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06 gennaio 2019

Esposizione ai campi elettromagnetici e 5G: intervista al dottor ISDE Agostino Di Ciaula

Tratto da ohga.it


Esposizione ai campi elettromagnetici e 5G: intervista al dottor Agostino Di Ciaula

Agostino Di Ciaula, medico ambientale ISDE, ci racconta quali sono i possibili effetti dei campi elettromagnetici sull’organismo umano e in che modo l’imminente introduzione del 5G potrebbe rappresentare un potenziale rischio se non affiancata a un controllo parallelo della salute dei cittadini.


Qual è il problema nel riconoscimento e nello studio dell’ipersensibilità ai campi elettromagnetici?

La questione dell’ipersensibilità all’elettromagnetismo è ancora fortemente in discussione nel mondo scientifico. Si tratta di una sindrome che alcuni riconoscono ma dal punto di vista di validazione scientifica le evidenze non sono proprio concordi. Ci sono molti fattori confondenti, almeno negli studi che sono stati fatti fino ad ora, che hanno lasciato margine a diversi dubbi. Dubbi che riguardano non tanto l’esistenza di questo tipo di disturbi, che è fuori discussione sia per l’esistenza di tratti clinici comuni tra tutti i pazienti che per il comune riferimento all’esposizione con l’elettromagnetismo, quanto i reali rapporti fisiopatologici ed epidemiologici tra i disturbiriferiti e l’esposizione a campi elettromagnetici. In sostanza, non viene messa in discussione la presenza dei disturbi ma il meccanismo fisiopatologico che li genererebbe. Da questo punto di vista la letteratura scientifica, anche in termini epidemiologici, non è ancora solida.


Ma ci sono effetti scientificamente riconosciuti dell’elettromagnetismo sul corpo umano?

Indipendentemente dalla sindrome da ipersensibilità all’elettromagnetismo, ci sono numerose altre conseguenze biologiche e fisiopatologiche ben documentate, soprattutto in persone particolarmente vulnerabili come i bambini. Ci sono effetti biologici dell’esposizione a elettromagnetismo ben riconosciuti, studiati e codificati, come ad esempio lo stress ossidativo cellulare, un meccanismo fisiopatologico alla base di numerose malattie croniche e anche del cancro, danni al DNA, alterazioni della fertilitàconseguenze neurologichealterazioni comportamentali, del neuro-sviluppo e addirittura metaboliche. Risultati derivanti da recenti studi animali hanno inoltre rafforzato le evidenze epidemiologiche disponibili che descrivono un possibile rapporto causale tra l’esposizione ad elettromagnetismo e insorgenza di cancro. E le evidenze che abbiamo a disposizione ci dicono che conseguenze sanitarie possono insorgere anche per esposizioni notevolmente inferiori ai limiti di legge, che non si basano sugli effetti biologici dei campi elettromagnetici ma, semplicemente, sugli effetti acuti di tipo fisico. Ci sono numerosi studi scientifici che documentano evidenze di rischio per esposizioni centinaia di volte inferiori a quelle imposte dalla legge.

Quindi, dal momento in cui c’è un numero così alto di effetti biologici verificati, non sarebbe possibile ricondurre tutto sotto un’unica patologia?

Assolutamente no. Il livello di esposizione individuale, i fattori di predisposizione individuale, l’esposizione concomitante ad altri agenti inquinanti e numerose altre variabili modulano l’insorgenza delle possibili conseguenze in termini di rischio e di danno sanitario. È necessario, riflettendo sulle relazioni tra salute e inquinamento ambientale, abbandonare la vecchia logica che valutava le conseguenze delle esposizioni ad ogni singolo inquinante, perché sappiamo che non siamo esposti in camere stagne a singoli elementi ma viviamo tutta la nostra vita, dal concepimento alla morte, immersi in una miscela di inquinanti biologicichimici e fisici che interagiscono tra di loro, interagiscono con i nostri meccanismi biologici e con le nostre condizioni socio-economiche. Questo, in sintesi, è il concetto di “esposoma”, sul quale si stanno concentrando le più recenti valutazioni scientifiche. Gli effetti che documentiamo in clinica sono sempre la risultante di più esposizioni e dell’interazione tra queste e numerose altre variabili. Conclusione univoca è la necessità di ridurre l’esposizione alle cause ambientali note di danno sanitario, promuovendo strategie di prevenzione primaria.

In breve tempo, in Italia verrà introdotto il 5G: che tipo di conseguenze può avere l’immissione di una rete di questa portata sull’organismo umano?

