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08 dicembre 2020

Applicare il principio di precauzione per le distanze degli impianti di rifiuti da residenze e siti sensibili

 Tratto da Note di Marco Grondacci 

Consiglio di Stato: applicare il principio di precauzione per le distanze degli impianti di rifiuti da residenze e siti sensibili 

Il Consiglio di Stato con sentenza n° 7279 del 23 novembre 2020(QUI) si è pronunciato sulla legittimità di un diniego di Valutazione di Impatto Ambientale  e di Autorizzazione in relazione ad un impianto di stoccaggio D15 (Deposito preliminare prima di uno delle operazioni di cui ai punti da D1 a D14 escluso il deposito temporaneo, prima della raccolta, nel luogo in cui sono prodotti)., ed R13 (Messa in riserva di rifiuti per sottoporli a una delle operazioni indicate nei punti da R1 a R12 escluso il deposito temporaneo, prima della raccolta, nel luogo in cui sono prodotti).) e pretrattamento D13 (Raggruppamento preliminare prima di una delle operazioni di cui ai punti da D1 a D12.(2) ) di rifiuti non pericolosi e pericolosi e recupero R4 (Riciclaggio/recupero dei metalli e dei composti metallici), R5 (Riciclaggio/recupero di altre sostanze inorganiche – [NOTA 1])....

CONCLUSIONI 

Risulta quindi particolarmente interessante il principio qui affermato per cui nel valutare la localizzazione di un impianto in rapporto all’impatto potenziale verso residenze civili, ma più in generale siti sensibili sia da un punto di vista sociale ma anche ambientale e naturalistico, occorra ragionare non solo in termini di misure di mitigazione progettuali che possono escludere ex ante l’impatto ambientale dell’impianto rispetto alla sua localizzazione ma, secondo il principio di precauzione, anche di impatti futuri e possibili considerato che l’attività di un impianto di rifiuti si svolge nel tempo con una sua dinamica che potrebbe produrre impatti non prevedibili automaticamente al momento della sua realizzazione. Si veda il concetto di “proiezione futura” utilizzato dalla sentenza.  

Insomma una sentenza innovativa che afferma principi estendibili a situazioni simili perché riafferma con chiarezza l'autonomia istruttoria della procedura di VIA secondo i due principi per cui è nata: quello di precauzione e di prevenzione dell'inquinamento ambientale e del danno alla salute e quello di specificità del sito legandoli insieme ed uscendo dalla logica del solo rispetto formalistico di vincoli, distanze, limiti di legge. 


21 agosto 2020

Gruppo d’ Intervento Giuridico:5G, l’Unione europea “dimentica il principio di precauzione”

Tratto da Il Cambiamento

Gruppo d'Intervento Giuridico: «5G, l’Unione europea “dimentica” il principio di precauzione»

La onlus Gruppo d'Intervento Giuridico interviene sulle normative che si stanno adottando in materia di tecnologia 5G a livello europeo e italiano e denuncia: «L’Unione europea “dimentica” il principio di precauzione.

Gruppo d'Intervento Giuridico: «5G, l’Unione europea “dimentica” il principio di precauzione»

La onlus Gruppo d'Intervento Giuridico interviene sulle normative che si stanno adottando in materia di tecnologia 5Ga livello europeo e italiano e denuncia: «L’Unione europea “dimentica” il principio di precauzione».

«Il riconoscimento del principio di precauzione in materia ambientale è una delle più rilevanti conquiste nel campo del diritto ambientale per migliorare la qualità della vita e del territorio, nonché della conservazione degli ambienti e delle risorse naturali - spiega Stefano Deliperi a nome della onlus - L’art. 191 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) afferma che la politica dell'Unione in materia ambientale … è fondata sui principi della precauzione e dell'azione preventiva, sul principio della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all'ambiente, nonché sul principio "chi inquina paga"».

«Per gli Stati membri “le misure di armonizzazione rispondenti ad esigenze di protezione dell'ambiente comportano, nei casi opportuni, una clausola di salvaguardia che autorizza gli Stati membri a prendere, per motivi ambientali di natura non economica, misure provvisorie soggette ad una procedura di controllo dell'Unione” - prosegue Deliperi - Gli Stati membri, fra cui l’Italia, hanno, quindi, la facoltà di adottare misure cautelari per la salvaguardia di ambiente e salute. In Italia il principio di precauzione è analogamente codificato dall’articolo 3 ter del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i. (Codice dell’ambiente). E’ il caso, senza dubbio, della tecnologia 5G, complesso di sistemi di telefonìa mobile e cellulare di avanzata efficienza e velocità, con applicazioni potenzialmente estesissime».

Ma quali sono gli effetti su ambiente e salute?

