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17 ottobre 2017

Qualenergia : Salute, abbandonare il carbone fa bene come smettere di fumare e bere alcol

Tratto da Qualenergia 

Salute, abbandonare il carbone fa bene come smettere di fumare e bere alcol

In un recente intervento, Jonathan Patz direttore del Global Health Institute dell’università di Wisconsin-Madison, spiega perché conviene smettere di bruciare combustibili fossili: la cattiva qualità dell’aria provoca milioni di morti premature ogni anno e alti costi sanitari.


L’utilizzo di combustibili fossili, con l’associata responsabilità umana dei cambiamenti climatici, di solito finisce per essere interpretato in qualche scenario catastrofico di temperature in costante aumento, siccità, ondate di calore, tifoni, scioglimenti di ghiacci e quant’altro sia incluso nel dibattito scientifico del surriscaldamento globale.
Senza sminuire i rischi presenti e futuri del global warming, si può affrontare il problema anche da una prospettiva diversa: come modificare il proprio stile di vita? Come trasformare la società promuovendo al contempo la salute, il benessere e la tutela ambientale?
Queste sono le premesse di un recente intervento di Jonathan Patz, direttore del Global Health Institute presso l’università di Wisconsin-Madison, alla conferenza annuale dell’International Society for Environmental Epidemiology (ISEE) che si è tenuta a Sydney.
Premesso che è sempre molto complicato stimare con precisione le conseguenze negative delle fonti fossili, come le morti premature, l’incidenza di determinate malattie, gli extra costi sociali e così via (articolo di QualEnergia.it sulle esternalità negative), Patz cita i dati dell’organizzazione mondiale della sanità, secondo cui le morti attribuibili all’inquinamento atmosferico sono circa 7 milioni l’anno in tutto il mondo.
Il punto, evidenzia l’autore, è che il 78% dell’incremento della CO2 rilasciata nell’atmosfera dal 1970 al 2010 si deve all’impiego crescente di carbone, petrolio e gas nei vari settori economici; tra le altre sostanze molto pericolose per la salute umana, emesse dalle fonti “sporche”, ricorda Patz, c’è il particolato fine.
Con politiche globali per diminuire i gas serra e migliorare la qualità dell’aria, sostiene Patz, si potrebbero salvare 1-4 milioni di vite umane l’anno entro la metà del nostro secolo.
Tra l’altro, prosegue il professore dell’università americana, provando a monetizzare costi e benefici della transizione low-carbon, si otterrebbe un guadagno netto, se è vero, come afferma l’Environmental Protection Agency (EPA) americana, che ogni dollaro investito in misure per abbattere l’inquinamento atmosferico “restituisce” 30 volte tanto, considerando i risparmi sulle spese sanitarie federali.
Diabete, obesità e malattie cardiovascolari, aggiunge Patz, si diffondono in tutto il mondo a causa di errati stili di vita: cattiva alimentazione, scarsa attività fisica, dipendenza da un’economia globale a trazione fossile, tra cui l’uso preponderante delle automobili private nelle città.
Il cosiddetto action-travel, letteralmente il viaggio attivo a piedi o in bicicletta, è una straordinaria opportunità non solo per ridurre il consumo di carburanti che avvelenano l’aria delle metropoli, ma anche per ottimizzare i benefici per la nostra salute.
In definitiva, sostiene l’autore, smettere di bruciare combustibili fossili è un po’ come smettere di fumare, una scelta difficile e “costosa” da portare a termine, un cambiamento profondo e inizialmente anche traumatico, perché modifica le nostre abitudini consolidate, che quindi deve essere affrontato con il supporto della società nel suo complesso.
Rimanendo in campo energetico: con incentivi alle rinnovabili, tasse sulla CO2, eliminazione graduale delle risorse inquinanti, investimenti in trasporti puliti e così via.

15 dicembre 2015

I prossimi dieci anni cambieranno l'aria del mondo ?

Tratto da La Repubblica
I dieci anni che cambieranno l'aria del mondo
 REPORT DI GOLDMAN SACHS: GIÀ NEI PROSSIMI 5 ANNI LE EMISSIONI DI C02 SI RIDURRANNO IN MODO SENSIBILE GRAZIE AL CALO DELL'USO DEL CARBONE E ALLA CRESCITA DI FONTI ALTERNATIVE PER LA PRODUZIONE DI ENERGIA E ALLE LAMPADE A LED
Decarbonizzare, un passo fondamentale per ridurre le emissioni di CO2 che alterano il clima e contenere così il riscaldamento del Pianeta.

Buone notizie arrivano da un report elaborato dagli esperti della banca d'affari Goldman Sachs (The Low carbon Economy- Gs Sustain equity investor's guide to a low carbon world, 2015-25), secondo cui a livello globale siamo sulla buona strada per detronizzare il combustibile più inquinante, che oggi rappresenta la prima fonte di elettricità, grazie al progressivo passaggio a fonti di energia alternative, la società pone alla guida di questa rivoluzione (le cui opportunità di guadagno ammonterebbero a oltre 600 miliardi di dollari) il fotovoltaico, le lampade a led, l`eolico off shore (sulla terraferma) e i veicoli ibridi ed elettrici. 
Tecnologie che stanno beneficiando di regolamentazioni piu' favorevoli  rispetto al passato e della progressiva riduzione del costi, «guadagnando quote dì mercato nell'illuminazione, nella generazione di energia e nel comparto auto», sottolinea il report. «Un processo che sta contribuendo a ridurre le emissioni di anidride carbonica e a cambiare le dinamiche sul fronte competitivo».
Sotto l'articolo integrale

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29 settembre 2015

WWF e' soddisfatto : Shell abbandona le trivellazioni in Artico


Tratto da WWF

Shell abbandona le trivellazioni in Artico


Il WWF è soddisfatto per la decisione annunciata ieri dalla Royal Dutch Shell di abbandonare le trivellazioni in Artico. L’associazione  da anni si oppone alle esplorazioni petrolifere in quest’area viste le pesantissime ripercussioni su fauna, pesca e popolazioni locali che un eventuale incidente potrebbe provocare.
 