L’ISDE si è già da tempo espressa su questo problema attraverso appelli e comunicati diffusi sia a livello nazionale che internazionale, illustrando chiaramente i rischi che l’esposizione al 5G può presentare. In Italia significherà, secondo stime dell’AGCOM, essere esposti a circa un milione di dispositivi per chilometro quadrato. L’esposizione, inoltre, avverrà a frequenze che l’essere umano non ha mai sperimentato su così larga scala (le cosiddette “onde millimetriche”) e in maniera addizionale rispetto all’esistente. Le evidenze scientifiche disponibili sulle conseguenze dell’esposizione a questo tipo di frequenze, seppur preliminari, sono preoccupanti, perché anche in questo caso sono stati documentati effetti tipo alterazioni geniche, della sintesi proteica e altre conseguenze biologiche ben documentate. Nessuno vuole porre un limite al progresso ma dovremmo associare l’introduzione di queste tecnologie ad un monitoraggio attento dal punto di vista ambientale e sanitario, rivedendo al ribasso i limiti di esposizione imposti dalla legge e assumendo tutte le precauzioni possibili. Stiamo procedendo con decisione e rapidità sulla strada della tecnologia chiudendo gli occhi, ancora una volta, sulle possibili conseguenze sanitarie. Non abbiamo un sistema capace di monitorare adeguatamente la situazione dal punto di vista ambientale e sanitario e abbiamo dei limiti di legge che non ci tutelano come dovrebbero. Con questi presupposti, l’esplosione numerica di dispositivi che utilizzeranno il 5G, una densità espositiva mai vista prima e l’utilizzo di frequenze mai utilizzate su così larga scala potrebbero generare, anche alla luce delle evidenze scientifiche disponibili, un rischio biologico e sanitario che non è stato in nessun modo valutato e preso in considerazione.

06 marzo 2018

Salute,il premio nobel Luc Montagnier: “Si rispetti il principio di precauzione”

Inquinamento, nuove caratteristiche dell'acqua, campi elettromagnetici e nuove particelle. Questi i principali temi affrontati nel corso del convegno “Nuove Frontiere della Biologia” tenutosi il 2 marzo a Roma. Tra gli interventi, quello del premio Nobel Luc Montagnier che richiama il mondo della medicina al rispetto del principio di precauzione.


Prevenzione, predizione, personalizzazione e partecipazione. Questi i quattro principi che dovrebbero guidare la gestione della salute secondo il premio nobel Luc Montagnier, intervenuto al convegno “Nuove Frontiere della Biologia”, organizzato dall’Ordine dei Biologi e tenutosi il 2 marzo a Roma.
Una platea di biologi, medici, biotecnologi e fisici ha assistito alla presentazione di diversi programmi di ricerca su cui si indaga e quali evidenze, pubblicazioni e metodologie scientifiche, caratterizzano tali studi.

Si è parlato molto di autonomia e libertà della ricerca stessa, delle logiche di finanziamento, del rapporto con la scienza istituzionale. Risulta diffusa la difficoltà, per chi studia il “nuovo”, di essere ascoltato dalla cultura scientifica dominante ortodossa. È emerso poi al convegno che chi ricerca nell’ambito dei rischi per la salute dovuti all’inquinamento chimico, alla diffusione di nuove tecnologie e alla produzione di massa di cibo, si scontra con lo strapotere dell’industria.

Montagnier ha insistito sul concetto che l’inquinamento chimico ed elettromagnetico sta rendendo il nostro Sistema Immunitario meno forte. Studioso di autismo, ci ha mostrato come l’aumento vertiginoso dei casi sia proporzionale all’aumento dell’uso del glifosato ma ha esortato a studiare anche la presenza di alluminio, anche nei vaccini, ed i campi elettromagnetici. Montegnier ha poi denunciato la medicina iatrogena (patologie derivate da atti medici e farmacologici) come una delle prime cause di morte al mondo e sottolineato la necessità dell’uso del Principio di Precauzione: primum non nuocere.

Gli oggetti di ricerca presentati dai relatori del convegno sono stati tre: le nuove caratteristiche dell’acqua, i campi elettromagnetici e le nanoparticelle.
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Chairman del convegno il Prof. Giuliani, ricercatore sulle nuove tecniche terapeutiche dei Campi Elettromagnetici a bassa frequenza. Ha spiegato le novità della biofisica medica e della fisica informazionale partendo dalle ricerche sui Domini di Coerenza, sulla IV fase dell’acqua fino alle nuove proprietà e funzioni dell’acqua..........
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Al convegno ha preso parte anche il Prof Soffritti, ricercatore e presidente dell’Istituto Ramazzini, che ha raccontato l’iter che ha portato lo IARC (Associazione Internazionale della Ricerca sul Cancro) a classificare l’Aspartame come “possibile cancerogeno”. I campi elettromagnetici a bassa frequenza (50-60 hz), sono stati definiti dallo IARC come “possibile cancerogeno per l’uomo”, dopo molti anni dalle prime evidenze epidemiologiche che correlavano le leucemie alle esposizioni croniche. Eppure, ha ricordato Soffritti, l’Istituto Ramazzini da anni porta evidenze del fatto che le radiazioni provenienti da induttori di calore, radar, trasmittenti ed elettrodotti non sono innocui. Ma conclude il professore: “chi denuncia subisce attacchi dall’industria e dalla letteratura scientifica orientata”.