«Da un lato, rispetto alle tecnologie precedenti, la rete 5G si caratterizza per la gestione a fasci di onde EM molto più direzionali e dedicate al singolo utilizzatore - scrive Deliperi per il GII -  A causa dei fasci rapidamente variabili, l'esposizione media a segnali 5G appare molto più bassa rispetto a quella che si avrebbe per analoghi segnali di tipo 4G, ma si verificano valori di picco più elevati in brevi periodi temporali (inferiori a 6 minuti) "direzionati" sugli utenti del servizio, come indicato dall’A.R.P.A. Piemonte (La tecnologia 5 G, 4 giugno 2020). Sia l’Istituto Superiore di Sanità (Rapporto ISTISAN 19/11, 2019) che il Comitato scientifico della Commissione Europea su salute, ambiente e rischi emergenti (Rapporto Statement on emerging health and environmental issues, 2018) ritengono che siano necessari approfondimenti per “la mancanza di chiare evidenze utili allo sviluppo di linee guida per l'esposizione ai campi elettromagnetici 5G che lascia aperta la possibilità di effetti biologici indesiderati”. Si chiede, quindi, l’applicazione del sacrosanto principio di precauzione».

«Invece, la Commissione europea si è disinvoltamente dimenticata (per non dire altro) del principio di precauzione - prosegue Deliperi - in applicazione della direttiva (UE) 2018/1972 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 dicembre 2018, il Regolamento di esecuzione (UE) 2020/1070 della Commissione del 20 luglio 2020 consente ai gestori delle reti con tecnologia 5G l’attivazione di “punti di accesso senza fili di portata limitata” senza alcuna autorizzazione preventiva, ma solo con un obbligo di successiva comunicazione. La politica europea concernente l’applicazione della tecnologia 5G (Comunicazione della Commissione al parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale europeo e al Comitato delle Regioni, Dispiegamento del 5G sicuro - Attuazione del pacchetto di strumenti dell'UE, 29 gennaio 2020) rappresenta un chiaro esempio di aggiramento del principio di precauzione in materia ambientale. Prima si inizia ad attuare, poi si vedranno gli effetti su ambiente e salute pubblica».

E l’Italia?

«La delibera AGCOM n. 231/18/CONS dell'8 maggio 2018 indica i 120 Comuni italiani di media/piccola grandezza interessati dalla sperimentazione della tecnologia 5 G, a cui si aggiungono 5 città (Milano, Bari, Prato, L’Aquila, Matera) in base a un bando nazionale e Torino, che fin dal 2016 aveva stipulato uno specifico accordo con una società di gestione telefonica - prosegue la onlus - Il decreto-legge “Semplificazioni”, del 16 luglio 2020 n. 76, “Misure urgenti per la semplificazione e l’innovazione digitale”, prevede (art. 38) che i Comuni "non potranno introdurre limitazioni alla localizzazione sul proprio territorio di stazioni radio base per reti di comunicazioni elettroniche di qualunque tipologia e non potranno fissare limiti di esposizione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici diversi rispetto a quelli stabiliti dallo Stato". Stop, quindi, alle ordinanze comunali contro la sperimentazione della tecnologia 5G, giunte a circa 500».

«Però il Governo Conte non ha minimamente pensato a introdurre quelle necessarie cautele previste dalla stessa normativa comunitaria e nazionale per dar corpo al principio di precauzione in assenza di una qualche certezza (o almeno elevata probabilità) di assenza di effetti negativi per la salute pubblica. Nulla - si legge ancora nella nota della onlus - E, così, in maniera strisciante la tecnologia 5G inizia ad avere esecuzione nelle nostre città. A Carrara, per esempio, nonostante le ripetute assicurazioni dei mesi scorsi. Insomma, la situazione ambientale e sanitaria potrebbe anche divenire preoccupante, ma non diventerebbe mai seria».

20 luglio 2020

L’elettrosmog è dannoso. Ecco qualche rimedio per difendersi!

Tratto da ComeDonchisciotte

L’elettrosmog è dannoso. Ecco qualche rimedio per difendersi!

Inquinamento elettromagnetico: come ridurre l'esposizione all ...L’inquinamento elettromagnetico, detto anche elettrosmog, è una delle conseguenze del progresso tecnologico. Ma, in estrema sintesi, di cosa si tratta? È un inquinamento causato dalle onde radio emesse dai campi elettromagnetici non ionizzanti, ossia che rientrano in un range di frequenze che va da 0 Hz alle frequenze di radiazioni visibili come, per esempio, il laser. Quello che a noi interessa, però, è: l’elettrosmog è dannoso per la nostra salute? E se sì, quanto? E se è nocivo, esistono delle precauzioni per difenderci?