“L’esperienza della Shell dimostra che qualunque investimento nello sviluppo di ricerche petrolifere in Artico non vale il rischio per la vita e il benessere di quest’angolo del pianeta – ha dichiarato Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia -  Mettere a rischio la vita di un ecosistema prezioso e continuare ad estrarre combustibili fossili con costi e rischi altissimi  per il clima e per tutti non conviene a nessuno, e comunque non deve essere consentito.
 

Speriamo fortemente che questo spinga le altre compagnie petrolifere ad un check sulla fattibilità alla luce dell’imprevedibilità  dei progetti esplorativi nell’Artico e soprattutto spinga gli investitori a investire in progetti low-carbon. Un esempio che la compagnia italiana ENI dovrebbe seguire scegliendo di investire in tecnologie pulite abbandonando la corsa all’oro nero, un modello di sviluppo ormai obsoleto e che alimenta la crisi climatica del pianeta” .

La notizia della Shell arriva a distanza di poche settimane dall’impegno annunciato da alcuni paesi, compresi gli Stati Uniti, a cooperare per mettere in atto azioni concrete per il clima in vista dei negoziati che si terranno a Parigi a dicembre.

Dobbiamo smettere di sprecare risorse e tempo per cercare combustibili fossili nelle zone più remote e ostili del pianeta rischiando così di fare danni irreparabili – ha continuato Midulla  – Abbiamo bisogno di indirizzare questi sforzi accelerando le scelte delle nazioni che portino ad una transizione verso un futuro alimentato da energia pulita e rinnovabile".Continua a leggere qui


10 dicembre 2013

Smog a Shanghai, la Cina sempre più stufa del carbone

Tratto da QualEnergia

Smog a Shanghai, Cina sempre più stufa del carbone


Oggi la situazione è migliorata, ma ieri a Shanghai è stato il settimo giorno di coprifuoco da smog. L'indice di qualità dell'aria, dopo aver raggiunto sabato il livello record di 482, era ancora al di sopra della soglia di sicurezza di 200. La concentrazione di polveri sottili PM2.5 ieri mattina era oltre i 360 microgrammi per metro cubo, cioè più di 14 volte l'esposizione massima ammissibile secondo l'OMS. A vecchi e bambini nella metropoli cinese è stato raccomandato di rimanere in casa, mentre nei giorni scorsi ci sono stati blocchi del traffico e addirittura voli aerei cancellati causa smog.
La Cina è sempre più consapevole della necessità di attenuare la sua dipendenza dal carbone, il più sporco tra i combustibili fossili: troppi e troppo evidenti sono i danni che sta causando, anche volendo prescindere dalla questione climatica. Un messaggio che è arrivato anche nel mondo della finanza: la crisi da smog di Shanghai, riporta Bloomberg, ha visto calare nettamente il valore delle azioni di chi fa carbone e salire quelle di chi ha a che fare con il contenimento delle emissioni.
Ad esempio Shenhua Energy, il più grande produttore di carbone cinese, ieri ha visto continuare il declino del valore dei suoi titoli, meno 0,5% (cui segue un meno 0,9% oggi), mentre le azioni di Fujian Longking, che offre filtri e altre soluzioni per contenere le emissioni, sono cresciute dello e 0,8% e quelle di Yonker Environmental Protection, altra azienda del settore hanno fatti un salto in alto del 4,9%.
Oltre a creare danni ambientali e sanitari immensi (secondo uno studio Greenpeace, nel 2007 le esternalità negative del carbone sono costate il 7% del Pil, cioè circa 365 miliardi di euro), l'inquinamento atmosferico sta diventando una tra le principali cause di protesta in Cina.
La primavera scorsa il premier Li Keqiang ha lanciato un piano per ridurre emissioni e uso del carbone soprattutto nelle aree più inquinate: nelle zone più industrializzate del nord, tra la capitale, Hebei e Tianjin una riduzione da 100 milioni di tonnellate entro il 2015, poco meno di un terzo dei consumi dell'area interessata.
Insomma la Cina è costretta a provare a disintossicarsi da questo combustibile........
Tutto ciò non potrà che comportare un'accelerazione, oltre che sul gas e sul nucleare, sulle rinnovabili. Negli ultimi tempi abbiamo visto gli obiettivi su eolico e fotovoltaico rivisti periodicamente al rialzo e le installazioni stanno procendedo a ritmi impressionanti. Nei primi 10 mesi del 2013 - dicono dati Bloomberg New Energy Finance - la Cina ha aggiunto 36 GW di potenza low-carbon: 7,9 GW di eolico, 3,6 GW di fotovoltaico 2,2 di nucleare e il resto da idroelettrico.