In merito alle nanoparticelle i ricercatori hanno evidenziato come le metodologie per valutare l’impatto sull’ambiente e sull’uomo necessitino di una tossicologia più realistica perché i metodi standardizzati di quella classica sono inadeguati.

La Professoressa Gatti, che studia con la microscopia elettronica la tossicità nei tessuti patologici dell’uomo, con tante fotografie, ci ha mostrato come le particelle, di molto inferiori ai 10 micron (quelle di 10 si fermano nei polmoni), possono passare nel sangue, se ingerite o inalate, reagire con le proteine, scatenare reazioni infiammatorie, immunologiche e cancerose arrivando ai linfonodi, ai vari organi e al cervello.

Le nanoparticelle ingegnerizzate sono presenti soprattutto nei prodotti di personal care ma provengono anche dalla lavorazione delle schede elettroniche, dai materiali bellici e dalla combustione ad alte temperature. Come ha spiegato Gatti, già varie pubblicazioni scientifiche stanno evidenziando la correlazione tra patologie autoimmuni, cancro e linfomi e le nanoparticelle.

Il presidente dell’Ordine dei Biologi D’Anna interviene contro le industrie perché dovrebbero aggiornare, a loro spese, le catene di produzione sia dei farmaci che degli alimenti e dei prodotti tecnologici. Lo Stato, invece, dovrebbe salvaguardare la salute e investire sulla ricerca......
Continua su Italia che Cambia

16 ottobre 2017

Isde :Gli scienziati e i medici avvertono dei potenziali effetti sanitari gravi di 5G


Tratto da Isde

Gli scienziati e i medici avvertono dei potenziali effetti sanitari gravi di 5G


Pubblichiamo la posizione di oltre 180 scienziati, provenienti da 36 nazioni, che raccomandano una moratoria sul dispiegamento della quinta generazione per le telecomunicazioni, 5G, finché i potenziali pericoli per la salute umana e per l’ambiente non siano pienamente investigati da scienziati indipendentidall’industria. “La tecnologia 5G farà significativamente aumentare l’esposizione a campi elettromagnetici in radiofrequenza (CEM-RF) in aggiunta alle tecnologie per telecomunicazioni 2G, 3G, 4G, Wi-Fi già operanti. E’ già stato dimostrato che i CEM-RF possono essere dannosi per gli esseri umani e per l’ambiente.” Si legge nel comunicato. L’appello è stato firmato anche da alcuni membri dell’Associazione Medici per l’Ambiente.
Leggi l’appello dei 180 scienziati

07 febbraio 2017

Scatta la protesta:vietare qualsiasi pubblicità di cellulari rivolta ai bambini e alle donne in gravidanza.

Tratto da Il Cambiamento

La pubblicità sdogana i cellulari per bimbi e donne incinte

La Vodafone manda in onda lo spot dove a parlare al telefonino sono anche una donna incinta e una bambina piccola, usando immagini volutamente rassicuranti per allontanare l'idea del pericolo delle onde elettromagnatiche. Scatta la protesta.La pubblicità sdogana i cellulari per bimbi e donne incinte
In questi giorni sta andando in onda sulle tv nazionali una pubblicità della Vodafone che mostra una donna in gravidanza e anche una bambina piccola che usano il cellulare (oltre ad altre persone, giovani e non, che utilizzano il dispositivo in momento diversi e differenti situazioni).
L'associazione Isde-Medici per l'Ambiente si è dichiarata «preoccupatissima per le ricadute che questo tipo di comunicazione avrà nell’abbassamento della percezione da parte dell’opinione pubblica del rischio connesso ai campi elettromagnetici».
L’Associazione AMICA ha predisposto tre lettere-appello con la richiesta di vietare qualsiasi pubblicità di cellulari rivolta ai bambini e alle donne in gravidanza. Una lettera è rivolta e sarà inviata alle istituzioni, una all’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria e un'altra al COMITATO DI ATTUAZIONE DEL CODICE DI REGOLAMENTAZIONE CONVENZIONALE TV E MINORI stipulato tra società di trasmissione e gruppi a tutela dei consumatori.
Il Cambiamento invita tutti i lettori a inviare direttamente a Vodafone una lettera di protesta chiedendo che venga ritirata la pubblicità e che venga fatta una corretta informazioni rivolta ai clienti e acquirenti riguardo i reali rischi dell'elettrosmog soprattutto dovuti ai telefoni cellulari. Potete scrivere via posta a: Vodafone, Sede legale via Jervis, 13 - 10015 Ivrea (TO). Il numero di fax per i reclami è 800 034626.

Leggi anche: Cellulari, le regole per non andare a farci... friggere

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Iarc: i telefoni cellulari? Potenzialmente cancerogeni