L’identikit dell’elettrosmog Sembra un bel quadro ma si tratta, invece, di elettromagnetismo
Sento parlare di elettrosmog da anni così, quando mi è capitata l’occasione di assistere – lo scorso 15 gennaio – a una serata informativa che trattava di campi elettromagnetici e geopatie e su come possiamo difenderci, ho colto la palla al balzo. Mi sono , così, fatta un quadro generale della situazione che vorrei condividere con voi.
Le onde dirette e i raggi gamma che riceviamo costantemente, se siamo in movimento sono meno dannosi, se stiamo tanto tempo fermi in un posto, possono addirittura contribuire a far fermare il nostro cuore. L’infarto, infatti, accade quando stai fermo e non quando sei in movimento. Le onde – per non essere nocive al nostro organismo – vanno “armonizzate”, per cui non si tratta di schermarle totalmente che non sarebbe possibile, ma di renderle armoniche con le nostre onde vibrazionali. Noi siamo antenne ricetrasmittenti e le nostre cellule comunicano tra loro attraverso esse. Si tratta di non permettere alle onde dell’ambiente di interferire con le nostre onde vitali per non avere gravi problemi nel lungo periodo.
L’atto di armonizzare le onde elettromagnetiche per recuperare il nostro equilibrio, si chiama biorisonanza.
Perché è così importante conoscere l’elettrosmog?
Dal 2013 – a oggi – sono state avviate ricerche sempre più approfondite sull’inquinamento elettromagnetico e dall’inizio del 2019 sono disponibili i risultati di indagini iniziate negli anni ’70, quando la situazione era ancora molto diversa da quella attuale.
Il telefonino se usato in modo scorretto può essere molto dannoso per la salute: lo confermano più istititi di ricerca scientifica
L’OMS – Organismo mondiale della salute – nel 2011 dichiara che il telefonino è un oggetto cancerogeno di serie 2B, ossia un possibile pericolo quindi per i tumori all’orecchio. Gli studi dimostrano che le radiofrequenze possono provocare rotture a livello di DNA. Il cranio dei bambini è molto più penetrabile dalle onde di quello di un adulto in quanto il corpo di un bimbo contiene il 70%di acqua contro il 50%di una persona in età matura.
Si chiama PHONEGATE, lo scandalo sulle esposizioni alle onde elettromagnetiche i cui valori limiti erano stati superati di 4 volte da parte di diversi marchi di cellulari, da oltre venti anni.
Secondo l’Istituto Ramazzini di Bologna – un centro per la ricerca indipendente e la prevenzione del cancro e delle malattie di origine ambientale – i risultati ottenuti con le cavie sono stati gli stessi dell’America, ossia che troppa esposizione alle onde radio dei cellulari può essere causa di tumori al sistema nervoso, che influenza il muscolo cardiaco e il suo funzionamento fino ad arrivare – in casi estremi – al blocco cardiaco.


Per quanto riguarda l’Italia è stato creato un sito dove viene spiegato, in maniera non molto allarmistica sull’uso corretto dei cellulari.

Sette regole base per proteggersi
1- Evita di stare a contatto diretto del cellulare anche se stai parlando 
2- Utilizza cuffie e vivavoce
3- No cellulare vicino a seno e cuore, no vicino organi riproduttivi (tasca davanti del pantalone), no attaccato all’orecchio
4- Quando dormi cellulare almeno a un metro dal cuscino (anche la radiosveglia)
5- No chiamate in macchina dato che l’auto muovendosi continua a far cercare l’onda al tuo cellulare per cui l’elettrosmog è più elevato
6- Il cellulare emette sempre radiazioni sia che venga utilizzato oppure no, perché è in continua ricerca di campo e aggiornamenti
7- No cellulare ai bimbi piccoli. Se proprio lo vogliono, metterlo in modalità aereo


Una legge europea del 2011
Le informazioni della comunità scientifica considerate da diversi organismi internazionali – tra cui il Consiglio d’Europa – hanno portato alla Risoluzione 1815 del 27 maggio 2011 che raccomanda agli Stati membri di:
 intervenire per diminuire l’esposizione umana all’inquinamento elettromagnetico prestando attenzione a bambini e ragazzi;
 evitare l’uso di reti wireless nelle scuole, come pure l’utilizzo di telefoni cellulari da parte di bambini e ragazzi;
 applicare il PRINCIPIO DI PRECAUZIONE, considerando la crescente esposizione della popolazione alle onde elettromagnetiche e, in particolar modo, l’esposizione dei gruppi vulnerabili come bambini e ragazzi.

