveva il dovere di intervenire. Gli interessi economici in ballo sono tanti. Interessi milionari. Una schiera di malfattori, imbonitori, colletti una volta bianchi e sempre più insozzati, politici corrotti, collusi, camorristi e complici vari hanno da tempo annusato l'affare e si sono arricchiti sulle spalle della povera gente. Come fermarli? Come fa un Paese democratico a difendere i propri cittadini dalle grinfie di questi criminali senza scrupoli? Lo sanno tutti che quando si vanno a toccare gli interessi, si corrono anche rischi per la vita.

Senza una legge che punisca severamente chi avvelena la terra, l'acqua, l'aria, beni preziosi e indispensabili per la sopravvivenza umana, tutto diventa inutile. Occorre dare ai magistrati le armi adeguate per combattere un nemico cinico ed esperto. La mia gente è sfiduciata e stanca. I giovani vanno perdendo la fiducia e la speranza. Assolutamente non deve accadere. Sono trascorsi più di 20 anni, ma queste armi ancora non sono state forgiate. Un ritardo inescusabile che si fa complice. Anni in cui siamo stati ingannati. Anni in cui si è parlato e straparlato sempre e solamente dei rifiuti urbani, mentre il vero, incommensurabile problema erano gli scarti delle industrie sversati illegalmente in Campania e in tante altre regioni d'Italia. Queste affermazioni non sono semplici opinioni, sono fatti duri come le pietre. I "pentiti" della camorra – gli unici fino a oggi – nei processi lo hanno raccontato a chiare lettere. E i riscontri lo hanno confermato. Camorra e imprenditoria disonesta. Industriali criminali e camorristi. Un abbraccio che si è rivelato asfissiante, diabolico, mortale. «Un popolo e l'altro sul collo vi sta...».

Occorre fermarli. Subito. Immediatamente. Occorre fermare queste associazioni a delinquere. Non è sopportabile che il colpevole di tanta sofferenza, facendo affidamento su un sistema legislativo insufficiente, non venga adeguatamente punito. I vescovi campani, insieme a tante altre associazioni, avevano supplicato nei giorni scorsi i deputati ad approvarla, quella legge. Non è successo. Vorrei poter credere che non è successo ancora. Vorrei poter essere certo che succederà.
Più di una volta ho invitato il presidente di Confindustria a venire nella "Terra dei fuochi", come hanno fatto in questi anni tanti ministri e parlamentari per rendersi conto personalmente della situazione. Non ha mai raccolto l'invito. Leggo in questi giorni la sua preoccupazione «per le conseguenze che una impostazione antistorica e antindustriale del provevedimento potrebbe avere sul nostro sistema produttivo. Con questo non sono ad assolvere chi scientemente commette un atto criminale. Chiedo solo che il legislatore distingua, come in ogni legislazione che si rispetti, l'atto doloso dall'atto accidentale». Confindustria fa sentire la sua autorevole voce. 
La difesa dell'ambiente e della salute dei cittadini però, hanno la precedenza su tutto. Nessuna «impostazione antindustriale e antistorica», quindi. Prima degli interessi economici degli industriali viene l'uomo. L'uomo con la sua inalienabile dignità. I suoi veri diritti. Di questo il legislatore deve prendere atto. Al più presto.

04 marzo 2015

Per gli ecoreati, il Senato approva il ddl, ora torna alla Camera

Tratto da Ansa

Per gli ecoreati, il Senato approva  il ddl, ora torna alla Camera

Introdotti reati come inquinamento e disastro ambientale.

Ecoreati, Senato approva ddl, ora torna alla CameraEcoreati, Senato approva ddl, ora torna alla Camera
Il Senato approva con 165 voti favorevoli, 49 contrari e 18 astenuti il ddl sugli ecoreati. Il provvedimento dopo le modifiche apportate da palazzo Madama torna all'esame della Camera in terza lettura.
Il ddl introduce i nuovi reati di inquinamento ambientale, di disastro ambientale, i delitti colposi contro l'ambiente, il traffico e l'abbandono di materiale radioattivo, il reato di impedimento al controllo. 

Stop anche alle trivellazioni non conformi alla direttiva comunitaria. ....Il governo si impegna poi a non rilasciare nuove autorizzazioni relative alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione, stoccaggio di idrocarburi a mare e a non dare seguito ai procedimenti in corso di istruttoria.....

Wwf, più vicina effettiva tutela ambientale
"Dopo il voto di oggi al Senato, l'Italia è sulla buona strada per dotarsi finalmente di una normativa penale adeguata per l'effettiva tutela dell'ambiente".E' quanto afferma il Wwf auspicando "una rapida e definitiva approvazione della proposta di legge sui reati ambientali". L'introduzione nel codice penale dei nuovi delitti di 'disastro ambientale', 'inquinamento ambientale', 'delitti colposi contro l'ambiente', 'traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività', ricomprese nella proposta di legge approvata oggi, secondo il Wwf, mette a disposizione della magistratura e delle forze dell'ordine strumenti efficaci per tutelare il bene giuridico ambiente e rendere veramente efficace il contrasto degli illeciti ambientali. 
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