Molte associazioni sono nate a sostegno di queste normative come, per esempio, la A.P.P.L.E. fondata dal professor Gino Levis che fu il primo a parlare di elettrosmog in conferenze aperte.
A.P.P.L.E. – Assiciazione per la Prevenzione e la lotta all’ELETTROSMOG

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23 luglio 2019

Le aree più povere d’Europa sono quelle più colpite dall’inquinamento atmosferico

Tratto dal Blog di Beppe Grillo 

Le aree più povere d’Europa sono quelle più colpite dall’inquinamento atmosferico

Quasi la metà dei quartieri più poveri di Londra ha superato i limiti di biossido di azoto fissati dall’UE nel 2017, rispetto al 2% delle aree più ricche.
Le regioni più povere, meno istruite e con più disoccupazione d’Europa stanno sopportando il peso della crisi dell’inquinamento atmosferico, più di chiunque altro. Risultati analoghi sono stati riportati in Francia, Germania, Malta, Paesi Bassi, Galles e Vallonia, secondo l’analisi dell’Agenzia europea dell’ambiente (AEA).
Shirley Rodrigues, il vicesindaco di Londra, ha affermato che il governo ha “un obbligo morale” di intervenire sui 9.000 morti precoci. Morti correlate all’inquinamento della città.
“C’è una grande disuguaglianza a Londra tra le aree più ricche e quelle più povere”. Ha detto. “Le aree più ricche possiedono la maggior parte delle auto, ma le persone nelle aree più svantaggiate hanno la peggiore qualità dell’aria”.
La madre di Ella Kissi-Debrah, morta per un attacco d’asma legato all’inquinamento atmosferico, vuole che questo sia registrato sul certificato di morte, per focalizzare il dibattito sulle questioni veramente importanti.
Nel 2012 l’Italia ha registrato il maggior numero di decessi prematuri attribuibili a polveri sottili, ozono e esposizione al biossido di azoto.
Ora la domanda è: cosa si sta facendo a livello politico?
In Europa, oltre mezzo milione di persone muoiono prematuramente ogni anno a causa dell’esposizione al particolato fine (PM2,5), all’ozono (03) e al NO2, ma tutto questo viene sempre sottovalutato.
Diarmid Campbell-Lendrum, responsabile del team sanitario dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha dichiarato: “A livello globale i paesi più poveri sono molto più esposti all’inquinamento. È scioccante vedere che queste ingiustizie esistono anche all’interno di uno dei continenti più ricchi del mondo”.
I dati del rapporto EEA mostrano che infarti e ictus cardiaci rappresentano l’80% delle morti premature per inquinamento, seguiti da malattie polmonari e tumori. L’aria inquinata è inoltre sempre più correlata al diabete di tipo 2, all’obesità nei bambini, all’infiammazione sistemica, alla malattia di Alzheimer e al deficit di QI. Inoltre sono proprio le persone anziane e i bambini nelle aree urbane della classe lavoratrice che hanno maggiori probabilità di soffrirne.
Il commissario per l’ambiente dell’UE, Karmenu Vella, ha dichiarato: “È nostro dovere fondamentale rispettare il principio di precauzione, e intraprendere azioni preventive anziché correttive per promuovere la giustizia sociale. L’esposizione è destinata a continuare a meno che non intraprendiamo azioni più decisive”.

11 novembre 2018

1) Rete 5G, i medici ISDE: “Danni a fertilità”2) Raccolta fondi Terra Nuova per fermare il 5G

Tratto da Viagginews

Rete 5G, i medici ISDE: 

“Danni a fertilità”

Rete 5G, i medici ISDE: “Danni a fertilità”. Sulla nuova Rete 5G, più veloce e di qualità, si pronunciano i medici dell’ISDE Italia sottolineando i potenziali rischi che la nuova tecnologia potrebbe portare alla salute degli esseri umani. Il Dr Agostino Di Ciaula in una intervista a Sanità Informazione parla dei potenziali rischi alla fertilità e del silenzio della politica.

Rete 5G, aumenta la velocità della connessione ma quali sono i rischi per la salute?

La Rete 5G assicurerà una connessione sempre più veloce e di qualità ed è già stata sperimentata in diversi paesi d’Europa. Tale rete sarà inoltre alla base della Internet of Things e di tante tecnologie a supporto della telemedicina. Proprio ieri è avvenuta l’asta per definire chi si aggiudicherà le frequenze. ..... Il Ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio ha dichiarato: “Le infrastrutture del nostro tempo sono la banda ultra larga e il 5G e devono essere il volano di un nuovo miracolo economico”.
L’innovazione tecnologica porta però con sé anche i dubbi sui potenziali rischi per la salute delle nuove frequenze. Il 5G infatti registra una frequenza delle onde elettromagnetiche più elevata rispetto alle tecnologie precedenti, che arriva fino alle decine di gigahertz (GHz). Le onde del 5G inoltre penetrano con maggiore difficoltà attraverso l’aria, la vegetazione e le pareti degli edifici, rendendo necessario potenziare perciò la presenza di microantenne sul territorio. Aspetto su cui i medici stanno mettendo in guardia. Non a caso infatti, lo scorso settembre, 170 scienziati da 37 Paesi hanno chiesto all’Unione Europea di bloccare lo sviluppo della Rete 5 G per accertare preventivamente quelli che sono i rischi connessi alla salute dei cittadini.

Le dichiarazioni dell’ISDE sulla Rete 5G

L’International Society of Doctors for the Environment, ovvero l’ISDE Italia,ha dichiarato in merito alla questione“Le prime evidenze che stanno venendo fuori dalla sperimentazione del 5G sono abbastanza preoccupanti. Sono state segnalate alterazione dell’espressione genica, effetti sulla cute, effetti sulla proliferazione cellulare, sulla sintesi di proteine, sui processi infiammatori”.  Il dottore Agostino Di Ciaula, internista della ASL Barletta-Andria-Trani, Segretario Scientifico e Presidente del Comitato Scientifico ISDE, ha spiegato a Sanità Informazione che il 5G può celare un effettivo pericolo: “Indipendentemente dal rischio di cancro, ci sono studi che mettono questa nuova forma di inquinamento in relazione con rischi della fertilità, con conseguenze neurologiche e metaboliche, soprattutto in età infantile. Il problema è che sui rischi di fondo dei campi elettromagnetici si inserisce questa enorme moltiplicazione dei dispositivi. L’AgCom, il Garante delle comunicazioni, ha calcolato che ci saranno in Italia circa un milione di dispositivi per kilometro quadrato, con un incremento abnorme del traffico. Alla luce delle evidenze scientifiche che abbiamo a disposizione è difficile pensare che questo non possa causare effetti biologici sugli esposti. Proseguendo ancora: “Le onde elettromagnetiche ad alta frequenza causano effetti biologici soprattutto in termini di stress ossidativo, alla base di numerose patologie croniche e dello stesso cancro. Poi causa alterazioni dell’espressione del genoma, alterazioni della fertilità, conseguenze neurologiche. Ci sono numerosissime evidenze che documentano danni del neurosviluppo comportamentali, persino danni metabolici, ecc. Da un lato ci sono gli effetti biologici che sono stati ben documentati dalle evidenze scientifiche. Dall’altro abbiamo dei limiti di legge (quelli imposti a livello internazionale dall’ICNIRP, International Commission on Non-Ionizing Radiation Protection), che valutano soltanto gli effetti termici acuti delle onde elettromagnetiche e non gli effetti biologici e le esposizioni croniche. Ci sono evidenze, anche in questo caso, che hanno dimostrato effetti biologici per esposizioni a campi elettromagnetici centinaia di volte inferiori ai limiti di legge, soprattutto nei feti e nei bambini. A questo si somma l’incertezza delle frequenze legate al 5G, che sono onde millimetriche che non sono mai state utilizzate prima con una diffusione e con una intensità così elevate”. Il Dr Di Ciaula ha spiegato ancora: Le evidenze preliminari sugli effetti del 5G sono abbastanza preoccupanti. Sono state segnalate alterazione dell’espressione genica, effetti sulla cute, effetti sulla proliferazione cellulare, sulla sintesi di proteine, sui processi infiammatori, per cui a nostro parere è quantomeno imprudente avviare un’esposizione di questo tipo senza tenere minimamente in conto le possibili implicazioni di tipo sanitario”, secondo il Di Ciaula inoltre bisognerebbe dunque puntare alla prevenzione e sottolineando il silenzio della politica sul problema ha affermato: “In tutto il mondo si riscontra una bassa sensibilità della politica sui rischi del 5G. E sui possibili rischi alla fertilità“Ormai ci sono pochissimi dubbi che l’esposizione all’elettromagnetismo causi alterazione della fertilità soprattutto maschile, così come conseguenze sul neurosviluppo. Ci sono recentissime evidenze che hanno registrato persino alterazioni anatomiche e studi che hanno documentato nei bambini alterazioni metaboliche. Il problema vero dei nostri tempi non è solo il cancro ma sono le malattie croniche degenerative”.
Leggi tute le notizie su Google News
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Tratto da terranuova.it

 2)  Aiutaci a fermare il 5G

Una raccolta fondi  chiedendo aiuto ai cittadini per acquistare spazi sui media mainstream da utilizzare per informare la popolazione sui rischi del 5G: è l'iniziativa promossa da Terra Nuova Edizioni in collaborazione con il giornalista Maurizio Martucci, autore di "Manuale di autodifesa per elettrosensibili"  . Aderiscono inoltre l'Associazione italiana elettrosensibili, l'Istituto Ramazzini, l'Associazione elettrosmog Volturino, l'Associazione obiettivo sensibile, i comitati Oltre la MCS e No Wi-Fi Days, Oasi Sana e l'equipe che ha realizzato il docu-film Sensibile.
Il crowdfunding  (sulla piattaforma Produzioni del Basso) è iniziato a novembre e si concluderà il 15 dicembre.
Gli spazi pubblicitari che verranno acquistati con i proventi conterranno: 
i dati delle più recenti ricerche medico-scientifiche sul 5G come pericolo sanitario e sull’emergenza elettrosmog, ignorata dall’opinione pubblica; 
un appello al Governo italiano e agli organi politico-istituzionali in nome del principio di precauzione, per fermare la pericolosa avanzata del 5G.
di Maurizio Martucci

06 marzo 2018

Salute,il premio nobel Luc Montagnier: “Si rispetti il principio di precauzione”

Inquinamento, nuove caratteristiche dell'acqua, campi elettromagnetici e nuove particelle. Questi i principali temi affrontati nel corso del convegno “Nuove Frontiere della Biologia” tenutosi il 2 marzo a Roma. Tra gli interventi, quello del premio Nobel Luc Montagnier che richiama il mondo della medicina al rispetto del principio di precauzione.


Prevenzione, predizione, personalizzazione e partecipazione. Questi i quattro principi che dovrebbero guidare la gestione della salute secondo il premio nobel Luc Montagnier, intervenuto al convegno “Nuove Frontiere della Biologia”, organizzato dall’Ordine dei Biologi e tenutosi il 2 marzo a Roma.
Una platea di biologi, medici, biotecnologi e fisici ha assistito alla presentazione di diversi programmi di ricerca su cui si indaga e quali evidenze, pubblicazioni e metodologie scientifiche, caratterizzano tali studi.

Si è parlato molto di autonomia e libertà della ricerca stessa, delle logiche di finanziamento, del rapporto con la scienza istituzionale. Risulta diffusa la difficoltà, per chi studia il “nuovo”, di essere ascoltato dalla cultura scientifica dominante ortodossa. È emerso poi al convegno che chi ricerca nell’ambito dei rischi per la salute dovuti all’inquinamento chimico, alla diffusione di nuove tecnologie e alla produzione di massa di cibo, si scontra con lo strapotere dell’industria.

Montagnier ha insistito sul concetto che l’inquinamento chimico ed elettromagnetico sta rendendo il nostro Sistema Immunitario meno forte. Studioso di autismo, ci ha mostrato come l’aumento vertiginoso dei casi sia proporzionale all’aumento dell’uso del glifosato ma ha esortato a studiare anche la presenza di alluminio, anche nei vaccini, ed i campi elettromagnetici. Montegnier ha poi denunciato la medicina iatrogena (patologie derivate da atti medici e farmacologici) come una delle prime cause di morte al mondo e sottolineato la necessità dell’uso del Principio di Precauzione: primum non nuocere.

Gli oggetti di ricerca presentati dai relatori del convegno sono stati tre: le nuove caratteristiche dell’acqua, i campi elettromagnetici e le nanoparticelle.
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Chairman del convegno il Prof. Giuliani, ricercatore sulle nuove tecniche terapeutiche dei Campi Elettromagnetici a bassa frequenza. Ha spiegato le novità della biofisica medica e della fisica informazionale partendo dalle ricerche sui Domini di Coerenza, sulla IV fase dell’acqua fino alle nuove proprietà e funzioni dell’acqua..........
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Al convegno ha preso parte anche il Prof Soffritti, ricercatore e presidente dell’Istituto Ramazzini, che ha raccontato l’iter che ha portato lo IARC (Associazione Internazionale della Ricerca sul Cancro) a classificare l’Aspartame come “possibile cancerogeno”. I campi elettromagnetici a bassa frequenza (50-60 hz), sono stati definiti dallo IARC come “possibile cancerogeno per l’uomo”, dopo molti anni dalle prime evidenze epidemiologiche che correlavano le leucemie alle esposizioni croniche. Eppure, ha ricordato Soffritti, l’Istituto Ramazzini da anni porta evidenze del fatto che le radiazioni provenienti da induttori di calore, radar, trasmittenti ed elettrodotti non sono innocui. Ma conclude il professore: “chi denuncia subisce attacchi dall’industria e dalla letteratura scientifica orientata”.

In merito alle nanoparticelle i ricercatori hanno evidenziato come le metodologie per valutare l’impatto sull’ambiente e sull’uomo necessitino di una tossicologia più realistica perché i metodi standardizzati di quella classica sono inadeguati.

La Professoressa Gatti, che studia con la microscopia elettronica la tossicità nei tessuti patologici dell’uomo, con tante fotografie, ci ha mostrato come le particelle, di molto inferiori ai 10 micron (quelle di 10 si fermano nei polmoni), possono passare nel sangue, se ingerite o inalate, reagire con le proteine, scatenare reazioni infiammatorie, immunologiche e cancerose arrivando ai linfonodi, ai vari organi e al cervello.

Le nanoparticelle ingegnerizzate sono presenti soprattutto nei prodotti di personal care ma provengono anche dalla lavorazione delle schede elettroniche, dai materiali bellici e dalla combustione ad alte temperature. Come ha spiegato Gatti, già varie pubblicazioni scientifiche stanno evidenziando la correlazione tra patologie autoimmuni, cancro e linfomi e le nanoparticelle.

Il presidente dell’Ordine dei Biologi D’Anna interviene contro le industrie perché dovrebbero aggiornare, a loro spese, le catene di produzione sia dei farmaci che degli alimenti e dei prodotti tecnologici. Lo Stato, invece, dovrebbe salvaguardare la salute e investire sulla ricerca......
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09 febbraio 2017

Prof.Domenico Grimaldi :La salute e l’ambiente

Tratto da News sicilia.it

La salute e l’ambiente

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Già Ippocrate si occupava della ingerenza dell’ambiente, dei cibi e delle bevande nell’uomo, definendo tali influenze come “una penetrazione nell’uomo” tale da fare parte integrante dell’organismo stesso. Gli stessi umori di cui si compone l’uomo, sono la trasformazione dei cibi e delle bevande ingerite. Successivamente con Darwin fu ribadito il ruolo dell’ambiente con affermazioni che derivavano dalla semplice osservazione della realtà.
Le tematiche ambientali sono ancora estremamente attuali e la domanda che ci si pone è quale può essere il rapporto dell’inquinamento con la qualità di vita e con le malattie cui andremo incontro. Esiste un forte legame fra essere cittadino ed essere medico. L’impegno sulla salute è comune, tuttavia è importante essere consapevoli della attuale situazione, prevedendo gli scenari futuri.
Molti studi riguardano le criticità ambientali, derivando da cicli produttivi, da emissione di sostanze inquinanti nell’ambiente. Un problema serio deriva, purtroppo, dal fatto che le decisioni non vengono prese con l’applicazione del principio di precauzione, posponendo in tal guisa gli interessi di salute pubblica a quelli di natura economica ed industriale. La intera comunità medica dovrebbe, con forte determinazione, sostenere tale principio, tuttavia per pervenire a tale risultato, si dovrebbe creare una corrente di pensiero in grado di fare crescere la cultura della sicurezza. Non si potrà incidere favorevolmente sull’inquinamento ambientale, se non ci sarà questo cambiamento culturale. In tal senso è fondamentale partire dalla scuola, sia primaria che secondaria, con un lavoro esteso nel tempo, agendo anche sulla formazione universitaria, carente in tal senso, ferma a modelli didattici di insegnamento, vecchi ed obsoleti.
La globalizzazione ha molteplici ripercussioni sugli ecosistemi e sull’uomo. Un intervento in una parte del globo si ripercuote anche ad enorme distanza, non solo sul piano economico, ma anche ambientale e di salute. L’inquinamento ambientale sulla salute ha effetti sia acuti che cronici, riguardanti tutto l’organismo, con esiti negativi specie per bambini ed anziani. 

Le sostanze inquinanti agiscono di più sulle cellule indifferenziate, le embrionali e staminali, le fetali, sui gameti, per cui anche minime quantità per esposizioni più o meno prolungate, possono causare sia modificazioni genetiche che epigenetiche, fino a produrre da cellule normali anche cellule tumorali.
La veramente notevole espansione di malattie immunomediate, come allergie, malattienautoimmunitarie, endocrinometaboliche, come obesità e diabete tipo 2, la malattia metabolica, le neuro degenerative, le neoplastiche, potrebbero derivare da trasformazioni ambientali eccessivamente rapide. Le neoplasie infantili, incrementate potrebbero spiegarsi con la esposizione trans placentare del feto o per mutazione dei gameti, causate da agenti fisici e chimici ambientali, con produzione di modifiche epigenetiche con alterazione della programmazione fetale ed embrionale.
I medici sono i primi testimoni degli effetti che provoca il danno ambientale alla salute umana. Risulta fondamentale la sorveglianza epidemiologica, territoriale, con periodica revisione temporale delle variazioni ambientali. I mmg ed i pls possono precocemente cogliere la diffusione di malattie, in particolare nelle zone inquinate o ad elevato traffico.
Gli effetti negativi sulla salute del danno ambientale, ci costringono ad orientare la professione non solo su obiettivi di salute, ma anche di sviluppo sostenibile, sul piano ambientale. Non solo responsabili della salute dei singoli individui, ma anche responsabili della salute della comunità e della collettività, acquisendo funzione e ruolo sociale. Non solo, quindi, medicina diagnostica e curativa, ma anche promozione della salute, così come prevede anche il codice deontologico.
Se gli uomini sono responsabili dell’ambiente in cui vivono, i medici lo sono due volte. Si dovrà elaborare una strategia di formazione in tema di prevenzione ambientale, con alleanza fra le istituzioni, la società civile e la comunità scientifica.
Forte è ad oggi la sottovalutazione del ruolo dell’ambiente sulla salute umana. Lo scarso interesse per le tematiche di salute ed ambiente, è frutto di profonda ignoranza dovuta anche al fatto che nel curriculum dei medici, ha scarso valore e rilievo tale argomento. Migliaia di agenti e sostanze chimiche sintetiche vengono immesse nella catena alimentare e nell’ambiente. Tali numerose sostanze sono capaci di intervenire ed interferire con funzioni e stabilità del nostro DNA. Lo stesso dicasi per le radiazioni, che influenzano sia il DNA che le vie intercellulari ed intra cellulari.
I progressi della genetica, della biologia molecolare, della epigenetica, hanno ormai cambiato le prospettive, essendo dimostrato che le sollecitazioni e le informazioni ambientali non solo vengono recepite, ma anche integrate, elaborate e trasmesse a vario livello. Si producono delle variazioni dell’epigenoma, componente fluida del genoma, software dello stesso. Le modificazioni inducono trasformazioni in grado di variare il fenotipo.
Le influenze ambientali possono cambiare il nostro fenotipo, modulando le informazioni genetiche. L’ambiente è quindi un determinante non secondario nei cambiamenti della salute umana. Molte di queste conoscenze, tuttavia, non sono sufficientemente diffuse e condivise, tuttavia non vi è modifica del nostro fenotipo che non derivi da trasformazioni dovute ad influenze ambientali ed informazioni modulate dall’epigenoma. Si dovrebbe privilegiare la prevenzione primaria ambientale, valutando il rischio biologico di ogni sostanza che viene immessa nell’ambiente. Promuovere il principio di precauzione in quanto l’assenza di certezza scientifica sul rischio di danno irreversibile per la salute non costituisce valido motivo per differire le adeguate misure di sicurezza contro il degrado ambientale.
Con la prevenzione primaria si dovrebbe adottare ogni utile iniziativa per evitare o comunque ridurre l’esposizione delle persone ad agenti potenzialmente capaci di far sviluppare una malattia.
Domenico Grimaldi

06 novembre 2016

SALUTE E AMBIENTE.Interferenti endocrini: bloccata la nuova bozza Ue

  • Tratto da Rinnovabili.it
  • I nuovi criteri proposti dalla Commissione per regolare queste sostanze dannose per il sistema endocrino non hanno convinto molti Stati membri
Interferenti endocrini: i dubbi degli Stati Ue bloccano la nuova bozza

(Rinnovabili.it) – I nuovi criteri dell’Unione europea per regolare gli interferenti endocrini non hanno convinto molti paesi membri. La proposta della Commissione per regolare queste sostanze dannose per il sistema endocrino aveva scatenato furiose polemiche appena era stata presentata lo scorso giugno. Ma se allora la levata di scudi era partita da Ong e società civile, adesso a frenare sono anche gli Stati. La bozza proposta dal braccio esecutivo dell’Ue, infatti, non ha raccolto la necessaria maggioranza qualificata ed è di fatto arenata.
Gli interferenti endocrini (EDC) sono sostanze o molecole chimiche dannose per la salute – presenti in pesticidi, additivi alimentari, cosmetici – che agiscono sugli ormoni e sul sistema endocrino, degli uomini come degli animali. Invece di tutelare la salute e l’ambiente, i criteri proposti a giugno vanno nella direzione opposta: lasciano il campo libero alle pressioni delle lobby per mezzo di definizioni ambigue.

Se l’Ue scopre il principio di precauzione

Interferenti endocrini: i dubbi degli Stati Ue bloccano la nuova bozzaTre i punti principali sollevati dagli Stati. Viene contestato il fatto che il divieto si applicherebbe solo per quegli EDC “noti per causare effetti nocivi negli umani”, una dicitura ben più stringente di quella originale tratta dai lavori dell’Organizzazione mondiale della sanità. Per l’Oms è bene bandire quegli interferenti che “possono causare” effetti nocivi. 
Sette gli Stati che si oppongono su questo punto, tra cui Danimarca, Germania e Francia.
Il secondo punto – 10 i paesi contrari – riguarda un taglio rispetto alla definizione dell’Oms: dalla bozza della Commissione scompaiono gli EDC “presunti”. Ciò significa che in base a questo criterio potranno essere bandite solo quelle sostanze per cui esistono sufficienti evidenze scientifiche che ne dichiarino la nocività. Un criterio che apre praterie a qualsiasi tipo di contenzioso.
Da queste due osservazioni degli Stati membri discende la terza: non si parla più di “esposizione trascurabile”, ma di rischio. La proposta della Commissione modifica in modo evidente l’approccio legislativo, spostandolo dal pericolo eventuale al rischio concreto. Calpestando, così, il principio di precauzione che innerva i trattati dell’Ue. Sono 6 gli Stati che hanno sollevato nello specifico questa obiezione.
A favore della proposta della Commissione sono invece Ungheria, Irlanda, Olanda e Uk. La Commissione adesso dovrà rivedere la sua proposta e presentare una nuova versione il 18 novembre di fronte al meeting dello Standing Committee.